Lo stato di Apple Pay

A un anno dal lancio, Graham Spencer fa il punto della situazione di Apple Pay. Pur essendo un tassello fondamentale di Apple Watch, dopo 12 mesi Apple Pay è disponibile in un numero incospicuo di Paesi.

Secondo Graham, la ragione del lento rilascio risiede in un problema nell’accordo fra le banche ed Apple:

In the US, Apple had little trouble getting support from banks but faced the problem of limited support by retailers for contactless payments. In the UK, the problem was reversed – getting banks to support Apple Pay was problematic, but retailers already had the infrastructure to support it. The reason retailers already had the infrastructure for Apple Pay was because Apple Pay uses the same technology as contactless credit and debit cards – which were already popular with over 69 million in circulation (the UK population was ~64 million in 2013). In fact, in the six months prior to Apple Pay, Britons spent £2.5 billion ($3.84 billion) using contactless cards.

A likely sticking point of negotiations between UK banks and Apple would have been the fee that Apple receives when a customer uses Apple Pay.

Per ogni $100 spesi, Apple guadagna circa 15 centesimi in America. Questi 15 centesimi provengono dall’interchange fee che la banca riceve ad ogni transazione, circa $1 ogni $100 spesi — l’1% o 3% del totale. In Europa però questa percentuale è minore, 0.2% per bancomat e 0.3% per carte di credito. A queste percentuali, lo 0.15% che Apple richiede non è sostenibile — e ciò potrebbe in parte spiegare la difficoltà che Apple sta avendo nello stringere accordi con banche europee.

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Project Comet, la risposta a Sketch di Adobe

Adobe ha presentato Project Comet, una promettente alternativa a Sketch che arriverà a metà del 2016. Khoi Vin:

They’ve [Adobe] shown terrific ingenuity in tackling problems that UX and UI designers encounter every day with clever, unexpected solutions. Project Comet’s Repeat Grid feature, which makes it practically effortless to create interfaces for structured data, is just the most prominent example. If you’ve ever designed an app or a web site, chances are good that you’ve had to make rows and columns of similarly constructed but still varied labels, images, avatars, text fields etc.

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Nascondere la barra dei menù

El Capitan permette di avere la barra dei menù a comparsa. Un po’ come si può fare per il dock da tempo, se l’opzione è attiva (da Preferenze di sistema > Generali) la barra dei menù — prima di El Capitan sempre visibile — appare e scompare da sola, a seconda della necessità.

Ben Brooks ne sta facendo uso sul suo Mac, e apprezza molto il suo nuovo desktop iper-minimalista:

Hiding the menubar makes looking at the menubar a conscious decision and therefore I can add the clock back in. I have to not only look at the menubar, but move my mouse to the menubar to see anything. And that is great for productivity, because it is more challenging than just glancing.

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Le (belle) novità di Medium

Medium ha un nuovo logo, una nuova app per iOS, un editor migliorato, ma soprattutto: supporto a domini personalizzati e una API pubblica. La prima cosa significa che finalmente potete associare a una pubblicazione su Medium un vostro dominio, così che se un giorno decidete di lasciare Medium non dovete ripartire da capo, la seconda novità ne porta con sé molte altre, fra queste: un plugin per Wordpress che permette di inviare in automatico i nuovi post a Medium, un canale di IFTTT e un’integrazione con diversi editor per Mac, che permetteranno di pubblicare su Medium in un click (Byword, Ulyssess e, in futuro, iA Writer).

C’è anche una piccola novità, TK, che trovo simpatica. TK significa ‘to come’, viene utilizzato nel processo di scrittura per segnalare a se stessi che c’è un pezzo mancante nella frase — che andrà rivista, aggiornata e completata. Lo spiegano così:

There’s a publishing tradition of writing TK as a placeholder in your story. Anything that you can’t think of at this moment, or that would require breaking your flow, gets a TK so that you remember to come back to it later.

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Il nuovo iPhone è resistente all’acqua

Come vari video dimostrano, in confronto a tutti gli iPhone che lo hanno preceduto, il 6s è piuttosto resistente all’acqua: Apple è rimasta silente a riguardo, nessuna menzione sul sito né al keynote di lancio —, ma anche l’ispezione di iFixit ha rivelato nei componenti interni le misure adottate da Apple contro l’acqua:

The logic board brought a bigger surprise. Every cable connector on the board—from the battery and display, to the Lightning port and buttons—is surrounded by what appears to be a tiny silicone seal. Those little connectors are the most vulnerable bits of the device—quick to short out and corrode during unplanned aquatic excursions. Apple filed a patent for waterproof silicone seals on board-to-board connectors just this past March. It appears this is one patent they’ve rapidly put into production.

