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Sensori, non notifiche

Il Pebble pone l’enfasi sulle notifiche, mentre come Justin Williams credo che il vero vantaggio di uno smartwatch risieda nei sensori che questo può offrire1, per raccogliere in background dati su di noi, più facilmente che con uno smartphone:

To do pretty much all of the things I actually want to do with this thing on my wrist, I don’t need a big honking screen. I just need a lot of sensors. The same sensors that are in your phone, just crammed into a tiny bracelet. [...] If they want me to get truly excited about the future of wearables, lose the screen. Give me the sensors.

  1. Dalle comuni funzionalità di un FitBit, a un sensore GPS

iTunes non migliora

Leggeri ritocchi in OS X Yosemite per un’applicazione che avrebbe avuto bisogno di essere ripensata da capo. O potrebbe essere che Apple non la migliori perché, semplicemente, va abbandonata: al giorno d’oggi, iTunes, non ha più molto senso:

Thanks to the cloud, the need to have a dedicated PC app like iTunes have become increasingly fringe for the majority of users. Fewer people are syncing their devices with iTunes now that the majority of iPhone and iPad management and maintainance can be handled on the phone itself. Digital music sales are in decline. Thanks to Beats, Apple even owns a subscription music service now. iTunes now exists in a world that has outgrown much of what it offers.

La fine dei PSD nel web design

Spesso ai web designer viene richiesto di realizzare il prototipo di un sito con Photoshop, per avere un’idea generale di come sarà il layout finale. Secondo Brad Frost i PSD in questo ambito non dovrebbero essere più utilizzati, sia perché non riescono a rappresentare la fluidità di un sito (che può variare molto a seconda delle dimensioni del dispositivo), sia perché richiedono semplicemente troppo tempo per quel che danno in cambio:

Throughout my career, I’ve watched immensely talented designers waste a shitload of time creating fully fleshed-out comps of what a website could look like. Pixels get pushed, details are sweated, pages are printed out, hung on walls, and presented to clients. Clients squawk their feedback, then designers act on it. They repeat this dance until everyone is content (or until nobody gives a shit anymore, which happens more often than you’d think). Only thendo those pristine comps get handed (more like shoved) over to developers to build.

Javascript & jQuery: un manuale di programmazione ricco di infografiche

È finalmente in vendita Javascript & jQuery, di Jon Duckett. È un manuale tecnico per imparare Javascript e jQuery diverso da tutti i restanti in circolazione, principalmente perché l’ultima cosa a cui somiglia è un libro di programmazione: il libro è graficamente meraviglioso, curato, e in esso l’autore fa un grande uso di infografiche, immagini e elementi visuali per rendere quanto più semplici i concetti presentati al lettore.

Jon Duckett è anche autore di HTML & CSS, un manuale impostato sullo stesso stile. Il mio consiglio è: se volete imparare un po’ di programmazione per web compratelo. E compratelo comunque anche se siete già sviluppatori web: perché è bellissimo.

Per intenderci: un for loop è rappresentato in questa maniera.

Il nuovo “Snow Fall” del Guardian

Il Guardian ha pubblicato un pezzo di interactive storytelling sulla prima guerra mondiale. Il “documentario” è stato tradotto in sei lingue, e rappresenta un buon esempio di quello che può essere e diventare il giornalismo in rete — sfruttando gli strumenti offerti dalla rete per narrare una storia.

Francesca Panetta, responsabile del progetto:

I often get asked where all this will go and my answer is always the same: technology is at the steering wheel, but there is always going to be a demand for great content. If we can be creative and fleet of foot enough to stay ahead of the game, then as an organisation we will develop and thrive. This is what the Guardian has always done – been brave – and innovations in digital storytelling is part of that strategy.

I Bitcoin come mezzo di trasporto del denaro su Internet

Stripe — quel bellissimo servizio per accettare carte di credito dall’iPhone — ha pubblicato sul suo blog una prospettiva sui bitcoin. Ovvero, dove sta il loro principale valore e potenziale? “I Bitcoin hanno un ottimo potenziale come mezzo di trasporto. È incredibilmente difficile trasportare soldi oggi, e i sistemi di pagamento online sono una delle poche parti di internet che non si sono evolute negli ultimi vent’anni.”

Stripe consiglia di considerare i bitcoin come un gateway: nel momento in cui viene effettuato un pagamento questo trasforma la cifra dovuta in bitcoin, che può viaggiare per natura più facilmente, e la invia al gateway del ricevente, che la ritrasforma nella valuta a lui più adatta. Così facendo sarebbe possibile una connettività fra i sistemi monetari del mondo, senza dover rimpiazzare o modificare l’infrastruttura corrente:

In this way, Bitcoin would start to become the IP layer of payments. Just as users are used to human-readable hostnames (such as stripe.com) which resolve down to an IP address, this system would result in human-readable names (alice@cad-gateway.com) being what people know and remember. Behind the scenes, systems would still use Bitcoin addresses to speak to one another.

