Sul prezzo dell’Apple Watch

Gruber spiega perché — secondo le sue stime — il prezzo dei modelli della collezione Edition sarà attorno ai $10,000 (in partenza!):

Apple Watch Edition is a luxury wrist watch. Apple’s ambitions in this arena, I am convinced, are almost boundless. They’re not entering the market against Rolex, Omega, and the rest of the Swiss luxury watch establishment with disruptive prices. They’re entering the market against those companies going head-to-head on pricing, with disruptive (they think) features.

Again I point you to someone from the watch world, Grail Watch’s Stephen Foskett, who points out that gold watches typically cost $10-15,000 more than the same watch in stainless steel — and tens of thousands more if they come with a gold bracelet. Even if I’m wrong about Apple having gold Link Bracelets lying in wait as an April surprise, I don’t think a $10,000 starting price for Apple Watch Edition is even a step out of line for the watch industry.

Apple vuole posizionare l’Apple Watch a fianco di altre alternative di lusso, presentandolo come un prodotto dell’industria della moda1. A tal proposito, rimando a un altro pezzo su quello che “il mondo dell’informatica” non capisce del fashion:

The tech world is infatuated with fashion. This is because fashion has something tech seriously wants: the ability to create and sustain demand for products that are—let’s face it—kind of useless. […]

Selling function isn’t something the fashion industry typically does. It sells a story, an identity, a new look. Why should you throw out all your skinny jeans and invest in flares? Because the powers that be have decided that a flared silhouette is important right now and suddenly skinny jeans just don’t feel quite right. They look dated. You don’t look very cool in them. You buy the flares.

(A margine: personalmente, non sono per nulla entusiasta che Apple faccia un orologio da $10,000.)

  1. Sarà interessante vedere come risolveranno il problema dell’obsolescenza, ancora aperto

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L’Apple Watch cambierà le notifiche

Gli smartphone hanno introdotto nelle nostre vite notifiche di ogni tipo, trasformandole da uno strumento utile ad uno per il marketing, abusato dalle applicazioni per autopromuoversi (o promuovere i loro contenuti). Servivano a informarci di un evento importante, e sono diventate un altro modo per cercare di attrarre la nostra attenzione.

Secondo Neil Cybart l’Apple Watch sistemerà in parte il problema trasformandole: da indicatore di un messaggio al messaggio stesso. Se infatti fosse necessario estrarre l’iPhone dalla tasca ad ogni notifica ricevuta sull’Apple Watch, a che pro averne uno? Neil si immagina la notifica post-Apple Watch così:

2016: A double tap on the wrist from Apple Watch informing us that our significant other is leaving the store.

La taptic engine dell’orologio giocherebbe un ruolo fondamentale, agevolando l’uso di una sorta di codice morse personale:

I would expect the definition of a notification to once again include haptic feedback (vibration) with Apple Watch. In such an example, a simple tap on the watch face would produce a silent vibration on the recipient’s wrist (assuming they are wearing Apple Watch). That tap, or a series of long and short taps, can both serve as a notification and message.

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Cosa pensa il tuo iPhone di te

Le confessioni di un iPhone 6 (appartenente a tale Kyle), pubblicate da iMore:

Il compleanno della mamma di Kyle era ieri. Gliel’ho ricordato tante volte, ma non l’ha mai chiamata né gli ha mai inviato un messaggio. Spero che la mamma di Kyle abbia avuto un buon compleanno.

A me invece non mi hanno ancora aggiornato. A volte le mi applicazioni si bloccano. Spero che Kyle non pensi sia colpa mia. Spero che Kyle mi aggiorni.

E due mesi dopo, dallo stesso diario:

Kyle mi ha messo una custodia gigantesca addosso. Mi fa enorme. Dice che è perché la mia batteria non dura niente. Poco importa che Kyle si dimentichi di caricarmi tutte le volte e poi vada in giro a dire ai suoi amici che la mia batteria fa schifo. Pure le Field Notes mi hanno preso in giro. Che vergogna.

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Il database delle SIM

The Intercept ha rivelato come NSA e GCHO (l’omologa britannica) siano entrate in possesso delle chiavi di sicurezza delle SIM prodotte da Gemalto — chiavi che vengono utilizzate per criptare ogni conversazione e dato scambiato su rete mobile:

American and British spies hacked into the internal computer network of the largest manufacturer of SIM cards in the world, stealing encryption keys used to protect the privacy of cellphone communications across the globe, according to top-secret documents provided to The Intercept by National Security Agency whistleblower Edward Snowden.

