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Il nuovo Spotify

Finalmente permette di costruire una propria libreria musicale, oltre ad avere un’applicazione per iPhone — e Mac, soprattutto — più carina. Uno dei limiti del servizio è sempre stato che l’unico modo per salvare una canzone era aggiungerla ai preferiti o a una playlist: non esisteva una libreria personale, e ogni artista andava di volta in volta ritrovato con il box di ricerca. Non più.

NYT Now

App: NYT Now

La nuova applicazione del New York Times, NYT Now, è disponibile nell’App Store. È un esperimento interessante, perché contiene non solo una selezione delle notizie pubblicate sul New York Times, leggermente riadattate per la lettura su iPhone e proposte al lettore in una forma più breve, ma una sezione importante dell’applicazione è dedicata a segnalare notizie di fonti esterne: in altre parole, una redazione appositamente messa in piedi si occupa di collezionare materiale considerato interessante e di valore, prodotto da altri quotidiani e media.

Una cosa un po’ inconcepibile, per quei quotidiani che ancora faticano a spingere il lettore al di là del proprio sito.

ShareDrop

È AirDrop ma basato su un sito Internet: basta che due computer connessi alla stessa rete lo aprano per potersi scambiare file fra loro.

Cosa c’è di innovativo in FireChat

FireChat è una nuova applicazione per iPhone, a primo impatto non particolarmente interessante: serve a scambiare messaggi con le persone attorno a noi, indipendentemente dalla presenza o meno di una connessione alla rete. Lo scambio avviene via bluetooth, Wi-Fi o quello che viene definito “Wi-Fi peer-to-peer”.

L’applicazione sfrutta l’API “Multipeer Connectivity“, una tecnologia che Apple ha inserito in iOS 7 e che permette agli iPhone di collegarsi l’uno all’altro sfruttando il bluetooth o il Wi-Fi come alternativa a Internet. Lo scambio dei messaggi, nel caso di FireChat, avviene senza l’uso di alcuna connessione. Gli iPhone sono connessi direttamente fra loro, e sfruttando questa tecnologia sono in grado di creare una rete alternativa a quella centralizzata, non controllata da alcun operatore1:

L’applicazione verrà migliorata in modo che i dati possano raggiungere gli iPhone non direttamente connessi fra loro, attraverso degli iPhone intermedi a cui invece sono connessi. Questo approccio, conosciuto come mesh networking, sta alla base di diversi progetti che vogliono creare una rete a prova di disastro, o un sistema di comunicazione controllato dalla comunità.

I vantaggi di potersi connettere agli altri senza essere tecnicamente connessi alla rete? Wired ha ipotizzato degli scenari: siete in montagna e non avete alcun segnale: potreste sperare che l’iPhone di un passante con FireChat installato riceva il messaggio e lo ridistribuisca. O di nuovo, in quelle situazioni come festival, conferenze o disastri in cui le linee degli operatori sono normalmente intasate: sarebbe comunque possibile scambiarsi messaggi, foto, notizie creando una rete alternativa.

Gli stessi sviluppatori di FireChat lavorano anche su un altro progetto, Open Garden. È un’applicazione che sfrutta questa tecnologia per condividere la propria connessione alla rete. Mettiamo che vi trovate in un edificio privo Wi-Fi, all’interno del quale il vostro operatore non prende: l’iPhone sarebbe in grado di collegarsi a quello di una persona a voi vicina, che a sua volta si collega a un iPhone nelle vicinanze, e così via formando una catena di connessioni fino a quando non si allacciano a un iPhone dotato di Internet. Grazie a Open Garden, anche gli altri dispositivi che fanno parte di questa catena ora hanno accesso alla rete.

  1. I dati scambiati non potrebbero essere raccolti da alcun governo, non passando da uno snodo centrale

Di chi è questo blu?

Questo gioco può piacere giusto a me: dovete riconoscere a quale startup, servizio internet, azienda appartiene la tonalità di blu che vi viene proposta. Foursquare o Skype? Dropbox o LinkedIn? Che noia?

P.S. 31 su 36.

Spegni la luce dall’app

La linea WeMo di Belkin consiste in una serie di prodotti che aiutano a collegare i dispositivi alla rete: una presa elettrica, ad esempio, che può essere controllata dall’iPhone da un’apposita applicazione, o impostata per reagire ad eventuali stimoli tramite IFTTT.

