C’è così tanto spazio qua sopra

It’s an incredible thing, extreme elevation. It makes you feel both alone and unsurpassable.

Quella che segue è una traduzione di una parte di Drones and Everything After, un pezzo apparso sul New York Magazine dedicato ai droni.

Durante uno dei pomeriggi antecedenti al Labor Day mi trovavo in auto con Gene Robinson, diretti verso un campo deserto in Texas Hill Country per mettere in volo il suo drone. Robinson stava sistemando la macchina sul tetto del suo camion e connettendosi ad essa, per programmare il piano di volo e decidere il protocollo di lancio. Poi si è incamminato verso il centro del campo e ha lanciato il drone in aria. Fino a quando non ha raggiunto i 20 metri da terra, ha continuato a salire. Poi, una volta sistematosi nello spazio, si è stabilizzato e ha proseguito in una lunga, lenta salita verso i 120 metri d’altezza, abbastanza distante che non potevi più sentirlo.

Lo abbiamo perso di vista in fretta. Si udiva, distante, un rumore di un motore che sembrava avvicinarsi a noi. “Aviazione generale,” ha mormorato Robinson — un aeroplano, e si è guardato attorno per cercarlo. I piloti di un drone sanno che non devono mai ostruire la via a un aeroplano, dato che questa è una delle poche regole che la FAA ha stabilito. Ho chiesto a Robinson se fosse preoccupato. “Oh, no,” dice. Possiamo vederli entrambi adesso, il drone e l’aeroplano. “Siamo a 120 metri da terra,” mi spiega Robinson, puntano al drone. Poi ha puntato all’aeroplano. “È a più di 6.000 metri”.

Da terra, erano solamente due punteruoli sulla medesima lavagna; non sarei stato in grado di stabile quale dei due si trovasse più in alto. Uno dei disegni di Raptopoulos 1 mostra una superstrada per droni, una linea orizzontale a un centinaio di metri da terra, nella quale i droni possono viaggiare indisturbati dal traffico e dal caos sottostante. Ma poi ti rendi conto che c’è spazio per una dozzina di queste superstrade fra il drone di Robinson e l’aeroplano che gli stava viaggiando alcuni metri sopra. Magari anche più di una dozzina. C’è così tanto spazio qua sopra.

  1. CEO di una startup che sfrutta i droni per consegnare medicine in luoghi irraggiungibili da altri mezzi

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Chatology: un motore di ricerca per iMessage

Di recente ho avuto la necessità di ricercare informazioni nella cronologia di messaggi scambiati via iMessage, con scarsi risultati. Mi serviva un numero di telefono, che non sono riuscito a recuperare, e il nome di un luogo, anch’esso disperso in qualche messaggio irrecuperabile. La ricerca è pressoché inutile, dato che non funziona sull’intero archivio. iMessage è una di quelle applicazioni che dimostrano come la qualità del software Apple sia peggiorata negli ultimi anni. Non si può dire che sia perfetto o che “semplicemente funzioni”: funziona, con vari problemi, strani comportamenti e diversi fastidi (il fatto che crei una conversazione diversa per ogni numero di telefono — anche se tale numero di telefono appartiene alla medesima persona — ne è un esempio).

Chatology (che non è nuova, ma ho provato per la prima volta oggi) risolve almeno problemi legati alla ricerca, fornendo un motore di ricerca come si deve per iMessage. È veloce e, soprattutto, accurato; i risultati vengono mostrati e suddivisi in link, conversazioni e immagini. Confrontate l’esperienza d’uso del box di ricerca di iMessage e di Chatology: così limitato e mal implementato nel primo caso da essere quasi inutilizzabile, mentre nel secondo “it just works“.

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Alcune applicazioni per Apple Watch

GUARDA L'IMMAGINE

Uno studio di design ha immaginato cosa alcune delle applicazioni più popolari potrebbero diventare sull’Apple Watch. Lo segnalo perché credo molti abbiano dubbi sull’utilità dell’oggetto, ed esempi come questo aiutando a visualizzare come certi compiti possano essere svolti con piacere da un orologio. Ovviamente saranno diverse da come vengono qua immaginate, ma risultano comunque d’aiuto.

Uber, ad esempio, è un’applicazione che non esiterei un attimo a trasferire al mio polso. Lo stesso vale per Skype e Spotify.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno ?

