Applebot, il crawler di Apple

Si sospettava da tempo che Apple avesse un web crawler, per analizzare e trovare le pagine in rete; oggi ne è arrivata conferma quando Apple ha pubblicato un documento relativo a Applebot, il suo crawler appunto.

Applebot serve per i risultati di Siri e Spotlight:

Applebot is the web crawler for Apple, used by products including Siri and Spotlight Suggestions. It respects customary robots.txt rules and robots meta tags. It originates in the 17.0.0.0 net block.

User-agent strings will contain “Applebot” together with additional agent information. For example:

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Notizie da altri luoghi, e segnalazioni rapide.

An interview with a Google Street View driver. Un'intervista a un'autista di Street View.

The Future Is A Confidence Trick. Warren Ellis sulle previsioni del futuro.

Mobile Isn’t Killing the Desktop Internet. «According to Mr. Haile, mobile devices are actually “unlocking” new Web time in the morning and the evening, while desktop traffic remains dominant during weekdays.»

The Web of Alexandria. «We, as a species, are currently putting together a universal repository of knowledge and ideas, unprecedented in scope and scale. Which information-handling technology should we model it on? The one that's worked for 4 billion years and is responsible for our existence? Or the one that's led to the greatest intellectual tragedies in history?»

Web vs. native: let’s concede defeat. «I feel we’ve gone too far in emulating native apps. Conceding defeat will force us to rethink the web’s purpose and unique strengths — and that’s long overdue.»

Streaming Unicorns.. Tipo Periscope, ma per lo schermo dell'iPhone (ovvero un'app per fare livestreaming *solo* di quello)

Screentendo. Trasforma qualsiasi sezione dello schermo in un'area di gioco di Super Mario.

L’assistenza diabolica di Samsung

Spesso, nelle recensioni, o nella scelta di un prodotto rispetto a un altro, la qualità dell’assistenza tecnica e del supporto forniti dall’azienda produttrice vengono ignorati. Apple offre un’ottima rete di supporto attraverso i Genius Bar degli Apple Store ed è molto prone a venire incontro al cliente (personalmente ho avuto un MacBook con scheda logica difettosa, da loro riparato gratuitamente a distanza di 3 anni dall’acquisto). La stessa cosa si può dire di Amazon, che fa dell’assistenza ai clienti un proprio punto di forza (ed in effetti, di nuovo nella mia piccola esperienza personale, si sono sempre rivelati veloci ed efficaci).

Tutto questo lo dice un giornalista del New York Times che un giorno si è ritrovato ad avere a che fare con l’assistenza di Samsung, a causa di un forno difettoso, e… Apriti cielo: nell’arco di cinque mesi gli hanno mandato un tecnico a casa sette volte prima di rassegnarsi e constatare che il forno era non solo rotto, ma pure pericoloso. Nonostante questo hanno accettato di emettere un rimborso (parziale) solo dopo numerose email e chiamate, ma soprattutto con questa clausola:

Samsung said that to process my refund, I had to destroy the power cable for the oven and send a picture of the severed wire to prove I was no longer using the unit. The next day, a customer service representative called to clarify I actually did not have to destroy the cord.

Per dimostrare che il forno è rotto e non può più essere utilizzato, Samsung chiede che il cavo di alimentazione venga danneggiato (e che gliene venga mandata prova).

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Apple Watch, la recensione di uno di parte

Gianluca Neri ha provato l’Apple Watch per Wired. La sua recensione è molto divertente, da vero adorabile “fanboy”:

Buongiorno a tutti, mi chiamo Gianluca e sono un early adopter.

