Le foto che Instagram censura

Ha raccolto un po’ di storie BuzzFeed. In molti dei casi le foto (e gli account) sono state ripristinate, ma non c’è stata una spiegazione del perché siano state in primo luogo censurate:

While the company appears committed to its current standards, there may be a chance that the company will alter its guidelines in the future. Last June, Facebook, Instagram’s parent company, changed its policy on nudity and obscenity, in particular to allow exposed nipples in breastfeeding photos.

For now, though, some are concerned that Instagram – which has given hundreds of millions of people a window into the worlds of others – might be reflecting mainstream norms and double standards rather than allowing its users to express themselves freely. In particular, in its earnest attempts to build a safe, all-ages community, the network could be censoring its largest user base: women.

Relativo: Quelli che di lavoro devono guardare il porno.

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Force Touch arriverà solo su iPhone 6s Plus

Questo secondo le indiscrezioni di MacRumors. Rumor per me infondato — o che spero si riveli tale —, per la semplice ragione che Force Touch influenzerà il modo in cui interagiamo con l’iPhone. Mentre display Retina e non poteva essere un’opzione (per facilitare la transizione a display solo Retina1), Force Touch introdurrà nuove “gesture”, nuove modalità d’interazione. Complicherebbe solamente le cose frammentare il funzionamento di iOS.

Se Force Touch arriverà su iPhone, arriverà su tutti gli iPhone.

  1. Transizione ancora in corso sui Mac, oramai conclusa su iPhone/iPad

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Il problema degli artisti non è Spotify, ma le case discografiche

Le critiche alla ‘sostenibilità’ di Spotify e altri servizi di streaming rispuntano con frequente cadenza. Spesso si parla di microguadagni, o stream di centesimi per gli artisti, ma come un articolo su Medium fa notare il problema — più che Spotify — è legato all’industria discografica, alle etichette discografiche e a come, semplicemente, gli artisti non siano proprietari della loro musica:

The reason artists don’t get paid from streaming services is that they don’t own the music that they record. Spotify isn’t holding on to that money! They don’t have some Scrooge McDuck money-swimming-pool in the basement of their Manhattan digs. They are legally required to pay money to the rights holders, and they do!

The best part is that the labels are part-owners of the streaming services. When Spotify is acquired, the labels are gonna make a boatload of money (they all have shares in the company), and not a dime is getting passed on to the artists (nor should it).

Relativo: È incredibile che l’industria discografica sia mai esistita.

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Il nuovo focus di Microsoft

Dall’Economist:

What are you on? The ‘fuck Windows’ strategy?” Back in the late 1990s, when Bill Gates was still Microsoft’s boss, any employee who had the temerity to suggest something that could possibly weaken the firm’s flagship operating system was sure to earn his wrath. Even after Steve Ballmer took over from Mr Gates in 2000, that remained the incontestable law at the company’s headquarters in Redmond, in Washington state. Everything Microsoft did had to strengthen Windows, to make it ever more crushingly dominant. Many of the company’s best innovations were killed because of this “strategy tax”, as it was known internally.

Today the rules are different in Redmond. The new boss who took over last year, Satya Nadella (pictured, centre, with Mr Gates to the left and Mr Ballmer on the right), recoils when he hears the term “strategy tax” and says he now tells his staff simply to “build stuff that people like”.

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thisismarkdown.com

Fantastica introduzione a markdown, la più chiara su cui sia mai inciampato in rete. Inviatela a chiunque ne abbia bisogno, a tutti quelli che vi inviano .doc e prendono appunti su Microsoft Word. Aiutateli.

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Il bottone fisico per l’acquisto istantaneo su Amazon

Amazon ha introdotto, in America, e per gli abbonati a Prime, Dash: un bottone fisico, reale, e persino adesivo, per acquistare un oggetto istantaneamente su Amazon. C’è per il detersivo (da incollare sulla lavatrice, come suggeriscono loro), per l’acqua, il dentifricio, le cialde del caffè e cose simili — che spesso uno si dimentica di comprare.