View Source

App: View Source

Un’estensione per iOS 8 che vi permette di vedere il codice di una pagina web. Personalmente una funzione di cui ho sempre sentito la mancanza, su Safari per iPhone.

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La GoPro di HTC

HTC ha fatto una cosa strana, un tubetto che è una fotocamera/videocamera negli intenti simile a una GoPro. L’aspetto è bello, ma non si capisce perché debba avere quella forma, né perché dovreste preferirlo a una GoPro dato che non ha uno schermo integrato (= richiede uno smartphone).

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È colpa dello spazio

Anche secondo John Gruber la colpa della lenta adozione di iOS 8 si deve allo spazio limitato del modello base dell’iPhone. La maggior parte degli utenti non hanno i 5GB di spazio libero necessari per avviare l’aggiornamento:

This is a serious problem for Apple, because all those 16 GB devices aren’t going to suddenly gain more free storage space on their own.[...] Unless they can rejigger the OTA software update to require less free space, iOS 8’s adoption rate might lag permanently. [...]

iOS itself takes up about 4 GB, so these 16 GB devices only have about 12 GB free right out of the box. If there is any way that Apple could have brought the base model storage up to 32 GB with the new iPhones, they should have. And it’s inexcusable that they’re still selling new devices with only 8 GB of storage.

L’adozione pressoché totale dell’ultima versione dell’OS è sempre stato uno dei punti di forza di iOS, in confronto con Android — e che finisce anche con il facilitare la vita agli sviluppatori. Io una riflessione ce la farei, fossi Apple.

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Prova Ulysses per 30 giorni

In occasione del NaNoWriMo — il National Novel Writing Month — gli sviluppatori di Ulysses hanno deciso di offrire il loro programma in prova per 30 giorni. Se non l’avete mai usato è il momento di scaricarlo e farne uso per 30 giorni allo scadere dei quali, facilmente, vorrete acquistarlo.

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Introducing Carrot

Video: Introducing Carrot

Una carota presentata come se fosse un prodotto innovativo. C’è anche un sito che ne illustra funzionalità e specifiche tecniche.

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Perché iOS 8 si diffonde lentamente

A quasi tre settimane dal rilascio, iOS 8 è installato su solo il 47% degli iPhone, secondi i numeri di Apple. Scrive MacRumors:

That marks a very slight increase in adoption over the past two weeks, as back on September 21, iOS 8 was installed on 46 percent of devices. 47 percent of iOS users continue to stick to iOS 7, possibly due to a number of bugs that have plagued the launch of iOS 8.

Personalmente ho due motivazioni per le quali non aggiorno più iOS il minuto dopo il rilascio, come facevo un tempo:

  • La qualità degli aggiornamenti è inferiore, e mi aspetto causino un qualche problema (seppur minore). Di batteria, stabilità o quant’altro
  • 16 GB. La (vergognosa) decisione di lasciare il modello base dell’iPhone a 16 GB per me gli si sta ritorcendo contro. Ho aggiornato a iOS 8.0.2 solo l’altro ieri. Perché? Perché per farlo devo attaccare l’iPhone al computer e passare da iTunes, dato che non c’è spazio a sufficienza nell’iPhone. Una rottura.

Il mio iPad Mini è fermo a iOS 7.

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Storia della migliore tastiera mai prodotta: la ‘Model M’ di IBM

Video: Storia della migliore tastiera mai prodotta: la ‘Model M’ di IBM

Il prossimo anno la ‘Model M’, una tastiera prodotta nel 1985 da IBM, compirà trent’anni. The Verge racconta la storia di questa tastiera rumorosa e dall’aspetto molto comune che è stata in grado di conquistarsi un numero considerevole di fan — fan che ancora oggi la utilizzano:

The first thing you notice about the IBM Model M keyboard, when you finally get your hands on it, is its size. After years of tapping chiclet keys and glass screens on two- and three-pound devices, hefting five pounds of plastic and metal (including a thick steel plate) is slightly intimidating. The second thing is the sound – the solid click that’s turned a standard-issue beige peripheral into one of the computer world’s most prized and useful antiques.

