Come distanziare le lettere

John Djameson ha scritto una utilissima guida su come distanziare i caratteri. Spesso, nell’impostare la tipografia di un testo sul web la proprietà letter-spacing viene dimenticata e ignorata — forse perché richiede un po’ di abilità e conoscenza, per evitare pasticci.

Djameson la fa molto breve:

  • è cosa buona (in genere) aumentare la distanza fra le lettere in un testo tutto in maiuscolo (0.2–0.25 em per i titoli)
  • il carattere del testo principale (body) dovrebbe mantere la distanza originaria
  • più il testo è piccolo più la distanza fra caratteri dovrebbe aumentare
  • mentre per quanto riguarda la pesantezza del carattere: più questa aumenta, più la distanza fra caratteri dovrebbe decrescere

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Tutti i siti si somigliano

Sarà l’uso di framework, ma tutti i siti oramai si somigliano. Hanno immagini enormi d’apertura, con lieve sfocatura affinché la headline gigante che le copre risulti leggibile. A lamentarsene è Dave Ellis:

Scroll down a little and you’ll be greeted with either another full width panel, this time a solid colour with centred text sat in it, or a bank of 3 columns with icons sat above them. Websites are all blending into one.

Ma c’ha ragione. Guardate questa immagine (rubata da Louder Than Ten, che ha scritto un ottimo articolo sul tema) e provate a riconoscere a chi appartiene ciascuno screenshot, senza fare affidamento al testo o al logo dell’azienda:

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Fake Update

Un sito che contiene finte schermate di aggiornamento. Mettete quella appropriata sul laptop di un vostro amico quando distratto, e sicuramente si spaventerà un pochettino al ritorno.

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Il tempo di caricamento dei siti di news, prima e dopo i content blockers

Dean Murphy sta lavorando a un’applicazione per sfruttare i nuovi content blockers di Safari. Crystal, tale applicazione, uscirà appena iOS 9 sarà disponibile ma Murphy nel frattempo la sta testando su vari siti di news, per vedere quali sono i guadagni per l’utente in termini di performance.

I risultati parlano da sé:

On average, pages loaded 74% faster with Crystal and used 53% less bandwidth. Just by having Crystal installed, I saved a total of 70 seconds and 35MB of data on these 10 pages.

10 siti di news (come The Verge, Vice e Wired), 35MB di traffico dati risparmiati. Chi crede che gli utenti non sfrutteranno questa nuova opportunità, perché è sbagliato farlo, si illude (oltretutto, è altrettanto sbagliato far sprecare ai propri visitatori tempo e dati).

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La prossima tastiera di Apple

È dal 2007 che Apple non aggiorna in maniera significativa la propria tastiera bluetooth esterna, da quando l’iPhone era una novità. Nel frattempo nonostante nessuno dei nuovi Mac venga venduto con unità ottica, la tastiera ancora presenta il testo ‘espelli’.

Fortunatamente, pare pare Apple sia in procinto di aggiornarla. 9to5mac ha immaginato come sarà, partendo dai dettagli che conosciamo. Dovrebbe venire così:

La nuova tastiera avrebbe batteria litio integrata; quindi non dovendo più accomodare le pile potrebbe essere piatta. Avrà i tasti in San Francisco e probabilmente sarà disponibile in più colori — Space Grey e oro inclusi, dato che pervadono ogni prodotto Apple.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

È uscito WordPress 4.3, con lieve supporto a markdown

Potete scrivere nell’editor utilizzando alcune delle convenzioni di markdown (una versione molto striminzita di markdown: no link, ad esempio), che verrà subito convertito in HTML (quindi il post conterrà HTML, non markdown). WordPress le chiama infatti “scorciatoie di formattazione”.

Comodissime, comunque, da mobile.

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MagSafe per iPhone

Con l’Apple Watch mi sono accorto di quanto sia comodo — una comodità minore, ma pur sempre rilevabile — ricaricare un device semplicemente appoggiandolo su una superficie, invece che doverlo collegare a un cavo. Data l’assenza di ricarica wireless su iPhone, ZNAPS potrebbe rappresentare una soluzione alternativa: è praticamente un cavo MagSafe per iPhone, quindi ad attacco magnetico. Evita così che possa cadere per errore dal tavolo, e ne rende l’attacco immediato.

Per funzionare si inserisce un piccolo adattatore magnetico (che non sembra dare il minimo fastidio) sia nella porta lightning dell’iPhone, sia nell’estremità del cavo stesso. Il tutto per $10.

