Non sei in ritardo

Kevin Kelly, sulle opportunità odierne (per quelli a cui sembra che tutto sia già stato inventato):

Can you imagine how awesome it would have been to be an entrepreneur in 1985 when almost any dot com name you wanted was available? All words; short ones, cool ones. All you had to do was ask for the one you wanted. It didn’t even cost anything to claim. This grand opportunity was true for years. In 1994 a Wired writer noticed that mcdonalds.com was still unclaimed, so with our encouragement he registered it, and then tried to give it to McDonalds, but their cluelessness about the internet was so hilarious it became a Wired story. [...]

Here is the thing the greybeards in 2044 will tell you: Can you imagine how awesome it would have been to be an entrepreneur in 2014? It was a wide-open frontier! You could pick almost any category X and add some AI to it, put it on the cloud. Few devices had more than one or two sensors in them, unlike the hundreds now. Expectations and barriers were low. It was easy to be the first. And then they would sigh, “Oh, if only we realized how possible everything was back then!”

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Scritti un anno fa: Wow? + Quanti morti ci sono su Facebook? +

Le pubblicità dell’iPhone 6 in Inghilterra sono doppiate da Moss di The IT Crowd

Le pubblicità dell’iPhone 6 sono piuttosto irritanti nella versione originale, americana. Risultato opposto nella loro versione inglese (UK), dato che le due voci appartengono a Chris O’Dowd e Richard Ayoade. Chi? I due geek di The IT Crowd.

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Chatology: un motore di ricerca per iMessage

Di recente ho avuto la necessità di ricercare informazioni nella cronologia di messaggi scambiati via iMessage, con scarsi risultati. Mi serviva un numero di telefono, che non sono riuscito a recuperare, e il nome di un luogo, anch’esso disperso in qualche messaggio irrecuperabile. La ricerca è pressoché inutile, dato che non funziona sull’intero archivio. iMessage è una di quelle applicazioni che dimostrano come la qualità del software Apple sia peggiorata negli ultimi anni. Non si può dire che sia perfetto o che “semplicemente funzioni”: funziona, con vari problemi, strani comportamenti e diversi fastidi (il fatto che crei una conversazione diversa per ogni numero di telefono — anche se tale numero di telefono appartiene alla medesima persona — ne è un esempio).

Chatology (che non è nuova, ma ho provato per la prima volta oggi) risolve almeno problemi legati alla ricerca, fornendo un motore di ricerca come si deve per iMessage. È veloce e, soprattutto, accurato; i risultati vengono mostrati e suddivisi in link, conversazioni e immagini. Confrontate l’esperienza d’uso del box di ricerca di iMessage e di Chatology: così limitato e mal implementato nel primo caso da essere quasi inutilizzabile, mentre nel secondo “it just works“.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno ?

La GoPro di HTC

HTC ha fatto una cosa strana, un tubetto che è una fotocamera/videocamera negli intenti simile a una GoPro. L’aspetto è bello, ma non si capisce perché debba avere quella forma, né perché dovreste preferirlo a una GoPro dato che non ha uno schermo integrato (= richiede uno smartphone).

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È colpa dello spazio

Anche secondo John Gruber la colpa della lenta adozione di iOS 8 si deve allo spazio limitato del modello base dell’iPhone. La maggior parte degli utenti non hanno i 5GB di spazio libero necessari per avviare l’aggiornamento:

This is a serious problem for Apple, because all those 16 GB devices aren’t going to suddenly gain more free storage space on their own.[...] Unless they can rejigger the OTA software update to require less free space, iOS 8’s adoption rate might lag permanently. [...]

iOS itself takes up about 4 GB, so these 16 GB devices only have about 12 GB free right out of the box. If there is any way that Apple could have brought the base model storage up to 32 GB with the new iPhones, they should have. And it’s inexcusable that they’re still selling new devices with only 8 GB of storage.

L’adozione pressoché totale dell’ultima versione dell’OS è sempre stato uno dei punti di forza di iOS, in confronto con Android — e che finisce anche con il facilitare la vita agli sviluppatori. Io una riflessione ce la farei, fossi Apple.

