Il rumore del cinturino

Vogue ha avuto l’opportunità di provare l’Apple Watch prima del keynote, presentato a loro da Ive stesso. Ne deriva un lungo articolo su Jonathan Ive, che rivela le sue ossessioni e personalità:

As you watch Ive walk off, politely thanking people, you recall that he closed up his private presentation by asking you to listen closely to a watchband as it is pulled off and then reconnected. “You just press this button and it slides off, and that is just gorgeous,” he was saying. He encouraged you to pause. “But listen as it closes,” he said. “It makes this fantastic k-chit.” He was nearly whispering. And when he said the word fantastic, he said it softly and slowly—“fan-tas-tic!”—as if he never wanted it to end. This is perhaps Ive’s greatest achievement: not that we can get our email more readily, but that we can stop to notice a small, quiet connection.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Scritti un anno fa: non ci sono articoli, per questa data

Pebble può, da oggi, funzionare come contapassi

L’ultimo aggiornamento al firmware del Pebble, rilasciato oggi, aggiunge all’orologio le funzionalità principali di un Fitbit o Jawbone UP. Potrà analizzare e registrare l’attività dell’utente in background, costantemente e senza grande impatto alla batteria dell’orologio (o così dicono). Jawbone stessa ha realizzato un’applicazione per Pebble che funziona in totale autonomia, senza dover possedere UP1.

È stato anche risolto uno dei problemi che avevo elencato nella recensione, ovvero l’impossibilità di lanciare — attraverso una combinazione di tasti — una o due applicazioni (le preferite) in maniera immediata, senza dover passare dal menù.

È una piccolo update che aggiunge molto a Pebble, che da oggi è inoltre in vendita a un prezzo ridotto: $99. Non so cosa ne sarà di Pebble una volta che l’Apple Watch sarà in commercio, ma io lo trovo — sarò strano — bello. Geek, ma geek come un Casio: può piacere. Ha un aspetto geek retrò2  che mi piace. Il sito — appena ridisegnato — sembra presentarlo alla stessa maniera.

Forse un’alternativa, economica, e poco seria, all’Apple Watch? Una specie di Swatch, ma smart?

  1. A proposito di Jawbone: a inizio settimana hanno aggiornato l’applicazione per iOS per funzionare senza alcun braccialetto UP, semplicemente sfruttando i dati raccolti dallo smartphone. I device per il fitness tracking probabilmente hanno i giorni contati, dato che i medesimi dati possono — o potranno — essere raccolti dallo smartphone e smartwatch.
  2. Sì, neppure pure io un’idea chiara di cosa voglia dire scrivendo ciò.

PERMALINK 3 COMMENTI TWEET

Sul futuro di Apple e Google

Non so quale delle considerazioni che Steve Cheney ha scritto, sul futuro di Google e Apple, riportare perché sono tutte estremamente interessanti. Quindi andate a leggervi l’articolo per intero.

Android is now the operating system of the world. It dominates any non-Apple, non-PC application. We still think of Android as a smartphone OS. But almost everything truly smart will run Android – new TVs, IoT devices, your home appliances etc. [...]

It’s provocative to think about where Apple and Google each go next. In mobile there’s a term called ‘permissionless innovation’, the basic  premise of which is you don’t need anyone else’s permission to innovate. The beauty of the modern mobile era is that it isn’t held back by anti-innovators like the carriers or monopolists like Microsoft and Intel who gated the pace of innovation in previous platform eras. The mobile stack has decoupled these previous incumbents from control.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno ?

Quanto è dipendente dall’iPhone l’Apple Watch?

A Blog To Watch, un blog dedicato a orologi, ha recensito l’Apple Watch. Le considerazioni sulla qualità dell’oggetto, dalla prospettiva di una persona abituata a recensire Rolex, sono molto interessanti e, soprattutto, positive. Non è la prima recensione di un appassionato di orologi che si dichiara positivamente impresso dal design dell’Apple Watch.

La recensione include anche alcuni dettagli interessanti, come una (semi) risposta a una delle mie domande non risposte sull’oggetto: quanto sarà indipendente dall’iPhone?

A good example is during exercise. Apple indicated to me that you don’t need to take your phone around with you while you exercise, unless you require GPS functions. The Apple Watch can store some media, such as songs, independently on the device (the internal storage of the Apple Watch has yet to be announced), and it can track a lot of exercise and movement data without being connected to an iPhone. Once paired again, the Apple Watch shares data with the host apps on the phone.