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iPhone 6 Plus, che non è un telefono

Massimo Mantellini ha provato l’iPhone 6 enorme per una settimana. Questa è la sua recensione:

E tuttavia, insinuante, fin dai primi giorni di prove, ogni volta che impugno il nuovo iPhone grande, mi trovo a pensare alla caffettiera del masochista.

Cerco di scacciare l’idea in nome di una nuova abitudine ancora da perfezionare: prendo altro tempo, ma ogni giorno quell’immagine torna a farmi visita. La Caffettiera del Masochista non è solo il titolo della traduzione italiana di un vecchio libro di Donald Norman sull’usabilità ma è anche, soprattutto, il più famoso degli oggetti impossibili inventati da Jaques Carelman.

iPhone 6 Plus è difficile da maneggiare con una sola mano. Non solo per me che ho mani piccole ma per chiunque. Nonostante l’elegante scorciatoia software del doppio tap sul bottone “Home” (Norman credo apprezzerà) che avvicina al nostro pollice opponibile le icone più lontane, l’impugnatura a una sola mano non è per nulla naturale, nemmeno dopo molti giorni di prove. Gli eleganti bordi arrotondati in alluminio e il modesto spessore fanno il resto (della caffettiera), tanto che il Plus necessita quasi in maniera assoluta di una cover che ne migliori la presa. Non casualmente le cover Apple in silicone e pelle sono molto ben fatte e assolvono egregiamente il compito. Senza cover il Plus è un oggetto bellissimo ma scivoloso come una saponetta bagnata da quasi 1000 euro lasciata sul bordo della vasca.

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Richieste alle startup

Y Combinator, uno dei più importanti e famosi incubatori di startup, ha stilato una lista di richieste per le startup. Idee e settori che rispetto al loro potenziale, e alle opportunità di disruption1 che offrono, non attirano l’interesse di molte startup.

Very few startups write software for government.

But the government is a very large customer with very bad software. In addition to better software for existing processes, we’re also interested in how the Internet can enable new categories, like crowdfunding for social services.

(“Parlano solo di colori“)

  1. Chiedo scusa.

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GoSquared per Pebble

Un’applicazione per Pebble che riporta quanti visitatori sono attualmente connessi al proprio sito. Si basa su GoSquared, che è un servizio di statistiche ottimo — che questo blog usa da anni.

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La qualità del software Apple

Russell Ivanovic:

While Apple’s hardware continues to impress me, their software has gone downhill at a rapid pace. iPhoto is an unusable mess with the volume of photos I now have. Aperture has been discontinued and is badly lagging behind in terms of both performance and features. iTunes takes forever to launch, and is bloated mess of way too many features and functions. iCloud is still a mess that I wouldn’t dream of storing my important data in. iOS 7 crashed so often that I became intimately familiar with the Apple logo that appeared every time it did. iOS 8 fixed the crashing, but introduced thousands of little paper cut like bugs. I used to install updates from Apple the second they came out, now I wait a few days to see if they are actually any good.

Sottoscrivo: la qualità del software rilasciato da Apple è peggiorata negli ultimi anni. Da esempi evidenti e vergognosi come iPhoto, alla stabilità e qualità dell’OS intero. iOS 8 mi sta dando molti problemi, ed è (spesso) di una lentezza esasperante.

Sembra non riescono a stare al passo con l’hardware: che iOS 8 sia stato rilasciato solo per combaciare con il lancio dell’iPhone 6, nonostante sia sotto molti aspetti (non iniziamo nemmeno a parlare di iCloud) acerbo.

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Estetica e funzionalità

L’Apple Watch è difficile da capire, e alcune strategie intraprese da Apple — come il prezzo del modello dorato — resteranno probabilmente incomprese dalla comunità tecnologica per un bel po’. La ragione è che l’Apple Watch è sia un device, un prodotto dell’industria tecnologica, sia un orologio — ma Apple vuole e spinge quanto più affinché venga percepito come appartenente più a quest’ultima categoria, che alla prima.

Il primo Apple Watch sarà probabilmente acquistato perlopiù da geek, ma obiettivo di Apple è che diventi un orologio per la massa. Non per una massa di geek e appassionati di tecnologia, ma per la massa di consumatori attenti alle tendenze e all’estetica. Nel suo articolo dedicato all’oggetto Matt Gemmel l’ha spiegato molto bene: un orologio credibile deve partire dall’estetica e compromettere le proprie funzionalità in favore di quest’ultima. È il processo opposto che sta alla base di qualsiasi prodotto tecnologico; si deve dare più importanza all’aspetto dell’oggetto che alle sue funzioni, e se necessario sacrificare quest’ultime.

