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Una caratteristica interessante del nuovo smartphone di Amazon

Amazon offre, con il suo smartphone, backup illimitato e gratuito delle proprie fotografie. È una feature fantastica, e un’opportunità che per qualche ragione Apple si è lasciata sfuggire (iCloud costa tanto, e lo spazio gratuito iniziale è ridicolo):

I cannot believe that given the ever-shrinking price of storage in the cloud, one of the major players hasn’t offered free, unlimited photo uploads before. It should be table stakes given all the other monetization angles these phones provide to their parent companies. And now I have a feeling it will be thanks to Amazon’s Fire Phone.

L’intervista del New York Times a Jonathan Ive

“È difficile rimanere pazienti mentre fan e investitori chiedono dove sia la prossima grande iCosa?”

Honestly, I don’t think anything’s changed. People felt exactly the same way when we were working on iPhone. The iPhone was broadly dismissed. The iPod was broadly dismissed. The iPad was probably more copiously written off as a large iPod.

My focus is incredibly narrow. I can’t talk with any authority other than design and development of product. When I look back over the last 20 years, you have this sense that, you’re working on something that’s incredibly hard, when you’re working on it, you don’t know whether it’s going to work out or not.

Woof!

Degli investitori hanno gettato al vento 1 milione di dollari per Yo, un’applicazione che serve a importunare i propri amici inviandogli uno “Yo“. Ovvero: invece di inviare loro un messaggio, Yo vi permette di contattarli con uno “yo”. Senza contesto, senso e significato — giusto per ricordargli che siete vivi (vi ringrazieranno sicuramente).

Secondo me l’idea l’hanno avuta da un episodio di The Office. Non va a finire bene.

La nuova strategia di Amazon

Forse per la prima volta, per il suo nuovo smartphone Amazon ha adottato una strategia nel prezzo che non punta al ribasso: il Fire non è competitivo nel costo, ma Amazon spera che lo sia per funzioni.

Scrive Dan Frommer:

Instead, Amazon has taken a somewhat surprising, more conservative path, hoping its unique features—a 3D interface, Prime media, free unlimited cloud storage, and Firefly product-recognition software—will sell enough Fire Phones on their own.

This may prove to be a better strategy in the long run: pushing the Amazon platform as an equal to Apple’s iOS and Google’s Android, instead of trying to be a cheap player in an industry that’s already getting commoditized on the low end. But it’s perhaps a tougher sell today than if this intriguing new phone were also competitive on price.

Espresso nello spazio

GUARDA L'IMMAGINE

Lavazza ha creato per la ISS (International Space Station) una macchina del caffè che funziona nello spazio. L’espresso finisce in una busta di plastica, e va poi consumato con una cannuccia.

Apple e il responsive design

Con l’introduzione di Adaptive UI in iOS 8, le applicazioni diventano propriamente responsive:

The main feature of Adaptive UI is the ability to specify layout rules based on Size Classes, which are really just breakpoints set by Apple.

L’approccio di Apple al responsive design è molto cauto. Per qualche ragione il loro sito non è tuttora minimamente responsivo.

Apple presenterà un orologio a Ottobre

Lo scrive John Paczkowski, una persona che solitamente ci azzecca. Si parla di un dispositivo indossabile che sfrutterà il nuovo HealthKit:

That’s the tentative launch date Apple has set for its first, long-in-the-offing foray into wearable devices. People familiar with Apple’s plans tell Code/red the company hopes to schedule a special event that month to show off the device, which is designed to make good use of the HealthKit health and fitness information-gathering app it recently showed off at WWDC.

Fingere di essere informati

Non è mai stato così facile, come lo è oggi, pretendere di essere informati e eruditi, senza in realtà sapere nulla.” In “Faking Cultural Literacy“, Karl Greenfeld ha riassunto il modo in cui oggi ci muoviamo nell’informazione: non ci interessa assumerla ma condividerla, e ci interessa condividerla — sui social network, o nelle conversazioni faccia a faccia —  per mostrare ai nostri amici che siamo informati, che siamo istruiti:

Selezioniamo quello che ci appare rilevante da Facebook, Twitter o fonti simili, e poi lo rigurgitiamo. Quello che oggi a noi interessa non è necessariamente aver consumato un contenuto di prima mano, ma semplicemente sapere che esiste — e avere una posizione a riguardo, essere in grado di discuterne in merito.

