L’iPad della metropolitana di Londra

Alcuni screenshot delle applicazioni per iPad che Transport of London ha realizzato internamente per il suo staff, per monitorare lo stato della Tube e gestirla.

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Come migliorare la carta d’imbarco di Ryanair

Un redesign che la migliora notevolmente. Mi chiedo perché non ci abbia già pensato Ryanair: eliminerebbe molti dubbi e intoppi.

UPDATE: Mi fanno notare che questa è, effettivamente, la carta d’imbarco di Ryanair. Usando l’iPhone da più di un anno per biglietti e check-in non ero a conoscenza del cambiamento.

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La bottega delle applicazioni

Erick Tseng ha raccontato i suoi otto giorni in Nord Korea in un post su Medium. Fra i (molti) dettagli allucinanti del post, a un certo punto descrive il loro App Store: non uno store che risiede sullo smartphone, ma un negozio fisico in cui i cittadini si recano per caricare un’app sul loro telefono.

Me: Oh, I’m sorry. Am I not allowed to see it?
Minder: No, it’s not that. It’s just not here.
Me: Not here? I don’t understand. Where is it?
Minder: Well, it’s a store. We would have to go there.
Me: Wait, your App Store is a physical store?? <pause, as I digest this incredible information> Can we visit one?
Minder: No, it’s not on our itinerary.

I couldn’t believe my ears. Their App Store was an actual place! You physically go to this place, ask a man behind the counter for the Mosquito Repellent app, pay him, and he plugs a cable into your phone and installs it for you! Mind officially blown.

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Combinare i font: una guida semplice

Type Burrito spiega, semplicemente, per chi non ne capisce molto e si sente intimidito, come combinare e scegliere i font:

If you have two fonts that work together but still seem a little too similar, try changing the size or weight to add some variety.

Need more unity? The easiest place to start is to look at the shapes of the letterforms. Or try something more subtle and sophisticated: unify your typography by finding type designed around the same time, or to find type inspired by the same tool or medium (broad-nib pen, carved in stone, etc—you can usually figure this out with just a bit of googling).

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Håkon Wium Lie, l’inventore del CSS

Oliver Lindberg:

If CSS hadn’t been developed, designers might have gone elsewhere, explains Lie. HTML could have turned into more of a page description language, akin to PDF. Indeed, designers had already started making pictures out of their documents. “Because that meant you could control every pixel in there. So you could get the fonts, colours, you needed. You still see some of them around. If that had become the norm, we could have ended up with the web being a giant fax machine.”

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I dettagli che non avevate notato

Sapevate che la lucina su uno dei lati dei MacBook — quella che lampeggia quando lo chiudete, mandando così il Mac a “dormire” — è stata progettata in modo da imitare il ritmo del respiro di una persona che dorme? O che le ventole del Mac rallentano quando usate Siri — in modo che possa capirvi meglio?

Business Insider ha una buona lista di questi dettagli che, perlopiù, passano inosservati.

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L’odio per le donne in rete

Jessica Valenti:

I’ve been writing online long enough to not attach my value as a person or writer to strangers’ opinions, but it would be a lie to say that the cumulative impact of being derided daily isn’t damaging. It is. It’s changed who I am on a fundamental level. And though I’d still like to think of myself as an optimistic person, being called a “cunt” or “whore” every day for a decade leaves its mark.

Il Guardian ha analizzato 1,4 milioni di commenti che sono stati bloccati dai moderatori del sito dal 1999 a oggi. 8 su 10 dei giornalisti che hanno ricevuto la maggior parte di questi commenti, abusivi e minacciosi, indirizzati a livello personale invece che sul contenuto o sulla tematica di un articolo, sono donne.

Altri studi confermano che internet è un luogo ostile, per le donne:

In 2006, researchers from the University of Maryland set up a bunch of fake online accounts and then dispatched them into chat rooms. Accounts with feminine usernames incurred an average of 100 sexually explicit or threatening messages a day. Masculine names received 3.7. […] The Internet is a global network, but when you pick up the phone to report an online threat, whether you are in London or Palm Springs, you end up face-to-face with a cop who patrols a comparatively puny jurisdiction.

