La coda fuori dall’Apple Store di Londra

Video: La coda fuori dall’Apple Store di Londra

Piuttosto consistente. Fuori dall’Apple Store di Regent Street.

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16 GB

Che il modello base dell’iPhone 6 abbia solamente 16 GB di storage è, a mio parere, vergognoso. John Gruber ha messo questo dato in prospettiva con le restanti specifiche dell’iPhone 6:

The original iPhone, seven years and eight product generations ago, had an 8 GB storage tier. The entry-level iPhones 6 are 85 times faster than that original iPhone, but have only twice the storage capacity. That’s just wrong. This is the single-most disappointing aspect of the new phones.

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iOS 8: trucchi e dettagli

Una buona lista di Macstories con molte delle nuove funzioni che iOS 8 introduce, da quelle più pubblicizzate ad altre minori:

You can now see battery usage on a per app basis for the last 24 hours or last 7 days. Go to Settings > General > Usage > Battery Usage.

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Apple Watch: intimo e personale

Mi accorgo di non avere ancora scritto nulla sull’Apple Watch, forse per via delle domande non risposte che dalla presentazione mi sono rimaste in mente. Siccome l’Apple Watch non è radicalmente diverso dagli smartwatch in commercio — non è l’iPhone nel 2007 — se e quanto avrà successo dipenderà dal numero di dettagli che Apple sarà riuscita, entro la data di messa in commercio, a implementare nella maniera corretta. Spesso i prodotti Apple non sono rivoluzionari per via delle tecnologie di cui fanno uso — in circolazione da anni — ma per il modo in cui le implementano, e per come di conseguenza riescono a risultare intuitive e semplici agli utenti. Nell’insieme. Un esempio rapido dal keynote: NFC e Apple Pay.

Molti di questi dettagli che fanno la differenza non ci sono stati forniti. Non conosciamo:

  • La durata della batteria. Probabilmente una giornata, ma comunque ufficialmente sconosciuta.
  • Quanto effettivamente sarà indipendente dall’iPhone. Quali funzioni potrà offrire da sé, e quali richiederanno un iPhone.
  • Lo storage interno.
  • Il prezzo. Sappiamo quello di partenza, ed è buono, ma non sappiamo cosa si ottiene con il prezzo di partenza. Quanto effettivamente sarà necessario spendere per avere un modello decente?

L’Apple Watch più che all’iPhone somiglia all’iPod. L’iPod non era nulla di rivoluzionario, ma riuscì a riassumere tutte le necessità dei consumatori per quel tipo di prodotto, eliminando quelle secondarie. Non era nulla di rivoluzionario nella tecnologia interna e nelle funzionalità offerte; fu il design — l’insieme delle scelte fatte da Apple — a renderlo rivoluzionario. Marco Arment lo dice meglio:

We can’t tell you what that might be, of course. We have no ideas that are actually realistic and practical to make. But Apple must know something we don’t, right? Nope. They don’t. It’s a watch. And it’s very similar to other smartwatches we’ve seen — just executed far better. (We hope.)

What Apple does best is take established ideas, build upon them, make good design decisions along the way, and execute well.

Dunque senza i dettagli è impossibile dire quanto l’Apple Watch sia rivoluzionario. E i dettagli non ci mancano solo nelle funzionalità dell’oggetto, ma anche nello scopo: la presentazione per me non è stata delle migliori. Sarà stata la frustrazione procuratami dallo streaming a singhiozzo, ma personalmente l’ho trovata molto vaga. Alla fine delle due ore, Apple non ci ha dato una spiegazione chiara e precisa del perché abbiamo bisogno di uno smartwatch. Non dell’Apple Watch, ma della categoria a cui appartiene in generale: qual’è il loro scopo? Quale buco vanno a coprire?

Forse, scrive Ben Thompson, la spiegazione è che Apple stessa è incerta sullo scopo del device. In particolare, non hanno ancora dato una risposta a una domanda fondamentale: è l’Apple Watch un accessorio dell’iPhone o è invece un device a sé stante?