Tony Haile, CEO di Chartbeat (un’azienda che si occupa di statistiche online), ha dichiarato in un tweet che non esiste correlazione fra la condivisione di un pezzo su un social network e l’effettiva lettura di quest’ultimo da parte dell’utente. Apparentemente, non abbiamo più tempo per leggere libri o articoli, ma solamente per assimilare le opinioni succinte che i nostri amici o fonti hanno a riguardo di essi: ci bastano quelle, per potere avere un’opinione che sia scambiabile in un’interazione, per non mostrarci impreparati.

Tutte le volte che qualcuno, in qualsiasi posto, online o fuori dalla rete, menziona qualcosa, dobbiamo fingere di esserne al corrente. L’informazione è diventata una valuta di scambio:

Chi decide cosa sappiamo, quali opinioni vediamo, quali idee riproponiamo come nostre osservazioni? Algoritmi, apparentemente, quali Google, Facebook e Twitter. [...] Abbiamo affidato le nostre opinioni a questa fonte di dati che ci permette di mostrarci informati a un party, in qualunque situazione. [...] Qualcuno ammette mai di essersi completamente perso nella conversazione? No. Annuiamo e diciamo “ho sentito quel nome”, o “suona familiare”, che solitamente significa che non abbiamo alcuna familiarità con il soggetto in questione.

Resistere a Uber è inutile

Mi sono iscritto a Uber mentre i tassisti di Milano, con metodi discutibili, bloccavano la WIRED Next Fest. Se e quando avrò bisogno di un taxi probabilmente mi affiderò a Uber — perché è comodo e offre un servizio migliore, che è l’unico fattore che conta.

Le cose cambiano, e il The Daily Beast ha un buon esempio di come certe regole (a cui i tassisiti tradizionali devono sottoporsi) siano antiquate e senza ormai alcun senso:

London mandates that its cabbies pass a 149-year-old exam called “The Knowledge” that requires them to master the city’s maze-like streets and know the precise location of museums, police stations, and theaters. As part of the test, they have to verbally recite detailed explanations of how best to travel from one location to another through the city’s roughly 25,000 arteries. Passing “The Knowledge” takes years of study, and most drivers fail at their first few tries. The test causes the gray matter in applicants’ brains to expand, according to one London researcher. [...]

In an age of ubiquitous GPS devices, many of which also incorporate real-time traffic data, circling the city in a car is a profound waste of such exceptional minds. London may as well also require that cabbies master the art of saddling a horse and mending a harness.

(Iscrivetevi a Uber da qua per avere un credito iniziale di 10 euro, gratuitamente)

Alfred come Spotlight in OS X Yosemite

Gli sviluppatori di Alfred — dovete conoscerlo, se leggete questo blog, non ci credo che non sapete cos’è 1hanno rilasciato un tema per renderlo simile a Spotlight in OS X Yosemite.

  1. Altrimenti mi dispiace lo scoprite da soli

Solo Apple

L’analisi del WWDC di Gruber, da leggere:

Microsoft: one OS for all devices.

Apple: one continuous experience across all devices.

[...]

Apple, Google, and Microsoft offer all three things: devices, platforms, and services. But each has a different starting point. With Apple it’s the device. With Microsoft it’s the platform. With Google it’s the services.

La prossima Apple TV?

Un’interessante ipotesi: alcune delle funzionalità presentate al WWDC — come il nuovo AirPlay, o le estensioni — potrebbero rivelarsi molto utili nel lancio di una Apple TV più potente, che con un semplice software update potrebbe trasformarsi in una console per videogame.

Apple now has everything they need to disrupt the game console industry in a way that none of them see coming. I predict that we’ll see a new AppleTV update (and hardware) this fall along with a new app extension type for AirPlay. AirPlay will become about more than just streaming video to your AppleTV – instead that’ll simply be one of the things you can do with it. Apps (mostly games, I suspect) will be able to bundle an AirPlay extension inside – just like how apps can now bundle photo editing or sharing extensions as of iOS 8.

L’icona per la condivisione: le sue molteplici forme

Ogni sistema operativo, per smartphone, tablet o per computer, ha un sistema diverso per rappresentare la condivisione: l’icona varia notevolmente da piattaforma a piattaforma, ed è spesso poco chiara (in iOS 8 potrebbe significare upload). Su Pixelapse le hanno raccolto le principali, adottate da Apple, Google e Microsoft.

