Prova Ulysses per 30 giorni

In occasione del NaNoWriMo — il National Novel Writing Month — gli sviluppatori di Ulysses hanno deciso di offrire il loro programma in prova per 30 giorni. Se non l’avete mai usato è il momento di scaricarlo e farne uso per 30 giorni allo scadere dei quali, facilmente, vorrete acquistarlo.

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Introducing Carrot

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Introducing Carrot

Una carota presentata come se fosse un prodotto innovativo. C’è anche un sito che ne illustra funzionalità e specifiche tecniche.

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Perché iOS 8 si diffonde lentamente

A quasi tre settimane dal rilascio, iOS 8 è installato su solo il 47% degli iPhone, secondi i numeri di Apple. Scrive MacRumors:

That marks a very slight increase in adoption over the past two weeks, as back on September 21, iOS 8 was installed on 46 percent of devices. 47 percent of iOS users continue to stick to iOS 7, possibly due to a number of bugs that have plagued the launch of iOS 8.

Personalmente ho due motivazioni per le quali non aggiorno più iOS il minuto dopo il rilascio, come facevo un tempo:

  • La qualità degli aggiornamenti è inferiore, e mi aspetto causino un qualche problema (seppur minore). Di batteria, stabilità o quant’altro
  • 16 GB. La (vergognosa) decisione di lasciare il modello base dell’iPhone a 16 GB per me gli si sta ritorcendo contro. Ho aggiornato a iOS 8.0.2 solo l’altro ieri. Perché? Perché per farlo devo attaccare l’iPhone al computer e passare da iTunes, dato che non c’è spazio a sufficienza nell’iPhone. Una rottura.

Il mio iPad Mini è fermo a iOS 7.

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Storia della migliore tastiera mai prodotta: la ‘Model M’ di IBM

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Storia della migliore tastiera mai prodotta: la ‘Model M’ di IBM

Il prossimo anno la ‘Model M’, una tastiera prodotta nel 1985 da IBM, compirà trent’anni. The Verge racconta la storia di questa tastiera rumorosa e dall’aspetto molto comune che è stata in grado di conquistarsi un numero considerevole di fan — fan che ancora oggi la utilizzano:

The first thing you notice about the IBM Model M keyboard, when you finally get your hands on it, is its size. After years of tapping chiclet keys and glass screens on two- and three-pound devices, hefting five pounds of plastic and metal (including a thick steel plate) is slightly intimidating. The second thing is the sound – the solid click that’s turned a standard-issue beige peripheral into one of the computer world’s most prized and useful antiques.

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iPhone 6 Plus, che non è un telefono

Massimo Mantellini ha provato l’iPhone 6 enorme per una settimana. Questa è la sua recensione:

E tuttavia, insinuante, fin dai primi giorni di prove, ogni volta che impugno il nuovo iPhone grande, mi trovo a pensare alla caffettiera del masochista.

Cerco di scacciare l’idea in nome di una nuova abitudine ancora da perfezionare: prendo altro tempo, ma ogni giorno quell’immagine torna a farmi visita. La Caffettiera del Masochista non è solo il titolo della traduzione italiana di un vecchio libro di Donald Norman sull’usabilità ma è anche, soprattutto, il più famoso degli oggetti impossibili inventati da Jaques Carelman.

iPhone 6 Plus è difficile da maneggiare con una sola mano. Non solo per me che ho mani piccole ma per chiunque. Nonostante l’elegante scorciatoia software del doppio tap sul bottone “Home” (Norman credo apprezzerà) che avvicina al nostro pollice opponibile le icone più lontane, l’impugnatura a una sola mano non è per nulla naturale, nemmeno dopo molti giorni di prove. Gli eleganti bordi arrotondati in alluminio e il modesto spessore fanno il resto (della caffettiera), tanto che il Plus necessita quasi in maniera assoluta di una cover che ne migliori la presa. Non casualmente le cover Apple in silicone e pelle sono molto ben fatte e assolvono egregiamente il compito. Senza cover il Plus è un oggetto bellissimo ma scivoloso come una saponetta bagnata da quasi 1000 euro lasciata sul bordo della vasca.

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Richieste alle startup

Y Combinator, uno dei più importanti e famosi incubatori di startup, ha stilato una lista di richieste per le startup. Idee e settori che rispetto al loro potenziale, e alle opportunità di disruption1 che offrono, non attirano l’interesse di molte startup.

