Key-to-go: la tastiera portatile per iPad di Logitech

È impermeabile e colorata, la nuova tastiera di Logitech per iPad (71 euro). È stata studiata per essere perfetta in movimento, piccola quanto basta per essere trasportata senza fastidio e resistente ai pericoli a cui potrebbe andare incontro. È davvero bella.

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Il monopolio del porno

Probabile non abbiate mai sentito parlare di MindGeek, strano perché ha più di 100 milioni di visitatori al giorno ed è fra i siti che consumano più banda al mondo. Si posiziona nei primi dieci posti, assieme a Netflix — e ne consuma più di Twitter o Facebook. Il loro sito non aiuta a capire di cosa si occupino, accogliendo invece il visitatore con una tagline molto vaga e pomposa, “pioneering the future of online traffic“.

MindGeek è un provider del porno, ed è l’azienda dietro ai siti più conosciuti e popolari (PornHub e YouPorn, per dirne due) ed è un caso di cosa può succedere se il produttore di contenuti ne diventa anche il principale distributore. MindGeek possiede canali che dipendono da contenuti pirata, ma è al contempo in una posizione dominante e di forza rispetto ai produttori di contenuti.

Ne scrive David Auerbach su Slate:

As content-provider companies like Netflix and Amazon move into the content-production business, MindGeek provides a glimpse of how the alignment of incentives can change. The distributor doesn’t necessarily need to make content that generates adequate money for the content producers, as long as it generates money somehow. None of these other companies will shift to the free ad-based model that MindGeek’s tube sites use, but a company like Netflix may end up in a position of far greater strength if it comes to control a primary means of distribution—especially if it’s one cheaper than cable—and movie studios and networks may end up having to cut deals with Netflix rather than the other way around.

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La prima iterazione di un prodotto

CIT.

On the very first iteration the design possibilities are wide open. The designer defines some screens and workflows and then the programmer builds those. On the next iteration, it’s not wide open anymore. The new design has to fit into the existing design, and the new code needs to fit into the existing code. Old code can be changed, but you don’t want to scrap everything. There is a pressure to keep moving with what is already there. Our early design decisions are like bets whose outcome we will have to live with iteration after iteration. Since that’s the case, there is a strong incentive to be sure about our early bets. In other words, we want to reduce uncertainty on the first iterations. Ryan Singer

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Perché dovresti fare una donazione a Wikipedia

Più volte nel corso dell’anno, una visita a Wikipedia comporta la visione del faccione di Jimmy Wales, che da un banner in alto alla pagina ci scruta, un po’ tristemente, cercando di convincerci a una donazione che aiuti a coprire i costi necessari a tenere in piedi Wikipedia (alcuni anni fa lo adottai per promuovere la membership)

Non ci convince. È probabile che la maggior parte di noi abbia sempre ignorato la richiesta. È probabile che forse pensiamo che dovremmo, e lo vogliamo fare, ma possiamo sempre farlo il prossimo anno. Emily Dreifus, su Wired, racconta di come le abbia anzi sempre fatto provare una sorta di irrazionale fastidio — lo stesso che proviamo ogni volta che qualcosa su internet si rivela non essere gratuita.

I saw co-founder Jimmy Wales’ face staring at me from the top of every. Single. Article. It was 2011. Jesus, I thought. Enough! I get it! You need money! Stop following me to articles about the island of Socotra or the demographics of Idaho! I don’t need your hungry eyes glaring at me as I’m reading up on 17th century body snatchers!

“Give me money, Emily,” Wales begged, “then go back to researching Beyonce lyrics.”

“Excuse me, Jimmy,” I wanted to say, “I don’t appreciate being watched as I read about how her song “Baby Boy” includes a lyrical interpolation of “No Fear” by O.G.C.”

Later, Wikipedia replaced Wales with other employees of the Wikimedia Foundation, which maintains Wikipedia with grants and donations. They moved me about as much as Wales did, which is to say not at all.

Fino a quando non ci ha riflettuto, sul valore che Wikipedia ha per il suo lavoro di giornalista, e per il numero di volte a cui vi ricorre al giorno per i suoi interessi privati, e ha finito col sottoscrivere una donazione mensile di 6 dollari al mese. Un donazione che probabilmente dovremmo fare tutti, ma appunto: la faremo. Più in seguito.

