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30 anni

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I 30 anni del Macintosh, visti da dentro.

The Macintosh Story

VIDEO: The Macintosh Story

Un documentario sulla nascita del Macintosh, girato da Apple stessa nel 1983. Sopra la prima parte, qua trovate la seconda (con Bill Gates e Steve).

Il Mac è qui per restare

Jason Snell ha intervistato per Macworld Phil Schiller, Craig Federighi e Bud Tribble. Tutti sembrano essere d’accordo su una cosa: il Mac continua ad avere un ruolo importante all’interno di Apple, integrandosi con — e completando — l’iPhone e l’iPad.

“To say [OS X and iOS] should be the same, independent of their purpose? Let’s just converge, for the sake of convergence? [It’s] absolutely a nongoal,” Federighi said. “You don’t want to say the Mac became less good at being a Mac because someone tried to turn it into iOS.”

I 30 anni del Macintosh

Il sito che Apple ha messo in piedi per celebrare i 30 anni del Macintosh, con una timeline dei principali Mac e per ciascuno storie sull’uso che gli utenti ne hanno fatto.

Il mio primo è stato un PowerBook G4.

Moment: lenti esterne per iPhone

È un progetto in cerca di fondi su Kickstarter, che si propone di creare degli obiettivi per iPhone che siano migliori di quelli attualmente in commercio, e portino un vantaggio significativo nell’utilizzarli.

A giudicare dal video sul loro sito, promettono bene.

Come potrebbe essere l’iWatch

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Il bellissimo concept di Todd Hamilton, che immagina come potrebbe essere l’ipotetico smartwatch di Apple. Negli anni prima del lancio dell’iPhone circolavano diversi concept di un possibile PDA/smartphone di Apple, e la cosa più sorprendente una volta che l’iPhone arrivò fu come questo li avesse superati tutti — anche quelli che sembravano troppo futuristici — per funzioni e innovazione.

Quindi anche se questo concept sembra “troppo bello per essere vero”, se Apple un giorno decidesse di creare uno smartwatch non mi aspetterei nulla di meno.

MEH

Corriere:

Siamo l’unico Paese dove i telefoni Windows si piazzano davanti a quelli con iOS.

Copia su Mac, incolla su iOS

APP: Copia su Mac, incolla su iOS

Command–C e Scribe sono due applicazioni che permettono di fare copia e incolla fra Mac e iOS. Nel senso che un testo può essere copiato dal Mac e ricevuto su iOS.

Preferisco la seconda perché sfrutta il bluetooth, mentre la prima utilizza il WiFi1. Inoltre con Scribe i due device non devono essere connessi alla stessa rete ma semplicemente trovarsi nel raggio d’azione del bluetooth, mentre con Command–C iPhone e Mac devono ovviamente condividere la stessa rete WiFi.

  1.  Di conseguenza, affinché funzioni la rete deve avere multicast attivo, e nel 50% dei contesti in cui mi trovo — università, ad esempio — non è così.

Essere una donna su Internet

Amanda Hess racconta cosa succede a «una donna con una connessione alla rete», in “Why Women Aren’t Welcome on the Internet“:

In 2006, researchers from the University of Maryland set up a bunch of fake online accounts and then dispatched them into chat rooms. Accounts with feminine usernames incurred an average of 100 sexually explicit or threatening messages a day. Masculine names received 3.7. [...] The Internet is a global network, but when you pick up the phone to report an online threat, whether you are in London or Palm Springs, you end up face-to-face with a cop who patrols a comparatively puny jurisdiction.

Contro le cose lunghe

James Bennet:

When you don’t have to print words on pages and then bundle the pages together and stick postage stamps on the result, you slip some of the constraints that have enforced excellence (and provided polite excuses for editors to trim fat) since Johannes Gutenberg began printing books. You no longer have to make that agonizing choice of the best example from among three or four—you can freely use them all. More adjectives? Why not?

Più che contro il “longform journalism“, quello di James Bennet è un articolo contro il termine longform: perché pone l’enfasi sulla lunghezza del pezzo, invece che sulla profondità dello stesso. Conta quello, non il numero di parole1. Articoli chilometrici pieni di ridondanze, esempi e dettagli futili non appartengono al longform journalism, nonostante adottare tale terminologia possa far credere che sia così.

