Everyday — come si evolve il tuo volto

Applicazione

Everyday — come si evolve il tuo volto

Hanno aggiornato Everyday (gratuita, per iPhone), applicazione per scattarsi una foto al giorno per così ricavarci (dopo mesi, o anni) un time-lapse di sé stessi (esempio).

Everyday esiste dal 2011 (con vari buchi — anche ampi — la uso da allora), più o meno sotto lo stesso aspetto e forma. Improvvisamente oggi l’hanno aggiornata: non è cambiata molto, a parte UI più bellina, e se non per la possibilità di gestire più timeline. Quest’ultima è forse l’aggiunta più rilevante, che si attiva con acquisto in-app a €1,99 — una volta attiva, Everyday potrà gestire gallerie fotografiche multiple, e creare per ciascuna un time-lapse.

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Notizie da altri luoghi, e segnalazioni rapide.

Mosaic. Baron Fig, che fa dei notebook cartacei, ha fatto un'app su cui prendere appunti che permette di ri-organizzare le proprie idee molto facilmente, spostando paragrafi qua e la. L'idea è che sia complementare alla componente cartacea, piuttosto di sostituirla.

Why not Google?. «Google is always creepy, entitled, and overreaching, and sometimes oblivious.»

An interview with a Google Street View driver. Un'intervista a un'autista di Street View.

The Future Is A Confidence Trick. Warren Ellis sulle previsioni del futuro.

Mobile Isn’t Killing the Desktop Internet. «According to Mr. Haile, mobile devices are actually “unlocking” new Web time in the morning and the evening, while desktop traffic remains dominant during weekdays.»

The Web of Alexandria. «We, as a species, are currently putting together a universal repository of knowledge and ideas, unprecedented in scope and scale. Which information-handling technology should we model it on? The one that's worked for 4 billion years and is responsible for our existence? Or the one that's led to the greatest intellectual tragedies in history?»

Web vs. native: let’s concede defeat. «I feel we’ve gone too far in emulating native apps. Conceding defeat will force us to rethink the web’s purpose and unique strengths — and that’s long overdue.»

⌘ + ⇧ + 4: una guida agli screenshot su Mac

cmd (⌘) + shift (⇧) + 4 equivale a uno screenshot, su Mac. Quello che non sapevo (e che ho scoperto grazie a un ottimo post di Useful Mac) è che il Mac offre ulteriori opzioni per controllare la dimensione e posizione della sezione da fotografare. Tutto quello che bisogna fare è, dopo la sequenza per scattare uno screenshot (⌘ + ⇧ + 4, appunto), premere un altro fra i seguenti tasti:

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Cosa resta di Kodak

Video

Cosa resta di Kodak

Video (più articolo) del New York Times sullo stato di Kodak, piuttosto triste seppur in cantiere (dicono) abbiano idee e progetti che potrebbero risollevarla — come un nuovo tipo di schermo, flessibile.

Al momento, però, sopravvivono grazie ai brevetti (solo nel 2013 ne hanno venduti 1.100 a 12 aziende, fra cui Apple, per $527 milioni) e dei 200 edifici di una volta 80 sono stati demoliti, mentre 59 sono subaffittati ad aziende esterne — in uno ci producono (e confezionano) passata di pomodoro, come si vede nel video.

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FeedPress

È da più di un anno che gestisco il feed rss di questo blog con FeedPress e non potrei che esserne più soddisfatto. FeedPress offre ottime statistiche (che senza farmene nulla — come sempre con questi dati — mi diverto a guardare) sul numero di abbonati al feed, sui feed reader utilizzati dai lettori e sulla lettura e apertura di ogni singolo articolo. L’interfaccia per la gestione è piacevole e facile da navigare, sicuramente superiore a quella del morente Feedburner (dal quale si possono importare i feed).

Non è gratuito, ma è anche l’unica alternativa valida a Feedburner.

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Pulizie

Ho sistemato il tema, almeno suppongo.

È più grigio.

Ho cambiato lo stile dei commenti — più leggibili.

Il rimando a post precedente e successivo alla fine di ogni articolo è meno enorme, perché mi aveva stufato.

Il linklog in homepage si vede meglio da mobile.

