Luce verde

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Il primo prototipo della macchina che si guida da sola di Google arriverà nelle strade della California (Mountain View) questa estate — fino ad oggi Google sperimentava con Lexus equipaggiate del necessario per guidarsi da sole.

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L’anteprima del nuovo film su Steve Jobs

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L’anteprima del nuovo film su Steve Jobs

Universal Pictures ha diffuso un breve trailer del nuovo film su Steve Jobs, diretto da Aaron Sorkin (con Jobs interpretato da Michael Fassbender, Steve Wozniak da Seth Rogen).

(Non so bene cosa aspettarmi. Il fatto è che spererei in una narrazione meno “eclatante” — guardate il trailer, per capirmi.)

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Mobile First: gli smartphone offrono una versione più completa di Internet?

Abbiamo sempre considerato l’internet mobile, quello a cui abbiamo accesso da smartphone, una versione ridotta e semplificata dell’internet disponibile su desktop. I siti web sono più semplici, e pongono limiti: se vuoi davvero fare qualcosa di utile devi ricorrere al computer.

Benedict Evans crede sia arrivato il momento di abbandonare questa idea, e invertirla: è il computer che sta seduto sulla nostra scrivania che offre una versione limitata (e limitante) di internet.

Internet, per i primi vent’anni in cui è esistito, ha significato un browser, una tastiera e un mouse. Poche cose sono successe, e sempre ai margini del browser mentre internet rimaneva pressoché invariato e legato al web. Da quando esistono gli smartphone tutto questo si è rotto: il modello d’interazione degli utenti è più complesso. Ci sono notifiche, Apple Pay, iBeacon, Touch ID, etc… Nuove possibilità, molte delle quali riservate ai dispositivi mobili — magari arriveranno anche su desktop, ma ancora non ci sono, e comunque arriveranno dopo.

Uno smartphone sa molto più sulla nostra persona di quanto un computer tradizionale non abbia mai saputo, e per questo può anche supporre e offrire molto più. Scrive Evans:

La manifestazione più evidente di questo fenomeno è l’esplosione in popolarità delle applicazioni sociali, la cui quasi totalità avrebbe fallito su PC ma su smartphone hanno funzionato perché, come dico spesso, lo smartphone stesso è una piattaforma sociale — ogni applicazione ha accesso alla rubrica, alla fotocamera, può inviare notifiche e siede nell’home screen a due tap di distanza da qualsiasi altra schermata del telefono. Tutte cose che rimuovono complessità e facilitano l’adozione di una nuova applicazione.

Secondo Evans lo smartphone è una piattaforma ideale per internet. Su desktop internet risiedeva nel browser, mentre su smartphone è l’intero device a offrirsi come una piattaforma per internet e il browser, da “internet”, diventa una semplice icona a sua volta.

In altre parole, anche se più piccolo e senza tastiera non dovremmo fare l’errore di considerare l’Internet che lo smartphone ci offre come una versione semplificata di quello a cui abbiamo accesso su desktop. Acquistare online è già più facile e immediato su smartphone, così come comunicare con gli amici.

È il computer che offre una versione ridotta di Internet, perché spesso tutto quello che offre — quando si parla del modo in cui l’utente interagisce con Internet — è un’esperienza mediata dal browser.

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Architettura e web design

Carina, anche se ovviamente un po’ forzata, l’analogia di Mike Sall fra web design e architettura. I primi siti corrisponderebbero al Neolitico, quelli in flash al periodo Gotico (meh, in entrambi i casi) e quelli piatti — il cosiddetto flat design — al periodo più recente.

Non è la prima persona a paragonare le due cose: architettura e web design. Andrew Burton:

As a previous architecture student I see a lot of similarities in the sweeping rise of the modern minimalist (flat) design to the tabla rasa created by the European modernist architects in the beginning of the 20th century. In the case of the architects, they rejected the superfluous and elaborate ornamentation that were prevalent in the beaux arts, art nouveaux and art deco styles that preceded them. They believed (and still do) that the pastiched character added to the building through these preceding styles was misappropriated and disingenuous in modern times. Instead their principles were based on form following function and utilising the new building techniques of concrete, steel, glass and mass reproduction.

