Evita iTunes

Apple Music è una di quelle cose che ho evitato, dato che con Spotify comunque mi trovo abbastanza bene. Più passa il tempo più spuntano recensioni in rete e più io sono lieto di non averlo attivato: Dalrymple, che si era iscritto, l’ha abbandonato pochi giorni fa descrivendolo come un incubo; molta della sua musica è andata persa nel passaggio alla cloud, e il servizio si è dimostrato inaffidabile e confuso. Come lavorano assieme iTunes, Apple Music e iTunes Match? Perché Apple non ha semplicemente unificato tutto quanto?

iTunes andrebbe, molto semplicemente, accantonato. Qualsiasi cosa abbia a che fare con esso è per me, per esperienze passate, inaffidabile, incasinata e poco piacevole da usare.

Scrive Marco Arment, che è di parere simile:

The iTunes Store back-end is a toxic hellstew of unreliability. Everything that touches the iTunes Store has a spotty record for me and almost every Mac owner I know. […] iTunes is the definition of cruft and technical debt. […]

iTunes’ UI design is horrible for similar reasons: not because it has bad designers, but because they’ve been given an impossible task: cramming waytoo much functionality into a single app while also making it look “clean”.

iTunes is designed by the Junk Drawer Method: when enough cruft has built up that somebody tells the team to redesign it, while also adding and heavily promoting these great new features in the UI that are really important to the company’s other interests and are absolutely non-negotiable, the only thing they can really do is hide all of the old complexity in new places.

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Le tue foto, viste da una macchina

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Le tue foto, viste da una macchina

Ricordate le immagini un po’ inquietanti e psichedeliche che Google ottenne dando in pasto alle macchine delle foto, e lasciando che le analizzassero da sole?

Realmac Software ha realizzato un’app (per Mac) che permette di analizzare, sfruttando le reti neurali di Google, le proprie foto, per poi vedersele trasformare davanti agli occhi in qualcosa di bizzarro e preoccupante. L’app, in beta, è Deep Dreamer:

Give Deep Dreamer a photo and watch as horizons get filled with towers and pagodas. Rocks and trees turn into buildings. Birds, dogs, and insects (aka puppyslugs) start to appear from out of nowhere.

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Ma la smettono?

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Ma la smettono?

Pare non abbiamo ancora raggiunto la saturazione, e allora eccoci qua a parlare di un altro film su Steve Jobs. Questa volta è un documentario, s’intitola Steve Jobs: The Man in the Machine, e ovviamente — al solito — tutta l’attenzione (a giudicare dal trailer) è sulla personalità bastarda di Steve Jobs. Hurray!

IndieWire:

The Gibney-est trick in this book is the director’s final sleight-of-hand, in which he turns the reflective iPhone screen upon us to ask why we are so crazy-committed to this brand and its little products in our pockets or the palms of our hands. Gibney himself carries an iPhone, of course, and can’t solve this question. It’s a mystery as beguiling as the Jobs myth, and the film is no love letter. It’s a quite stunning, at turns surprising, eulogy — and a big fat question mark. You’re left feeling troubled by this man in the machine.

Uscirà in autunno

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Web Design: I primi cento anni

Quando Maciej Cegłowski (il fondatore di Pinboard) tiene un talk, io ascolto sempre con attenzione. L’ultimo l’ha chiamato “Web Design — The First 100 Years“, e parte dagli aeroplani per arrivare al web parlando di crescita esponenziale, e del web verso cui la Silicon Valley spinge, mai adeguato al presente (che è qualcosa di noioso!), irreale e centralizzato:

The two things you need to know about exponential growth: it lets you get to large numbers very quickly. And it always runs into physical barriers. […] The world of the near future is one of power constrained devices in a bandwidth-constrained environment. It’s very different from the recent past, where hardware performance went up like clockwork, with more storage and faster CPUs every year.

Bellissimo anche questo passaggio, sul web così come l’avevamo concepito: per connettere persone e idee:

The other part of our exponential hangover is how we build our businesses. The cult of growth denies the idea that you can build anything useful or helpful unless you’re prepared to bring it to so-called “Internet scale”. There’s no point in opening a lemonade stand unless you’re prepared to take on PepsiCo.

I always thought that things should go the other way. Once you remove the barriers of distance, there’s room for all sorts of crazy niche products to find a little market online. People can eke out a living that would not be possible in the physical world. Venture capital has its place, as a useful way to fund long-shot projects, but not everything fits in that mold.

The cult of growth has led us to a sterile, centralized web. And having burned through all the easy ideas within our industry, we’re convinced that it’s our manifest destiny to start disrupting everyone else.

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Come vanno le vendite dell’orologio

Tim Cook, durante la conferenza sui risultati del terzo trimestre fiscale di Apple:

Sales of the Watch did exceed our expectations and they did so despite supply still trailing demand at the end of the quarter.