40 mappe che spiegano internet

Come nacque, come varia la velocità di connessione fra i vari Paesi, come sono connessi fra loro e dove risiedono le tue mail: VOX ha raccolto 40 mappe che spiegano internet:

Sometimes internet access is disrupted due to accidents. In other cases, it’s deliberate government policy. For example, during the 2011 Tahrir Square protests, the Egyptian government cut off Egypt’s connections to the rest of the internet. This was possible because Egypt’s links to the outside world were controlled by a handful of large companies. This map shows which countries have few enough links to the outside world to be at risk of this kind of censorship. Some countries, such as the United States, have dozens of links to the outside world, making a coordinated shutdown of the US internet almost impossible.

Vessyl: quantified self delle bevande

È in arrivo un bicchiere che riconosce attraverso sensori interni il contenuto del liquido versato e lo comunica all’iPhone, creando così una cronologia con statistiche e consigli. Significa tracking automatico di caffè, te, succhi, birre, bevande varie e — se dopo tutto ciò siete ancora assetati — acqua.

PaperLater: Instapaper su carta

PaperLater è un servizio di lettura posticipata (tipo Instapaper), basato su carta: gli articoli si salvano attraverso un bookmarklet, per poi riceverli per posta stampati su un quotidiano personalizzato, creato da The Newspaper Club. Un’edizione — contenente materiale selezionato esclusivamente dall’utente — costa £4,99.

Leftovers: cose non pubblicate (10 Giugno)

Questa linked-list è aperta a tutti: tutti possono leggerla. Normalmente, questo contenuto è riservato ai lettori del blog iscritti alla membership, mentre viene nascosto ai normali visitatori.

Se desideri leggere anche la prossima edizione di Leftovers, iscriviti alla membership.

Design è come una cosa funziona

Design dovrebbe essere una delle parole più utilizzate per descrivere il WWDC di quest’anno, eppure siccome i cambiamenti sono interni (di design, di progettazione) più che esterni (di grafica) non è comparsa spesso negli articoli ad esso relativi.

Ne ha scritto Dr. Drang:

I’ve noticed that most of the commentary hasn’t used the word design very much. This is a big contrast to last year, when iOS 7 had everyone talking about design. But I’d say there were more design changes to both iOS and OS X this year than last. [...] The infrastructure changes in iOS 8 and Yosemite will make a significant difference in how we use our devices.

Di cloud e WWDC

Da leggere le riflessioni di Benedict Evans sul WWDC, probabilmente le più interessanti in circolazione. A me interessa sottolineare due punti. Di come Apple continui ad allentare la presa su iOS, eliminando certi limiti in maniera però sempre molto controllata:  

First, Apple is continuing the steady process of removing restrictions on what developers can do – but doing so in a very specific way. Almost all of these restrictions are necessarily trade-offs – on a smartphone more flexibility is ipso facto less security and less battery life. So multi-tasking was permitted only once Apple had created a way to do it while preserving control. The same now comes with Extensions. Apple has a model to allow apps to connect to each other and add functionality to other apps – but with clearly defined attach points and a clear control model. Like multitasking, the idea is to gain most benefits of being open while preserving most benefits of being closed.

E della diversa concezione di cloud e device che Google e Apple hanno:

For Google, devices are dumb glass and the intelligence is in the cloud, but for Apple the cloud is just dumb storage and the device is the place for intelligence. [...] This brings me to the macro point: Everything Apple does is about selling devices. Definitely iOS devices, and possibly an Apple TV or a wearable of its own. But for now, the device is the centre point. And that’s a $600 device.

Le notifiche come prossima interfaccia dell’iPhone

Con iOS 8 diventeranno interattive, ed è probabile che ci ritroveremo ad usare il notification center sempre più di frequente:

When iOS 8 hits, the notification center is going to be the most important screen in your iPhone. Think about it: Notifications already are the way you know about everything that happens without having to fire up an app. A notification lets you know you have a new email, a new text message, a new Snapchat. (Hi, Tony. Looking good.) But with iOS 8 they become interactive. They’re not just simple announcements—or even calls to action—anymore. They are actions in and of themselves. Entirely new windows onto our data. It’s nearly impossible to overstate how much this will change the way you use your phone.

Potremo non solamente rispondere a un messaggio o una mail direttamente dalla relativa notifica, ma sviluppatori di terze parti probabilmente le sfrutteranno per evitarci di dover passare da un’applicazione all’altra — si potrà commentare su facebook, fare un check-in su foursquare o rispondere a un tweet, il tutto senza aprire un’applicazione.

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