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Cloak, l’antisocial network

APP: Cloak, l’antisocial network

Cloak ricava la posizione geografica dei vostri amici attraverso il loro ultimo scatto su Instagr.am o check-in su Foursquare, e utilizza questa informazione per aiutarvi a evitarli. È, come si descrive, un antisocial network: per quelle che persone che volete sapere dove si trovano, ma solo per essere certi di non incrociarle.

Modificare il funzionamento del tasto di spegnimento del Mac

Se premuto, il bottone in alto a destra sulla tastiera, manda immediatamente in stop il computer. Tutto bene, se non che è facile premerlo accidentalmente. Con questo comando (incollato nel Terminale) si può modificare il suo funzionamento:

defaults write com.apple.loginwindow PowerButtonSleepsSystem -bool no

Invece di mandare subito in stop il Mac, mostrerà prima un avviso (da cui è possibile scegliere se riavviarlo, spegnerlo o cancellare l’azione).

(Via | QuickLoox)

Mode Notebooks: taccuini cartacei nella cloud

Mode Notebook vende dei taccuini cartacei simili alle Moleskine, che includono nel prezzo un servizio di spedizione, digitalizzazione e backup degli stessi in rete. Funziona così: una volta finito un taccuino lo inviate a loro, che lo digitalizzeranno e renderanno accessibile da un’applicazione appositamente sviluppata — oltre che da Dropbox e Evernote.

Google ha messo in vendita il Chromecast anche in Italia

Chromecast è essenzialmente l’Apple TV di Google, con un vantaggio: costa solo $35. Permette di mandare sulla TV (da un tablet, anche Apple, smartphone o computer) le pagine web che si stanno visualizzando, i video di YouTube, Netflix e i film in vendita su Google Play. Prima in Italia non lo spedivano, ma da oggi hanno cambiato idea e può essere acquistato dal Google Play Store o su Amazon.

Da un po’ ho un abbonamento a Netflix (qui spiego come utilizzarlo, senza intoppi, dall’Italia): questo aggeggio di Google potrebbe essere una buona aggiunta.

Android per smartwatch

Google ha rivelato (è un’anteprima, per sviluppatori) Android Wear, una versione di Android creata apposta per i wearable device (smartwatch), capace di indovinare e anticipare quello di cui l’utente ha bisogno attraverso diversi sensori, in grado di raccogliere informazioni sempre grazie a questi, e la cui sorgente principale di input dall’utente è audio:

Small, powerful devices, worn on the body. Useful information when you need it most. Intelligent answers to spoken questions. Tools to help reach fitness goals. Your key to a multiscreen world.

Io nel frattempo ho un Pebble con schermo in bianco e nero e totalmente dipendente da uno smartphone per il suo funzionamento.

Healtbook: un’applicazione che Apple potrebbe includere in iOS 8

9to5mac raccoglie le indiscrezioni che sono trapelate su Healtbook, un’applicazione per la gestione e raccolta dei dati sulla nostra salute, su cui Apple starebbe lavorando. L’applicazione è simile a Passbook, organizzata in schede, ciascuna dedicata a presentare un’informazione diversa sul nostro corpo (una per la pressione sanguigna, una per l’attività giornaliera, una per il peso, e così via):

Each category of functionality is a card in the Healthbook. Cards are distinguished by a color, and the tabs can be arranged to fit user preferences. As can be seen in the above images, Healthbook has sections that can track data pertaining to bloodwork, heart rate, hydration, blood pressure, physical activity, nutrition, blood sugar, sleep, respiratory rate, oxygen saturation, and weight.

È ovviamente interessante chiedersi come l’iPhone avrà accesso a questi dati. Alcuni, grazie al co-processore M7, potranno essere prodotti direttamente da esso, ma i rimanenti? Le ipotesi sono due: o Apple ha in cantiere un accessorio indossabile in grado di raccoglierli (una declinazione del mormorato iWatch), oppure Healtbook verrà aperto ai vari prodotti in commercio (il Fitbit ad esempio), che potranno sfruttarlo per mostrare i dati agli utenti.

