WalkCar

Alcuni giorni fa notavo, con invidia, dall’alto del bus, un tizio spostarsi con leggiadria per il marciapiede su un monorover — una specie di Segway meno ingombrante, un affare con due rotelle, elettrico, che si autobilancia (qua la divertente recensione di Casey Nestat). Una cosa bellissima, perché mi avrebbe potuto evitare il bus, lento e imbottigliato nel traffico.

Ieri ha fatto la comparsa un aggeggio anche più bello e portatile, WalkCar, che ricorda il retro di un MacBook1. Immaginate di avere nella tracolla oltre il MacBook un altro MacBook, che vi porta da punto A a B comodamente, standogli sopra in piedi.

Riporta Reuters:

The lightweight aluminum board is stronger than it looks, and can take loads of up to 120kg (265 pounds). It reaches top speeds of 10 kilometers per hour (6.2 miles per hour), for distances of up to 12 kilometers (7.4 miles) after three hours of charging.

Its developer says it’s also extremely simple to ride. Once the rider stands on it the WalkCar starts automatically, while simply stepping off stops the vehicle. To change direction, the user just shifts their weight.

Per favore, facciamo che invece di puntare il dito e deridere chi usa questi oggetti tutti quanti li ammiriamo e decidiamo che sono fantastici, perché lo sono. E perché, suvvia, chi non vorrebbe essere il tizio della gif.

  1. Arriverà su Kickstarter in autunno

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Il nuovo last.fm

Last.fm è uno dei pochi servizi web che uso da quasi dieci anni. Non che lo usi per davvero — dato che funziona più che altro in background, senza alcun contributo attivo da parte mia —, ma continua a raccogliere informazioni sui miei gusti musicali dal 2006. Last.fm unifica tutte le attività musicali, Spotify o iTunes o altri, che altrimenti nel passaggio fra i vari servizi sarebbero andate perse.

Mi sono accorto che hanno rifatto completamente il sito, su beta.last.fm. È migliorato di molto (seppur, di nuovo, si limiti a darmi grafici e statistiche sui miei ascolti), ed è ora completamente integrato con Spotify.

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Tufte CSS

Tufte CSS permette di organizzare una pagina web attorno ai principi delineati da Edward Tufte. Tufte è apprezzato per la sua semplicità nell’organizzare le idee, uso estensivo di marginalia e cura della tipografia.

Se avete bisogno di organizzare velocemente un documento sul web, potrebbe tornare utile.

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La pompa della benzina di Tesla che s’infila da sola nel serbatoio

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La pompa della benzina di Tesla che s’infila da sola nel serbatoio

Elon Musk l’aveva promessa a Dicembre; ora esiste. Ho guardato il video infinite volte.

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24.093: il numero di nuovi dispositivi Android prodotti nel 2015

24.093 è il numero di nuovi device Android prodotti quest’anno. Significa che solo nel 2015 sono stati messi in commercio 24.093 device diversi, prodotti da più di 100 aziende diverse.

I dati e le infografiche di OpenSignal danno un’immagine molto chiara di dove si trova Android — segnato da una frammentazione che è contemporaneamente forza e punto debole dell’ecosistema. Vorrei si notasse — dato che ogni volta che parlo di Android mi si puntualizza che i device prodotti direttamente da Google non hanno gran parte dei problemi segnalati — la percentuale minima che i Nexus occupano nell’interno mercato di Android.

