La candela al profumo di nuovo Mac

Se volete che l’intera casa abbia l’odore di un Mac appena spacchettato, la candela di Twelve South fa al caso vostro.

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Il kit per l’IoT di Arduino

Arduino ha lanciato su Kickstarter un kit per l’IoT semplice da utilizzare, fatto di moduli facilmente combinabili fra loro — come dei Lego — e con un’UI che aiuta a definirne il comportamento senza dover sapere programmare:

ESLOV consists of intelligent modules that join together to create projects in minutes with no prior hardware or programming knowledge necessary. Just connect the modules using cables or mounting them on the back of our WiFi and motion hub. When done, plug the hub into your PC. […]

With a total of 25 modules — buttons, LEDs, air quality sensors, microphones, servos, and several others — the possibilities are endless. Sample applications include everything from a monitor that lets you know if your baby is safe, to a washing machine notifier that tells you when your laundry is finished, to a thermostat that you can adjust while out of the house.

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Dove nasce la batteria di uno smartphone

La batteria al litio di un iPhone contiene, come quella degli altri smartphone, computer e più o meno qualsiasi altro dispositivo elettronico, una piccola quantità di cobalto. Piccola, se si parla di smartphone: dai 5 ai 10 grammi. Se si parla di auto elettriche: fino a 15,000 grammi. La richiesta mondiale di cobalto è triplicata negli ultimi cinque anni, e ci si aspetta raddoppi ancora entro il 2020, perlopiù a causa dei veicoli elettrici.

Il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta su come questo cobalto viene prodotto: il 60% del cobalto in commercio nel mondo proviene dal Congo, la maggior parte da miniere “artigianali” — dove artigianali significa di piccole dimensioni, senza alcuna condizione di sicurezza, scavate senza mappe o pianificazione, a mano, senza macchine. Da lì finisce in Asia, in mano a una singola azienda: la Congo DongFang International Mining (parte di Zhejiang Huayou Cobalt).

Few companies regularly track where their cobalt comes from. Following the path from mine to finished product is difficult but possible, The Post discovered. Armed guards block access to many of Congo’s mines. The cobalt then passes through several companies and travels thousands of miles. […]

Cobalt is the most expensive raw material inside a lithium-ion battery.

That has long presented a challenge for the big battery suppliers — and their customers, the computer and car makers. Engineers have tried for years to craft cobalt-free batteries. But the mineral best known as a blue pigment has a unique ability to boost battery performance.

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Qualcuno sta imparando a buttare giù internet

Bruce Schneier:

Over the past year or two, someone has been probing the defenses of the companies that run critical pieces of the Internet. These probes take the form of precisely calibrated attacks designed to determine exactly how well these companies can defend themselves, and what would be required to take them down. […]

Who would do this? It doesn’t seem like something an activist, criminal, or researcher would do. Profiling core infrastructure is common practice in espionage and intelligence gathering. It’s not normal for companies to do that. Furthermore, the size and scale of these probes — and especially their persistence — points to state actors. It feels like a nation’s military cybercommand trying to calibrate its weaponry in the case of cyberwar.

Uno dei modi più semplici e efficaci per buttare giù un pezzo di internet è tramite un attacco DDoS (denial of service attack): come suggerisce il nome, un attacco che invia continue richieste fasulle a un sito finché questo non regge più, prevenendo utenti legittimi dall’accedervi.

Nel corso del weekend, il blog di uno dei maggiori esperti di sicurezza informatica (Krebs on Security) è stato buttato giù da uno dei più grandi attacchi DDoS della storia, al punto che Akamai — che si occupava di proteggerlo e di fornire banda — a un certo punto ha semplicemente rimosso il supporto al sito. Contrastare l’attacco, dice Akamai, sarebbe finito con il costare milioni di dollari. Krebs on Security è poi tornato online grazie a Project Shield, un programma di Google per difendere la libertà di parola in rete e, appunto, per proteggere siti e giornalisti indipendenti che non hanno la capacità e le risorse per difendersi:

We’ve met news organizations around the world who suffer crippling digital attacks when they publish something controversial or that questions powerful institutions. Project Shield uses Google’s infrastructure to protect independent news sites from distributed denial of service attacks (DDoS).