Leggere per avere letto

Nelle ultime settimane ha suscitato grande interesse una tecnologia, Spritz, che permette di leggere un romanzo in 90 minuti. Le parole si alternano rapidamente davanti ai nostri occhi, in sequenza una dopo l’altra, velocizzando il processo di lettura di un testo. A patto che si abbia un concetto molto limitato del leggere; più simile al consumare, e che quello che si voglia fare non sia veramente leggere un romanzo — immergersi in una storia, godersela, imparare qualcosa da essa — ma finirlo. Iniziare a leggere con lo scopo di finire il più in fretta possibile, che non è mai una buona idea. Spritz può aiutarci a leggere più velocemente, ma la nostra comprensione diminuisce di pari passo con la velocità con cui leggiamo:

Puoi davvero leggere un romanzo in 90 minuti comprendendolo a pieno? [...] Una ricerca del 1970 mostra che la nostra comprensione e memorizzazione di un testo diminuisce con l’aumento della velocità. [...] Una delle ragioni è che non c’è abbastanza tempo per mettere insieme il significato della storia e memorizzarlo.

La differenza fra consumare un’informazione e ricavare una conoscenza da essa stabilendo dei collegamenti, sviluppando riflessioni. La celebrazione dello speed reading, un leggere in cui ciò che ha valore è solamente il tempo impiegato per arrivare alla conclusione del testo per poter passare quanto prima a quello successivo. Che in certi ambiti (una mail, un testo noioso che siamo costretti a leggere, un manuale) può avere un senso, ma quando applicato a un romanzo è assurdo. E lo è anche applicato alle notizie che riceviamo su Internet, a meno che non ci si voglia ingozzare di informazione per puro intrattenimento. Per riprendere una citazione che avevo inserito in un vecchio articolo, “Il piacere di leggere in un’epoca di distrazioni“:

Io credo che molte persone leggano velocemente perché non vogliono leggere ma vogliono aver letto. Ma perché vogliono aver letto? Perché, io credo, concepiscono la lettura semplicemente come un modo attraverso cui caricare informazioni nelle loro menti.

Questa concezione ci spinge a iniziare romanzi con la voglia di finirli entro un numero prestabilito di giorni — indipendentemente dalla fatica cognitiva che questi potrebbero richiederci — a sentirci soddisfatti se leggiamo 50 romanzi all’anno. È il numero e la quantità che conta. Un consumo, agevolato da Internet e dalla sensazione che ci siano troppe cose a cui prestare attenzione. Forse sarebbe meglio lasciar perdere, e accettare l’idea che ci sono troppe cose interessanti in circolazione: meglio ignorarne alcune, piuttosto che non capirne nessuna.

Ballata di un eroe del WiFi

VIDEO: Ballata di un eroe del WiFi

Il New York Magazine ha costruito un’animazione sopra una ballata pubblicata da McSweeney’s, “Come ho aggiustato il WiFi dei nonni della mia ragazza e sono stato elevato a eroe“. Giusto ieri ho messo a posto il router di un amico, solo che invece di strani dolciumi mi sono stati offerti boccali di Whisky, per celebrare un’impresa che pareva impossibile. (*)

Non uno smartwatch, ma un anello

“Uno smartwatch non è nell’interesse di Apple nell’immediato futuro. Ma sono chiaramente attratti dai dispositivi indossabili.” Almeno questa è l’opinione di Craig Hockenberry, che prova a immaginare qualcosa di diverso da uno smartwatch, un dispositivo più simile al Fitbit; potrebbe essere un anello, economico, con sensori capaci di inviare e raccogliere informazioni in maniera molto discreta, e che faccia un ampio uso di iBeacon:

Indossando questo anello sul tuo dito, i device sono in grado di sapere quanto sei vicino a loro. Questo apre un mondo di possibilità: immagina la soddisfazione che tutti noi proveremmo se una notifica ci venisse recapitata solo sul device a cui siamo più vicini. In questo momento il mio dito è sul trackpade del MacBook Air, mentre il telefono è in tasca. Il Notification Center ha bisogno di questa informazione.

I nuovi commenti “privati”

Un tempo — due anni fa — questo blog aveva i commenti. Vennero rimossi perché generavano troppi flame e poche discussioni. Il problema dei commenti su Internet è sempre aperto: rimuoverli è la soluzione più drastica ma in mancanza di alternative più soddisfacenti è quella a cui ricorsi. Tuttavia spesso mi viene la tentazione di rimetterli, perché seppur in misura minore ve ne erano alcuni che leggevo con interesse, e offrivano critiche costruttive a quanto da me detto, nuovi spunti di riflessione e dubbio.

