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Leggere per avere letto

Nelle ultime settimane ha suscitato grande interesse una tecnologia, Spritz, che permette di leggere un romanzo in 90 minuti. Le parole si alternano rapidamente davanti ai nostri occhi, in sequenza una dopo l’altra, velocizzando il processo di lettura di un testo. A patto che si abbia un concetto molto limitato del leggere; più simile al consumare, e che quello che si voglia fare non sia veramente leggere un romanzo — immergersi in una storia, godersela, imparare qualcosa da essa — ma finirlo. Iniziare a leggere con lo scopo di finire il più in fretta possibile, che non è mai una buona idea. Spritz può aiutarci a leggere più velocemente, ma la nostra comprensione diminuisce di pari passo con la velocità con cui leggiamo:

Puoi davvero leggere un romanzo in 90 minuti comprendendolo a pieno? [...] Una ricerca del 1970 mostra che la nostra comprensione e memorizzazione di un testo diminuisce con l’aumento della velocità. [...] Una delle ragioni è che non c’è abbastanza tempo per mettere insieme il significato della storia e memorizzarlo.

La differenza fra consumare un’informazione e ricavare una conoscenza da essa stabilendo dei collegamenti, sviluppando riflessioni. La celebrazione dello speed reading, un leggere in cui ciò che ha valore è solamente il tempo impiegato per arrivare alla conclusione del testo per poter passare quanto prima a quello successivo. Che in certi ambiti (una mail, un testo noioso che siamo costretti a leggere, un manuale) può avere un senso, ma quando applicato a un romanzo è assurdo. E lo è anche applicato alle notizie che riceviamo su Internet, a meno che non ci si voglia ingozzare di informazione per puro intrattenimento. Per riprendere una citazione che avevo inserito in un vecchio articolo, “Il piacere di leggere in un’epoca di distrazioni“:

Io credo che molte persone leggano velocemente perché non vogliono leggere ma vogliono aver letto. Ma perché vogliono aver letto? Perché, io credo, concepiscono la lettura semplicemente come un modo attraverso cui caricare informazioni nelle loro menti.

Questa concezione ci spinge a iniziare romanzi con la voglia di finirli entro un numero prestabilito di giorni — indipendentemente dalla fatica cognitiva che questi potrebbero richiederci — a sentirci soddisfatti se leggiamo 50 romanzi all’anno. È il numero e la quantità che conta. Un consumo, agevolato da Internet e dalla sensazione che ci siano troppe cose a cui prestare attenzione. Forse sarebbe meglio lasciar perdere, e accettare l’idea che ci sono troppe cose interessanti in circolazione: meglio ignorarne alcune, piuttosto che non capirne nessuna.

Ballata di un eroe del WiFi

VIDEO: Ballata di un eroe del WiFi

Il New York Magazine ha costruito un’animazione sopra una ballata pubblicata da McSweeney’s, “Come ho aggiustato il WiFi dei nonni della mia ragazza e sono stato elevato a eroe“. Giusto ieri ho messo a posto il router di un amico, solo che invece di strani dolciumi mi sono stati offerti boccali di Whisky, per celebrare un’impresa che pareva impossibile. (*)

Non uno smartwatch, ma un anello

“Uno smartwatch non è nell’interesse di Apple nell’immediato futuro. Ma sono chiaramente attratti dai dispositivi indossabili.” Almeno questa è l’opinione di Craig Hockenberry, che prova a immaginare qualcosa di diverso da uno smartwatch, un dispositivo più simile al Fitbit; potrebbe essere un anello, economico, con sensori capaci di inviare e raccogliere informazioni in maniera molto discreta, e che faccia un ampio uso di iBeacon:

Indossando questo anello sul tuo dito, i device sono in grado di sapere quanto sei vicino a loro. Questo apre un mondo di possibilità: immagina la soddisfazione che tutti noi proveremmo se una notifica ci venisse recapitata solo sul device a cui siamo più vicini. In questo momento il mio dito è sul trackpade del MacBook Air, mentre il telefono è in tasca. Il Notification Center ha bisogno di questa informazione.