(Un bottone simile, ma configurabile per qualsiasi compito: Flic)

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Blogging effimero

Thomas Brand ha aggiornato il suo Egg Freckles, facendo in modo che i linked-post spariscano dal sito passato un certo periodo. In altre parole, ha costruito un blog effimero, senza archivi, i cui post (quelli che rimandano ad articoli esterni, come questo) hanno una data di scadenza:

For the last five months I have been practicing a new way of blogging. Articles of reference receive a permalink with a link on my homepage and a link in my RSS feed. Quotations and comments are displayed in full on the homepage and in the RSS feed, but do not receive a permalink of their own. As I write, older quotations and comments are pushed down the homepage and lost from the site forever.

Perché? Per preoccuparsi di meno della scrittura, e scrivere con più leggerezza. Non è un esperimento che metterei io stesso in atto, ma è senz’altro interessante da osservare (e da considerare, come opzione).

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ifo Apple Store chiude

ifo Apple Store (dove ifo sta per in front of) chiude dopo 14 anni di attività. Gary Allen lo aprì nel 2003, quando gli Apple Store erano ancora una novità, e quando fare la notte per l’inaugurazione di un nuovo store era una cosa nuova:

After following Apple retail for 14 years, I’ve reached a happy ending, and am gracefully backing away from the crazy world of following the company and its stores. No more stories or analysis, or flying out to far-flung locations to join overnight crowds,waiting for the excitement of new store opening (NSO). I began this Web site as simply a way of celebrating the fun of grand openings and the close friendship of the people I met when I arrived in a new country or city. My first overnight camp-out was with my son Devin on the sidewalk in front of the epic Palo Alto store in October 2001, I continued to other store openings with him in China, Australia, UK and other countries. I’ve visited over 140 stores around the world. I even drove cross-country back in 2011 to celebrate the chain’s first store. Along the way, I have enjoyed every experience and personal encounter. I’ve met and corresponded with people from every continent who share my enthusiasm for Apple, its employees and products. Back in 2001, It seemed like I was the only person studying the stores. In fact, most onlookers were skeptical of the stores’ future success.

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Anteprima di Citymapper per Apple Watch

Apple Watch — APP

Anteprima di Citymapper per Apple Watch

Okay, sono un po’ noioso e (eccessivamente?) entusiasta di Citymapper (il link porta a una mia “lode”), ma è davvero un’applicazione fantastica, che dovreste già avere su iPhone. La versione per Apple Watch — di cui sono stati pubblicati degli screenshot su Medium, e della quale già parlammo — promette altrettanto bene.

Citymapper per Apple Watch non sembra rimandare di continuo alla controparte su iPhone (una sensazione che ho spesso, su Pebble), al contrario è un esempio di applicazione che risulta quasi più naturale su smartwatch che smartphone:

We’ve learned on mobile that users turn the app on and off multiple times during use.

This is the nature of transit information when you move across the city. You need snippets of information. Different things at different times, depending on where you are along the way.

A wearable is perfect for the step-by-step nature of transit info.

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Il mio anno a derubare il web assieme al Daily Mail

James King è stato un giornalista del Daily Mail per circa un anno, prima di abbandonarlo esasperato dalle pratiche giornalistiche (scorrette) del quotidiano che ha raccontato nel dettaglio su Gawker, in un pezzo intitolato “Il mio anno a derubare il web assieme al Daily Mail”.

Una tipica giornata lavorativa, per James, funzionava così:

Quando sei libero di scrivere una storia, semplicemente gridi “sono libero” e l’editore ti assegna un link da un’articolo in lista. In molti casi, il link è accompagnato da un titolo ad effetto che il giornalista deve adottare — e che può o non può essere accurato.

