Safari è il nuovo Internet Explorer?

Nolan Lawson si lamenta della lentezza e reticenza con cui Safari sta adottando tecnologie web emergenti (volte soprattutto alla creazione di single-page applications) che altri browser — non solo Chrome, ma pure IE — già da diverso tempo supportano:

I think there is a general feeling among web developers that Safari is lagging behind the other browsers. All of the APIs I mentioned above are not implemented in Safari, and Apple has shown no public interest in them. When you start browsing caniuse.com, the list goes on and on. […]

In recent years, Apple’s strategy towards the web can most charitably be described as “benevolent neglect.” Although performance has been improving significantly with JSCore and the new WKWebView, the emerging features of the web platform – offline storage, push notifications, and “installable” webapps – have been notably absent on Safari.

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Dal secolo scorso

Non mi sono ancora fatto un opinione su Apple Music, e soprattutto non so ancora bene che pensare di Beats 1, la radio. Ma trovo molto bizzarra e divertente (e forse anche esplicativa di Beats 1) la pagina per richiedere la trasmissione di una canzone: numeri di telefono!

(via @ilbuffer)

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La grande rubrica dei siti Internet

L'ICANN (l'ente che si occupa della gestione dei domini Internet) richiede che ad ogni dominio siano associati, in un database (WHOIS), i dati del proprietario: nome, cognome, indirizzo, email e numero di telefono.

Chiunque, partendo da un indirizzo internet, potrebbe ottenere questi dati utilizzando un servizio di WHOIS lookup. Non fosse che, giustamente, esiste un modo per nascondere questi dati sensibili: quasi tutti i provider di domini forniscono servizi di domain privacy, che altro non fanno se non mettere i loro dati nel database pubblico al posto di quelli del proprietario del dominio, tenendo così quest’ultimi privati.

L'ICANN vorrebbe ora limitare questa pratica con una serie di provvedimenti che di fatto renderanno più difficoltoso tenere i propri dati fuori dal dominio pubblico e renderanno i servizi di cui parlavo sopra più costosi. Più costosi e meno effettivi: una bella accoppiata, no? In aggiunta, chiunque abbia anche solo un piccolo business non potrà più utilizzare alcun servizio di domain privacy.

Scrive Nearly Free Speech:

The planned method of doing so is to introduce a new accreditation program for privacy and proxy providers, complete with fees, compliance requirements, and strict guidelines on how they can operate, and then to require accredited domain registrars to refuse any registration that uses a non-accredited privacy or proxy service.

Questa nuova decisione dell’ICANN tornerà utile nei casi di violazione di copyright (questa è la ragione per cui viene sostenuta), ma andrà a discapito di attivisti e chiunque altro. Oltretutto, anche coloro che potranno usufruire (come ora) dei servizi di privacy saranno meno protetti di un tempo: l’ICANN vorrebbe fosse possibile richiedere le informazioni del possessore del dominio senza troppa fatica, senza che i provider debbano nemmeno informare il proprietario del dominio che la richiesta sia avvenuta:

An accredited privacy or proxy provider would be required to have a policy allowing disclosure of your private information based solely on “well it sounds like they have a good reason.”

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Ora lo noti

Edward Tufte ha scritto libri eccellenti sulle infografiche, ed è considerato uno dei principali esperti e pionieri in merito. In un articolo di Medium, intitolato Beyond Tufte, Karl Sluis ha consigliato nove libri a chi volesse avvicinarsi alle infografiche — e capirci qualcosina di più — che non sono stati scritti da Tufte (non per essere crudeli nei suoi confronti, ma per segnalare volumi meno conosciuto ma comunque validi).

Il primo in elenco, Now You See It, è nella mia lista da più di un anno — essendomi stato consigliato più volte:

Few [l’autore] covers a surprising amount of data analysis in Now You See It. The book provides an approachable introduction to data science, from navigating data to common patterns in time-series, deviation, distribution, correlation, and multivariate data. The below graphic is a great example of Few’s approach: here, Few regroups data by month to correct for periodicity and adds an average to help the reader see the patterns in the data.

Se volete un ebook gratuito, invece, segnalo Data + Design. Iniziai a leggerlo tempo fa, e prometteva bene (purtroppo non l’ho mai completato).

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Aggregazione e algoritmi

Ben Thompson:

This is what makes the NYT Now and BuzzFeed News apps so interesting: both accept the idea that their respective publications don’t have a monopoly on the best content, even as both are predicated on the idea that curation remains valuable. Apple News takes this concept further by being completely publication agnostic.