Trovo più efficace, o comunque molto valida, la proposta di Kottke di trattare Wikipedia come una spesa di lavoro — un po’ come paghiamo l’hosting, o l’accesso a internet. Più che da parte di blogger e giornalisti singoli, da parte di entità come il New York Times, Wired, Il Post, Repubblica o il Corriere della Sera. Tutte, sicuramente, vi si affidano ogni giorno:

I consider it a subscription fee to an indispensable and irreplaceable resource I use dozens of times weekly while producing kottke.org. It’s a business expense. […] Even $500/month is a drop in the bucket compared to your monthly animated GIF hosting bill and I know your writers use Wikipedia as much as I do. Come on, grab that company credit card and subscribe.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

Cose da fare subito dopo l’aggiornamento a OS X Yosemite

Sono in ritardo ad installare OS X Yosemite, che a parte cose orribili come un’icona del volume con bordi neri, e l’ancora peggiore constatazione che aprendo un link a un’immagine in Safari, questo me la centra in mezzo alla finestra, sembra funzionare sul mio MacBook Air. Funziona, con le dovute modifiche:

  • Preferenze di Sistema > Accessibilità > Riduci trasparenza, per rimuovere l’effetto LSD, traslucido e brillante
  • Preferenze di Sistema > Mission Control, per sovrapporre (come facevamo ai bei tempi di Tiger) la dashboard al desktop, invece di averla in uno spazio dedicato
  • Preferenze di Sistema > Suono > Effetti, per riattivare l’effetto sonoro del cambio del volume (altrimenti muto)

Per il resto, l’elenco di novità, trucchi e dettagli su Yosemite stilato da Macstories è probabilmente il pezzo più utile che ho letto per ambientarmi. La mia funzione preferita è la possibilità di rinominare contemporaneamente più elementi del Finder (con regole):

A batch renaming option has been added to the Finder in Yosemite: if you need to rename multiple files at once, select them, then choose “Rename [x] Items…” from the contextual menu. This will open a modal dialog with three options to batch rename files: Replace Text, Add Text, and Format. The first two are rather self-explanatory: one replaces a string of text found in the filename and the other can append or prepend text to the filename. Format is more advanced, as it lets you pick a format name with index, date, or counter to be placed before or after the filename with an option for a custom format as well.

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15 passi per risultare intelligenti nelle email

Se vi trovate sopraffatti dalle email, Sarah Cooper vi suggerisce 15 trucchi per apparire intelligenti e, soprattutto, tenere la vostra casella di posta sotto controllo. Per prima cosa, rispondete sempre:

Feature launched? Respond: W00t way to go! Baby on the way? Respond: Mazel tov! Peanut brittle on Brian’s desk? Respond: This is delicious! Whenever something good happens, always be the first to respond and always reply all. This will make you seem like a highly engaged team player.

In addition, when you constantly point out how awesome everyone’s doing, you leave them feeling great and ignoring the fact that you haven’t done any real work in over a year.

(Via | The Backseat Companion)

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Com’è essere uno sviluppatore web in Cina

Su Tuts+, Kendra Schaefer racconta i problemi a noi sconosciuti che qualsiasi sviluppatore web incontra in Cina. Qualsiasi API di Google non funziona, obbligando lo sviluppatore ad utilizzare soluzioni alternative (non sempre altrettanto valide, o a volte senza API pubbliche) come Open Street Maps al posto di Google Maps. Il “Great Firewall of China” rompe persino i webfont ospitati su Google Fonts e tutti i video di YouTube o Vimeo inseriti in un sito.

Chinese language webfonts can be embedded with @font-face, just like any other font. The problem is that because the language is so huge and contains so many characters, the font file sizes are enormous—think 3–7Mb per font weight. Forcing a full download of the font file on load is impractical at best

(“Perché i siti giapponesi sono un disastro“)

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Il font della Svezia

La Svezia ha un font ufficialeSweden Sans:

Sans is meant to encapsulate fuzzy Scandinavian concepts — progressivism, authenticity, lagom (Swedish for “just the right amount”). So how does it do it? “It’s a pretty open typeface. They’re simple shapes,” Hattenbach says over the phone. “We’ve worked on the spaces between the letters to try to keep it light and airy.” Wide holes inside of an enclosed “p” or “o” might have the same effect. To a type nerd, things get technical, and fast.

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La macchina che si guida da sola è ancora fantascienza

La macchina che si guida da sola, quella che già da ora sta guidando in certe strade, la stessa che Google ha fatto provare a un gruppo di utenti, potrebbe essere meno imminente di quanto non sembri. Lee Gomes, su Slate, ne spiega le ragioni: il prototipo — perché di questo si tratta: di un prototipo — potrebbe sembrare più intelligente di quanto non sia, affidandosi invece a sistemi impossibili da applicare su larga scala.