Schneier, nel passaggio riportato in apertura, suggerisce che dietro a questi attacchi ci possa essere la Russia o la Cina, agenzie di sicurezza, enti statali — al contrario Krebs parla di “democratizzazione della censura“: nel suo caso, un botnet è riuscito ad impossessarsi di milioni di dispositivi collegati a internet — cose come router, videocamere di sorveglianza, e altri oggetti dell’internet delle cose con standard di sicurezza scarsi — e ad utilizzarli per effettuare l’attacco:

There are currently millions — if not tens of millions — of insecure or poorly secured IoT devices that are ripe for being enlisted in these attacks at any given time. And we’re adding millions more each year. […]

What we’re allowing by our inaction is for individual actors to build the instrumentality of tyranny. And to be clear, these weapons can be wielded by anyone — with any motivation — who’s willing to expend a modicum of time and effort to learn the most basic principles of its operation.

The sad truth these days is that it’s a lot easier to censor the digital media on the Internet than it is to censor printed books and newspapers in the physical world. On the Internet, anyone with an axe to grind and the willingness to learn a bit about the technology can become an instant, self-appointed global censor.

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L’estetica di Airbnb

Davide Coppo:

Spesso mi capita di utilizzare la app sul mio telefono nello stesso modo in cui consulterei una rivista di arredamenti, e Airbnb, effettivamente, in parte lo è: ha una sua estetica peculiare, un suo gusto, una sua ideale palette cromatica. Seleziono il parametro “ovunque”, quello “in qualsiasi momento”. Trovo case in Puglia e Canada e Cile. Le guardo: sono simili. L’estetica, in realtà, è soltanto uno dei fattori in gioco. L’altro, comunque estremamente importante, è quello che potremmo definire sentimento. È una sensazione di comfort, di «sentirsi a casa». Lo ritroviamo anche nel claim di Airbnb. «Belong anywhere» è un’espressione che l’italiano non riesce a tradurre con la stessa intensità del corrispettivo originale: è certamente, nelle intenzioni della compagnia, un claim positivo. Ovunque tu vada, avrai la sensazione di appartenere a quel posto.

Le ultime due volte che ho usato Airbnb le case affittate non appartenevano a una persona ma a un’agenzia o business che affittava stanze tramite Airbnb, come ho scoperto una volta arrivato sul luogo. L’arredamento era appunto identico, perlopiù IKEA, e abbastanza noioso. Volevo stare in un’appartamento “vero” del luogo, e sono invece finito dentro un hotel decentralizzato.

È una deriva della promessa iniziale — Airbnb dovrebbe fare di più per evitare questo tipo di abusi (né sono giusti da un punto di vista legislativo).

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

Il design dell’iPhone è parte del brand di Apple

Steve Jobs, nel 2003 al New York Times:

Most people make the mistake of thinking design is what it looks like. People think it’s this veneer — that the designers are handed this box and told, ‘Make it look good!’ That’s not what we think design is. It’s not just what it looks like and feels like. Design is how it works.

John Gruber:

You need to recognize a Porsche 911 as a 911. An iPhone needs to look like an iPhone. The design needs to evolve, not transform. The thing to keep in mind is that the iPhone itself, what it looks like in your hand, is the embodiment of the iPhone brand. There is nothing printed on the front face of an iPhone because there doesn’t need to be. The Apple logo is the company’s logo. The iPhone’s logo is the iPhone itself. […]

A new Rolex needs to look like a Rolex. A Leica needs to look like a Leica. A new Coca-Cola bottle needs to look like a Coca-Cola bottle.

Ben Bajarin:

Similarly, sports car designs are iconic. You know a Porsche 911 when you see one, no matter what year it was made. I feel similarly about Apple sticking with certain design language, and thus establishing it as iconic. Iconic car designs have slight variations year to year, but never dramatic departures from the iconic look. I feel that Apple is on a similar design path.

