Disegnare un sito con il material design di Google, facilmente

Google ha rilasciato Material Design Lite, una libreria di componenti (HTML, CSS e JS) che permette di creare con sforzo minimo un sito web basato su material design. La libreria include bottoni, checkbox, cards, ma anche una griglia, slider, tab, icone, gestione curata della tipografia e molto altro.

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Scatole bianche

Apple si sta preparando a rimuovere dai propri store gli accessori di terze parti che non hanno scatole bianche (tradotto: la cui confezione non sia stata approvata da Apple). Riporta 9to5mac:

Apple has been working with select third-party accessory makers over the past six months to redesign boxes so that the experience more closely matches the boxes of Apple’s own products…

È il caso?

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Il problema nell’affidare a GitHub il compito della preservazione del codice

GitHub è diventato negli anni un’enorme collezione di software open-source, un repository di conoscenza, non un semplice posto in cui salvare del codice. Wired ci ricorda però dell’aspetto spesso dimenticato di GitHub, l’azienda GitHub (valutata a 2 miliardi di dollari), e del perché affidare ad essa il compito della preservazione del codice sia un problema (via @koolinus.net).

Il Black Friday di Amazon: Prime Day

Per celebrare il suo ventesimo compleanno, Amazon ha indetto il 15 Luglio un “Prime Day”, ovvero una giornata in cui diversi prodotti saranno venduti a prezzi scontati. Gli sconti saranno accessibili solo agli abbonati ad Amazon Prime, ma pare saranno davvero numerosi (in quantità superiore a quelli del Black Friday).

Se il 15 Luglio vi fate prendere dallo spirito consumista, fatelo partendo da qua (così supportate il blog, senza fare nulla).

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Neomania

When contemplating the future, we place far too much emphasis on flavour-of-the-month inventions and the latest killer apps, while underestimating the role of traditional technology. […] In the past, I sympathised with a so-called ‘early adopters’, the breed of people who cannot survive without the latest iPhone. I thought they were ahead of their time. Now I regard them as irrational and suffering from a kind of sickness: neomania. To them, it is of minor importance if an invention provides tangible benefits; novelty matters more. […] I suggest this rule of thumb: whatever has survived for X years will last another X years. Taleb wagers that the ‘bullshit filter of history’ will sort the gimmicks from the game changers. And that’s one bet I’m willing to back. — Rolf Dobelli, The Art of Thinking Clearly (via Offscreen Magazine)

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

HotOrCold: fa più caldo di ieri?

Applicazione

HotOrCold: fa più caldo di ieri?

Un’altra applicazione per il meteo (l’altra apparsa su queste pagine, pochi giorni fa, è Dark Sky), per sapere se fa più freddo o caldo di ieri.

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Come scegliere il colore giusto?

Per la prossima volta che riflettete per mezza giornata su quale colore dovrebbe avere il link nel footer: questa spiegazione di Rocket Design — semplice, chiara, efficace e per immagini — della teoria dei colori.

Cosa cerchiamo

Il New York Times ha analizzato i dati che Google ha recentemente rilasciato relativi alle chiavi di ricerca più popolari del suo motore. Google rilascia i dati aggregati e anonimizzati, minuto per minuto (qua sta la novità: Google prima li rilasciava relativi a giornate, senza granularità maggiore), sulla popolarità di una determinata chiave di ricerca in un determinato momento della giornata. Questi dati, in altre parole, rivelano cosa cerchiamo:

The data shows that the hours between 2 and 4 a.m. are prime time for big questions: What is the meaning of consciousness? Does free will exist? Is there life on other planets? The popularity of these questions late at night may be a result, in part, of cannabis use. Search rates for “how to roll a joint” peak between 1 and 2 a.m.

