Fra cinque anni, (inserire cose a caso)

Thorsten Heins, CEO di BlackBerry, a Bloomberg:

In five years I don’t think there’ll be a reason to have a tablet anymore. Maybe a big screen in your workspace, but not a tablet as such. Tablets themselves are not a good business model.

Poco avanti nell’intervista:

In five years, I see BlackBerry to be the absolute leader in mobile computing.

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Come RIM è diventata obsoleta

The Verge racconta, nel dettaglio, la storia di BlackBerry dagli albori (1984) fino al declino (oggi).

Avevano [Mike Lazaridis e Jim Balsillie] la sindrome dei fondatori: erano troppo legati al loro lavoro, troppo legati ad un paradigma obsoleto in cui gli smartphone somigliavano più a dei cercapersone che a dei computer tascabili. Non era una storia che prometteva un lieto fine.

Il prodotto non è l’unica cosa che è diventata, nel tempo, obsoleta: l’intera strategia di RIM ha fatto la medesima fine, almeno secondo l’analisi che James Surowiecki ha fatto sul New Yorker. Il BlackBerry venne progettato per i businessman, in un mondo dove le aziende sceglievano i device che i loro dipendenti avrebbero adottato. La consumerizzazione dell’I.T (o “bring your own device”) che è in seguito avvenuta ha avuto delle enormi conseguenze su RIM e il suo Blackberry — che non è mai stato pensato per le persone, ma per il business.

RIM si trova in questa situazione per due ragioni: per un prodotto che non è stata in grado di rinnovare adeguatamente e per un mercato (quello per cui quel prodotto era stato creato) che, semplicemente, non esiste più.

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I due CEO di RIM hanno dato le dimissioni

Questa è la vignetta con cui Marco Arment ha accolto la notizia — che ben riassume la situazione in cui si trova RIM e la tardività di queste dimissioni.

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Controcorrente

Molta agitazione ieri quando sono uscite le foto del Blackberry London, il nuovo smartphone di RIM – peraltro piuttosto bruttino, se volete la mia opinione – che dovrebbe uscire in estate: era tutto schermo. Oggi RIM tranquillizza i suoi fedeli utenti:

“Siamo devoti alla tastiera.”

Io direi che per andare in totale controtendenza e differenziarsi, sarebbe bene esternare un atto d’amore anche verso la stylus.

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Il diabolico piano strategico di RIM

Volete sapere cosa sta facendo RIM per rilanciare il proprio BlackBerry? Un indizio, prima di rivelarvelo. Non sta né migliorando l’OS, né perfezionando l’hardware. 

RIM, per risollevarsi dalla crisi, sta concentrando parte delle sue energie nella creazione di uno store di musica digitale tipo iTunes. Sta contrattando con la major discografiche per creare un proprio iTunes.

Mancanza di visione, nuovamente.

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Cinque ragioni per dimenticarsi del BlackBerry

Cinque ragioni per cui RIM sta fallendo e il suo BlackBerry non è più cool: le fornisce Zack Whittaker su zdnet.

  1. Il nuovo OS non è niente di speciale: stesse caratteristiche del precedente con minori e insignificanti cambiamenti
  2. Cerca di emulare l’esperienza d’uso dell’iPhone riproponendo caratteristiche Multi Touch utilizzando però uno schermo Touch Screen. Inutile dirvi che la cosa non funziona
  3. Sviluppare applicazioni per la piattaforma è difficoltoso: pochi sviluppatori si impegneranno e gli utenti ne risentiranno, ritrovandosi con una scarsa offerta
  4. Non abbraccia il nuovo spirito sociale della rete. Offre un client di posta che a fatica legge l’HTML ed una navigazione in rete da primi smartphone
  5. Il BlackBerry Messenger, quello che attirava utenti e riceveva apprezzamenti, non è più tanto amato. Si preferisce usare la chat di Facebook o altri sistemi. Il futuro è altro.

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RIM potrebbe interrompere la produzione del PlayBook

OH NO! Avete letto? Vogliono privarci dal PlayBook! Dico, il migliore tablet sul mercato! Quello che c’ha pure il supporto a flash. Quello con la migliore RAM in circolazione! Ma come può non vendere tantissimo, mi chiedo io? (ma non sono l’unico) Ma come fanno anche solo a pensare una cosa simile?

