Creatable Mac Bundle: 10 applicazioni a soli $8

Creatable ha messo assieme un bundle di applicazioni per Mac: 10, vendute a solo $8 in totale1. La più interessante, e per cui lo segnalo, è Ghostnotes (che da sola costerebbe $10): un’app che va ad aggiungersi alla menù bar del Mac e permette di appuntarsi note contestuali. Nel senso che ogni nota è legata a un’applicazione, file, pagina web o una cartella, e appare quando si sta usando quella determinata applicazione, file, pagina web o cartella.

  1. Si paga quanto si vuole, minimo $8

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Windows 10 non è brutto

Ho guardato la videorecensione di The Verge, e devo dire che ci sono idee e funzioni interessanti dietro Windows 10. Sono stupito.

Microsoft has also built a virtual assistant like Siri right into Windows 10. It’s called Cortana, and it’s designed to look and feel like an extension of the Start menu, and just like the Windows Phone equivalent, you can also use your voice to search. There’s also an option to enable a “hey Cortana” feature that lets you simply holler questions at your laptop. It’s useful for simple things like the weather, but I found myself mostly using it to demonstrate Cortana to friends and family.

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Le macchine fantasma di Uber

L’app di Uber, al momento di richiedere un autista, mostra sulla mappa dei taxi nelle vicinanze dell’utente. È strano, perché nelle varie occasioni in cui l’ho usata c’erano diversi taxi neri che circolavano a pochi minuti a me, anche quando non mi trovavo in centro ma in quartieri più remoti.

Pare questa informazione, però, non sia particolarmente accurata — sia perché non sarebbe utile a Uber rivelare la posizione geografica precisa dei propri taxi (i concorrenti potrebbero sfruttarla per offrire taxi in luoghi poco coperti dal servizio), sia perché spinge l’utente a credere che un taxi sia disponibile e vicino a lui, anche se in realtà non è vero. Infatti, molti di quei taxi non esistono.

Alex Rosenblatt, per Motherboard:

There is speculation that it’s more likely that this is intentional on Uber’s part, rather than a bug in the system. If a potential passenger opened up the app and saw no cars around, she might take another cab service. But if she saw a cluster of cars seemingly milling around on the same street, she’s more likely to request a ride.

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Evita iTunes

Apple Music è una di quelle cose che ho evitato, dato che con Spotify comunque mi trovo abbastanza bene. Più passa il tempo più spuntano recensioni in rete e più io sono lieto di non averlo attivato: Dalrymple, che si era iscritto, l’ha abbandonato pochi giorni fa descrivendolo come un incubo; molta della sua musica è andata persa nel passaggio alla cloud, e il servizio si è dimostrato inaffidabile e confuso. Come lavorano assieme iTunes, Apple Music e iTunes Match? Perché Apple non ha semplicemente unificato tutto quanto?

iTunes andrebbe, molto semplicemente, accantonato. Qualsiasi cosa abbia a che fare con esso è per me, per esperienze passate, inaffidabile, incasinata e poco piacevole da usare.

Scrive Marco Arment, che è di parere simile:

The iTunes Store back-end is a toxic hellstew of unreliability. Everything that touches the iTunes Store has a spotty record for me and almost every Mac owner I know. […] iTunes is the definition of cruft and technical debt. […]

iTunes’ UI design is horrible for similar reasons: not because it has bad designers, but because they’ve been given an impossible task: cramming waytoo much functionality into a single app while also making it look “clean”.

iTunes is designed by the Junk Drawer Method: when enough cruft has built up that somebody tells the team to redesign it, while also adding and heavily promoting these great new features in the UI that are really important to the company’s other interests and are absolutely non-negotiable, the only thing they can really do is hide all of the old complexity in new places.