The hack was perpetrated by a joint unit consisting of operatives from the NSA and its British counterpart Government Communications Headquarters, or GCHQ. The breach, detailed in a secret 2010 GCHQ document, gave the surveillance agencies the potential to secretly monitor a large portion of the world’s cellular communications, including both voice and data. […]

With these stolen encryption keys, intelligence agencies can monitor mobile communications without seeking or receiving approval from telecom companies and foreign governments. Possessing the keys also sidesteps the need to get a warrant or a wiretap, while leaving no trace on the wireless provider’s network that the communications were intercepted. Bulk key theft additionally enables the intelligence agencies to unlock any previously encrypted communications they had already intercepted, but did not yet have the ability to decrypt.

Gemalto produce circa 2 miliardi di SIM l’anno, per circa 450 diversi operatori. Fra questi c’è TIM. Peggio ancora: Gemalto produce anche chip NFC — in uso su tessere, carte di credito e passaporti elettronici.

(Via Daring Fireball)

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Medium.com è superfluo?

Matthew Butterick (l’autore del bellissimo Butterick’s Practical Typography) ha risposto a un post uscito su Medium alcuni giorni fa, in cui l’autore illustrava come le macchine da scrivere abbiano contribuito a imbruttire la tipografia. L’argomento del post di Butterick non sono tanto le macchine da scrivere, quanto Medium stesso, e perché esista (una questione interessante, secondo me).

L’idea di uno YouTube dei testi può sembra buona — ma il costo di pubblicazione di un articolo, o gestione del design, è praticamente zero. Secondo Butterick, al web odierno Medium non aggiunge nuove possibilità: ne chiude e basta, limitando le opzioni, racchiudendo tutto nella stessa confezione. Medium priva gli autori del controllo sui propri pezzi, sulla loro presentazione e distribuzione. E nonostante Medium dia molta attenzione alla tipografia e alla presentazione, questa rimane identica per ogni testo: se il ruolo della tipografia è migliorare il testo per il lettore, testi differenti richiedono tipografia differente.

Ogni storia su Medium si presenta in ugual modo — come proveniente più da Medium, che da un autore specifico. Personalmente, non capisco chi ha un blog e decide di pubblicare pezzi su Medium, a meno che non lo si faccia per ottenere una maggiore diffusione. Perché a questo Medium si riduce: a uno strumento per promuovere un “contenuto”. Medium non è uno strumento per la scrittura, ma per la promozione della scrittura.

Medium serve a creare l’illusione che tutto quello che sta al suo interno faccia parte di un ecosistema editoriale. Medium vorrebbe, come il New York Times, riuscire a conferire autorità ad un pezzo semplicemente mettendoci il suo logo. Funziona anche grazie ai (pochi) autori che Medium paga per produrre contenuti, che ne portano altri attratti dal “prestigio” della piattaforma.

Medium, scrive Butterick, è marketing al servizio del marketing:

In verità, il prodotto principale di Medium non è una piattaforma per la pubblicazione, ma la promozione della stessa. Questa promozione porta lettori e scrittori sul sito. Questi generano i contenuti e i dati che servono ai pubblicitari. Ridotto così, Medium è semplicemente marketing al servizio di altro marketing. Non è un “posto per le idee”. È un posto per i pubblicitari. È, quindi, totalmente superfluo.

“Ma cosa mi dici riguardo a tutti gli articoli scritti su Medium?” La misura dell’inutilità non risiede negli articoli. Piuttosto, risiede in ciò che Medium aggiunge alla scrittura e agli articoli. Ricordate la questione iniziale: in che modo Medium migliore Internet? Non ho trovato una singola storia su Medium che non avrebbe potuto esistere altrettanto bene altrove.

La retorica con cui il sito viene presentato — il posto in cui scambiarsi le idee, una specie di conferenza TED testuale — serve a promuovere un sito di cui potremmo tranquillamente fare a meno.

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Beam: il proiettore intelligente

Beam,the smart projector and LED light that fits in any light socket.

Beam (Kickstarter) è un proiettore connesso a Internet e all’iPhone. L’idea è quella di trasformare qualsiasi superficie in uno schermo, uno schermo che mostri informazioni rilevanti all’ora e alla situazione:

Beam can turn any flat surface into a big screen. It is a powerful projector equipped with a smart computer, all inside a beautifully designed casing.