Very few startups write software for government.

But the government is a very large customer with very bad software. In addition to better software for existing processes, we’re also interested in how the Internet can enable new categories, like crowdfunding for social services.

(“Parlano solo di colori“)

  1. Chiedo scusa.

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GoSquared per Pebble

Un’applicazione per Pebble che riporta quanti visitatori sono attualmente connessi al proprio sito. Si basa su GoSquared, che è un servizio di statistiche ottimo — che questo blog usa da anni.

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La qualità del software Apple

Russell Ivanovic:

While Apple’s hardware continues to impress me, their software has gone downhill at a rapid pace. iPhoto is an unusable mess with the volume of photos I now have. Aperture has been discontinued and is badly lagging behind in terms of both performance and features. iTunes takes forever to launch, and is bloated mess of way too many features and functions. iCloud is still a mess that I wouldn’t dream of storing my important data in. iOS 7 crashed so often that I became intimately familiar with the Apple logo that appeared every time it did. iOS 8 fixed the crashing, but introduced thousands of little paper cut like bugs. I used to install updates from Apple the second they came out, now I wait a few days to see if they are actually any good.

Sottoscrivo: la qualità del software rilasciato da Apple è peggiorata negli ultimi anni. Da esempi evidenti e vergognosi come iPhoto, alla stabilità e qualità dell’OS intero. iOS 8 mi sta dando molti problemi, ed è (spesso) di una lentezza esasperante.

Sembra non riescono a stare al passo con l’hardware: che iOS 8 sia stato rilasciato solo per combaciare con il lancio dell’iPhone 6, nonostante sia sotto molti aspetti (non iniziamo nemmeno a parlare di iCloud) acerbo.

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Estetica e funzionalità

L’Apple Watch è difficile da capire, e alcune strategie intraprese da Apple — come il prezzo del modello dorato — resteranno probabilmente incomprese dalla comunità tecnologica per un bel po’. La ragione è che l’Apple Watch è sia un device, un prodotto dell’industria tecnologica, sia un orologio — ma Apple vuole e spinge quanto più affinché venga percepito come appartenente più a quest’ultima categoria, che alla prima.

Il primo Apple Watch sarà probabilmente acquistato perlopiù da geek, ma obiettivo di Apple è che diventi un orologio per la massa. Non per una massa di geek e appassionati di tecnologia, ma per la massa di consumatori attenti alle tendenze e all’estetica. Nel suo articolo dedicato all’oggetto Matt Gemmel l’ha spiegato molto bene: un orologio credibile deve partire dall’estetica e compromettere le proprie funzionalità in favore di quest’ultima. È il processo opposto che sta alla base di qualsiasi prodotto tecnologico; si deve dare più importanza all’aspetto dell’oggetto che alle sue funzioni, e se necessario sacrificare quest’ultime.

Apple’s products exist on a spectrum between the two natural design-tensions of functionality and aesthetics, with most existing as close to the halfway mark as possible. All other things being equal, Apple will sacrifice functionality in order to heighten aesthetic appeal (and more subtly, user experience) every time. That’s the right choice. Count the number of ports on your MacBook and compare it to any PC laptop for proof of that.

Traditional tech products exist squarely at the functional end of the spectrum, but watches exist at the aesthetic end.

L’Apple Watch non è un prodotto dell’industria tecnologica. Prima iniziamo a pensare ad esso come un ad un orologio, e meno come ad uno smartwatch, e più ne capiremo il contesto e strategia.

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GifBook

Un servizio per stampare gif su piccoli libretti, sotto forma di flipbook.

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Nessuno ha un’idea ben chiara sull’Apple Watch

CIT.

People don’t like what they don’t understand and so far, nobody understands the Apple Watch. I’m not even sure anybody can; we just don’t know enough about it at this point. In the absence of a valid reference, many are sure to dismiss it as either irrelevant or flawed, simply because it doesn’t conform to their own existing preconceptions. Álvaro Serrano

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The Physical Web

The Physical Web è un progetto di Google per creare uno standard su cui basare l’internet delle cose. Al momento la maggior parte degli oggetti connessi a internet richiedono un’applicazione a parte per funzionare. La cosa non è fattibile su ampia scala, e il problema diviene particolarmente evidente con la tecnologia iBeacon: immaginate di dover scaricare un’applicazione prima di potervi interfacciare con qualsiasi oggetto, prima di poter sapere gli orari della fermata del bus o prima di sfruttare gli iBeacon di un negozio. Scomodo e caotico.