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Si legge sempre più con lo smartphone

Wall Street Journal:

Ever since the first hand-held e-readers were introduced in the 1990s, the digital-reading revolution has turned the publishing world upside down. But contrary to early predictions, it’s not the e-reader that will be driving future book sales, but the phone. …

But what has captured publishers’ attention is the increase in the number of people reading their phones. In a Nielsen survey of 2,000 people this past December, about 54% of e-book buyers said they used smartphones to read their books at least some of the time. That’s up from 24% in 2012, according to a separate study commissioned by Nielsen.

Si legge sempre di più con lo smartphone, e sempre meno su device dedicati — una tendenza in cui mi ci ritrovo anche io. È meno ideale di un ebook reader, ma l’iPhone è sempre con me e facile da usare con una mano sola. Questo significa che — come in effetti faccio — posso comodamente leggere un romanzo stando in piedi nel chaos della metropolitana, o averlo a disposizione e sempre con me in ogni momento libero. Deve essersene accorta anche Penguin, che questa estate ha lanciato un sito accessibile gratuitamente dal WiFi della metropolitana di Londra, Summer of Penguin, con estratti di ebook, interviste ad autori e vario materiale da leggere dallo smartphone.

Dovrebbero rifletterci sopra anche quelli traggono conclusioni affrettate osservando quelli-che-fissano-gli-schermi: può darsi che stiamo leggendo un libro, invece che giocando a Angry Birds.

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Privacy in ritardo

The Awl nota ci sarebbe bisogno di un’opzione per la privacy “ritardata”: che faccia in modo che i post che oggi sono pubblici fra un anno siano privati. È un suggerimento a seguito dell’idea di Twitter di aprire l’accesso via API a tutti i tweet pubblicati sulla piattaforma dal 2006.

Twitter is a massive rolling context experiment, its conversations and subjects and audiences materializing and disintegrating constantly; a single user’s Twitter archive is a series of permanent and public contributions to discussions that have long since ended. A user’s posts referencing the Oscars also reference other users’ posts from the same time, and are experienced first in full transcript. In the archives, however, each speaker is isolated to the point of incoherence.

In effetti a volte capito su frammenti scritti anni e anni fa dei quali neppure io capisco più il senso.

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Perché Twitter sta morendo lentamente

Twitter non cresce, e la cosa non mi stupisce. Come ho più volte lamentato, il Twitter di oggi è molto diverso da quello a cui mi iscrissi nel 2006 — spesso sembra di parlare da soli, e credo ciò sia dovuto alla disconnessione fra quello che io, utente con una piccola cerchia di followers, voglio e quello che Twitter fa e ha fatto per accontentare media e celebrità.

Luca Alagna:

Invece di dare nuovi strumenti ai propri piccoli e medi curatori (quelli che avevano fornito il carburante del suo successo) per curare le proprie nuove community online, ha tagliato i ponti con gli sviluppatori indipendenti assegnando di fatto due ruoli: pubblico indistinto o personaggio da mass-media. […]

Twitter ha dimenticato una delle regole principali della Rete: senza vantaggio per la Rete, non si può contare su di essa. La Rete non è una risorsa da sfruttare ma un ambiente da costruire insieme. […]

Perché gli utenti dovrebbero iscriversi in massa a Twitter oggi? Per fare da spettatori ai vari personaggi che già vedono in tv e sulla stampa? O per ‘televotare’ in una trasmissione? O per seguire le gesta del proprio personaggio preferito?

Twitter è passato da social network a news network, e come conseguenza sembra essere sempre più difficile per un utente qualsiasi venire ascoltato. La possibilità di entrare a contatto con persone a caso, e per queste di inserirsi nelle conversazioni altrui, era la vera forza del social network, ed è ciò che Twitter ha perduto scegliendo di essere più elitario.

Twitter permetteva di instaurare conversazioni casuali con estranei — purtroppo, è sempre più difficile farlo.

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L’inusabile icona hamburger

L’icona hamburger è ampiamente abusata, soprattutto su mobile, per nascondere un intero menù al suo interno. Invece di riflettere su cosa sia importante e cosa trascurabile, è più facile ficcare tutto dentro un cassetto accessibile da un’icona. Purtroppo framework come Bootstrap ne hanno standardizzato e legittimato l’uso, con la scusa della sua popolarità: se ogni sito la adotta prima o poi l’utente imparerà ad usarla, no? (ma quale buona pratica di design richiede anni d’attesa prima di essere usabile?)

