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L’evoluzione degli Internet Point

Ziferblat, una caffetteria russa, ha appena aperto la prima sede a Londra (nel quartiere di Shoreditch). L’idea è che è tutto gratis — ci si può preparare il caffè e servirsi liberamente degli snack, entrambi gratuiti — meno il tempo che spendete all’interno: 3 pence al minuto (£1.80 all’ora).

La recensione di The Kernel:

I sat back and soaked up the atmosphere. After a while, I started to have an odd feeling I couldn’t quite put my finger on. The whole setup might very well be overly contrived, but I felt relaxed, hidden away in my corner and safe from the gaze of a waitress waiting for me to move so they can wipe down my table. I could have sat there all day without being bothered.

(Alcune foto, su Business Week)

Dato il numero di ore che ho speso da Starbucks a studiare — come me, molti altri — a me sembra un’idea molto interessante per gestire gli avventori con laptop.

Un’altra ragione per cui si vendono sempre meno computer

Ted Landau, via John Moltz:

It’s 2014 and I’m happily using a 5-year old Mac Pro with SSD. Not sure if I should be impressed or depressed by what this says.

Non solo l’avvento dei tablet, ma anche il fatto che i PC hanno una vita lunga, che volendo può essere allungata ulteriormente con una piccola operazione: sostituendo l’HDD (disco rigido) con un SSD.

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Una serie di bellissime fotografie di Andrew Kim che ricordano la bellezza e il biancore dell’eMac, iBook e iMac.

Looking back at these machines really makes you realize how beautifully engineered and ahead of the competition they used to be.

Pebble Steel

Nel tentativo di realizzare uno smartwatch elegante, Pebble ha lanciato un nuovo modello di metallo. Il risultato non è dei migliori: il Pebble Steel sembra uno di quegli orologi economici che provano a imitarne altri, senza fantasia. Il Pebble di plastica sarà anche molto geek (allo stesso livello di alcuni Casio), ma almeno è originale.

Come non si misura l’innovazione

Quartz scrive che il 2013 è stato un anno deludente per la tecnologia, con un articolo basato sulla stessa logica che porta molti ad affermare che Apple non innova più solamente perché esteticamente l’iPhone nuovo somiglia a quello vecchio. Per fortuna c’è stata la risposta di Om Malik:

A lot of that has to do with the lack of a whiz-bang device, a new earthshaking iPhone (or Apple product) or a big new platform. This public handwringing is brought on by a myopic view of what counts as technology and is reflective of a somewhat limited idea of innovation. Many view the world from the lens of “consumer and web technologies” and thus are often overcome with dismay and disappointment when they fail to see anything new and shiny.

Shortcut da tastiera per Mac OS X

Sul suo sito personale, Dan Rodney ha uno degli elenchi più esaustivi in merito. Che include non solo gli shortcut da tastiera, ma anche le gesture multi-touch suddivise per applicazioni

Addio, fotocamere

Craig Mod, sul New Yorker, su come le fotocamere negli smartphone siano migliorate al punto da potere sostituire le reflex non solo per qualità dell’immagine ma anche per completezza della stessa (una fotocamera tradizionale infatti non può attingere a tutti i dati che gli smartphone sono in grado di collezionare con i loro sensori):

Once yomu start thinking of a photograph in those holistic terms, the data quality of stand-alone cameras, no matter how vast their bounty of pixels, seems strangely impoverished. They no longer capture the whole picture.

Quelle cose che Apple non si preoccupa di migliorare

Collin Donnell:

What makes Apple outstanding as a company is their ability to focus. What holds some of their products back is that the level of focus they have can mean things which aren’t considered central to their current plans or business get left to stagnate.

Ci sono prodotti come FaceTime che sono rimasti più o meno invariati dal lancio (no gruppi, o conferenze), o come la galleria con le estensioni per Safari: aggiornata di recente, ma pur sempre una debole risposta allo store di Google Chrome. La lista si è molto allungata negli ultimi anni (iMessage, iPhoto, …), e se è vero che la capacità di Apple di focalizzarsi è parte importante del suo successo, forse è altrettanto vero che Apple non può più permettersi di abbandonare certi dettagli del suo ecosistema così a lungo.

