Tante cose cambiano in sei anni

Recentemente si è discusso di come sia diventato difficile, soprattutto per gli sviluppatori indipendenti, sostenersi completamente attraverso l’App Store. Allen Pike riprende l’argomento facendo notare come il web abbia avuto la stessa evoluzione e lo stesso percorso, dal 1995 al 2001:

In many ways, the iOS app market is where the web was in 2001. The easy wins have been won, and a lot of developers have hangovers. Still, successful products will continue to surprise and delight us from those who stick with it.

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Motivation

Un’estensione per Google Chrome che mostra per ogni nuova tab — invece della classica schermata bianca — la vostra età, minuti e secondi inclusi. Lo scopo? Mettervi ansia.

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Blue Bottle: il prossimo Starbucks?

Blue Bottle, la Apple del caffè, con locali minimalisti e bellissimi che servono un caffè delizioso, si sta espandendo. Alcuni mesi fa acquistò TONX — il servizio che vi spedisce a casa un pacco di caffè fresco e di qualità ogni due settimane1 — e per la prima volta finirà nei supermercati americani con un prodotto pre-confezionato: un caffè freddo realizzato con metodo cold brew2.

Alexis Madrigal, sull’Atlantic, si chiede se Blue Bottle potrà diventare il prossimo Starbucks senza diventare come Starbucks, ovvero se riuscirà ad espandersi mantenendo l’attenzione maniacale nei dettagli e la ricerca della perfezione che oggi ripone nei suoi caffè e locali. Nell’articolo “The Future of Iced Coffee” Madrigal illustra le fasi che Blue Bottle ha dovuto affrontare per creare la bevanda perfetta, ma soprattutto entra nei dettagli di James Freeman, fondatore e CEO di Blue Bottle, e personaggio decisamente interessante:

He was famously compulsive and exacting, carrying a special coffee kit on the road, slipping into In-and-Outs to beg for hot water for his travel kettle, then grinding beans by hand on the plastic benches outside.

(Per chi fosse interessato ad approfondire: “The Blue Bottle Craft of Coffee” è il libro in cui Freeman racconta la storia di Blue Bottle)

  1. Sono abbonato da mesi, e non posso che continuare a consigliarlo
  2. L’infusione avviene senza acqua calda, con il metodo cold brew

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Facebook in Africa

Internet.org è un progetto nato per offrire accesso gratuito a internet in quei Paesi in cui internet non è particolarmente diffuso. È stato lanciato l’altro ieri, il 31 Luglio, in Zambia sotto l’operatore Airtel.

Dietro a Internet.org c’è Facebook, che si sobbarcherà dei costi di connessione. Ma qui sorge anche il problema: quello che i cittadini ottengono non è internet, ma una fetta di internet. Ovviamente: offrire accesso gratuito illimitato non sarebbe praticabile. Ma il problema è che quella piccola fetta di internet include non solo Wikipedia (e altri servizi non a scopo di lucro, che potranno tornare a loro utili), ma anche e soprattutto Facebook.

Quella che in Zambia conosceranno (molti per la prima volta) non è la rete aperta e neutrale che usiamo noi, ma la rete che una società — con un’iniziativa presentata sotto il nome di Internet.org — ha deciso loro di offrire. Una rete chiusa e monopolizzata da un grande leader del settore.

È chiedere troppo eliminare Facebook dall’offerta? Eppure Orange alcuni anni fa lanciò un’iniziativa simile — limitandosi però ad offrire Wikipedia. Scrive Massimo Mantellini:

Qualche anno fa Orange decise di offrire la consultazione gratuita di Wikipedia per i propri utenti di telefonia mobile in alcuni Paesi africani. Era una bella idea, un po’ paracula ma bella: aggiungeva un servizio al proprio pacchetto commerciale per invogliare i clienti a stipulare un contratto, apriva un piccolo spiraglio verso Internet senza travolgere tutti con la retorica dei diritti naturali e delle prerogative della cultura digitale. Contemporaneamente segnalava l’esistenza di un mondo ad una popolazione che in buona parte non lo conosceva.

Internet.org non è così: è una scelta anticompetitiva di una società che, a suo tempo, ha sfruttato a proprio vantaggio la rete neutrale per far valere il proprio talento raccogliendone grandi e meritati successi

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Come offrire un’esperienza di lettura ottimale

Alcuni consigli che editori di quotidiani, magazine e blog dovrebbero seguire nel presentare i loro contenuti online:

Imitating books, newspapers, and magazines worked well because most of us are used to reading them for decades. This isn’t the case anymore. Both the medium and the reader have evolved. We no longer need these classic metaphors because we’ve gotten used to hardware as an actual medium for reading.

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Perché le prese inglesi sono le migliori

Video: Perché le prese inglesi sono le migliori

Non avevo mai apprezzato le prese inglesi per via della loro dimensione, tuttavia — come spiega questo video — il loro design è studiato in ogni dettaglio, e comporta dei vantaggi notevoli dal punto di vista della sicurezza.

Insomma, mi devo ricredere.