I nuovi commenti “privati”

Un tempo — due anni fa — questo blog aveva i commenti. Vennero rimossi perché generavano troppi flame e poche discussioni. Il problema dei commenti su Internet è sempre aperto: rimuoverli è la soluzione più drastica ma in mancanza di alternative più soddisfacenti è quella a cui ricorsi. Tuttavia spesso mi viene la tentazione di rimetterli, perché seppur in misura minore ve ne erano alcuni che leggevo con interesse, e offrivano critiche costruttive a quanto da me detto, nuovi spunti di riflessione e dubbio.

Ho deciso di provare a sperimentare una nuova forma di interazione aggiungendo la possibilità di commentare gli articoli in maniera privata: significa che se hai qualcosa da dirmi puoi farlo, rispondendo a un articolo — commentandolo e eventualmente criticandolo — sotto lo stesso. La differenza è che il commento lo riceverò solo io, sotto forma di email.

Ovvero, puoi commentare, ma il tuo commento non è pubblico: lo leggo solo io, e fine. Li leggerò tutti, cercherò anche di rispondere ad alcuni.

Font Men

VIDEO: Font Men

Un piccolo documentario su Jonathan Hoefler e Tobias Frere-Jones, creatori di alcune delle typeface più popolari e apprezzate in circolazione (due: Whitney e Gotham). Appena pubblicato, ovviamente è stato realizzato prima della causa che Frere-Jones ha intentato contro il primo lo scorso Gennaio.

Perché ci annoiamo nonostante Internet

Com’è possibile annoiarsi nonostante Google e un accesso illimitato all’informazione come quello che abbiamo oggi, è la domanda a cui sostanzialmente prova a dare risposta un articolo di Aeon Magazine legando fra loro due concetti: quello di informazione e quello del significato che traiamo da essa.

Internet dà accesso all’informazione, che tuttavia è il materiale più grezzo attraverso il quale giungiamo a un significato: uno stream di fatti e opinioni, di cose sensate e insensate, nel quale possiamo andare a pescare per trovare qualcosa di più grande. Non si tratta solo di filtrare il rumore dal segnale, ma con pazienza, tempo e capacità trasformarlo in qualcosa di meglio: in conoscenza dotata di un significato.

La conoscenza inizia ad avere senso quando iniziamo a stabilire delle connessioni, a trarre storie da essa, storie attraverso le quali diamo un senso al mondo e alla nostra posizione in esso. È la differenza fra il memorizzare l’orario dei bus di una città che non visiterai mai e utilizzare quell’orario per esplorare la città in cui sei appena arrivato. Quando seguiamo le connessioni — quando permettiamo alla conoscenza di portarci da qualche parte, accettando il rischio che questo punto d’arrivo cambi lungo il tragitto — questa può dare la nascita a un “significato”.

Se c’è un antidoto alla noia, questo non è l’informazione fine a se stessa ma il significato — che da quando c’è internet in alcuni casi è diventato ancora più difficile da trarre. Perché l’informazione è intrattenimento, a meno che non si vada oltre essa e la si elevi. Perché la ricerca di un significato non richiede solo lo stimolo dato dall’informazione ma anche un impegno nel trovare e costruire dei collegamenti:

Internet è un aiuto incredibile nella ricerca di connessioni che portino un significato. Ma se le radici della noia risiedono nella mancanza di significato, piuttosto che in una mancanza di stimoli, e se esiste un sottile, variegato processo attraverso il quale l’informazione può essere elevata a significato, il flusso costante di informazione a cui stiamo diventando abituati non può aiutarci a portare in atto questo compito. Al massimo, può permetterci di distrarci posticipandolo con un loop infinito di click.

In altre parole, sarebbe necessario “staccarsi” da Internet e dal flusso costante di informazione per riuscire a trovare un significato più profondo della mera acquisizione di essa. “Spegni la macchina, non per sempre, non perché ci sia nulla di cattivo in essa, ma per riconoscere il limite: c’è solo una certa quantità di informazione che siamo in grado di sopportare, e non possiamo andare a pescare nel ruscello [internet] se vi stiamo affogando“.

Quanta caffeina assumiamo al giorno?

