Shenzhen: la Silicon Valley dell’hardware

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Shenzhen: la Silicon Valley dell’hardware

Un documentario di WIRED su Shenzhen, per questa domenica (merita, guardatelo).

We examine the unique manufacturing ecosystem that has emerged, gaining access to the world’s leading hardware-prototyping culture whilst challenging misconceptions from the west. The film looks at how the evolution of “Shanzhai” – or copycat manufacturing – has transformed traditional models of business, distribution and innovation, and asks what the rest of the world can learn from this so-called “Silicon Valley of hardware”.

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La tecnologia e la fatica che si cela dietro la coroncina di fiori che vi piace tanto.

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Il robot che ci porterà la cena

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Il robot che ci porterà la cena

Just Eat inizierà a testare a Londra sei di questi simpatici robottini per la consegna del cibo:

When they’re deployed by Just Eat and Pronto, the 4mph robots will operate as a “last-mile” solution, delivering food to customers within a 2-3 mile radius with help from its on-board GPS system and various sensors. When a robot arrives at its destination, customers simply need to type in a code that has been sent to them via the mobile app to open the lid and collect their food.

Se dovessi incrociarne uno per strada, probabilmente avrei una reazione simile a quella di Moss.

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La vita di Snowden come robot

Il New York Magazine racconta la strana vita di Snowden come robot. Seppur per Snowden non sia tuttora possibile mettere piede negli negli Stati Uniti (a meno di non voler finire subito arrestato), ha trovato il modo di partecipare a conferenze — o addirittura di essere presente all’inaugurazione di una mostra sullo spionaggio al Whitney di New York — tramite BeamPro, un monitor che sta in cima a due gambe metalliche, rigide, telecomandato a distanza da Snowden stesso.

Con BeamPro Snowden può — senza spostarsi da Mosca — aggirarsi per i corridoi di un museo, vedere chi gli sta attorno e comunicare con queste persone un po’ come se si trovasse per davvero davanti a loro:

The idea that Snowden is still walking the American streets, virtually or otherwise, is infuriating to his former employers in the U.S.-intelligence community.

Snowden’s case is a study in the boundless freedoms the internet enables. It has allowed him to become a champion of civil liberties and an adviser to the tech community — which has lately become radicalized against surveillance — and, in the process, the world’s most famous privacy advocate. After he appeared on Twitter last September — his first message was “Can you hear me now?” — he quickly amassed some two million followers.

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I linguaggi che avrebbero potuto prendere il posto del CSS

Zack Bloom ha riassunto le vicende attorno alla nascita del CSS, la cui prima specifica venne pubblicata nel Dicembre del 1996. Nei quattro/cinque anni precedenti, tuttavia, ci furono delle proposte alternative — che Zack presenta nel post, e che probabilmente a noi oggi appaiono astruse e innaturali:

When HTML was announced by Tim Berners-Lee in 1991 there was no method of styling pages. How given HTML tags were rendered was determined by the browser, often with significant input from the user’s preferences. It seemed, however, like a good idea to create a standard way for pages to ‘suggest’ how they might prefer to be rendered stylistically.

But CSS wouldn’t be introduced for five years, and wouldn’t be fully implemented for ten. This was a period of intense work and innovation which resulted in more than a few competing styling methods which just as easily could have become the standard.

While these languages are obviously not in common use today, I find it fascinating to think about the world that might have been. Even more surprisingly, it happens that many of these other options include features which developers would love to see appear in CSS even today.

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Amazon ha migliorato la navigazione degli ebook su Kindle

Uno dei difetti dei libri digitali è che rendono difficile saltare da una pagina all’altra: mentre è piuttosto semplice, per via anche della fisicità stessa del libro, spostarsi all’interno di un libro di carta, su ebook è sempre stato abbastanza poco immediato tenere sott’occhio, contemporaneamente, sezioni diverse dello stesso volume.