Ovvero, pochissime persone vengono a contatto con Android tramite un Nexus di Google, nella maggior parte dei casi l’utente utilizza Samsung (che ha in mano quasi 38% del mercato) o un device di un’azienda terza. I Nexus sono l’eccezione in un panorama estremamente frammentato, al punto che in nessun Paese fra quelli considerati da OpenSignal Google è il leader del mercato. Non ho dubbi che i Nexus offrano un’esperienza d’uso superiore (o che ricevano per tempo gli aggiornamenti all’OS), ma non è quella con cui la maggioranza degli utenti si ritrova a che fare:

Non solo device e produttori, ma il sistema operativo stesso è frammentato. Mentre iOS 8 a circa un anno dal rilascio è stato adottato dall’85% degli utenti iPhone, Lollipop è oggi (dopo 8 mesi dal rilascio) al 2.5% Questa è la situazione di Android (destra) e iOS (sinistra):

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Le bugie e i furti di Facebook Video

Molti media parlano di video nativi un po’ come parlano di articoli nativi: si caricano più velocemente, partono in automatico e ricevono per queste ed altre ragioni molte più visite. Ma come Hank Green fa notare, il numero di visualizzazioni potrebbe essere truccato. Facebook conta qualsiasi utente che sia andato oltre i tre secondi, una cosa molto facile dato che i video partono in automatico:

At that moment, 90% of people scrolling the page are still ‘watching’ this silent animated GIF. But by 30 seconds, when viewership actually could be claimed, only 20% are watching. 90% of people are being counted, but only 20% of people are actually “viewing” the video.

YouTube, on the other hand, counts views in a logical way…the view is counted at the point at which people seem to actually be engaging with the video and not just immediately clicking away. This is usually around 30 seconds, but of course is different for videos of different lengths.

Allo stesso tempo, Green lamenta l’assenza di un sistema simile a Content ID di YouTube, che consegna parte dei ricavi dalla pubblicità al creatore originale.

Facebook Video, pare, è strapieno di video rubati:

According to a recent report from Ogilvy and Tubular Labs, of the 1000 most popular Facebook videos of Q1 2015, 725 were stolen re-uploads. Just these 725 “freebooted” videos were responsible for around 17 BILLION views last quarter. This is not insignificant, it’s the vast majority of Facebook’s high volume traffic.

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Piattaforme!

[M]y guess is that within three years, it will be normal for news organizations of even modest scale to be publishing to some combination of their own websites, a separate mobile app, Facebook Instant Articles, Apple News, Snapchat, RSS, Facebook Video, Twitter Video, YouTube, Flipboard, and at least one or two major players yet to be named. The biggest publishers will be publishing to all of these simultaneously. […] The publishers of tomorrow will become like the wire services of today, pushing their content across a large number of platforms they don’t control and didn’t design. Ezra Klein, direttore di Vox

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Solylent 2.0

C’è un nuovo Soylentil beverone che sostituisce il cibo fornendo tutto ciò di cui avete bisogno in una giornata. La nuova versione, invece di arrivare in polvere, arriva già imbottigliata (ed ha un aspetto più appetibile).

Addio, Android

Lorenzo Franceschi Biccherai ha deciso di abbandonare il suo smartphone Android per un iPhone, perché più sicuro.

Spiega su Motherboard:

Google still has very little control over software updates, and Android users are basically at the mercy of their carriers and phone manufacturers when it comes to getting updates or new operating system versions. For example, it took Sony more than six months to push Android 5.0 Lollipop to its new line of Xperia Z phones, despite the fact that it had promised for a much shorter turnaround after Lollipop was released by Google. Just for comparison’s sake, when Apple released iOS 8 in September of last year, it immediately became available for all iPhone users, even those with an 2011 iPhone 4S. […]

As security researcher Nicholas Weaver put it in a (now deleted) tweet, ”Imagine if Windows patches had to pass through Dell and your ISP before they came to you? And neither cared? That is called Android.”

Gli aggiornamenti sono lenti e impiegano mesi ad arrivare all’utente (beh, non è detto che arrivino). La decisione di Google di permettere a operatori e produttori di modificare Android come gli pare e piace (ovvero di imbruttire l’UI e riempire il telefono di software inutile) impedisce a Google di aggiornare rapidamente un telefono, dato che l’aggiornamento deve anche passare dal produttore 1 e dall’operatore. Il tutto a grande discapito della sicurezza.

