iMessageAnalyzer: un’utility per analizzare i propri messaggi di iMessage

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iMessageAnalyzer: un’utility per analizzare i propri messaggi di iMessage

È gratuita, e si scarica da GitHub. Potete realizzare grafici con la frequenza dei messaggi scambiati con una persona, paragonandoli per esempio all’interità dei messaggi scambiati in un giorno o semplicemente visualizzando com’è variata quantitativamente l’intensità di una conversazione/relazione nel tempo.

Non so a che possa in realtà servire, se non agli ossessionati fra noi del quantified self (alzo la mano).

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Apple ha rilasciato Safari Technology Preview, una versione di Safari per sviluppatori

Simile negli intenti a Chrome Canary, Safari Technology Preview è una versione di Safari per sviluppatori web, con funzionalità sperimentali — le cose che abilita sono elencate in questa pagina del sito di Apple.

Dal blog di WebKit:

Safari Technology Preview is a standalone application that can be used side-by-side with Safari or other web browsers, making it easy to compare behaviors between them. Besides having the latest web features and bug fixes from WebKit, Safari Technology Preview includes the latest improvements to Web Inspector, which you can use to develop and debug your websites. Updates for Safari Technology Preview will be available every two weeks through the Updates pane of the Mac App Store.

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I prossimi 40

Horace Dediu riflette sui 40 anni di Apple (Apple venne fondata il 1 Aprile del 1976):

In Apple’s first 40 years it shipped 1,591,092,250 computers.

This shipment total is higher than any other computer company in its first 40 years. Actually there are no PC makers that are 40 years old. One computer maker (IBM) is older but they only sold PCs for 24 years and what they still sell they don’t sell in high numbers.

That does not make it the top seller in a given year. Looking at only the Mac, Apple’s traditional form factor personal computer, Apple has only returned to the top 5 last year. Only if including the iPad it was the top computer vendor in 2011 and including iPhone, it was first in 2009.

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macOS: immaginando il successore di OS X

Andrew Ambrosino ha delle buone idee su come dovrebbe essere il prossimo OS X (o macOS, data la nomenclatura recente: watchOS, tvOS), che ha raccolto su Medium. Il primo OS X risale al 2001, circa 15 anni fa. È evoluto molto negli anni — sia in termini di design che funzionalità — finendo con l’includere App Store, Continuity, e altre funzionalità perlopiù prese da iOS, ma non ha cambiato il modo in cui pensa e funziona: l’organizzazione delle cose (file system al centro di tutto) è rimasta la stessa:

We produce far too much content and our work is too often collaborative to rely on a manual model that was designed many, many years ago.

Last year I had the privilege of working at Upthere (if you haven’t seen what they’re doing, go take a look). Started by Bertrand Serlet and others a few years ago, the goal has been to introduce a brand new stack that forms a cloud filesystem and model for organizing content. The model is simple and the implementation complex– it lacks hierarchy and relies on powerful search and self-organization, along with building in sharing and collaboration into the filesystem itself. It’s about time for macOS to shift to this type of organization.

Un altro punto debole di OS X riportato dall’articolo è l’assenza di molte delle applicazioni sociali di cui facciamo uso sui dispositivi mobili. Perché c’è un app per Instagr.am, Facebook, Gmail, etc. sull’iPhone mentre sul Mac, spesso, dobbiamo ricorrere a un browser — riempiendoci di tab?

MacOS 11 should introduce a common framework for presentation, a brand new model for content, and a common thread for people.

On iOS we’re used to using native apps for just about everything, yet on OS X, much of the same services are only available as web apps. While they don’t suffer from the same performance degradation as the mobile web (or at least the old mobile web), does it really make sense that so many of us keep open 10 tabs for the services we use most? The browser is really a terrible window manager. But of course, developers haven’t wanted to build their apps for yet another platform, so web apps have been simply good enough.

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Apple Pay ha un problema ‘Siri’? No.