Il problema ovviamente non è intrinseco agli ebook, ma dovuto piuttosto a una cattiva interfaccia e poca sperimentazione. A dimostrazione che l’usabilità degli ebook può (deve!) essere migliorata, con un aggiornamento a Kindle (sia e-reader che app per smartphone) Amazon ha introdotto Page Flip, una funzionalità che sembra risolvere il problema:

Want to reference a chart or map on another page while you’re reading? Page Flip “pins” your current page to the side of the screen when you swipe away from it to explore other parts of the book. Tap your pinned page to instantly jump back to it.

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Sulle cuffie bluetooth

Alcuni mesi fa sono passato a delle cuffie bluetooth, perché:

  • Ho cambiato le ultime tre paia di cuffie per colpa del cavo. Tolto il cavo, erano perfettamente funzionanti.
  • Sono semplicemente più comode — non solo in palestra o mentre si corre, ma anche solo mentre si cammina o si sta statici davanti al computer. E i cavi sono sempre fastidiosi: meno ce ne sono da snodare meglio è.
  • Non sono un audiofilo; la qualità dell’audio mi sembra — per le necessità che ho io — sufficiente. A dire il vero, non ho notato un cambiamento.

Ma non è tutto così bello come potrebbe sembrare, ci sono aspetti che rimpiango delle cuffie con cavo:

  • La facilità di connessione. Per passare dal Mac all’iPhone (o viceversa) devo tenere premuto un bottone sul lato sinistro della cuffia per alcuni secondi, per poi abbinarle manualmente al device desiderato. A volte il device non le trova, e si perdono minuti per un’azione che richiede istanti con le cuffie con cavo.
  • L’assenza di una batteria. Mi è successo di dimenticare di controllare lo stato della batteria, e ritrovarmi così senza cuffie. Le cuffie bluetooth sono un’altra cosa che bisogna ricordarsi di ricaricare 1.

Pare che il prossimo iPhone non avrà il connettore jack, richiedendo così o delle cuffie bluetooth o dotate di un’uscita speciale, lightning (un’opzione che mi pare molto inelegante: manterrebbero il cavo e sarebbero incompatibili con il Mac, se non con adattatore). Ovviamente Apple avrà considerato i problemi da me sopra elencati (più molti altri), e confido abbiano trovato una soluzione — soprattutto nel rendere più immediato e facile abbinare delle cuffie bluetooth ad iOS, e spostarsi da un device all’altro.

Per quanto riguarda la motivazione dietro la rimozione del connettore jack — Jason Snell ha provato a trovarne alcune, ma nessuna al momento, né individuata da lui, né da altri, sembra sufficientemente valida:

It’s a very old standard, so it’s time to kill it. What is this, “Logan’s Run”? The age of something isn’t reason enough to kill it. A lot of aging standards are way past their sell-by date, and they deserve to be eliminated or replaced. But others stand the test of time and aren’t replaced because there’s no benefit in replacing them. The headphone jack seems to fall in the latter category.

Eventually the pain of transition will go away. That’s the great thing about transitions—they tend to end. This, too, shall pass. The problem is, the headphone jack doesn’t seem to be going away from any other part of the world. If Apple makes this change, people who have to connect to those other devices will probably not be making a transition—they’ll just be carrying an adapter with them for the foreseeable future.

Or to put it another way, Apple sells a Lightning to VGA adapter and a USB-C to VGA adapter. VGA! Still out there! Can’t be killed! I don’t miss the VGA port on my Mac, but anytime a worldwide connection standard is eliminated without a new standard coming right behind to replace it, you’re left carrying an adapter in your pocket forever.

  1. Le apprezzerei molto di più se si ricaricassero wireless

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Apple ancora non ha capito come usiamo la fotocamera dell’iPhone

Le novità annunciate al WWDC relative alla gestione delle foto su iOS sono apprezzabili ma, come scrive The Next Web, non risolvono il problema che molti di noi hanno nella gestione della nostra libreria fotografica. Apple ancora la tratta come una collezione di momenti memorabili, unici, speciali e belli da rivivere, ma la realtà è che per molti di noi questi (rari) momenti sono sommersi dall’uso quotidiano che facciamo della fotocamera: per prendere un appunto, per ricordarci di un oggetto che abbiamo visto in un negozio, per salvare uno scontrino, etc.