L’analisi condotta dal New York Times si basa sopratutto su dati relativi a New York, ma gli stessi pattern possono essere ritrovati in altre città — fuori o dentro gli Stati Uniti (ad esempio, di mattina cerchiamo tutti le notizie). Con alcune differenze:

One interesting cultural difference I found is in what we do during lunch. Which searches spike around 12:30 on weekdays? In New York and most places in the United States, there does not seem to be a consistent lunchtime activity, but in other countries there are clear patterns. In Britain, people catch up on the news. In Japan, there is a noticeable rise in travel planning. In Belgium, it’s anything shopping related.

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Il problema non è Safari, ma la mancanza di scelta su iOS

Recentemente diversi sviluppatori web si sono lamentati dello stato di Safari — e della lenta adozione di tecnologie web che altri browser (come Chrome) sono più celeri nel supportare. Il problema, suggerisce Kenneth Auchenberg, si fa più accentuato perché Apple ancora non permette, nel 2015, di impostare un browser diverso da Safari su iOS — né esiste un’alternativa, dato che Chrome su iOS non è davvero Chrome: è sempre Safari, ma con una UI diversa.

Ciò costringe l’intera piattaforma a rimanere ferma allo stato del web che Apple ritiene soddisfacente:

It’s limiting the browser-vendor competition on Apple’s iOS platfrom, as Apple are the only one allowed to innovate within the browser engine. […]

It’s creates a big overhead for web developers as they forced to cater for mobile Safari’s slow update cycle, with hacks and workarounds for bugs and issues, that are fixed in other browsers. This is where the “new IE” reasoning has it’s roots.

La cosa è ridicola e sinceramente questa imposizione di stock apps (client di posta, anche) sarebbe ora che finisse.

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Come abbinare i font

Designmodo ha raccolto alcuni siti bellissimi, e ne ha analizzate le scelte tipografiche, spiegandole anche a chi ne sa poco — quali abbinamenti di font risultano vincenti, e gli accorgimenti di line-height o letter-spacing che sono stati presi.

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Safari è il nuovo Internet Explorer?

Nolan Lawson si lamenta della lentezza e reticenza con cui Safari sta adottando tecnologie web emergenti (volte soprattutto alla creazione di single-page applications) che altri browser — non solo Chrome, ma pure IE — già da diverso tempo supportano:

I think there is a general feeling among web developers that Safari is lagging behind the other browsers. All of the APIs I mentioned above are not implemented in Safari, and Apple has shown no public interest in them. When you start browsing caniuse.com, the list goes on and on. […]

In recent years, Apple’s strategy towards the web can most charitably be described as “benevolent neglect.” Although performance has been improving significantly with JSCore and the new WKWebView, the emerging features of the web platform – offline storage, push notifications, and “installable” webapps – have been notably absent on Safari.

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Il trailer di ‘Steve Jobs’

Video

Il trailer di ‘Steve Jobs’

È uscito il trailer del film su Steve Jobs scritto da Aaron Sorkin e diretto da Danny Boyle, quello in cui Fassbender interpreta Steve Jobs (seppur non c’entri un fico secco). Un po’ come The Social Network (sempre di Sorkin), dal trailer pare la storia verta attorno a grandi e intensi conflitti, altrimenti che noia seguirla nevvero? Il mio timore è che, per l’ennesima pallosissima volta, la personalità di Jobs (ovvero: solo i tratti romanzabili della personalità di Jobs) occupi tutta la narrazione senza lasciare il minimo spazio a una spiegazione (che né c’era nel precedente film su Steve Jobs, né c’era nella biografia) del cosa quest’uomo abbia fatto — a parte incazzarsi.

A questo punto credo il film su Steve Jobs che vorrei non arriverà mai. Un giorno, forse, la BBC o qualcun altro farà un documentario, e finalmente avremo una narrazione meno lirica (e per me più interessante) sulla figura di Steve Jobs.

Nel frattempo temo dovremo accontentarci di un altro melodramma.