Un sistema per raccogliere dati sugli utenti che è impossibile da bloccare

AddThis — un tool che si trova sul 5% dei 100,000 siti più visitati — recentemente ha implementato un nuovo metodo per tracciare gli utenti — e raccogliere i loro dati — che continua a funzionare anche quando AdBlock e altri sistemi di protezione della privacy sono attivi.

Informazioni sulle visite, preferenze, pagine vengono legate a un canvas fingerprint, che è un device fingerprint evoluto.

Ogni computer contiene differenti font, software, impostazioni: il device fingerprint è la somma di tutte queste caratteristiche di sistema che lo rendono quasi univoco. Per ottenere un canvas fingerprint il browser associa a tutte queste informazioni già raccolte anche un’immagine bianca, univoca, da esso generata:

In May 2012, researchers at the University of California, San Diego, noticed that a Web programming feature called “canvas” could allow for a new type of fingerprint — by pulling in different attributes than a typical device fingerprint.

In June, the Tor Project added a feature to its privacy-protecting Web browser to notify users when a website attempts to use the canvas feature and sends a blank canvas image. But other Web browsers did not add notifications for canvas fingerprinting.

Tips: la nuova applicazione di Apple

Dopo una pubblicità che avrebbe fatto alzare gli occhi al cielo a Steve Jobs (rovinare il Mac con adesivi? Inconcepibile.), nell’ultima beta di iOS 8 Apple ha inserito un’applicazione che lo avrebbe indisposto ancora di più: Tips è una sorta di manuale/guida su come utilizzare il proprio nuovo device.

Ricordo che Apple non inerisce da anni manuali o guide nei propri prodotti, perché ritiene questi debbano essere semplici al punto da non richiedere alcun supporto.

Focus

Un’applicazione per Mac che blocca un elenco di siti (selezionati dall’utente), considerati pericolosi per la produttività. Ce ne sono già diverse di applicazioni di questo genere, ma Focus ha una piccola, simpatica, feature: visitando i siti bloccati, al loro posto viene mostrata una citazione a caso che dovrebbe spronare a tornare sul proprio lavoro.

O, se bella, ad aggiornare la pagina per scoprire la successiva.

I siti delle università

Al Nielsen Norman Group hanno analizzato il sito della Bucknell University, che si contraddistingue dalle altre per aver realizzato un sito innovativo, molto diverso da come sono normalmente organizzati i siti delle università — con sezioni e gerarchie ricorrenti, e pratiche consolidatesi negli anni.

Il risultato? Un sito bello ma poco usabile. Non che in generale i siti delle università eccellano per facilità di navigazione:

48% of visitors on university websites did not realize that their program of choice was offered at that university. Every student who leaves your site mistakenly thinking that you don’t have a program for her is a missed opportunity— one with an enormous financial impact.

Da dove vengono i problemi di Nintendo

Costanzo Colombo Reiser ha provato a spiegare le ragioni della crisi che negli ultimi anni ha interessato Nintendo. Su l’Ultimo Uomo, narra una storia iniziata 125 anni fa, quando Nintendo venne fondata come produttrice di carte da gioco:

La Nintendo nasce nel 1889 come produttrice di carte da gioco Hanafuda, da poco legalizzate dall’imperatore Meiji. Fusajiro Yamauchi, il fondatore, ne ha intuito il potenziale e, serializzandone la produzione, a partire dagli anni ’30, sotto la guida del figlio adottivo Sekiryo, diventa il maggior produttore di carte del Paese.

Il mio iPhone si sta ricaricando molto lentamente

Capita a volte di avere la sensazione che l’iPhone stia impiegando ere a ricaricarsi. La motivazione potrebbe essere legata alla presa USB — quella dei tablet a 2-amp, quella degli smartphone a 1-amp — al cavo USB, che seppur dall’aspetto identico possono supportare più o meno amperaggio, e dall’entrata USB (USB 2.0 supporta massimo 1-amp, contro i 5-amp di USB 3.0):

Don’t worry about any problems using a 2-amp charger with a device designed to be used with a 1-amp charger. In some cases, it may speed up charging of the smaller device. In other cases, the smaller device will limit its power-sipping to 1 amp.

(A riguardo, Juicies ha messo in vendita il cavo USB che Apple avrebbe dovuto fare. Più resistente, più potente, più lungo. Risolve tutti i problemi legati all’originale — e probabilmente non inizia a rompersi dopo un anno)

Dyson ha creato l’iPad degli aspirapolveri

Dyson è quell’azienda capace di renderti interessanti ventilatori, aspirapolveri e asciugamani elettrici. Secondo Farhad Manjoo, che ne scrive sul New York Times, con il DC59 Motorhead hanno creato l’iPad degli aspirapolveri: dietro ci sono anni di ricerca, e il tentativo di creare un aspirapolvere semplificato, “pronto all’uso”, che sia sempre disponibile:

The DC59 seems more like a couple of other battery-powered devices that do not look as powerful as full-size machines, but that have nevertheless taken over the world: smartphones and tablet computers.