The Physical Web vuole proporre uno standard, supportato a livello dell’OS, che ci permetta di parlare con qualsiasi device senza che questo ci debba prima costringere a installare qualche inutile software:

The number of smart devices is going to explode, and the assumption that each new device will require its own application just isn’t realistic. We need a system that lets anyone interact with any device at any time. The Physical Web isn’t about replacing native apps: it’s about enabling interaction when native apps just aren’t practical.

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Il rumore del cinturino

Vogue ha avuto l’opportunità di provare l’Apple Watch prima del keynote, presentato a loro da Ive stesso. Ne deriva un lungo articolo su Jonathan Ive, che rivela le sue ossessioni e personalità:

As you watch Ive walk off, politely thanking people, you recall that he closed up his private presentation by asking you to listen closely to a watchband as it is pulled off and then reconnected. “You just press this button and it slides off, and that is just gorgeous,” he was saying. He encouraged you to pause. “But listen as it closes,” he said. “It makes this fantastic k-chit.” He was nearly whispering. And when he said the word fantastic, he said it softly and slowly—“fan-tas-tic!”—as if he never wanted it to end. This is perhaps Ive’s greatest achievement: not that we can get our email more readily, but that we can stop to notice a small, quiet connection.

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Flic: bottoni bluetooth

Flic è un bottone per l’iPhone, che si collega ad esso via bluetooth. Può essere applicato a una porta, alla scrivania, o con una clip ai propri jeans. La risposta varia a seconda di come lo si è configurato: può avviare la riproduzione di musica, essere usato per scattare una fotografia, leggerci le notizie del mattino, fingere una chiamata in arrivo sull’iPhone o ordinare una pizza. O potete premerlo ogni volta che bevete un caffè, per tenerne traccia. Le opzioni sono illimitate. Ne potete possedere più di uno, e a ciascuno associare un’azione differente.

Flic non è ancora in commercio, ma l’idea è attraente. L’idea è simile a Tile, ma a mio parere meglio eseguita e con più opzioni d’uso. Suppongo sfrutti la tecnologia iBeacon, e venga configurato attraverso un sistema simile a IFTTT. Se avrà un canale IFTTT sarà fantastico.

Verrà presto lanciata una campagna di crowdfounding, mentre al momento è possibile lasciare la propria email nell’homepage per essere fra i primi a riceverlo.

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Pebble può, da oggi, funzionare come contapassi

L’ultimo aggiornamento al firmware del Pebble, rilasciato oggi, aggiunge all’orologio le funzionalità principali di un Fitbit o Jawbone UP. Potrà analizzare e registrare l’attività dell’utente in background, costantemente e senza grande impatto alla batteria dell’orologio (o così dicono). Jawbone stessa ha realizzato un’applicazione per Pebble che funziona in totale autonomia, senza dover possedere UP1.

È stato anche risolto uno dei problemi che avevo elencato nella recensione, ovvero l’impossibilità di lanciare — attraverso una combinazione di tasti — una o due applicazioni (le preferite) in maniera immediata, senza dover passare dal menù.

È una piccolo update che aggiunge molto a Pebble, che da oggi è inoltre in vendita a un prezzo ridotto: $99. Non so cosa ne sarà di Pebble una volta che l’Apple Watch sarà in commercio, ma io lo trovo — sarò strano — bello. Geek, ma geek come un Casio: può piacere. Ha un aspetto geek retrò2  che mi piace. Il sito — appena ridisegnato — sembra presentarlo alla stessa maniera.

Forse un’alternativa, economica, e poco seria, all’Apple Watch? Una specie di Swatch, ma smart?

  1. A proposito di Jawbone: a inizio settimana hanno aggiornato l’applicazione per iOS per funzionare senza alcun braccialetto UP, semplicemente sfruttando i dati raccolti dallo smartphone. I device per il fitness tracking probabilmente hanno i giorni contati, dato che i medesimi dati possono — o potranno — essere raccolti dallo smartphone e smartwatch.
  2. Sì, neppure pure io un’idea chiara di cosa voglia dire scrivendo ciò.