Usiamo la fotocamera non solo per catturare un episodio da ricordare ma anche per catturare informazioni — perché se è vero che ci sono app specifiche che ci aiutano a farlo, la fotocamera è il modo più immediato di appuntarsi qualcosa.

Come suggerisce The Next Web, sarebbe bello se Apple ci aiutasse a organizzare questa collezione disordinata di appunti che si mischia assieme alle foto — categorizzandoli (così come offre il riconoscimento facciale, perché non offrire un riconoscimento delle ricevute, dei biglietti da visita, di fogli e post-it, etc.) o aiutandoci a cancellarli dopo un certo tempo:

I’d like it if Apple would add some actual intelligence to how it handles photos. All optional, of course. As soon as you take a photo the camera could detect what kind of photo it is and label it as ‘Receipts’, ‘Notes’ or ‘Expire after 7 days’. This could be a pop-up that would float there over the photo you just took. With one finger you can confirm or change a label, or just ignore it when it is right.

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Real Life: un magazine per spiegare il nostro rapporto con la tecnologia, senza allarmismi

Real Life è un nuovo magazine (sponsorizzato da Snapchat) curato da Nathan Jurgenson, uno di quelli che da tempo spiega in maniera più efficiente e intelligente come la rete stia influenzano il nostro modo di comunicare e stare assieme, contestando l’idea molto diffusa che i rapporti che intessiamo online — le nostre interazioni “virtuali” — abbiano meno valore di quelli che intratteniamo fuori dalla rete, solo perché non avvengono un uno spazio fisico ma su internet.

Nathan contesta soprattutto la distinzione fra offline e online, fra reale e virtuale, definendola un “dualismo digitale“. Spiegato, da un articolo di Bicycle Mind di un paio di anni fa, così:

Il mondo puro e naturale come alcuni lo immaginano non esiste, ma è profondamente mediato da una serie di variabili che potremmo anche definire “cultura”. Gli umani sono sempre stati tecnologici: non ha riscontro nella realtà quest’idea di un rapporto umano puro, naturale. Abbiamo avuto tecnologie invadenti per tanto tempo, alcune non le consideriamo più tali semplicemente perché sono recesse allo stato di natura. I nostri rapporti e le connessioni che stabiliamo con gli altri individui sono mediati dall’architettura del luogo in cui ci troviamo, dal modo in cui siamo vestiti, da tutto ciò che ci circonda: internet, la rete, è solo una delle tanti variabili che si è di recente aggiunta. Pretendere di avere accesso a una versione più pura di noi stessi e del mondo facendone a meno è illudersi.

I primi articoli di Real Life sono usciti ieri. L’obiettivo della rivista, come scrive Nathan, è proprio quello di descrivere come viviamo con la tecnologia senza lasciarsi andare ai soliti articoli allarmanti del tipo “internet ci sta rendendo stupidi?”:

Real Life will publish essays, arguments, and narratives about living with technology. It won’t be a news site with gadget reviews or industry gossip. It will be about how we live today and how our lives are mediated by devices. We plan to publish one piece of writing every weekday, though we may eventually expand to other mediums and formats as well. […]

Popular discourse on technology has sustained the idea that there is a digital space apart from the social world rather than intrinsic to it, while popular tech writing is often limited to explaining gadgets and services as if they’re alien, as well as reporting on the companies that provide them. This work is crucial, but writing about technology is too often relegated to the business section. On this site, it will be the main event. We’re not a news or reviews site, but we will describe the tech world—specifically how that industry shapes the world we live in today. To that end, we aim to address the political uses of technology, including some of the worst practices both inside and outside the tech industry itself.