The Guardian:

One 40ml cup of coffee – the size often used in studies of caffeine consumption – could have less than 60mg of caffeine, while one 450ml cup could have nearly 10 times as much, but both could be considered one cup of coffee. [...] Why is it that on some days one cup of coffee puts you in absolute equipoise – brilliant but steady, relaxed but energetic – while other days it is not even enough to prop open your eyelids? And on other occasions, that very same cup, from the same cafe, will send you to the moon, jittery and anxious, your heart skittering? It is because the caffeine levels in coffee vary dramatically, depending on the natural growing conditions, the variety of coffee plant and the brewing strength.

Secondo una ricerca citata dall’articolo, il contenuto di caffeina in una tazza di caffè di Starbucks può essere di 260mg un giorno, addirittura 564mg in quello successivo. Ecco perché spesso una tazza di caffè non è sufficiente e fa poco effetto: è sempre meglio prenderne due per stare sicuri1.

  1. Non sono sicuro questo fosse il messaggio che l’articolo voleva comunicarmi, ma è ciò che ne ho tratto

Un approccio tipografico ai client di posta

GUARDA L'IMMAGINE

An experiment of how email could be functionally improved through the use of better typography, based on the premise that structure is more important than surface.

Nonostante le email siano un oggetto perlopiù testuale, i maggiori programmi di posta trascurano l’aspetto tipografico. Lo studio di design 1910 ha provato a ridisegnare Mail per Mac senza grandi stravolgimenti nell’interfaccia grafica, ma semplicemente riponendo più cura nella scelta tipografica, nella dimensione del font, nella lettura e composizione delle mail.

Il miglioramento nell’usabilità è notevole, anche solo prendendo questo piccolo accorgimento.

UP Coffee

APP: UP Coffee

Jawbone ha creato un’applicazione per tenere traccia della quantità di caffè consumato. Un’ampolla dice all’utente i livelli di caffeina all’interno del suo corpo, aiutandolo a tenerli sotto la soglia necessaria affinché riesca ad addormentarsi all’orario da lui prestabilito.

See how your caffeine levels change throughout the day as you down espressos, energy drinks and even chocolate. UP Coffee knows when you’reWIRED and how long it will take you to become SLEEP READY.

Se possedete un Jawbone UP — un dispositivo simile al Fitbit — sarà anche in grado di dirvi gli effetti che questa ha sul vostro sonno, analizzandolo; altrimenti si limiterà a tenere conto della quantità e dell’ora in cui l’avete assunta.

Bicycle Mind supporta le notifiche push di Safari

L’ultima versione di OS X (Mavericks) permette ai siti di inviare notifiche push all’interno del notification center del Mac. Da oggi puoi attivarle anche per Bicycle Mind per venire notificato ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo: ti basta visitare il blog da Safari, e accettare la richiesta di riceverle (si vedono così). Chi non utilizza gli RSS — e non vuole rischiare che le notizie vadano perse nello stream infinito di Twitter — le troverà utili.

Unlocator: come iscriversi a Netflix e utilizzare BBC iPlayer dall’Italia

Unlocator è un servizio che permette di superare i limiti regionali dei contenuti, e di accedere a Netflix, HBO, BBC iPlayer, e qualsiasi altro contenuto il cui accesso sia stato a noi bloccato. Basta inserire i loro DNS nel Mac o direttamente nel router. Di servizi simili ne esistevano già, ma questo nel mio utilizzo si è sempre rivelato affidabile e veloce.

È gratuito per i primi sette giorni, dopo i quali probabilmente vi avrà convinto a pagare i 4 euro mensili.

Chi ha inventato la progress bar?

NY Times:

“People wait for all sorts of things every day, sometimes more happily than others,” wrote the interface designer Bob Stahl in a 1986 article for Computerworld. “The problem is how the user feels about waiting.” At the time, machines were often slow and unreliable, and users didn’t always know when their programs crashed. A “progress bar” might mitigate frustration, Stahl suggested, by signaling that bits were flipping with a purpose somewhere deep inside the C.P.U.

Poco importa che non siano accurate: ci fanno comunque stare meglio.

Il concept di uno smartwatch dall’aspetto molto tradizionale

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Gábor Balogh ha immaginato uno smartwatch che rispetta il design classico e elegante dell’orologio che tutti conosciamo ma riesce anche ad integrare, senza stravolgimenti estetici, alcune funzioni smart.

