Amazon ha migliorato la navigazione degli ebook su Kindle

Uno dei difetti dei libri digitali è che rendono difficile saltare da una pagina all’altra: mentre è piuttosto semplice, per via anche della fisicità stessa del libro, spostarsi all’interno di un libro di carta, su ebook è sempre stato abbastanza poco immediato tenere sott’occhio, contemporaneamente, sezioni diverse dello stesso volume.

Il problema ovviamente non è intrinseco agli ebook, ma dovuto piuttosto a una cattiva interfaccia e poca sperimentazione. A dimostrazione che l’usabilità degli ebook può (deve!) essere migliorata, con un aggiornamento a Kindle (sia e-reader che app per smartphone) Amazon ha introdotto Page Flip, una funzionalità che sembra risolvere il problema:

Want to reference a chart or map on another page while you’re reading? Page Flip “pins” your current page to the side of the screen when you swipe away from it to explore other parts of the book. Tap your pinned page to instantly jump back to it.

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Apple ancora non ha capito come usiamo la fotocamera dell’iPhone

Le novità annunciate al WWDC relative alla gestione delle foto su iOS sono apprezzabili ma, come scrive The Next Web, non risolvono il problema che molti di noi hanno nella gestione della nostra libreria fotografica. Apple ancora la tratta come una collezione di momenti memorabili, unici, speciali e belli da rivivere, ma la realtà è che per molti di noi questi (rari) momenti sono sommersi dall’uso quotidiano che facciamo della fotocamera: per prendere un appunto, per ricordarci di un oggetto che abbiamo visto in un negozio, per salvare uno scontrino, etc.

Usiamo la fotocamera non solo per catturare un episodio da ricordare ma anche per catturare informazioni — perché se è vero che ci sono app specifiche che ci aiutano a farlo, la fotocamera è il modo più immediato di appuntarsi qualcosa.

Come suggerisce The Next Web, sarebbe bello se Apple ci aiutasse a organizzare questa collezione disordinata di appunti che si mischia assieme alle foto — categorizzandoli (così come offre il riconoscimento facciale, perché non offrire un riconoscimento delle ricevute, dei biglietti da visita, di fogli e post-it, etc.) o aiutandoci a cancellarli dopo un certo tempo:

I’d like it if Apple would add some actual intelligence to how it handles photos. All optional, of course. As soon as you take a photo the camera could detect what kind of photo it is and label it as ‘Receipts’, ‘Notes’ or ‘Expire after 7 days’. This could be a pop-up that would float there over the photo you just took. With one finger you can confirm or change a label, or just ignore it when it is right.

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Real Life: un magazine per spiegare il nostro rapporto con la tecnologia, senza allarmismi

Real Life è un nuovo magazine (sponsorizzato da Snapchat) curato da Nathan Jurgenson, uno di quelli che da tempo spiega in maniera più efficiente e intelligente come la rete stia influenzano il nostro modo di comunicare e stare assieme, contestando l’idea molto diffusa che i rapporti che intessiamo online — le nostre interazioni “virtuali” — abbiano meno valore di quelli che intratteniamo fuori dalla rete, solo perché non avvengono un uno spazio fisico ma su internet.

Nathan contesta soprattutto la distinzione fra offline e online, fra reale e virtuale, definendola un “dualismo digitale“. Spiegato, da un articolo di Bicycle Mind di un paio di anni fa, così:

Il mondo puro e naturale come alcuni lo immaginano non esiste, ma è profondamente mediato da una serie di variabili che potremmo anche definire “cultura”. Gli umani sono sempre stati tecnologici: non ha riscontro nella realtà quest’idea di un rapporto umano puro, naturale. Abbiamo avuto tecnologie invadenti per tanto tempo, alcune non le consideriamo più tali semplicemente perché sono recesse allo stato di natura. I nostri rapporti e le connessioni che stabiliamo con gli altri individui sono mediati dall’architettura del luogo in cui ci troviamo, dal modo in cui siamo vestiti, da tutto ciò che ci circonda: internet, la rete, è solo una delle tanti variabili che si è di recente aggiunta. Pretendere di avere accesso a una versione più pura di noi stessi e del mondo facendone a meno è illudersi.