You can play games, watch movies or share content from your smartphone or tablet. Beam will assist you in your daily activities, like wake you up in the morning with the latest news and your agenda or show you your social updates when you come home.

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Le nuove applicazioni di IFTTT

Ho appena perso una buona ora a provarle, e seppur non sappia ancora bene come sfruttarle appieno le potenzialità sono molte. IFTTT è un buon servizio, ma anche molto geek, e queste applicazioni aiutano a semplificarlo dividendo le ricette in due differenti categorie: IF (girano in background e in automatico, quando avviene qualcosa su un servizio — ad esempio quando qualcuno vi tagga su facebook o mettete un mi piace su una foto) e DO (si avviano con un tap), quelle appena introdotte dalle 3 nuove applicazioni.

L’idea è che siano un bottone: una volta premuto, avviene qualcosa. IFTTT ha introdotto 3 applicazioni per 3 differenti bottoni:

  • Do Button. Letteralmente un bottone. Con un tap avviate un’azione.
  • Do Camera. Scattate una foto, e IFTTT la manda dove volete.
  • Do Note. Scrivete una nota, e la mandate a IFTTT per farci qualcosa.

Un esempio scemo, che tira in ballo i caffè. Con Do Button poteste creare un bottone per tenere traccia di quanto ne bevete: ogni volta che verrà premuto IFTTT aggiungerà a un file di testo su Dropbox (o a un foglio di calcolo su Google Drive) una riga, contenete data e ora del momento delizioso (IFTTT permette di aggiungere anche altri dettagli, come latitudine, longitudine, o immagine della vostra posizione con Google Maps). Do Camera e Do Note funzionano nella stessa maniera, ma si attivano dopo aver scattato una foto o scritto una breve nota.

(Si possono fare cose molto più interessanti di quella appena descritta. Può anche essere utile.)

Tutte ovviamente possono contenere più di un bottone — uno swipe laterale permette di scambiarli. L’interfaccia è semplicissima, in modo da velocizzare l’input il più possibile. Al punto che ogni applicazione può contenere un massimo di tre bottoni (un limite fastidioso).

Do è una versione di IFTTT non automatizzata (le ricette si avviano quando voi fate qualcosa), ma che riesce comunque a risultare immediata.

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Il nuovo mercato di Apple

Ben Thompson suggerisce che l’Apple Watch — assieme alle fondamenta poste da iOS 8, con HealthKit e HomeKit — sia parte di una strategia per portare iOS in ogni ambito della nostra vita, e trasformarlo lasciandosi in parte dietro l’iPhone e gli smartphone:

And a new market is exactly where the iPhone is headed: Apple is on the verge of leaving the narrowly-defined smartphone market behind entirely, instead making a play to be involved in every aspect of its consumers’ lives. And, if the importance of an integrated experience matter more with your phone than your PC, because you use it more, how much more important is an integrated experience that touches every detail of your life?

In fact, if there is a flaw in this vision, it’s that even pulling an iPhone from your pocket is too cumbersome. What if you could interact with your home, your car, retail, the cloud, or even your own body with something even more personal and accessible?

Come ricorda Ben, solamente fino a un paio di anni fa la rete era inondata di discussioni su come — e se — iOS sarebbe riuscito a sopravvivere ad Android; Clayton Christensen (The Innovator’s Dilemma) ha sempre sostenuto che i primi prodotti di un’industria nascente — solitamente chiusi e estremamente controllati — vengono con il maturare del settore rimpiazzati da alternative più aperte e integrate. La tesi di Ben Thompson è che Apple abbia costruito un ecosistema aperto secondo certe regole, e stia funzionando:

From  the hardware perspective the iPhone is quite modular. Apple has 785 different suppliers, and while not all of them contribute to the iPhone, the vast majority do, making everything from screws to memory to camera lens assemblies. In fact, while I don’t know how many suppliers are in the Samsung supply chain, I’d wager it’s fewer than the iPhone’s, simply because Samsung itself is a component manufacturer. In other words, from a pure hardware perspective, it is Samsung that is more integrated than Apple. […]

Apple products have many modular components wrapped inside an integrated experience

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Saver Screensson

Screensaver

Saver Screensson creates unique patterns on your display by randomly stacking vector stencils to create a virtually infinite, but aesthetically consistent set of possible outcomes. Screensson contains 340 individual images and 19 predefined color palettes, generating countless multilayered compositions.