L’analisi di Ben sul perché certe aziende, come Apple, stiano preferendo degli “umani” rispetto a algoritmi (che danno l’apparenza di essere innocui e sopra le parti, ma sono comunque fatti da noi) per la selezione e aggregazione di notizie è piuttosto interessante, e solleva gli stessi problemi che mi ero posto nel mio precedente articolo su Apple News. Ovvero: nel momento in cui ci sarà una notizia su Foxconn, Apple la promuoverà dentro il suo Apple News?

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

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Instant (Web) Articles

Dean Murphy, dopo aver sperimentato per pochi minuti con i content blockers:

After turning off all 3rd party scripts, the homepage took 2 seconds to load, down from 11 seconds.

Mi sembra chiaro da ciò perché Apple li abbia aggiunti su Safari. C’è un guadagno sostanziale in privacy e velocità.

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Microblogging con WordPress

Mi piace molto l’idea, di cui sono venuto a conoscenza grazie al blog di Manton Reece, di rubare a Twitter il monopolio della timeline portando il microblogging sui blog — diffondendo timeline ovunque. È semplice: il prodotto principale di Twitter è la timeline, un flusso di post brevi ordinati cronologicamente. Scrive Manton:

For the last few years, Twitter has had a monopoly on the timeline. We need to break that up. The first step is encouraging microblogs everywhere, and the next step is to build tools that embrace the timeline experience.

WordPress da tempo permette di associare un formato ai post, un micropost potrebbe essere un normale post, marcato come status dentro WordPress, visualizzato in maniera differente dagli altri. Ad esempio, non dovrebbe avere un titolo, dovrebbe ovviamente essere breve, venire distribuito in un rss separato 1 ed essere facile da creare da smartphone (ad esempio, sfruttando IFTT).

Non è un’idea nuova, Winer ne scriveva nel 2008, ma è ora molto facile da implementare. Il mio uso di Twitter è diminuito drasticamente negli ultimi anni, ma questo non perché il formato — o lo strumento — non siano utili. Personalmente, credo mi sarebbero utilissimi: mi permetterebbero di commentare brevemente, senza dover ricorrere alla pesantezza di un post.

In altre parole, penso ve li ritroverete presto su Bicycle Mind.

  1. Oppure JSON, così può essere visualizzato velocemente via JavaScript

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Quick Look in iMessage

La prossima versione dell’applicazione Note, che arriverà con iOS 9, mostrerà un’anteprima (titolo, immagine e descrizione) dei link incollati al suo interno. Michael Steeber ha immaginato, su 9to5mac, l’utilità della medesima funzione se portata su iMessage e estesa.

Immaginate un iMessage che mostri una piccola preview del video che il vostro amico vi ha appena inviato, o la descrizione e l’icona del link che rimanda all’App Store. Non funzionerebbe solo con i link, ma potrebbe anche supportare anche dati dalle applicazioni — quante volte vi è successo di passare lo screenshot di una app per condividerne il contenuto?

Often times I find myself wanting to share the current weather with someone over iMessage who doesn’t live nearby, but right now the only simple way to do that is to take a screenshot of your weather app and send it over. Inline weather previews would allow you to hit a simple share button in the Weather app and send what could almost be described as a little weather “widget” to someone else.

Oltretutto, su Apple Watch una cosa così tornerebbe utilissima.

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Come Apple pubblicizzò il primo personal computer

Fotografie e video dal 1977, quando era necessario spiegare cosa fosse un personal computer e perché fosse utile. Scrive l’Atlantic, in merito al marketing dietro all’Apple II:

Here was a machine you could set up in moments, even if the ad’s opening lines might sound like a daunting amount of work to the iPhone generation: “Clear the kitchen table. Bring in the color TV. Plug in your new Apple II, and connect any standard cassette recorder. Now you’re ready for an evening of discovery.”

The idea of clearing off the kitchen table had strangely recurred in the computer market for years prior.

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Chi difende i tuoi dati dalle intrusioni dei governi

La Electronic Frontier Foundation ha dato un voto a diverse aziende, a seconda di come rispondono alle richieste dei governi di fornire i dati dei loro utenti, e di come difendono e avvisano quest’ultimi in caso ciò avvenga.

Apple, come Dropbox, è — secondo i parametri utilizzati dalla EEF — virtuosa. Al contrario, Google, Microsoft e Amazon non se la cavano granché. Anche Slack non è ottimo, nonostante abbiano recentemente aggiunto la dichiarazione dei diritti umani ai loro TOS.

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Richiedere file via Dropbox

Da alcuni giorni è possibile richiedere file da Dropbox, che chiunque può inviare — anche chi non è iscritto al servizio. Utile quindi per scambiarsi file pesanti, che siano foto della recente vacanza o materiale importante. L’ho appena provato e funziona molto bene (i file vanno a finire all’interno di una cartella del proprio Dropbox).