The Verge dice che Apple Pay si trova nella stessa situazione di Siri: nel momento in cui si prova ad usarlo non funziona mai: non è supportato dai commercianti e non è affidabile — così che, dopo un po’ di insuccessi, si finisce col farne a meno per evitare imbarazzi.

Dissento fortemente. La maggior parte delle mie transazioni avviene oggi via Apple Pay. Forse il Regno Unito si trova in una situazione particolarmente avanzata per quanto riguarda i pagamenti contactless, ma Apple Pay mi accompagna sul bus e sulla metropolitana, da Starbucks e altre catene, supermercati e, con sempre meno intoppi, pure nei negozi piccoli e indipendenti. I posti in cui non mi è possibile pagare con Apple Pay si riducono sempre più: oramai ricorro alla carta solo quando la cifra è superiore al limite imposto ai pagamenti contactless. (La situazione è diversa Paese per Paese, e trovarsi in una grande città sicuramente aiuta.)

Nel mio utilizzo, ritengo che Apple Pay e Wallet siano stati un successo. Solo nell’ultimo mese ho usato quest’ultimo per salire su un aereo, per entrare a un concerto, per le varie tessere di affiliazione/raccolta punti e per accedere a un hotel. Wallet mi ha finalmente permesso di fare a meno di una stampante (fino a poco fa, ancora mi serviva un cinque/sei volte l’anno per stampare biglietti/prenotazioni), ed Apple Pay quasi sempre di fare a meno del contante.

Se mai è l’Apple Watch ad avere un problema Siri. Non perché non funzioni ma perché suscita sempre interesse e ilarità — simpatico, all’inizio, divertente, ma è anche una rottura che ogni volta mi si faccia notare quanto sia strano che stia pagando con l’orologio.

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Apple porterà Apple Pay sul web

Secondo le fonti di Re/Code, al prossimo WWDC Apple potrebbe espandere Apple Pay al web. In tal modo, se avete un iPhone dotato di Touch ID, potrete sfruttare Apple Pay per i pagamenti online (e fatti su Safari):

Apple has been telling potential partners that its payment service, which lets shoppers complete a purchase on mobile apps with their fingerprint rather than by entering credit card details, is expanding to websites later this year, multiple sources told Re/code.

The service will be available to shoppers using the Safari browser on models of iPhones and iPads that possess Apple’s TouchID fingerprint technology, these people said. Apple has also considered making the service available on Apple laptops and desktops, too, though it’s not clear if the company will launch that capability.

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Come lavora Liam, il distruttore di iPhone

Apple ha dato a Mashable l’opportunità di incontrare Liam, il distruttore di iPhone, da vicino. Liam è dotato di 29 braccia robotiche, ciascuna specializzata nello smantellare una specifica parte dello smartphone:

Liam completes an iPhone disassembly process every 11 seconds, with dozens running through the system at all times. About 350 units are turned around each hour, equivalent to 1.2 million iPhones each year. Apple wouldn’t say when Liam started its work, but emphasized the project is still in the research and development stages.

As of right now, the company puts Liam to work Monday through Friday — it gets the weekend off.

Essendo ottimizzato per uno specifico device, Apple è al momento in grado di sfruttare Liam solo per gli iPhone 6s.

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Mondo: come vorrei fosse l’app della mia banca

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Mondo: come vorrei fosse l’app della mia banca

Mondo è una nuova banca nata su mobile: ha un’app bellissima che fa quelle cose che vorrei avesse fatto la mia banca principale — aiuta a tenere traccia delle spese, classificandole in categorie e elencandole con nomi comprensibili. Rende facile inviare e ricevere denaro, e ha delle API. La mia speranza è che un giorno Apple introduca un “PayKit” che permetta a applicazioni di terze parti di accedere alle transazioni via Apple Pay — rendendo così immediato tracciare le proprie spese, e un po’ inutile una cosa come Mondo.

Per il momento, comunque, intriga e sembra promettente. Bisogna mettersi in coda per provarla 1 e dovete risiedere nel Regno Unito.