Normalmente un device viene reso impermeabile esternamente, sigillando le sue parti. Questa pratica però rende difficile qualsiasi riparazione successiva; Apple quindi — che potrebbe aver reso gli iPhone impermeabili anche in vista della quantità di device che fra un anno gli tornerà indietro, e dovrà immettere sul mercato dell’usato — lo ha reso impermeabile internamente, in particolare ha reso la scheda logica resistente all’acqua.

Scrive Wired:

Conventional wisdom leans on the brute-force method of coating a device’s case to keep the water out. “That’s what we were looking for,” says Suovanen. “We started looking at the case, the headphone jack, the Lightning port, to see if they did anything to keep water out.” Aside from a thin adhesive strip, though, nothing about the iPhone 6s exterior stood out as substantively different from the iPhone 6.

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Tormentati dai dati

Maciej Cegłowski ha recentemente tenuto due talk interessanti su privacy e Internet — su come le piattaforme che utilizziamo dispongono dei dati che gli regaliamo. Uno è ‘What happens next will amaze you‘, l’altro è Haunted by data (disponibile in video).

Invece di leggi stupide come quella dei cookie — che nulla fa né per proteggere la privacy delle persone, né per informare e consapevolizzare — Maciej propone dei diritti dell’utente sui propri dati:

There are a few guiding principles we should follow in any attempt at regulating the Internet.

The goal of our laws should be to reduce the number of irrevocable decisions we make, and enforce the same kind of natural forgetfulness that we enjoy offline. […]

Laws should apply to how data is stored, not how it’s collected. There are a thousand and one ways to collect data, but ultimately you either store it or you don’t. Regulating the database makes laws much harder to circumvent.

Leggi che regolino come i dati vengono e possono essere immagazzinati, invece di occuparsi di come questi vengono raccolti. Maciej propone:

  • Il diritto al download dei dati che si sono forniti alla piattaforma, in un formato elettronico usabile.
  • Il diritto a cancellare il proprio account e qualsiasi dato ad esso associato, in qualsiasi momento.
  • Limiti sulla raccolta di dati “in background”. Tutti quei dati non esplicitamente condivisi dall’utente ma raccolti in background — come: IP, posizione, ricerche recenti, pagine cliccate, etc. — dovrebbero essere conservati per un periodo limitato di tempo.
  • Il diritto di andare offline. Ogni device che si connette a Internet (anche una lampadina WiFi) dovrebbe poter andare offline.
  • Blocco dell’ad-tracking di terze parti. I siti dovrebbero poter fornire pubblicità solo sulla base di due principi: il contenuto della pagina stessa, e dati che il sito in questione — non un network terzo — ha sul visitatore.

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Apple ha bisogno di incentivare lo sviluppo di applicazioni per iPad

In parte, credo di avere abbandonato l’iPad perché non ci sono applicazioni particolarmente interessanti su iPad. La ragione di questa desolante situazione è che è molto difficile per uno sviluppatore indipendente trovare un modello di business sostenibile sull’App Store — vendere app e fare soldi, con tutti i limiti che Apple impone: inesistenza di trial, impossibilità di rilasciare aggiornamenti a pagamento, etc. Tutti problemi che si accentuano su iPad, dato che ci aspettiamo app più produttive e complesse.

Secondo Ben Thompson se la situazione non cambierà — se Apple non creerà una piattaforma sostenibile per gli sviluppatori — vendite e utilità dell’iPad Pro ne risentiranno:

Cook described the iPad as “A simple multi-touch piece of glass that instantly transforms into virtually anything that you want it to be”; the transformation of glass is what happens when you open an app. One moment your iPad is a music studio, the next a canvas, the next a spreadsheet, the next a game. The vast majority of these apps, though, are made by 3rd-party developers, which means, by extension, 3rd-party developers are even more important to the success of the iPad than Apple is: Apple provides the glass, developers provide the experience.

That, then, means that Cook’s conclusion that Apple could best improve the iPad by making a new product isn’t quite right: Apple could best improve the iPad by making it a better platform for developers. Specifically, being a great platform for developers is about more than having a well-developed SDK, or an App Store: what is most important is ensuring that said developers have access to sustainable business models that justify building the sort of complicated apps that transform the iPad’s glass into something indispensable.