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Prova Ulysses per 30 giorni

In occasione del NaNoWriMo — il National Novel Writing Month — gli sviluppatori di Ulysses hanno deciso di offrire il loro programma in prova per 30 giorni. Se non l’avete mai usato è il momento di scaricarlo e farne uso per 30 giorni allo scadere dei quali, facilmente, vorrete acquistarlo.

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Perché iOS 8 si diffonde lentamente

A quasi tre settimane dal rilascio, iOS 8 è installato su solo il 47% degli iPhone, secondi i numeri di Apple. Scrive MacRumors:

That marks a very slight increase in adoption over the past two weeks, as back on September 21, iOS 8 was installed on 46 percent of devices. 47 percent of iOS users continue to stick to iOS 7, possibly due to a number of bugs that have plagued the launch of iOS 8.

Personalmente ho due motivazioni per le quali non aggiorno più iOS il minuto dopo il rilascio, come facevo un tempo:

  • La qualità degli aggiornamenti è inferiore, e mi aspetto causino un qualche problema (seppur minore). Di batteria, stabilità o quant’altro
  • 16 GB. La (vergognosa) decisione di lasciare il modello base dell’iPhone a 16 GB per me gli si sta ritorcendo contro. Ho aggiornato a iOS 8.0.2 solo l’altro ieri. Perché? Perché per farlo devo attaccare l’iPhone al computer e passare da iTunes, dato che non c’è spazio a sufficienza nell’iPhone. Una rottura.

Il mio iPad Mini è fermo a iOS 7.

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iPhone 6 Plus, che non è un telefono

Massimo Mantellini ha provato l’iPhone 6 enorme per una settimana. Questa è la sua recensione:

E tuttavia, insinuante, fin dai primi giorni di prove, ogni volta che impugno il nuovo iPhone grande, mi trovo a pensare alla caffettiera del masochista.

Cerco di scacciare l’idea in nome di una nuova abitudine ancora da perfezionare: prendo altro tempo, ma ogni giorno quell’immagine torna a farmi visita. La Caffettiera del Masochista non è solo il titolo della traduzione italiana di un vecchio libro di Donald Norman sull’usabilità ma è anche, soprattutto, il più famoso degli oggetti impossibili inventati da Jaques Carelman.

iPhone 6 Plus è difficile da maneggiare con una sola mano. Non solo per me che ho mani piccole ma per chiunque. Nonostante l’elegante scorciatoia software del doppio tap sul bottone “Home” (Norman credo apprezzerà) che avvicina al nostro pollice opponibile le icone più lontane, l’impugnatura a una sola mano non è per nulla naturale, nemmeno dopo molti giorni di prove. Gli eleganti bordi arrotondati in alluminio e il modesto spessore fanno il resto (della caffettiera), tanto che il Plus necessita quasi in maniera assoluta di una cover che ne migliori la presa. Non casualmente le cover Apple in silicone e pelle sono molto ben fatte e assolvono egregiamente il compito. Senza cover il Plus è un oggetto bellissimo ma scivoloso come una saponetta bagnata da quasi 1000 euro lasciata sul bordo della vasca.

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Richieste alle startup

Y Combinator, uno dei più importanti e famosi incubatori di startup, ha stilato una lista di richieste per le startup. Idee e settori che rispetto al loro potenziale, e alle opportunità di disruption1 che offrono, non attirano l’interesse di molte startup.

Very few startups write software for government.

But the government is a very large customer with very bad software. In addition to better software for existing processes, we’re also interested in how the Internet can enable new categories, like crowdfunding for social services.

(“Parlano solo di colori“)

  1. Chiedo scusa.

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GoSquared per Pebble

Un’applicazione per Pebble che riporta quanti visitatori sono attualmente connessi al proprio sito. Si basa su GoSquared, che è un servizio di statistiche ottimo — che questo blog usa da anni.

