Facebook è per le notizie?

Baekdal ha ben riassunto i miei dubbi con gli Instant Articles di Facebook:

What many publishers don’t seem to understand is that Facebook is incredibly limited in terms of the behavior its audience has. People don’t go to Facebook for news. Instead, people primarily only use Facebook when they are having a quick break. That means that the audience is coming to Facebook without a specific intent. And because there is no specific intent, there is also almost no loyalty.


Medium è un social network

Il passaggio da strumento di scrittura, con focus su contenuti longform al punto dal portare all’acquisto di Matter e assemblare una redazione, a social network è stato annunciato da Ev Williams pochi giorni fa. Medium sarebbe soprattutto la rete sociale — i commenti, le interazioni e condivisioni, un luogo che permette a dei contenuti di trovare dei lettori.

Scrive Ev:

In the last few months, we’ve shifted more of our attention on the product side from creating tool value to creating network value. What does this mean? Obviously, one form of that value is distribution. And there’s no doubt that something published on Medium has a higher likelihood to find an audience than the same thing published on an untrafficked island on the web. […]

That’s why I say Medium is not a publishing tool. It’s a network. A network of ideas that build off each other. And people.

La facilità di scrittura e pubblicazione (che Medium può sì vantare, ma che anche Tumblr e molte altre alternative offrono) non è il punto di forza principale — la ragione per cui tanti scelgono Medium è invece il social network Medium, il fatto che un contenuto su Medium ha più possibilità di venire letto e diventare popolare che uno ospitato su un blog personale sconosciuto. Medium è sempre stato, soprattutto, uno strumento per promuovere un contenuto.

Dopo questo annuncio l’attenzione data da Medium all’aspetto sociale aumenterà; secondo le fonti di BuzzFeed già ci sarebbero stati dei cambiamenti per Matter e altre pubblicazioni che Medium possiede, soprattutto una spinta maggiore verso la produzione di contenuti che portino facilmente a condivisioni (come quiz).


La storia della caduta di BlackBerry

Il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante estratto di “Losing the Signal“, un nuovo libro dedicato alla caduta di BlackBerry a seguito dell’arrivo dell’iPhone.

In questi paragrafi, la reazione dell’allora CEO di BlackBerry al keynote del 2007, quello in cui Steve Jobs presentò l’iPhone:

Mike Lazaridis was home on his treadmill when he saw the televised report about Apple Inc.’s newest product. Research In Motion’s founder soon forgot about exercise that day in January 2007. There was Steve Jobs on a San Francisco stage waving a small glass object, downloading music, videos and maps from the Internet onto a device he called the iPhone.

“How did they do that?” Mr. Lazaridis wondered. His curiosity turned to disbelief when Stanley Sigman, the chief executive of Cingular Wireless joined Mr. Jobs to announce a multiyear contract with Apple to sell iPhones. What was Cingular’s parent AT&T Inc. thinking? “It’s going to collapse the network,” Mr. Lazaridis thought.

The next day Mr. Lazaridis grabbed his co-CEO Jim Balsillie at the office and pulled him in front of a computer.

“Jim, I want you to watch this,” he said, pointing to a webcast of the iPhone unveiling. “They put a full Web browser on that thing. The carriers aren’t letting us put a full browser on our products.”


Emoji che saranno

Unicode ha presentato le 38 emoji candidate a diventare parte dello standard Unicode 9.0, che dovrebbe arrivare a metà del 2016. Ci guadagniamo un’emoji per i selfie, una per pinocchio e un gufo.


Non buttare le foto sfuocate

Ultimamente ho un po’ perso interesse nelle varie applicazioni per editare foto e appiccicarci filtri sopra, per renderle magicamente e solo apparentemente migliori. Credo sia una conseguenza dell’aver ridotto l’uso di Instagr.am: se le foto non vanno online, ma esistono solo per me, allora migliorarle con il filtro giusto sembra improvvisamente non necessario1.

Mi interessa invece che mi ricordino un momento, e per farlo una foto senza filtro è migliore di una con filtro, e forse una sfuocata e scattata senza pensarci è addirittura preferibile e più genuina di una premeditata.