Come sono infelice!

UPDATE: Don’t Panic. Ore dopo la pubblicazione, RIM afferma che ciò non avverrà né ora né mai (in realtà il mai l’ho aggiunto io)

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Siete degli ingrati

Da un articolo di Forbes, citazione di Jim Balsillie, uno dei due CEO (ricordate, momentaneamente hanno due CEO: è come non averne nessuno) di RIM:

Jim Balsillie, co-CEO di RIM, ha parlato ad una riunione di azionisti tenutasi Mercoledì sera. Gli è stato chiesto di dare una giustificazione, un parere, sulla lettera che alcuni dipendenti hanno inviato alla stampa, lamentandosi dei problemi che hanno permesso che il valore delle azioni dell’azienda diminuisse dell’80%.

Lui ha ringhiato: “Nessuno ci ha mai scritto una lettera ringraziandoci per i primi 20 miliardi di dollari guadagnati”.

La cosa si fa sempre più interessante (o forse divertente? meglio patetica?) ogni giorno che passa.

[Via Boing Boing]

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Uno sguardo dentro l’azienda che ha reso i telefoni intelligenti

Il fatto che le persone stiano spendendo soldi per comprare un iPhone, quando la loro azienda gli regala un BlackBerry, dovrebbe inviare a RIM un messaggio abbastanza chiaro.

Un articolo spiega meravigliosamente com’è potuto succedere che per un’azienda come RIM le cose finissero con l’andare tanto male. Si riassume tutto in una frase, “lack of vision and leadership”. Hanno creato qualcosa di ottimo, e poi hanno smesso di fare qualsiasi altra cosa. Hanno smesso di innovare, per anni.

Mancanza di visione. Quando Mike Lazaridis, il fondatore, diceva che i telefoni BlackBerry non avrebbero mai avuto una fotocamera e non avrebbero mai riprodotto MP3, perché i principali utenti erano i politici, e a loro queste cose non servono. Anni dopo, l’iPhone.

Mancanza di visione. Quando nel 2005 dicevano queste cose e quando, nello stesso anno, il già citato fondatore orgoglioso raccontava che gli utenti BlackBerry utilizzavano meno di 1MB al mese e che quindi non c’era bisogno, di un buon browser, che né serviva né se ne sentiva l’esigenza. Anni dopo, la gente dal telefono naviga in rete come se stesse utilizzando un PC e fa streaming di video e contenuti multimediali.

Mike Lazaridis si domanda preoccupato perché il PlayBook non venda, non riesce a spiegarselo, si chiede “Perché le persone non stanno comprando questo tablet quando ha la RAM più potente e supporta Flash?”. Lo sappiamo, che supporta Flash, Mike. E’ grandioso. Anzi, non ce ne frega nulla. Della RAM, se possibile anche meno.

Mancanza di visione, ma anche una bella dose di idiozia. Credere queste cose, per anni non fare nulla se non minuscoli miglioramenti, a una batteria più potente corrisponde un nuovo entusiasmante Blackberry. Entusiasmante, ma per chi? E poi dovremmo pure dispiacerci per voi?

Ah, scusate, ma quella tastiera… Basta, ha stancato. Avete stancato.

“They’re selling a screen with a giant calculator attached to it. It’s not a cool device anymore.”

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Supporta Flash! E quindi?

Cosa c’è di tanto speciale nel navigare in rete con il nuovo BlackBerry PlayBook? Supporta Flash.

Queste le parole di apertura del nuovo spot di RIM ideato per il PlayBook. Queste le mie considerazioni:

  • E’ uno spot terrible, a prescindere da quello che pubblicizza. La canzone è inascoltabile e semplicemente non regge il confronto con We Believe, una delle bellissime nuove pubblicità dell’iPad.
  • Vi ricordate che Flash su PlayBook non funziona poi molto bene? Eppure continuano a promuoverlo.
  • E’ proprio finita se ancora puntano tutto su Flash: davvero credono di riuscire a spostare vendite – consistenti e sufficienti perché l’oggetto abbia successo – solo grazie a quello?