Your phone can’t do as much as your computer, but because it’s right there in your pocket and starts up in a flash, you might spend a lot more time on it than on your PC. The DC59 offers the same wonderful trade-off — very good cleaning without the headaches of a bigger machine. It’s the iPad of vacuum cleaners.

Google Noto: un font universale

Google Noto è un progetto secondario di Google, l’obiettivo è quello di creare una typeface che supporti tutte le lingue del mondo, che abbia dei tratti in comune e sia omogenea nello stile.

Il problema è che non è detto che funzioni. Lingue diverse richiedono stili diversi, e uno stile che potrebbe apparire elegante per l’alfabeto latino potrebbe risultare ridicolo se applicato ai caratteri giapponesi. Ad esempio: esiste una variante di Helvetica Neue, da noi considerato elegante, per alfabeto arabo: secondo il parere dei parlanti nativi ha un aspetto infantile, simile al Comic Sans per noi. (*)

La fine di iLife

Con OS X Yosemite Apple sostituirà iPhoto con una nuova applicazione, denominata semplicemente Photos. È probabile che questa non faccia parte di iLife, e la suite un tempo tanto importante (e pubblicizzata) venga abbandonata in favore di applicazioni a sé stanti.

Del resto, è da diversi anni che le varie componenti di iLife evolvono a rilento, senza i necessari aggiornamenti (di cui iPhoto aveva particolarmente bisogno).

L’impatto che la macchina che si guida da sola di Google avrà sulla sicurezza stradale

Un report interno dell’FBI studia alcune implicazioni legate alle macchine che si guidano da sole (come quella di Google), e l’impatto che potrebbero avere sul codice stradale e sulla sicurezza delle persone. Come vantaggio: i soccorsi potranno essere più rapidi, dato che le macchine potranno spostarsi in automatico per ambulanze e mezzi simili, permettendogli di raggiungere più velocemente la destinazione.

Un clone dell’iPhone 6, prima dell’iPhone 6

Prima ancora che Apple lo metta in commercio, e basandosi interamente sul design rivelato da rumors e immagini circolate negli ultimi mesi, un’azienda cinese ha creato un clone funzionante dell’iPhone 6 che utilizza una versione modificata di Android per apparire identico ad iOS 7.

April Zero

Anand Sharma sta raccogliendo quante più informazioni possibili sul suo conto, da tre mesi. Dove si trova con Moves e Foursquare, il numero di passi percorsi, il cibo consumato e il battito cardiaco. Fin qui nulla di eccezionale: lo fanno in molti, e io stesso con un Jawbone UP e un iPhone tengo traccia di alcune di queste cose.

La differenza è che Sharma ha creato un sito in cui presentare i dati raccolti, una sorta di Felton Annual Report in HTML5. Il risultato è straordinario, e piacerà agli ossessionati di dati pressoché inutili.

L’applicazione di Helsinki per rendere obsolete le auto private

Helsinki ha in piano la creazione di un’applicazione che integri e raccolga tutti i mezzi di trasporto della città, che funzioni da punto di partenza per qualsiasi spostamento (e con la speranza che riduca la necessità di possedere un’auto). “Mobility on demand”. L’idea è che l’utente, una volta selezionato il punto di arrivo, possa scegliere fra diverse opzioni — metropolitana, bus, bici, macchine — e pagare per ciascuna di esse con un metodo di pagamento universale. Pensate a Citymapper, integrato a Uber, integrato a un sistema di noleggio di biciclette, con un sistema di pagamento comune e gestito come bene comune — non da un ente privato.

It’s clear that urban mobility badly needs to be rethought for an age of commuters every bit as networked as the vehicles and infrastructures on which they rely, but who retain expectations of personal mobility entrained by a century of private car ownership. Helsinki’s initiative suggests that at least one city understands how it might do so.

(Sempre a Helsinki lo scorso anno è entrato in funzione Kutsuplus, un bus “privato” senza una rotta prestabilita: diverse persone lo prenotano attraverso l’applicazione, selezionando il punto di partenza e d’arrivo — una via di mezzo fra un taxi e un bus)

Gli spinaci di Panasonic

A causa della competizione proveniente dalla Corea del Sud e dalla Cina, alcune aziende tecnologiche Giapponesi hanno dovuto reinventarsi, inserendosi in business inaspettati.

È così che Panasonic ha iniziato a coltivare spinaci, Toshiba ha deciso di utilizzare una vecchia fabbrica di floppy-disk per far crescere verdure, mentre Fujitsu vende insalata in certi supermercati di Tokyo.

Il prodotto non è molto high-tech, ma i metodi adottati per ottenerlo lo sono (fanatici del cibo biologico: non fanno per voi):

At the Fujitsu plant, workers dress in lab coats and face masks to preserve the sterile environment in which the lettuce is grown. Instead of soil, the plants mature in water that is drip-fed with fertilizer and nutrients.

Because the lettuce is grown in a bacteria-free space, it keeps much longer than ordinary produce—up to two months if refrigerated, the company says.

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