AMBER: un plugin per evitare il linkrot sul proprio blog

Ho per lungo tempo cercato un plugin che mi aiutasse a preservare le pagine a cui linko su queste pagine, e mi evitasse lo scenario corrente: linkrot pervasivo negli archivi del blog. I permalink, in realtà, sono molto poco permanenti. Provate a leggere un post di alcuni anni fa, dagli archivi, e molto probabilmente conterrà un link ad una pagina che non esiste più — perché è stata spostata, perché la piattaforma su cui il contenuto era stato pubblicato è stata chiusa o venduta, perché il blog non esiste più, o per altre ragioni ancora.

Fortunatamente il Berkman Center for Internet & Society se ne è uscito con un progetto, Amber, che aiuta a evitare la situazione corrente. Amber è distribuito anche sotto forma di plugin di WordPress: installandolo, il vostro blog conserverà uno snapshot (una copia) di ogni pagina a cui linkate — rendendola così accessibile in futuro, qualunque cosa succeda al sito originario, che sia o meno conservato sull’Internet Archive.

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❤️ Articoli consigliati

Twitter è troppo difficile da usare?

Walt Mossberg:

Twitter has become what I call “secret-handshake software” — something that’s so complicated that, as in a secret society, only insiders know the rituals that unlock its power.

Nell’impresa (inutile) di battere Facebook, Twitter si è autodistrutto. L’immediatezza e semplicità di un tweet è stata negli anni rovinata da varie features e tentativi introdotti solo per somigliare a Facebook — rendendosi così sempre più irrilevante: se voglio Facebook, uso Facebook, non la copia mal riuscita che Twitter propone.

L’unica cosa che gli è riuscita molto bene è alienare l’utenza iniziale, che apprezzava Twitter per quello che era — Twitter dovrebbe rassegnarsi che il servizio che offre soddisfa milioni di persone, invece che ambire ad averne lo stesso numero di utenti di Facebook. L’ibrido che sta nascendo non serve a nessuno.

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Da questa mattina, Safari si chiude inaspettatamente per diversi utenti

Credevo fosse successo qualcosa di strano al mio iPhone, quando questa mattina — provando a digitare un URL nella barra degli indirizzi di Safari — il browser mi si è chiuso inaspettatamente, e ripetutamente ad ogni successivo tentativo.

Invece è un problema legato alle Safari Suggestions, i suggerimenti che Apple restituisce mentre si sta scrivendo nella barra degli indirizzi:

When you type a URL, Apple sends what you type to its servers, returning a response with autocomplete search queries, Top Sites and other info. There appears to be a bug in this server request that is causing Safari to randomly crash. Users are discovering some potential workarounds until Apple fixes the problem properly.

Per il momento si risolve attivando la navigazione privata.

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Cosa rivelano un milione di syllabus

L’Open Syllabus Project è un progetto che si è prefisso l’obiettivo di raccogliere i programmi di studio di vari corsi universitari e di analizzarli guardando quali sono i paper più assegnati all’interno di un’università, o quali dominano un particolare campo di ricerca.

Al momento ne hanno raccolti più di un milione, soprattutto da università americane e inglesi. Il Syllabus Explorer, in beta, permette di ordinarli per popolarità e capire, così, quello si studia.

Dal New York Times:

At present, the Syllabus Explorer is mostly a tool for counting how often texts are assigned over the past decade. There is something for everyone here. The traditional Western canon dominates the top 100, with Plato’s “Republic” at No. 2, “The Communist Manifesto” at No. 3, and “Frankenstein” at No. 5, followed by Aristotle’s “Ethics,” Hobbes’s “Leviathan,” Machiavelli’s “The Prince,” “Oedipus” and “Hamlet.”

“The Communist Manifesto” ranks as high as it does (for those wondering) because, like “The Republic,” it is frequently taught in multiple fields — notably in history, sociology and political science.

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20 trucchi per Mac che non conosci

La lista di Mac Kung Fu è davvero ottima. Ho scoperto che si può tenere sveglio il Mac a tempo indeterminato — evitando che lo schermo si spenga — scrivendo  caffeinate -di nel Terminale (basta poi chiuderlo per annullare l’effetto) e che il pulsante upload nelle pagine web in Safari supporta il drag & drop dei file.

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Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Perché Apple difende la crittografia

TidBITS:

Google, Microsoft, Facebook, and Twitter. I’ll add Amazon and Samsung. In each case, these companies’ business models don’t put them in nearly the same position as Apple.