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Web Design: I primi cento anni

Quando Maciej Cegłowski (il fondatore di Pinboard) tiene un talk, io ascolto sempre con attenzione. L’ultimo l’ha chiamato “Web Design — The First 100 Years“, e parte dagli aeroplani per arrivare al web parlando di crescita esponenziale, e del web verso cui la Silicon Valley spinge, mai adeguato al presente (che è qualcosa di noioso!), irreale e centralizzato:

The two things you need to know about exponential growth: it lets you get to large numbers very quickly. And it always runs into physical barriers. […] The world of the near future is one of power constrained devices in a bandwidth-constrained environment. It’s very different from the recent past, where hardware performance went up like clockwork, with more storage and faster CPUs every year.

Bellissimo anche questo passaggio, sul web così come l’avevamo concepito: per connettere persone e idee:

The other part of our exponential hangover is how we build our businesses. The cult of growth denies the idea that you can build anything useful or helpful unless you’re prepared to bring it to so-called “Internet scale”. There’s no point in opening a lemonade stand unless you’re prepared to take on PepsiCo.

I always thought that things should go the other way. Once you remove the barriers of distance, there’s room for all sorts of crazy niche products to find a little market online. People can eke out a living that would not be possible in the physical world. Venture capital has its place, as a useful way to fund long-shot projects, but not everything fits in that mold.

The cult of growth has led us to a sterile, centralized web. And having burned through all the easy ideas within our industry, we’re convinced that it’s our manifest destiny to start disrupting everyone else.

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Come vanno le vendite dell’orologio

Tim Cook, durante la conferenza sui risultati del terzo trimestre fiscale di Apple:

Sales of the Watch did exceed our expectations and they did so despite supply still trailing demand at the end of the quarter.

And to give you a little additional insight, through the end of the quarter, in fact, the Apple Watch sell-through was higher than the comparable launch periods of the original iPhone or the original iPad.

Non sappiamo quanti Apple Watch siano stati venduti, ma a meno che Tim non menta (cosa che sarebbe piuttosto grave) possiamo già dire che i fiumi di parole scritti nei giorni passati da analisti e giornalisti sul nuovo flop di Apple sono andati sprecati.

L’Apple Watch, nelle prime nove settimane, ha venduto più di quanto l’iPhone e l’iPad non avessero fatto nel medesimo periodo. La prima iterazione di un prodotto Apple — il primo iPhone, il primo iPad, il primo MacBook Air, il primo, nuovo, MacBook — viene sempre derisa: è inutile, troppo costosa e non offre abbastanza vantaggi rispetto al “vecchio”. L’Apple Watch rispetta questo copione.

Non mi aspettavo vendite stellari dell’orologio — con questo modello Apple piuttosto getta le fondamenta di quello che potrebbe diventare un ottimo business — ma pare stia andando piuttosto bene. In risposta a chi supponeva che le vendite si fossero abbassate dopo la settimana di lancio, Tim Cook:

On the Watch, our June sales were higher than April or May. I realize that’s very different than some of what’s being written, but June sales were the highest. The Watch had a more of a back-ended kind of skewing.

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La tastiera pieghevole di Microsoft, per iPad

Microsoft ha fatto una tastiera pieghevole (Universal Foldable Keyboard), quindi dalle dimensioni ridotte, facilmente trasportabile e perfetta per l’uso con iPad e altri tablet, in movimento. È inoltre resistente all’acqua e ha una batteria ricaricabile che dovrebbe durare tre mesi.

È in vendita a $100, purtroppo solo negli USA al momento. Se usate l’iPad come macchina da scrivere, potrebbe essere la tastiera ideale (a patto che i tasti facciano click click e siano belli da premere, altrimenti tanto vale rimanere sulla tastiera virtuale).

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Chi compra gli iPod nel 2015?

Ne scrive un commesso di Target, grande catena americana. Gli iPod Touch sono i più venduti (seppur con l’arrivo degli iPad Mini le vendite siano calate) acquistati perlopiù per bambini o anziani — serve a giocare, usare YouTube e ascoltare musica —, gli iPod Nano solo da anziani, gli iPod Shuffle come regalo: nessuno lo compra per sé, ma molti credono che un loro amico sarà felice di riceverlo.

