Leggere ‘Guerra e pace’ sull’iPhone

Clive Thompson difende la lettura su schermi, tant’è che lui è arrivato al punto di leggersi Guerra e pace sull’iPhone:

The phone’s extreme portability allowed me to fit Tolstoy’s book into my life, and thus to get swept up in it. And it was being swept up that, ironically, made the phone’s distractions melt away. Once you’re genuinely hankering to get back to a book, to delve into the folds of its plot and the clockwork machinations of its characters, you stop needing so much mindfulness to screen out digital diversions. The book becomes the diversion itself, the thing your brain is needling you to engage with. Stop checking your email and Twitter! You’ve got a book to read!

In realtà pure io oramai leggo non solo saggi ma anche narrativa dall’iPhone, cosa che mi permette di leggere nei momenti morti in cui altrimenti aprirei Instapaper o Twitter, o nel chaos della metropolitana (in piedi).

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Chi possiede i tuoi passi?

BuzzFeed:

As more people monitor every part of their health with gadgets and apps, a debate is emerging over a key question: Who owns the resulting data? A small but growing number of consumers, who’ve literally sweated for that information, say device makers should give them the tools to export, analyze, and delete the data as they please. But some of the leading fitness-tracking services haven’t done much to make it easy to download data or integrate it into other systems — partly because they don’t think most customers want to view their steps in massive Excel spreadsheets, and partly in a bid to keep them from taking their steps to a rival.

Una delle ragioni che mi spinsero ad abbandonare il contapassi Fitbit fu la loro policy riguardo i miei dati: non potevo esportarli, se non abbonandomi all’account Pro (sui $50 annuali). Dopo aver pagato per il contapassi, loro si tenevano pure i miei dati.

L’esportazione è importante perché permette di spostare i dati raccolti su servizi che magari li analizzano meglio, e di non rimanere per forza legati all’analisi o presentazione dei dati offerta dal produttore del dispositivo. Mentre RunKeeper, Jawbone, e Apple offrono metodi per esportare i propri dati altri, come Google Fit e Nike+ Fuel, se li tengono ben stretti.

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Disegnare un sito con il material design di Google, facilmente

Google ha rilasciato Material Design Lite, una libreria di componenti (HTML, CSS e JS) che permette di creare con sforzo minimo un sito web basato su material design. La libreria include bottoni, checkbox, cards, ma anche una griglia, slider, tab, icone, gestione curata della tipografia e molto altro.

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Scatole bianche

Apple si sta preparando a rimuovere dai propri store gli accessori di terze parti che non hanno scatole bianche (tradotto: la cui confezione non sia stata approvata da Apple). Riporta 9to5mac:

Apple has been working with select third-party accessory makers over the past six months to redesign boxes so that the experience more closely matches the boxes of Apple’s own products…

È il caso?

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Il Black Friday di Amazon: Prime Day

Per celebrare il suo ventesimo compleanno, Amazon ha indetto il 15 Luglio un “Prime Day”, ovvero una giornata in cui diversi prodotti saranno venduti a prezzi scontati. Gli sconti saranno accessibili solo agli abbonati ad Amazon Prime, ma pare saranno davvero numerosi (in quantità superiore a quelli del Black Friday).

Se il 15 Luglio vi fate prendere dallo spirito consumista, fatelo partendo da qua (così supportate il blog, senza fare nulla).

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Cosa cerchiamo

Il New York Times ha analizzato i dati che Google ha recentemente rilasciato relativi alle chiavi di ricerca più popolari del suo motore. Google rilascia i dati aggregati e anonimizzati, minuto per minuto (qua sta la novità: Google prima li rilasciava relativi a giornate, senza granularità maggiore), sulla popolarità di una determinata chiave di ricerca in un determinato momento della giornata. Questi dati, in altre parole, rivelano cosa cerchiamo:

The data shows that the hours between 2 and 4 a.m. are prime time for big questions: What is the meaning of consciousness? Does free will exist? Is there life on other planets? The popularity of these questions late at night may be a result, in part, of cannabis use. Search rates for “how to roll a joint” peak between 1 and 2 a.m.