Il nuovo f.lux

F.lux è una piccola applicazione per Mac, vive nella menù bar e aggiusta il colore dello schermo del Mac a seconda dell’orario. Significa che fattasi una certa ora diventa giallognolo, mentre durante la giornata lo fa splendere come il sole. Dovrebbe evitarvi l’insonnia, se non altro quella causata dal bagliore del Mac.

Da oggi si può scaricare una nuova versione, in beta, di questa utility che oltre a tenere conto dell’orario in cui avviene il tramonto effettua l’aggiustamento anche in base ai nostri pattern (quando ci svegliamo e dove ci troviamo):

The new version of f.lux makes a schedule just for you, so you can use a screen that knows when you sleep, as well as when the sun’s up. We found a way to combine your day with sunrise and sunset. Here’s how it looks: With the new f.lux, your screen warms up to make things look better at sunset. But then later, around the time you would start feeling sleepy, we do a little more, helping you get to bed on time.

Evernote per Pebble

Evernote ha creato un’applicazione per Pebble, piuttosto ricca di funzioni (è probabilmente l’applicazione per Pebble più completa che ho ad oggi visto).

L’invenzione della AeroPress

Su Priceonomics raccontano com’è nata la Aeropress e la storia di Alan Adler, il suo inventore:

Proponents of the device claim that drinks made with the AeroPress are more delicious than those made with thousand-dollar machines. Perhaps best of all, the AeroPress seems to magically clean itself during the extraction process.

There’s really nothing bad to say about the device other than the fact that it’s a funny-looking plastic thingy. Then again, its inventor, Stanford professor Alan Adler, is a world renowned inventor of funny-looking plastic thingies; while Adler’s Palo Alto based company Aerobie is best known today for its coffee makers, the firm rose to prominence in the 1980s for its world-record-setting flying discs. This is the story of how Adler and Aerobie dispelled the notion of industry-specific limitations and found immense success in two disparate industries: toys and coffee.

Wello

VIDEO: Wello

Il device finale per ipocondriaci (costo: 145 euro): una cover per iPhone che contiene al suo interno, nascosti, sensori capaci di misurare il battito cardiaco, la pressione del sangue, il livello di ossigeno nel sangue, la temperatura corporea e la capacità polmonare.

Type Finder

Un tool che con una serie di domande cerca di capire il font di cui avete bisogno.

Un mese con Pebble

Ho un Pebble da più di un mese. Non si è rivelato utilissimo e potrei farne facilmente a meno, però: mi piace. Mi piace più per quello che potrebbe fare, potenzialmente, che per quello che fa, effettivamente. Mi piace anche esteticamente1, ma io sono quella persona che ha avuto una calcolatrice al polso per anni. Il problema dell’hardware per me non è estetico ma di qualità: non dà l’idea che ci sia stata cura nel mettere insieme i pezzi, che inoltre sembrano economici, e il risultato finale è un orologio che pare assemblato in un garage da dei ragazzi. Avete presente la sensazione che dà un prodotto Apple, di essere stato levigato con attenzione maniacale in ogni dettaglio? Bene, la sensazione opposta. E non è perché è di plastica.

La batteria dura meno del dichiarato, nel mio caso arriva a cinque giorni. Comunque, un buon risultato2. Ha dei bottoni laterali (uno a sinistra, tre a destra) piuttosto duri da premere che servono a tutto; dal navigare nel menù all’utilizzare le applicazioni interne. Quello a sinistra è per tornare indietro, quelli a destra rispettivamente: i due laterali per spostarsi, quello centrale per selezionare. Lo schermo non è multi-touch, e per queste due ragioni — schermo e sistema di navigazione — l’orologio non è comodissimo da utilizzare. È lo stesso problema dell’iPod e della clickwheel — non so con quale soluzione se ne sarebbero potuti uscire ma so che hanno optato per dei bottoni, ovvero per la soluzione più pigra.