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La qualità del software Apple

Russell Ivanovic:

While Apple’s hardware continues to impress me, their software has gone downhill at a rapid pace. iPhoto is an unusable mess with the volume of photos I now have. Aperture has been discontinued and is badly lagging behind in terms of both performance and features. iTunes takes forever to launch, and is bloated mess of way too many features and functions. iCloud is still a mess that I wouldn’t dream of storing my important data in. iOS 7 crashed so often that I became intimately familiar with the Apple logo that appeared every time it did. iOS 8 fixed the crashing, but introduced thousands of little paper cut like bugs. I used to install updates from Apple the second they came out, now I wait a few days to see if they are actually any good.

Sottoscrivo: la qualità del software rilasciato da Apple è peggiorata negli ultimi anni. Da esempi evidenti e vergognosi come iPhoto, alla stabilità e qualità dell’OS intero. iOS 8 mi sta dando molti problemi, ed è (spesso) di una lentezza esasperante.

Sembra non riescono a stare al passo con l’hardware: che iOS 8 sia stato rilasciato solo per combaciare con il lancio dell’iPhone 6, nonostante sia sotto molti aspetti (non iniziamo nemmeno a parlare di iCloud) acerbo.

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GifBook

Un servizio per stampare gif su piccoli libretti, sotto forma di flipbook.

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The Physical Web

The Physical Web è un progetto di Google per creare uno standard su cui basare l’internet delle cose. Al momento la maggior parte degli oggetti connessi a internet richiedono un’applicazione a parte per funzionare. La cosa non è fattibile su ampia scala, e il problema diviene particolarmente evidente con la tecnologia iBeacon: immaginate di dover scaricare un’applicazione prima di potervi interfacciare con qualsiasi oggetto, prima di poter sapere gli orari della fermata del bus o prima di sfruttare gli iBeacon di un negozio. Scomodo e caotico.

The Physical Web vuole proporre uno standard, supportato a livello dell’OS, che ci permetta di parlare con qualsiasi device senza che questo ci debba prima costringere a installare qualche inutile software:

The number of smart devices is going to explode, and the assumption that each new device will require its own application just isn’t realistic. We need a system that lets anyone interact with any device at any time. The Physical Web isn’t about replacing native apps: it’s about enabling interaction when native apps just aren’t practical.

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Il rumore del cinturino

Vogue ha avuto l’opportunità di provare l’Apple Watch prima del keynote, presentato a loro da Ive stesso. Ne deriva un lungo articolo su Jonathan Ive, che rivela le sue ossessioni e personalità:

As you watch Ive walk off, politely thanking people, you recall that he closed up his private presentation by asking you to listen closely to a watchband as it is pulled off and then reconnected. “You just press this button and it slides off, and that is just gorgeous,” he was saying. He encouraged you to pause. “But listen as it closes,” he said. “It makes this fantastic k-chit.” He was nearly whispering. And when he said the word fantastic, he said it softly and slowly—“fan-tas-tic!”—as if he never wanted it to end. This is perhaps Ive’s greatest achievement: not that we can get our email more readily, but that we can stop to notice a small, quiet connection.

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Pebble può, da oggi, funzionare come contapassi

L’ultimo aggiornamento al firmware del Pebble, rilasciato oggi, aggiunge all’orologio le funzionalità principali di un Fitbit o Jawbone UP. Potrà analizzare e registrare l’attività dell’utente in background, costantemente e senza grande impatto alla batteria dell’orologio (o così dicono). Jawbone stessa ha realizzato un’applicazione per Pebble che funziona in totale autonomia, senza dover possedere UP1.

È stato anche risolto uno dei problemi che avevo elencato nella recensione, ovvero l’impossibilità di lanciare — attraverso una combinazione di tasti — una o due applicazioni (le preferite) in maniera immediata, senza dover passare dal menù.