Ho ridotti i minuti di inattività necessari affinché lo screensaver si avvii, come conseguenza di Saver Screensson. Erano anni che non cambiavo screensaver al Mac — o che me ne interessavo.

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Hocus Focus

Applicazione

Hocus Focus

Hocus Focus aiuta a tenere lo schermo del Mac pulito nascondendo in automatico le finestre delle applicazioni non in uso da diversi minuti (a seconda delle preferenze dell’utente), lasciando così visibili solamente quelle su cui si sta lavorando.

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La realtà virtuale in architettura

Su Reddit un utente ha raccontato di come abbia sfruttato la realtà virtuale (con gli Oculus Rift) per permettere a un architetto di testare il proprio progetto di un edificio, ancora da costruire:

The architect sat down, I explained the 360 controls and what the camera did. After he put it over his head he tried to look up using the controller, and asked me if that was possible. I told him to just look up with his head, after that it was silent for a good 2 minutes. He carefully walked around, completely silent. Normally this man would talk a lot, constantly and really hard. My colleagues looked up with a weird expression, “I’ve never seen him quiet”.

Then a soft “unbelievable” came out of his mouth. “I didn’t expect this”, “not at all”. in the period of 15 minutes he occasionally broke the silence with;

“How is this already possible”, “I get it now, I’m so happy I didn’t put more bridges in the main hall”, “I can now finally see how important it is that this wall is yellow”, “I got to change that, amazing that I can finally see it”, “this opens so much to me”. And some more reactions like that.

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Google perderà il dominio della pubblicità online?

Secondo Ben Thompson, Google potrebbe aver raggiunto l’apice del proprio successo. Nonostante sia ancora dominante in diversi settori (e lo resterà, come la ricerca), circa il 90% dei suoi profitti vengono tuttora dalla pubblicità che si trova sulle pagine dei risultati del suo motore di ricerca.

Google cattura $45 miliardi di un mercato che ne vale $550, e che sempre più si sta spostando online. La stessa pubblicità online sta cambiando — sia a causa degli smartphone sia a causa dei social network, entrambi settori in cui la posizione “dominante” di Google non è da dare per scontata.

Ne ha scritto Farhad Manjoo:

“The movement of brand advertising into digital will probably not be winner-take-all, like it was in search,” said Ari Paparo, a former advertising product director at Google who is now the chief executive of an ad technology company called Beeswax. “And if it were to be winner-takes-all, it’s much more likely to be Facebook that takes all than it would be Google.”

That spending, on projects like a self-driving car, Google Glass, fiber-optic lines in American cities and even space exploration, generates plenty of buzz for the company.

But the far-out projects remind Mr. Thompson of Microsoft, which has also invested heavily in research and development, and has seen little return on its investments.

“To me the Microsoft comparison can’t be more clear,” he said. “This is the price of being so successful — what you’re seeing is that when a company becomes dominant, its dominance precludes it from dominating the next thing. It’s almost like a natural law of business.”

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Apple sta lavorando a una macchina?

Il WSJ riporta — stando ad alcune sue fonti — che Apple abbia diverse persone sotto “Project Titan”, dietro cui ci sarebbe una macchina (self-driving o no, non si capisce bene al momento):

“There are products that we’re working on that no one knows about,” Chief ExecutiveTim Cook told interviewer Charlie Rose in September. “That haven’t been rumored about yet.” […]

Mr. Cook approved the car project almost a year ago and assigned veteran product design Vice President Steve Zadesky to lead the group, the people familiar with the matter said. Mr. Zadesky is a former Ford engineer who helped lead the Apple teams that created the iPod and iPhone.

Mr. Zadesky was given permission to create a 1,000-person team and poach employees from different parts of the company, one of the people familiar with the matter said. Working from a private location a few miles from Apple’s corporate headquarters in Cupertino, the team is researching different types of robotics, metals and materials consistent with automobile manufacturing, the people said.

Boh. Solamente R&D? (gli investimenti sotto Tim Cook in Research  & Development sono saliti del 36% solo nell’ultimo anno)

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Dove sono stato questa mattina

Questa mattina ho passeggiato in posti bellissimi, e il tutto da una finestra del browser. Way to Go è un film interattivo (un corto1, in cui il protagonista è animato da voi) — basato su browser, in Javascript, HTML e WebGL. Funziona solo da Chrome, e avviene tutto dentro il browser.