Perché il problema di questa icona è che, in realtà, non è molto chiara: Facebook ad esempio l’ha rimossa dalla sua applicazione mobile, dopo aver registrato un calo d’uso all’adozione, come Luke Wroblewski, product manager di Google, spiega. Può funzionare sui menù secondari, ma per le voci primarie una tab bar si rivela migliore.

La ragione della scarsa performance è l’information scent: i piccoli indizi che una pagina web dà a un visitatore alla sua prima visita, su dove possa trovarsi quello che sta cercando. Se è tutto nascosto dentro un cassetto, è impossibile per tale visitatore sapere in anticipo cosa ci sarà dentro, o immaginare che quello che sta cercando — per quanto ovvio — si trovi lì dentro.

Scrive James Archer:

When a user is looking for pricing on a website, they’ll look for words like “cost,” “price,” “rates,” “fees,” etc. They’ll scroll down the page looking for these words, then scroll back up. If they can’t find anything, they revert to plan B: look for words that might be a superset of pricing, like “sign up,” “product details,” “learn more,” etc. They’ll continue to expand the concepts they’re searching for until they either find something that looks promising, or they give up entirely.

You know what never looks anything even close to what the user actually wants? A small three-bar icon tucked in the corner of a website. It has no information scent. Even after the user has exhausted every other option, it still might not occur to them that the answers they seek are hiding behind those three bars. Users generally aren’t inclined to click it.

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Sundar Pichai è il nuovo CEO di Google, e Google farà parte di Alphabet

Sergey Brin e Larry Page hanno creato una nuova azienda, Alphabet, di cui Google farà parte. Per stessa descrizione di Page, Alphabet non sarà un brand per consumatori, ma una collezione di aziende — questa mossa permetterà di dare spazio e autonomia a progetti ambiziosi portati prima avanti sotto Google (Alphabet includerà anche Nest, Google X e avrà un ingente capitale da investire su nuove aziende).

La motivazione di Sergey:

As Sergey and I wrote in the original founders letter 11 years ago, “Google is not a conventional company. We do not intend to become one.” As part of that, we also said that you could expect us to make “smaller bets in areas that might seem very speculative or even strange when compared to our current businesses.” From the start, we’ve always strived to do more, and to do important and meaningful things with the resources we have.

https://abc.xyz è il sito di questa inattesa creatura.

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Il nuovo last.fm

Last.fm è uno dei pochi servizi web che uso da quasi dieci anni. Non che lo usi per davvero — dato che funziona più che altro in background, senza alcun contributo attivo da parte mia —, ma continua a raccogliere informazioni sui miei gusti musicali dal 2006. Last.fm unifica tutte le attività musicali, Spotify o iTunes o altri, che altrimenti nel passaggio fra i vari servizi sarebbero andate perse.

Mi sono accorto che hanno rifatto completamente il sito, su beta.last.fm. È migliorato di molto (seppur, di nuovo, si limiti a darmi grafici e statistiche sui miei ascolti), ed è ora completamente integrato con Spotify.

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Tufte CSS

Tufte CSS permette di organizzare una pagina web attorno ai principi delineati da Edward Tufte. Tufte è apprezzato per la sua semplicità nell’organizzare le idee, uso estensivo di marginalia e cura della tipografia.

Se avete bisogno di organizzare velocemente un documento sul web, potrebbe tornare utile.

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24.093: il numero di nuovi dispositivi Android prodotti nel 2015

24.093 è il numero di nuovi device Android prodotti quest’anno. Significa che solo nel 2015 sono stati messi in commercio 24.093 device diversi, prodotti da più di 100 aziende diverse.

I dati e le infografiche di OpenSignal danno un’immagine molto chiara di dove si trova Android — segnato da una frammentazione che è contemporaneamente forza e punto debole dell’ecosistema. Vorrei si notasse — dato che ogni volta che parlo di Android mi si puntualizza che i device prodotti direttamente da Google non hanno gran parte dei problemi segnalati — la percentuale minima che i Nexus occupano nell’interno mercato di Android.

