Una lettera onesta dal tuo dipartimento I.T.

McSweeney’s:

Hello,

You’re receiving this message because the I.T. Department is upgrading the software you most use and upon which your productivity entirely depends.

Although we refer to this as an upgrade, it is, at best, a lateral move. The software does the same things as before, except your favorite features have been moved to a place where you will never find them again. The features you never use, on the other hand, have been assigned keyboard shortcuts that are maddeningly easy to type. For example, “Hide All Menus” (Shift+E) or “Quit Without Saving” (Spacebar).

Here is a list of emboldened words, which may or may not apply to the upgrade:

  • Reliable. The software used to crash only sometimes. We’ve fixed that.
  • Secure. Mo’ passwords, mo’ fun.
  • Cloud. Cloud cloud cloud cloud cloud.

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Perché gli annunci di Microsoft mi lasciano sempre confuso

Quando Microsoft annuncia una tecnologia straordinaria e rivoluzionaria, io ritardo e modero la mia reazione. La posticipo, e solo a distanza di ore inizio a capire se posso effettivamente entusiasmarmi o se era tutta fuffa.

Scrive Guss Mueller:

L’annuncio di HoloLens mi ha dato molto da pensare nelle ultime 12 ore. Perché Microsoft sta facendo, e mostrando a persone, promesse che non potrà mantenere? O che se non altro non riuscirà a mantenere per i prossimi cinque anni? Perché mi rendono le persone tutte così eccitate? È un bellissimo futuro quello che avete immaginato lì, ma abbiamo visto quel futuro in passato. Microsoft dovrebbe smetterla con questo comportamento, perché non aiuta.

Quindi, questa è la ragione per cui quando guardiamo un keynote di Microsoft non ci eccitiamo troppo. Abbiamo imparato dai precedenti comportamenti dell’azienda a non credere fino in fondo a quello che ci sta vendendo. E questa è anche la ragione per cui così tante persone adorato quello che Apple “promette”. Quando Apple dà una demo dei suoi prodotti, non tira in ballo la grafica computerizzata per mostrare come spera un giorno le cose funzioneranno. Invece, mostra cosa è pronto, finito. Come può essere utilizzato ieri. Sono queste possibilità a renderci eccitati. E Apple riesce a inquadrarle benissimo.

Come scrive Guss, è probabilmente una delle differenze principali fra Apple e Microsoft: Apple sa quando è il momento di mostrare quello su cui sta lavorando; Microsoft lo mostra anni prima quando le possibilità sono appunto solo tali: possibilità, ancora da realizzare.

Ed è la ragione per cui di HoloLens non ho ancora scritto: sembra fantastico, ma mi piacerebbe capire meglio di cosa è capace effettivamente — e quali invece sono solo speranze per il futuro. Anche Polygon consiglia di andarci cauti, ricordando il fato del Kinect e altre visioni del futuro, immaginato da Microsoft, che non sono mai andate oltre il video promozionale.

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Scritti un anno fa

Il linklog di Kottke.org

Kottke ha aggiunto al suo blog una sezione composta da soli link, in modo che possa inserire e segnalare velocemente ai lettori quelle cose che ha trovato in rete che gli sono piaciute, e che ha trovato interessanti, ma di cui per qualche ragione non ha parlato.

L’ha motivata così, sul suo blog:

Il web è cambiato. Siti come Reddit, Digg, Hacker News e servizi come Facebook e Twitter sono molto più veloci di un singolo blogger… Quindi, ho scambiato quella velocità in favore della qualità. Non posto più 10 o 12 cose al giorno. Ne posto invece 4 o 6, le più interessanti che posso condividere.

Ma questo significa che un sacco di altra roba interessante (ma per qualche ragione che non conosco da me ritenuta non abbastanza interessante al punto da farci un post) va persa. E questa cosa mi ha dato fastidio di recente.

Che è esattamente la stessa ragione per cui questo blog ha un linklog, e una newsletter: entrambi contengono cose che ho giudicato interessanti, ma che non ce l’hanno fatta a diventare post su Bicycle Mind. Entrambi mi servono a segnalare velocemente, con un click, quelle cose di cui non ho tempo di scrivere.

(Ho deciso di ri-spostare il linklog in prima pagina, sotto il primo post del blog — come Kottke)

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Il computer dentro il mouse

È quello che vuole fare mouse box, per ora un prototipo.

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Low Volume: primo numero

Come avevo accennato, oggi è arrivato (a chi si era iscritto) il primo numero della nuova newsletter di Bicycle Mind, Low Volume. Per gli incerti, che ancora non si sono abbonati: lo potete leggere qua, e decidere se vi piace o meno. Il prossimo numero arriva domenica prossima, e come al solito: ci si iscrive qua.

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Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

Le pratiche digitali del Corriere

Mi ero perso questo: il Corriere ha fatto un libricino con vignette relative a Je Suis Charlie, che ha poi messo in vendita (senza tenersi alcun ricavo, ma devolvendolo alle vittime). Il problema? Hanno preso le vignette da internet, e le hanno impaginate, senza prima chiedere il permesso agli autori.