Durante un turno di 10 ore lavorative in media mi venivano assegnati quattro o sette articoli di questo tipo. Al contrario delle altre testate per cui ho lavorato, ai giornalisti non veniva richiesto di sviluppare narrative proprie, né di citare le fonti. Ci venivano assegnate storie scritte da altre testate e essenzialmente ci veniva richiesto di riscriverle.

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Come il New York Times evita di mostrare pubblicità negli articoli relativi a tragedie

Interessante, con un solo tag meta:

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Siamo pronti per aerei che si guidano da soli?

Non è che siamo pronti: più o meno ce li abbiamo di già. Gli aerei su cui viaggiamo oggi sono perlopiù automatizzati; uno studio (segnalato da Vice) riporta che in media un pilota spende 7 minuti del volo a “pilotare” l’aereo. Non è neppure che la scelta sia o completa automatizzazione o nulla: l’idea è che vi sia un pilota in cabina (se non altro sugli aerei di linea) e un co-pilota — un robot (o un gruppo di piloti) — a terra.

Scrive Vice:

It doesn’t have to be an either/or proposition. A purely auto piloted plane would probably crash from time to time, but leaving complete control of the plane to those on board, 100 percent of the time, hasn’t worked either.

So Cummings and others have looked into a system in which one pilot is in the cockpit, and the other is a robot—or at the very least, a group of humans—on the ground. For one, it would eventually save a massive amount of money for airlines in terms of pilots’ salaries, which is why it’s attractive to airlines (whether we want to automate pilots out of existence is another question). But, secondly, it could prevent disasters like this week from occurring.

Come rivelano alcuni brevetti, Boeing sta lavorando a un sistema che permetterebbe di comandare l’aereo da terra — e in caso di problemi, di assumerne il controllo.

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Text-Shots con Instapaper

Con l’ultimo aggiornamento dell’app per iOS Instapaper ha introdotto i text-shots, aka screenshot del testo. Io, che già utilizzavo Instapaper per fabbricarli in maniera rudimentale, sono felicissimo.

(Mentre la cosa dello speed-reading continuo a non capirla)

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16 smartphone che avrebbero dovuto uccidere l’iPhone

Divertentissima galleria. Il Palm Pre! Chi si ricordava che fosse mai esistito? (titolo alternativo: 16 smartphone di cui a malapena ricordo il nome).

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Facebook inizierà a ospitare sulle sue pagine i contenuti di alcune testate

Fra alcuni mesi Facebook avvierà un esperimento (a cui hanno già aderito il The New York Times, BuzzFeed e il National Geographic) per ospitare i pezzi di alcune testate direttamente nelle sue pagine:

Facebook has said publicly that it wants to make the experience of consuming content online more seamless. News articles on Facebook are currently linked to the publisher’s own website, and open in a web browser, typically taking about eight seconds to load. Facebook thinks that this is too much time, especially on a mobile device, and that when it comes to catching the roving eyeballs of readers, milliseconds matter.

Che meraviglia, eh? Purtroppo è più o meno la situazione di cui parlava Matt Buchanan in Content Distributed — che ricorda molto i canali televisivi, e (molto) poco internet:

When all content lives wholly and completely on Facebook (or Yo or Tumblr or Push for Pizza) who cares where it comes from? […]

What we’ll have, at best maybe, are channels in a single viewfinder, probably one owned by Facebook, sort of like the screen on the back of an airplane seat: Maybe you’ll watch the BuzzFeed comedy channel, then be shown the New Yorker reporting channel when an algorithm detects you’re feeling Ambitious or Smart, until it sees that you’re not all that engaged with the Dexter Filkins’ account of the latest skirmish in Iraq (you didn’t even look at the share buttons), so then maybe you’d like to peek the NBC Universal reality channel (you did Like Top Chef the other day) or the Vice Noisey channel for some music to perk you up since you were listening to some weird dance stuff through Spotify the other day. The future may be unevenly distributed, particularly for producers, but not for their content: it will be smoothly, cleanly, perfectly so.