Belkin si prepara ad aggiungere all’offerta delle lampadine simili alle Philips Hue, ma più economiche: sui $39. (*)

‘Ma che vi dice la testa?’

GUARDA L'IMMAGINE

Microsoft Word

Michele fa notare come sia diversa la reazione al costo annuale del nuovo Microsoft Word per iPad fra lo store italiano e quello americano. Oltraggiati in uno — le applicazioni possono costare massimo 0.99 centesimi! —, soddisfatti del software nell’altro.

58 terribili cose che possono capitarti sui social media

Da un elenco di BuzzFeed:

  1. Inviare un tweet con un errore.
  2. Ricevere nuovi follower e scoprire che sono tutti BOT.
  3. Dover suddividere i tuoi pensieri in tweet multipli.
  4. Impiegare parecchio tempo a formulare un tweet che riceve 0 mi piace e 0 retweet.
  5. Fare scrolling su Instagr.am per smartphone e mettere con un accidentale doppio tap mi piace a una foto di sei mesi fa.
  6. Quando non hai alcuna intenzione di rispondere ma il messaggio è stato segnato come letto, e quindi ti tocca.
  7. Non riuscire a trovare un filtro su Instagr.am che renda belli sia te che i tuoi amici.

Microsoft ha presentato Office per iPad

Word, Excel e PowerPoint — tutti prodotti che non uso da anni, e dei quali non sento la mancanza1 — sono disponibili da subito e gratuitamente nell’App Store. Occorre però essere iscritti a Office 365 (circa $7 al mese) per utilizzare appieno tutte le loro funzioni, altrimenti l’unica cosa che potete fare è aprire i documenti.

  1. Leggi questo pezzo, su come molti utilizzino Word anche per documenti per i quali non è appropriato, solo perché è diventato lo standard

L’era di Facebook è un’anomalia

Noi non siamo sempre le stesse persone: ci comportiamo in maniera diversa, e condividiamo cose diverse, a seconda di con chi siamo. Con voi parlo di Apple e tecnologia, con i miei amici di libri, musica o serie televisive. In entrambi i casi sono sempre io. Su Facebook invece tutte queste diverse audience vanno bilanciate simultaneamente, e i miei amici si beccano i miei (per loro) “noiosi” articoli di tecnologia. È un problema che ha affrontato Danah Boyd in un saggio, “It’s Complicated“, su come i ragazzi usano i social network:

L’era di Facebook è un’anomalia. L’idea che tutti vadano su un singolo sito è semplicemente bizzarra. Dimmi un altro momento nella storia in cui tutti si ritrovavano nello stesso spazio sociale. La frammentazione è uno stato più naturale. La tua socialità è guidata dagli interessi o dalle amicizie? Stai andando in un posto perché lì si ritrovano i ragazzi appassionati di anime, o perché è il luogo in cui si ritrovano i tuo compagni delle medie?

Normalmente, andiamo in bar diversi a seconda del nostro stato d’animo. Vediamo persone diverse: quando vogliamo andare a un concerto, o quando vogliamo passare una serata tranquilla, in compagnia di pochi amici. Su Facebook invece siamo ridotti a un profilo unico che deve andare bene per chiunque, ogni nostra azione e passione è legata a una singola identità, il nostro nome e cognome: ma nel mondo fisico non è quella la cosa che ci contraddistingue. È piuttosto il nostro corpo: ci vestiamo diversamente, muoviamo diversamente, comportiamo diversamente. Utilizzare il nome come identificatore universale significa supporre che noi siamo sempre, in ogni contesto, esattamente identici.

La persona che sei in questo momento con me è diversa da quella che sei quando parli con tua mamma. Potrebbe non capire le cose di cui tu e io stiamo parlando. Questo è il momento in cui inizi a pensare come presenti te stesso differentemente in questi contesti, non perché ti stai nascondendo, ma perché dai importanza a ciò che ha più rilevanza. [...] Ecco uno dei problemi che i teenagers hanno con Facebook: come gestire contesti multipli contemporaneamente.

Facebook ha ancora valore perché permette di raggiungere chiunque, in maniera semplice e immediata. Per certi tipi di informazioni e comunicazioni può rivelarsi la soluzione migliore, quella più comoda. Il social graph è una risorsa che ha la potenzialità di durare nel tempo, ma questa è una funzione diversa da quella originaria: più di utilità che di divertimento.

Non è vero che le persone stanno abbandonando Facebook, piuttosto non lo vedono più come un luogo di passione, in cui collegarsi per condividere i propri interessi. Facebook — dall’essere qualcosa di divertente — sta diventando più simile a uno strumento, come l’email.