Su Wired, Joe Brown è dello stesso parere:

These unpublished images are every flavor of bad: blurry, poorly framed, unflattering, uninteresting. But they are an honest record of my life—because that camera in my pocket is with me and paying attention almost all the time.

So after that awful/wonderful evening, I made a pact with myself: I don’t delete photos anymore. I got the largest-capacity iPhone, upgraded my Dropbox account, and uploaded every pic I could find. I use the Carousel app to organize them—it batches images by date and captures location.

  1.  Credo sia successo anche perché ho comprato un iPhone da 64GB, e all’improvviso non ho più dovuto scegliere quale foto tenere, e quale cancellare


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Edward Snowden sul “ma tanto io non ho nulla da nascondere”


Arguing that you don’t care about the right to privacy because you have nothing to hide is no different than saying you don’t care about free speech because you have nothing to say. — Edward Snowden, in un AMA su Reddit poche ore fa.


Apple agli inizi


Apple agli inizi

Un bellissimo video, per i nostalgici, che racconta i primi anni di Apple, con immagini accompagnate dalla voce di Steve Wozniak e Steve Jobs.

(Via The Loop)


L’Apple Watch arriverà negli Apple Store a Giugno

L’ha confermato Tim Cook ieri, durante un incontro in Cina. Però non si capisce quando a Giugno, né cosa succeda a chi l’ha preordinato ed ha come data di spedizione fine Giugno/Luglio.


Internet.org non è neutrale, non è sicuro e — soprattutto — non è Internet

La Electronic Frontier Foundation finalmente ha affrontato la questione di Internet.org, l’internet non neutrale che Facebook sta promuovendo nei Paesi che vorrebbe aiutare:

We completely agree that the global digital divide should be closed. However, we question whether this is the right way to do it. As we and others have noted, there’s a real risk that the few websites that Facebook and its partners select for Internet.org (including, of course, Facebook itself) could end up becoming a ghetto for poor users instead of a stepping stone to the larger Internet. […]

We agree that some Internet access is better than none, and if that is what Internet.org actually provided—for example, through a uniformly rate-limited or data-capped free service—then it would have our full support. But it doesn’t. Instead, it continues to impose conditions and restraints that not only make it something less than a true Internet service, but also endanger people’s privacy and security.


Come Stallman naviga su Internet

Stallman, sul suo sito personale, racconta come visita i siti — seguendo per ciascuna visita un procedimento abbastanza tedioso e sofferente:

I am careful in how I use the Internet.

I generally do not connect to web sites from my own machine, aside from a few sites I have some special relationship with. I usually fetch web pages from other sites by sending mail to a program (see git://git.gnu.org/womb/hacks.git) that fetches them, much like wget, and then mails them back to me. Then I look at them using a web browser, unless it is easy to see the text in the HTML page directly. I usually try lynx first, then a graphical browser if the page needs it (using konqueror, which won’t fetch from other sites in such a situation).

I occasionally also browse using IceCat via Tor. I think that is enough to prevent my browsing from being connected with me, since I don’t identify myself to the sites I visit.

I never pay for anything on the Web. Anything on the net that requires payment, I don’t do. (I made an exception for the fees for the stallman.org domain, since that is connected with me anyway.)

(Via Boing Boing)


Uomo di vetro


In general, privacy is something people tend to undervalue until they don’t have it anymore. Arguments such as “I have nothing to hide” are common, but aren’t really true. People living under constant surveillance quickly realise that privacy isn’t about having something to hide. It’s about individuality and personal autonomy. It’s about being able to decide who to reveal yourself to and under what terms. It’s about being free to be an individual and not having to constantly justify yourself to some overseer. Bruche Schneier


Luce verde


Luce verde

Il primo prototipo della macchina che si guida da sola di Google arriverà nelle strade della California (Mountain View) questa estate — fino ad oggi Google sperimentava con Lexus equipaggiate del necessario per guidarsi da sole.