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Come inviare qualsiasi file al ChromeCast

Il ChromeCast, per quel che costa, è un buon device. Lo uso da diversi mesi per inviare video e contenuti web dal Mac alla televisione. Ha tuttavia un limite: richiede l’uso di Chrome e si limita a trasmettere la pagina aperta (sul Mac) alla televisione. Non funziona con Safari, né supporta immagini e altri contenuti che risiedono sul computer.

BigScreen è un’applicazione (gratuita) per OS X che elimina questo limite, e permette di inviare immagini, musica e video (in futuro) dal Mac al proprio ChromeCast — senza che questi risiedano sul web, e senza passare da Chrome.

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Il prezzo del Wi-Fi gratuito

Video: Il prezzo del Wi-Fi gratuito

Un servizio della BBC mostra come negozi e bar che offrono il proprio Wi-Fi gratuitamente possano tracciare i visitatori attraverso esso, monitorandone la posizione all’interno del negozio. Non serve che lo smartphone sia connesso alla rete: è sufficiente che il Wi-Fi sia attivo.

Per una versione peggiore e su ampia scala: York (UK) offrirà Wi-Fi gratuito a turisti e residenti. L’azienda che se ne occupa ovviamente traccerà e raccoglierà quante più informazioni possibili sugli utenti, e sarà in grado di sapere come si spostano per la città — davanti a quali negozi si soffermano, in quali entrano, etc.

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Il design dell’App Store sta rovinando l’App Store

Sullo stesso tema del precedente postMarco Arment spiega perché diventi sempre più difficile sostenersi attraverso l’App Store, per uno sviluppatore indipendente — parte del problema è dovuto all’App Store stesso e alla sua organizzazione, con classifiche che privilegiano il numero di download di un’applicazione contro il tempo d’uso, ad esempio.

Ovvero essere uno sviluppatore indipendente su iOS oggi richiede sempre più compiti e sacrifici — come: gestire diverse versioni della stessa applicazione (per iPad, Mac e iPhone) — con poche garanzie di successo:

While I’m not the most devoted or frequent iPad user, the software landscape on mine has become alarmingly stagnant. [..] The app market is becoming a mature, developed industry, with vastly increased commoditization compared to its early days. Competition is ubiquitous, relentless, and often shameless, even in categories that were previously under-the-radar niches. Standing out requires more effort than ever, yet profits are harder to come by than ever. [...]

As the economics get tighter, it becomes much harder to support the lavish treatment that developers have given apps in the past, such as full-time staffs, offi…

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Non è più un buon periodo per essere uno sviluppatore indipendente

Matt Gemmel:

We’ve had our (latest) software Renaissance in the form of the mobile platforms and their App Stores, and I think the software biz is now starting to slide back towards consolidation and mega-corps again. It’s not a particularly great time to be an indie app developer anymore.

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La lattuga del futuro

Panasonic si è messa a produrre spinaci: se la notizia vi perplime, forse questo articolo di GE può aiutarvi a comprenderne meglio il senso e i vantaggi, che inizialmente pure a me sfuggivano.

Pare che una lattuga tecnologica — cresciuta in ambiente ipercontrollato — richieda l’1% dell’acqua normalmente richiesta da un campo tradizionale, e gli scarti possano venire ridotti al 10% della produzione:

Shimamura says that the systems allows him to grow lettuce full of vitamins and minerals two-and-a-half times faster than an outdoor farm. He is also able to cut discarded produce from 50 percent to just 10 percent of the harvest, compared to a conventional farm. As a result, the farms productivity per square foot is up 100-fold, he says.

By controlling temperature, humidity and irrigation, the farm can also cut its water usage to just 1 percent of the amount needed by outdoor fields.

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Che fine avete fatto?

Gianluca Diegoli, che cura un blog da dieci anni:

Ora, scrivere e leggere non e’ piu’ il mezzo di espressione dominante, da quanto l’online e’ stato colonizzato dalla gente normale, da quando il mio vicino di casa ha Facebook e vive di Youtube. La gente guarda le figure, fisse o in movimento, su questo non ho dubbi (e pure io, sia chiaro). E ne sono pure contento, di questa de-elite-izzazione della rete, anche se ha eliminato la mia indifendibile e wishful-thinking speranza che l’online avrebbe reso anche la gente un po’ piu’ intelligente, in media. Ma vabbe’, non era davvero possibile. [...]

Dopo dieci anni, mi ritrovo a essere sopravvissuto: dove cazzo siete finiti tutti, verrebbe da dire: qualcuno ha fatto dell’online talmente una professione da non avere piu’ nessuna voglia di scrivere in prima persona, come un pasticcere che odia i dolci, qualcuno ha visto i suoi lettori meno assidui e si e’ scoraggiato o scocciato di scrivere per quattro gatti (oh, non che questo blog superi i 20.000 unici mensili), qualcuno e’ diventato famoso e deve sottrarsi alla celebrita’ il piu’ possibile.

Sempre nostalgico, sullo stesso argomento (che probabilmente interessa solamente solo a quelli che quella fase l’hanno vissuta): “Te la ricordi la blogosfera?“.

