Transformify

Questo tool è quasi magico, per quanto è facile da usare: prende una lista (tipo un CSV) e la ristruttura come volete voi, semplicemente partendo da un esempio che gli avete fornito. Tutto quello che dovete fare è dirgli come la prima riga deve venire trasformata; i dati che volete mantenere — come devono venire trasformati — e la struttura che volete dargli.

(Non si è capito molto? Andate a provarlo.)

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Tesla fa macchine o batterie?

Quando si pensa a Tesla Motor si pensa a un’azienda automobilistica, ma Tesla dovrebbe essere considerata prima di tutto un produttore di batterie.

Per tre ragioni, secondo Jeremy Welch: per l’innovazione che hanno apportato proprio in questo campo, perché ciò gli permette di entrare in altri settori e mercati (vedi l’annuncio di ieri) e perché quando sei un produttore di veicoli elettrici  il componente più complesso con cui hai a che fare non è più il motore, ma la batteria della macchina:

In an ICE-centered automotive world, the engine is the most complicated and important component. As a result of the complexity of ICE engines, most modern car companies maintain ownership of engine design and manufacturing, marketing and branding, sales channels (via their own dealers), and final assembly, but outsource almost all other components of the car.

Electric motors are much simpler than their ICE counterparts. Some estimates place the number of components on an ICE engine at 200+ (including pistons, spark plugs, belts, coils and more), compared to less than 10 on a comparable electric motor. This comparison is a little over-simplified, but the point still stands: electric vehicles are much less complicated than their Internal Combustion Engine counterparts.

In an EV centered world, energy storage is the most complicated problem, and battery technology takes center stage. Tesla has developed significant expertise in the battery space while building their cars, and they can now leverage this expertise to enter other battery-dependent markets.

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Il peso dei colori

A volte i blog su Apple pubblicano notizie assurde; e a me le notizie assurde piacciono. A quanto pare a seconda dei colori il cinturino Sport dell’Apple Watch varia di peso. Serve saperlo? Certo, che domande.

Per capirci, per un modello da 42mm:

Bianco = 51 grammi
Blu = 48g.
Verde = 48g.
Rosa = 46g.
Nero = 40g.

Bene, è tutto.

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Internet è silenziosa

Bellissimo pezzo di Mantellini:

Io penso da sempre che Internet sia uno spazio silenzioso. Come un libro, come un quotidiano sfogliato alla luce di una lampada, la rete è sempre stata per me un luogo notturno e senza rumori. Così facendo disegna un confine, non solo acustico, con la TV o la radio, il cui linguaggio principale è stato da sempre mediato da gradi più o meno assordanti di invadenza.

Sebbene nel tempo il suono, quello dei formati digitali come l’mp3 e delle piattaforme audiovideo come Youtube, fino a quello degli attuali servizi di streaming musicale, è andato affermandosi in maniera sempre più ampia e la rete di sole parole e immagini dei primi tempi si è trasformata in un luogo del tutto differente, le interfacce hanno sempre scelto accuratamente di essere il meno intrusive possibile: Internet è rimasto un oggetto notturno.

Perché questo sia accaduto, in un mondo nel quale tutti urlano e strepitano, non è difficile da capire: perché essere in rete è rapidamente diventata la più complessa delle esperienze multisensoriali e come tale può essere governata solo da noi stessi. Moltissime persone leggono le notizie su una pagina web mentre ascoltano una playlist su Spotify, altri scrivono un tweet mentre seguono un programma tv, altri ancora semplicemente preferiscono stare in silenzio di fronte alla luce del loro monitor o del loro tablet. Per tutto costoro e per molti altri l’invadenza dell’audio non richiesto è una intrusione netta della propria sfera personale.

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Breve accenno

A distanza di due anni dall’ultima puntata di Brevi accenni la mia voce tentennante, piena di pause e ripensamenti è tornata su un podcast: Gianfranco, Stefano e Simone mi hanno invitato settimana scorsa a parlare di privacy — e cose a caso — nel podcast, Metro.