  1. Per nulla incentivato a supportare questi costi: vi ha già venduto il telefono, e ha poco interesse a tenerlo aggiornato

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Cards Against Humanity ha chiesto a dei designer di illustrare le “Seven dirty words“, sette parole della lingua inglese che probabilmente sarebbe meglio non diceste a tavola con i vostri.

La cosa bella è che fra i designer c’è Susan Kare, che si è ritrovata a dover rappresentare (card a sinistra) tits:

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La batteria del Mac dura un’ora in meno usando Chrome invece di Safari

Se sei un utente Mac perdi all’incirca un’ora di batteria scegliendo Chrome invece di Safari, come i test di BatteryBox hanno dimostrato:

We measured the power consumption of watching videos on YouTube, browsing Reddit, streaming on Netflix vs Putlocker, creeping on Twitter and FaceBook, composing emails on services like Gmail and Hotmail, and searching for stuff on Google, Bing (yup, surprisingly, it’s still used), and DuckDuckGo. We used a factory-restored MacBook Pro Retina 13” to test each website on one internet browser at a time. No programs other than the browser were open.

Magari chi dice che Safari è il nuovo IE si dimentica che oltre all’aggiunta di features c’è altro?

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Il web delle relazioni

Zeynep Tufekci riflette su cosa hanno fatto i social network ai blog (blogger) politici, soprattutto nelle zone in cui non c’è molta libertà (Zeynep parla soprattutto della Turchia). Ci sono aspetti positivi e negativi. Di positivo c’è che è molto più difficile censurare e bannare un intero social network rispetto a un blogger isolato, che può essere minacciato con attacchi DDOS e bloccato restando senza molti modi di difendersi:

Unlike a blogger, it’s very hard to isolate and ban Facebook or Twitter. A blogger can be placed in jail, a network of people on a platform with millions of users is much harder. In the past, the people who read the political blogs were mostly political people.

Di negativo c’è che ai social network non interessano davvero i contenuti di quel tipo. I social network sono ottimizzati per consegnare pubblicità, per distribuire contenuti che attirano mi piace:

Despite being populated mostly of dissidents around the world, some in exile, many friends in jail, hiding, or in open rebellion, my Facebook feed sometimes feels like Disneyland.

Un link non è solo un link, ma è una relazione, una connessione fra due persone, scrive Tufekci. E questo web di relazioni è proprio ciò che rischiamo di perderci passando ai social network, passando a un web le cui logiche sono dettate anche dal modello di business del prodotto che utilizziamo per comunicare.

So maybe there is a “link fetishism” that obscures the true heart of a link: it’s a connection between people. The current attention economy and its obsession with numbers — and virality — obscures this core fact about what is beautiful about the web we loved, and one we are trying not to lose. We are here for each other, not just through the fluffy, and the outrageously shareable, and the pleasant and the likable — but through it all. When we write, and link to each other, we are connecting to each other, not merely to content.

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La beta pubblica di Reeder 3 per Mac

È online la beta pubblica di Reeder 3 per Mac, lettore di feed rss. Da tempo non uso nessuna applicazione desktop per tenermi aggiornato con gli rss, ma Reeder 31 potrebbe convincermi a cambiare abitudini.

  1. Che si sincronizza con FeedWrangler, il servizio web a cui affido la mia collezione di feed

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Alzati!

Applicazione

Alzati!

Se avete già un Apple Watch, non vi serve. Ma se non l’avete, Stand for Mac vi notifica una volta ogni ora (o a un intervallo predefinito), per ricordarvi di alzarvi dalla scrivania per alcuni minuti:

One of our favorite features about Apple Watch is the reminder to stand up every hour, and get us up from our desks and moving around a little.

Stand’s a little app we built to send you a notification every hour to do just that, right on your Mac.

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Il robot e il sandwich all’uovo

Video

Il robot e il sandwich all’uovo

Ilare, divertentissimo il modo in cui rompe le uova. Direi che per il momento possiamo tranquillizzarci, comunque.