Google is fundamentally an advertising company that collects data on its users. That information can’t be encrypted so only the user can see it, since that would prevent Google from accessing it and using it for targeted advertising. Even removing the ad issue, some of Google’s services fundamentally won’t work without Google having access to the underlying data. […]

Apple is nearly unique among technology leaders in that it’s high profile, has revenue lines that don’t rely on compromising privacy, and sells products that are squarely in the crosshairs of the encryption debate. Because of this, Apple comes from a far more defensible position, especially now that the company is dropping its iAd App Network.

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iTools: da dove viene iCloud

Stephen Hackett racconta su iMore la storia travagliata di iTools, l’antenato di iCloud. Fra iTools (2000) e il lancio di iCloud (2011) ci sono stati altri due rebranding: prima .mac (2002), poi MobileMe (2008).

Il tutto mi ha fatto ricordare che io mi iscrissi a .mac, anni fa, comprando una scatola in un negozio, questa:

Al tempo non è che .mac fosse di un’utilità ovvia: una costosa iscrizione ($99 l’anno) dava accesso ad iDisk (un abbondante e generoso 20 MB di spazio), una email @mac.com (che è ciò che, credo, più mi spinse ad iscrivermi) e HomePage, forse la parte più interessante del pacchetto: un servizio per creare la propria pagina web e metterla online.

HomePage era semplicissimo da usare — limitato, ma sufficientemente potente da permettere a chiunque avesse un Mac di crearsi una pagina web e metterla online. HomePage e iWeb (il successore, ora defunto) erano due ottimi strumenti che permettevano a chiunque di avere una presenza in rete, di mettere online delle foto e dei contenuti senza passare per una piattaforma o dover installare un CMS — uno strumento di quando il web era fatto di siti personali, piccoli e a sé stanti, invece che di profili.

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La storia dietro f.lux

Motherboard:

In 2005, Lorna Herf left her job at Google and took up painting. Her husband, Michael, turned a room in their loft into a studio, and installed colour-friendly lights. The bulbs simulated the conditions of daylight, so that Lorna’s paintings would always look accurate as she painted late into the night.

In the daylight room, their computer screens looked fine. But when she left the room, where the sun had long since set and the house bathed in the warm, low glow of evening light, she noticed the house’s other screens looked…weird. They all glowed with the same colour and intensity they did in the painting room, but out here, something was off. They didn’t fit the mood.

Michael Herf was also a Google employee. The two had worked together on Picasa, the photo organization app that Google acquired, and which Michael co-founded and worked at as CTO. Given his photography background, he thought he might have a fix. Michael wrote a small script that altered the colours of their computer displays so that they would look more, for lack of a better word, natural in the evening light.

The script removed blue light—the colour of daylight—leaving behind mostly red, which looked good at night. Michael and Lorna would later call their app f.lux.

Non sapevo una delle due persone dietro a f.lux fosse anche il co-fondatore di Picasa.

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Le gif come linguaggio

Un’interessante riflessione sulle gif, dalla co-fondatrice di GifPop (un servizio per stampare gif):

The inefficiency of the file format and the upload limits of the social networks themselves have created a whole ecosystem of experimentation and juggling around constraints. […]

Gifs are a dumb, limited file format, and in the end this is why they are important: they do not belong to anyone. Because of their constraints they become a design material, to be played with, challenged, and explored.

Il pezzo si trova su designmateriality.com, e consiglio di leggerlo da lì dato che è pieno di gif.

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Pressure.js

Una libreria JavaScript per implementare Force Touch e 3D Touch in una pagina web.

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Google ha pagato Apple un miliardo di dollari per mantenere la propria posizione in Safari

Un miliardo di dollari solo per il 2014, riporta Bloomberg:

Google Inc. is paying Apple Inc. a hefty fee to keep its search bar on the iPhone.

Apple received $1 billion from its rival in 2014, according to a transcript of court proceedings from Oracle Corp.’s copyright lawsuit against Google. The search engine giant has an agreement with Apple that gives the iPhone maker a percentage of the revenue Google generates through the Apple device, an attorney for Oracle said at a Jan. 14 hearing in federal court.

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Tim Cook e la moka

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Tim Cook e la moka

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Apple aprirà il primo centro di sviluppo app iOS d’Europa in Italia, a Napoli

Dal comunicato stampa:

Apple ha annunciato oggi la creazione in Italia del primo Centro di Sviluppo App iOS d’Europa, per fornire agli studenti competenze pratiche e formazione sullo sviluppo di app iOS per l’ecosistema di app più innovativo e vivace al mondo.