  1. Lo stesso si potrebbe dire dei podcast

The Pattern Library

Una meravigliosa raccolta di pattern, da utilizzare liberamente.

Intervista all’inventore della Aeropress

Con alcune piccole istruzioni su come utilizzarla al meglio che io normalmente non seguo:

The idea of pouring water into the brewed concentrate makes peoples shiver in fear. They think somehow that they are going to wreck it, and so they do things like, push water through the same bed of grounds. A typical user will put in a scoop of coffee and then fill the AeroPress with water to the very top and push it through as opposed to what we say, which is just fill to the number one, and push that through, and then add water afterward.

It’s a little like the temperature thing, most people have never tried that, and it tastes better. The reason it tastes better is you’re not forcing a lot of water through the same grounds and extracting more bitterness.

(“Cos’è la Aeropress“)

JUMP: un cavo e una batteria d’emergenza per ricaricare l’iPhone

JUMP è un cavo per ricaricare l’iPhone, e anche una batteria esterna. Una volta che l’iPhone raggiunge il 100% della carica, JUMP inizia a ricaricare se stesso in modo da poter funzionare come batteria d’emergenza (può fornire il 30% della carica totale).

Cerca fondi su Kickstarter, e viene venduto a $40. È bello perché può sostituire il costoso e friabile cavo di Apple, e perché è molto compatto.

Emoji nel mondo reale

Un tumblr geniale.

Le inutili innovazioni del CES

Siccome molti dei prodotti sono improbabili e assurdi, The Wire ha deciso di testare i propri lettori con i quiz: quale fra questi due oggetti è stato presentato al CES, quale ce lo siamo inventati noi di sana pianta?

Non è sempre semplice trovare la risposta corretta.

L’evoluzione degli Internet Point

Ziferblat, una caffetteria russa, ha appena aperto la prima sede a Londra (nel quartiere di Shoreditch). L’idea è che è tutto gratis — ci si può preparare il caffè e servirsi liberamente degli snack, entrambi gratuiti — meno il tempo che spendete all’interno: 3 pence al minuto (£1.80 all’ora).

La recensione di The Kernel:

I sat back and soaked up the atmosphere. After a while, I started to have an odd feeling I couldn’t quite put my finger on. The whole setup might very well be overly contrived, but I felt relaxed, hidden away in my corner and safe from the gaze of a waitress waiting for me to move so they can wipe down my table. I could have sat there all day without being bothered.

(Alcune foto, su Business Week)

Dato il numero di ore che ho speso da Starbucks a studiare — come me, molti altri — a me sembra un’idea molto interessante per gestire gli avventori con laptop.

Un’altra ragione per cui si vendono sempre meno computer

Ted Landau, via John Moltz:

It’s 2014 and I’m happily using a 5-year old Mac Pro with SSD. Not sure if I should be impressed or depressed by what this says.

Non solo l’avvento dei tablet, ma anche il fatto che i PC hanno una vita lunga, che volendo può essere allungata ulteriormente con una piccola operazione: sostituendo l’HDD (disco rigido) con un SSD.

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Una serie di bellissime fotografie di Andrew Kim che ricordano la bellezza e il biancore dell’eMac, iBook e iMac.

Looking back at these machines really makes you realize how beautifully engineered and ahead of the competition they used to be.

Pebble Steel

Nel tentativo di realizzare uno smartwatch elegante, Pebble ha lanciato un nuovo modello di metallo. Il risultato non è dei migliori: il Pebble Steel sembra uno di quegli orologi economici che provano a imitarne altri, senza fantasia. Il Pebble di plastica sarà anche molto geek (allo stesso livello di alcuni Casio), ma almeno è originale.

Come non si misura l’innovazione

Quartz scrive che il 2013 è stato un anno deludente per la tecnologia, con un articolo basato sulla stessa logica che porta molti ad affermare che Apple non innova più solamente perché esteticamente l’iPhone nuovo somiglia a quello vecchio. Per fortuna c’è stata la risposta di Om Malik:

A lot of that has to do with the lack of a whiz-bang device, a new earthshaking iPhone (or Apple product) or a big new platform. This public handwringing is brought on by a myopic view of what counts as technology and is reflective of a somewhat limited idea of innovation. Many view the world from the lens of “consumer and web technologies” and thus are often overcome with dismay and disappointment when they fail to see anything new and shiny.

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