Io mi sono divertito molto a registrarla. Se vi va di ascoltarla, la trovate qua qua.  È lunga 50 minuti, nonostante io asserisca all’inizio di non riuscire a stare dietro ai podcast più lunghi di 20 minuti.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

La differenza fra il design industriale di Apple e quello di Samsung

Per Rene Ritchie, il nuovo Samsung Galaxy S6 aveva qualcosa di fastidioso — cosa, non era molto evidente a un primo sguardo. Ma dopo un’analisi più attenta, ha identificato il problema: nulla nel telefono è allineato. Basta paragonarlo a un iPhone 6 perché sia evidente:

Particolari che in molti liquideranno come poco importanti, ma che sono indice della cura che Apple ripone nei suoi prodotti. Come fa notare Ritchie, un particolare così semplice richiede molta pianificazione, tempo e risorse; richiede posizionare l’altoparlante, i bottoni, il jack delle cuffie e altri componenti interni in un certo modo — richiede, innanzitutto, il considerare durante la fase di progettazione un dettaglio come l’allineamento finale delle porte.

Vale spendere tutta questa energia in un dettaglio così secondario? Secondo Ritchie sì, perché riflette nel prodotto l’attenzione che probabilmente è stata riposta nel design di altri ambiti, e fa sperare che nessun millimetro sia andato sprecato o sfruttato nel modo sbagliato:

Is it worth the effort? For me, as a customer, knowing that Apple had the consideration and took the time and effort to align their hardware speaks to the overall quality of their work. It reassures me that the same consideration and effort were likely spent making sure not a millimeter nor milliamp of battery space was wasted, not a nanometer of die, not a gap left around the screen, or a dead zone in the capacitive sensor.

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‘Popolo del web’

Nel 2015, in prima pagina sul Corriere (ma qualsiasi altro quotidiano potrebbe averlo fatto/lo fa), ancora scrivono di questa entità inventata e separata dal resto della popolazione, il “popolo del web” (questi che scrivono queste robe pubblicano, leggono e usano il web — ma a quanto pare non ne sono parte!).

Il web, dotato di pensieri e riflessioni proprie — non uno specchio delle cose che si ritrovano anche fuori dal web, meno efficacemente documentate.

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28 cose che dovresti sapere sull’Apple Watch

La lista di iMore contiene molti trucchi e suggerimenti utili:

  • Si può evitare che una notifica in arrivo emetta un suono coprendo l’Apple Watch per pochi secondi con la mano.
  • Uno screenshot si fa premendo il bottone laterale e la Digital Crown contemporaneamente.
  • Tenedoli invece premuti per più di dieci secondi si forza l’orologio a riavviarsi.
  • Si possono eliminare tutte le notifiche con un Force Touch.

(BuzzFeed ha una lista simile, in GIF)

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Project Fi, di Google

Google è diventato un operatore di telefonia mobile, con Project Fi. Solo in America, solo per chi possiede un Nexus 6 — se non altro per ora, durante la beta. La cosa interessante è che hanno stretto un accordo con i vari operatori, così che il vostro smartphone possa connettersi a quello con copertura migliore — a seconda della posizione.

Dal post con l’annuncio:

Project Fi aims to put you on the best network wherever you go. As you move around, the best network for you might be a Wi-Fi hotspot or a specific 4G LTE network. We developed new technology that gives you better coverage by intelligently connecting you to the fastest available network at your location whether it’s Wi-Fi or one of our two partner LTE networks. As you go about your day, Project Fi automatically connects you to more than a million free, open Wi-Fi hotspots we’ve verified as fast and reliable. […]

You leave an area of Wi-Fi coverage, your call will seamlessly transition from Wi-Fi to cell networks so your conversation doesn’t skip a beat.

Il costo? $20 al mese per tutto quanto (chiamate, tethering, e copertura internazionale), più $10 per GB.

Relativo: Limiti di traffico e d’utilità.