L’anteprima del nuovo film su Steve Jobs


L’anteprima del nuovo film su Steve Jobs

Universal Pictures ha diffuso un breve trailer del nuovo film su Steve Jobs, diretto da Aaron Sorkin (con Jobs interpretato da Michael Fassbender, Steve Wozniak da Seth Rogen).

(Non so bene cosa aspettarmi. Il fatto è che spererei in una narrazione meno “eclatante” — guardate il trailer, per capirmi.)


Mobile First: gli smartphone offrono una versione più completa di Internet?

Abbiamo sempre considerato l’internet mobile, quello a cui abbiamo accesso da smartphone, una versione ridotta e semplificata dell’internet disponibile su desktop. I siti web sono più semplici, e pongono limiti: se vuoi davvero fare qualcosa di utile devi ricorrere al computer.

Benedict Evans crede sia arrivato il momento di abbandonare questa idea, e invertirla: è il computer che sta seduto sulla nostra scrivania che offre una versione limitata (e limitante) di internet.

Internet, per i primi vent’anni in cui è esistito, ha significato un browser, una tastiera e un mouse. Poche cose sono successe, e sempre ai margini del browser mentre internet rimaneva pressoché invariato e legato al web. Da quando esistono gli smartphone tutto questo si è rotto: il modello d’interazione degli utenti è più complesso. Ci sono notifiche, Apple Pay, iBeacon, Touch ID, etc… Nuove possibilità, molte delle quali riservate ai dispositivi mobili — magari arriveranno anche su desktop, ma ancora non ci sono, e comunque arriveranno dopo.

Uno smartphone sa molto più sulla nostra persona di quanto un computer tradizionale non abbia mai saputo, e per questo può anche supporre e offrire molto più. Scrive Evans:

La manifestazione più evidente di questo fenomeno è l’esplosione in popolarità delle applicazioni sociali, la cui quasi totalità avrebbe fallito su PC ma su smartphone hanno funzionato perché, come dico spesso, lo smartphone stesso è una piattaforma sociale — ogni applicazione ha accesso alla rubrica, alla fotocamera, può inviare notifiche e siede nell’home screen a due tap di distanza da qualsiasi altra schermata del telefono. Tutte cose che rimuovono complessità e facilitano l’adozione di una nuova applicazione.

Secondo Evans lo smartphone è una piattaforma ideale per internet. Su desktop internet risiedeva nel browser, mentre su smartphone è l’intero device a offrirsi come una piattaforma per internet e il browser, da “internet”, diventa una semplice icona a sua volta.

In altre parole, anche se più piccolo e senza tastiera non dovremmo fare l’errore di considerare l’Internet che lo smartphone ci offre come una versione semplificata di quello a cui abbiamo accesso su desktop. Acquistare online è già più facile e immediato su smartphone, così come comunicare con gli amici.

È il computer che offre una versione ridotta di Internet, perché spesso tutto quello che offre — quando si parla del modo in cui l’utente interagisce con Internet — è un’esperienza mediata dal browser.


Architettura e web design

Carina, anche se ovviamente un po’ forzata, l’analogia di Mike Sall fra web design e architettura. I primi siti corrisponderebbero al Neolitico, quelli in flash al periodo Gotico (meh, in entrambi i casi) e quelli piatti — il cosiddetto flat design — al periodo più recente.

Non è la prima persona a paragonare le due cose: architettura e web design. Andrew Burton:

As a previous architecture student I see a lot of similarities in the sweeping rise of the modern minimalist (flat) design to the tabla rasa created by the European modernist architects in the beginning of the 20th century. In the case of the architects, they rejected the superfluous and elaborate ornamentation that were prevalent in the beaux arts, art nouveaux and art deco styles that preceded them. They believed (and still do) that the pastiched character added to the building through these preceding styles was misappropriated and disingenuous in modern times. Instead their principles were based on form following function and utilising the new building techniques of concrete, steel, glass and mass reproduction.

The same has happened in the web world albeit 100 years later. Before the rise of ‘flat’ design the digital world was crammed with skeumorphic design cluttered with ornamental and superfluous features that gave character to the product but were actually just distractions from what the user wants: a product that works.