I primi articoli di Real Life sono usciti ieri. L’obiettivo della rivista, come scrive Nathan, è proprio quello di descrivere come viviamo con la tecnologia senza lasciarsi andare ai soliti articoli allarmanti del tipo “internet ci sta rendendo stupidi?”:

Real Life will publish essays, arguments, and narratives about living with technology. It won’t be a news site with gadget reviews or industry gossip. It will be about how we live today and how our lives are mediated by devices. We plan to publish one piece of writing every weekday, though we may eventually expand to other mediums and formats as well. […]

Popular discourse on technology has sustained the idea that there is a digital space apart from the social world rather than intrinsic to it, while popular tech writing is often limited to explaining gadgets and services as if they’re alien, as well as reporting on the companies that provide them. This work is crucial, but writing about technology is too often relegated to the business section. On this site, it will be the main event. We’re not a news or reviews site, but we will describe the tech world—specifically how that industry shapes the world we live in today. To that end, we aim to address the political uses of technology, including some of the worst practices both inside and outside the tech industry itself.

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Space Mono, una nuova font disponibile via Google Fonts

Colophon Fundry:

Most monospaced typefaces are dictated by text-intensive usage at very small point sizes, but we were captivated by the possibility of a monospace writ large, as it is in our collective mind’s eye: a few words projected on a large display, rendered in overly simplified, appealingly vague pieces of warning or counsel that only a trained operator understands, all witnessed via screen-within-imaginary-screen, aboard interplanetary vessels and hovering automobiles. Our evergreen touchstone for this notion, despite its proportional construction, is Aldo Novarese’s Microgramma, 1952 (and later Eurostile, 1962), its distinctive uppercase ‘R’ leading the way and subsequently echoed in our own drawing.

Molto bella.

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Cozmo, un robot da scrivania che ricorda Wall-E

Non ho ben capito cosa possa fare per me, ma è in grado di riconoscere un volto e reagire a diverse situazioni, in maniera piuttosto adorabile.

Scrive The Verge:

The real appeal of Cozmo, though, comes in what Anki is calling an emotion engine, which powers a wide range of different states the robot is capable of emulating. Drawing from academic psychology, those different states — happy, calm, brave, confident, and excited, to name a few — are derived from combinations of the big five personality traits used to describe the human psyche. By mixing and mashing these traits as if they were colors, Cozmo can replicate a surprisingly complex range of human-like emotions.

To create these emotion states for Cozmo, Anki began drawing from the expertise of former Pixar animator Carlos Baena, who was hired last year to help the company hone its animation. The company utilizes Maya, an industry-standard animation tool, to render various actions for Cozmo. “We wrote a huge amount of software inside of Maya to allow our animators not to animate a movie, but an actual robot,” Tappeiner says. Anki requires its animators to test out each new sequence on a physical Cozmo prototype at their desks.

Si preordina a $159.

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Firefox permetterà di gestire identità multiple di navigazione

L’ultima release di Firefox Nightly (che è Firefox in beta, con le funzionalità ancora in fase di sviluppo e definizione) introduce Contextual Identities, ovvero la possibilità di gestire più identità di navigazione sul web.

Nella vita di tutti i giorni ci comportiamo in maniera diversa a seconda del contesto e delle situazioni, ma fino ad oggi è sempre stato difficile rappresentare questa diversità sul web. Navighiamo sul web sotto una singola identità con la quale veniamo classificati e visti da ciascun sito. È un problema che riscontro tutti i giorni e che è solitamente risolto dall’uso di due browser diversi: uno per lavoro, l’altro per tutto il resto. Contextual Identities sembra risolverlo in maniera efficace, senza complicare troppo l’esperienza utente.

Quello che significa è che finalmente avete un modo di compartimentalizzare e separare la vostra identità lavorativa da quella personale. Ogni tab e finestra appartiene a un contesto — ce ne sono quattro di default: lavorativo, personale, finanziario (per online banking e altre attività sicure) e shopping. Ciascun contesto è segregato dagli altri, così che sia possibile essere loggati in contemporanea su più account diversi nel medesimo servizio. L’idea è che un contesto aiuti a separare i dati a cui i siti hanno accesso, quindi mentre ad esempio la cronologia è unificata (perché è accessibile solo all’utente), i cookies o localStorage sono segregati:

With Containers, users can open tabs in multiple different contexts – Personal, Work, Banking, and Shopping.  Each context has a fully segregated cookie jar, meaning that the cookies, indexeddb, localStorage, and cache that sites have access to in the Work Container are completely different than they are in the Personal Container. That means that the user can login to their work twitter account on twitter.com in their Work Container and also login to their personal twitter on twitter.com in their Personal Container. The user can use both mail accounts in side-by-side tabs simultaneously. The user won’t need to use multiple browsers, an account switcher[1], or constantly log in and out to switch between accounts on the same domain.