Matt Birchler:

The average tech nerd will look at the $149 price of the Nano and compare it to the $199 Touch and wonder why someone wouldn’t spend the extra $50 to get “so much more.” This question simply displays a lack of understanding as to how the market at large currently works. It’s similar to someone saying “why would you buy an iPad when you can buy a Windows laptop of the same price that does more?” You can’t always say what’s best for people to buy based on the raw tech specs.

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Il web che dobbiamo salvare

Hossein Derakhshan, blogger iraniano, venne condannato nel 2008 a vent’anni di carcere per colpa della sua attività di blogger. Quando sette mesi fa è stato rilasciato in anticipo, si è all’improvviso ritrovato di fronte ad un web totalmente diverso da quello che ricordava e per il quale fu disposto ad andare in carcere — basato su social network, e sempre più centralizzato:

The hyperlink was my currency six years ago. Stemming from the idea of the hypertext, the hyperlink provided a diversity and decentralisation that the real world lacked. The hyperlink represented the open, interconnected spirit of the world wide web — a vision that started with its inventor, Tim Berners-Lee. The hyperlink was a way to abandon centralization — all the links, lines and hierarchies — and replace them with something more distributed, a system of nodes and networks.

Blogs gave form to that spirit of decentralization: They were windows into lives you’d rarely know much about; bridges that connected different lives to each other and thereby changed them. Blogs were cafes where people exchanged diverse ideas on any and every topic you could possibly be interested in. They were Tehran’s taxicabs writ large.

Since I got out of jail, though, I’ve realized how much the hyperlink has been devalued, almost made obsolete.

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Quale futuro per il lavoro?

Tim O’Reilly ha indetto una conferenza, Next Economy, su uno degli argomenti più interessanti e attuali (IMHO), ovvero l’impatto della tecnologia (automatizzazione, seria, che stiamo sottovalutando, non quella a cui siamo abituati fatta da macchinari stupidi) sul lavoro.

Scrive su Medium:

AIs are flying planes, driving cars, advising doctors on the best treatments, writing sports and financial news, and telling us all, in real time, the fastest way to get to work. They are also telling human workers when to show up and when to go home, based on real-time measurement of demand. The algorithm is the new shift boss. […]

What is the future when more and more work can be done by intelligent machines instead of people, or only done by people in partnership with those machines? What happens to workers, and what happens to the companies that depend on their purchasing power? What’s the future of business when technology-enabled networks and marketplaces are better at deploying talent than traditional companies? What’s the future of education when on-demand learning outperforms traditional universities in keeping skills up to date?

(Un video sull’argomento: Un futuro senza lavori)

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La morte dei PC non è stata enfatizzata abbastanza

L’era post-PC, derisa da molti, con tablet e smartphone, è arrivata e l’impatto sul mercato dei PC si è rivelato maggiore di quanto molti avessero previsto. Per avere un dato di confronto: Apple ha venduto 61 milioni di iPhone nell’ultimo trimestre, contro 66,1 milioni di PC venduti in totale nel medesimo trimestre.

Wired riporta delle statistiche:

Research outfit Gartner tracked a 9.5 percent decline in shipments in the second quarter of this year compared to the same time a year ago, posting a tally of 68.4 million units. […]

Of all PC makers listed, only Apple saw year-over-year growth of 16.1 percent, IDC said, a jump likely helped by the release of the new MacBook Air and the MacBook Pro in March, and a figure that could climb even higher if Apple’s Retina-screened MacBook is a success. But to put that in perspective, Macs overall accounted for less than 10 percent of Apple’s revenue for that quarter. The iPhone? Almost 70 percent.

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Apple cattura il 92% dei profitti del mercato degli smartphone

Apple vende meno del 20% del totale degli smartphone venduti, ma nonostante ciò cattura il 92% dei profitti (lo scorso anno la percentuale si attestava al 65%, una crescita non di poco!). Samsung, per paragone, ne cattura il 15%. Questo significa anche che qualsiasi altro produttore si ritrova con un margine di guadagno basso se non inesistente (alcuni produttori, come HTC e Microsoft, riportano perdite).