Il design dell’iPhone è iconico — riconoscibile istantaneamente come un iPhone. Dovremmo aspettarci che cambi con sempre minore frequenza, e che Apple lo migliori con cambiamenti graduali e minori piuttosto che rivisitandolo completamente.

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Come funziona la modalità Potrait dell’iPhone 7 Plus

Matthew Panzarino è riuscito a provare in anteprima la nuova modalità Potrait della fotocamera dell’iPhone 7 Plus, quella che dovrebbe permettere di ottenere facilmente un effetto bokeh sulle foto scattate.

Nella sua recensione ci sono diverse foto, con e senza effetto — il più delle volte funziona piuttosto bene, anche se a volte ha problemi con cose piccole (tipo foglie) che si mischiano e interferiscono con il soggetto fotografato:

Portrait mode requires a lot of light to work and does not work well in low light or low contrast situations. It also requires that you’re no closer than the 19” minimum focusing distance of the telephoto lens. […]

If you’ve skipped here to see how the heck it works, I don’t blame you. The short answer: incredibly, miraculously well in many instances. And pretty rough in others. Apple says this is still in beta and it is. It has trouble with leaves, with chain link fences and patterns and with motion. But it also handles things so well that I never thought possible like fine children’s hair and dog fur, shooting pictures with people facing away and objects that are not people at all.

La modalità aiuta anche in fase di scatto, suggerendo la distanza ideale dal soggetto. Dalle prove di Matthew la cosa più interessante da notare è che Potrait funziona anche con oggetti, non solo con persone, nonostante Apple questa cosa non l’abbia evidenziata.

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Font variabili

Typekit:

Just minutes ago, at the ATypI conference in Warsaw, the world was introduced to a new kind of font: a variable font. Jointly developed by Apple, Google, Microsoft, and Adobe, a variable font is, as John Hudson put it, “a single font file that behaves like multiple fonts”. Imagine a single font file gaining an infinite flexibility of weight, width, and other attributes without also gaining file size — and imagine what this means for design.

A List Apart:

Type is tied to its medium. Both movable type and phototypesetting methods influenced the way that type was designed and set in their time. Today, the inherent responsiveness of the web necessitates flexible elements and relative units—both of which are used when setting type. Media queries are used to make more significant adjustments at different breakpoints.

However, fonts are treated as another resource that needs to be loaded, instead of a living, integral part of a responsive design. Changing font styles and swapping out font weights with media queries represent the same design compromises inherent in breakpoints.

Robin Rendle:

Why would we want this sort of flexibility on the web? Because loading multiple weights and widths is impractical in some cases and outright foolish in most. Yet the ability to stretch and expand a single responsive font file would supply improved performance23, as only one font would need to be requested, and typographic subtlety, since we could adjust the text as we see fit.

Grazie a una collaborazione fra Apple, Adobe, Microsoft e Google, il formato OpenType include ore una specifica per dei font variabili: font che invece di avere un peso predefinito (grassetto, normale o leggero; per esempio) possono calcolarlo e adattarlo partendo da una font family di base, a seconda del contesto.

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Perché 56mm

L’iPhone 7 Plus ha due fotocamere, a differente lunghezza focale: 28mm e 56mm. 56mm, come nota astramael, è molto simile al campo visivo di un umano — per questa ragione la lunghezza focale più comune su una DSLR è di 50mm:

35mm is an established standard for general photography. It was natural for Apple to target roughly that focal length in 2007, but since then the iPhone camera has mostly featured even wider lenses. Phone thickness limited focal length, and perhaps wide lenses are favored by customers as well. Then came iPhone 7 Plus. The dual camera system has significant implications for the iPhone as a photographic tool. I was not sampled an iPhone 7 Plus for this article. Comparison photos were taken using a camera set to 28mm and 56mm equivalent focal lengths.

Previously the iPhone had a significant limitation as a camera. It was wide angle only. Some marvelous photos are taken with a wide lens; many are not. According to ExploreCams the most common focal length used to take photos with DSLRs is 50mm. The most commonly used prime lens in DSLR systems is a fast 50mm. This is not an accident. 50mm is a well-placed compromise between wide and narrow focal lengths. It’s a very “human size” lens in terms of field of view, and it lets you isolate subjects effectively. Just as with 35mm in the first iPhone, it’s no surprise that Apple picked something around 50mm for their longer lens.