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Silicon Valley spiegata da “Silicon Valley”

Il New Yorker su Silicon Valley, la serie TV di HBO:

“Silicon Valley,” now in its third season, is one of the funniest shows on television; it is also the first ambitious satire of any form to shed much light on the current socio-cultural moment in Northern California. The show derives its energy from two semi-contradictory attitudes: contempt for grandiose tech oligarchs and sympathy for the entrepreneurs struggling to unseat them. […]

“I’ve been told that, at some of the big companies, the P.R. departments have ordered their employees to stop saying ‘We’re making the world a better place,’ specifically because we have made fun of that phrase so mercilessly. So I guess, at the very least, we’re making the world a better place by making these people stop saying they’re making the world a better place.”

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C’è un nuovo Google Fonts

Google Fonts ha un nuovo design, che dà più risalto i singoli font e aiuta a scegliere e comparare le 804 famiglie tipografiche che il servizio offre.

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Cos’è la privacy differenziale

Craig Federighi ha spiegato al keynote di ieri che Apple userà tecniche di “privacy differenziale” per rendere privati e sicuri i dati degli utenti di cui ha bisogno per migliorare e offrire i suoi servizi. In tal modo, se un governo o un’entità terza dovesse entrare in possesso di questi dati non dovrebbe essere in grado di ottenere alcuna informazione certa su un individuo specifico:

We believe you should have great features and great privacy. Differential privacy is a research topic in the areas of statistics and data analytics that uses hashing, subsampling and noise injection to enable…crowdsourced learning while keeping the data of individual users completely private. Apple has been doing some super-important work in this area to enable differential privacy to be deployed at scale.

In termini molto semplici (e vaghi): invece di anonimizzare un dataset (cosa che non funziona, dato che spesso questi dataset vengono de-anonimizzati senza problemi) Apple introduce per esempio dei dati falsi al suo interno, rendendo così inaffidabili le risposte dei singoli utenti. I pattern generali d’uso emergono, ma i comportamenti specifici a un utente possono rivelarsi fasulli.

Spiega Wired:

Differential privacy, translated from Apple-speak, is the statistical science of trying to learn as much as possible about a group while learning as little as possible about any individual in it. With differential privacy, Apple can collect and store its users’ data in a format that lets it glean useful notions about what people do, say, like and want. But it can’t extract anything about a single, specific one of those people that might represent a privacy violation. And neither, in theory, could hackers or intelligence agencies. […]

As an example of that last method [noise injection], Microsoft’s Dwork points to the technique in which a survey asks if the respondent has ever, say, broken a law. But first, the survey asks them to flip a coin. If the result is tails, they should answer honestly. If the result is heads, they’re instructed to flip the coin again and then answer “yes” for heads or “no” for tails. The resulting random noise can be subtracted from the results with a bit of algebra, and every respondent is protected from punishment if they admitted to lawbreaking.

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iOS 10 permette di cancellare le applicazioni di Apple

E se le cancellate dall’iPhone svaniscono anche dall’Apple Watch. Un saluto da parte mia a: Stocks, Compass, Podcasts, Tips, Weather e Calculator.

💃

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‘Perché scrivo un blog’

Alan Jacobs ha scritto un buon post che va a completare (per tematica) quello che ho pubblicato l’altro giorno, sul perché leggere i blog:

The chief reason I blog is to create a kind of accountability to my own reading and thinking. Blogging is a way of thinking out loud and in public, which also means that people can respond — and often those responses are helpful in shaping further thoughts.

But even if I got no responses, putting my ideas out here would still be worthwhile, because it’s a venue in which there is no expectation of polish or completeness.

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Sunspring: il cortometraggio scritto da un algoritmo

C’è Richard di Silicon Valley (Thomas Middleditch), è ambientato in un futuro non meglio definito, è un po’ bizzarro, confuso, e l’autore è un AI, “Benjamin“.

Si può guardarlo su Arstechnica, che scrive:

Benjamin is an LSTM recurrent neural network, a type of AI that is often used for text recognition. To train Benjamin, Goodwin fed the AI with a corpus of dozens of sci-fi screenplays he found online—mostly movies from the 1980s and 90s. Benjamin dissected them down to the letter, learning to predict which letters tended to follow each other and from there which words and phrases tended to occur together. The advantage of an LSTM algorithm over a Markov chain is that it can sample much longer strings of letters, so it’s better at predicting whole paragraphs rather than just a few words. It’s also good at generating original sentences rather than cutting and pasting sentences together from its corpus. Over time, Benjamin learned to imitate the structure of a screenplay, producing stage directions and well-formatted character lines. The only thing the AI couldn’t learn were proper names, because they aren’t used like other words and are very unpredictable. So Goodwin changed all character names in Benjamin’s screenplay corpus to single letters. That’s why the characters in Sunspring are named H, H2, and C. In fact, the original screenplay had two separate characters named H, which confused the humans so much that Sharp dubbed one of them H2 just for clarity.