And to give you a little additional insight, through the end of the quarter, in fact, the Apple Watch sell-through was higher than the comparable launch periods of the original iPhone or the original iPad.

Non sappiamo quanti Apple Watch siano stati venduti, ma a meno che Tim non menta (cosa che sarebbe piuttosto grave) possiamo già dire che i fiumi di parole scritti nei giorni passati da analisti e giornalisti sul nuovo flop di Apple sono andati sprecati.

L’Apple Watch, nelle prime nove settimane, ha venduto più di quanto l’iPhone e l’iPad non avessero fatto nel medesimo periodo. La prima iterazione di un prodotto Apple — il primo iPhone, il primo iPad, il primo MacBook Air, il primo, nuovo, MacBook — viene sempre derisa: è inutile, troppo costosa e non offre abbastanza vantaggi rispetto al “vecchio”. L’Apple Watch rispetta questo copione.

Non mi aspettavo vendite stellari dell’orologio — con questo modello Apple piuttosto getta le fondamenta di quello che potrebbe diventare un ottimo business — ma pare stia andando piuttosto bene. In risposta a chi supponeva che le vendite si fossero abbassate dopo la settimana di lancio, Tim Cook:

On the Watch, our June sales were higher than April or May. I realize that’s very different than some of what’s being written, but June sales were the highest. The Watch had a more of a back-ended kind of skewing.

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I suggerimenti di Apple da non seguire nel disegnare un’applicazione

Generalmente, è una buona idea seguire le indicazioni che Apple fornisce nelle iOS Human Interface Guidelines nel disegnare la propria applicazione — le iOS Human Interface Guidelines sono delle linee guida e suggerimenti che Apple dà agli sviluppatori per creare un’applicazione che sia usabile e che rispetti i principi di design dietro ad iOS.

Tuttavia, il Nielsen Norman Group ha individuato quattro suggerimenti che sarebbe meglio non rispettare:

  • Apple utilizza dei puntini per indicare il numero di pagine disponibili e invitare l’utente a fare swipe fra gli elementi (sono in uso nell’Home Screen, in basso, poco sopra il dock). Nei test di usabilità questi puntini risultano poco visibili e spesso non rendono affatto evidente che l’applicazione è formata da più schermate.
  • Apple suggerisce di posizionare il bottone submit dei form in alto a destra, nella barra di navigazione. In realtà posizionato così rompe il normale “flow” visivo della pagina, dato che generalmente ci si aspetterebbe di trovarlo in fondo a un form.
  • Da evitare: l’icona “più” (+), che viene utilizzata per scopi diversi in contesti diversi così che l’utente non sa mai cosa attendersi. Non è per nulla chiara e per questo è meglio ridurne l’uso il più possibile.
  • Da evitare: l’icona per spostare gli elementi di una lista, che è identica all‘icona “hamburger” che viene usata per espandere un menù. Da evitare non solo per quest’ultima ragione, ma anche perché è superflua: l’utente si aspetta che il drag & drop funzioni direttamente sull’elemento, di potere dunque intervenire direttamente su di esso, non che gli tocchi andare a premere un’icona specifica per spostarlo.

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La tastiera pieghevole di Microsoft, per iPad

Microsoft ha fatto una tastiera pieghevole (Universal Foldable Keyboard), quindi dalle dimensioni ridotte, facilmente trasportabile e perfetta per l’uso con iPad e altri tablet, in movimento. È inoltre resistente all’acqua e ha una batteria ricaricabile che dovrebbe durare tre mesi.

È in vendita a $100, purtroppo solo negli USA al momento. Se usate l’iPad come macchina da scrivere, potrebbe essere la tastiera ideale (a patto che i tasti facciano click click e siano belli da premere, altrimenti tanto vale rimanere sulla tastiera virtuale).

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Chi compra gli iPod nel 2015?

Ne scrive un commesso di Target, grande catena americana. Gli iPod Touch sono i più venduti (seppur con l’arrivo degli iPad Mini le vendite siano calate) acquistati perlopiù per bambini o anziani — serve a giocare, usare YouTube e ascoltare musica —, gli iPod Nano solo da anziani, gli iPod Shuffle come regalo: nessuno lo compra per sé, ma molti credono che un loro amico sarà felice di riceverlo.

Matt Birchler:

The average tech nerd will look at the $149 price of the Nano and compare it to the $199 Touch and wonder why someone wouldn’t spend the extra $50 to get “so much more.” This question simply displays a lack of understanding as to how the market at large currently works. It’s similar to someone saying “why would you buy an iPad when you can buy a Windows laptop of the same price that does more?” You can’t always say what’s best for people to buy based on the raw tech specs.