Apple actually made clever use of the Apple Watch’s relationship with the iPhone. Apple Watch users will install an Apple Watch app on their iPhone, which will be used to download apps onto the watch as well as likely manage Apple Watch settings. A user’s iPhone is also used to help with computational demands. Apple cleverly pushes a lot of processor needs to the phone in order to preserve Apple Watch battery life. Thus, the Apple Watch is snappier, with longer battery life because a lot of tasks can be off-loaded to the host phone.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Il ritorno dei podcast

Negli ultimi anni sembra che i podcast siano ritornati un auge, da trasmissioni per pochi appassionati a qualcosa di più grande e più facilmente fruibile dal pubblico generale (nonostante per me continuino ad essere generalmente troppo lunghi e con poco editing). La facilità è dovuta sia agli smartphone, che a connessioni mobili più veloci e economiche e, soprattutto, si deve a tool sia di ascolto che di creazione che ne hanno facilitato l’esistenza e diffusione.

Ne scrive il Washington Post:

Despite some early enthusiasm, podcasts faded in popularity in the early 2000s, partly because of the many steps required to download them and play them in a vehicle. The introduction of the iPhone in 2007 changed that, making podcasts as convenient to access as a Netflix show. It’s easier to play them in cars, too, as automakers build wireless media functions into more and more models. And faster WiFi and mobile data speeds have made podcasts a snap to stream. [...]

This is where radio syndication was 30 years ago, and this is just the beginning,” said industry veteran Norm Pattiz, chief executive of celebrity podcast channel PodcastOne. “What Netflix did for video is what podcasts are doing for radio today.

Mi mancano i tempi di Brevi accenni, e da un po’ di tempo sto considerando l’idea di ricominciare a registrare un podcast.

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Apple Pay e l’Europa

Come Passbook, Siri (tuttora estremamente limitata in lingua italiana) e molti altri servizi che Apple ha lanciato negli ultimi anni, Apple Pay sembra essere stato pensato per gli Stati Uniti prima, e per il resto del mondo dopo. Non sappiamo quando e se arriverà in Europa, anzi: potrebbe benissimo succedere che chi acquista un iPhone 6 oggi non riesca a sfruttarne il chip NFC per mesi e mesi, e magari neppure prima dell’arrivo di un nuovo iPhone 6S.

Macworld inoltre ipotizza che i vantaggi, per gli utenti europei, siano relativi. L’uso delle carte di credito è differente, e spesso ne possediamo una sola (non decine, come mostra il video di lancio di Apple Pay):

On its website, Apple touts that fact that Apple Pay will save you time, by not forcing you to search for your wallet and then find the right card. These concerns, too, are specific to the United States. On average, Europeans carry only 1.46 payment cards (more than two thirds of which are debit cards). In the US, people have more than twice as many cards; 14% of Americans had more than ten cards in 2007. Credit cards are much less common in Europe (though adoption rates vary by country), and most people only have payment cards with their banks.

A riguardo: ho fatto un esperimento applicando un chip NFC al mio Pebble. Pagare per la metropolitana, i bus e quegli acquisti impulsivi e minori che facciamo senza riflettere risulta davvero semplice e immediato con un orologio. Lo stesso vale con uno smartphone: credo l’NFC possa rivelarsi utile anche per l’utenza europea — anche se possiede meno carte di credito, e ne fa un uso più moderato. Il grosso punto interrogativo di Apple Pay è quando?

Sono stato in grado di sfruttare l’NFC grazie al fatto che mi trovo a Londra: non credo avrei potuto fare lo stesso in Italia, o in una qualsiasi altra città inglese. Come Passbook, Apple Pay rischia di rimanere una tecnologia utile e bella in teoria, ma in pratica adottata da nessuno.

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Violare il copyright è naturale

Massimo Mantellini ha scritto un libro, “La vista da qui: appunti per un’internet italiana“, in qui c’è un capitolo dedicato ad alcune questioni relative al diritto d’autore. Il Post ne ha ripubblicato un estratto:

Lawrence Lessig, a nome di alcune associazioni culturali che davanti alla Corte Suprema si opponevano a questa ennesima estensione [estensione della durata del copyright di altri vent’anni, per evitare che Topolino e altri loro prodotti diventassero di pubblico dominio nel 2005], propose alla Corte un calcolo prodotto dal professor Mark Lemley dell’Università della California, che io cito ogni volta che posso e che con Topolino c’entra apparentemente assai poco. Si tratta di un conteggio rapido che rende molto bene un’idea altrimenti difficile da capire.