Mac Watchface

Lo schermo — estremamente sensibile ai graffi — è in bianco e nero, retroilluminato. Scuotendo il polso, in maniera vigorosa, si attiva la retroilluminazione. Con lo stesso movimento per nulla naturale e piuttosto stancante dovrebbe essere possibile, in futuro, eliminare la notifica più recente. L’orologio si collega all’iPhone con bluetooth e riceve i dati da esso. La schermata iniziale del Pebble è ovviamente l’orologio, data e ora; da lì premendo il bottone centrale si passa al menù (con le applicazioni), mentre premendo i due laterali si cambia watchface. Watchface significa “grafica dell’orologio“, ovvero il modo in cui l’ora viene mostrata. Gli utenti ne hanno create tantissime, e a volte ho la sensazione che sia stata data troppa importanza a queste. Divertenti, per nulla utili. Sono una distrazione: un po’ come gli utenti Android si divertono a cambiare la grafica del loro telefono, chi ha un Pebble ha opzioni illimitate per visualizzare l’ora: analogica, digitale, con Super Mario sullo sfondo, o — perché no — pure con Steve Jobs. I due bottoni laterali permettono — dalla schermata iniziale — di passare da una grafica all’altra, da una watchface all’altra. Rapido, facile. Per aprire un’applicazione, invece, prima occorre premere il bottone centrale per andare al menù, poi scorrere la lista delle applicazioni e per concludere premere di nuovo quello centrale, per finalmente aprirne una. Eppure una volta che ho scelto la grafica del mio orologio, probabilmente la terrò così per diverso tempo: sarebbe più comodo se i bottoni laterali scorressero le applicazioni, invece delle watchface, e offrissero un accesso rapido a queste. Se lo smartwatch non si rivela più veloce del telefono, allora tanto vale usarlo.

Scopo principale del Pebble è ricevere le notifiche, e per quelle funziona egregiamente. In tutti i casi il Pebble segnala un evento vibrando, senza emettere alcun suono3. I messaggi vengono mostrati con mittente e anteprima degli stessi, e spesso contengono quadrati vuoti dato che il Pebble non supporta le emoji (assurdo)4. Le stock app sono tre watchface che sarebbe piacevole poter rimuovere, un’applicazione per comandare la musica (cambiare canzone, mettere in pausa, ma non modificare il volume per qualche ridicolo motivo), una che funziona da archivio delle notifiche più recenti (per rileggerle) e una sveglia. L’utente può installarne fino a un massimo di 8, prima di finire la memoria del Pebble. Non molte. Queste non possono essere troppo pesanti e quindi richiedono nel 90% dei casi una connessione al telefono per funzionare. Nei momento in cui non l’avete con voi il Pebble è essenzialmente un orologio. Ci sono limiti fastidiosi, come il numero massimo di 8 applicazioni, lo storage interno molto ridicolo (1024KB) e l’assenza del multitasking più blando. Per capirci: se uscite dall’applicazione per i timer, i timer si bloccano. Uguale se uscite dal contapassi: ciò rende impossibile l’utilizzo del Pebble come Fitbit, nonostante possieda l’hardware necessario. Un’applicazione (Morpheuz) offre anche una sveglia intelligente stile Jawbone UP, ma di nuovo occorre lasciarla aperta tutta notte. Un vero peccato, dato che avrebbero potuto essere dei buoni punti di vendita.

Pebble Cards

La gestione del Pebble avviene da iOS, con un’apposita applicazione — lenta e, sospetto, non nativa — dalla quale si configura e si ha poi accesso all’App Store. Ho utilizzato:

  • L’applicazione di Foursquare, che rende facile e immediato effettuare un check-in.
  • Mentre ero a Londra quella della TFL, fornisce a ogni fermata del bus il tempo di attesa e i mezzi in arrivo.
  • Multi Timer, utile mentre si cucina — per impostare svariati timer.
  • Pebble Cards, affianca all’ora piccoli pezzi di informazione, come meteo e notizie.
  • Authenticator, genera i codici temporanei per l’accesso a Gmail, Dropbox e gli altri servizi che offrono l’autenticazione in due passaggi.
  • Un client di Twitter, Twebble, dal quale leggere la timeline e comporre tweet (con i tre bottoni!)

Di utile, ricapitolando: Foursquare, Timer, Authenticator, notifiche. Ci sono anche svariati giochi, ovviamente semplici come quelli del Nokia di vent’anni fa (snake). Il mio preferito è un clone di Flappy Bird, addirittura più frustrante dell’originale. Mi piacerebbe ci fosse un’applicazione per Simplenote o capace di accedere alla mia cartella di Dropbox con le note testuali (in .txt), in modo da poterle scorrere rapidamente. Mi piacerebbe che Trenitalia avesse un’applicazione — come è stata fatta per le ferrovie inglesi — che mi informasse sui treni in partenza da una stazione e sul binario in cui si trovano. Mi piacerebbe ci fosse l’integrazione con IFTTT di cui si era parlato ai tempi della campagna su Kickstarter, ma di cui non si è saputo più nulla5.