Ovvero, pochissime persone vengono a contatto con Android tramite un Nexus di Google, nella maggior parte dei casi l’utente utilizza Samsung (che ha in mano quasi 38% del mercato) o un device di un’azienda terza. I Nexus sono l’eccezione in un panorama estremamente frammentato, al punto che in nessun Paese fra quelli considerati da OpenSignal Google è il leader del mercato. Non ho dubbi che i Nexus offrano un’esperienza d’uso superiore (o che ricevano per tempo gli aggiornamenti all’OS), ma non è quella con cui la maggioranza degli utenti si ritrova a che fare:

Non solo device e produttori, ma il sistema operativo stesso è frammentato. Mentre iOS 8 a circa un anno dal rilascio è stato adottato dall’85% degli utenti iPhone, Lollipop è oggi (dopo 8 mesi dal rilascio) al 2.5% Questa è la situazione di Android (destra) e iOS (sinistra):

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Le bugie e i furti di Facebook Video

Molti media parlano di video nativi un po’ come parlano di articoli nativi: si caricano più velocemente, partono in automatico e ricevono per queste ed altre ragioni molte più visite. Ma come Hank Green fa notare, il numero di visualizzazioni potrebbe essere truccato. Facebook conta qualsiasi utente che sia andato oltre i tre secondi, una cosa molto facile dato che i video partono in automatico:

At that moment, 90% of people scrolling the page are still ‘watching’ this silent animated GIF. But by 30 seconds, when viewership actually could be claimed, only 20% are watching. 90% of people are being counted, but only 20% of people are actually “viewing” the video.

YouTube, on the other hand, counts views in a logical way…the view is counted at the point at which people seem to actually be engaging with the video and not just immediately clicking away. This is usually around 30 seconds, but of course is different for videos of different lengths.

Allo stesso tempo, Green lamenta l’assenza di un sistema simile a Content ID di YouTube, che consegna parte dei ricavi dalla pubblicità al creatore originale.

Facebook Video, pare, è strapieno di video rubati:

According to a recent report from Ogilvy and Tubular Labs, of the 1000 most popular Facebook videos of Q1 2015, 725 were stolen re-uploads. Just these 725 “freebooted” videos were responsible for around 17 BILLION views last quarter. This is not insignificant, it’s the vast majority of Facebook’s high volume traffic.

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Addio, Android

Lorenzo Franceschi Biccherai ha deciso di abbandonare il suo smartphone Android per un iPhone, perché più sicuro.

Spiega su Motherboard:

Google still has very little control over software updates, and Android users are basically at the mercy of their carriers and phone manufacturers when it comes to getting updates or new operating system versions. For example, it took Sony more than six months to push Android 5.0 Lollipop to its new line of Xperia Z phones, despite the fact that it had promised for a much shorter turnaround after Lollipop was released by Google. Just for comparison’s sake, when Apple released iOS 8 in September of last year, it immediately became available for all iPhone users, even those with an 2011 iPhone 4S. […]

As security researcher Nicholas Weaver put it in a (now deleted) tweet, ”Imagine if Windows patches had to pass through Dell and your ISP before they came to you? And neither cared? That is called Android.”

Gli aggiornamenti sono lenti e impiegano mesi ad arrivare all’utente (beh, non è detto che arrivino). La decisione di Google di permettere a operatori e produttori di modificare Android come gli pare e piace (ovvero di imbruttire l’UI e riempire il telefono di software inutile) impedisce a Google di aggiornare rapidamente un telefono, dato che l’aggiornamento deve anche passare dal produttore 1 e dall’operatore. Il tutto a grande discapito della sicurezza.

  1. Per nulla incentivato a supportare questi costi: vi ha già venduto il telefono, e ha poco interesse a tenerlo aggiornato

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(@)(@)

Cards Against Humanity ha chiesto a dei designer di illustrare le “Seven dirty words“, sette parole della lingua inglese che probabilmente sarebbe meglio non diceste a tavola con i vostri.

La cosa bella è che fra i designer c’è Susan Kare, che si è ritrovata a dover rappresentare (card a sinistra) tits:

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La batteria del Mac dura un’ora in meno usando Chrome invece di Safari

Se sei un utente Mac perdi all’incirca un’ora di batteria scegliendo Chrome invece di Safari, come i test di BatteryBox hanno dimostrato:

We measured the power consumption of watching videos on YouTube, browsing Reddit, streaming on Netflix vs Putlocker, creeping on Twitter and FaceBook, composing emails on services like Gmail and Hotmail, and searching for stuff on Google, Bing (yup, surprisingly, it’s still used), and DuckDuckGo. We used a factory-restored MacBook Pro Retina 13” to test each website on one internet browser at a time. No programs other than the browser were open.

Magari chi dice che Safari è il nuovo IE si dimentica che oltre all’aggiunta di features c’è altro?

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La beta pubblica di Reeder 3 per Mac

È online la beta pubblica di Reeder 3 per Mac, lettore di feed rss. Da tempo non uso nessuna applicazione desktop per tenermi aggiornato con gli rss, ma Reeder 31 potrebbe convincermi a cambiare abitudini.

  1. Che si sincronizza con FeedWrangler, il servizio web a cui affido la mia collezione di feed

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