Nel 1930 sono stati editi in America 10.027 libri; quanti di questi erano ancora in circolazione nel 2000? Il numero esatto è 174. I restanti 9853 libri non generavano quindi alcun introito per i loro autori o per i loro eredi. Se nel 2005, come previsto dalla precedente norma, quei 9853 libri fossero passati nel pubblico dominio avrebbero potuto essere stampati da chiunque, ma anche messi online, trascritti, utilizzati liberamente senza alcuna limitazione. Moltiplicate quel numero per i vent’anni della nuova copertura, moltiplicateli per il novero di altri contenuti (musica, testi teatrali, film, ecc.) e otterrete il peso esatto di quanta cultura condivisa è stata sottratta ai cittadini per tutelare gli interessi della Walt Disney Corporation e di altri soggetti analoghi.

PERMALINK COMMENTA TWEET

16 GB a discapito dell’usabilità

Proprio non mi va giù che il modello base dell’iPhone abbia — pure quest’anno — solamente 16 GB di capienza. Una capienza che con l’iPhone 6 sarà ancora più limitante, dato che le foto avranno una qualità superiore (e di conseguenza occuperanno più spazio). Come al solito, questo è un problema che sarà facilmente ovviato dagli utenti Pro, che conoscono le alternative e i trucchi per sfruttare al meglio il device, ma l’utenza non geek invece proverà frustrazione e fastidio quando non potrà aggiornare all’ultima versione di iOS perché il device non ha sufficiente spazio libero, o quando la fotocamera li avviserà che lo storage di sta esaurendo.

Ne risente l’esperienza utente, come scrive Lukas Mathis:

The people most likely to buy it are probably precisely the ones least likely to understand that they need to manually manages the pictures they take so they won’t fill the limited space on their device. [...]

A 16GB iPhone has about 12 Gigabytes of usable space. The iPhone 6 has a 8MP camera; that should translate to between 2 MB and 4 MB per picture. If you do nothing else with your phone — install no games, record no movies, do nothing at all — your phone will be full after you’ve taken about 4000 pictures. If you take a few pictures of your cat every day, eventually end up with a phone that effectively stops working, and don’t know how to solve that problem, this is a terrible user experience.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Perché il tuo prodotto non sarà perfetto come quello di Apple

Su Medium, una spiegazione del perché per una startup è quasi impossibile (se non eccessivamente costoso) riporre la stessa attenzione nei dettagli che Apple ricerca nei suoi prodotti:

What happened when Apple wanted to CNC machine a million MacBook bodies a year? They bought 10k CNC machines to do it. How about when they wanted to laser drill holes in MacBook Pros for the sleep light but only one company made a machine that could drill those 20 µm holes in aluminum? It bought the company that made the machines and took all the inventory. And that time when they needed batteries to fit into a tiny machined housing but no manufacturer was willing to make batteries so thin? Apple made their own battery cells. From scratch.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Come sono cambiate le tab di Apple.com

In apparenza un argomento poco interessante, in realtà rivelano molto. Con l’ultimo redesign di Apple.com ne è stata introdotta una nuova (Watch), mentre Lucida Grande — il font di scelta — è stato abbandonato in favore di una variante proprietaria di Myriad. Mentre oggi sono principalmente dedicate all’hardware, un tempo era il software (es. QuickTime, Mac OS X, iTunes) a occuparle:

With the release of the iPhone in 2007, the tabs became more hardware-centric, with Mac and iPhone getting their own tabs.  With the introduction of the iPad in early 2010, the center of the tabs became all hardware lines, with the exception of iTunes (both software and a service).

And, of course, this week Watch joins the lineup. It seems a little odd not to use the full product name Apple Watch or<Apple logo>Watch, especially since Watch is both a noun and a verb.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Tonx diventa Blue Bottle

Tonx, quel servizio che vi invia del caffè a casa ogni due settimane, di provenienza e qualità diversa ogni volta, è stato acquistato da Blue Bottle alcuni mesi fa. Da oggi la transizione è ultimata, e Tonx è ufficialmente Blue Bottle. Blue Bottle è quella che, alcuni, definiscono come la Apple del caffè. Tonx è quello che, il sottoscritto, definisce come il miglior servizio a cui si sia abbonato nell’ultimo anno.