È una piccolo update che aggiunge molto a Pebble, che da oggi è inoltre in vendita a un prezzo ridotto: $99. Non so cosa ne sarà di Pebble una volta che l’Apple Watch sarà in commercio, ma io lo trovo — sarò strano — bello. Geek, ma geek come un Casio: può piacere. Ha un aspetto geek retrò2  che mi piace. Il sito — appena ridisegnato — sembra presentarlo alla stessa maniera.

Forse un’alternativa, economica, e poco seria, all’Apple Watch? Una specie di Swatch, ma smart?

  1. A proposito di Jawbone: a inizio settimana hanno aggiornato l’applicazione per iOS per funzionare senza alcun braccialetto UP, semplicemente sfruttando i dati raccolti dallo smartphone. I device per il fitness tracking probabilmente hanno i giorni contati, dato che i medesimi dati possono — o potranno — essere raccolti dallo smartphone e smartwatch.
  2. Sì, neppure pure io un’idea chiara di cosa voglia dire scrivendo ciò.

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Sul futuro di Apple e Google

Non so quale delle considerazioni che Steve Cheney ha scritto, sul futuro di Google e Apple, riportare perché sono tutte estremamente interessanti. Quindi andate a leggervi l’articolo per intero.

Android is now the operating system of the world. It dominates any non-Apple, non-PC application. We still think of Android as a smartphone OS. But almost everything truly smart will run Android – new TVs, IoT devices, your home appliances etc. [...]

It’s provocative to think about where Apple and Google each go next. In mobile there’s a term called ‘permissionless innovation’, the basic  premise of which is you don’t need anyone else’s permission to innovate. The beauty of the modern mobile era is that it isn’t held back by anti-innovators like the carriers or monopolists like Microsoft and Intel who gated the pace of innovation in previous platform eras. The mobile stack has decoupled these previous incumbents from control.

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Quanto è dipendente dall’iPhone l’Apple Watch?

A Blog To Watch, un blog dedicato a orologi, ha recensito l’Apple Watch. Le considerazioni sulla qualità dell’oggetto, dalla prospettiva di una persona abituata a recensire Rolex, sono molto interessanti e, soprattutto, positive. Non è la prima recensione di un appassionato di orologi che si dichiara positivamente impresso dal design dell’Apple Watch.

La recensione include anche alcuni dettagli interessanti, come una (semi) risposta a una delle mie domande non risposte sull’oggetto: quanto sarà indipendente dall’iPhone?

A good example is during exercise. Apple indicated to me that you don’t need to take your phone around with you while you exercise, unless you require GPS functions. The Apple Watch can store some media, such as songs, independently on the device (the internal storage of the Apple Watch has yet to be announced), and it can track a lot of exercise and movement data without being connected to an iPhone. Once paired again, the Apple Watch shares data with the host apps on the phone.

Apple actually made clever use of the Apple Watch’s relationship with the iPhone. Apple Watch users will install an Apple Watch app on their iPhone, which will be used to download apps onto the watch as well as likely manage Apple Watch settings. A user’s iPhone is also used to help with computational demands. Apple cleverly pushes a lot of processor needs to the phone in order to preserve Apple Watch battery life. Thus, the Apple Watch is snappier, with longer battery life because a lot of tasks can be off-loaded to the host phone.

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Il ritorno dei podcast

Negli ultimi anni sembra che i podcast siano ritornati un auge, da trasmissioni per pochi appassionati a qualcosa di più grande e più facilmente fruibile dal pubblico generale (nonostante per me continuino ad essere generalmente troppo lunghi e con poco editing). La facilità è dovuta sia agli smartphone, che a connessioni mobili più veloci e economiche e, soprattutto, si deve a tool sia di ascolto che di creazione che ne hanno facilitato l’esistenza e diffusione.

Ne scrive il Washington Post:

Despite some early enthusiasm, podcasts faded in popularity in the early 2000s, partly because of the many steps required to download them and play them in a vehicle. The introduction of the iPhone in 2007 changed that, making podcasts as convenient to access as a Netflix show. It’s easier to play them in cars, too, as automakers build wireless media functions into more and more models. And faster WiFi and mobile data speeds have made podcasts a snap to stream. [...]