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Le macchine che si guidano da sole guidano come tua nonna

Google cars drive like your grandma — they’re never the first off the line at a stop light, they don’t accelerate quickly, they don’t speed, and they never take any chances with lane changes (cut people off, etc.).Un residente di Mountain View, sulle macchine che si guidano da sole

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Byte

Il tizio che forgiò Vine ci ha dato una nuova app, Byte. Permette di fare “cose” animate, schermate con immagini, gif, filmati, etc…  Scrive The Verge: the result looked like a nightmare GIF party straight out of GeoCities 1998.

Dal secolo scorso

Non mi sono ancora fatto un opinione su Apple Music, e soprattutto non so ancora bene che pensare di Beats 1, la radio. Ma trovo molto bizzarra e divertente (e forse anche esplicativa di Beats 1) la pagina per richiedere la trasmissione di una canzone: numeri di telefono!

(via @ilbuffer)

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Riferflow: gesture personalizzate

Applicazione

Riferflow: gesture personalizzate

Riferflow (gratuita, per Mac) permette di impostare gesture personalizzate, diverse a seconda dell’applicazione. Ad esempio, due dita che ruotano a cerchio può indicare cmd + R (aggiorna la pagina) in Safari.

In teoria sembra una grande idea, ma dopo una giornata d’uso sono indeciso (mi è partito il refresh a caso troppe volte). Ma può anche essere che mi debba abituare alle (nuove) gesture, prima.

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Amazon consegna in un’ora a Londra

Amazon ha introdotto Prime Now, la consegna entro un’ora, a Londra (solo zona 1 per il momento). C’è anche un’app piuttosto bellina.

L’Internet delle complicazioni

Una critica all’Internet of Things promosso dai progetti di Kickstarter, Indiegogo e simili. Non solo il futuro è perennemente in preordine, ma pare consista nel rendere l’invisibile visibile, per mezzo di un’applicazione che agisce da mediatore.

Mobile is eating the world

Benedict Evans ha presentato una versione aggiornata di ‘Mobile is eating the world’, un’analisi e presentazione che tenne un anno fa sull’impatto degli smartphone (e su un mondo sempre più mobile first). Slide e audio si trovano qua.

La grande rubrica dei siti Internet

L'ICANN (l'ente che si occupa della gestione dei domini Internet) richiede che ad ogni dominio siano associati, in un database (WHOIS), i dati del proprietario: nome, cognome, indirizzo, email e numero di telefono.

Chiunque, partendo da un indirizzo internet, potrebbe ottenere questi dati utilizzando un servizio di WHOIS lookup. Non fosse che, giustamente, esiste un modo per nascondere questi dati sensibili: quasi tutti i provider di domini forniscono servizi di domain privacy, che altro non fanno se non mettere i loro dati nel database pubblico al posto di quelli del proprietario del dominio, tenendo così quest’ultimi privati.

L'ICANN vorrebbe ora limitare questa pratica con una serie di provvedimenti che di fatto renderanno più difficoltoso tenere i propri dati fuori dal dominio pubblico e renderanno i servizi di cui parlavo sopra più costosi. Più costosi e meno effettivi: una bella accoppiata, no? In aggiunta, chiunque abbia anche solo un piccolo business non potrà più utilizzare alcun servizio di domain privacy.

Scrive Nearly Free Speech:

The planned method of doing so is to introduce a new accreditation program for privacy and proxy providers, complete with fees, compliance requirements, and strict guidelines on how they can operate, and then to require accredited domain registrars to refuse any registration that uses a non-accredited privacy or proxy service.

Questa nuova decisione dell’ICANN tornerà utile nei casi di violazione di copyright (questa è la ragione per cui viene sostenuta), ma andrà a discapito di attivisti e chiunque altro. Oltretutto, anche coloro che potranno usufruire (come ora) dei servizi di privacy saranno meno protetti di un tempo: l’ICANN vorrebbe fosse possibile richiedere le informazioni del possessore del dominio senza troppa fatica, senza che i provider debbano nemmeno informare il proprietario del dominio che la richiesta sia avvenuta:

An accredited privacy or proxy provider would be required to have a policy allowing disclosure of your private information based solely on “well it sounds like they have a good reason.”

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Non ne hai avuto abbastanza?

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