Iscrivetevi da qua, e riceverete $5 di sconto sul primo pacco.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Pebble 2.5

Parlare di Pebble dopo l’Apple Watch è un po’ come parlare di Palm dopo l’iPhone, comunque: hanno aggiornato il software, che aggiunge funzioni incredibilmente complesse come il supporto alle emoji (prima non visualizzate, ma rimpiazzate da un quadratino) e ne introduce almeno una utile: la possibilità di cestinare le notifiche ricevute sul Pebble, in modo che vengano cancellate dal Notification Center del proprio iPhone.

PERMALINK COMMENTA TWEET

16 GB

Che il modello base dell’iPhone 6 abbia solamente 16 GB di storage è, a mio parere, vergognoso. John Gruber ha messo questo dato in prospettiva con le restanti specifiche dell’iPhone 6:

The original iPhone, seven years and eight product generations ago, had an 8 GB storage tier. The entry-level iPhones 6 are 85 times faster than that original iPhone, but have only twice the storage capacity. That’s just wrong. This is the single-most disappointing aspect of the new phones.

PERMALINK COMMENTA TWEET

iOS 8: trucchi e dettagli

Una buona lista di Macstories con molte delle nuove funzioni che iOS 8 introduce, da quelle più pubblicizzate ad altre minori:

You can now see battery usage on a per app basis for the last 24 hours or last 7 days. Go to Settings > General > Usage > Battery Usage.

PERMALINK COMMENTA TWEET

1Password per iOS è diventato gratuito

Se non lo scaricate all’istante siete folli.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Come Steve Jobs avrebbe presentato l’Apple Watch

Jong-Moon Kim ha provato a riscrivere la presentazione dell’Apple Watch, immaginando come Steve Jobs l’avrebbe rivelato al pubblico:

Jobs: What’s more natural than a glance? Look at your wrist right now. That’s right. (Audience chuckles) Look down and then look up. How long did that take? Half a second?

It’s the most natural thing in the world. To look at your wrist.

Who fumbles around in their pockets? People who are disorganized. People with time to spare.

Me? I don’t have time for that. (Laughter)

With this new product, you won’t have to. (Steve glances at his wrist)That’s it. No more fumbling. Just glance. That’s it.

Are you getting this? Do you get it? (Cheering rises)

Today, Apple reinvents the watch. We’re calling it: iWatch.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Perché 9:09

Uno di quei piccoli dettagli che ci fanno apprezzare Apple: in tutte le immagini pubblicitarie, l’Apple Watch segna 9:09 come orario corrente. La scelta non è casuale, come non lo era la scelta su iPhone e Mac; il suo significato si svela notando l’orario scelto dai classici produttori di orologi. Rolex è famosa per avere impostato i suoi su 10:10, Timex su 10:09:36. Apple si suppone abbia scelto 9:09 per indicare come l’Apple Watch sia in anticipo sui tempi, sulla concorrenza; avanti rispetto alle alternative analogiche.

Ne scrive Quartz:

Every iPhone, including the new iPhone 6 models that were unveiled along with the Apple Watch, has displayed 9:41 in product shots and advertisements. That was roughly the time of day when Apple founder Steve Jobs unveiled the first version of the phone to the world. Apple’s calendar app used to display July 17 on its icon because it was released on that day in 2002.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Namecheap regala domini internet agli studenti

Se siete degli studenti (per ora solo in UK o USA) Namecheap vi regala un dominio internet .me, oppure potete acquistare un .com a cinque dollari.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Ci stanno in mano i nuovi iPhone?

Se le dimensioni dei nuovi iPhone vi perplimono, qua trovate un PDF da stampare per provare a vedere come vi stanno in mano. iPhone 6 da 4.7″ accettabile, iPhone 6 Plus da 5.5″ lo lasciamo invece — fate i bravi — sugli scaffali degli Apple Store.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Un anno fa, oggi

I giornali investono poco o nulla nel loro archivio. Le notizie vengono spesso dimenticate passata l’ora in cui sono state pubblicate e una volta trascorsa una settimana o un anno è probabile che nessuno se le andrà più a rileggere.

Eppure, spesso, restano attuali e interessanti. Per questa ragione, come ho in più occasioni scritto, mi capita di riproporre su twitter i post di un anno fa: la maggior parte delle volte ottengono lo stesso successo di quelli appena pubblicati.

Quindi, con questo obiettivo in mente, di dare un po’ di vita all’archivio: una (nuova) piccola sezione nella homepage di Bicycle Mind — fra il primo post e il successivo — li ripropone in automatico. Magari, può darsi che le notizie di un anno fa si rivelino anche più interessanti di quelle del giorno.

PERMALINK COMMENTA TWEET