Ho deciso di provare a sperimentare una nuova forma di interazione aggiungendo la possibilità di commentare gli articoli in maniera privata: significa che se hai qualcosa da dirmi puoi farlo, rispondendo a un articolo — commentandolo e eventualmente criticandolo — sotto lo stesso. La differenza è che il commento lo riceverò solo io, sotto forma di email.

Ovvero, puoi commentare, ma il tuo commento non è pubblico: lo leggo solo io, e fine. Li leggerò tutti, cercherò anche di rispondere ad alcuni.

Font Men

VIDEO: Font Men

Un piccolo documentario su Jonathan Hoefler e Tobias Frere-Jones, creatori di alcune delle typeface più popolari e apprezzate in circolazione (due: Whitney e Gotham). Appena pubblicato, ovviamente è stato realizzato prima della causa che Frere-Jones ha intentato contro il primo lo scorso Gennaio.

Perché ci annoiamo nonostante Internet

Com’è possibile annoiarsi nonostante Google e un accesso illimitato all’informazione come quello che abbiamo oggi, è la domanda a cui sostanzialmente prova a dare risposta un articolo di Aeon Magazine legando fra loro due concetti: quello di informazione e quello del significato che traiamo da essa.

Internet dà accesso all’informazione, che tuttavia è il materiale più grezzo attraverso il quale giungiamo a un significato: uno stream di fatti e opinioni, di cose sensate e insensate, nel quale possiamo andare a pescare per trovare qualcosa di più grande. Non si tratta solo di filtrare il rumore dal segnale, ma con pazienza, tempo e capacità trasformarlo in qualcosa di meglio: in conoscenza dotata di un significato.

La conoscenza inizia ad avere senso quando iniziamo a stabilire delle connessioni, a trarre storie da essa, storie attraverso le quali diamo un senso al mondo e alla nostra posizione in esso. È la differenza fra il memorizzare l’orario dei bus di una città che non visiterai mai e utilizzare quell’orario per esplorare la città in cui sei appena arrivato. Quando seguiamo le connessioni — quando permettiamo alla conoscenza di portarci da qualche parte, accettando il rischio che questo punto d’arrivo cambi lungo il tragitto — questa può dare la nascita a un “significato”.

Se c’è un antidoto alla noia, questo non è l’informazione fine a se stessa ma il significato — che da quando c’è internet in alcuni casi è diventato ancora più difficile da trarre. Perché l’informazione è intrattenimento, a meno che non si vada oltre essa e la si elevi. Perché la ricerca di un significato non richiede solo lo stimolo dato dall’informazione ma anche un impegno nel trovare e costruire dei collegamenti:

Internet è un aiuto incredibile nella ricerca di connessioni che portino un significato. Ma se le radici della noia risiedono nella mancanza di significato, piuttosto che in una mancanza di stimoli, e se esiste un sottile, variegato processo attraverso il quale l’informazione può essere elevata a significato, il flusso costante di informazione a cui stiamo diventando abituati non può aiutarci a portare in atto questo compito. Al massimo, può permetterci di distrarci posticipandolo con un loop infinito di click.

In altre parole, sarebbe necessario “staccarsi” da Internet e dal flusso costante di informazione per riuscire a trovare un significato più profondo della mera acquisizione di essa. “Spegni la macchina, non per sempre, non perché ci sia nulla di cattivo in essa, ma per riconoscere il limite: c’è solo una certa quantità di informazione che siamo in grado di sopportare, e non possiamo andare a pescare nel ruscello [internet] se vi stiamo affogando“.

Quanta caffeina assumiamo al giorno?

The Guardian:

One 40ml cup of coffee – the size often used in studies of caffeine consumption – could have less than 60mg of caffeine, while one 450ml cup could have nearly 10 times as much, but both could be considered one cup of coffee. [...] Why is it that on some days one cup of coffee puts you in absolute equipoise – brilliant but steady, relaxed but energetic – while other days it is not even enough to prop open your eyelids? And on other occasions, that very same cup, from the same cafe, will send you to the moon, jittery and anxious, your heart skittering? It is because the caffeine levels in coffee vary dramatically, depending on the natural growing conditions, the variety of coffee plant and the brewing strength.

Secondo una ricerca citata dall’articolo, il contenuto di caffeina in una tazza di caffè di Starbucks può essere di 260mg un giorno, addirittura 564mg in quello successivo. Ecco perché spesso una tazza di caffè non è sufficiente e fa poco effetto: è sempre meglio prenderne due per stare sicuri1.