(via Mantellini)

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Terrorismo e sorveglianza di massa

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Terrorismo e sorveglianza di massa

Il nuovo video di Kurzgesagt ci ricorda le conseguenze sulla nostra privacy, sulla libertà individuale, e sui nostri diritti quando in preda al panico e alla paura ci affidiamo alla sorveglianza di massa per far fronte al terrorismo, con grande insuccesso.

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Apple ha ucciso l’Air?

Jack March:

I think it’s pretty obvious at this point that Apple will never release a new 1 product with the ‘Air’ branding again.

For starters, the words ‘Light’ and ‘Professional’ are no longer a dichotomy, though they were when the original MacBook Air was launched in 2008. For Apple to achieve the the title of ‘World’s Thinnest Notebook’ they had to compromise on performance and expansion slots. It was a very niche and expensive product, only for people with the primary priority of portability. In 2016 – where nearly all products from Apple and competitors are thin and light – Apple’s distinction of ‘Air’ is redundant.

Ci sono due ragioni per cui l’Air ancora esiste: costo (è il laptop Apple più accessibile) e il fatto che i nuovi MacBook piccoli e leggerissimi siano anche estremamente limitanti — per ora, esattamente come lo fu l’Air nei primi due anni d’esistenza. Nel momento in cui questi miglioreranno, l’Air molto probabilmente se ne andrà.

Il MacBook Pro è oggi quasi leggero e portatile quanto l’Air, mentre i nuovi MacBook diventeranno il nuovo Air.

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Design Facts

Una bellissima raccolta di trivia sul design — del tipo chi ha disegnato quel famoso logo, quando nacque la parola “graphic design” o chi ideò il packaging dell’Happy Meal.

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Quanto varia il significato di un’emoji da piattaforma a piattaforma

Ogni piattaforma ha delle proprie emoji. Seppure queste siano realizzate seguendo le linee guida rilasciate da Unicode, variano molto nello stile e nell’implementazione causando così interpretazioni e letture inaspettate. Mettiamo che abbiate inviato, dal vostro iPhone a un vostro amico che usa Android, la faccia sogghignante con occhi sorridenti (😁): l’impressione che avrà sarà probabilmente diversa da quella che volevate trasmettere; l’emoji è notevolmente differente fra i due OS!

Gizmodo:

Just seeing the difference in emoji presentations is revelatory in itself. But then it gets even more interesting. GroupLens researchers asked subjects to rate 22 anthropomorphic emoji from five platforms by sentiment, using a scale that ranged from strongly negative (-5) to strongly positive (5). And here’s where you start to see where “grinning face with smiling eyes” goes so very wrong. Apple’s average sentiment ranking was almost -1, while Microsoft, Samsung, LG, and Google all were 3 or above.

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Cassetteboy contro lo Snooper Charter

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Cassetteboy contro lo Snooper Charter

Lo Snooper Charter è una proposta di legge del Segretario di Stato Theresa May che obbligherebbe gli operatori telefonici e i produttori di smartphone che operano in Inghilterra a mantenere per 12 mesi un archivio del traffico dati degli utenti, delle email inviate, delle comunicazioni avvenute sui social network e delle chiamate effettuate e ricevute.

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Hai il cellulare?

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Hai il cellulare?

Girato nel 1999.

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Le fotografie come bookmark della nostra vita

Om Malik:

In other words, “the term ‘photographer’ is changing,” he [Peter Neubauer, the co-founder of the Swedish database company Neo Technology] said. As a result, photos are less markers of memories than they are Web-browser bookmarks for our lives. And, just as with bookmarks, after a few months it becomes hard to find photos or even to navigate back to the points worth remembering. Google made hoarding bookmarks futile. Today we think of something, and then we Google it. Photos are evolving along the same path as well.