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Come funzionano i DNS, spiegato bene e a fumetti

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Come funzionano i DNS, spiegato bene e a fumetti

https://howdns.works è un fumetto a puntate (le prime due sono già online) che spiega in maniera molto chiara e semplice cosa sono i DNS e come funzionano.

Va nei dettagli, pur rimanendo semplice da capire.

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Dov’è il mio piccolo pezzo di vetro?

If someone time travelled from 1990 (let alone from 1900) to 2015 and was asked to describe the difference between then and now, they might report back: “Well, people don’t use light bulbs any more; they use these things called LED lights, which I guess save energy, but the light they cast is cold. What else? Teenagers seem to no longer have acne or cavities, cars are much quieter, but the weirdest thing is that everyone everywhere is looking at little pieces of glass they’re holding in their hands, and people everywhere have tiny earphones in their ears. And if you do find someone without a piece of glass or earphones, their faces have this pained expression as if to say, “Where is my little piece of glass?” What could possibly be in or on that little piece of glass that could so completely dominate a species in one generation?” — Douglas Coupland, Moody

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Coda 2.0 per iOS

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Coda 2.0 per iOS

Fantastico aggiornamento a Coda per iOS, app che oramai è quasi alla pari con Coda per OS X. Coda è un’app di Panic, che include tutto il necessario per scrivere HTML, JS, CSS1 da iPhone e iPad, un terminale, un playground in cui testare il proprio JavaScript e supporto a protocolli (S)FTP e S3 (Amazon) per editare le proprie pagine web in remoto.

L’aggiornamento è tra l’altro gratuito, per chi acquistò Diet Coda, $9,99 per tutti gli altri.

  1. Supporta anche LESS!

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Take It: un’app per stampare Polaroid gratuitamente

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Take It: un’app per stampare Polaroid gratuitamente

Take It è un’app per iPhone che ogni mese vi permette di stampare cinque foto in formato Polaroid, gratuitamente (negli USA completamente, altrove pagate solo $3 di spedizione). In cambio prima dell’ordine dovete guardarvi uno spot, e nella busta con le foto vi ritrovate un volantino pubblicitario.

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Indietro, senza affaticarsi

Ho installato la beta di iOS 9 sull’iPhone. Ha molti difetti, essendo una beta, e a meno che non siate affetti da neomania vi conviene attendere — nel mio caso all’apertura di un’applicazione c’è uno spazio fra la barra in alto e l’applicazione stessa, che sparisce nel giro di un secondo ma è molto urtante da vedere.

Dopo alcuni giorni d’uso posso dire però qual è la cosa che più apprezzo: il bottone indietro. Appare quando un’applicazione vi spinge in un’altra applicazione; ad esempio, quando aprite un link di Mail e finite all’improvviso in Safari. Fino ad iOS 8 per tornare indietro, all’app iniziale, toccava ricorrere a un continuo doppio tap del bottone Home (il che rendeva lo spostarsi da un’app all’altra abbastanza faticoso), con iOS 9 nella seconda applicazione appare invece un piccolo bottone in alto a sinistra che permette di tornare, subito, indietro appunto.

Questo bottone è l’aggiunta che fino ad ora ha avuto maggior impatto sul mio uso di iOS. Comporta una riduzione drastica del continuo doppio tap del tasto Home — e dita meno stanche.

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Il web che dobbiamo salvare

Hossein Derakhshan, blogger iraniano, venne condannato nel 2008 a vent’anni di carcere per colpa della sua attività di blogger. Quando sette mesi fa è stato rilasciato in anticipo, si è all’improvviso ritrovato di fronte ad un web totalmente diverso da quello che ricordava e per il quale fu disposto ad andare in carcere — basato su social network, e sempre più centralizzato:

The hyperlink was my currency six years ago. Stemming from the idea of the hypertext, the hyperlink provided a diversity and decentralisation that the real world lacked. The hyperlink represented the open, interconnected spirit of the world wide web — a vision that started with its inventor, Tim Berners-Lee. The hyperlink was a way to abandon centralization — all the links, lines and hierarchies — and replace them with something more distributed, a system of nodes and networks.

Blogs gave form to that spirit of decentralization: They were windows into lives you’d rarely know much about; bridges that connected different lives to each other and thereby changed them. Blogs were cafes where people exchanged diverse ideas on any and every topic you could possibly be interested in. They were Tehran’s taxicabs writ large.

Since I got out of jail, though, I’ve realized how much the hyperlink has been devalued, almost made obsolete.

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Quale futuro per il lavoro?

Tim O’Reilly ha indetto una conferenza, Next Economy, su uno degli argomenti più interessanti e attuali (IMHO), ovvero l’impatto della tecnologia (automatizzazione, seria, che stiamo sottovalutando, non quella a cui siamo abituati fatta da macchinari stupidi) sul lavoro.