This is why I’m worried that the lack of explanation about the Watch’s purpose wasn’t just a keynote oversight, but something that reflects a fundamental question about the product itself that Apple itself has yet to answer: is Watch an iPhone accessory, or is it valuable in its own right?4

Seppure ci manchino i dettagli, abbiamo alcuni esempi che rivelano il potenziale dello smartwatch. Tim Cook l’ha introdotto con tre definizioni, ricalcando la presentazione dell’iPhone (un iPod, un telefono e un device per internet). L’Apple Watch è:

  • Un orologio preciso
  • Una nuovo, intimo, mezzo con cui comunicare
  • Un device per la salute e il fitness

Intimo è la parola che rivela di più sul device, a mio parere. Le restanti definizioni servono soprattutto ad introdurlo, ma in realtà non lo definiscono. A definirlo saranno le applicazioni, le killer app che, forse, Apple non ha ancora identificato. Se ci riflettete, oggi non pensate all’iPhone come a un iPod, e il fatto che sia un telefono è secondario. Le categorie con cui venne definito e presentato nel 2007 non lo definiscono più. Oggi, quando pensiamo all’iPhone pensiamo soprattutto ad applicazioni, e ai vari compiti che queste hanno rimpiazzato:

Yes, the iPhone is still a wide-screen iPod which gets plenty of use but I don’t think anyone thinks that is a defining feature. It’s also a phone, but the Phone is just an app which, for me at least, is not frequently used. I communicate with my iPhone but the go-to app is iMessage or FaceTime or Skype or maybe Email or Twitter. Phone is something I use so rarely that the interface sometimes baffles me. And yes, it’s an Internet appliance. Browsing is something I do quite a bit but many of the browsing jobs-to-be-done are done better by apps. News, shopping Facebook and maps are “things which were once done in a browser.”

Ma, al contrario, intimo e personale è una descrizione che mi aspetto resti attaccata all’Apple Watch, per identificarlo. Ci sono stati mostrati piccoli dettagli che rivelano come la componente “personale” ne sia parte essenziale. È evidente nell’estetica e hardware del device — disponibile in due differenti dimensioni, con quasi infinite varianti nello stile del cinturino — e in alcune sue piccole funzioni. Abilita nuove maniere di connettersi più personali e intime, permettendo di inviare agli amici un piccolo disegno o addirittura il proprio battito cardiaco. Alcuni le ritengono inutili, io le trovo dolci e simpatiche. Grazie alla Taptic Engine le notifiche risultano gentili e discrete — gentili come un leggero tap sul proprio polso.

Come ha detto Jony Ive, “These are subtle ways to communicate that technology often inhibits rather than enables”. Come Patrick Rhone, io lo considero il personal computer più personale della storia:

This is an angle that I don’t feel has been written about enough regarding Apple. One of the biggest things that sets them apart is that they understand that a device like this — one that is always with you and is an integral part of your interactions and communications — to be successful, needs to be deeply personal. […] Tim Cook, describing the Apple Watch, even said it was “The most personal device we’ve ever created.”.

L’Apple Watch eccellerà non nel fornire applicazioni complete e ricche di funzioni — abbiamo l’iPhone, per quelle — ma nel fornire informazioni e funzioni che richiedono poca interazione. Jonathan Ive, nuovamente: “Apps are designed for lightweight interaction”. Non pensate all’applicazione foto — perché mai vorreste consultare la vostra galleria fotografica su uno schermo così piccolo quando avete l’iPhone in tasca? — ma pensate a mappe, che fornirà a ogni deviazione un gentile feedback sulla direzione da prendere, tramite la Taptic Engine. In altre parole: sarà possibile sapere in che direzione andare senza neppure guardare all’orologio.

Apple Pay è un altro sistema che per me giocherà un ruolo chiave nella diffusione del device. Con il mio esperimento col Pebble ho scoperto che pagare con uno smartwatch è davvero più semplice e immediato che con qualsiasi altro oggetto. E il sistema integra piccoli accorgimenti che lo rendono superiore alla concorrenza. Dalla sicurezza del pagamento stabilita tramite il contatto dello stesso con la pelle, alla posizione unica in cui Apple si trova: al contrario di Google, non è interessata a raccogliere informazioni. Apple Pay può essere l’iTunes Store dell’Apple Watch1. Un investimento a lungo termine, il cui scopo è vendere più device — non guadagnare direttamente attraverso Apple Pay:

Aside from the technical differences, Apple is in a unique position due to its business model. It doesn’t want or need to track transactions. It doesn’t want or need to be the payment processor. It isn’t restricted by carrier agreements, since it fully controls the hardware. Google, although first to the market by a matter of years, is still hamstrung by device manufacturers and carriers. Softcard is hamstrung by the usual greed and idiocy of mobile phone providers. PayPal has no footprint on devices.