La nuova fotocamera funziona peggio in scenari a bassa luminosità, e in generale risulta meno stabile. Però funziona meglio nei ritratti e, assieme alla fotocamera da 28mm, permette all’iPhone di generare una mappa di profondità di una foto: essendo le due lenti a pochi millimetri di distanza fra loro, vedono una scena da una prospettiva leggermente diversa. L”iPhone può quindi sapere cosa si trova davanti e cosa dietro.

Apple usa per il momento questa capacità solo per l’effetto bokeh, ma secondo Ben Thompson è il primo tassello per una fotocamera più avanzata, che apra scenari più interessanti nella realtà virtuale e aumentata:

Bokeh, though, is only the tip of the iceberg: what Apple didn’t say was that they may be releasing the first mass-market virtual reality camera. The same principles that make artificial bokeh possible also go into making imagery for virtual reality headsets. Of course you probably won’t be able to use the iPhone 7 Plus camera in this way — Apple hasn’t released a headset, for one — but when and if they do, the ecosystem will already have been primed, and you can bet FaceTime VR would be an iPhone seller.

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Il nuovo vecchio iPhone 7

Secondo il New York Times, quello che manca al nuovo iPhone è un nuovo design. Non per una ragione specifica, ma tanto per. Siccome il design è simile a quello introdotto nel 2014, va cambiato. Fine dell’arguta argomentazione.

Sottoscrivo le parole di John Gruber a riguardo:

There is a large contingent of pundits who apparently would be more excited about a new iPhone that looked entirely different but had the exact same components as the iPhone 6S than they are by the actual iPhones 7, which are shaped like the 6S but have amazing new components. I don’t get that mindset at all. It’s like being a car pundit and judging the new Porsche 911 with a “meh” because it looks like the previous 911, and never even considering what it’s like to actually drive the new car.

Non aiuta il modo in cui Apple nomina gli iPhone. Oramai ci si aspetta un cambiamento di design con i modelli senza “S”, e degli aggiornamenti minori per i modelli con la “S”. iPhone S = vecchio design, iPhone leggermente rinnovato. iPhone senza S = nuovo design, innovazione.

In realtà molte delle funzionalità più rilevanti di iOS — Siri e Touch ID, per dirne due — hanno visto la luce in un modello “S”. Come scrive Ken Segall, forse sarebbe il caso di abbandonare questa nomenclatura: cambiare design quando è necessario, invece che ogni due anni, e dissociare l’aspetto esteriore dal numero e dalla portata dei cambiamenti introdotti.

Did I mention how much I loathe this naming scheme?

From a marketing standpoint, Apple has simply been shooting itself in the foot every other year, muting expectations by putting an S on the box.

Even when an S model introduces a breakthrough feature, it comes in the context of “this is an off-year.” I’m trying to think of any marketer who has ever chosen such a course before, but I’m coming up blank.

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La fotocamera del primo iPhone e quella dell’iPhone 7

The Verge ha scattato la stessa foto prima con il primo iPhone, poi con l’iPhone 7. Inutile dire che la differenza è enorme, e che fino a poco fa quelle foto ci andavano tutto sommato bene.

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L’Apple Watch da $10.000 è sparito dal sito di Apple

L’orologio nuovo, di ceramica, venduto a $1.249, quindi molto costoso ma non assurdo, ha preso il posto sul sito di Apple degli orologi tutti d’oro parte della linea Edition.

E un anno fa ci si domandava come avrebbe funzionato l’upgrade — semplicemente non esiste. Mi chiedo se sia esistito solo per ragioni di marketing — per portare l’Apple Watch a oggetto di fashion più che gadget tecnologico. Sarebbe interessante sapere quanti ne hanno venduti.

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Il keynote dell’altro ieri è stato l’evento di Akamai più seguito di sempre

Akamai:

Very Exciting! Yesterday’s Apple keynote was the highest ever peak video traffic event for Akamai.