Come utilizzare Netflix con la rete mobile dell’iPhone dall’Italia

Purtroppo Netflix non offre la possibilità di scaricare in locale i film dalla propria applicazione per iPhone e iPad: possono essere visti solo in streaming. Se vi trovate sotto una rete Wi-Fi non c’è problema: utilizzando Unlocator (ne avevo parlato qui) è possibile cambiare i DNS con quelli offerti dal servizio, che permettono di utilizzarlo anche dall’Italia. Tuttavia l’opzione per la modifica viene offerta solo sotto una rete Wi-Fi: si trova in Impostazioni >Wi-Fi; da cui occorre poi selezionare la rete che si desidera utilizzare, per inserire da lì i DNS, nelle impostazioni di questa.

Non è un problema se vi trovate in casa, ma se siete in viaggio e volete vedere in streaming un film o una serie televisiva? Netflix non funziona — l’accesso vi viene bloccato, trovandovi in Italia — perché iOS non offre la possibilità di cambiare i DNS per la rete mobile. Tuttavia, se avete un Mac con voi potete ovviare il problema. Non riuscirete ad utilizzarlo direttamente dall’iPhone, ma potete sfruttare la connessione di questo per farlo funzionare su Mac.

Basta attivare il Tethering sul device, e collegarsi a questo da Mac (via USB) per poi modificare i DNS. La modifica va fatta da Terminale, perché apparentemente neppure su Mac Apple permette di impostare manualmente i DNS per una rete mobile creata con iPhone. Per farlo, basta incollare la seguente stringa nel Terminale:

sudo networksetup -setdnsservers "iPhone USB" 185.37.37.37, 185.37.37.185

I DNS (della stringa) sono già quelli di UnlocatorOccorre, prima, prendere degli accorgimenti. Normalmente Netflix consuma 1GB per un’ora di visione: considerati i limiti degli operatori italiani, è bene prima andare nelle impostazioni del proprio account e, sotto la voce Playback Settings, ridurre la qualità del video a Low (che comporta un consumo di circa 300MB all’ora).

Apple è spacciata?

Haunted Empire: Apple After Steve Jobs” è un libro appena pubblicato, scritto da una giornalista del Wall Street Journal. Sintetizzandolo, spiega perché Apple è spacciata, ora che Steve Jobs non c’è più. Un’azienda che vive di rendita, ma non ha un piano per il futuro. Vi sono raccolte tutte le analisi a cui abbiamo dovuto prestare ascolto in questi ultimi due anni, sul come Apple abbia smesso di innovare, sul perché i prodotti siano troppo costosi e chiusi. Le stesse analisi e critiche che vengono mosse ad Apple da sempre, anche quando c’era Steve Jobs.

Insomma, mentre Google pensa alle macchine che si guidano da sole e agli occhiali con notifiche, Apple cosa sta facendo? Nick Bilton sul NY Times:

È un’analisi noiosa, che fraintende in pieno il modo in cui funziona Apple. Apple ha sempre creato la sua “next big thing” in segreto. Al contrario di Google e Microsoft, raramente pubblicizza le sue innovazioni prima che siano pronte. Il fatto che non sappiamo quale sia la sua prossima mossa potrebbe significare che hanno finito le idee. Ma si sarebbe potuta dire la stessa cosa nel 2001, poco prima del lancio dell’iPod, o nel 2007, un attimo prima dell’arrivo dell’iPhone.

Oltre un mero accumulo di dati

WIRED:

Health and fitness have long been mysterious, the realm of doctors and coaches. While software can make it more approachable, to be understandable it should do more than just offer up data visualizations; it should provide insights and actively help us to make behavioral changes that will affect health. Tell us to move. Tell us to hydrate. My big hope for the next generation of health-tracking apps is that they will help us understand what things mean and give us the tools to act–instead of just numbers.

La mia speranza è che con Healthbook Apple faccia quello che il Fitbit non è stato in grado di fare: non solo raccogliere e accumulare i dati, ma analizzarli e spiegare all’utente cosa vogliono dire, e cosa fare per migliorarli. Uno dei problemi di questi device è che sono sviluppati da aziende diverse. Di conseguenza ognuna ha creato la propria applicazione in cui chiudere i propri dati, rendendoli inaccessibili ad altri. Healthbook potrebbe diventare il luogo centralizzato in cui immagazzinare questi dati, indipendentemente dal device scelto dall’utente: che si utilizzi un Fitbit o Jawbone UP, i dati devono appartenere all’utente.