Non mi aspetto dall’Apple Watch un successo enorme alla prima iterazione. Non significa che sarà un flop: si ricorda — come sottolinea Benedict Evans (e come il grafico sotto mostra) — che l’iPod impiegò quattro anni a diventare popolare. Prima di allora, era un gadget per una nicchia di geek e appassionati di musica.

 

Di fatto, non so bene come mi aspetto. Ma appunto — come posso saperlo quando mancano i dettagli, che sono proprio quelli che fanno la differenza?

***

Concludo con un passaggio da una recensione letta in rete. Non è stata pubblicata da un blog di tecnologia, ma da un tizio che recensisce orologi. Il John Gruber degli orologi, mi pare di capire. A suo dire, per quella fascia di prezzo batte i brand svizzeri che da sempre dominano il mercato. Non c’è nulla che ricerca e raggiunge — scrive — la stessa attenzione nei dettagli:

Apple got more details right on their watch than the vast majority of Swiss and Asian brands do with similarly priced watches, and those details add up to a really impressive piece of design. [...]

The overall level of design in the Apple Watch simply blows away anything – digital or analog – in the watch space at $350. There is nothing that comes close to the fluidity, attention to detail, or simple build quality found on the Apple Watch in this price bracket.

Lui parla dell’estetica, si riferisce all’orologio nell’Apple Watch. Ecco quindi una cosa che mi aspetto: che Apple abbia riposto dei dettagli altrettanto riusciti e piacevoli nelle funzioni del device, nel suo software. Dei dettagli, in apparenza minori, che definiranno l’uso (e lo scopo) che ne faremo. Dell’Apple Watch, e degli smartwatch in generale.

  1. Nota a margine: che per ora arriverà solo negli USA, e spero vivamente non impieghi anni a diffondersi altrove

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Il nuovo carattere tipografico dell’Apple Watch

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L’Apple Watch utilizza un carattere tipografico sviluppato appositamente da Apple per le necessità del device — per le dimensioni ridotte dello schermo —, che somiglia molto a Roboto e di conseguenza a Helvetica Neue e FF DIN.

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Come Steve Jobs avrebbe presentato l’Apple Watch

Jong-Moon Kim ha provato a riscrivere la presentazione dell’Apple Watch, immaginando come Steve Jobs l’avrebbe rivelato al pubblico:

Jobs: What’s more natural than a glance? Look at your wrist right now. That’s right. (Audience chuckles) Look down and then look up. How long did that take? Half a second?

It’s the most natural thing in the world. To look at your wrist.

Who fumbles around in their pockets? People who are disorganized. People with time to spare.

Me? I don’t have time for that. (Laughter)

With this new product, you won’t have to. (Steve glances at his wrist)That’s it. No more fumbling. Just glance. That’s it.

Are you getting this? Do you get it? (Cheering rises)

Today, Apple reinvents the watch. We’re calling it: iWatch.

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Le dimensioni dell’Apple Watch

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È spesso quanto due iPhone 6, ma meno di due iPhone 5S. (*)

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Perché 9:09

Uno di quei piccoli dettagli che ci fanno apprezzare Apple: in tutte le immagini pubblicitarie, l’Apple Watch segna 9:09 come orario corrente. La scelta non è casuale, come non lo era la scelta su iPhone e Mac; il suo significato si svela notando l’orario scelto dai classici produttori di orologi. Rolex è famosa per avere impostato i suoi su 10:10, Timex su 10:09:36. Apple si suppone abbia scelto 9:09 per indicare come l’Apple Watch sia in anticipo sui tempi, sulla concorrenza; avanti rispetto alle alternative analogiche.

Ne scrive Quartz:

Every iPhone, including the new iPhone 6 models that were unveiled along with the Apple Watch, has displayed 9:41 in product shots and advertisements. That was roughly the time of day when Apple founder Steve Jobs unveiled the first version of the phone to the world. Apple’s calendar app used to display July 17 on its icon because it was released on that day in 2002.

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Namecheap regala domini internet agli studenti

Se siete degli studenti (per ora solo in UK o USA) Namecheap vi regala un dominio internet .me, oppure potete acquistare un .com a cinque dollari.

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Perspective

Video: Perspective

Il video con cui Apple ha iniziato il keynote, simile a “Designed by Apple” di un anno fa.