Il font dei titoli è museo sans, in ogni situazione. Prima no, e faceva casino.

C’erano degli errori, non ci sono più.

La membership include l’accesso a un linklog “extra”: i link sono corredati di commento (lo stesso che poi va a finire nella newsletter, ma in anteprima).

Ho dato più visibilità ai tag a fine di ogni articolo (ho anche iniziato a inserirli meticolosamente in ogni articolo nuovo).

(Effetto collaterale: a volte un tag porta a un articolo di cinque o più anni fa che leggerlo è una pena. Prima era più difficile trovarli. Non andate a trovarli.)

Ho tolto l’header con la scritta grande dall’homepage perché era troppo grande. Però così è sparito anche il menù con categorie — che in qualche modo e in qualche forma dovrà tornare.

(Tutti questi cambiamenti comunque sono online da un paio di settimane.)

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

La traduzione italiana di ‘Becoming Steve Jobs’ uscirà il 7 Aprile

La traduzione in italiano di Becoming Steve Jobs si intitolerà Steve Jobs Confidencial, uscirà il 7 Aprile ed è già preordinabile su Amazon. Becoming Steve Jobs è una nuova biografia su Steve Jobs che sembra promettere bene e che, forse, potrebbe riuscire a risollevarci dalla delusione di quella originale.

FastCompany ne ha pubblicati diversi estratti, durante la settimana. Ne segnalo due: quello in cui si parla di uno Steve Jobs più empatico (rispetto a quanto la narrazione comune racconti), e “The Evolution of Steve Jobs“:

Steve was always changing. Thinking of him this way casts him in a very different light from the more common view of him as a stubborn force of nature. It reframes what those of us fascinated by and engaged in business can draw from his example. If you search for “Steve Jobs” books on Amazon, you’ll find that most carry such titles as Steve Jobs: Ten Lessons in Leadership or The 66 Secrets of Steve Jobs: The Most Complete Step-by-Step Guide Ever Written on Becoming the Next Steve Jobs. Book publishers clearly believe that readers are dying to mimic a magical “Steve Jobs Recipe for Success.” (One possible exception: Steve Jobs Returns With His Secrets, which is, according to its jacket copy, a “spiritual interview with Steve Jobs, conducted just three months after his death.”)

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La migliore interfaccia è l’assenza di interfaccia

The Verge ha pubblicato un estratto di The Best Interface Is No Interface, un libro sulla nostra ossessione per interfacce e schermi. “There’s an app for that”, ma non significa che un’app sia la via più semplice per risolvere le cose, anzi — a volte un’interfaccia è una complicazione aggiuntiva, che aggiungiamo solo per ossessione:

Avoiding a digital interface means you don’t waste time learning, troubleshooting, and using a screen you don’t need to be using anyway. That’s good design thinking, especially when designing around common tasks.

È in reading list.

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Il futuro delle macchine che si guidano da sole, secondo Elon Musk

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Il futuro delle macchine che si guidano da sole, secondo Elon Musk

Una conversazione recente fra il CEO di NVIDIA e Elon Musk.

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I 10 anni di Melamorsicata

Oggi Melamorsicata compie dieci anni. Sono dieci anni che Kiro — che seguo (e apprezzo) da allora — ci scrive tutti i giorni, con una media di 6 articoli al giorno (si è affaticato non poco!):

A 10 anni di distanza da quel giorno sono ancora qua. Con la differenza di oltre 21.200 articoli scritti sull’argomento. Una palestra quotidiana che non si è fermata mai. Non c’è stata febbre, festa, laurea, Natale, vacanza estiva che mi abbi fermato. Ogni giorno, tutti i giorni degli ultimi 10 anni, è apparso almeno un articolo al giorno sull’argomento.

Non che sia andata sempre tutto bene. L’inesperienza dei primi tempi e la fretta di raccontare mi hanno spinto a non fare sempre un buon lavoro. Ma la voglia c’era sempre ed è cresciuta nel tempo. […]

Ho iniziato questo blog perché volevo costruirne uno che a me sarebbe piaciuto leggere. Non sono mai riuscito a convincermi a pianificare una strategia ben precisa e attenermi a quella. Ho sempre dato voce solo alla passione. Questo mi ha portato dove sono ora. Qui, forse da nessuna parte, forse più in alto di quanto meritassi.