The same has happened in the web world albeit 100 years later. Before the rise of ‘flat’ design the digital world was crammed with skeumorphic design cluttered with ornamental and superfluous features that gave character to the product but were actually just distractions from what the user wants: a product that works.

Del resto il “flat design” non è nulla di nuovo; il corrente stile minimalista esiste da 100 anni — si pensi al Bauhaus e al lavoro di Dieter Rams o Paul Rand.

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Che fine hanno fatto gli ‘iPhone killer’?

Vi ricordate di quando, fino a poco fa, l’introduzione di un nuovo smartphone Android equivaleva a una valanga di articoli sull’imminente dipartita dell’iPhone? Dipartita che non si è mai materializzata. L’iPhone sta meglio che mai, e non solo Apple ma anche le aziende che dovevano ucciderlo ne stanno giovando: l’iPhone porta guadagni a Google (che paga non poco per mantenere la propria posizione nella barra degli indirizzi di Safari), Microsoft (che ora considera iOS una piattaforma importante per cui sviluppare) e pure a Samsung (che fornisce diversi componenti interni a Apple).

Horace Dediu:

Samsung electronics benefits from the iPhone in terms of its semiconductor division. Apple is Samsung’s biggest customer and the semiconductor division is now the largest source of operating profits. […]

This alternate reality shows that the benefits from the iPhone revolution are broad and deep. It’s not just the direct revenues from app sales on the App Store but also the creation of entire new communications modalities (Instagram, Snapchat, WhatsApp) new services (Uber, Airbnb) and the multi-billion dollar accessories markets. These benefits are largely unmeasured and therefore not visible in accounting systems. They are perceivable however

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La vista dal sedile frontale

Chris Urmson, a capo dello sviluppo della macchina che si guida da sola di Google, racconta su Medium a che punto si trova il progetto per quanto riguarda la sicurezza stradale.

Pare che i problemi maggiori sorgano con incidenti minori — come tamponamenti — per questo non ben documentati ufficialmente. Quello che importa è che la macchina che si guida da sola non ne ha mai causato uno; ha subito in sei anni sei incidenti minori, e la colpa era sempre nostra:

If you spend enough time on the road, accidents will happen whether you’re in a car or a self-driving car. Over the 6 years since we started the project, we’ve been involved in 11 minor accidents (light damage, no injuries) during those 1.7 million miles of autonomous and manual driving with our safety drivers behind the wheel, and not once was the self-driving car the cause of the accident.

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Thing Explainer, il nuovo libro di Randall Munroe di xkcd

Randall Munroe è bravissimo a rendere cose complesse divertenti e a spiegarle a chi di quelle cose non ci capisce nulla. Il suo nuovo libro — che arriverà a Novembre — si chiama Thing Explainer e in esso Randall fa solo quello, con schizzi e disegni: spiegare cose.

Using line drawings and only the thousand (or, rather, “ten hundred”) most common words, he provides simple explanations for some of the world’s most interesting things: our food-heating radio boxes (microwaves), our very tall roads (bridges), and our computer buildings (datacenters). He also explains the other worlds around our sun (the solar system), the big flat rocks we live on (tectonic plates), and even the stuff inside us (cells).

La copertina è sufficiente a far partire un pre-ordine:

Thing Explainer, la copertina del nuovo libro di Randall Munroe

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Com’è una fashion week nella Silicon Valley

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Com’è una fashion week nella Silicon Valley

Silicon Valley Fashion Week con droni

A “indossare” i vestiti sono i droni — direi la migliore fashion week ad oggi.