(coro: “Ciao Gianluca”)

Significa che, quando Apple decide di lanciare un nuovo prodotto nel mondo ignorando l’Italia (leggi: ogni-singola-volta), vengo preso dalla frenesia di possedere quel particolare prodotto nel più breve tempo possibile. È – tipo – una malattia. Ma posso uscirne quando voglio. Che potrà mai succedere se anche questa volta metto in piedi un’assurda strategia basata su fantasiosi e quanto mai complicati stratagemmi per procurarmi dall’altra parte del globo un gadget che prima o poi (spesso, purtroppo, poi) sarà disponibile a qualche chilometro da casa? Un’ultima volta, giuro, e poi basta. Come vi dicevo, mi chiamo Gianluca e sono un fiero possessore di Apple Watch.

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QuickShot

Applicazione

QuickShot

QuickShot è uno screenshot manager per Mac. Invece che andarvi a finire nel desktop — e ad accumularsi lì — QuickShot salva gli screenshot in una cartella da voi scelta. QuickShot vive nella menù bar del Mac, e da lì vi permette di selezionare e trascinare gli screenshot dove vi servono, dandovi rapido accesso ad essi.

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100 giorni di font

Per 100 giorni, ogni giorno, Do-Hee Kim proverà a creare una nuova pagina web1 utilizzando di font diversi fra quelli disponibili su Google Font, pubblicando il risultato su 100daysoffonts.com.

Siamo già al 27esimo giorno dall’inizio dell’esperimento e il risultato è ottimo. È bello da ammirare, ma anche utile se avete problemi d’abbinamento o volete scovare dei font buoni su Google Font.

Relativo: Quanto durerà Google Font?

  1. Stile splash page

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La libreria del futuro, cartacea e digitale

Matteo Scurati si è occupato, per Bookrepublic e librerie.coop, all’interno del Supermercato del futuro di Expo, della creazione di un concetto di libreria che vada oltre, e riunisca, la dicotomia digitale e cartaceo, l’idea che la scelta sia o l’uno o l’altro formato. Ne ha scritto su Medium:

Entrare in una libreria fisica per acquistare un libro cartaceo ottenendo immediatamente la copia digitale, dovrebbe essere la norma. Ed è la norma solo se pensiamo che l’editore vende contenuti, aldilà della forma su cui il lettore vorrà usufruirne.

Se riportiamo il lettore all’interno delle librerie e se lo facciamo con la promessa che è la sua voglia di leggere al centro dell’esperienza (e non la mia voglia di pensare che il mercato andrà in un certo modo), avremo fatto un primo passo decisivo.

Anche la recentemente riaperta e ristrutturata libreria Rizzoli in Galleria a Milano è basata su idee simili — come racconta Enrico Sola:

Il fine è stato quello di trasformare la normale libreria in uno spazio di animazione della lettura. A differenza del classico sito di e-commerce di libri che lavora molto sulla comfort zone, ovvero su cose che si avvicinano al già conosciuto, noi abbiamo voluto lavorare su due parole chiave: serendipity, quindi l’incontro con cose inattese e di qualità, e discovery, ovvero la scoperta di qualcosa che non è di tua conoscenza. Questi concetti si concretizzano sul layout dei tre piani della libreria, nell’alternarsi dei temi e delle sezioni che permettono di ibridare gli interessi e vedere cose che online non vedresti. E poi ovviamente nel lavoro di assistenza del team di librai.

La libreria si occupa insomma di vendere un contenuto, che verrà poi usufruito dove (e come) il lettore meglio crede. Acquistando un libro di carta si ha anche accesso all’ebook, che può essere letto via web (similmente a un esperimento di Penguin, che mette il browser al centro della lettura) o su un e-reader. L’esperienza di lettura stessa diventa quindi fluida, e può essere portata avanti su più device: di sera, a casa, sul cartaceo; la mattina, in metropolitana, sullo smartphone via browser; in altre situazioni su un e-reader.

Mettendo il contenuto al centro, invece dell’oggetto libro, è possibile sia ridare una funzione alle librerie (non minacciate dal futuro dei libri di carta perché non legate solamente alla carta) sia, come scrive Matteo, ripensare l’edizione digitale, che ad oggi è stata molto influenzata dal cartaceo. Così evitando, ad esempio, soluzioni skeumorfiche (l’effetto delle pagine che frusciano).