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Ci abbiamo messo un chip dentro

Un tumblr dedicato a oggetti “intelligenti”, connessi a Internet, dove intelligenti significa che semplicemente gli hanno ficcato un chip dentro.

Alcune idee sono in effetti pessime.

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Jony Ive: ‘Le macchine sono per noi come gli utensili dell’artigiano’

Jony Ive, da un’interessante intervista di Vogue a Jony Ive (appunto) e Mark Newson:

“At Apple we don’t look at the world through predetermined market opportunities. What we’ve done fairly consistently is try to invest tremendous care in the development of our products,” Ive explained. “It’s not so much about things being touched personally – there are many ways to craft something. It’s easy to assume that just because you make something in small volumes, not using many tools, that there is integrity and care – that is a false assumption.”

Mi piace questa idea che una cosa prodotta in massa — con una catena di montaggio, da macchine — possa essere ricercata tanto quanto un prodotto “fatto a mano” da un individuo. Ive e Newson considerano le macchine come gli utensili dell’artigiano:

“Machines for us are like tools for the craftsman,” Newson agreed. “We all use something – you can’t drill holes with your fingers. Whether it’s a knife, a needle or a machine, we all need the help of a device.”

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Come l’Apple Watch misura il battito cardiaco

Da una pagina di supporto di Apple.com:

Throughout the day, Apple Watch measures your heart rate every 10 minutes and stores it in the Health app. All this information, as well as other data it collects, helps Apple Watch estimate how many calories you’ve burned. And by checking your heart rate during workouts, you can see how both your intensity level and your heart rate change over time.

The heart rate sensor in Apple Watch uses what is known as photoplethysmography. This technology, while difficult to pronounce, is based on a very simple fact: Blood is red because it reflects red light and absorbs green light. Apple Watch uses green LED lights paired with light‑sensitive photodiodes to detect the amount of blood flowing through your wrist at any given moment. When your heart beats, the blood flow in your wrist — and the green light absorption — is greater. Between beats, it’s less. By flashing its LED lights hundreds of times per second, Apple Watch can calculate the number of times the heart beats each minute — your heart rate.

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Da oggi Google favorirà i siti responsive

A partire da oggi Google darà priorità ai siti ottimizzati per smartphone. Questo significa che se il vostro sito è responsive Google favorirà il vostro url nei risultati di ricerca contro un altro che risulta illeggibile — se non a forza di zoom — da schermi piccoli. Il cambiamento riguarda solo le ricerche effettuate da smartphone/tablet: da desktop la situazione rimarrà invariata.

Per verificare che il vostro sito rispetti i requisiti, Google ha messo online un tool (Bicycle Mind lo passa, yay!).

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Wallpaper satellitari

Bellissima collezione di quelli che sembrano pattern, ma sono in realtà immagini satellitari della Terra. Ottimi come wallpaper.

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IKEA JYSSEN

Una nuova linea di IKEA, con arredamento dotato di wireless charging, ovvero in grado di ricaricare i nostri smartphone, tablet, smartwatch e quant’altro senza fili, appoggiandoli.

Oltre a semplici, ma molto belli, dock per la ricarica senza fili da appoggiare sulla scrivania e in giro per la casa, venderanno un “modulo” per aggiungere questa funzionalità a qualsiasi oggetto. Con JYSSEN si dovrebbe riuscire, facilmente, a aggiungere una postazione di ricarica wireless a qualsiasi mobile o superficie.

L’idea è buona, con ciascun JYSSEN venduto a soli $30. La ricarica wireless, forse, diventa più conveniente dell’andare a cercare il cavetto proprio quando i dock sono molti e sparsi per la casa: quando basta appoggiare lo smartphone momentaneamente sul ripiano della cucina perché questo si ricarichi un pochettino.

(Ovviamente, purtroppo, servirà mettere un orribile cover per utilizzarli con iPhone)

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L’evoluzione del web

Evoluzione del web — Timeline browser e tecnologie web

Una timeline interattiva che mostra l’evoluzione dei browser e delle tecnologie web che hanno permesso di arrivare al web di oggi.