Il Centro di Sviluppo App iOS, sarà situato in un’ istituzione partner a Napoli, sosterrà gli insegnanti e fornirà un indirizzo specialistico preparando migliaia di futuri sviluppatori a far parte della fiorente comunità di sviluppatori Apple. Inoltre, Apple lavorerà con partner in tutta Italia che forniscono formazione per sviluppatori per completare questo curriculum e creare ulteriori opportunità per gli studenti. Apple prevede di ampliare questo programma estendendolo ad altri paesi a livello mondiale.

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I datacenter nascosti di Amazon

Secondo un’analisi fatta nel 2012, un terzo delle persone che usa il web va a finire, a un certo punto della sua giornata, su un sito che risiede su AWS (i servizi Cloud di Amazon).

Il The Atlantic è andato a vedere di persona alcuni dei datacenter parte di AWS, abbastanza nascosti, locati dentro edifici che non fanno trapelare la loro funzione. Sono partiti dal nord Virginia — da cui passa circa il 70% del traffico mondiale:

Databases alone are not archives any more than data centers are libraries, and the rhetorical promise of The Cloud is as fragile as the strands of fiber-optic cable upon which its physical infrastructure rests. The Internet is a beautiful, terrible, fraught project of human civilization. While I make light of language like “pilgrim” to describe this cross-country journey, at the end of the day it has been an affirmation of a kind of faith: faith in the humanity of that beautiful, terrible, fraught project, and in the possibility of being able to see ourselves in all that beautiful, terrible, fraught truth.

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Chi è Sean Rad

Il California Sunday Magazine ha una lungo profilo su Sean Rad, il controverso fondatore di Tinder:

Every generation panics about young people having sex. How they’re doing it. Why they’re doing it. How often they’re doing it. And Tinder is the latest cause for alarm. There’s something jarring about knowing that millions of young people are finding mates based on headshots. But why? Just because an eHarmony survey takes hours to fill out, does that mean it finds you a better boyfriend? To the Tinder team, the popularity of headshot-based dating just means we’re better at talking about ourselves in pictures than in words. “Education, values, communities, background, ethnicity, personality — we’re really good at reading these things from photos,” says Tinder’s vice president of technology Dan Gould. “Better than in lists of questions.”

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Come sono cambiate le regole di Twitter negli anni

All’inizio, le Regole di Twitter, consistevano di solo 568 parole, e cominciavano così:

Our goal is to provide a service that allows you to discover and receive content from sources that interest you as well as to share your content with others. We respect the ownership of the content that users share and each user is responsible for the content he or she provides. Because of these principles, we do not actively monitor and will not censor user content, except in limited circumstances described below.

A Gennaio 2016, le regole hanno finito col richiedere 1,334 parole; per la prima volta negli anni è cambiato il paragrafo introduttivo:

We believe that everyone should have the power to create and share ideas and information instantly, without barriers. In order to protect the experience and safety of people who use Twitter, there are some limitations on the type of content and behavior that we allow. All users must adhere to the policies set forth in the Twitter Rules. Failure to do so may result in the temporary locking and/or permanent suspension of account(s).

Motherboard (Vice) ha pubblicato una bella analisi su come Twitter abbia dovuto, causa spam e violenza, abbandonare l’atteggiamento neutrale iniziale nei confronti dei tweet.

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Werner Herzog ha girato un documentario sul mondo ‘online’ e l’intelligenza artificiale

Video

Werner Herzog ha girato un documentario sul mondo ‘online’ e l’intelligenza artificiale

S’intitolerà Lo And Behold: Reveries Of The Connected World; Verrà presentato al Sundance Festival, che inizia domani. Ci sarà anche Elon:

LO AND BEHOLD traces what Herzog describes as “one of the biggest revolutions we as humans are experiencing,” from its most elevating accomplishments to its darkest corners. Featuring original interviews with cyberspace pioneers and prophets such as Elon Musk, Bob Kahn, and world-famous hacker Kevin Mitnick, the film travels through a series of interconnected episodes that reveal the ways in which the online world has transformed how virtually everything in the real world works, from business to education, space travel to healthcare, and the very heart of how we conduct our personal relationships.

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Le fondamenta del futuro

Ben Bajarin:

It is time to start looking beyond smartphone hardware. We are observing signs that the smartphone market is mature. Over 2 billion people have a smartphone and the market is moving to “replacement cycle innovation” rather than “adoption cycle innovation”. In adoption cycle innovation, we see a heavier emphasis on features designed to attract consumers for a first time purchase. Now that smartphones are in a replacement cycle for the most developed parts of the world, we will see more feature evolution than a burst of brand new things. In this regard, the smartphone hardware landscape will start to feel similar to the PC hardware landscape. In the post-mature PC market, it’s not a big deal when vendors launch PCs with new features as it used to be. The smartphone hardware landscape will now follow the same dynamics from here on out.