  1. E se vi iscrivete dal link, la mia si accorcia ;)

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L’unico modo in cui Facebook riuscirà ad entrare in Cina è diventando uno strumento del governo

Quartz:

While WeChat is accessible to users all over the world, it runs on a different app inside and outside China. People or organizations anywhere can register for Chinese official accounts (roughly analogous to public Facebook pages), where they’re screened for sensitive content and visible to anyone. Separate official accounts exist for people located outside of China. Data from overseas accounts are stored on overseas servers, and not subject to the same censorship policies. They’re also not accessible to WeChat users who have registered from within China.

Facebook could employ similar tactics, in effect creating a “Great Firewall” from within Facebook itself. Chinese users might still be able to friend individuals outside the country, but be restricted from seeing some of their posts or creating pages the whole world could see. Likewise, foreign companies that create public pages might have to create separate ones for Chinese users.

Praticamente, ci sarebbero due Facebook: quello che usano tutti gli altri, e quello accessibile in Cina.

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Le macchine che si guidano da sole arriveranno presto per alcuni, fra anni per altri

Chris Urmson, a capo del progetto della self-driving car a Google, ha detto che probabilmente arriveranno prima per quelli che abitano in città soleggiate (dato che hanno ancora problemi con la pioggia) e in città con strade molto larghe:

Not only might it take much longer to arrive than the company has ever indicated—as long as 30 years, said Urmson—but the early commercial versions might well be limited to certain geographies and weather conditions. Self-driving cars are much easier to engineer for sunny weather and wide-open roads, and Urmson suggested the cars might be sold for those markets first.

Urmson put it this way in his speech. “How quickly can we get this into people’s hands? If you read the papers, you see maybe it’s three years, maybe it’s thirty years. And I am here to tell you that honestly, it’s a bit of both.”

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Liam, il robot che distrugge gli iPhone

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Liam, il robot che distrugge gli iPhone

L’ha presentato Apple con un video durante la conferenza di oggi. È malefico, e svolge benissimo il suo compito: smantellare l’iPhone. Probabilmente al vostro iPhone non starà particolarmente simpatico.

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A cosa serve Snapchat

Bloomberg, in un articolo titolato “Come Snapchat ha costruito un business confondendo gli adulti“:

The company says users watch roughly 8 billion videos on its platform each day, about the same number as Facebook, which has 10 times as many users as Snapchat. On a given day, according to Nielsen, 41 percent of adults in the U.S. under 35 spend time on Snapchat.

“Everybody from 14 to 24 in America, it’s either the No. 1 or No. 2 app in their lives,” after Instagram, says Gary Vaynerchuk, an angel investor and entrepreneur. Actually, it’s not just an American phenomenon: Snapchat is a top 10 most-downloaded app in about 100 countries, according to market researcher App Annie. Vaynerchuk, who has investments in Snapchat, Twitter, and Facebook, likens the excitement to that of television in the early 1960s. “The vast majority of people reading this article will have a Snapchat account within 36 months,” he says. “Even if, as they’re reading this, they don’t believe me.”

Snapchat confonde, sia perché ha un UI ridicola — gialla, con icone scelte quasi a caso, con gestures e feature semi-nascoste — sia perché ha la nomea di essere un’applicazione per scambiarsi contenuti imbarazzanti.

A confondere è soprattutto questa feature — la durata effimera degli snaps. Questa serve però più a liberarsi dal peso che tutto ciò che postiamo in rete acquista — perché “eternamente” conservato o recuperabile da chiunque — piuttosto che a scambiarsi foto di nudi. La vita effimera che accomuna tutto ciò che su Snapchat esiste — assieme al fatto che nulla è frutto di lunghe premeditazioni: non è possibile scegliere materiale dal rullino fotografico, ma tutto deve essere catturato al momento — aiuta più che altro a creare uno stream onesto di quello che ci sta succedendo. Mentre Instagr.am serve a raccontare la nostra vita attraverso filtri, editandola come più ci piace, Snapchat sembra, appare, più naturale. E se qualcosa è imbarazzante o poco interessante pazienza: già domani sarà sparito per sempre. Snapchat è Facebook senza memoria.