This is where radio syndication was 30 years ago, and this is just the beginning,” said industry veteran Norm Pattiz, chief executive of celebrity podcast channel PodcastOne. “What Netflix did for video is what podcasts are doing for radio today.

Mi mancano i tempi di Brevi accenni, e da un po’ di tempo sto considerando l’idea di ricominciare a registrare un podcast.

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Apple Pay e l’Europa

Come Passbook, Siri (tuttora estremamente limitata in lingua italiana) e molti altri servizi che Apple ha lanciato negli ultimi anni, Apple Pay sembra essere stato pensato per gli Stati Uniti prima, e per il resto del mondo dopo. Non sappiamo quando e se arriverà in Europa, anzi: potrebbe benissimo succedere che chi acquista un iPhone 6 oggi non riesca a sfruttarne il chip NFC per mesi e mesi, e magari neppure prima dell’arrivo di un nuovo iPhone 6S.

Macworld inoltre ipotizza che i vantaggi, per gli utenti europei, siano relativi. L’uso delle carte di credito è differente, e spesso ne possediamo una sola (non decine, come mostra il video di lancio di Apple Pay):

On its website, Apple touts that fact that Apple Pay will save you time, by not forcing you to search for your wallet and then find the right card. These concerns, too, are specific to the United States. On average, Europeans carry only 1.46 payment cards (more than two thirds of which are debit cards). In the US, people have more than twice as many cards; 14% of Americans had more than ten cards in 2007. Credit cards are much less common in Europe (though adoption rates vary by country), and most people only have payment cards with their banks.

A riguardo: ho fatto un esperimento applicando un chip NFC al mio Pebble. Pagare per la metropolitana, i bus e quegli acquisti impulsivi e minori che facciamo senza riflettere risulta davvero semplice e immediato con un orologio. Lo stesso vale con uno smartphone: credo l’NFC possa rivelarsi utile anche per l’utenza europea — anche se possiede meno carte di credito, e ne fa un uso più moderato. Il grosso punto interrogativo di Apple Pay è quando?

Sono stato in grado di sfruttare l’NFC grazie al fatto che mi trovo a Londra: non credo avrei potuto fare lo stesso in Italia, o in una qualsiasi altra città inglese. Come Passbook, Apple Pay rischia di rimanere una tecnologia utile e bella in teoria, ma in pratica adottata da nessuno.

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Violare il copyright è naturale

Massimo Mantellini ha scritto un libro, “La vista da qui: appunti per un’internet italiana“, in qui c’è un capitolo dedicato ad alcune questioni relative al diritto d’autore. Il Post ne ha ripubblicato un estratto:

Lawrence Lessig, a nome di alcune associazioni culturali che davanti alla Corte Suprema si opponevano a questa ennesima estensione [estensione della durata del copyright di altri vent’anni, per evitare che Topolino e altri loro prodotti diventassero di pubblico dominio nel 2005], propose alla Corte un calcolo prodotto dal professor Mark Lemley dell’Università della California, che io cito ogni volta che posso e che con Topolino c’entra apparentemente assai poco. Si tratta di un conteggio rapido che rende molto bene un’idea altrimenti difficile da capire.

Nel 1930 sono stati editi in America 10.027 libri; quanti di questi erano ancora in circolazione nel 2000? Il numero esatto è 174. I restanti 9853 libri non generavano quindi alcun introito per i loro autori o per i loro eredi. Se nel 2005, come previsto dalla precedente norma, quei 9853 libri fossero passati nel pubblico dominio avrebbero potuto essere stampati da chiunque, ma anche messi online, trascritti, utilizzati liberamente senza alcuna limitazione. Moltiplicate quel numero per i vent’anni della nuova copertura, moltiplicateli per il novero di altri contenuti (musica, testi teatrali, film, ecc.) e otterrete il peso esatto di quanta cultura condivisa è stata sottratta ai cittadini per tutelare gli interessi della Walt Disney Corporation e di altri soggetti analoghi.

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