Lo smartphone si sta consolidando come il mercato dei PC: le vendite non sono più (solamente e soprattutto) dovute a nuovi utenti — se non altro in questa parte del globo —, ma a vecchi utenti che aggiornano i loro dispositivi. È probabile, dunque, che i nuovi modelli di iPhone (e concorrenti) finiranno con lo stupirci sempre meno, col presentare minori innovazioni sostanziali: piccoli upgrade e miglioramenti.

La prossima grande innovazione, sostiene Bajarin, non sarà lo smartphone ma avverrà tramite e grazie ad esso — grazie a ciò che l’utenza (enorme), l’hardware e il software dello smartphone permetteranno di fare. Bajarin prende come esempio il settore FinTech, ciò che diverse startup stanno tentando di fare nel settore finanziario appoggiandosi sulla base di utenti e diffusione capillare dello smartphone:

Putting a computer with an internet connection into the pockets of two billion (and eventually five billion) humans, opens massive new doors to commerce. We are watching markets like China and India as we see into markets where more digital commerce happens on smartphones than on PCs. This reality will come to the US and European markets as well before too long. When the mobile device becomes a central hub of commerce, banking, lending, and a host of other financial services, it has the potential to reach more customers in a way they have never had before.

È insomma l’ecosistema che il mercato mobile ha creato che permetterà di dare vita alla nuova grande innovazione. Si potrebbe parlare di post-smartphone, come di post-PC, tenendo presente una cosa però: che lo smartphone occuperà, comunque, una posizione centrale.

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Macchine che si guidano (quasi) da sole

Steven Levy ha fatto un giro su una delle macchine che si guidano (quasi) da sole di Google. Dopo il progresso iniziale, ora Google sta lavorando a tutti i problemi minori, quel 5% rimanente del lavoro che probabilmente richiederà lungo tempo. I veicoli sono più o meno in grado di muoversi in autostrada, ma ancora faticano molto in città  — hanno un problema con la pioggia o, ad esempio, le foglie sull’asfalto:

At one point, the car drove over a small pile of leaves that had blown into its path, without breaking its pace. After the drive, Dolger and Fairfield told me that moment represented a ton of work. Apparently, for a very long time, SDCs regarded such harmless biomass as obstacles to be avoided, and the newfound ability to roll right over a bit of dead foliage was one of the more recent triumphs of technology.

Dopo aver viaggiato “al volante” di una di queste macchine per una giornata — e essersi reso conto di quanto sia necessario rimanere in allerta per eventualmente, in caso di errore del computer di bordo, riprendere il comando manuale — Levy dice di aver aggiustato le sue previsioni su quanto ci vorrà prima che la macchina che si guida da sola arrivi: da presto a più tardi.

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Free Basics: l’Internet finto di Facebook

Zuckerberg non si capacita che l’India possa pensare di bloccare Free Basics, al punto che in “The Times of India” scrive:

We have collections of free basic books. They’re called libraries. They don’t contain every book, but they still provide a world of good.

We have free basic healthcare. Public hospitals don’t offer every treatment, but they still save lives.

We have free basic education. Every child deserves to go to school.

Free Basics è Internet.org sotto un altro nome. Internet.org è una versione debole di Internet, che dà accesso a pochi siti selezionati, fra cui Facebook (se proprio voleva, poteva evitare di inserire se stesso nel pacchetto). Non è la rete, ma la porzione di rete che Facebook ha deciso di includere nel pacchetto di siti accessibili. Crea una situazione di svantaggio per chiunque voglia competere con Facebook, come scrive The Conversation:

Free Basics clearly runs against the idea of net neutrality by offering access to some sites and not others. While the service is claimed to be open to any app, site or service, in practice the submission guidelines forbid JavaScript, video, large images, and Flash, and effectively rule out secure connections using HTTPS. This means that Free Basics is able to read all data passing through the platform. The same rules don’t apply to Facebook itself, ensuring that it can be the only social network, and (Facebook-owned) WhatsApp the only messaging service, provided.

Yes, Free Basics is free. But how appealing is a taxi company that will only take you to certain destinations, or an electricity provider that will only power certain home electrical devices? There are alternative models: in Bangladesh, Grameenphone gives users free data after they watch an advert. In some African countries, users get free data after buying a handset.

La Electronic Frontier Foundation, mesi fa: Internet.org non è sicuro, non è neutrale, e soprattutto non è la rete.

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