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‘Le macchine che si guidano da sole sono inevitabili’

Mat Honan:

There’s a lot of skepticism about self-driving cars. About how successful they’ll be, about whether people will really want to use them, about whether they’re safe. But this is what you should know about autonomous vehicles: They are coming. Inevitably. Inexorably. Coming. […]

Cars are giant, inefficient, planet-and-people-killing death machines. Self-driving cars — especially if they are operated as fleets and you only use one when you need it, summoning it Uber-style — would mean we could have fewer vehicles per person, less traffic congestion, less pollution, far fewer vehicles produced per year (thus lowering the environmental impact of production), and, best of all, safer streets. The blind, people with epilepsy, quadriplegics, and all manner of others who today have difficulty ferrying themselves around as they go through the mundanities of an average day will be liberated. Eliminating the automobile’s need for a human pilot will be a positive thing for society.

So go fuck a tailpipe if you love cars so much. Your love for cars doesn’t supersede the lives of 1.2 million people who die in automobile accidents every year. It’s not more important than the energy savings we’ll get from not manufacturing 60 million or so vehicles every year that spend most of their time idle. Turned off. Parked.

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Il triste stato di JavaScript su Android

Jeff Atwood, lo sviluppatore di Discourse1:

It seems the Android manufacturers are more interested in slapping n slow CPU cores on a die than they are in producing very fast CPU cores. And this is quite punishing when it comes to JavaScript.

This is becoming more and more of a systemic problem in the Android ecosystem, one that will not go away in the next few years, and it may affect the future of Discourse, since we bet heavily on near-desktop JavaScript performance on mobile devices. That is clearly happening on iOS but it is quite disastrously the opposite on Android.

Chrome su desktop però mostra performance pari se non migliori di Safari. La ragione risiede piuttosto in Android, nel processore: il migliore device Android in circolazione ha una performance peggiore dell’iPhone 5.

Notava John Gruber, nella sua recensione dell’iPhone 6S:

Take a look at Geekbench’s aggregate results for Android devices. In terms of single-core performance, there isn’t a single Android phone that beats the two-year-old iPhone 5S. Android devices fare better in multi-core benchmarks, because they have more cores (some have eight, many have four — the iPhones 6S still have only two cores), but single-core performance is a better measure for the sort of things you can feel while using a device. Apple is literally years ahead of the industry.

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L’usabilità del flat design

Nielsen Norman Group:

Early pseudo3D GUIs and Steve-Jobs-esque skeuomorphism often produced heavy, clunky interfaces.Scaling back from those excesses is good for usability. But removing visual distinctions to produce fully flat designs with no signifiers can be an equally bad extreme. Flat 2.0 provides an opportunity for compromise—visual simplicity without sacrificing signifiers.

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Libri di carta e di bit

Un anno fa Mantellini se ne è uscito con un libro, di carta, dopo anni passati a pubblicare quotidianamente sul proprio blog personale (il libro è bello, si chiama “La vista da qui“, e parla dello stato di internet in Italia).

Su Le Macchine Volanti ha riflettuto sulla differenza fra scrivere per la carta e per il web:

Ho scritto milioni di parole in quesi anni, mai però mi era stato chiesto di uscire dal comodo formato della scrittura istantanea: opinioni e punti di vista assemblati nel giro di qualche giorno a commento del presente. Organizzare un libro di carta mi ha costretto ad immaginarne l’architettura: un inizio, una serie di capitoli, argomenti da scartare ed altri da comprendere, conclusioni da trarre. A differenza delle molte parole che riversiamo su Internet un libro pretende una sua geografia. Ti obbliga ad immaginarne il senso complessivo di una architettura complessa, a dosare gli ingredienti e le parole. […]

Molta della scrittura digitale, nei post di un blog, o nei commenti sui social network, è scrittura militante. Racconta l’impellenza di esprimere un punto di vista: mai in passato ci era capitato di farlo con tanta rapidità. La scrittura militante, anche quella superficiale e stupida di un commento oltraggioso ad un politico su Facebook ha sempre al suo interno una traccia positiva, rappresenta – se non altro – l’azione preferita all’immobilità. Una piccola trascurabile e in qualche caso magari anche imbarazzante discesa in campo.