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Netflix, ovvero l’arte dell’imbucarsi alle feste

Francesco Costa racconta la vita dell’utente abusivo di Netflix dall’Italia:

Il 3 gennaio dovevo prendere due aerei. Il primo è partito con cinque ore di ritardo e ho perso la mia coincidenza. Non ho trovato alternative praticabili al secondo volo allora ho noleggiato una macchina, ho guidato per 600 chilometri, sono arrivato a casa e stremato sono andato a dormire. La mattina dopo mi ha svegliato un SMS di un amico: anzi, di un complice. Voleva avvertirmi che una delle più grandi case di produzione cinematografica al mondo aveva un problema con noi. Per essere più precisi, aveva un problema col nostro modo di guardare la tv.

Con una qualche incoscienza, mi autodenuncio: sono un utente abusivo di Netflix, il famoso servizio di servizio di streaming on demand per cui paghi un piccolo abbonamento – 9 dollari al mese negli Stati Uniti – e hai accesso a un catalogo sterminato di film, serie tv, documentari, programmi televisivi, da vedere dove ti pare, in HD sul 42 pollici di casa o sull’iPhone mentre aspetti la metropolitana.

Netflix oggi è attivo in circa 50 paesi. Se si visita la sua homepage da una nazione in cui il servizio non è attivo, come l’Italia, si viene accolti da un’immagine piuttosto crudele: una famiglia seduta sul divano se la spassa guardando la tv dietro una grande scritta – «Watch TV shows & movies anytime, anywhere» – sotto cui ce n’è però una più piccola: «Sorry, Netflix is not available in your country yet». Tradotto: stasera c’è una festa a cui tu non sei stato invitato.

(Come iscriversi a Netflix dall’Italia)

Io mi trovo nella fortunata posizione di poter usare Netflix UK, dall’UK, ma nonostante ciò ricorro a VPN per collegarmi al Netflix americano.

Relativo: Cosa ne sarà della televisione, secondo Netflix.

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Batterie d’alluminio, che si ricaricano in un minuto

A Stanford hanno sviluppato le prime batterie agli ioni di alluminio ad alta performance, durature ed economiche. Io non è che ci capisca molto, ma queste batterie:

  • Si ricaricano in meno di un minuto.
  • Sono flessibili: si possono piegare.
  • Sono più sicure (non prendono fuoco — nel video ne trapanano una e quella continua a funzionare).
  • Tengono la carica per 7,500 cicli. Le batterie agli ioni di alluminio sviluppate fino ad oggi mantenevano la carica per 100 cicli.

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Il laptop del futuro non è pronto per il presente

Joanna Stern ha sintetizzato nel titolo della propria recensione del nuovo MacBook il mio pensiero attorno al nuovo MacBook, che sarà bellissimo nel futuro, ma nel presente risulta limitato:

It’s nearly impossible not to be seduced by this MacBook’s beauty, its dazzling screen and perfect trackpad. But don’t give in. Like the original MacBook Air, introduced in 2008, there are too many key compromises—in battery life, speed and port access—for the early-adopter price.

I expect the new MacBook to follow the same path as the Air. Over the next few years, it will improve, and become an affordable, indispensable tool for life in the future. But here, now, in the present day, there are more practical slim, everyday laptop choices.

Un po’ come il primo MacBook Air, il nuovo MacBook mostra qual è il futuro dei MacBook — ma per il momento è meglio restare nel passato. A meno che quello che vogliate sia più un tablet, che un portatile.

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Welcome to Macintosh

Welcome to Macintosh è un podcast godibilissimo, ben costruito, sulla storia di Apple — curiosità attorno ai suoi prodotti, e genesi degli stessi. È anche uno dei pochi podcast che riesco a seguire, con episodi tutti sotto i 30 minuti e davvero informativi.

(Anche Gruber lo consiglia)

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