Uno dei problemi nel creare un’interfaccia digitale — di qualsiasi tipo, che si tratti di un calendario, una rubrica o un libro — è, come scriveva Matt Gemmel, l’avere come riferimento la controparte analogica, che solo poiché è venuta prima si impone sul digitale. Un’interfaccia skeumorfica — e una libreria che consideri il libro solamente come un oggetto fisico, di carta —rappresenta un fallimento di visione, o peggio, scrive Gemmel, “di capitalizzazione del nuovo medium“; un’opportunità persa:

We forget that physical objects are also just specific embodiments – or presentations – of their content and function. A paperback book and an ebook file are two embodiments of the text they each contain; the ebook isn’t descended from the paperback. They’re siblings, from different media spheres, one of which happens to have been invented more recently. The biggest intellectual stumbling-block we’re facing is the fallacy that just because physical embodiments came first, they’re also somehow canonical. The publishing industry is choking itself to death with that assumption, despite readily available examples of innovative, digitally-native approaches.

Relativo: Come il Regno Unito immagina le biblioteche del futuro

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Transformify

Questo tool è quasi magico, per quanto è facile da usare: prende una lista (tipo un CSV) e la ristruttura come volete voi, semplicemente partendo da un esempio che gli avete fornito. Tutto quello che dovete fare è dirgli come la prima riga deve venire trasformata; i dati che volete mantenere — come devono venire trasformati — e la struttura che volete dargli.

(Non si è capito molto? Andate a provarlo.)

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Tesla fa macchine o batterie?

Quando si pensa a Tesla Motor si pensa a un’azienda automobilistica, ma Tesla dovrebbe essere considerata prima di tutto un produttore di batterie.

Per tre ragioni, secondo Jeremy Welch: per l’innovazione che hanno apportato proprio in questo campo, perché ciò gli permette di entrare in altri settori e mercati (vedi l’annuncio di ieri) e perché quando sei un produttore di veicoli elettrici  il componente più complesso con cui hai a che fare non è più il motore, ma la batteria della macchina:

In an ICE-centered automotive world, the engine is the most complicated and important component. As a result of the complexity of ICE engines, most modern car companies maintain ownership of engine design and manufacturing, marketing and branding, sales channels (via their own dealers), and final assembly, but outsource almost all other components of the car.

Electric motors are much simpler than their ICE counterparts. Some estimates place the number of components on an ICE engine at 200+ (including pistons, spark plugs, belts, coils and more), compared to less than 10 on a comparable electric motor. This comparison is a little over-simplified, but the point still stands: electric vehicles are much less complicated than their Internal Combustion Engine counterparts.

In an EV centered world, energy storage is the most complicated problem, and battery technology takes center stage. Tesla has developed significant expertise in the battery space while building their cars, and they can now leverage this expertise to enter other battery-dependent markets.

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La nuova pubblicità di Samsung. O Apple. Boh?

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La nuova pubblicità di Samsung. O Apple. Boh?

Son seri? Il tutto detto pure in un finto accento inglese, per imitare Jony Ive! Mentre guardate il video: ricordatevi dell’allineamento.

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Elon Musk presenta il Tesla Powerwall

Video

Elon Musk presenta il Tesla Powerwall

Wow, da guardare. Oltretutto il keynote è piuttosto ben fatto; mi è piaciuto più di qualsiasi keynote di Apple degli anni recenti.

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Il peso dei colori

A volte i blog su Apple pubblicano notizie assurde; e a me le notizie assurde piacciono. A quanto pare a seconda dei colori il cinturino Sport dell’Apple Watch varia di peso. Serve saperlo? Certo, che domande.

Per capirci, per un modello da 42mm:

Bianco = 51 grammi
Blu = 48g.
Verde = 48g.
Rosa = 46g.
Nero = 40g.