A pensare che, fra non molto, questo blog avrà dieci anni a sua volta un po’ mi inquieto.

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Come Alan Adler inventò la AeroPress

Steven Levy ha intervistato Alan Adler, l’inventore della AeroPress, oggetto venerabile che produce caffè venerabile.

How did you start?
I began just by tasting the coffee, and I found that 175 degree water made the best-tasting coffee with a pour over, which is well below boiling. But I was troubled by the fact that the drip-through took about four or five minutes. I believe that if lower temperature makes the coffee sweeter, a shorter time will as well. I tried pushing with various instruments down on this slurry of coffee in the cone, and it did absolutely nothing. Pressing on it didn’t shorten the time at all. I realized that I had to contain it somehow in an airtight chamber so I could apply pressure to shorten the time. So I drew a sketch and I made something in my shop. And it just tasted delicious. It tasted so much less bitter than regular drip coffee.

I love that the AeroPress is self-cleaning. Was that a design goal from the beginning?
Total good luck. It was what I call serendipity.

What is the most common mistake people make with the AeroPress?
They press too hard. I tell people to press gently and it shortens the wet time to press gently because it doesn’t compress the puck. And the shorter wet time makes a sweeter cup.

(Tre fa scrissi una recensione della AeroPress: da allora la uso praticamente tutti i giorni.)

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La nuova dittatura delle ricevute di lettura

Fra le cose più stupide che sono successe negli ultimi anni io ci metto le ricevute di lettura. Mentre prima erano un’opzione, oggi vengono inflitte senza possibilità di opt-out su Facebook e simili. Sarebbe bello (se non altro) se fosse possibile abilitarle solo per certi contatti, e soprattutto sarebbe giusto che la scelta — di abilitarle o meno — ricadesse su me. Invece nel caso di iMessage sono abilitate o per nessuno o per tutti, e nel caso di Facebook la scelta nemmeno esiste.

Capisco l’intenzione, buona (Es. “Ricordati il latte” non ha bisogno di una risposta, ma solo di una lettura), ma sono diventate uno strumento per spingere le persone a sentirsi in difetto se non rispondono entro pochi minuti dalla lettura, e servono solamente a soddisfare l’ego del mittente. Credo sia anche per questo che abbiamo finito con l’accettarle: non ci piacciono da destinatari, ma nella posizione di mittente ci tornano comode, ansiosi come siamo che tutti rispondano quanto prima.

Eppure, il fatto che io abbia avuto modo e tempo di leggere un messaggio non significa che debba anche occuparmi della risposta ora, non significa che debba interrompere ulteriormente la mia attività (qualsiasi essa sia, anche stessi solamente fissando il soffitto da ore) per rispondere. Invece, con le ricevute di lettura, tutti si aspettano che tutti siano sempre connessi. È come essere in chat, e avere il proprio stato su online alla mercé di tutti. La linea di ragionamento è questa: X ha visto il messaggio? E allora è davanti a un computer, o ha uno smartphone/tablet con sè, e deve e può rispondermi.

Le ricevute di lettura, come scrive Garret Murray, eliminano la distinzione fra offline e online facendo credere all’interlocutore che tutti siano immediatamente disponibili e sempre connessi:

Sending read receipts completely removes the feeling of being offline. When you don’t send receipts, people can send you as many messages as they’d like but until (if ever) you respond they have no idea if you received the message at all and they can make the safe assumption you might be unavailable at the moment. I like this. I miss this. With read receipts enabled, you’re always online. People know the minute you glance at their message. Sometimes I’m in the middle of feeding my kids but I glance at the phone. Now for the next hour this person knows I’ve read but haven’t responded. Why do I need this stress?

È una situazione davvero stressante, e siccome oramai sono inflitte senza scelta è necessaria una serie di accorgimenti non sempre efficaci per evitare di inviarne una. Apro iMessage con la paura che questo invii una ricevuta di lettura (aprendosi in automatico su una conversazione), sblocco l’iPhone stando attento a non scorrere sopra una notifica, visito Facebook ignorando le icone rosse che segnalano messaggi — perché oramai non mi è più possibile leggerli senza dover rispondere pochi attimi dopo. Un po’ come succede a Garret, dalla lettura di un messaggio parte nella mia mente una specie di cronometro — più passa il tempo più mi sento in difetto, più la persona dall’altra parte probabilmente si sente in diritto di ricevere una risposta quanto prima.