  1. Non sono sicuro questo fosse il messaggio che l’articolo voleva comunicarmi, ma è ciò che ne ho tratto

Un approccio tipografico ai client di posta

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An experiment of how email could be functionally improved through the use of better typography, based on the premise that structure is more important than surface.

Nonostante le email siano un oggetto perlopiù testuale, i maggiori programmi di posta trascurano l’aspetto tipografico. Lo studio di design 1910 ha provato a ridisegnare Mail per Mac senza grandi stravolgimenti nell’interfaccia grafica, ma semplicemente riponendo più cura nella scelta tipografica, nella dimensione del font, nella lettura e composizione delle mail.

Il miglioramento nell’usabilità è notevole, anche solo prendendo questo piccolo accorgimento.

UP Coffee

APP: UP Coffee

Jawbone ha creato un’applicazione per tenere traccia della quantità di caffè consumato. Un’ampolla dice all’utente i livelli di caffeina all’interno del suo corpo, aiutandolo a tenerli sotto la soglia necessaria affinché riesca ad addormentarsi all’orario da lui prestabilito.

See how your caffeine levels change throughout the day as you down espressos, energy drinks and even chocolate. UP Coffee knows when you’reWIRED and how long it will take you to become SLEEP READY.

Se possedete un Jawbone UP — un dispositivo simile al Fitbit — sarà anche in grado di dirvi gli effetti che questa ha sul vostro sonno, analizzandolo; altrimenti si limiterà a tenere conto della quantità e dell’ora in cui l’avete assunta.

Bicycle Mind supporta le notifiche push di Safari

L’ultima versione di OS X (Mavericks) permette ai siti di inviare notifiche push all’interno del notification center del Mac. Da oggi puoi attivarle anche per Bicycle Mind per venire notificato ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo: ti basta visitare il blog da Safari, e accettare la richiesta di riceverle (si vedono così). Chi non utilizza gli RSS — e non vuole rischiare che le notizie vadano perse nello stream infinito di Twitter — le troverà utili.

Unlocator: come iscriversi a Netflix e utilizzare BBC iPlayer dall’Italia

Unlocator è un servizio che permette di superare i limiti regionali dei contenuti, e di accedere a Netflix, HBO, BBC iPlayer, e qualsiasi altro contenuto il cui accesso sia stato a noi bloccato. Basta inserire i loro DNS nel Mac o direttamente nel router. Di servizi simili ne esistevano già, ma questo nel mio utilizzo si è sempre rivelato affidabile e veloce.

È gratuito per i primi sette giorni, dopo i quali probabilmente vi avrà convinto a pagare i 4 euro mensili.

Chi ha inventato la progress bar?

NY Times:

“People wait for all sorts of things every day, sometimes more happily than others,” wrote the interface designer Bob Stahl in a 1986 article for Computerworld. “The problem is how the user feels about waiting.” At the time, machines were often slow and unreliable, and users didn’t always know when their programs crashed. A “progress bar” might mitigate frustration, Stahl suggested, by signaling that bits were flipping with a purpose somewhere deep inside the C.P.U.

Poco importa che non siano accurate: ci fanno comunque stare meglio.

Il concept di uno smartwatch dall’aspetto molto tradizionale

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Gábor Balogh ha immaginato uno smartwatch che rispetta il design classico e elegante dell’orologio che tutti conosciamo ma riesce anche ad integrare, senza stravolgimenti estetici, alcune funzioni smart.

Il nuovo f.lux

F.lux è una piccola applicazione per Mac, vive nella menù bar e aggiusta il colore dello schermo del Mac a seconda dell’orario. Significa che fattasi una certa ora diventa giallognolo, mentre durante la giornata lo fa splendere come il sole. Dovrebbe evitarvi l’insonnia, se non altro quella causata dal bagliore del Mac.

Da oggi si può scaricare una nuova versione, in beta, di questa utility che oltre a tenere conto dell’orario in cui avviene il tramonto effettua l’aggiustamento anche in base ai nostri pattern (quando ci svegliamo e dove ci troviamo):

The new version of f.lux makes a schedule just for you, so you can use a screen that knows when you sleep, as well as when the sun’s up. We found a way to combine your day with sunrise and sunset. Here’s how it looks: With the new f.lux, your screen warms up to make things look better at sunset. But then later, around the time you would start feeling sleepy, we do a little more, helping you get to bed on time.

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