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Instant Articles: lo strumento di Facebook per creare storytelling interattivi

Un nuovo prodotto di Facebook per creare e distribuire articoli al suo interno. Come i video nativi, hanno il vantaggio di caricarsi più velocemente. Siccome poi sono interattivi — con parallax scrolling e tutti quegli effetti che i vari editori hanno cercato di rubare a Snow Fall — mi aspetto che molti inizino a gettarci dentro i loro contenuti.

Che Facebook avrebbe iniziato a ospitare direttamente il contenuto di alcune testate si mormorava da tempo. Fra i partner iniziali: BuzzFeed, BBC News, il Guardian e il New York Times.

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Paper si aggiorna: non più solo per disegnare, ma anche per catturare e presentare idee

Paper è una delle applicazioni per iPad più belle; è anche inutile se, come me, non siete minimamente capaci di disegnare. Con l’ultimo aggiornamento però qualcosa cambia: da strumento per creativi — con acquerelli e pennelli virtuali — è diventato utile anche a chi si ritrova a dover comunicare visualmente un’idea o immaginare il layout di un sito.

Il nuovo Paper offre tool con cui inserire forme (box, frecce, cerchi, etc.), disegnare grafici e comunicare pensieri e idee con schizzi invece che a parole. Il modo in cui tutto ciò è stato implementato è fantastico, molto veloce e facile. Il risultato non sarà dettagliatissimo, ma è più che valido come sostituto del mockup su carta fatto in cinque minuti.

Credo mi ritroverò ad usare Paper frequentemente, dopo questo aggiornamento.

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Il ciclo d’adozione di un prodotto, o del perché Google Glass non hanno funzionato

Tim Bajarin critica il modo in cui Google ha promosso i Google Glass. Presentati come un prodotto per tutti, probabilmente avrebbero avuto più fortuna se indirizzati a settori e ambiti specifici. I Google Glass possono rivelarsi utili se praticate sport, o a qualcuno che abbia le mani occupate ma necessiti di avere informazioni sott’occhio (es. un chirurgo?). Ma davvero, che senso ha camminare per strada con uno schermo sovraimpresso al paesaggio?

Come spiega Bajarin, il ciclo di adozione di un prodotto parte da mercati verticali (ovvero ben definiti ed indirizzati ad una tipologia specifica) per poi arrivare ai consumatori generici, un cosa che Google ha totalmente ignorato con i Google Glass:

For the last 25 years, I have looked very closely at the adoption cycle of products and I have learned something very important. Seldom does a product, especially a hardware product, find favor quickly with the broad consumer market. Video recording devices were refined and used in professional markets for over a decade before VCRs made it into the living rooms of consumers. PCs spent well over a decade in offices before they became cheap enough for the home and made sense for consumers. I could detail dozens of other examples but the bottom line is most technology gets started and refined in what we call vertical markets well before they get perfected and priced low enough for consumers.

When Google introduced their Google Glass, this was the first thing that came to mind about this project. I wondered if Google even had a clue how tech adoption cycles develop. While it is true glasses had been used in vertical markets since 1998, even after all of this time, we saw no interest by consumers. Google’s decision to aim Glass at consumers first, yet price them as if they were going to vertical markets, stumped me. Even the folks who had spent decades making specialized glasses for use in manufacturing, government applications, and transportation were dumfounded by Google’s consumer focus with Google Glass, priced at $1500.

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Machine Learning sulle emoji

Quasi la metà dei commenti scambiati su Instagr.am sono emoji (in Finlandia la percentuale rispetto a messaggi testuali arriva al 60%); spesso adottate, come hanno scoperto quelli di Instagr.am, a discapito non di una prosa forbita ed elegante ma dello slang tipico di internet (xoxo, omg, lol, ahah o eheh). L’emoji, insomma, non rimpiazza una parola ricca di significato ma il lol tanto abusato — pazienza, quindi. Forse anche meglio.

Dato il loro uso pervasivo, Instagr.am ha cercato di analizzarle, provando a individuare lo spettro di significati che ogni emoji si porta dietro, come queste si associno fra loro. Già è difficile capire i significati che 👯 si porta dietro rispetto a 💃, ma in che modo un cuore 💚  si distingue da uno 💛?

