Una breve storia dell’USB, e delle porte che ha rimpiazzato

ArsTechnica ricorda i tempi bui prima delle porte USB:

If you were using a computer anytime before the dawn of USB in the Pentium and Pentium II eras, connecting pretty much anything to your computer required any one of a large variety of ports. Connecting a mouse? Maybe you need a PS/2 connector or a serial port. A keyboard? PS/2 again, maybe the Apple Desktop Bus, or a DIN connector. Printers and scanners generally used big old parallel ports, and you could also use them for external storage if you didn’t want to use SCSI. Connecting gamepads or joysticks to your computer often required a game port, which by the 90s was commonly found on dedicated sound cards (these were the days before audio chips became commonplace on desktop and laptop motherboards).

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Margini

Craig Mod ha scritto un pezzo sui margini dei libri:

A book with proper margins says a number of things. It says, we care about the page. It says, we care about the words. We care so much that we’re going to ensure the words and the page fall into harmony. We’re not going to squish the text to save money. Oh, no, we will not not rush and tuck words too far into the gutter.

A book with proper margins says, We respect you, Dear Reader, and also you, Dear Author, and you, too, Dear Book.

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Il peccato originale di internet

Ethan Zuckerman, ispirato da un meraviglioso talk di Maciej Cegłowski, si chiede se una internet diversa — meno centralizzata, con un modello di business che non faccia affidamento sulla raccolta dei dati degli utenti — sia possibile.

Once we’ve assumed that advertising is the default model to support the Internet, the next step is obvious: We need more data so we can make our targeted ads appear to be more effective. Cegłowski explains, “We’re addicted to ‘big data’ not because it’s effective now, but because we need it to tell better stories.” [...]

In theory, an ad-supported system is more protective of privacy than a transactional one. Subscriptions or micropayments resolved via credit card create a strong link between online and real-world identity, while ads have traditionally been targeted to the content they appear with, not to the demo/psychographic identity of the user

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno ?

Chi si prende cura delle emoji?

Unicode è il consorzio che promuove, aggiorna e cura il sistema di codifica che permette che le emoji funzionino in maniera identica su diversi dispositivi: che una faccina triste su un iPhone non diventi infelice su un altro smartphone. Cosa interessante: Unicode non si cura di come le emojii vengono visualizzate, ma solamente che rappresentino in qualche modo il concetto a cui fanno riferimento. Anche solo da questa piccola libertà possono sorgere problemi: ad esempio il cuore giallo di iOS viene visualizzato dagli utenti Android come uno spaventoso cuore peloso-

The New Republic:

According to Unicode’s website, before their standard system was developed, hundreds of different systems were used to assign code combinations to letters, numbers, and symbols in different alphabets, often with some overlap. By contrast, Unicode assigns a unique number to every character, so that it is guaranteed to be legible across platforms, programs, and languages. When Japanese cell phone carriers started making emoji available, different vendors used different codes for the same symbols (or the same code for different symbols). Unicode treated the symbols as, essentially, another language, and offered their services to the Japanese companies.

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Il nuovo News River

Ci sono alcuni cambiamenti per quella nuova sezione di Bicycle Mind dedicata a scoprire le notizie pubblicate su altre fonti — di cui avevo scritto a inizio settimana.

Il nuovo News River è più bello (graficamente: andate a vederlo1) e offre una newsletter giornaliera, che ogni mattina vi consegna nella vostra inbox una mail contenente l’elenco di tutte le notizie (pubblicate su quell’elenco di fonti selezionate) e, in apertura, cinque link del giorno scelti dal sottoscritto.

Se avete suggerimenti — fonti da aggiungere, modifiche da apportare, problemi di visualizzazione — segnalatemeli nei commenti a questo post.

  1. Nei prossimi giorni si migliora la versione per iPhone

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Gli squali attaccano internet

Letteralmente: i cavi transoceanici. Perché, ricordiamo, l’internet funziona grazie a dei tubi — non per via delle nuvole. Google sta investendo per renderli resistenti ai loro morsi:

Reports of sharks biting the undersea cables that zip our data around the world date to at least 1987. That’s when the New York Times reported that “sharks have shown an inexplicable taste for the new fiber-optic cables that are being strung along the ocean floor linking the United States, Europe, and Japan.”