In realtà Snapchat non è tanto una chat — almeno io trovo che intrattenere una conservazione su lì sia quasi impossibile — quanto piuttosto un modo per raccontare la propria giornata e una finestra sulla vita altrui. La feature principale dell’app, oltre all’invio di foto o immagini a un particolare contatto, è My Story: una collezione di snap pubblici. Ciascun utente può raccontare la propria giornata postando foto o video nella propria Story. Questi snap rimarranno visibili — dai propri followers — per 24 ore.

L’UI, per quanto orripilante, asseconda lo scopo: non ci sono link esterni, contenuti da leggere, ma solo cose da guardare — i video e le immagini dei nostri amici occupano, senza interruzioni, senza fronzoli, senza possibilità di particolari interazioni, tutto lo schermo. Su Snapchat si guarda o si filma quello che si sta facendo — ma non si edita o discute troppo. Si risponde per immagini e video, in maniera quasi instantanea.

Snapchat è snobbato dagli adulti, ma solo per un fraintendimento. Quello che Snapchat sicuramente non è è un’app per inviarsi cose di cui ci vergogniamo. Lo considererei, quasi, una specie di FaceTime asincrono, o Periscope per stream senza un particolare intento. È Instagr.am e Facebook ma senza la dimensione pubblica (persino le celebrità sono difficili da trovare) e editoriale.

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Un adattatore per risolvere il problema dello spazio richiesto dall’alimentatore di Apple

L’alimentatore dei MacBook può a volte causare problemi per via del modo in cui si inserisce nella presa della corrente. Diciamo che può finire con l’occupare molto spazio, costringendoci così con lo spostare tavoli, divani, mobili o altro. Ten One Design ha trovato una semplice ed efficace soluzione che permette di salvare spazio: invece che fuoriuscire di diversi centimetri, l’adattatore di Ten One Design permette all’alimentatore di stare addossato alla parete.

(Peccato, al momento, sia disponibile solo per prese USA)

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Il prossimo campus di Apple

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Il prossimo campus di Apple
Il nuovo campus di Apple

Apple ha condiviso con Mashable delle foto della navicella.

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Bragi Dash

Uno dei rumors che circolavano un mese fa riguardava la possibilità che Apple introduca, col prossimo iPhone, degli auricolari wireless simili a quelli che usa il protagonista di Her.

Oggi ho visto, e letto, recensioni dei Bragi Dash — un po’ costosi ($299 non è, diciamo, a buon mercato), ma decisamente belli. Se Apple se ne uscisse con qualcosa di simile ne considererei subito l’acquisto.

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Stiamo abusando di Slack?

Jason Fried, su Signal vs. Noise1:

An ASAP culture. Now! At its very core, group chat and real-time communication is all about now. That’s why in some select circumstances it really shines. But chat conditions us to believe everything’s worth discussing quickly right now, except that hardly anything is. Turns out, very few things require ASAP attention. Further, ASAP is inflationary — it devalues any request that doesn’t say ASAP. Before you know it, the only way to get anything done is by throwing it in front of people and asking for their immediate feedback. It’s like you’re constantly tapping everyone’s shoulder — or pulling on everyone’s shirt — to get them to stop what they’re doing and turn around to address what’s on your mind. It’s not a sustainable practice.

Mentre continuo ad apprezzare lo Slack del blog, quello della startup per cui lavoro a volta mi sembra un’incessante distrazione e pressione all’essere sempre disponibili. A volte vorrei chiuderlo ma, come Jason sottolinea, l’essere online — il pallino verde a fianco del nome utente — è finito con l’equivalere con l’essere al lavoro.