Having learned a good representation for emoji, we can begin to ask questions about similarity. Namely, for a given emoji, what English words are semantically similar? For each emoji, we compute the “angle” (equivalently the cosine similarity) between it and other words. Words with a small angle are said to be similar and provide a natural, English-language translation for that emoji.

Continua a leggere sul blog di Instagr.am.

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RightFont: un font manager per Mac

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RightFont: un font manager per Mac

Non è molto più potente di quello che il Mac integra di default, ma è sempre a portata di mano dalla barra dei menù per fornire una veloce (e utile) anteprima dei font installati.

Punto di forza principale, RightFont si integra con la Creative Cloud di Adobe per permettervi di gestire anche i font di TypeKit a cui avete accesso. Riconosce anche quelli che avete installato da Google Font.

Nota a margine: da quando TypeKit permette di utilizzare i propri font sul Mac è diventato indispensabile, per me.

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‘Elon Musk è un figo’

Tim Urban di Wait But Why ha ricevuto un giorno, all’improvviso, una chiamata da Elon Musk. Elon — che probabilmente legge il suo ottimo blog — voleva incontrarlo, per parlare e discutere dei progetti in cui è coinvolto. Sarebbe a dire: trasporto ad alta velocità, pannelli solari, automobili, energia rinnovabile e, uhm, mandare razzi nello spazio. Elon Musk, come racconta Tim, dopo essersi staccato da PayPal ha iniziato nell’arco di pochi anni Tesla, SpaceX e SolarCity:

In 2002, before the sale of PayPal even went through, Musk starting voraciously reading about rocket technology, and later that year, with $100 million, he started one of the most unthinkable and ill-advised ventures of all time: a rocket company called SpaceX, whose stated purpose was to revolutionize the cost of space travel in order to make humans a multi-planetary species by colonizing Mars with at least a million people over the next century.

Mm hm.

Then, in 2004, as that “project” was just getting going, Musk decided to multi-task by launching the second-most unthinkable and ill-advised venture of all time: an electric car company called Tesla, whose stated purpose was to revolutionize the worldwide car industry by significantly accelerating the advent of a mostly-electric-car world—in order to bring humanity on a huge leap toward a sustainable energy future. Musk funded this one personally as well, pouring in $70 million, despite the tiny fact that the last time a US car startup succeeded was Chrysler in 1925, and the last time someone started a successful electric car startup was never.

And since why the fuck not, a couple years later, in 2006, he threw in $10 million to found, with his cousins, another company, called SolarCity, whose goal was to revolutionize energy production by creating a large, distributed utility that would install solar panel systems on millions of people’s homes, dramatically reducing their consumption of fossil fuel-generated electricity and ultimately “accelerating mass adoption of sustainable energy.”

L’articolo nato dall’incontro, e quelli che seguiranno, sui vari argomenti affrontati, sono da leggere. Il primo è dedicato più a Musk stesso che ai progetti in cui è coinvolto. Ne viene fuori che è — ma già lo sapevate se avevate guardato la presentazione del Powerwall, capace di stupire seppur priva del teatrino, enfasi e esagerazioni a cui Apple sta un po’ eccedendo — una persona meravigliosa.

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Quelli che rompono lo scrolling

Pure Apple lo fa. Provate a navigare nella pagina del Mac Pro, e fatemi sapere se è stato divertente (perché per me è solamente frustrante).

Bloccare lo scrolling della pagina, o variare il suo naturale comportamento, rompe l’usabilità di un sito. Mi fa pensare che sia successo qualcosa di strano. Per un messaggio più forte e chiaro, Patrick Gunderson ha creato un CodePen in cui invece dell’evento di scrolling ha modificato il puntatore — la velocità con cui si muove.

Brutto? E certo che è brutto! Perché né l’uno né l’altro andrebbero toccati.