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Ciao RIM, è finita oramai

Secondo MobileCrunch RIM è oramai spacciata: faranno, nel migliore dei casi, la fine di Nokia e verranno acquistati da Microsoft. Queste le ragioni:

  • I Blackberry non sono più (lo sono mai stati?) uno status symbol. Non sono oggetti desiderati ed ammirati. Al contrario, ricordano molto degli strumenti per “gli addetti ai lavori”, la vita d’ufficio e il dipartimento IT. Non sono sexy e nemmeno belli.
  • I clienti di RIM stanno già passando ad altro. Il loro mercato si sta restringendo sempre di più.
  • Hanno voluto puntare sulla tastiera fisica a svantaggio di quella virtuale, che invece hanno criticato ripetutamente, e ora sono costretti a continuare a promuoverla, nonostante quasi nessuno l’apprezzi più.
  • I concorrenti di RIM sono più potenti e hanno mostrato di riuscire a fornire soluzioni migliori anche nel settore aziendale.
  • Hanno perso totalmente la gara dei tablet con il Playbook. Ne parlammo qua, qua e, ancora, qua.

Mi ricordo quando guardavo i Blackberry con ammirazione e pensavo che avrei tanto voluto averne uno. Sono passati anni, credo fosse il 2005. A quel tempo usavo un Palm. Oggi la Palm non c’è quasi più, si può dire. E un po’ mi dispiace, per RIM.

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Cos’è successo a RIM?

Farhad Manjoo su Slate si domanda cosa sia successo a RIM, l’azienda dietro al BlackBerry e, un po’ meno orgogliosamente, anche al PlayBook. RIM ha fatto soldi vendendo i suoi prodotti alle aziende scegliendo di dedicarsi al mondo del lavoro piuttosto che agli utenti comuni.

Tale strategia è stata però eclissata da quella di Apple, che è “infiltrarsi nelle scuole e nelle case per poi sperare che gli utenti spingano affinché i loro dirigenti scelgano di usare gli iPad anche per il lavoro”.

RIM vuole diventare una società per consumatori perché è lì dove si trovano i soldi, ma non può rischiare di alienarsi le aziende che sono i suoi clienti più fedeli. Questo spiega i difetti del PlayBook e, più in generale, il fallimento di RIM di creare prodotti che la maggior parte delle persone voglia usare.

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Come non funziona Flash sul PlayBook

Giungono nuove opinioni sul PlayBook, il Tablet di RIM. Al contrario di David Pogue, che sul New York Times lamentava l’assenza di applicazioni fondamentali (com un client di posta ed un calendario), Mike Isaac su Wired focalizza l’attenzione su Flash player, la killer feature che dovrebbe distinguerlo dall’iPad ma che in realtà tanto killer non è, visto che a malapena funziona:

RIM dice che ci sono voluti più di due anni di lavoro con Adobe per portare Flash sul suo tablet. Due anni potrebbero non essere abbastanza. Durante una partita a Plants vs. Zombies, il gioco si interrompeva ogni volta che l’animazione diventava intensa. Ogni volta che ho provato ad accedere ad un gioco in flash su Facebook, il browser si è incastrato. Sì, ogni singola volta.

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Non c’è un’applicazione per questo

David Pogue ha recensito sul NYT il PlayBook (a.k.a il BlackBerry Tablet):

Per ora, il motto del PlayBook potrebbe essere “Non c’è un’applicazione per questo”. [...] Ricordiamoci che il rivale principale è un iPad – lo stesso prezzo ma molto più sottile, con uno schermo molto più grande e una libreria di 300,000 applicazioni. In questa luce, non sembra avere molto senso acquistare un tablet che non abbia un’applicazione per email o un calendario, non offra una connessione alla rete del cellulare (NdR si connette solo con il wi-fi), non permetta la videochat, Skype e nemmeno ha un’applicazione per prendere note o Angry Birds.

Assurdo, per non dire ridicolo, che davvero non si siano preoccupati di mettere un client di posta e un calendario.

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