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CSS Sans

Un font sans-serif in CSS. Ogni lettera è un div con una class corrispondente alla lettera da rappresentare. Se l’approccio è terribile dal punto di vista dell’accessibilità, permette però di animare le varie parti di una lettera, o colorarle in maniera differente, o applicarvi qualsiasi animazione CSS vogliate.

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Medium introduce i domini personalizzati

Medium permetterà di impostare un nome di dominio personalizzato alle pubblicazioni (psss, qui c’è Bicycle Mind), che potranno così risiedere al di fuori di medium.com. Significa che volendo un autore potrebbe adottare Medium — editor, interfaccia, tipografia e parte social — mantenendo un minimo di identità e indipendenza (non grafica, ovviamente). Per ora l’opzione è in beta e limitata a poche (selezionate) pubblicazioni, ma di fatto risolve molti dei problemi che avevo con il sito.

Scrissi dell’importanza di avere un sito internet personale in un articolo di quasi quattro anni fa:

I servizi web cambiano, muoiono, ne nascono di nuovi e quelli vecchi spariscono. Aprirsi una pagina su Facebook, o avere un proprio Tumblr, non basta: cosa succederà quando Facebook smetterà di essere il social network per eccellenza e Tumblr verrà soppiantato da un concorrente? Semplice: perderete in un colpo tutti i lettori accumulati con fatica nel tempo.

Ecco perché occorre un posto che voi possiate essere certi durerà nel tempo, un posto vostro. Un posto non legato a logiche di mercato, di successo, ma legato a voi che non chiuderà dopo due anni perché non ha abbastanza utenti per sopravvivere.

Un posto che duri nel tempo, invece che gettare contenuti qua e là con la certezza che in futuro spariranno. Medium può essere il posto cool su cui scrivere oggi, ma non lo sarà per sempre e a un certo punto (se le cose vanno come sono sempre andate) la gente si sposterà su un’altra piattaforma.

È intelligente pensare un minimo al futuro (e spingere verso un web meno effimero), non solamente guardare al vantaggio che una piattaforma offre dal punto di vista della distribuzione e promozione oggi.

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In migliaia si sono già iscritti a ResearchKit

Bloomberg:

Stanford University researchers were stunned when they awoke Tuesday to find that 11,000 people had signed up for a cardiovascular study using Apple Inc.’s ResearchKit, less than 24 hours after the iPhone tool was introduced.

“To get 10,000 people enrolled in a medical study normally, it would take a year and 50 medical centers around the country,” said Alan Yeung, medical director of Stanford Cardiovascular Health. “That’s the power of the phone.”

Abbastanza fantastico, no?

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Più impressioni d’uso, meno specifiche tecniche

Neil Cybart:

The goal in product reviews is to recognize that viewers have an endless amount of information and resources at their disposal and are merely looking for things that can’t be learned from visiting websites, namely emotion and real-world experiences.

Le specifiche tecniche sono l’ultima cosa che mi interessa leggere in una recensione. Questo perché una recensione dovrebbe dirmi qualcosa che già non so sul prodotto, mostrarmi degli scenari d’uso e delle impressioni sul funzionamento, non elencarmi le componenti interne — copiate e incollate da altrove. Per quella roba, noiosa, che non mi dice nulla sul l’effettiva bontà di un prodotto, non mi serve la tua recensione: mi basta andare sul sito di Apple.

Su questa cosa insisto da anni (e Apple a sua volta insiste, incentrando i keynote sull’esperienza d’uso); con l’Apple Watch — che sposta su un lato ancora più personale i discorsi attorno alla tecnologia — sono convinto che un blog/sito di news che affronta le notizie in quel modo (limitandosi a dirmi che l’iPhone nuovo è più veloce di quello vecchio, o che il nuovo MacBook è più sottile) sia spacciato.