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Un primo sguardo all’Apple Watch

Video: Un primo sguardo all’Apple Watch

Techcrunch ce l’ha avuto in mano per alcuni minuti: in questo breve video ne mostrano le funzioni principali.

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Ci stanno in mano i nuovi iPhone?

Se le dimensioni dei nuovi iPhone vi perplimono, qua trovate un PDF da stampare per provare a vedere come vi stanno in mano. iPhone 6 da 4.7″ accettabile, iPhone 6 Plus da 5.5″ lo lasciamo invece — fate i bravi — sugli scaffali degli Apple Store.

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Pebble + NFC

Dall’iWatch mi aspetto, soprattutto, il supporto alla tecnologia NFC. Senza quello, non importa quanto bello sarà, una parte di me resterà delusa. Pagare con un orologio è estremamente semplice e immediato. Sembra una feature minore, ma è una di quelle la cui comodità non è evidente fino a quando non ci si trova ad usarla tutti i giorni. Non lo dico per supposizione: lo dico perché lo sto facendo da un paio di settimane. Il contactless payment è supportato, a Londra, dalla maggior parte dei negozi e supermercati. Per ragioni di sicurezza è limitato a un massimo di £20 per transazione, più che sufficienti per la maggior parte degli acquisti rapidi e immediati di cui sto parlando.

Ma soprattutto — e questo è il caso in cui la differenza si sente per davvero — è accettato sui bus1. Questo significa poter salire su un bus senza dover andare a cercare il portafogli, semplicemente appoggiando l’orologio sul lettore.

Qualcuno si ricorderà che ho un Pebble. Ebbene recentemente ho ordinato una Barclays Band, un braccialetto di Barclays con all’interno un chip NFC. Il chip è essenzialmente una carta di credito dalle dimensioni estremamente ridotte. Che è stata, dal sottoscritto, subito rimossa dall’orribile braccialetto per essere incollata sul retro del Pebble — come mostra la foto: sembra un risultato terribile, ma indossandolo non dà alcun fastidio ed è impossibile sia vederla che sentirla al contatto con la pelle 2.

Il risultato, appunto, è un sistema di pagamento sempre con me e, soprattutto, estremamente comodo. Sui mezzi di trasporto, e per acquisti minori — quali una bottiglietta d’acqua, o un caffè da Starbucks. Mi evita di cercare fra le monete, e mi permette di salire sull’autobus senza trafficare con il portafoglio. Mentre correte verso fermata del bus, in quei 10 secondi in cui potreste perderlo o prenderlo, l’ultima cosa che volete fare è anche cercare il portafoglio. Come scrive Ben Thompson:

I’d bet the difference between using a wearable for payment and using your phone will be greater than most people expect. I have no particular evidence for this outside of my own experience with keyless ignition systems in cars; the first time we got it, I thought it was a tremendous waste of money (it was part of a package); since then, I can not imagine buying a car without it. Saving a bit of hassle and a few seconds on a daily basis really adds up; it’s the type of subtle experience improvement that is Apple’s biggest differentiation.

Non esiterei a considerare l’acquisto di un iWatch che abbia questa funzione, integrata inoltre con un software che offra ulteriori vantaggi. Cambiamenti minori, piccoli, ma impercettibilmente comodi.

  1. E dal 16 di questo mese ogni mezzo di trasporto — metropolitana inclusa — ne introdurrà il supporto
  2. Non apporta alcun cambiamento all’estetica finale del Pebble, e comunque se avete un Pebble questo ha un aspetto geek di per sé

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Un anno fa, oggi

I giornali investono poco o nulla nel loro archivio. Le notizie vengono spesso dimenticate passata l’ora in cui sono state pubblicate e una volta trascorsa una settimana o un anno è probabile che nessuno se le andrà più a rileggere.

Eppure, spesso, restano attuali e interessanti. Per questa ragione, come ho in più occasioni scritto, mi capita di riproporre su twitter i post di un anno fa: la maggior parte delle volte ottengono lo stesso successo di quelli appena pubblicati.

Quindi, con questo obiettivo in mente, di dare un po’ di vita all’archivio: una (nuova) piccola sezione nella homepage di Bicycle Mind — fra il primo post e il successivo — li ripropone in automatico. Magari, può darsi che le notizie di un anno fa si rivelino anche più interessanti di quelle del giorno.