L’analisi condotta dal New York Times si basa sopratutto su dati relativi a New York, ma gli stessi pattern possono essere ritrovati in altre città — fuori o dentro gli Stati Uniti (ad esempio, di mattina cerchiamo tutti le notizie). Con alcune differenze:

One interesting cultural difference I found is in what we do during lunch. Which searches spike around 12:30 on weekdays? In New York and most places in the United States, there does not seem to be a consistent lunchtime activity, but in other countries there are clear patterns. In Britain, people catch up on the news. In Japan, there is a noticeable rise in travel planning. In Belgium, it’s anything shopping related.

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Il problema non è Safari, ma la mancanza di scelta su iOS

Recentemente diversi sviluppatori web si sono lamentati dello stato di Safari — e della lenta adozione di tecnologie web che altri browser (come Chrome) sono più celeri nel supportare. Il problema, suggerisce Kenneth Auchenberg, si fa più accentuato perché Apple ancora non permette, nel 2015, di impostare un browser diverso da Safari su iOS — né esiste un’alternativa, dato che Chrome su iOS non è davvero Chrome: è sempre Safari, ma con una UI diversa.

Ciò costringe l’intera piattaforma a rimanere ferma allo stato del web che Apple ritiene soddisfacente:

It’s limiting the browser-vendor competition on Apple’s iOS platfrom, as Apple are the only one allowed to innovate within the browser engine. […]

It’s creates a big overhead for web developers as they forced to cater for mobile Safari’s slow update cycle, with hacks and workarounds for bugs and issues, that are fixed in other browsers. This is where the “new IE” reasoning has it’s roots.

La cosa è ridicola e sinceramente questa imposizione di stock apps (client di posta, anche) sarebbe ora che finisse.

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Come abbinare i font

Designmodo ha raccolto alcuni siti bellissimi, e ne ha analizzate le scelte tipografiche, spiegandole anche a chi ne sa poco — quali abbinamenti di font risultano vincenti, e gli accorgimenti di line-height o letter-spacing che sono stati presi.

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Safari è il nuovo Internet Explorer?

Nolan Lawson si lamenta della lentezza e reticenza con cui Safari sta adottando tecnologie web emergenti (volte soprattutto alla creazione di single-page applications) che altri browser — non solo Chrome, ma pure IE — già da diverso tempo supportano:

I think there is a general feeling among web developers that Safari is lagging behind the other browsers. All of the APIs I mentioned above are not implemented in Safari, and Apple has shown no public interest in them. When you start browsing caniuse.com, the list goes on and on. […]

In recent years, Apple’s strategy towards the web can most charitably be described as “benevolent neglect.” Although performance has been improving significantly with JSCore and the new WKWebView, the emerging features of the web platform – offline storage, push notifications, and “installable” webapps – have been notably absent on Safari.

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Dal secolo scorso

Non mi sono ancora fatto un opinione su Apple Music, e soprattutto non so ancora bene che pensare di Beats 1, la radio. Ma trovo molto bizzarra e divertente (e forse anche esplicativa di Beats 1) la pagina per richiedere la trasmissione di una canzone: numeri di telefono!

(via @ilbuffer)

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La grande rubrica dei siti Internet

L'ICANN (l'ente che si occupa della gestione dei domini Internet) richiede che ad ogni dominio siano associati, in un database (WHOIS), i dati del proprietario: nome, cognome, indirizzo, email e numero di telefono.

Chiunque, partendo da un indirizzo internet, potrebbe ottenere questi dati utilizzando un servizio di WHOIS lookup. Non fosse che, giustamente, esiste un modo per nascondere questi dati sensibili: quasi tutti i provider di domini forniscono servizi di domain privacy, che altro non fanno se non mettere i loro dati nel database pubblico al posto di quelli del proprietario del dominio, tenendo così quest’ultimi privati.

L'ICANN vorrebbe ora limitare questa pratica con una serie di provvedimenti che di fatto renderanno più difficoltoso tenere i propri dati fuori dal dominio pubblico e renderanno i servizi di cui parlavo sopra più costosi. Più costosi e meno effettivi: una bella accoppiata, no? In aggiunta, chiunque abbia anche solo un piccolo business non potrà più utilizzare alcun servizio di domain privacy.

Scrive Nearly Free Speech:

The planned method of doing so is to introduce a new accreditation program for privacy and proxy providers, complete with fees, compliance requirements, and strict guidelines on how they can operate, and then to require accredited domain registrars to refuse any registration that uses a non-accredited privacy or proxy service.