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Space Mono, una nuova font disponibile via Google Fonts

Colophon Fundry:

Most monospaced typefaces are dictated by text-intensive usage at very small point sizes, but we were captivated by the possibility of a monospace writ large, as it is in our collective mind’s eye: a few words projected on a large display, rendered in overly simplified, appealingly vague pieces of warning or counsel that only a trained operator understands, all witnessed via screen-within-imaginary-screen, aboard interplanetary vessels and hovering automobiles. Our evergreen touchstone for this notion, despite its proportional construction, is Aldo Novarese’s Microgramma, 1952 (and later Eurostile, 1962), its distinctive uppercase ‘R’ leading the way and subsequently echoed in our own drawing.

Molto bella.

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Cozmo, un robot da scrivania che ricorda Wall-E

Non ho ben capito cosa possa fare per me, ma è in grado di riconoscere un volto e reagire a diverse situazioni, in maniera piuttosto adorabile.

Scrive The Verge:

The real appeal of Cozmo, though, comes in what Anki is calling an emotion engine, which powers a wide range of different states the robot is capable of emulating. Drawing from academic psychology, those different states — happy, calm, brave, confident, and excited, to name a few — are derived from combinations of the big five personality traits used to describe the human psyche. By mixing and mashing these traits as if they were colors, Cozmo can replicate a surprisingly complex range of human-like emotions.

To create these emotion states for Cozmo, Anki began drawing from the expertise of former Pixar animator Carlos Baena, who was hired last year to help the company hone its animation. The company utilizes Maya, an industry-standard animation tool, to render various actions for Cozmo. “We wrote a huge amount of software inside of Maya to allow our animators not to animate a movie, but an actual robot,” Tappeiner says. Anki requires its animators to test out each new sequence on a physical Cozmo prototype at their desks.

Si preordina a $159.

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Firefox permetterà di gestire identità multiple di navigazione

L’ultima release di Firefox Nightly (che è Firefox in beta, con le funzionalità ancora in fase di sviluppo e definizione) introduce Contextual Identities, ovvero la possibilità di gestire più identità di navigazione sul web.

Nella vita di tutti i giorni ci comportiamo in maniera diversa a seconda del contesto e delle situazioni, ma fino ad oggi è sempre stato difficile rappresentare questa diversità sul web. Navighiamo sul web sotto una singola identità con la quale veniamo classificati e visti da ciascun sito. È un problema che riscontro tutti i giorni e che è solitamente risolto dall’uso di due browser diversi: uno per lavoro, l’altro per tutto il resto. Contextual Identities sembra risolverlo in maniera efficace, senza complicare troppo l’esperienza utente.

Quello che significa è che finalmente avete un modo di compartimentalizzare e separare la vostra identità lavorativa da quella personale. Ogni tab e finestra appartiene a un contesto — ce ne sono quattro di default: lavorativo, personale, finanziario (per online banking e altre attività sicure) e shopping. Ciascun contesto è segregato dagli altri, così che sia possibile essere loggati in contemporanea su più account diversi nel medesimo servizio. L’idea è che un contesto aiuti a separare i dati a cui i siti hanno accesso, quindi mentre ad esempio la cronologia è unificata (perché è accessibile solo all’utente), i cookies o localStorage sono segregati:

With Containers, users can open tabs in multiple different contexts – Personal, Work, Banking, and Shopping.  Each context has a fully segregated cookie jar, meaning that the cookies, indexeddb, localStorage, and cache that sites have access to in the Work Container are completely different than they are in the Personal Container. That means that the user can login to their work twitter account on twitter.com in their Work Container and also login to their personal twitter on twitter.com in their Personal Container. The user can use both mail accounts in side-by-side tabs simultaneously. The user won’t need to use multiple browsers, an account switcher[1], or constantly log in and out to switch between accounts on the same domain.

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Altre features poco conosciute di iOS 10

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Altre features poco conosciute di iOS 10

Un video in cui 9to5mac elenca altre funzionalità e novità di iOS 10 di cui si legge poco in giro.