Thanks to our obsession with photography—and, in particular, the cultural rise of selfies—the problem of how to sort all these images has left the realm of human capabilities. Instead, we need to augment humans with machines, which are better at sifting through thousands of photos, analyzing them, finding commonalities, and drawing inferences around moments that matter. Machines can start to learn our style of photography.

Il mio archivio fotografico non è mai stato così incasinato, al punto che da un paio d’anni a questa parte ho rinunciato a metterci mano. Confido e affido tutto al miglioramento di soluzioni come Google Photos o Forevery, che siano capaci di organizzare le foto automaticamente, per me.

Al contempo, ultimamente, mi chiedo spesso quanto abbia avuto senso scattare quasi quotidianamente così tante fotografie negli ultimi anni. Per il numero (piccolo) di volte in cui sono andato a riguardarle, e per via di funzioni e servizi come On This Day di Facebook, o Timehop, che vogliono ricordarmi ogni giorno quello che stavo facendo, pensando o scrivendo anni prima. Come scrive Om Malik utilizziamo oggi le foto come dei bookmark: non conta più la qualità della foto o l’importanza del momento, le foto sono diventate il modo più facile per appuntarci quello che ci sta succedendo. È utile, però, registrare tutto in maniera così estensiva? Servirà a qualcosa, o è un’ossessione al voler per forza ricordare tutto nei dettagli che non porta a nulla?

Così come internet ha facilitato il restare in contatto con le persone, ha reso anche difficile dimenticare — e un ricordo, una memoria, alla fine è fatta anche di questo. È una cosa sfumata e poco chiara — una cosa di cui ci si ricorda, ma che non si ha più o non è più. La dettagliata e sempre disponibile libreria fotografia dell’iPhone, e i post sui social network, rendono al contrario tutto attuale, registrano le cose esattamente com’erano nel momento in cui avvenivano — non come ce le ricordiamo noi dentro noi, con i buchi causati dal tempo.

Da un articolo già linkato alcune settimane fa:

Part of the palpable dissonance comes from the fact that many of our posts were never intended to become “memories” in the first place. An important question gets raised here: what’s the purpose of all this “content” we serve to platforms, if it’s useless in constructing a remotely valuable history of ourselves? Are we creating anything that’s built to last, that’s worth reflecting on, or have social media platforms led us to prize only the thoughts of the moment?

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I network non sono neutrali

Eric Meyer:

That’s one of the biggest differences between the early web and what we have now: that it’s easy to share ourselves. Entire business sectors have been built and vast fortunes made on making that impulse easier to satisfy.

The challenge now is in how those fragments of our lives are treated. This is as much a social question as a technological problem, but the two are not separable. What Facebook and Twitter and Instagram and every other at-scale social network does now—everything they make possible or impossible, everything they make easier or harder—will shape what we think of as normal in a decade or two. It won’t utterly control the way we use the web, but it will undoubtedly influence our online behavior at a deep level.

And so those who build the systems of interaction have a unique responsibility, because what they allow and forbid defines them. As Derek Powazek has said, “What you tolerate is what you are.” What networks allow, and more importantly what they encourage, defines them as well. A network where it’s easy to attack and difficult to defend makes a very different value statement than one where it’s difficult to attack and easy to defend.

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Cos’ha Snapchat di diverso dalle altre applicazioni per scambiarsi messaggi

Louis Harboe:

Video calling. You thought you understood how it worked. It’s Skype. It’s FaceTime. It’s your friend requesting to see you in real time. (Probably when you don’t want them to.) You thought you understood how it looked too. Your friend’s face, fullscreen, front and center. Your face, smaller, off in the corner. (You look over there when you want to adjust your hair.) That’s video calling. Right?

Wrong. Just when you thought you had it all figured out—just when you got comfortable with video calling—it’s changing. That’s right. That FaceTime thing? Old news.

Snapchat non è solo una chat senza memoria; offre un modo unico per restare in contatto e affacciarsi sulla vita dei propri amici.