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‘Ho letto tutti i termini di servizio e voglio morire’

Alex Hern si è letto per il Guardian tutti i termini di servizio dei servizi che usa. Ha deciso che per una settimana avrebbe dovuto, prima di utilizzare uno fra i tanti servizi a cui è già iscritto, leggersi il contratto che al momento dell’iscrizione aveva ignorato. Significa che di prima mattina, appena acceso l’iPhone, ha dovuto leggersi pagine e pagine di condizioni da rispettare — scoprendo che la semplicità tipica di Apple non si ritrova nei suoi documenti legali (che anzi non sono neppure aggiornati: quello di iOS contiene tuttora un riferimento a Google Maps). Poco dopo ha dovuto utilizzare Gmail: contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quelli di Google sono invece piuttosto semplici e scritti in un inglese chiaro da capire.

Il problema, comunque, è secondo Hern la differente forza contrattuale fra le due parti in causa, l’utente e l’azienda. Il primo, anche leggendosi tutte le condizioni e prestando attenzione a ogni clausola, non può comunque che o accettare o rifiutare l’intero documento:

The problem is that reading the terms and conditions simply doesn’t help. Sure, you find out how pitifully small your rights are compared to those that even a medium-sized company will reserve when you use its product. But the issue isn’t just one of obscurity: it’s also a problem with the power relationship. With no negotiating power, it ends up being mostly depressing reading.

Finding out that Sony can brick my console at will if they decide I haven’t downloaded the software update quickly enough doesn’t give me any power to fight back. I can’t offer them £50 extra for a console that doesn’t come with that clause, nor can I jump ship to a competitor with better terms – because one doesn’t exist.

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Slack per gli amici

Slack è una ‘chat’ per le aziende, un modo per comunicare e restare aggiornati con i propri colleghi, una specie di Twitter privato. È molto usato e apprezzato, al punto che diversi iniziano ad adottarlo con amici, in famiglia e per tenersi aggiornati con persone che condividono i loro interessi. È raro che un prodotto per il business venga adottato anche al di fuori dell’ambito lavorativo e ciò dovrebbe rivelare la bontà del prodotto. Io stesso lo utilizzo sia per lavoro sia per ‘chiacchierare’ con un gruppo di blogger e gente conosciuta in rete.

Slack è organizzato in gruppi (ogni azienda è un gruppo di utenti, privato) al cui interno ci sono diversi canali. È molto potente per quanto riguarda le integrazioni con altri servizi web e, di nuovo, ricorda abbastanza un Twitter chiuso e contenuto, fatto di utenti selezionati.

Scrive Fast Company:

This is a very odd way for someone to talk about enterprise software. Occasionally a consumer-facing product like Dropbox expands into the workplace, but rarely do people bring tools designed for their companies into their personal lives. But now it seems Slack is becoming an exception. Users have appropriated the platform for extracurricular use cases like staying in touch with groups of friends, backchanneling at events, and creating chat rooms around interests like books or entrepreneurship—or dating. In addition to being a place to work, Slack is becoming a virtual hangout spot.

Un po’ di tempo fa Frank Chimero scrisse di come Twitter fosse passato dall’essere un luogo tranquillo, in cui incontrarsi con gli amici, a un posto trafficato e pubblico. Slack è quel Twitter che è andato perso, la veranda prima che si trasformasse in strada.

Più volte sono stato tentato di creare un gruppo Slack di Bicycle Mind: qualcuno ci verrebbe? Se ci sono abbastanza commenti/interessati lo si fa :)

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Di cosa hai paura?

Secondo Benedict Evans, il tema al centro dei due recenti eventi di Apple e Google, il WWDC e il Google I/O, rivelerebbe anche il timore principale di entrambe le aziende. Il Google I/O è stato dedicato più che altro a mostrare cosa Google può fare con la mole di dati che raccoglie, e come i suoi algoritmi possano estrarre “intelligenza” da questi; il WWDC  è stato focalizzato su App Search, iBeacons, e altri kit di sviluppo che aiutano gli sviluppatori.

Mentre per Google il timore principale è quello, un giorno, di perdere “l’intelligenza” che distingue il suo motore di ricerca e gli altri servizi che fornisce, per Apple è quello che gli sviluppatori se ne vadano e di poter perdere, come un tempo, il vantaggio sull’App Store:

For Apple, I’d suggest the fear is that the developers leave. This is what happened in the 90s and it was a key part of the company’s near-death experience (and arguably Apple only survived because the web made the lack of Mac apps matter less as a reason to buy a computer). Once developers start leaving you’re in a vicious circle that’s very hard to reverse (this is where Windows Phone is now). Today the iOS ecosystem is smaller than Android in absolute users and downloads, but has 7-800m live device, which is three times the size of the PC install base in 1995, and twice as much app store revenue per user as Google Play. More importantly, perhaps, the users are highly concentrated in key locations – Chase isn’t going to abandon its iPhone app because there are 500m Android users in China. So right now the ecosystem looks sustainable, but that could change. Developers can leave. That’s Apple’s existential fear.