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Come rimuovere le sezione delle notizie da Spotlight

Spotlight è (in teoria) diventato più intelligente con iOS 9. Dovrebbe contenere dei risultati proattivi, suggerirmi applicazioni e contatti per me rilevanti al momento in cui ne faccio uso. Ottimo, uh? Non fosse che, oltre a cose utili, qualcuno a Apple ha deciso che nei risultati di ricerca di ogni singola ricerca ci sia anche spazio per delle notizie; un paio di titoli e anteprime. La metà inferiore dello schermo è solitamente occupata da headline di quotidiani, suggerimenti di articoli che dovrebbero essere a me rilevanti ma in realtà mi annoiano e basta — sto per fare una ricerca, che c’entrano?

Probabilmente avete provato a disattivarli. Probabilmente, siete andati in:

Impostazioni > Generali > Spotlight Search

E avete creduto di esservene liberati disattivando News fra le innumerevoli opzioni, no? Senza alcun risultato, invece, purtroppo :(

Be’, non disperate. In realtà quelle notizie si possono rimuovere, ma da disattivare non è News. Apple ha deciso di chiamarle con il meno ovvio, opaco, “Spotlight Suggestions”. Disattivando queste ultime le notizie se ne vanno.

Lo spazio è liberato, gioiamo assieme.

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La nuova informativa sulla privacy di Apple

Apple ha aggiornato la privacy policy, sul proprio sito. Per la prima volta è chiara e leggibile, non completamente in legalese.

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Dropbox è ancora rilevante?

Ultimamente Dropbox viene frequentemente criticato — oltre a basarsi su un modello di business poco redditizio (lo storage è quasi gratuito, e venderlo non rende), il servizio offre una soluzione a un problema che non sussiste più (la gestione dei file), ritrovandosi a competere con iCloud, Google Drive e simili — alternative che per la maggior parte degli utenti sono sufficientemente buone. E nonostante tutto ciò, Dropbox ha una valutazione che raggiunge i 10 miliardi di dollari.

Il problema principale di Dropbox, tuttavia, è se serva ancora oppure sia diventato una mera funzione del sistema operativo (come disse Steve Jobs). Da quando i file e il file system sono diventati meno centrali, Dropbox ha tentato di reinventarsi come hub collaborativo; strumento per condividere file e collaborare con i propri colleghi. Ma, sottolinea Casey Newton su The Verge, sincronizzare i file continua a essere il suo core, ciò in cui eccelle (mentre nella collaborazione lascia a desiderare, a confronto di Google Drive) — e ciò in cui eccelle sta velocemente diventando irrilevante:

But after years of investment and exploration, syncing files is still the only thing Dropbox does well. Steve Jobs knew this: he famously told Houston (while trying to acquire it) that his company was “a feature and not a product.” As Dropbox rocketed to 400 million users, Jobs’ viewpoint was easy to dismiss. But as its rivals caught up, and Dropbox began casting about for its next act, Jobs has come to look more prescient. Dropbox’s consumer products are losing their luster, and their business products lag well behind their competitors.

Dropbox potrebbe perire non perché arriverà qualcuno con un sistema per sincronizzare i file migliore del loro, ma semplicemente perché agli utenti (e alle aziende, di maggiore interesse a Dropbox) non interessa più questo tipo di prodotto. In un’analisi piuttosto illuminante, Benedict Evans (parlando di Office, e più in generale dei “file”) notava come il pericolo principale, per prodotti come Office, non sia tanto un Office migliore di quello di Microsoft, ma un prodotto che introduca un nuovo modo di fare le cose:

Hence today, in a thousand companies, a thousand execs will pull data from internal systems into Excel, make charts, put the charts into PowerPoint, write some bullets and email the PowerPoint to a dozen other people. What kills that task is not better or cheaper (or worse and free) spreadsheet or presentation software, but a completely different way to address the same underlying need – a different mechanism.

That Powerpoint file could be replaced by a web app for making slides that lets two people work on it at once. But it should be replaced by a SaaS dashboard with realtime data, alerts for unexpected changes and a chat channel or Slack integration. PowerPoint gets killed by things that aren’t presentations at all. The business need is met, but the mechanism changes. You can see some of these use cases in the suggestions in the ‘File/New’ menu. Each of these is a smartphone app or a web service – the unbundling of productivity apps. And none of these have to be ‘spreadsheets’.