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Leggi più blog

Seth Godin:

Other than writing a daily blog (a practice that’s free, and priceless), reading more blogs is one of the best ways to become smarter, more effective and more engaged in what’s going on. The last great online bargain.

Good blogs aren’t focused on the vapid race for clicks that other forms of social media encourage. Instead, they patiently inform and challenge, using your time with respect.

Here’s the thing: Google doesn’t want you to read blogs. They shut down their RSS reader and they’re dumping many blog subscriptions into the gmail promo folder, where they languish unread.

And Facebook doesn’t want you to read blogs either. They have cut back the organic sharing some blogs benefitted from so that those bloggers will pay to ‘boost’ their traffic to what it used to be.

Mi accodo. Nessuna alternativa agli rss — che sia Facebook, che sia Twitter — vale quanto la lista di blog e feed rss che negli anni mi sono costruito, fatta di opinioni che posso ricondurre a persone, fatta da siti piccoli meno ossessionati dal numero di pagine viste. Iscriversi a un feed rss è come iscriversi a una persona e alle sue idee. Come scriveva Anil Dash tempo fa l’unità fondamentale di un blog non è l’articolo, l’unità fondamentale di un blog è lo stream. Non è il singolo articolo a renderlo interessante, ma l’insieme degli articoli che si susseguono.

È un vero peccato che dalla morte di Google Reader in poi siano caduti in disuso — sono una cosa per geek, per addetti ai lavori, e neppure credo oramai che abbiamo molte possibilità di battere le alternative basate su algoritmi. Se avete smesso di utilizzarli vi invito però a ridargli una chance: tutto sta nella selezione di alcune fonti non rumorose ma valide.

E se siete alla ricerca di un client, per me il migliore è Feedbin. Mi sono spostato su Feedbin a inizio anno 1, e da allora rientra fra i siti più visitati giornalmente dal sottoscritto.

(via Andrea Contino)

  1. Altra cosa bella dei feed: non sono chiusi dentro nessun network, e si possono spostare — come io ho fatto più volte — dove si vuole senza alcuna perdita

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Google Maps e Apple Maps a confronto

Justin O’Beirne, che un mese fa aveva studiato l’evoluzione della cartografia di Google Maps negli anni, ha confrontato — in maniera approfondita — le mappe di Google e quelle di Apple, che seppur ad un primo sguardo appaiano simili in realtà compiono scelte diverse su cosa porre enfasi e quali features segnalare: mentre Apple pone più enfasi sui punti di interesse1, Google dà maggiore importanza alle strade e alle fermate dei mezzi di trasporto:

Google is prioritizing roads, while Apple is prioritizing places. […]

Google Maps prioritizes transit stations for several zooms, while Apple generally labels more landmarks. And as you zoom in, both maps show a increasing variety of categories. Both maps also show a surprising number of restaurants (the yellow parts of the bar graphs). But notice that the restaurants don’t start appearing until later zooms.

And that’s another interesting point, isn’t it?

The places that each map feels are more important are shown earlier, while the places that each map feels are less important are shown later.

  1. E comunque, variano anche i luoghi selezionati come interessanti: le due mappe segnalano punti di interesse diversi

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Sulle icone

Le icone senza testo sono incomprensibili, ma il testo senza un’icona risulta noioso. Il suggerimento di iA è di utilizzarli entrambi nelle interfacce, ricordandosi che un’icona ha più una funziona “emotiva” che esplicativa:

Humans are both rational and emotional beings: “Your brain does not process information, retrieve knowledge or store memories. In short: your brain is not a computer.” If anything on the subject of icon usability has been proven again and again it is: “Icon plus label works better than icon or label alone.” […]

Do not look for reasons to use an icon because your design feels empty or cold or doesn’t work as well as you expected. Icons do not fix a structurally broken design. Add icons at the very end of the design process, do not play with icons while working on your wireframes. Pictures can stand for 1,000 different words; strong information architecture finds the right notions and puts them in the right context. Get your rationale straight before appealing to emotion.