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Silicon Valley spiegata da “Silicon Valley”

Il New Yorker su Silicon Valley, la serie TV di HBO:

“Silicon Valley,” now in its third season, is one of the funniest shows on television; it is also the first ambitious satire of any form to shed much light on the current socio-cultural moment in Northern California. The show derives its energy from two semi-contradictory attitudes: contempt for grandiose tech oligarchs and sympathy for the entrepreneurs struggling to unseat them. […]

“I’ve been told that, at some of the big companies, the P.R. departments have ordered their employees to stop saying ‘We’re making the world a better place,’ specifically because we have made fun of that phrase so mercilessly. So I guess, at the very least, we’re making the world a better place by making these people stop saying they’re making the world a better place.”

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C’è un nuovo Google Fonts

Google Fonts ha un nuovo design, che dà più risalto i singoli font e aiuta a scegliere e comparare le 804 famiglie tipografiche che il servizio offre.

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Cos’è la privacy differenziale

Craig Federighi ha spiegato al keynote di ieri che Apple userà tecniche di “privacy differenziale” per rendere privati e sicuri i dati degli utenti di cui ha bisogno per migliorare e offrire i suoi servizi. In tal modo, se un governo o un’entità terza dovesse entrare in possesso di questi dati non dovrebbe essere in grado di ottenere alcuna informazione certa su un individuo specifico:

We believe you should have great features and great privacy. Differential privacy is a research topic in the areas of statistics and data analytics that uses hashing, subsampling and noise injection to enable…crowdsourced learning while keeping the data of individual users completely private. Apple has been doing some super-important work in this area to enable differential privacy to be deployed at scale.

In termini molto semplici (e vaghi): invece di anonimizzare un dataset (cosa che non funziona, dato che spesso questi dataset vengono de-anonimizzati senza problemi) Apple introduce per esempio dei dati falsi al suo interno, rendendo così inaffidabili le risposte dei singoli utenti. I pattern generali d’uso emergono, ma i comportamenti specifici a un utente possono rivelarsi fasulli.

Spiega Wired:

Differential privacy, translated from Apple-speak, is the statistical science of trying to learn as much as possible about a group while learning as little as possible about any individual in it. With differential privacy, Apple can collect and store its users’ data in a format that lets it glean useful notions about what people do, say, like and want. But it can’t extract anything about a single, specific one of those people that might represent a privacy violation. And neither, in theory, could hackers or intelligence agencies. […]

As an example of that last method [noise injection], Microsoft’s Dwork points to the technique in which a survey asks if the respondent has ever, say, broken a law. But first, the survey asks them to flip a coin. If the result is tails, they should answer honestly. If the result is heads, they’re instructed to flip the coin again and then answer “yes” for heads or “no” for tails. The resulting random noise can be subtracted from the results with a bit of algebra, and every respondent is protected from punishment if they admitted to lawbreaking.

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iOS 10 permette di cancellare le applicazioni di Apple

E se le cancellate dall’iPhone svaniscono anche dall’Apple Watch. Un saluto da parte mia a: Stocks, Compass, Podcasts, Tips, Weather e Calculator.

💃

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Finalmente le ricevute di lettura di iMessage sono più granulari: si possono attivare per certi contatti e disattivare per altri.

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‘Perché scrivo un blog’

Alan Jacobs ha scritto un buon post che va a completare (per tematica) quello che ho pubblicato l’altro giorno, sul perché leggere i blog:

The chief reason I blog is to create a kind of accountability to my own reading and thinking. Blogging is a way of thinking out loud and in public, which also means that people can respond — and often those responses are helpful in shaping further thoughts.

But even if I got no responses, putting my ideas out here would still be worthwhile, because it’s a venue in which there is no expectation of polish or completeness.

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Lo stato della sorveglianza, con Edward Snowden

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Il documentario, andato in onda su HBO, di Vice con Edward Snowden può essere guardato (deve!) su YouTube.

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