Una cosa un po’ deludente sul nuovo iPad Mini con Retina Display

Una cosa che non mi aspettavo, ma che dopo un mese d’uso continua a darmi (sempre più) fastidio. Sono rimasto davvero stupito quando ho notato che le tab di Safari non restano in memoria. È un problema che avevo avuto con l’iPad 1, ma che si manifestò un anno o più dopo l’acquisto — ovvero quando installai il nuovo iOS, che appunto lo rallentò leggermente. Non credevo Apple potesse tollerare che ciò succedesse con un modello nuovo. Invece gli va bene, e i nuovi iPad hanno un solo GB di RAM.

Come risultato, la navigazione su Internet ne risente e spesso è frustrante. Tornare alla prima tab dopo averne visitata un’altra significa di frequente aspettare che questa si ricarichi; averne aperte tante comporta che Safari si chiuda inaspettatamente. A volte, addirittura, — ma se non altro questo raramente — l’iPad si riavvia. Su iPad 1 succedeva in continuazione che io dovessi aspettare che le tab si ricaricassero, ed è ciò che più mi ha spinto un anno fa a smettere di utilizzarlo. Sui nuovi iPad succede di meno ma troppo spesso, di sicuro troppo spesso per essere dei nuovi modelli.

Ma soprattutto, se fa così adesso cosa succederà fra un anno?

‘Dategli tutte le funzioni di cui avranno mai bisogno’

Michael Lopp, parlando di applicazioni come Writer Pro prive di preferenze, focalizzate su un solo compito:

Stiamo ancora patendo con software la cui mentalità durante la progettazione è stata “mettete tutte le funzioni di cui l’utente avrà mai bisogno“. [...] Non sapevamo quali funzioni avrebbero funzionato nel mondo digitale — né lo sapevano gli utenti — quindi abbiamo dato loro tutto. È questa “strategia” che ha dato vita a Excel, Word e Photoshop. [...] Finalmente le applicazioni tradizionali sono state spezzettate. Di quale parte di Word hai davvero bisogno? Indovina? C’è un’applicazione per quella cosa.

L’era Post-PC non riguarda solo l’hardware, ma anche il software: da applicazioni complesse studiate a dovere coprire ogni singola necessità che l’utente potrà mai incontrare, a applicazioni volte a svolgere un solo compito, prive di preferenze, specifiche a quello che si vuole svolgere.

Il significato dei selfie

James Franco, l’attore, sul NY Times:

We all have different reasons for posting them, but, in the end, selfies are avatars: Mini-Me’s that we send out to give others a sense of who we are.

I am actually turned off when I look at an account and don’t see any selfies, because I want to know whom I’m dealing with. In our age of social networking, the selfie is the new way to look someone right in the eye and say, “Hello, this is me.”

La nuova funzione di Writer Pro, Syntax Control, non appartiene ad iA

Pare che Syntax Control, la funzione che iA dice di avere impiegato quattro anni a sviluppare e implementare nel nuovo Writer Pro1, e che ha tentato di brevettare con minacce agli sviluppatori che decidessero di provare a implementarla, sia basata su NSLinguisticTagger, una API di Cocoa, ovvero nativa ad iOS, ovvero propria di Apple (che infatti aveva mostrato in una demo al WWDC del 2011, sfruttandola proprio in maniera simile). Per dire, lo sviluppatore di Ulysses III l’ha ricreata in 30 minuti.

Sono contento di non avere acquistato Writer Pro al lancio. I 20$ che costa, non li merita.

  1. Che ha ricevuto recensioni tutt’altro che positive al momento della prova, dagli utenti.

12 cose più piccole del nuovo Mac Pro

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Non avevo idea fosse così piccolo. Da una galleria di Macworld.

La nuova pubblicità dello smartwatch di Samsung

VIDEO: La nuova pubblicità dello smartwatch di Samsung

Ultimamente i concorrenti di Apple non sono molto bravi con gli spot.

Promemoria: comprare il Sugru

Ieri ho notato che il cavo d’alimentazione del MacBook Air ha cominciato a rompersi verso l’estremità che si collega al Mac, com’è d’obbligo che succeda a distanza di circa appena1 un anno con ogni cavo, cavetto che Apple produce e vende a prezzo esorbitante. Che sia quello per caricare l’iPad, o che siano le cuffie. Un tempo avrei iniziato a considerare l’acquisto di uno nuovo, ieri con tranquillità ho estratto una bustina di Sugru dal frigorifero e l’ho applicato alla parte interessata. Il cavo è più resistente di prima.