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Introduzione a San Francisco

San Francisco

Una sessione del WWDC dedicata a introdurre San Francisco, il nuovo font di OS X e iOS.

Consiglio di guardarla, perché vengono spiegate le differenze fra le diverse famiglie tipografiche (ad esempio, in cosa differisce San Francisco Compact, in uso su Apple Watch, dall’originale) e si entra nei dettagli — e nelle motivazioni — dietro San Francisco.

A presentarla è Antonio Cavedoni, che è bravissimo e spiega molto bene — anche per chi di tipografia sa poco o nulla.

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La Cina e i robot in rapido arrivo

Martin Ford scrive sul NY Times che l’automatizzazione sta avvenendo molto più in fretta del previsto — e di quanto avvenga in Europa o America — in Cina. Foxxcon, ad esempio, ha intenzione di automatizzare circa il 70% della sua forza lavoro entro tre anni:

In 2014, Chinese factories accounted for about a quarter of the global ranks of industrial robots — a 54 percent increase over 2013. According to the International Federation of Robotics, it will have more installed manufacturing robots than any other country by 2017.

Midea, a leading manufacturer of home appliances in the heavily industrialized province of Guangdong, plans to replace 6,000 workers in its residential air-conditioning division, about a fifth of the work force, with automation by the end of the year. Foxconn, which makes consumer electronics for Apple and other companies, plans to automate about 70 percent of factory work within three years, and already has a fully robotic factory in Chengdu.

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Elon Musk vuole fornire Internet dallo spazio

SpaceX ha chiesto al governo degli Stati Uniti di poter iniziare i test per un nuovo progetto per inviare il segnale di Internet dallo spazio. Il piano prevede di inviare circa 4.000 satelliti nello spazio, che dovrebbero riuscire a fornire Internet ad alta velocità a tutto il mondo. Altri (Bill Gates, fra loro) hanno intrapreso simili progetti in passato, senza molto successo, ma SpaceX dovrebbe riuscire a ridurre i costi di manutenzione e gestione dei satelliti grazie ai suoi razzi.

Scrive il Washington Post:

The satellites would be deployed from one of SpaceX’s rockets, the Falcon 9. Once in orbit, the satellites would connect to ground stations at three West Coast facilities. The purpose of the tests is to see whether the antenna technology used on the satellites will be able to deliver high-speed Internet to the ground without hiccups.

Se tutto andasse bene, SpaceX potrebbe iniziare a offrire il servizio fra cinque anni.

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Perché gli smartphone Android scattano foto inferiori degli iPhone

Vice Motherboard:

Android phones do have good cameras, but what we need is better software. RAW support allows us to see what these cameras are technically capable of, but until we can trust phone makers to invest in quality processing algorithms, Android cameras will continue to lag behind Apple and Microsoft’s.

In altre parole, molti smartphone Android hanno ottime fotocamere e sensori; il problema è nel modo in cui il software li usa. Quando si scatta una foto, lo smartphone automaticamente riduce la mole d’informazione iniziale (un file .raw) in un file JPEG, a seconda delle impostazioni che il produttore ha dato — aggiustando luce, tonalità e nitidezza. Come si vede dalle foto dell’articolo, la qualità della foto varia di conseguenza da produttore a produttore, e non sempre è correlata alla qualità dell’obiettivo.

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jazz.computer

Una composizione interattiva che varia con lo scrolling della pagina. È pure abbastanza piacevole da ascoltare.

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Literata, la font di Google per gli ebook

È una notizia di alcune settimane fa (non so come me la sono persa): Google ha commissionato a TypeTogether (quelli che della bellissima Adelle) una font adatta specialmente a testi lunghi, da utilizzare per gli ebook 1. Il risultato è Literata:

Jose Scaglione and Veronika Burian of TypeTogether included characteristics common to the typefaces typically used by book designers for fiction titles, so the reading experience is familiar, but updated them to bring new movement and feeling to the font,” Beavers says. “The shapes of features of letters, like terminals and outstrokes, all are firmly formed for reading on screens, but are softened for smooth movement across a line.

La font di Google, Literata

Purtroppo non è ancora disponibile su Google Fonts, ma dicono arriverà (seppur entro 18 mesi — un po’ lunga l’attesa).

  1. Nello stesso periodo Amazon rilasciava Bookerly, la sua custom font per ebook

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