(Su cavi e internet, la storia di come stanno collegando Giappone e Londra senza toccare terraferma, e tutto grazie al riscaldamento globale)

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Sopravvalutare lo smartphone

Farhad Manjoo sogna degli smartphone ancora più smart, che riescano a importunarci meno frequentemente e che riescano a capire quando è il momento di consegnare una notifica — quando è pertinente al luogo e alla situazione, e quando invece non fa altro che disturbarci.

Che siano più bravi a evincere, dal contesto, l’informazione di cui abbiamo bisogno:

The glut of notifications is just one example of a growing problem with our smartphones: They are not smart enough.

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Bicycle Mind su facebook

Nulla di nuovo: è da anni che c’è una pagina facebook dedicata al blog; serve ai lettori per restare aggiornati con le notizie pubblicate. Però invece di chiamarsi Bicycle Mind la pagina si chiamava Mac Blog. Perché questo blog si chiamava così, anche se poi si decise — nel 2012 — di cambiare nome in favore di uno migliore. Facebook però è strano, fa il difficile, e non ti permette di cambiare il nome di una pagina senza profuse spiegazioni e varie email che, generalmente, vanno a vuoto. Dunque la pagina è rimasta con il nome di “Mac Blog” fino ad oggi.

Il mese scorso — ci ho ritentato — finalmente sono riuscito a convincerli. Hanno cambiato il nome. Se non l’avete già fatto, è il momento di mettere mi piace al vostro blog preferito.

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Robot alla Tate Britain

Se volete farvi un giro per la Tate Britain di notte, dopo l’orario di chiusura, e dalla comodità del vostro divano collegatevi questa sera, ore 11 italiane, al sito web di After Dark. Con un po’ di fortuna avrete la possibilità di pilotare uno dei robot che vagheranno per cinque notti per le sale buie e deserte del museo.

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Ho messo ‘mi piace’ a tutto quello che ho visto su Facebook

Per 48 ore, Mat Honan si è divertito a mettere mi piace a qualsiasi notizia, foto o altro pezzo di informazione che gli è stata proposta nel suo news feed di Facebook.

I like everything. Or at least I did, for 48 hours. Literally everything Facebook sent my way, I liked—even if I hated it. [...]

I wanted to see how my Facebook experience would change if I constantly rewarded the robots making these decisions for me, if I continually said, “good job, robot, I like this.”

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Uno sguardo dentro la Apple University

Il New York Times è riuscito a ottenere alcune informazioni sulla Apple University, che offre corsi come “What Makes Apple, Apple” o “The Best Thing“. Sono riservati ai dipendenti di Apple — che possono iscriversi attraverso un sito non visibile al pubblico — e il loro scopo è essenzialmente quello di inculcargli la cultura e filosofia di Apple:

In a class at the company’s internal training program, the so-called Apple University, the instructor likened the 11 lithographs that make up Picasso’s “The Bull” to the way Apple builds its smartphones and other devices. The idea: Apple designers strive for simplicity just as Picasso eliminated details to create a great work of art. [...]

“You go through more iterations until you can simply deliver your message in a very concise way, and that is true to the Apple brand and everything we do,” recalled one person who took the course.

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Quattro anni a comprare applicazioni

The Typist è andato a ricercare (nell’archivio della sua posta elettronica) tutte le ricevute dell’App Store, per sapere quanto ha speso in applicazioni da quando ha iniziato a usare l’App Store, quattro anni fa.

Il totale? $740 in quattro anni, per 124 acquisti. Temo di essere su una cifra simile, e temo anche un altro dato possa applicarsi ai miei acquisti: solo il 31% delle applicazioni comprate risiedono su un device, le rimanenti sono state cancellate.

Does that mean I wouldn’t have bought any or most of them? Not necessarily: That would be like not going to the movies because you pay $12 for 120 minutes that you can’t “reuse”. Most forms of entertainment are ephemeral by nature.

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Ultime notizie da altrove

La prima pagina di Bicycle Mind si presenta da oggi ai visitatori con una nuova sezione, contenente uno stream delle notizie del giorno pubblicate da altri blog e autori selezionati: si tratta di fonti che leggo quotidianamente, che generalmente pubblicano notizie e riflessioni interessanti. Il nuovo box in questione1 ne presenta alcune — selezionate dal sottoscritto — mentre un’apposita pagina offre uno stream non curato e generato in automatico, basato appunto su un elenco curato di fonti.

È una prima versione che verrà migliorata in itinere, sia nella presentazione che nei contenuti. Lo scopo è quello di dare uno spazio ai contenuti che non vengono trattati in maniera più approfondita sul blog, e offrire uno sguardo a quello di cui si sta parlando oggi in rete, su Apple e tecnologica.