PowerPoint gets killed by things that aren’t presentations at all.” Nel caso di Office (e dei file: Dropbox), uno di questi nuovi modi di fare le cose è Slack — utilizzato sia come sistema per collaborare sui file (ciò che Dropbox vorrebbe essere), che per andare a ritrovarli mesi dopo. I file non più organizzati per cartelle, ma inseriti all’interno dello stream della conversazione, con tutto il contesto disponibile. Scrive Evans, in un altro articolo sull’argomento:

Slack is a person-to-person messaging platform that’s more than messaging – through third-party integrations, it acts as a common aggregation layer for every other system in an enterprise. All the messages, updates and notifications from the dozens of other systems in a company can be inserted into the relevant team or project chat channels, and then be scanned through or searched later on. Slack is effectively a networked file manager, but instead of folders full of Photoshop, Word or Excel files you have links to Google Docs, SAP or Salesforce, all surrounded by the relevant context and team conversation.

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Gli Instant Articles di Facebook si basano su RSS

Dave Winer:

To publishers and bloggers — this is a big deal because it means that the same feeds you generate to post stories to Facebook can be used for other sites. It’s a very strong statement. No publishing silos. Let news flow where it wants to. And let competitors arise who may do more interesting and useful things with news than the big companies can.

Questa è un’ottima notizia, che rende gli Instant Articles molto più appetibili. Invece di costringere editori e blogger a rinunciare ai loro contenuti, gli Instant Articles utilizzano un feed rss per mostrare quello che, in sostanza, appartiene altrove.

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Se vi interessano i video, comprate il Plus

Video

Se vi interessano i video, comprate il Plus

Come il suo predecessore, l’iPhone 6s Plus offre stabilizzazione ottica dell’immagine — una feature di cui l’iPhone 6s (non Plus) non può vantare. Al contrario del suo predecessore, però, questa funziona anche con i video.

La differenza, come mostra il filmato in apertura, è drammatica.

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Quanto è veloce Touch ID sui nuovi iPhone?

Il nuovo Touch ID, che Apple dice essere 2x più veloce del sensore precedente, è davvero veloce. Sono abituato a schiacciare il bottone Home per dare uno sguardo alle notifiche e all’orario ma sui nuovi iPhone 6s, scrive Gruber, quella pressione rapida e veloce é sufficiente a autenticare e sbloccare l’iPhone:

Apple is billing the new Touch ID sensor as “up to 2× faster”. They’re underselling it. It’s so fast now that every single time I press it, it unlocks the phone, no matter how brief the contact is between my finger and the sensor. I can sit here and try to use the home button to get to the lock screen, and I can’t unless I purposefully only touch a small portion of the button or use an unregistered finger. It’s that fast. This actually takes some getting used it, if, like me, you sometimes use the home button just to get to the lock screen to check the date or time. With the new Touch ID sensor, the home button instantly unlocks the phone and I need to use the sleep/wake button to get to the lock screen.

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Come utilizziamo i nostri “telefoni”

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Come utilizziamo i nostri “telefoni”

Un grafico dall’ultimo State of the Net di Akamai mostra quanto è aumentato negli ultimi anni il traffico dati su rete mobile (via Quartz).

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Il nuovo Pebble, rotondo

Pebble ha fatto uno smartwatch rotondo, che venderà a $249. È (secondo me) piuttosto bello, sia per hardware che OS.

Lo considererei, come alternativa economica e un po’ dumb all’Apple Watch. Il problema principale del Pebble — che ho riscontrato frequentemente — è legato alla compatibilità con Apple: mentre l’Apple Watch può comunicare con l’iPhone senza problemi, Pebble può svolgere un numero limitato di cose (per via dei limiti imposti da Apple su iOS).

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La parabola del tablet e della calcolatrice

Amazon ha recentemente abbassato il prezzo del proprio tablet, il Fire, a $50:

It’s not going to win any awards, and next to the iPad Air 2 or 10-inch Kindle HD, it’s still essentially a brick. A brick, though, that costs literally one-tenth the price. Even less, if you buy it in a six-pack, which you can, because we’ve gotten to the point where good-enough tablets can be bought and sold like Miller Lite.

Wired ci scherza sopra comparando il Fire a una calcolatrice che costa più del Fire. Io posso dire questo: ho avuto un Fire in giro per la casa, ed ha sempre funzionato malissimo. È solamente un gateway per acquistare su Amazon.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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