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Articoli che mi sono piaciuti

Sono mesi che ho in mente di rifare il tema di questo blog — non tanto cambiargli grafica, quanto rifarlo da capo anche uguale per eliminare le infinità di #id e ripetizioni che mi disturbano la pace interiore, e sfruttare meglio alcune funzionalità di WordPress (come le tassonomie personalizzate). Il tema corrente venne creato nel 2012 e da allora l’ho modificato svariate volte in itinere, così che — anche se appare normale — nasconde orrori. Per il momento, però, dato che ho capito che non verrà sistemato come si deve a breve (per mancanza di tempo), ho apportato un’aggiustatina minore.

Ho dato una sistemata alle segnalazioni — articoli che ho letto e mi sono piaciuti. Si trovato in homepage subito sotto l’ultimo articolo pubblicato. Si trovano lì sotto da tanto tempo, ma ora gli ho dato un po più rilevanza — contengono anche un estratto.

Magari entro un mese arriva anche una pagina a parte con un archivio, e un feed rss a parte (non compaiono, per ora, nel feed rss).

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Il wallpaper di default di ogni OS X

Mi manca l’Aurora di Leopard.

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Il nuovo bottone 3G di Pebble

Pebble ha lanciato, assieme a due nuove versioni dei suoi orologi, un piccolo quadrato — che può essere usato come portachiavi —, dotato di un bottone, sempre connesso alla rete cellulare. Ne esistono due versioni: una che alcuni hanno definito come il nuovo iPod Shuffle, perché è in grado di riprodurre brani da Spotify via internet in qualsiasi situazione — anche senza avere lo smartphone con sé —, l’altra programmabile, ovvero potete decidere cosa succede quando schiacciate il bottone.

Da tempo esistono molti portachiavi che permettono di tracciare gli oggetti — o bottoni come Flic che permettono di avviare un’azione su internet premendoli. Il problema di questi è che funzionano tutti, solamente, via bluetooth: si collegano a internet tramite l’iPhone e per questo senza iPhone diventano inutili (oltre a comunque perdere spesso la connessione con l’iPhone). Significa che se perdete un oggetto, comunque non lo ritroverete.

Il Pebble Core — dotato di GPRS, WiFi, 3G e per finire Bluetooth — da questo punto di vista mi intriga molto.

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Apple aprirà Siri agli sviluppatori

Secondo quanto riportato da The Information, Apple aprirà Siri agli sviluppatori al prossimo WWDC, rilasciando una SDK e API affinché gli sviluppatori possano rendere il contenuto delle proprie app accessibile tramite Siri:

Apple is upping its game in the field of intelligent assistants. After years of internal debate and discussion about how to do so, the company is preparing to open up Siri to apps made by others. And it is working on an Amazon Echo-like device with a speaker and microphone that people can use to turn on music, get news headlines or set a timer.

Apple potrebbe anche rilasciare un device simile all’Echo di Amazon.

Interessante, anche, questo articolo su come funziona Viv — l’assistente virtuale sviluppato dai creatori di Siri. Pare dovrebbe facilitare molto la vita agli sviluppatori, impedendo la creazione di tanti “silos” e comandi specifici a un’app:

Viv uses a patented [1] exponential self learning system as opposed to the linear programed systems currently used by systems like Siri, Echo and Cortana. What this means is that the technology in use by Viv is orders of magnitude more powerful because Viv’s operational software requires just a few lines of seed code to establish the domain [2], ontology [3] and taxonomy [4] to operate on a word or phrase.

In the old paradigm each task or skill in Siri, Echo and Cortana needed to be hard coded by the developer and siloed in to itself, with little connection to the entire custom lexicon of domains custom programmed. This means that these systems are limited to how fast and how large they can scale. Ultimately each silo can contact though related ontologies and taxonomies but it is highly inefficient. At some point the lexicon of words and phrases will become a very large task to maintain and update. Viv solves this rather large problem with simplicity for both the system and the developer.

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Twitter non sta facendo abbastanza contro gli abusi

Aleen Mean:

Time and time again, we’ve been told that the company is working on making things better for targets of harassment. What we see, however, are half-baked enhancements designed to make the service more appealing to advertisers and attempts at enticing new users. Many people have suggested changes they could implement to curb abuse. For example, Randi Lee Harper’s list of suggestions from earlier this year is still on-point.

Randi Lee Harper ha stilato una buona lista delle cose che Twitter potrebbe fare. Alcune sono molto semplici e ovvie:

  • Al momento se si blocca un utente su Twitter ma un amico lo retwitta, il retweet appare comunque nella timeline. Non dovrebbe.
  • Permettere di rendere visibili i propri tweet solo agli iscritti a Twitter. Se si blocca un utente, al momento questo può semplicemente visitare il nostro profilo in modalità privata per leggere la timeline.

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