Non c’è alcuna aggiunta, nessuna informazione in più rispetto alla tabella delle specifiche tecniche che trovo ovunque in rete.

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Cosa si può fare con un ‘force click’ ad oggi

Il trackpad Force Touch dei nuovi MacBook è più sensibile “al tocco”, essendo capace di rilevare il grado di pressione di un click. Ciò permette di associare ad un click con intensità maggiore (force click) un’azione specifica, diversa a seconda dell’applicazione.

Questi sono alcuni degli usi documentati da Apple:

  • Look Up. Un force click sopra una parola permette di visualizzare la definizione della stessa.
  • Contatti. Force click su un indirizzo per vederne la mappa.
  • Eventi. Sopra date e eventi per aggiungerli al calendario.
  • Anteprima dei link. Sopra i link nei messaggi e nelle email per vedere un’anteprima della pagina web.
  • Numeri di spedizione. Sopra i numeri di spedizione (nei messaggi e nelle email) per vederne lo stato e i dettagli.
  • Icona di un file. Apre Quick Look.
  • Nome di un file. Permette di cambiarlo.
  • QuickTime. Una pressione maggiore durante rewind/forward comporta una velocità maggiore.

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Ulysses per iPad

È arrivato oggi, assieme alla versione 2.0 di quello per Mac. Sembra bellissimo, e proprio ciò di cui avevo bisogno per organizzare bozze, appunti e quant’altro.

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La tastiera (e il trackpad) dei nuovi MacBook

Jason Snell l’ha trovata simile a quella virtuale degli iPad, con i tasti che richiedono zero pressione per registrare l’input:

Using the keyboard for a few minutes did make me realize that my current typing style, honed over years using Apple’s current keyboard designs, includes a lot of force (and even a flourish after my fingertip initially strikes a key) in every stroke. With the MacBook keyboard, all I needed was to tap the key—no extra flourish or force—for the keystroke to register. It actually felt like a cross between typing on my MacBook Air’s keyboard and typing on an iPad screen. If I can unlearn my keystroke muscle memory, I might come to accept it. But it’s definitely going to take some adaptation.

Da notare come le lettere dei tasti della tastiera siano ora in San Francisco (lo stesso font dell’Apple Watch):

MacBook Keyboard

Mentre sempre riguardo la pressione, il nuovo trackpad può registrarla. Non essendo il click più meccanico, può ora essere controllato via software. Nel caso di QuickTime, pigiando forte su indietro (nel filmato) la velocità aumenta, mentre allentando la pressione il filmato si “riavvolge” più lentamente.

Apple’s new Force Click gesture—also known as clicking with more force—is an addition to the gestural toolbox of Mac laptop users. The Force Click isn’t a control-click, it’s a new thing that, at least for now, does things like bring up dictionary definitions in Safari and using Apple’s Data Detectors technology to bring up contextual information in other apps. A Force Click on a file in the Finder kicks off a Quick Look. Again, developers will have to figure out how to support this gesture, but it could bring an added dimension to trackpad-based interfaces.

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Wikipedia ha fatto causa alla NSA

Jimmy Wales sul New York Times:

The N.S.A. intercepts and searches virtually all of the international text-based traffic that flows across the Internet “backbone” inside the United States. This is the network of fiber-optic cables and junctions that connect Wikipedia with its global community of readers and editors. As a result, whenever someone overseas views or edits a Wikipedia page, it’s likely that the N.S.A. is tracking that activity. […]

Questa situazione potrebbe dissuadere molti utenti nel collaborare a Wikipedia, sapendo — nel caso di voci controverse — che qualcuno li sta spiando:

During the 2011 Arab uprisings, Wikipedia users collaborated to create articles that helped educate the world about what was happening. Continuing cooperation between American and Egyptian intelligence services is well established; the director of Egypt’s main spy agency under President Abdel Fattah el-Sisi boasted in 2013 that he was “in constant contact” with the Central Intelligence Agency.

So imagine, now, a Wikipedia user in Egypt who wants to edit a page about government opposition or discuss it with fellow editors. If that user knows the N.S.A. is routinely combing through her contributions to Wikipedia, and possibly sharing information with her government, she will surely be less likely to add her knowledge or have that conversation, for fear of reprisal.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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