Akamai, come nota Gruber, si è occupata anche del live streaming delle Olimpiadi — quindi diciamo che non l’hanno visto in quattro gatti il keynote dell’altro ieri.

(È il primo keynote in tipo dieci d’anni che non sono riuscito a seguire in diretta — causa università/tesi e mostro del panico, che è anche la ragione per cui questo blog è rimasto fermo ultimamente)

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Ci sono troppe tech company

Il The Atlantic contesta la classificazione di “azienda tecnologica” applicata a qualsiasi azienda che sfrutti la rete, un’app o del software per sviluppare un business che opera principalmente in un altro settore, in quanto troppo vaga, ampia e libera da regolamentazioni:

There are companies that are firmly planted in the computing sector. Microsoft and Apple are two. Intel is another—it makes computer parts for other computer makers. But it’s also time to recognize that some companies—Alphabet, Amazon, and Facebook among them—aren’t primarily in the computing business anyway. And that’s no slight, either. The most interesting thing about companies like Alphabet, Amazon, and Facebook is that they are not (computing) technology companies. Instead, they are using computing infrastructure to build new—and enormous—businesses in other sectors.

Mentre per Apple e Microsoft la maggior parte delle entrate provengono dalla vendita di hardware e software, Amazon è un retailer, Uber sfrutta un’applicazione per ripensare lo spostamento urbano, Airbnb affitta stanze e sia Facebook (una media company?) che Google basano i loro guadagni sulla vendita di pubblicità.

Qualsiasi azienda ha — o presto avrà — a che fare con la tecnologia, e non è per il solo uso di un’applicazione che si potrà definirla azienda tecnologica. In merito, scrive Anil Dash:

That’s […] a bad way to think about technology’s role in society. Perpetuating the myth of a monolithic “tech industry” overtaxes our ability to manage the changes that technology is making to society, and that overload threatens to have increasingly negative impacts. […]

The danger isn’t simply that some blogger won’t know how to review the latest gadgets. Put simply, every industry and every sector of society is powered by technology today, and being transformed by the choices made by technologists.

La questione ha importanza perché un’azienda è giudicata e regolamentata a seconda del settore in cui opera — l’etichetta di azienda tecnologica è troppo vaga e ha finito con l’includere business che operano e influenzano settori completamente diversi.

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98 informazioni personali che Facebook usa per consegnarti la pubblicità

Fra le tante opzioni, un pubblicitario può personalizzare e scegliere a chi consegnare la propria pubblicità in base al:

  • Valore della tua casa
  • Dimensioni della tua casa
  • Valore del tuo patrimonio
  • Salario
  • Intenzione di acquistare una macchina
  • Età della macchina
  • Intenzione di donare dei soldi in beneficenza
  • Tipo di ristorante preferito

E, fra le tante altre opzioni, può dividere gli utenti in:

  • Utenti con bilancio positivo sulla loro carta di credito
  • Utenti che si trovano lontani da amici e parenti
  • Utenti in relazioni a distanza
  • Utenti con un nuovo lavoro
  • Futuri parenti
  • Utenti che comprano medicine online
  • Utenti che consumano tanto alcohol

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L’internet cubano, via hard disk

Internet non è particolarmente diffuso a Cuba. Il costo d’accesso è di circa 2$ all’ora tramite uno dei 175 hotspot WiFi pubblici, o di 1$ per MB tramite la connessione del cellulare.

Questa situazione ha portato alla nascita di El Paquete Semanal, praticamente un dump di musica, film e riviste che si trovano online. Invece di accedere a Internet direttamente, una persona — una volta alla settimana — viene a casa tua con un hard disk di circa 1TB contenente “internet”. Il contenuto è organizzato in cartelle, dentro vi si trovano interi siti, film, aggiornamenti software, applicazioni (per PC o Android), riviste in PDF e quant’altro:

Everyone I spoke to had access to Cuba’s private “CDN”: El Paquete Semanal. El Paquete is a weekly service where someone (typically found through word of mouth) comes to your home with a disk (usually a 1TB external USB drive) containing a weekly download of the most recent films, soap operas, documentaries, sport, music, mobile apps, magazines, and even web sites. For 2 CUC a week Cubans have access to a huge repository of media while turning a blind eye to copyright.