Slack è certamente utile a rafforzare un legame fra colleghi e per restare aggiornati su quello che sta succedendo ma tutto ciò finisce rapidamente in un abuso di integrazioni (non ho bisogno di ricevere una notifica ogni volta che qualcuno edita un documento!), domande e richieste, che lo rendono spiacevole e mi hanno fatto più volte riflettere sull’utilità. Certe discussioni sarebbe meglio averle via mail — ma Slack prevale oramai (nel mio caso) in ogni ambito per via della facilità di interazione. Invece di prendersi una decina di minuti per comporre una mail e mettere in ordine le proprie idee su un particolare problema, il problema viene presentato riga per riga, in dieci messaggi separati, con intromissioni varie.

(La stessa facilità però spinge anche a prendere decisioni affrettate e dettate da chi è più veloce nel reagire e nel partecipare a una discussione, da chi è sempre connesso — piuttosto che da chi preferisce prendersi dei momenti per riflettere.)

  1. Blog storico e bello, curato dagli sviluppatori di Basecamp, che purtroppo ha totalmente migrato su Medium alcuni mesi fa

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Le macchine elettriche causeranno la prossima crisi del petrolio?

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Le macchine elettriche causeranno la prossima crisi del petrolio?

Secondo Bloomberg, le macchine elettriche diventeranno comuni prima del previsto — seguendo una traiettoria di adozione simile a quella dei PC, frigoriferi, smartphone o TV:

It’s looking like the 2020s will be the decade of the electric car.

Battery prices fell 35 percent last year and are on a trajectory to make unsubsidized electric vehicles as affordable as their gasoline counterparts in the next six years, according to a new analysis of the electric-vehicle market by Bloomberg New Energy Finance (BNEF). That will be the start of a real mass-market liftoff for electric cars.

By 2040, long-range electric cars will cost less than $22,000 (in today’s dollars), according to the projections. Thirty-five percent of new cars worldwide will have a plug.

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I template sono facili da cambiare, il contenuto non tanto

Un buon promemoria da Chris Coyer, di CSS Tricks:

There are two kinds of HTML:

  • HTML that makes up templates
  • HTML that is content

I feel like some discussions about HTML are clouded by not making this distinction. […]

It’s not impossible to change content, but it’s likely much harder and more dangerous.

Websites can last a long time. Content tends to grow and grow. For instance on CSS-Tricks there are 2,260 Posts and 1,369 Pages. Over the years I’ve sprinkled in classes here and there to do certain stylistic things and over time I always regret it.

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Navigare sul web nel 2016

Da un tweet di @gordypls:

  1. Apri sito
  2. Rifiuta richiesta di iscrizione a newsletter
  3. Chiudi e accetta l’informativa sull’uso dei cookie
  4. Blocca la richiesta di invio notifiche
  5. Blocca la richiesta di geolocalizzazione
  6. Rinuncia

Se avete un ad-blocker installato, c’è anche un altro passo da compiere per quei fantastici siti come Wired (questo è l’unico avviso che potreste, un giorno, trovare su Bicycle Mind).

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Le nuove reazioni di Facebook sono più limitanti del bottone like?

Interessante articolo di Slate sulle nuove reactions di Facebook (le aggiunte recenti al bottone like):

The new reactions aren’t designed to help users express how they really feel. They function more like patches for all those times when a like seems insufficient or inappropriate. […]

Facebook’s limited set of responses feels strangely more constricting than the solitary like button. The Facebook like, the Instagram heart, and the Twitter fave (recently rebranded as a like, too) are all just sunny euphemisms for a gesture of generalized acknowledgement. The like button was a nod. It said: “I see you.” Maybe it was meant to mean “I like the content of this post,” but it often felt like “I like you.” But the additional responses complicate that reading. Now a simple like risks feeling like: “I like this, but I don’t love it.” Or: “I acknowledge you’ve made a joke, but I won’t pretend it made me laugh.” Or “I know I have the option to signal that I’m sad about your dog dying, but I’m inconsiderate or dastardly enough to just like it anyway.”

Il thumbs down pare sia stato scartato perché ambiguo: cos’è che non ti è piaciuto, il post dell’utente o l’argomento che il post tratta?

 

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Non ne hai avuto abbastanza?

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