Apple’s products exist on a spectrum between the two natural design-tensions of functionality and aesthetics, with most existing as close to the halfway mark as possible. All other things being equal, Apple will sacrifice functionality in order to heighten aesthetic appeal (and more subtly, user experience) every time. That’s the right choice. Count the number of ports on your MacBook and compare it to any PC laptop for proof of that.

Traditional tech products exist squarely at the functional end of the spectrum, but watches exist at the aesthetic end.

L’Apple Watch non è un prodotto dell’industria tecnologica. Prima iniziamo a pensare ad esso come un ad un orologio, e meno come ad uno smartwatch, e più ne capiremo il contesto e strategia.

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GifBook

Un servizio per stampare gif su piccoli libretti, sotto forma di flipbook.

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Nessuno ha un’idea ben chiara sull’Apple Watch

CIT.

People don’t like what they don’t understand and so far, nobody understands the Apple Watch. I’m not even sure anybody can; we just don’t know enough about it at this point. In the absence of a valid reference, many are sure to dismiss it as either irrelevant or flawed, simply because it doesn’t conform to their own existing preconceptions. Álvaro Serrano

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The Physical Web

The Physical Web è un progetto di Google per creare uno standard su cui basare l’internet delle cose. Al momento la maggior parte degli oggetti connessi a internet richiedono un’applicazione a parte per funzionare. La cosa non è fattibile su ampia scala, e il problema diviene particolarmente evidente con la tecnologia iBeacon: immaginate di dover scaricare un’applicazione prima di potervi interfacciare con qualsiasi oggetto, prima di poter sapere gli orari della fermata del bus o prima di sfruttare gli iBeacon di un negozio. Scomodo e caotico.

The Physical Web vuole proporre uno standard, supportato a livello dell’OS, che ci permetta di parlare con qualsiasi device senza che questo ci debba prima costringere a installare qualche inutile software:

The number of smart devices is going to explode, and the assumption that each new device will require its own application just isn’t realistic. We need a system that lets anyone interact with any device at any time. The Physical Web isn’t about replacing native apps: it’s about enabling interaction when native apps just aren’t practical.

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Il rumore del cinturino

Vogue ha avuto l’opportunità di provare l’Apple Watch prima del keynote, presentato a loro da Ive stesso. Ne deriva un lungo articolo su Jonathan Ive, che rivela le sue ossessioni e personalità:

As you watch Ive walk off, politely thanking people, you recall that he closed up his private presentation by asking you to listen closely to a watchband as it is pulled off and then reconnected. “You just press this button and it slides off, and that is just gorgeous,” he was saying. He encouraged you to pause. “But listen as it closes,” he said. “It makes this fantastic k-chit.” He was nearly whispering. And when he said the word fantastic, he said it softly and slowly—“fan-tas-tic!”—as if he never wanted it to end. This is perhaps Ive’s greatest achievement: not that we can get our email more readily, but that we can stop to notice a small, quiet connection.

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Flic: bottoni bluetooth

Flic è un bottone per l’iPhone, che si collega ad esso via bluetooth. Può essere applicato a una porta, alla scrivania, o con una clip ai propri jeans. La risposta varia a seconda di come lo si è configurato: può avviare la riproduzione di musica, essere usato per scattare una fotografia, leggerci le notizie del mattino, fingere una chiamata in arrivo sull’iPhone o ordinare una pizza. O potete premerlo ogni volta che bevete un caffè, per tenerne traccia. Le opzioni sono illimitate. Ne potete possedere più di uno, e a ciascuno associare un’azione differente.

Flic non è ancora in commercio, ma l’idea è attraente. L’idea è simile a Tile, ma a mio parere meglio eseguita e con più opzioni d’uso. Suppongo sfrutti la tecnologia iBeacon, e venga configurato attraverso un sistema simile a IFTTT. Se avrà un canale IFTTT sarà fantastico.

Verrà presto lanciata una campagna di crowdfounding, mentre al momento è possibile lasciare la propria email nell’homepage per essere fra i primi a riceverlo.

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