Gli autori lo descrivono come una passeggiata in un bosco (che a un certo punto si è fatta un po’ psichedelica). Il panorama, che lo spettatore esplora spostandosi con il mouse, è a 360°, ricco di particolari affascinanti che nel corso del cammino — e a seconda dell’interazione — si trasformano. Gli unici altri comandi sono W (per camminare), E (per correre) e la barra spaziatrice (per saltare). Non ce ne sono altri, e ovviamente non c’è uno scopo o una missione da compiere: nessuno sforzo, se non premere i tasti (io mi sono ritrovato a schiacciarli spesso, e a rimanerne continuamente affascinato) e lasciarsi coinvolgere dalla narrazione — altrimenti non sarebbe un film interattivo (il migliore del genere che io abbia visto) ma un videogioco.

(La musica è altrettanto coinvolgente: al Sundance, dove l’hanno presentato, è stato mostrato attraverso gli Oculus Rift VR. Immagino ci sarei rimasto dentro per ore.)

  1. Che poi dipende da quanto vi lasciate prendere. Può durare da 10 minuti, fino a un’ora

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I messaggi verdi di iMessage

Le “green bubbles” sono una cosa (un argomento, di cui la gente si lamenta su twitter) e io non lo sapevo. Green bubbles, ovvero i messaggi verdi di iMessage — che sono verdi perché il mittente non ha un iPhone.

Anche Apple se ne prese gioco, al WWDC dello scorso anno:

Paul Ford ha dedicato un intero articolo alle green bubbles, e su quanto per alcuni sia abbacchiante riceverne una:

The bubbles are a subtle, little, silly thing but they are experienced by millions of people. That amplifies that product decision into a unsubtle, large, sort-of-serious thing. The people who are tweeting negatively about green bubbles are following Apple’s lead.

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ShrikinIt

Applicazione

ShrikinIt

Panic ha aggiornato ShrinkIt, piccola app (gratuita) per Mac, per ridurre la dimensione dei pdf senza perdere nulla in qualità. Basta trascinare il PDF sopra la finestra dell’applicazione, e lei fa il resto.

Sempre utile, prima di caricarne uno online.

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Tailor

Applicazione

Tailor

Tailor è un’applicazione per iPhone che attacca più screenshot assieme. Mettiamo che vogliate catturare una pagina web per intero, o parte di una conversazione di iMessage — ma non solamente quello che c’è sullo schermo: una o due schermate in più: Tailor vi viene in aiuto. Basta catturare più screenshot, per ogni schermata che si vuole includere, e poi avviarla: li riconoscerà e prenderà automaticamente dalla libreria fotografica, e in pochi attimi unirà assieme.

In tutti i miei usi è risultata perfetta.

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Cani di metallo

Video

Cani di metallo

Il video giusto da guardare dopo essersi letti i due pezzi di Wait But Why? su AI.

(via @diegopetrucci)

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Come le macchine da scrivere hanno rovinato la tipografia

Bellissimo articolo da Designing Medium. Designing Medium è la raccolta di Medium in cui i designer, programmatori e ideatori del sito raccontano, spiegano e giustificato le scelte che hanno fatto. Alla tipografia è stata riposta un’attenzione quasi ossessiva, e i vari problemi (e le soluzioni a cui sono giunti) sono stati esposti nel corso di sei articoli.

Death to Typewriters è uno di questi, in cui Marcin Wichary racconta come le macchine da scrivere abbiano imbruttito la tipografia, portando a un abbandono (nella stampa di massa, prima, nei computer — che hanno influenzato —, poi) di alcune convenzioni che solo adesso — grazie a display retina e HTML5/CSS3 — stanno ricominciando a diffondersi sui nostri schermi, sul web e nel software.

I blame typewriters for double-handedly setting typography back by centuries. Type before typewriters was a beautiful world filled with hard-earned nuance and richness, a universe of tradition and craftsmanship where letters and their arrangement could tell as many stories as the words and passages they portrayed.

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Come installare (tutti) i font di Google Fonts sul Mac

Un semplicissimo comando, da incollare dentro Terminale, per installare sul proprio Mac tutti i font di Google Fonts.

curl https://raw.githubusercontent.com/qrpike/Web-Font-Load/master/install.sh | sh

(Quanto durerà Google Fonts?)

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Non ne hai avuto abbastanza?

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