A quel punto, non saremo più limitati da quello che il produttore ha deciso di farci con quei dati — dal modo in cui ha deciso di visualizzarli, o dai limiti che ha imposto — ma potremo finalmente possederli, metterli in comunicazione fra loro e scoprire in che modo sono correlati.

Aware.JS

Da alcuni mesi la pubblicità laterale di questo blog1 viene mostrata solo alla prima visita del giorno: se tornate due minuti dopo, non la vedete più. È un tentativo di rompere un po’ meno le scatole, dandovi fastidio solamente una volta al giorno.

Funziona grazie ad Aware.js, un plugin di jQuery che permette di presentare al visitatore il sito in maniera diversa in base alla frequenza delle visite o all’ora in cui lo visualizza. Volendo, potrei fare diventare queste pagine nere di notte e gialle di giorno (non lo faccio, non agitatevi).

Sfruttandolo un po’ meglio, invece, ho fatto in modo che il blog vi segnali nell’homepage quali sono i nuovi post dalla vostra ultima visita (es.).

  1. Quella che vi invita a spendere denaro su Amazon, solo per rendermi ricco: mi danno una percentuale sugli acquisti iniziati da queste pagine

Disconnettersi è inutile

CIT.

Unplugging from devices doesn’t stop us from experiencing our lives through their lenses, frames, and formats. We are only ever tourists in the land of no technology, our visas valid for a day or a week or a year. That is why so many of those who unplug return so quickly to speak about their sojourns. New Yorker

8 ridicoli gigabyte

Riccardo Mori:

A lot of iOS apps are quite lightweight on average, but have a tendency to grow in size when you use them regularly. That’s because they start accumulating data, documents, caches, etc. [...] An 8GB iPhone 5c with roughly 6GB of actual available space is simply a crippled device if you ask me. And with those prices, it’s just too expensive to make sense. It’s time to make 32GB the default option, and go up to 64 and 128GB.

Apple ha introdotto un iPhone 5c con soli 8GB, quando la cosa da fare sarebbe togliere il taglio da 16GB e vendere come modello base quello da 32GB. Anche spostando la propria libreria musicale in rete (come ho fatto io, con Spotify), 16GB non bastano più per un device così importante.

Cloak, l’antisocial network

App: Cloak, l’antisocial network

Cloak ricava la posizione geografica dei vostri amici attraverso il loro ultimo scatto su Instagr.am o check-in su Foursquare, e utilizza questa informazione per aiutarvi a evitarli. È, come si descrive, un antisocial network: per quelle che persone che volete sapere dove si trovano, ma solo per essere certi di non incrociarle.

Modificare il funzionamento del tasto di spegnimento del Mac

Se premuto, il bottone in alto a destra sulla tastiera, manda immediatamente in stop il computer. Tutto bene, se non che è facile premerlo accidentalmente. Con questo comando (incollato nel Terminale) si può modificare il suo funzionamento:

defaults write com.apple.loginwindow PowerButtonSleepsSystem -bool no

Invece di mandare subito in stop il Mac, mostrerà prima un avviso (da cui è possibile scegliere se riavviarlo, spegnerlo o cancellare l’azione).

(Via | QuickLoox)

Mode Notebooks: taccuini cartacei nella cloud

Mode Notebook vende dei taccuini cartacei simili alle Moleskine, che includono nel prezzo un servizio di spedizione, digitalizzazione e backup degli stessi in rete. Funziona così: una volta finito un taccuino lo inviate a loro, che lo digitalizzeranno e renderanno accessibile da un’applicazione appositamente sviluppata — oltre che da Dropbox e Evernote.

Google ha messo in vendita il Chromecast anche in Italia

Chromecast è essenzialmente l’Apple TV di Google, con un vantaggio: costa solo $35. Permette di mandare sulla TV (da un tablet, anche Apple, smartphone o computer) le pagine web che si stanno visualizzando, i video di YouTube, Netflix e i film in vendita su Google Play. Prima in Italia non lo spedivano, ma da oggi hanno cambiato idea e può essere acquistato dal Google Play Store o su Amazon.

Da un po’ ho un abbonamento a Netflix (qui spiego come utilizzarlo, senza intoppi, dall’Italia): questo aggeggio di Google potrebbe essere una buona aggiunta.

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