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Tiff: un sito per confrontare due font

Un sito per confrontare due font diversi fra loro, visualmente, sovrapponendo l’uno all’altro. Supporta tutti i font di Google Fonts.

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Il paradosso di Fermi, spiegato facile

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Il paradosso di Fermi, spiegato facile

Tratto da un (ottimo) post di Wait But Why.

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Apple sta lavorando a qualcosa di grosso

Neil Cybart (il cui blog, Above Avalon, raccomando di aggiungere al feedreader1) nota come Apple stia spendendo 2 miliardi di dollari per trimestre fiscale in R&D (Research & Development); 10 miliardi l’anno.

Secondo Neil, questo indica che Apple è al lavoro su qualcosa di grosso; un prodotto totalmente nuovo. In passato, infatti, un aumento di investimenti in R&D è sempre stato mirato verso un obiettivo preciso. Al contrario di Google o Microsoft, le quali investono in R&D con lo scopo di “provare” molteplici progetti ambiziosi, Apple scommette su un unico prodotto e direzione:

This method is more sensible because Apple has a functional organizational structure with a culture based on placing few, but extremely large, product bets. There is little evidence to suggest that Apple has altered the way it approaches new product development and R&D expenditures. In the past, the bulk of Apple’s R&D program has been focused on specific projects and goals. This stands at contrast with a strategy of setting up a number of R&D labs with no clear directive other than to find future products. If Apple is spending R&D, it is a good bet they have a specific goal in mind for those dollars.

Non ci siamo ancora ripresi dall’Apple Watch, ma Apple potrebbe già star lavorando a qualcosa di totalmente nuovo.

  1. O a qualsiasi cosa usiate, se siete fra quelli che hanno abbandonato gli rss per alternative inferiori.

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Applebot, il crawler di Apple

Si sospettava da tempo che Apple avesse un web crawler, per analizzare e trovare le pagine in rete; oggi ne è arrivata conferma quando Apple ha pubblicato un documento relativo a Applebot, il suo crawler appunto.

Applebot serve per i risultati di Siri e Spotlight:

Applebot is the web crawler for Apple, used by products including Siri and Spotlight Suggestions. It respects customary robots.txt rules and robots meta tags. It originates in the 17.0.0.0 net block.

User-agent strings will contain “Applebot” together with additional agent information. For example:

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L’assistenza diabolica di Samsung

Spesso, nelle recensioni, o nella scelta di un prodotto rispetto a un altro, la qualità dell’assistenza tecnica e del supporto forniti dall’azienda produttrice vengono ignorati. Apple offre un’ottima rete di supporto attraverso i Genius Bar degli Apple Store ed è molto prone a venire incontro al cliente (personalmente ho avuto un MacBook con scheda logica difettosa, da loro riparato gratuitamente a distanza di 3 anni dall’acquisto). La stessa cosa si può dire di Amazon, che fa dell’assistenza ai clienti un proprio punto di forza (ed in effetti, di nuovo nella mia piccola esperienza personale, si sono sempre rivelati veloci ed efficaci).

Tutto questo lo dice un giornalista del New York Times che un giorno si è ritrovato ad avere a che fare con l’assistenza di Samsung, a causa di un forno difettoso, e… Apriti cielo: nell’arco di cinque mesi gli hanno mandato un tecnico a casa sette volte prima di rassegnarsi e constatare che il forno era non solo rotto, ma pure pericoloso. Nonostante questo hanno accettato di emettere un rimborso (parziale) solo dopo numerose email e chiamate, ma soprattutto con questa clausola:

Samsung said that to process my refund, I had to destroy the power cable for the oven and send a picture of the severed wire to prove I was no longer using the unit. The next day, a customer service representative called to clarify I actually did not have to destroy the cord.

Per dimostrare che il forno è rotto e non può più essere utilizzato, Samsung chiede che il cavo di alimentazione venga danneggiato (e che gliene venga mandata prova).

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