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Come utilizzare il font di sistema nel proprio sito

Se ne era fatto accenno, ma l’altro ieri la possibilità è stata ufficialmente documentata sul blog di WebKit. È possibile utilizzare il font di sistema di iOS e Mac OS (quindi San Francisco) specificandola nel proprio CSS semplicemente con font-family: -apple-system.

È in corso una discussione al W3C per standardizzare la proprietà, ed eventualmente sarà possibile specificarla semplicemente con system. È persino possibile specificare direttamente degli stili, ovvero una determinata dimensione e pesantezza dei caratteri, con queste proprietà:

font: -apple-system-body
font: -apple-system-headline
font: -apple-system-subheadline
font: -apple-system-caption1
font: -apple-system-caption2
font: -apple-system-footnote
font: -apple-system-short-body
font: -apple-system-short-headline
font: -apple-system-short-subheadline
font: -apple-system-short-caption1
font: -apple-system-short-footnote
font: -apple-system-tall-body

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Creatable Mac Bundle: 10 applicazioni a soli $8

Creatable ha messo assieme un bundle di applicazioni per Mac: 10, vendute a solo $8 in totale1. La più interessante, e per cui lo segnalo, è Ghostnotes (che da sola costerebbe $10): un’app che va ad aggiungersi alla menù bar del Mac e permette di appuntarsi note contestuali. Nel senso che ogni nota è legata a un’applicazione, file, pagina web o una cartella, e appare quando si sta usando quella determinata applicazione, file, pagina web o cartella.

  1. Si paga quanto si vuole, minimo $8

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Windows 10 non è brutto

Ho guardato la videorecensione di The Verge, e devo dire che ci sono idee e funzioni interessanti dietro Windows 10. Sono stupito.

Microsoft has also built a virtual assistant like Siri right into Windows 10. It’s called Cortana, and it’s designed to look and feel like an extension of the Start menu, and just like the Windows Phone equivalent, you can also use your voice to search. There’s also an option to enable a “hey Cortana” feature that lets you simply holler questions at your laptop. It’s useful for simple things like the weather, but I found myself mostly using it to demonstrate Cortana to friends and family.

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Le macchine fantasma di Uber

L’app di Uber, al momento di richiedere un autista, mostra sulla mappa dei taxi nelle vicinanze dell’utente. È strano, perché nelle varie occasioni in cui l’ho usata c’erano diversi taxi neri che circolavano a pochi minuti a me, anche quando non mi trovavo in centro ma in quartieri più remoti.

Pare questa informazione, però, non sia particolarmente accurata — sia perché non sarebbe utile a Uber rivelare la posizione geografica precisa dei propri taxi (i concorrenti potrebbero sfruttarla per offrire taxi in luoghi poco coperti dal servizio), sia perché spinge l’utente a credere che un taxi sia disponibile e vicino a lui, anche se in realtà non è vero. Infatti, molti di quei taxi non esistono.

Alex Rosenblatt, per Motherboard:

There is speculation that it’s more likely that this is intentional on Uber’s part, rather than a bug in the system. If a potential passenger opened up the app and saw no cars around, she might take another cab service. But if she saw a cluster of cars seemingly milling around on the same street, she’s more likely to request a ride.

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Lo stato della batteria dell’iPhone, dall’Apple Watch

Applicazione

Lo stato della batteria dell’iPhone, dall’Apple Watch

Non è ancora successo che l’Apple Watch mi si sia scaricato durante il giorno, mentre quotidianamente devo ricaricare l’iPhone a metà giornata. Per quelli ansiosi come me, che continuano a controllare lo stato della batteria (e sotto il 60% iniziano a avvertire un lieve disagio), consiglio (o forse dovrei sconsigliare) Power: un’app che invia notifiche sullo stato della batteria, all’Apple Watch.

Invia notifiche quando si raggiungono percentuali preoccupanti, o quando la ricarica è completata e l’iPhone può essere rimosso.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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