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Sul futuro di Apple e Google

Non so quale delle considerazioni che Steve Cheney ha scritto, sul futuro di Google e Apple, riportare perché sono tutte estremamente interessanti. Quindi andate a leggervi l’articolo per intero.

Android is now the operating system of the world. It dominates any non-Apple, non-PC application. We still think of Android as a smartphone OS. But almost everything truly smart will run Android – new TVs, IoT devices, your home appliances etc. […]

It’s provocative to think about where Apple and Google each go next. In mobile there’s a term called ‘permissionless innovation’, the basic  premise of which is you don’t need anyone else’s permission to innovate. The beauty of the modern mobile era is that it isn’t held back by anti-innovators like the carriers or monopolists like Microsoft and Intel who gated the pace of innovation in previous platform eras. The mobile stack has decoupled these previous incumbents from control.

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L’evoluzione della scrivania

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L’evoluzione della scrivania

Come si è evoluta la nostra scrivania, dal 1984 a oggi, mano a mano che varie attività le sono state sottratte dal computer (via @linuz90)

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Quanto è dipendente dall’iPhone l’Apple Watch?

A Blog To Watch, un blog dedicato a orologi, ha recensito l’Apple Watch. Le considerazioni sulla qualità dell’oggetto, dalla prospettiva di una persona abituata a recensire Rolex, sono molto interessanti e, soprattutto, positive. Non è la prima recensione di un appassionato di orologi che si dichiara positivamente impresso dal design dell’Apple Watch.

La recensione include anche alcuni dettagli interessanti, come una (semi) risposta a una delle mie domande non risposte sull’oggetto: quanto sarà indipendente dall’iPhone?

A good example is during exercise. Apple indicated to me that you don’t need to take your phone around with you while you exercise, unless you require GPS functions. The Apple Watch can store some media, such as songs, independently on the device (the internal storage of the Apple Watch has yet to be announced), and it can track a lot of exercise and movement data without being connected to an iPhone. Once paired again, the Apple Watch shares data with the host apps on the phone.

Apple actually made clever use of the Apple Watch’s relationship with the iPhone. Apple Watch users will install an Apple Watch app on their iPhone, which will be used to download apps onto the watch as well as likely manage Apple Watch settings. A user’s iPhone is also used to help with computational demands. Apple cleverly pushes a lot of processor needs to the phone in order to preserve Apple Watch battery life. Thus, the Apple Watch is snappier, with longer battery life because a lot of tasks can be off-loaded to the host phone.

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Il ritorno dei podcast

Negli ultimi anni sembra che i podcast siano ritornati un auge, da trasmissioni per pochi appassionati a qualcosa di più grande e più facilmente fruibile dal pubblico generale (nonostante per me continuino ad essere generalmente troppo lunghi e con poco editing). La facilità è dovuta sia agli smartphone, che a connessioni mobili più veloci e economiche e, soprattutto, si deve a tool sia di ascolto che di creazione che ne hanno facilitato l’esistenza e diffusione.

Ne scrive il Washington Post:

Despite some early enthusiasm, podcasts faded in popularity in the early 2000s, partly because of the many steps required to download them and play them in a vehicle. The introduction of the iPhone in 2007 changed that, making podcasts as convenient to access as a Netflix show. It’s easier to play them in cars, too, as automakers build wireless media functions into more and more models. And faster WiFi and mobile data speeds have made podcasts a snap to stream. […]

This is where radio syndication was 30 years ago, and this is just the beginning,” said industry veteran Norm Pattiz, chief executive of celebrity podcast channel PodcastOne. “What Netflix did for video is what podcasts are doing for radio today.

Mi mancano i tempi di Brevi accenni, e da un po’ di tempo sto considerando l’idea di ricominciare a registrare un podcast.

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L’applicazione di Post-it

Applicazione

L’applicazione di Post-it

Post-it ha trovato un modo intelligente di coniugare il digitale con l’analogico. L’applicazione permette di catturare, organizzare e condividere i propri Post-it. Questi si inseriscono nell’applicazione attraverso la fotocamera: inquadrando la parete in cui li avete incollati, l’applicazione riconoscerà in automatico ogni singolo Post-it e lo importerà al suo interno — fino a 50 alla volta.

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