Il problema principale è il sistema di mappatura che permette alla macchina di muoversi per le strade. Senza di esso, la macchina non è in grado di muoversi di un centimetro. Si tratta di una specie di Google Maps, ma molto più complesso, dettagliato e — come Google stessa rivela — inefficiente. Le mappe forniscono alla macchina la posizione precisa di ogni oggetto circostante; segnale, semaforo, scritta, etc.: tutto quello che può servirgli per guidare. In tale modo, più memoria e capacità di calcolo può essere dedicata a rilevare gli oggetti in movimento, quali persone o veicoli circostanti. Gomes riporta il laborioso processo necessario a produrre queste mappe:

A dedicated vehicle outfitted with a bank of sensors first makes repeated passes scanning the roadway to be mapped. The data is then downloaded, with every square foot of the landscape pored over by both humans and computers to make sure that all-important real-world objects have been captured. This complete map gets loaded into the car’s memory before a journey, and because it knows from the map about the location of many stationary objects, its computer—essentially a generic PC running Ubuntu Linux—can devote more of its energies to tracking moving objects, like other cars.

L’immagine che a me è venuta in mente, leggendo, è quella di un tram. Anche se queste macchine apparentemente sembrano muoversi senza vincoli in realtà fanno stretto affidamento a una mappa virtuale che utilizzano come sorta di rotaia per sapere come muoversi e dove andare. Oltretutto, una mappa non è mai conclusa: se il processo di creazione è laborioso, quello di aggiornamento è ancora più difficoltoso. Se un segnale stradale viene cambiato, o un semaforo aggiunto, affinché la macchina se ne accorga è necessario che la mappa a cui fa affidamento sia stata aggiornata. Altrimenti potrebbe andare dritta, ignorandolo. Il problema non è minore: le strade vengono cambiate all’improvviso, deviazioni o cartelli aggiunti dal mattino alla sera: è impossibile per Google riuscire a tenere traccia di tutto ciò in tempi ragionevoli e sicuri. A meno che non immaginiamo un futuro imminente in cui le strade vengano ridisegnate e adattate ai veicoli autonomi (oramai la norma) e in cui un cartello stradale è prima segnalato online e poi in strada.

La realtà è che sembrerebbe Google voglia che la macchina che si guida da sola ci sembri più reale di quanto non sia. Un altro di quei suoi prodotti innovativi e quasi impossibili (e di fatto tali, per lungo tempo ancora) usciti da Google X, che si rivelano poi per quello che sono: prototipi. In questa categoria inserisco anche i Google Glass, che ultimamente sembrano abbastanza ignorati da Google stessa, più focalizzata su Android Wear. E che resteranno ancora per lungo tempo un prototipo. O se ci piace di più come dicono loro, “beta”.

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Quelli che di lavoro devono guardare il porno

Facebook (e tutti i social network principali di cui facciamo uso) hanno una schiera di moderatori che si preoccupano di tenere l’ambiente pulito per noi. Non se ne parla molto, perché ci piace pensare che il processo sia automatico, ma è un numero impressionante di persone che di lavoro passano la giornata a guardare immagini porno, video di decapitazioni e tutti quei contenuti che noi preferiremmo evitare (e che di fatto, grazie a loro, raramente dobbiamo subire).

Adrian Chen narra, su Wired, la storia di queste persone:

So companies like Facebook and Twitter rely on an army of workers employed to soak up the worst of humanity in order to protect the rest of us. And there are legions of them—a vast, invisible pool of human labor. Hemanshu Nigam, the former chief security officer of MySpace who now runs online safety consultancy SSP Blue, estimates that the number of content moderators scrubbing the world’s social media sites, mobile apps, and cloud storage services runs to “well over 100,000”—that is, about twice the total head count of Google and nearly 14 times that of Facebook.

È un processo meno automatico di quello che potremmo pensare, che richiede in certe situazioni una buona conoscenza della cultura del Paese di riferimento, e di cosa possa risultare offensivo o meno.

(Internet è di tutti?)

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Lo smartwatch di Microsoft

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Lo smartwatch di Microsoft

Un’ipotesi su come potrebbe essere lo smartwatch di Microsoft (sì, pare ne stiano progettando uno).