  1. Si trova nella home, in alto

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Polaroid Cube

Una nuova fotocamera Polaroid, resistente all’acqua, agli urti e dotata di varie montature che permettono di posizionarla pressoché ovunque. Una specie di GoPro economica: venduta a $99, e con capacità ovviamente inferiori della GoPro.

Dalle dimensioni ridotte — un po’ più grande di un dado — e dall’aspetto molto simpatico. Quanto sia utile/funzioni però ancora non si sa: arriva a fine mese.

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Il bellissimo sito di Microsoft nel 1994

Microsoft ha rimesso online la prima homepage di Microsoft.com, responsiva ed elegante, così come si presentava ai visitatori vent’anni fa, nel 1994 (quando molti browser ancora non supportavano le immagini).

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La storia di Slack e del suo fondatore

Un lungo profilo su Slack, un nuovo sistema per le aziende per comunicare internamente, utilizzato soprattutto da editori come BuzzFeed, Medium e Gawker. Slack è una chat, ma non solo: unifica tutte le attività di un team — GitHub e Dropbox, ad esempio — sotto un unico tetto. Il suo fondatore è Stewart Butterfield, che nel 2002 creò Flickr:

Slack is so beloved that some companies have begun mentioning it as an employment perk alongside on-site massages and bottomless bacon-tray Fridays in their job listings. Like: We have a dry cleaning service, an ice cream parlor, and… Slack.

Since its public debut in February, Slack has been growing at a rate of 5 to 10 percent a week and now has more than 120,000 daily users. Fully 38,000 people from 2000 different organizations pay for the full-featured version of the service. It has so far pocketed $1.5 million in revenue.

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Perché l’EMV non si è ancora diffuso in America

Esiste da dieci anni: è il chip sulle carte di credito che permette il pagamento con pin invece che con la firma. Nonostante sia più sicuro, in America inizia a diffondersi solo adesso:

The EMV standard was first developed in 1994 as a way to reduce magnetic stripe credit card fraud. Most of Europe, as well as Australia, Brazil, and other major countries, have been using EMV for years. So what’s taken the US so long? And now that the standard is decades-old, do we even want it anymore?

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Tante cose cambiano in sei anni

Recentemente si è discusso di come sia diventato difficile, soprattutto per gli sviluppatori indipendenti, sostenersi completamente attraverso l’App Store. Allen Pike riprende l’argomento facendo notare come il web abbia avuto la stessa evoluzione e lo stesso percorso, dal 1995 al 2001:

In many ways, the iOS app market is where the web was in 2001. The easy wins have been won, and a lot of developers have hangovers. Still, successful products will continue to surprise and delight us from those who stick with it.

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Motivation

Un’estensione per Google Chrome che mostra per ogni nuova tab — invece della classica schermata bianca — la vostra età, minuti e secondi inclusi. Lo scopo? Mettervi ansia.

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Blue Bottle: il prossimo Starbucks?

Blue Bottle, la Apple del caffè, con locali minimalisti e bellissimi che servono un caffè delizioso, si sta espandendo. Alcuni mesi fa acquistò TONX — il servizio che vi spedisce a casa un pacco di caffè fresco e di qualità ogni due settimane1 — e per la prima volta finirà nei supermercati americani con un prodotto pre-confezionato: un caffè freddo realizzato con metodo cold brew2.

Alexis Madrigal, sull’Atlantic, si chiede se Blue Bottle potrà diventare il prossimo Starbucks senza diventare come Starbucks, ovvero se riuscirà ad espandersi mantenendo l’attenzione maniacale nei dettagli e la ricerca della perfezione che oggi ripone nei suoi caffè e locali. Nell’articolo “The Future of Iced Coffee” Madrigal illustra le fasi che Blue Bottle ha dovuto affrontare per creare la bevanda perfetta, ma soprattutto entra nei dettagli di James Freeman, fondatore e CEO di Blue Bottle, e personaggio decisamente interessante:

He was famously compulsive and exacting, carrying a special coffee kit on the road, slipping into In-and-Outs to beg for hot water for his travel kettle, then grinding beans by hand on the plastic benches outside.

(Per chi fosse interessato ad approfondire: “The Blue Bottle Craft of Coffee” è il libro in cui Freeman racconta la storia di Blue Bottle)

  1. Sono abbonato da mesi, e non posso che continuare a consigliarlo
  2. L’infusione avviene senza acqua calda, con il metodo cold brew

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