Questa nuova decisione dell’ICANN tornerà utile nei casi di violazione di copyright (questa è la ragione per cui viene sostenuta), ma andrà a discapito di attivisti e chiunque altro. Oltretutto, anche coloro che potranno usufruire (come ora) dei servizi di privacy saranno meno protetti di un tempo: l’ICANN vorrebbe fosse possibile richiedere le informazioni del possessore del dominio senza troppa fatica, senza che i provider debbano nemmeno informare il proprietario del dominio che la richiesta sia avvenuta:

An accredited privacy or proxy provider would be required to have a policy allowing disclosure of your private information based solely on “well it sounds like they have a good reason.”

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Ora lo noti

Edward Tufte ha scritto libri eccellenti sulle infografiche, ed è considerato uno dei principali esperti e pionieri in merito. In un articolo di Medium, intitolato Beyond Tufte, Karl Sluis ha consigliato nove libri a chi volesse avvicinarsi alle infografiche — e capirci qualcosina di più — che non sono stati scritti da Tufte (non per essere crudeli nei suoi confronti, ma per segnalare volumi meno conosciuto ma comunque validi).

Il primo in elenco, Now You See It, è nella mia lista da più di un anno — essendomi stato consigliato più volte:

Few [l’autore] covers a surprising amount of data analysis in Now You See It. The book provides an approachable introduction to data science, from navigating data to common patterns in time-series, deviation, distribution, correlation, and multivariate data. The below graphic is a great example of Few’s approach: here, Few regroups data by month to correct for periodicity and adds an average to help the reader see the patterns in the data.

Se volete un ebook gratuito, invece, segnalo Data + Design. Iniziai a leggerlo tempo fa, e prometteva bene (purtroppo non l’ho mai completato).

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Aggregazione e algoritmi

Ben Thompson:

This is what makes the NYT Now and BuzzFeed News apps so interesting: both accept the idea that their respective publications don’t have a monopoly on the best content, even as both are predicated on the idea that curation remains valuable. Apple News takes this concept further by being completely publication agnostic.

L’analisi di Ben sul perché certe aziende, come Apple, stiano preferendo degli “umani” rispetto a algoritmi (che danno l’apparenza di essere innocui e sopra le parti, ma sono comunque fatti da noi) per la selezione e aggregazione di notizie è piuttosto interessante, e solleva gli stessi problemi che mi ero posto nel mio precedente articolo su Apple News. Ovvero: nel momento in cui ci sarà una notizia su Foxconn, Apple la promuoverà dentro il suo Apple News?

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Instant (Web) Articles

Dean Murphy, dopo aver sperimentato per pochi minuti con i content blockers:

After turning off all 3rd party scripts, the homepage took 2 seconds to load, down from 11 seconds.

Mi sembra chiaro da ciò perché Apple li abbia aggiunti su Safari. C’è un guadagno sostanziale in privacy e velocità.

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Microblogging con WordPress

Mi piace molto l’idea, di cui sono venuto a conoscenza grazie al blog di Manton Reece, di rubare a Twitter il monopolio della timeline portando il microblogging sui blog — diffondendo timeline ovunque. È semplice: il prodotto principale di Twitter è la timeline, un flusso di post brevi ordinati cronologicamente. Scrive Manton:

For the last few years, Twitter has had a monopoly on the timeline. We need to break that up. The first step is encouraging microblogs everywhere, and the next step is to build tools that embrace the timeline experience.

WordPress da tempo permette di associare un formato ai post, un micropost potrebbe essere un normale post, marcato come status dentro WordPress, visualizzato in maniera differente dagli altri. Ad esempio, non dovrebbe avere un titolo, dovrebbe ovviamente essere breve, venire distribuito in un rss separato 1 ed essere facile da creare da smartphone (ad esempio, sfruttando IFTT).

Non è un’idea nuova, Winer ne scriveva nel 2008, ma è ora molto facile da implementare. Il mio uso di Twitter è diminuito drasticamente negli ultimi anni, ma questo non perché il formato — o lo strumento — non siano utili. Personalmente, credo mi sarebbero utilissimi: mi permetterebbero di commentare brevemente, senza dover ricorrere alla pesantezza di un post.

In altre parole, penso ve li ritroverete presto su Bicycle Mind.