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Perché tutte le stampanti fanno schifo

The Wirecutter, sito che si occupa di recensire e trovare il migliore prodotto in una categoria, spiega perché non esistono stampanti decenti:

Most of you are going to hate something about any printer that you buy, and there’s nothing you can do about it. Instead of fighting it, try to reframe the issue in your mind: You’re not buying a printer because you’re supposed to have one at home. You’re buying a printer because it’s (just barely) less inconvenient than going to a copy center. […]

Your printer is worth a lot more than you’re paying for it. Seriously, there is some amazingly complicated technology in your printer, including the printheads, the ink, and the mapping software. You take your printer for granted, but that box can cover a piece of paper in millions of dots of precisely located, color-matched ink in a few seconds. You’re probably buying the printer for the cost of parts and distribution, which means the manufacturer is effectively subsidizing the thing on the premise that they’ll recoup their research and development costs (and the rest of their overhead) from your ink purchases.

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WhatsApp ha attivato la crittografia end-to-end per oltre un miliardo di persone

Bravi. Wired ha un lungo articolo a riguardo:

Encryption is widely available to anyone motivated to use it, but WhatsApp is pushing it much farther into the mainstream than anyone else. Apple, for instance, encrypts the data sitting on an iPhone, and it uses end-to-end encryption to hide the messages that travel over its own iMessage texting service. But iMessage is only available on iPhones. Over the years, Apple has sold about 800 million iPhones. But it’s hard to know how many are still in use, or how many people who have them are communicating via iMessage anyway. WhatsApp runs on just about every kind of phone. Plus, Apple’s techniques have some gaping holes. Most notably, many users back up their iMessages to Apple’s iCloud service, which negates the end-to-end encryption. WhatsApp, meanwhile, has a billion users on its service right now.

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Medium come alternativa a WordPress?

Medium ha lanciato una versione della sua piattaforma per editori e blogger, che dà più possibilità di personalizzazione (poche, comunque, mi pare di capire), un tool per migrare il proprio archivio/sito facilmente, possibilità di mantenere il proprio dominio (senza dover reindirizzare i lettori a medium.com) e alcune vie per guadagnare — offrendo una membership ai propri lettori, rendendo certi articoli visibili solo dopo il pagamento, o attraverso l’inclusione dei post sponsorizzati delle aziende che scelgono di farsi pubblicità su Medium (fra queste, per il momento: Bose, SoFi, Nest e Intel).

Medium for Publishers, oltretutto, sarà completamente gratuito — un bel vantaggio sul costo di creazione/manutenzione del proprio CMS e sito. Diversi editori, come The Awl, il Pacific Standard e Electric Literature ne stanno già facendo uso e si sono spostati lì sopra.

Dal post dell’annuncio:

We want Medium to be your write-once, publish-anywhere destination. That’s why we’ll soon launch compatibility support for Facebook Instant Articles and Google Accelerated Mobile Pages (AMP). We’ve also brought collections to the web, showcasing the breadth and best of Medium.

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I design complicati sono migliori

Di tutti i pesci d’Aprile arrivati ieri, considero il migliore l’articolo pubblicato dal Nielsen Norman Group titolato “Difficult Designs Are Better“.

Migliorando l’usabilità di un’interfaccia, spiegano, costringiamo gli utenti ad essere mediocri e a non impegnare le loro meningi:

There is something else that limits our deep thinking: too simple interfaces. It is time for designers to question the effect that universally easy designs have on humans and society. Consider, for example, when a web search returns top results that include helpful information that the user wants. Is the search engine really doing people the best service? Would a teacher just tell a student the correct answer if the student did not get it on the first try? Would a coach give a point to a novice basketball player when the shot bounced off the basket’s rim? If they did, their students would never learn.

In short, easy designs encourage people to be mediocre users. What’s the solution? Designers should not be so universally motivated to make interfaces easy. Instead, they can make the designs more difficult and thus, provide stimulation for people to think harder, exercise their brain more, and become the next Galileo or Einstein.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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