Del resto il “flat design” non è nulla di nuovo; il corrente stile minimalista esiste da 100 anni — si pensi al Bauhaus e al lavoro di Dieter Rams o Paul Rand.


Che fine hanno fatto gli ‘iPhone killer’?

Vi ricordate di quando, fino a poco fa, l’introduzione di un nuovo smartphone Android equivaleva a una valanga di articoli sull’imminente dipartita dell’iPhone? Dipartita che non si è mai materializzata. L’iPhone sta meglio che mai, e non solo Apple ma anche le aziende che dovevano ucciderlo ne stanno giovando: l’iPhone porta guadagni a Google (che paga non poco per mantenere la propria posizione nella barra degli indirizzi di Safari), Microsoft (che ora considera iOS una piattaforma importante per cui sviluppare) e pure a Samsung (che fornisce diversi componenti interni a Apple).

Horace Dediu:

Samsung electronics benefits from the iPhone in terms of its semiconductor division. Apple is Samsung’s biggest customer and the semiconductor division is now the largest source of operating profits. […]

This alternate reality shows that the benefits from the iPhone revolution are broad and deep. It’s not just the direct revenues from app sales on the App Store but also the creation of entire new communications modalities (Instagram, Snapchat, WhatsApp) new services (Uber, Airbnb) and the multi-billion dollar accessories markets. These benefits are largely unmeasured and therefore not visible in accounting systems. They are perceivable however


La vista dal sedile frontale

Chris Urmson, a capo dello sviluppo della macchina che si guida da sola di Google, racconta su Medium a che punto si trova il progetto per quanto riguarda la sicurezza stradale.

Pare che i problemi maggiori sorgano con incidenti minori — come tamponamenti — per questo non ben documentati ufficialmente. Quello che importa è che la macchina che si guida da sola non ne ha mai causato uno; ha subito in sei anni sei incidenti minori, e la colpa era sempre nostra:

If you spend enough time on the road, accidents will happen whether you’re in a car or a self-driving car. Over the 6 years since we started the project, we’ve been involved in 11 minor accidents (light damage, no injuries) during those 1.7 million miles of autonomous and manual driving with our safety drivers behind the wheel, and not once was the self-driving car the cause of the accident.


Thing Explainer, il nuovo libro di Randall Munroe di xkcd

Randall Munroe è bravissimo a rendere cose complesse divertenti e a spiegarle a chi di quelle cose non ci capisce nulla. Il suo nuovo libro — che arriverà a Novembre — si chiama Thing Explainer e in esso Randall fa solo quello, con schizzi e disegni: spiegare cose.

Using line drawings and only the thousand (or, rather, “ten hundred”) most common words, he provides simple explanations for some of the world’s most interesting things: our food-heating radio boxes (microwaves), our very tall roads (bridges), and our computer buildings (datacenters). He also explains the other worlds around our sun (the solar system), the big flat rocks we live on (tectonic plates), and even the stuff inside us (cells).

La copertina è sufficiente a far partire un pre-ordine:

Thing Explainer, la copertina del nuovo libro di Randall Munroe


Com’è una fashion week nella Silicon Valley


Com’è una fashion week nella Silicon Valley

Silicon Valley Fashion Week con droni

A “indossare” i vestiti sono i droni — direi la migliore fashion week ad oggi.


Instant Articles: lo strumento di Facebook per creare storytelling interattivi

Un nuovo prodotto di Facebook per creare e distribuire articoli al suo interno. Come i video nativi, hanno il vantaggio di caricarsi più velocemente. Siccome poi sono interattivi — con parallax scrolling e tutti quegli effetti che i vari editori hanno cercato di rubare a Snow Fall — mi aspetto che molti inizino a gettarci dentro i loro contenuti.

Che Facebook avrebbe iniziato a ospitare direttamente il contenuto di alcune testate si mormorava da tempo. Fra i partner iniziali: BuzzFeed, BBC News, il Guardian e il New York Times.


Non ne hai avuto abbastanza?

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