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Trent’anni di differenza

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Trent’anni di differenza

Things of Interest ha sovrapposto lo schermo del primo Macintosh a quello del nuovo iMac con Retina Display. Guardate l’immagine a schermo intero, e zoommate fino all’angolo in basso a sinistra dove, finalmente, piccolo piccolo, trovate lo schermo del primo Macintosh.

When first released in 1984, the Apple Macintosh shipped with a black-and-white 512 x 342 display. Fast forward 30 years to the release of the iMac with Retina 5K display, which ships with a 5,120 x 2,880 display with support for millions of colours. That’s an increase from 175,000 pixels to more than 14.7 million – an 8,400% increase. 80 of the original Macintosh displays fit within a single Retina 5K display1.

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Di nuovo su quell’iPhone da 16GB

Più volte ho scritto di quanto sia abbastanza deludente che Apple abbia lasciato l’iPhone da 16GB. Avrebbero dovuto aumentare il modello base a 32GB, eliminando il taglio da 16. Come strategia per vendere il taglio da 64GB ha funzionato: è la prima volta che questo si rivela essere il modello più difficile da reperire, negli Apple Store, e con l’attesa più lunga, online. Per molti, $100 per quattro volte lo storage (del modello inferiore) sono accettabili.

Il problema è che questa scelta va contro la relazione di fiducia che da anni Apple ha costruito con i consumatori, ovvero di offrire sempre e comunque un prodotto ottimo. L’iPhone da 16GB non è ottimo — è accettabile, se proprio devi comprarlo. Non lo raccomanderesti. Come scrive Gruber:

I also understand the product marketing angle. That there are a lot of people who will look at the 16 GB models, see that they can get four times the storage for just $100 more, and buy the 64 GB model instead — when they would’ve bought the base model if it were 32 GB. I get it. There’s no doubt in my mind it’s good short-term business sense to go with a 16/64/128 lineup instead of 32/64/128. But Apple is not a short-term business. They’re a long-term business, built on a relationship of trust with repeat customers. 16 GB iPads work against the foundation of Apple’s brand, which is that they only make good products.

Apple has long used three-tier pricing structures within individual product categories. They often used to label them “Good”, “Better”, and “Best”. Now, with these 16 GB entry-level devices, it’s more like “Are you sure?”, “Better”, and “Best”. Fine, keep the 16 GB models around for expert business and education buyers who know that they really don’t need more storage space. But don’t put devices on the tables in Apple retail stores that you wouldn’t recommend as a good product and good value to typical customers.

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Citymapper è arrivato a Milano

Se vivete a Milano praticamente potete cancellare Google Maps dall’iPhone: Citymapper è l’unica applicazione di cui avrete bisogno, che vi dà informazioni utili su come spostarvi in città.

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Il monopsonio di Amazon non va bene

L’ha scritto Paul Krugman (e sì, spiega anche cosa significa monopsonio):

Fino ad oggi Amazon non ha provato a sfruttare i suoi clienti. Al contrario, ha sistematicamente tenuto i prezzi bassi, per rafforzare il suo dominio. Quello che ha fatto, invece, è usare il suo potere di mercato per controllare gli editori, riuscendo ad abbassare il prezzo che deve pagare per i libri — da qui la causa con Hachette. Per utilizzare un gergo economico, Amazon non è, o se non altro non lo è stata fino ad ora, un monopolio, un venditore dominante con il potere di alzare i prezzi. Al contrario, si comporta come un monopsonio, un compratore dominante con il potere di abbassare i prezzi.

E su quel fronte il suo potere è davvero immenso — di fatto, è anche più ampio di quanto le sue quote di mercato non lascino intendere. La vendita di un libro dipende soprattutto dal passaparola (che è anche la ragione per cui gli autori vengono costretti a fare tour per il loro libro); compri un libro perché ne hai sentito parlare, perché altre persone l’hanno letto, perché è argomento di conversazione, perché è entrato nei best-sellers. E quello che Amazon possiede è il potere di uccidere questo passaparola. È definitivamente possibile, con un po’ di sforzo, acquistare un libro di cui hai sentito parlare anche se Amazon non lo vende, ma la probabilità che tu venga a scoprire del libro in primo luogo è molto bassa.

Quindi possiamo fidarci di Amazon, e credere che non sfrutterà questo potere? La disputa con Hachette ci ha dato una risposta: no, non possiamo.