Bene, è tutto.

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Internet è silenziosa

Bellissimo pezzo di Mantellini:

Io penso da sempre che Internet sia uno spazio silenzioso. Come un libro, come un quotidiano sfogliato alla luce di una lampada, la rete è sempre stata per me un luogo notturno e senza rumori. Così facendo disegna un confine, non solo acustico, con la TV o la radio, il cui linguaggio principale è stato da sempre mediato da gradi più o meno assordanti di invadenza.

Sebbene nel tempo il suono, quello dei formati digitali come l’mp3 e delle piattaforme audiovideo come Youtube, fino a quello degli attuali servizi di streaming musicale, è andato affermandosi in maniera sempre più ampia e la rete di sole parole e immagini dei primi tempi si è trasformata in un luogo del tutto differente, le interfacce hanno sempre scelto accuratamente di essere il meno intrusive possibile: Internet è rimasto un oggetto notturno.

Perché questo sia accaduto, in un mondo nel quale tutti urlano e strepitano, non è difficile da capire: perché essere in rete è rapidamente diventata la più complessa delle esperienze multisensoriali e come tale può essere governata solo da noi stessi. Moltissime persone leggono le notizie su una pagina web mentre ascoltano una playlist su Spotify, altri scrivono un tweet mentre seguono un programma tv, altri ancora semplicemente preferiscono stare in silenzio di fronte alla luce del loro monitor o del loro tablet. Per tutto costoro e per molti altri l’invadenza dell’audio non richiesto è una intrusione netta della propria sfera personale.

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Breve accenno

A distanza di due anni dall’ultima puntata di Brevi accenni la mia voce tentennante, piena di pause e ripensamenti è tornata su un podcast: Gianfranco, Stefano e Simone mi hanno invitato settimana scorsa a parlare di privacy — e cose a caso — nel podcast, Metro.

Io mi sono divertito molto a registrarla. Se vi va di ascoltarla, la trovate qua qua.  È lunga 50 minuti, nonostante io asserisca all’inizio di non riuscire a stare dietro ai podcast più lunghi di 20 minuti.

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La differenza fra il design industriale di Apple e quello di Samsung

Per Rene Ritchie, il nuovo Samsung Galaxy S6 aveva qualcosa di fastidioso — cosa, non era molto evidente a un primo sguardo. Ma dopo un’analisi più attenta, ha identificato il problema: nulla nel telefono è allineato. Basta paragonarlo a un iPhone 6 perché sia evidente:

Particolari che in molti liquideranno come poco importanti, ma che sono indice della cura che Apple ripone nei suoi prodotti. Come fa notare Ritchie, un particolare così semplice richiede molta pianificazione, tempo e risorse; richiede posizionare l’altoparlante, i bottoni, il jack delle cuffie e altri componenti interni in un certo modo — richiede, innanzitutto, il considerare durante la fase di progettazione un dettaglio come l’allineamento finale delle porte.

Vale spendere tutta questa energia in un dettaglio così secondario? Secondo Ritchie sì, perché riflette nel prodotto l’attenzione che probabilmente è stata riposta nel design di altri ambiti, e fa sperare che nessun millimetro sia andato sprecato o sfruttato nel modo sbagliato:

Is it worth the effort? For me, as a customer, knowing that Apple had the consideration and took the time and effort to align their hardware speaks to the overall quality of their work. It reassures me that the same consideration and effort were likely spent making sure not a millimeter nor milliamp of battery space was wasted, not a nanometer of die, not a gap left around the screen, or a dead zone in the capacitive sensor.

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Come si posiziona l’Apple Watch nella scala di Mohs

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Come si posiziona l’Apple Watch nella scala di Mohs

Da Wikipedia:

La scala di Mohs è un criterio empirico per la valutazione della durezza dei materiali. Prende il nome dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs, che la ideò nel 1812. Essa assume come riferimento la durezza di dieci minerali numerati progressivamente da 1 a 10, tali che ciascuno è in grado di scalfire quello che lo precede ed è scalfito da quello che lo segue.