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Forest

App: Forest

Scopo di Forest è di darvi (minimo) 30 minuti al giorno senza distrazioni, internet o intrattenimento. 30 minuti al giorno in cui concentrarsi su quel che si ha davanti. 30 minuti al giorno senza sfiorare l’iPhone. Mettiamo vi troviate a cena con degli amici: riuscite a costringervi a poggiare l’iPhone sul tavolo e a dimenticarvene per il resto della serata? Forest è un’app anti phubbing. Phubbing, significa:

L’atto di snobbare qualcuno in una situazione sociale, guardando al proprio telefono invece di prestare attenzione.

Come?

Non è tanto lo scopo a renderla speciale, quanto il funzionamento: prima si avvia, poi ce ne si dimentica lasciando l’iPhone sulla scrivania per minimo 30 minuti, senza usarlo. Nel frattempo un albero segna il tempo che scorre. Continuerà a crescere per 30 minuti, o morirà all’improvviso se si torna al device prima del tempo.

Più grande sarà la foresta risultante, più sarà il tempo che avete dedicato a qualcosa o qualcuno di importante, invece che a Instagr.am.

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Cosa non voglio dall’iWatch: le notifiche

Tutti i wearable in commercio si sono concentrati sulle notifiche push, presentandosi come un ulteriore device su cui riceverle — più facilmente, più insistentemente. Secondo John Moltz l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di essere interrotti ulteriormente: se ci saranno, dovranno riuscire ad essere meno fastidiose che sull’iPhone, e sicuramente non potranno venire presentate come la feature principale del device.

I don’t want notifications. It’s OK if they’re there as long as I can turn them off (or down). I don’t want to be distracted any more than I already am by my phone. My kid sends me 10,000 Game Center notifications a day. My MacBook Air frequently informs me of FaceBook activity that I could not possibly care less about. If I have those on my wrist I will go insane and I will somehow spontaneously combust, possibly taking out several kittens and puppies nearby. Nobody wants that. Most of the wearables so far seem heavily focused on notifications because many are driven by Android which desperately wants you to keep using the software in order to get your activity data and/or show you ads.

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Progettare la banca del presente

Banche importanti come la Deutsche Bank (con cui ho esperienza diretta) offrono un’esperienza terribile su internet. Il sito sembra sia stato disegnato una decina di anni fa. Di applicazioni per iPhone meglio non parlarne.

Lo studio di design Heist + Data ha provato a immaginare le cose che oggi ci si aspetterebbe, e desidererebbe, da una banca: un modo rapido e semplice di trasferire soldi ai propri amici dall’iPhone, un sito web che non somigli a un foglio di calcolo, un’applicazione per gestire i propri soldi e le transazioni — dal budget mensile fino alle più piccole spese.

Ci sono molte opportunità che si stanno lasciando sfuggire. Non si tratta di immaginare la banca del futuro, ma quella che dovremmo già avere oggi — quella del presente. In breve: somigliare di più a Square, e fare di tutto per semplificarsi:

There is no doubt that over the next 5 to 10 years innovations like wearable technology and digital currencies will play a major role in the evolution banking. But when it comes to meeting the immediate needs of the millennial generation, the solution is much simpler. By redesigning the mobile-banking experience

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Neptune

Questi hanno aggiunto un cinturino allo smartphone e credono di aver fatto — bastava quello! — uno smartwatch. Il titanico oggetto è per davvero in vendita.

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Leggere per scriverne

Scattiamo fotografie con lo scopo di condividerle. Facciamo cose pensando a come potremo parlarne sui social network, pubblicizzarle su Facebook attraverso un check-in o mostrarle su Instagr.am con una foto. E purtroppo, alcuni, finiscono anche con leggere articoli per riscriverli. È una sensazione in cui, nell’ultimo anno, mi sono ritrovato: quella di star leggendo un buon pezzo e — prima ancora di finirlo — pensare ripetutamente “devo scriverne“.

Riccardo Mori ne ha appena scritto (quella cosa di cui stiamo parlando: l’ho appena rifatta):

I’ve called this phenomenon the RTWA Syndrome, where RTWA stands for “Read To Write About.” It happens like this: I’m reading a book, or an article, or something I’ve found on the Web, and while reading it I can’t help thinking “I have to write about this. I have to save this stuff, take notes, because I have to write about this later. It’s good material for an article on my blog or for my magazine, etc.” [...]

It makes me feel like I’m just some sort of sieve, filtering all the inputted information to create an output.

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