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FeedPress

È da più di un anno che gestisco il feed rss di questo blog con FeedPress e non potrei che esserne più soddisfatto. FeedPress offre ottime statistiche (che senza farmene nulla — come sempre con questi dati — mi diverto a guardare) sul numero di abbonati al feed, sui feed reader utilizzati dai lettori e sulla lettura e apertura di ogni singolo articolo. L’interfaccia per la gestione è piacevole e facile da navigare, sicuramente superiore a quella del morente Feedburner (dal quale si possono importare i feed).

Non è gratuito, ma è anche l’unica alternativa valida a Feedburner.

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La traduzione italiana di ‘Becoming Steve Jobs’ uscirà il 7 Aprile

La traduzione in italiano di Becoming Steve Jobs si intitolerà Steve Jobs Confidencial, uscirà il 7 Aprile ed è già preordinabile su Amazon. Becoming Steve Jobs è una nuova biografia su Steve Jobs che sembra promettere bene e che, forse, potrebbe riuscire a risollevarci dalla delusione di quella originale.

FastCompany ne ha pubblicati diversi estratti, durante la settimana. Ne segnalo due: quello in cui si parla di uno Steve Jobs più empatico (rispetto a quanto la narrazione comune racconti), e “The Evolution of Steve Jobs“:

Steve was always changing. Thinking of him this way casts him in a very different light from the more common view of him as a stubborn force of nature. It reframes what those of us fascinated by and engaged in business can draw from his example. If you search for “Steve Jobs” books on Amazon, you’ll find that most carry such titles as Steve Jobs: Ten Lessons in Leadership or The 66 Secrets of Steve Jobs: The Most Complete Step-by-Step Guide Ever Written on Becoming the Next Steve Jobs. Book publishers clearly believe that readers are dying to mimic a magical “Steve Jobs Recipe for Success.” (One possible exception: Steve Jobs Returns With His Secrets, which is, according to its jacket copy, a “spiritual interview with Steve Jobs, conducted just three months after his death.”)

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La migliore interfaccia è l’assenza di interfaccia

The Verge ha pubblicato un estratto di The Best Interface Is No Interface, un libro sulla nostra ossessione per interfacce e schermi. “There’s an app for that”, ma non significa che un’app sia la via più semplice per risolvere le cose, anzi — a volte un’interfaccia è una complicazione aggiuntiva, che aggiungiamo solo per ossessione:

Avoiding a digital interface means you don’t waste time learning, troubleshooting, and using a screen you don’t need to be using anyway. That’s good design thinking, especially when designing around common tasks.

È in reading list.

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I 10 anni di Melamorsicata

Oggi Melamorsicata compie dieci anni. Sono dieci anni che Kiro — che seguo (e apprezzo) da allora — ci scrive tutti i giorni, con una media di 6 articoli al giorno (si è affaticato non poco!):

A 10 anni di distanza da quel giorno sono ancora qua. Con la differenza di oltre 21.200 articoli scritti sull’argomento. Una palestra quotidiana che non si è fermata mai. Non c’è stata febbre, festa, laurea, Natale, vacanza estiva che mi abbi fermato. Ogni giorno, tutti i giorni degli ultimi 10 anni, è apparso almeno un articolo al giorno sull’argomento.

Non che sia andata sempre tutto bene. L’inesperienza dei primi tempi e la fretta di raccontare mi hanno spinto a non fare sempre un buon lavoro. Ma la voglia c’era sempre ed è cresciuta nel tempo. […]

Ho iniziato questo blog perché volevo costruirne uno che a me sarebbe piaciuto leggere. Non sono mai riuscito a convincermi a pianificare una strategia ben precisa e attenermi a quella. Ho sempre dato voce solo alla passione. Questo mi ha portato dove sono ora. Qui, forse da nessuna parte, forse più in alto di quanto meritassi.

A pensare che, fra non molto, questo blog avrà dieci anni a sua volta un po’ mi inquieto.

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