(Via | Mantellini)

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L’internet delle cose ti rovinerà il compleanno

Un divertente racconto di Joanne McNeil, su Medium:

You wake up to a jazzy MIDI version of the “Happy Birthday” song. Your smart thermostat and smoke detector are singing in harmony because today is your day. Your fitness tracker is vibrating in an unfamiliar Morse Code. Searching the internet, you come across a question in the support forums about it, explaining it is the preprogrammed birthday greeting silent alarm that you can disable after pairing the device again and updating your settings. Your bathroom scale, toilet, and garage door also welcome you with birthday wishes. Open up the refrigerator to another friendly jingle. Tropicana, Fage, and Sabra Hummus all wish you happy birthday. Now there’s an incoming message. It is the “birthday selfie” it snapped when you reached for the orange juice.

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Potato Salad

Video: Potato Salad

Zack Danger Brown ha iniziato una campagna su Kickstarter per raccogliere $10 e prepararsi un’insalata di patate. Ad oggi ne ha raccolti $52.000, e mancano ancora quattro giorni alla fine.

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La Terza Età della Macchina

CIT.

When people confidently announce that once robots come for our jobs, we’ll find something else to do like we always did, they are drawing from a very short history. The truth is, there’s only been one-and-a-three-quarters of a machine age—we are close to concluding the second one—we are moving into the third one. And there is probably no fourth one.

Humans have only so many “irreplaceable” skills, and the idea that we’ll just keep outrunning the machines, skill-wise, is a folly. Zeynep Tufekci 

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Sensori, non notifiche

Il Pebble pone l’enfasi sulle notifiche, mentre come Justin Williams credo che il vero vantaggio di uno smartwatch risieda nei sensori che questo può offrire1, per raccogliere in background dati su di noi, più facilmente che con uno smartphone:

To do pretty much all of the things I actually want to do with this thing on my wrist, I don’t need a big honking screen. I just need a lot of sensors. The same sensors that are in your phone, just crammed into a tiny bracelet. [...] If they want me to get truly excited about the future of wearables, lose the screen. Give me the sensors.

  1. Dalle comuni funzionalità di un FitBit, a un sensore GPS

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iTunes non migliora

Leggeri ritocchi in OS X Yosemite per un’applicazione che avrebbe avuto bisogno di essere ripensata da capo. O potrebbe essere che Apple non la migliori perché, semplicemente, va abbandonata: al giorno d’oggi, iTunes, non ha più molto senso:

Thanks to the cloud, the need to have a dedicated PC app like iTunes have become increasingly fringe for the majority of users. Fewer people are syncing their devices with iTunes now that the majority of iPhone and iPad management and maintainance can be handled on the phone itself. Digital music sales are in decline. Thanks to Beats, Apple even owns a subscription music service now. iTunes now exists in a world that has outgrown much of what it offers.

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La fine dei PSD nel web design

Spesso ai web designer viene richiesto di realizzare il prototipo di un sito con Photoshop, per avere un’idea generale di come sarà il layout finale. Secondo Brad Frost i PSD in questo ambito non dovrebbero essere più utilizzati, sia perché non riescono a rappresentare la fluidità di un sito (che può variare molto a seconda delle dimensioni del dispositivo), sia perché richiedono semplicemente troppo tempo per quel che danno in cambio:

Throughout my career, I’ve watched immensely talented designers waste a shitload of time creating fully fleshed-out comps of what a website could look like. Pixels get pushed, details are sweated, pages are printed out, hung on walls, and presented to clients. Clients squawk their feedback, then designers act on it. They repeat this dance until everyone is content (or until nobody gives a shit anymore, which happens more often than you’d think). Only thendo those pristine comps get handed (more like shoved) over to developers to build.

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imoji: adesivi personalizzati per iMessage

App: imoji: adesivi personalizzati per iMessage

Ricordate Ultratext? L’applicazione per creare velocemente .gif da scambiarsi tramite iMessage, perfettamente adattate ad iMessage. Imoji è simile, solo che invece di gif permette di creare adesivi: simili a quelli che Facebook ha inserito nella sua chat, ma con il vostro volto (o quello di amici).

È divertente, e ovviamente un altro modo per inviare cose inutili a tutti i contatti in rubrica.

(Serve un esempio?)

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Javascript & jQuery: un manuale di programmazione ricco di infografiche

È finalmente in vendita Javascript & jQuery, di Jon Duckett. È un manuale tecnico per imparare Javascript e jQuery diverso da tutti i restanti in circolazione, principalmente perché l’ultima cosa a cui somiglia è un libro di programmazione: il libro è graficamente meraviglioso, curato, e in esso l’autore fa un grande uso di infografiche, immagini e elementi visuali per rendere quanto più semplici i concetti presentati al lettore.

Jon Duckett è anche autore di HTML & CSS, un manuale impostato sullo stesso stile. Il mio consiglio è: se volete imparare un po’ di programmazione per web compratelo. E compratelo comunque anche se siete già sviluppatori web: perché è bellissimo.

Per intenderci: un for loop è rappresentato in questa maniera.

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