Il primo minerale della serie è il talco, l’ultimo il diamante.

Secondo i test effettuati da Consumer Reports (molto più accurati di quelli che avevo segnalato la scorsa settimana) l’Apple Watch Sport ha un valore 7, mentre tutti gli altri — che invece di vetro ionX usano lo zaffiro — hanno valore 9. Non male.

(Via Melamorsicata)

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Vita con lo smartphone

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Vita con lo smartphone

Un corto animato sulla nostra ossessione con gli smartphone.

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‘Popolo del web’

Nel 2015, in prima pagina sul Corriere (ma qualsiasi altro quotidiano potrebbe averlo fatto/lo fa), ancora scrivono di questa entità inventata e separata dal resto della popolazione, il “popolo del web” (questi che scrivono queste robe pubblicano, leggono e usano il web — ma a quanto pare non ne sono parte!).

Il web, dotato di pensieri e riflessioni proprie — non uno specchio delle cose che si ritrovano anche fuori dal web, meno efficacemente documentate.

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I numeri di Apple

Alcune cose che impressionano:

  • La crescita di vendite in Cina, del 71%. Apple ha fatturato in Cina più di $16 miliardi, in America $21 e in Europa $12: la Cina è più importante dell’Europa, oggi, per Apple.
  • Come sempre, la dimensione del business dell’iPhone.
  • Le vendite dell’iPad, al contrario, continuano a diminuire. 12.6 miliardi di unità vendute, contro le 16.4 del trimestre precedente.
  • Il 20% dei possessori di un iPhone è passato ad iPhone 6 o 6 Plus.

E questa immagine, che mostra il cumulo di denaro su cui Apple siede (194 miliardi di dollari):

Insomma, nell’ultimo trimestre fiscale Apple ha fatturato 58 miliardi di dollari. Daring Fireball ricorda di quando, soli cinque anni fa, Steve Jobs notava con orgoglio come Apple fosse diventata un’azienda con un fatturato annuale da $50 miliardi di dollari.

Cinque anni dopo, fanno più di $50 miliardi a trimestre:

Apple today announced financial results for its fiscal 2015 second quarter ended March 28, 2015. The Company posted quarterly revenue of $58 billion and quarterly net profit of $13.6 billion, or $2.33 per diluted share. These results compare to revenue of $45.6 billion and net profit of $10.2 billion, or $1.66 per diluted share, in the year-ago quarter. Gross margin was 40.8 percent compared to 39.3 percent in the year-ago quarter. International sales accounted for 69 percent of the quarter’s revenue.

The growth was fueled by record second quarter sales of iPhone and Mac and all-time record performance of the App Store.

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28 cose che dovresti sapere sull’Apple Watch

La lista di iMore contiene molti trucchi e suggerimenti utili:

  • Si può evitare che una notifica in arrivo emetta un suono coprendo l’Apple Watch per pochi secondi con la mano.
  • Uno screenshot si fa premendo il bottone laterale e la Digital Crown contemporaneamente.
  • Tenedoli invece premuti per più di dieci secondi si forza l’orologio a riavviarsi.
  • Si possono eliminare tutte le notifiche con un Force Touch.

(BuzzFeed ha una lista simile, in GIF)

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Things per Apple Watch

Applicazione • Apple Watch

Things per Apple Watch

Come al solito, gli sviluppatori di Cultured Code hanno fatto un ottimo lavoro:

We set out to design a version of Things that’s focused, not on task management, but on task accomplishment. Specifically, what you’ve decided you will do today.

Things è il mio task manager da anni, dal mio primo iPhone. Ho provato molte alternative (troppe, in questa categoria), ma alla fine sono sempre tornato a Things.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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