Scrive su Medium:

AIs are flying planes, driving cars, advising doctors on the best treatments, writing sports and financial news, and telling us all, in real time, the fastest way to get to work. They are also telling human workers when to show up and when to go home, based on real-time measurement of demand. The algorithm is the new shift boss. […]

What is the future when more and more work can be done by intelligent machines instead of people, or only done by people in partnership with those machines? What happens to workers, and what happens to the companies that depend on their purchasing power? What’s the future of business when technology-enabled networks and marketplaces are better at deploying talent than traditional companies? What’s the future of education when on-demand learning outperforms traditional universities in keeping skills up to date?

(Un video sull’argomento: Un futuro senza lavori)

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La morte dei PC non è stata enfatizzata abbastanza

L’era post-PC, derisa da molti, con tablet e smartphone, è arrivata e l’impatto sul mercato dei PC si è rivelato maggiore di quanto molti avessero previsto. Per avere un dato di confronto: Apple ha venduto 61 milioni di iPhone nell’ultimo trimestre, contro 66,1 milioni di PC venduti in totale nel medesimo trimestre.

Wired riporta delle statistiche:

Research outfit Gartner tracked a 9.5 percent decline in shipments in the second quarter of this year compared to the same time a year ago, posting a tally of 68.4 million units. […]

Of all PC makers listed, only Apple saw year-over-year growth of 16.1 percent, IDC said, a jump likely helped by the release of the new MacBook Air and the MacBook Pro in March, and a figure that could climb even higher if Apple’s Retina-screened MacBook is a success. But to put that in perspective, Macs overall accounted for less than 10 percent of Apple’s revenue for that quarter. The iPhone? Almost 70 percent.

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Apple cattura il 92% dei profitti del mercato degli smartphone

Apple vende meno del 20% del totale degli smartphone venduti, ma nonostante ciò cattura il 92% dei profitti (lo scorso anno la percentuale si attestava al 65%, una crescita non di poco!). Samsung, per paragone, ne cattura il 15%. Questo significa anche che qualsiasi altro produttore si ritrova con un margine di guadagno basso se non inesistente (alcuni produttori, come HTC e Microsoft, riportano perdite).

Wall Street Journal:

Neil Mawston, executive director at market researcher Strategy Analytics, said many Android vendors are stuck between low-cost, high-volume brands such as China’s Xiaomi Corp. and Apple’s premium smartphones. […]

Microsoft and Xiaomi aim to profit after phones are sold, through paid app downloads, phone accessories or other add-ons. Samsung also makes money from making components that go into its phones, as well as those of rivals.

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Cos’ho imparato navigando a 32kbps

Gabor Lenard è stato costretto (per circa un mese) dal proprio operatore telefonico ad utilizzare una connessione a 32kbps, dopo aver superato i limiti di traffico mensile. Essendo di professione uno sviluppatore web, ne è uscito dall’esperienza — oltre che logorato, come succederebbe a tutti — segnandosi alcuni accorgimenti che d’ora in avanti prenderà durante lo sviluppo di un sito.

Fra gli accorgimenti che ha preso, ora cerca sempre di sviluppare riducendo la velocità di connessione (lo si può fare in Chrome dagli strumenti per sviluppatori) per rendersi subito conto dei tempi di caricamento:

I always keep this mode turned on for the site I am working on. I need to feel the pain as soon as possible so that I immediately notice the changes that are bad for performance. Additionally, I like that I can easily disable the cache under the “Network” panel (see screenshot above) without having to purge the browser cache.

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Le startup viste dai media

Sul BackChannel (Medium), Aaron Zamost descrive la ciclicità degli eventi con cui il percorso di una startup viene narrato dai media:

A company’s narrative moves like a clock: it starts at midnight, ticking off the hours. The tone and sentiment about how a business is doing move from positive (sunrise, midday) to negative (dusk, darkness). And often the story returns to midnight, rebirth and a new day.

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Apple rivoluzionerà l’assistenza sanitaria?

Secondo Tim Bajarin, con HealthKit e altri prodotti legati in qualche modo alla salute (Apple Watch), Apple starebbe gettando le fondamenta per rivoluzionare il settore dell’assistenza sanitaria — soprattutto il modo in cui i dati medici vengono trattati (e comunicati, fra i vari interessati):

As I look at Apple today and try and peer into its future, I believe they are going to disrupt three other industries very soon. The first one is healthcare. Back in 2012, I don’t think any of us could have seen how Apple would link an iPhone or iPad to the health market. Yes, Apple did show one health app when they introduced the iPad in 2010 and we saw others over the first two years that perhaps hinted at this health connection. But what Apple is doing in health now and, more importantly, how they are positioning themselves to be a key broker of health data between a user and their healthcare providers is a very big deal. […]

Tim Cook and his team are so involved with helping users record their health data and working with the health industry to get that information into a unified format in a safe and secure way so a person’s healthcare provider can be more proactive in dealing with anyone’s health.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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