Ritengo il Sugru — qua la recensione che ne feci — uno “strumento” fondamentale per chiunque abbia un prodotto Apple, da avere a disposizione non appena l’occorrenza lo richieda. Da un po’ di tempo lo vendono anche su Amazon, e vale completamente il costo per i soldi che vi permetterà di non dare a Apple. A me nel corso di circa un anno ha risparmiato l’acquisto di due cavetti dell’iPhone e, da ieri, uno del Mac.

  1. Ho comprato il MacBook Air a Dicembre dello scorso anno

Ritorno a casa

Frank Chimero ha deciso — un po’ in controtendenza — che nel 2014 darà più importanza al suo sito personale, a discapito dei tanti luoghi della rete con cui l’aveva sostituito:

The web right now is a house divided: a silo for each little thing that you make. [...] I’m returning to a personal site, which flips everything on its head. Rather than teasing things apart into silos, I can fuse together different kinds of content. [...] So, I’m doubling down on my personal site in 2014. In light of the noisy, fragmented internet, I want a unified place for myself—the internet version of a quiet, cluttered cottage in the country. I’ll have you over for a visit when it’s finished.

Io ho sempre visto il mio sito personale come un aggregatore di tutto quello che faccio in rete, che desse un ordine e un senso alle miriadi di contenuti che altrimenti resterebbero disseminati su diversi social network. Un posto dove uno va per vedere tutto quello che ho fatto e pubblicato, senza doversi dividere fra siti specifici. Le sorgenti del materiale cambiano (una volta le foto venivano da flickr, oggi vengono da Instagr.am), ma il risultato finale visibile al visitatore no.

Fulfillment

40k ha tradotto Fulfillment, un racconto di Miracle Jones ambientato dentro un centro di distribuzione di Amazon:

Il magazzino è il più grande edificio al chiuso che abbia mai visto. Ci spiegano che non serve familiarizzarci con le merci e con la loro disposizione. Basta seguire il tracciato di milioni di lucette LED che si accendono per guidarci lungo il tragitto, di prodotto in prodotto, e poi alla postazione di carico. Il Centro distribuzione è un intrico di nastri trasportatori che portano il prodotto selezionato all’addetto che accatasta i pacchi, pronti per i camion delle consegne che vanno e vengono ventiquattro ore su ventiquattro.

Il giorno in cui Google dovette ricominciare da capo con Android

Da un estratto pubblicato sul The Atlantic di “Dogfight: How Apple and Google Went to War and Started a Revolution“, la reazione che il team che stava lavorando su Android ebbe il giorno in cui Steve Jobs presentò l’iPhone:

Chris DeSalvo’s reaction to the iPhone was immediate and visceral. “As a consumer I was blown away. I wanted one immediately. But as a Google engineer, I thought ‘We’re going to have to start over.’” [...] “Holy crap,” he [Andy Rubin] said to one of his colleagues in the car. “I guess we’re not going to ship that phone.”

Windows 8 è meraviglioso, e nessuno lo usa

Mark Wilson:

With Metro, Microsoft made incredible art and bad design. [...]  Windows 8 seemed like the perfectly designed solution to our complicated digital lives on paper. In practice, it’s an academic solution, not a practical one.

Con iOS 7 Apple sta rischiando un po’ di fare la stessa fine prendendo diverse decisioni a discapito dell’usabilità, solo perché il risultato è bello a vedersi.

Blog, 1997-2013

Jason Kottke:

Instead of blogging, people are posting to Tumblr, tweeting, pinning things to their board, posting to Reddit, Snapchatting, updating Facebook statuses, Instagramming, and publishing on Medium. In 1997, wired teens created online diaries, and in 2004 the blog was king. Today, teens are about as likely to start a blog (over Instagramming or Snapchatting) as they are to buy a music CD. Blogs are for 40-somethings with kids.

Non è che il blog sia morto, ma non è di sicuro più il mezzo prescelto dalla massa per esprimersi, che si affida invece a un insieme di strumenti più specifici nel loro compito.

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