Wall Street Journal:

Neil Mawston, executive director at market researcher Strategy Analytics, said many Android vendors are stuck between low-cost, high-volume brands such as China’s Xiaomi Corp. and Apple’s premium smartphones. […]

Microsoft and Xiaomi aim to profit after phones are sold, through paid app downloads, phone accessories or other add-ons. Samsung also makes money from making components that go into its phones, as well as those of rivals.

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Cos’ho imparato navigando a 32kbps

Gabor Lenard è stato costretto (per circa un mese) dal proprio operatore telefonico ad utilizzare una connessione a 32kbps, dopo aver superato i limiti di traffico mensile. Essendo di professione uno sviluppatore web, ne è uscito dall’esperienza — oltre che logorato, come succederebbe a tutti — segnandosi alcuni accorgimenti che d’ora in avanti prenderà durante lo sviluppo di un sito.

Fra gli accorgimenti che ha preso, ora cerca sempre di sviluppare riducendo la velocità di connessione (lo si può fare in Chrome dagli strumenti per sviluppatori) per rendersi subito conto dei tempi di caricamento:

I always keep this mode turned on for the site I am working on. I need to feel the pain as soon as possible so that I immediately notice the changes that are bad for performance. Additionally, I like that I can easily disable the cache under the “Network” panel (see screenshot above) without having to purge the browser cache.

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Le startup viste dai media

Sul BackChannel (Medium), Aaron Zamost descrive la ciclicità degli eventi con cui il percorso di una startup viene narrato dai media:

A company’s narrative moves like a clock: it starts at midnight, ticking off the hours. The tone and sentiment about how a business is doing move from positive (sunrise, midday) to negative (dusk, darkness). And often the story returns to midnight, rebirth and a new day.

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Apple rivoluzionerà l’assistenza sanitaria?

Secondo Tim Bajarin, con HealthKit e altri prodotti legati in qualche modo alla salute (Apple Watch), Apple starebbe gettando le fondamenta per rivoluzionare il settore dell’assistenza sanitaria — soprattutto il modo in cui i dati medici vengono trattati (e comunicati, fra i vari interessati):

As I look at Apple today and try and peer into its future, I believe they are going to disrupt three other industries very soon. The first one is healthcare. Back in 2012, I don’t think any of us could have seen how Apple would link an iPhone or iPad to the health market. Yes, Apple did show one health app when they introduced the iPad in 2010 and we saw others over the first two years that perhaps hinted at this health connection. But what Apple is doing in health now and, more importantly, how they are positioning themselves to be a key broker of health data between a user and their healthcare providers is a very big deal. […]

Tim Cook and his team are so involved with helping users record their health data and working with the health industry to get that information into a unified format in a safe and secure way so a person’s healthcare provider can be more proactive in dealing with anyone’s health.

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CSS font-family per San Francisco

Craig Hockenberry:

Apple has started abstracting the idea of a system font: it doesn’t have a publicly exposed name. […]

The motivation for this abstraction is so the operating system can make better choices on which face to use at a given weight. Apple is also working on font features, such as selectable “6″ and “9″ glyphs or non-monospaced numbers. It’s my guess that they’d like to bring these features to the web, as well.

Come risultato di questa astrazione, è possibile chiamare il font di sistema del Mac con un nome generico. Invece di fare riferimento a San Francisco, si può fare riferimento (e, siccome deve funzionare anche per app basate su webview, funziona anche sul web) a -apple-system-font.

Ad esempio:

body {
  font-family: -apple-system-font, HelveticaNeue, LucidaGrande;
}

Tutto questo, come specifica Craig, è molto poco documentato al momento (e non supportato da Chrome).