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I pericoli del WiFi pubblico

Una storia di Matter ci ricorda quanto siano insicure le reti WiFi pubbliche:

We can now see some of the actual internet traffic of those around us. We see that someone with a MacBook is browsing the site Nu.nl. We can see that many devices are sending documents using WeTransfer, some are connecting to Dropbox, and some show activity on Tumblr. We see that someone has just logged on to FourSquare. The name of this person is also shown, and, after googling his name, we recognize him as the person sitting just a few feet away from us.

Information comes flooding in, even from visitors who are not actively working or surfing. Many email programs and apps constantly make contact with their servers—a necessary step for a device to retrieve new emails. For some devices and programs, we are able to see what information is being sent, and to which server.

L’hacker nella storia in realtà — come spesso in questi casi, seppur definito tale — non è un “hacker”: non ha fatto altro che creare una rete WiFi dal nome plausibile (lo stesso, ad esempio, del locale in cui si trova) e osservare il traffico dati delle persone che si sono connesse ad essa, tramite un software facilmente reperibile in rete che chiunque sarebbe in grado di utilizzare.

Da un po’ io — quando fuori casa, o connesso a reti dalla provenienza dubbia — uso Cloak, un’applicazione che crea una VPN che garantisce che i vostri dati restino al sicuro, e non risultino intercettabili. Funziona sia su iPhone che su Mac, in entrambi i casi egregiamente. Cloak può costare $2,99 (per 5GB di dati) al mese o $9,99 (per traffico illimitato) al mese; entrambi i piani includono Cloak Transporter, un servizio che vi permette di figurare come in un altro Paese, e quindi superare i limiti regionali imposti sui contenuti da certi provider — pensate a Netflix (quest’ultima funzionalità è simile a Unlocator, segnalato mesi fa).

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Come potrebbe essere Google News

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Come potrebbe essere Google News

Un redesign di Google News che propone una UI più simile a Medium che a un aggregatore.

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Proteggere il Mac con il cavo di alimentazione

Applicazione

Proteggere il Mac con il cavo di alimentazione

Laplock è un’applicazione che trasforma il cavo di alimentazione del Mac in un sistema di antifurto: quando e se qualcuno scollega il vostro MacBook dal connettore MagSafe questo vi chiama, invia un sms e inizia a emettere un suono per avvisarvi nel caso vi troviate nelle vicinanze (o per avvertire le persone attorno).

Un sistema piuttosto intelligente per proteggere il proprio Mac, che non necessita di alcun accessorio aggiuntivo.

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LocalJob

Un grazie a LocalJob per avere sponsorizzato Bicycle Mind questa settimana. LocalJob è un’applicazione gratuita per iPhone (e Android) pensata per risolvere le piccole necessità e urgenze quotidiane, che ti permette di trovare rapidamente un professionista nelle vicinanze:

Non hai ancora un elettricista, un traslocatore, un baby-sitter di fiducia? Trovalo con noi: il più vicino, il più rapido, il più economico.

Con LocalJob.it puoi trovare un professionista nel momento in cui più ne hai bisogno. Il nostro obiettivo è  di renderti la vita più semplice. Se hai un problema, non devi fare altro che descriverlo e rilassarti: i professionisti della tua zona riceveranno la tua notifica e ti risponderanno con un preventivo e una stima di orario di arrivo. Non dovrai fare altro che scegliere l’offerta che più si addice alle tue necessità.

Sei un professionista? Utilizza per te e per i tuoi colleghi il codice sconto BICYCLEMIND6M per avere 6 mesi di abbonamento premium gratuito!

Link al sito: https://localjob.it

Link allo store: https://itunes.apple.com/us/app/localjob/id881886308

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Come cambiano gli SMS, dal primo incontro al matrimonio

Alice Zaho ha analizzato i messaggi che ha scambiato con suo marito dal 2008, quando l’ha conosciuto, al 2014, quando si sono sposati:

Overall, our text messages started out very flirty and personal. Since we were new in our relationship, we made sure the things we said were interesting and thoughtful. As our relationship progressed, we spent more time together and got more comfortable with each other. Our text messages became more predictable, but only because all of the unpredictable things were said in person. We no longer have to text “I love you” from a distance in the middle of the night. I can now roll over, snuggle with my husband and whisper it into his ear.

Esiste un servizio, del quale parlai, che permette di analizzare il proprio archivio di SMS — e ottenere un risultato simile a quello di Alice Zaho (es. individuare le parole più ricorrenti che inseriamo nei messaggi).

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Non ne hai avuto abbastanza?

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