Pebble Authenticator Bottoni Pebble

Ci sono applicazioni che richiedono a loro volta applicazioni per funzionare. È il caso di PebbleCam, che se avviata su iPhone e orologio permette di scattare foto con il primo dal secondo, o di PebbleGPS, che mostra una mappa in bianco e nero molto vaga e le direzioni; non è perfetta ma può essere utile in bici. Fra le più popolari c’è Smartwatch+, che permette — fra le altre cose — di visualizzare il calendario di iOS sull’orologio. Purtroppo il difetto di queste è legato alla natura del multitasking di iOS: le applicazioni restano aperte (su iOS), in background, per solo un’ora prima di venire chiuse, quindi la loro controparte su Pebble smetterà presto di ricevere dati. Spesso vi sarà necessario avviarle di nuovo dal telefono per poterle usare: già che ce l’avete in mano tanto vale che usiate direttamente questo.

È un po’ complesso. È da geek. Non serve a molto. Però mi piace. Prima che l’iPhone esistesse, io ero un grande fan del mio Zire. Lo Zire era un palmare di Palm — il modello più economico. Non è che potesse fare molto, e non è che infatti ci facessi molto, a parte tenere un calendario e scrivere appunti. Quel palmare non poteva collegarsi a Internet, l’App Store era un negozio fisico (nel senso che l’applicazione stava dentro una scatola in un negozio: bisognava uscire di casa) ed era molto frustrante anche solo inviare una mail. Comprai una scheda WiFi esterna affinché avesse il WiFi, ma non fu mai molto utile a causa dello stato del browser interno. Ricevere le mail era un casino. Nonostante gli usi fossero limitati, se ne intravedevano le potenzialità. Ed erano più queste a farmi piacere l’oggetto che le sue capacità effettive. Lo so che è strano, ma è così: avevo quel palmare, e pensavo alle cose che avrei potuto farci se qualcuno ne avesse fatta una versione più intelligente. Poi un giorno arrivò Apple che con l’iPhone realizzò quel palmare che avrei voluto lo Zire fosse. In un giorno, risolse tutti i limiti e lo liberò dalle complessità.

Questo smartwatch è un po’ come quel palmare. Io credo che le persone dietro al Pebble abbiano avuto delle intuizioni ma al tempo stesso non abbiano curato i dettagli. Questo smartwatch è smart nella stessa misura in cui lo erano gli smartphone prima dell’iPhone. È un prodotto per geek, disegnato da geek e che funziona in modo un po’ geek. Ma ci sono casi in cui si è rivelato utile, e per questo credo che uno smartwatch progettato correttamente anche nei dettagli abbia un senso.

Pebble costa $150 (circa 110 euro), si compra dal sito ufficiale.

  1. L’alternativa è il Pebble Steel, l’altro Pebble che viene venduto come il modello elegante. In realtà sembra una copia mal riuscita di un orologio classico. Brutto.
  2. Certo, se non avessi dovuto attendere l’arrivo di un altro cavo USB per caricarlo (l’originale era difettoso) sarebbe stato meglio
  3. Io penso che un bip leggero — di nuovo, stile orologi Casio — avrebbero potuto offrirlo
  4. Aggiungo: sarebbe carino se venisse segnalata la presenza di una immagine, al momento si limitano a non visualizzarla. Basterebbe ci fosse un’icona che indicasse che il messaggio contiene un’immagine
  5. Ad esempio: se premi bottone centrale fai x, se premi bottone in basso fai y, etc…

Flappy qualsiasicosa

Un videogioco su tre di quelli nuovi inviati all’App Store per l’approvazione si rivela essere un clone1 di Flappy Bird:

Today there were 293 new iOS games released since 5am yesterday morning. After scooting through them, I’ve been able to identify 95 that are obvious Flappy Bird-inspired games.

  1. Ispirato, se volete. Nel senso che invece degli uccellini c’è — ad esempio, per farvi capire il livello — un hipster con lunga barba e camicia a quadretti che evita le birre

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