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Gli esperimenti di Microsoft per creare una penna digitale

Microsoft si sta interessando alle penne, digitali. Un articolo di WIRED racconta alcuni dei progetti e esperimenti in corso, fra cui una ricerca per disegni: disegni una mela, e Bing ti risponde con immagini di mele (dubito funzionerebbe con me):

The possibilities are kind of incredible, actually. For instance, the Microsoft team has been experimenting with a search tool that lets you draw your search query. Bathiche sketches a crude Eiffel Tower, and Bing-powered image results populate. OK, what about at night? He scribbles a dark sky, and quickly switches the pen’s digital ink to yellow—lights! The search results change instantly. In another demo, he sketches arrows, shapes, and symbols. Rather than scroll through lists or try to figure out whether he wants “Medium Left Arrow” or “Medium Left Arrow with Big Head,” he just draws what we wants. The app recognizes what he’s making, smoothing out lines and sharpening corners so it looks like an actual arrow.

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Aggiornate Flash

Hacking Team aveva rilevato una grave falla in flash che, invece di segnalare ad Adobe, ha preferito tenere nascosta per poterla sfruttare a proprio vantaggio.

Flash gets updated a lot, often for security purposes. What usually happens is a security firm, or a hacker looking for a bounty, or Adobe itself will find a vulnerability, and the Flash team will quietly patch their software before the exploit becomes widely known. This time, the exploit is already out there, and is quickly making its way into malware tools.

Aggiornate flash subito.

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Hacking Team: cosa dobbiamo temere

Penso ormai tutti i lettori di questo blog siano a conoscenza di quanto successo a Hacking Team, azienda italiana fornitrice, a governi e moltissime altre realtà, di software per la sorveglianza e l’intercettazione di dati (qua c’è lo spiegone de Il Post, per chi ne avesse bisogno). Per avere un’idea più chiara dell’attività ‘losca’ di Hacking Team, guardate questo loro stesso video in cui presentano RCS, Galileo e altri software per iniettare trojans remotamente nei computer dei soggetti interessati, per poi spiarli.

Hacking Team è stato hackerato a inizio settimana, e le email (ora pubbliche su Wikileaks) rivelano dettagli sui soggetti a cui Hacking Team stava fornendo il proprio software (anche governi decisamente non democratici, come il Sudan). Nell’attacco sono stati ottenuti 500GB di file, documenti fiscali e email interne. Ma soprattutto il codice dei programmi di sorveglianza, ora pubblico su GitHub.

Scrive Matteo Flora, riguardo le conseguenza che il leak potrebbe avere su tutti: sui governi e servizi segreti che facevano uso dei programmi di Hacking Team (e sulle indagini in corso), ma soprattutto sulla possibilità che varie entità possano iniziare ad utilizzare il sistema di Hacking Team a loro vantaggio (essendo non troppo complesso — The Intercept aveva pubblicato tempo fa il manuale fornito assieme, per utilizzarlo):

Nel caso non vi fosse ancora chiaro, dal 6 di Luglio uno dei più sofisticati e perfezionati sistemi di intercettazione a livello globale è libero e disponibile a chi ha anche limitate capacità di comprendere ed installare il codice che si trova all’interno dei Torrent. Significa che in capo a pochi giorni assisteremo alla messa online di installazioni di “Black RCS” o “Black Galileo”: installazioni “pirata” del software con bersagli decisi dai criminali. E questi bersagli possono benissimo essere politici, magistrati, competitor o anche – nel caso di paesi diversamente democratici – attivisti e oppositori di regime.

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Perché Facebook ha cambiato le icone

Facebook ha delle nuove icone per indicare gruppi e amici, che mettono una donna in primo piano invece di una figura maschile (come avveniva prima).

Le modifiche alle icone sono state proposte Caitlin Winner, designer manager di Facebook:

As a result of this project, I’m on high alert for symbolism. I try to question all icons, especially those that feel the most familiar. For example, is the briefcase the best symbol for ‘work’? Which population carried briefcases and in which era? What are other ways that ‘work’ could be symbolized and what would those icons evoke for the majority of people on Earth?

(In passato Facebook aveva modificato l’icona delle notifiche (un globo), adattandola alla posizione geografica dell’utente — America, Asia o Europa).

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Non ne hai avuto abbastanza?

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