Cubans told me of children waiting anxiously for “El Paquete Day” when they’d get the next set of cartoons, music and shows.

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L’infrastruttura perduta del web aperto

Anil Dash:

As extraordinary as it seems now, there was a point when one could search most of the blogs in the world and get a reasonably complete and up-to-date set of results in return. Technorati was a pioneering service here, and started by actually attempting to crawl all of the blogs on the Internet each time they updated; later this architecture evolved to require a “ping” (see Updates, below) each time a site updated. On the current internet, we can see relatively complete search results for hashtags or terms within Twitter or some other closed networks, but the closure of Google Blog Search in 2011 marked the end of “blog search” as a discrete product separate from general web search or news search

I social network ci hanno portato i like e un sistema semplice per seguire i nostri amici online, ma non tutto è diventato più semplice. Mentre una volta c’era un sistema per trovare tutti gli articoli pubblicati dai vari blog online, oggi bisogna cercarli dentro ciascun social network, separatamente. Un’altra funzionalità che è andata quasi completamente perduta è il TrackBack — un modo semplice per comunicare fra siti, inviare e ricevere risposte su domini differenti.

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La Apple di Tim Cook, cinque anni dopo

A distanza di cinque anni da quando è diventato CEO di Apple, Tim Cook discute con il Washington Post di cosa significhi essere il CEO di Apple.

Riguardo al perché dicano no a molte opportunità, che certi investitori, analisti e blogger, ritengono perse:

Technology is one of these industries where every week there’s a new shiny object that people are skating to. Netbooks — look back, everybody was writing like netbooks were this unbelievable thing, everyone was asking us, “Why aren’t you making one?” Same thing with the PDA. Remember what happened with the PDA? Up and down. It was like the hula hoop. Technology is full of those.

I’m not saying we’re not going to do anything else. I’m saying this is still an unbelievable product category to be in, and not just for this quarter, year or for years. So I would not want anybody to think this, oh, this “better days are behind us” thing.

Riguardo la divisione servizi dell’azienda:

In today’s products we have services [iCloud, App Store, Apple Pay and the like], which over the last 12 months grew about $4 billion to over $23 billion [in sales]. Next year we’ve said it’s going to be a Fortune 100 company in size.

E riguardo la privacy, e la diatriba con l’FBI:

Customers should have an expectation that they shouldn’t need a PhD in computer science to protect themselves. So I think they depend on us to do some things on their behalf. So with that responsibility comes an obligation to stand up. And, in this case, it was unbelievably uncomfortable and not something that we wished for, wanted — we didn’t even think it was right. Honestly? I was shocked that they would even ask for this. That was the thing that was so disappointing that I think everybody lost in the whole thing. There are 200-plus other countries in the world. Zero of them had ever asked this.

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Donald Trump è un algoritmo di machine learning

Cathy O’Neil:

In that sense he’s perfectly objective, as in morally neutral. He just follows the numbers. He could be replaced by a robot that acts on a machine learning algorithm with a bad definition of success – or in his case, a penalty for boringness – and with extremely biased data.

The reason I bring this up: first of all, it’s a great way of understanding how machine learning algorithms can give us stuff we absolutely don’t want, even though they fundamentally lack prior agendas. Happens all the time, in ways similar to the Donald.

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Apple sta preparando un grosso aggiornamento ai MacBook Pro

Mac Rumors:

Consistent with previous rumors, the article says the updated notebooks are thinner and will include a touchscreen strip along the top of the keyboard, which is expected to present functions on an as-needed basis that fit the current task or application, as well as integrate Touch ID to enable users to quickly log in using their fingerprint.

Sarebbe anche ora. Mi chiedo anche quando i MacBook Air usciranno di scena. Resistono solo per il basso costo, ma rappresentano una via di mezzo non più necessaria fra i MacBook e i MacBook Pro.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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