  1. Oppure JSON, così può essere visualizzato velocemente via JavaScript

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Quick Look in iMessage

La prossima versione dell’applicazione Note, che arriverà con iOS 9, mostrerà un’anteprima (titolo, immagine e descrizione) dei link incollati al suo interno. Michael Steeber ha immaginato, su 9to5mac, l’utilità della medesima funzione se portata su iMessage e estesa.

Immaginate un iMessage che mostri una piccola preview del video che il vostro amico vi ha appena inviato, o la descrizione e l’icona del link che rimanda all’App Store. Non funzionerebbe solo con i link, ma potrebbe anche supportare anche dati dalle applicazioni — quante volte vi è successo di passare lo screenshot di una app per condividerne il contenuto?

Often times I find myself wanting to share the current weather with someone over iMessage who doesn’t live nearby, but right now the only simple way to do that is to take a screenshot of your weather app and send it over. Inline weather previews would allow you to hit a simple share button in the Weather app and send what could almost be described as a little weather “widget” to someone else.

Oltretutto, su Apple Watch una cosa così tornerebbe utilissima.

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Come Apple pubblicizzò il primo personal computer

Fotografie e video dal 1977, quando era necessario spiegare cosa fosse un personal computer e perché fosse utile. Scrive l’Atlantic, in merito al marketing dietro all’Apple II:

Here was a machine you could set up in moments, even if the ad’s opening lines might sound like a daunting amount of work to the iPhone generation: “Clear the kitchen table. Bring in the color TV. Plug in your new Apple II, and connect any standard cassette recorder. Now you’re ready for an evening of discovery.”

The idea of clearing off the kitchen table had strangely recurred in the computer market for years prior.

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Chi difende i tuoi dati dalle intrusioni dei governi

La Electronic Frontier Foundation ha dato un voto a diverse aziende, a seconda di come rispondono alle richieste dei governi di fornire i dati dei loro utenti, e di come difendono e avvisano quest’ultimi in caso ciò avvenga.

Apple, come Dropbox, è — secondo i parametri utilizzati dalla EEF — virtuosa. Al contrario, Google, Microsoft e Amazon non se la cavano granché. Anche Slack non è ottimo, nonostante abbiano recentemente aggiunto la dichiarazione dei diritti umani ai loro TOS.

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Richiedere file via Dropbox

Da alcuni giorni è possibile richiedere file da Dropbox, che chiunque può inviare — anche chi non è iscritto al servizio. Utile quindi per scambiarsi file pesanti, che siano foto della recente vacanza o materiale importante. L’ho appena provato e funziona molto bene (i file vanno a finire all’interno di una cartella del proprio Dropbox).

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‘Ho letto tutti i termini di servizio e voglio morire’

Alex Hern si è letto per il Guardian tutti i termini di servizio dei servizi che usa. Ha deciso che per una settimana avrebbe dovuto, prima di utilizzare uno fra i tanti servizi a cui è già iscritto, leggersi il contratto che al momento dell’iscrizione aveva ignorato. Significa che di prima mattina, appena acceso l’iPhone, ha dovuto leggersi pagine e pagine di condizioni da rispettare — scoprendo che la semplicità tipica di Apple non si ritrova nei suoi documenti legali (che anzi non sono neppure aggiornati: quello di iOS contiene tuttora un riferimento a Google Maps). Poco dopo ha dovuto utilizzare Gmail: contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quelli di Google sono invece piuttosto semplici e scritti in un inglese chiaro da capire.

Il problema, comunque, è secondo Hern la differente forza contrattuale fra le due parti in causa, l’utente e l’azienda. Il primo, anche leggendosi tutte le condizioni e prestando attenzione a ogni clausola, non può comunque che o accettare o rifiutare l’intero documento:

The problem is that reading the terms and conditions simply doesn’t help. Sure, you find out how pitifully small your rights are compared to those that even a medium-sized company will reserve when you use its product. But the issue isn’t just one of obscurity: it’s also a problem with the power relationship. With no negotiating power, it ends up being mostly depressing reading.

Finding out that Sony can brick my console at will if they decide I haven’t downloaded the software update quickly enough doesn’t give me any power to fight back. I can’t offer them £50 extra for a console that doesn’t come with that clause, nor can I jump ship to a competitor with better terms – because one doesn’t exist.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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