Leo Ortolani riassume la questione in maniera più divertente (qua invece il riassunto di un altro autore):

Sai cosa ho fatto di recente? Ho scoperto che IL CORRIERE DELLA SERA ha preso le vignette che tanti autori italiani hanno pubblicato per solidarietà ai colleghi francesi e ci si è fatto un bel libretto da vendere a euro 4,90. E quando dico che le ha prese, intendo dire che le ha prese senza chiedere niente a nessuno. Tipo che avete un motorino, vi girate, non c’è più. Ve lo ha preso il Corriere della Sera per farci un giro. A scopo di beneficenza, eh? Il motorino è sempre vostro.

Ora. Io sarò anche un povero geologo che fatica a stare al mondo, ma qui si comincia a perdere il senso delle cose. Chiedimelo. Magari ti dico di sì. Luca Bertuzzi di WOW, lo Spazio Fumetto di Milano me lo ha chiesto, se poteva usarla per esporla, gli ho detto di sì. Lo vedi, come è semplice, quando si è tra persone educate? Ma tu, Corriere della Sera sei venuto qui, hai preso una foto (UNA FOTO!!) di un disegno che ho messo in rete fotografandolo con il cellulare, perchè non ho lo scanner attaccato al sedere e a volte si fanno dei disegni sulla spinta emotiva, come quello, e si pubblicano in qualche modo, per fare sapere che quello che è successo ti ha colpito e molto, e tu, dicevo, Corriere dei Piccoli, vieni qui e te la prendi. Una foto. E te la stampi. A bassa risoluzione, ovvio. Che oltretutto non è che mi fai un favore, pubblicando una foto di un mio disegno, a bassa risoluzione. Nemmeno la decenza del controllo artistico. Nemmeno quella. Che Luca Bertuzzi mi ha chiesto la cortesia di un file ad alta risoluzione. E gliel’ho mandato.

Una faccenda imbarazzante, come scrive Sofri c’è da chiedersi “come sia successo a un gruppo di così longeva e robusta esperienza editoriale, di adottare una pratica tanto dilettantesca e sbrigativa.” Pratiche — legate alla rete — che il Corriere in realtà da anni applica senza timore.

La logica dietro è la solita, la stessa adottata con le foto della ragazza: che quello che sta su internet è di tutti — loro, soprattutto — e possono prenderlo e farne quel che vogliono. Scrive Mantellini:

Le peggiori pratiche del Corriere se ne fregano dei rapporti fra pari (che non a caso sono il cardine delle relazioni digitali), ignorano le consuetudini di rete (perché nelle teste di costoro Internet è una cosa differente da quella che è nelle nostre), sfidano la contrapposizione netta perché pensano non solo di essere nel giusto ma anche che il proprio bacino di riferimento sia più ampio e meno problematico di quello dei molti che oggi li attaccano.

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La vera storia dietro lo smartphone di Amazon

Il Fire Phone è stato un flop: per la prima volta Amazon non ha creato un prodotto competitivo nel prezzo, ma ha tradito la propria natura progettando uno smartphone che andasse più in competizione con l’iPhone che con la fascia bassa, economica e conveniente, del mercato. Di come è nato, soprattutto per volontà di Jeff Bezos, ne ha scritto Austin Carr su Fast Company. È anche stato un tentativo di riposizionare Amazon: da qualcosa di conveniente e necessario a un brand percepito come “cool”, quale Apple:

Bezos had profound reasons for preferring a top-of-the-line smartphone. Multiple sources indicate that the premium phone represented a “repositioning of the brand away from being so utilitarian and toward becoming more of a lifestyle brand like Apple”. Bezos expressed some of these sentiments himself in a memo he wrote years ago, entitled “Amazon.love.” In the memo, first revealed by journalist Brad Stone in , Bezos describes his vision to transform Amazon into a brand such as Apple, Nike, or Disney, which are “widely loved by their customers, and are even perceived as cool.” Brands like Walmart and Microsoft, he noted, are “unloved” and suffer as a result. He then listed the attributes that distinguished each set of companies: “Risk taking is cool. Thinking big is cool. The unexpected is cool. Close-following is not cool.”

Nel tentativo di creare un prodotto che stupisse — innovativo, non una copia economica dell’iPhone ma una alternativa in competizione con lo stesso — hanno aggiunto funzioni che persino il team di sviluppo ha ritenuto inutili, durante la progettazione. Dynamic Perspective (l’effetto 3D) è una di queste:

And team members simply could not imagine truly useful applications for Dynamic Perspective. As far as anyone could tell, Bezos was in search of the Fire Phone’s version of Siri, a signature feature that could make the device a blockbuster. But what was the point, they wondered, beyond some fun gaming interactions and flashy 3-D lock screens. “In meetings, all Jeff talked about was, ‘3-D, 3-D, 3-D!’ He had this childlike excitement about the feature and no one could understand why,” recalls a former engineering head who worked solely on Dynamic Perspective for years. “We poured surreal amounts of money into it, yet we all thought it had no value for the customer, which was the biggest irony. Whenever anyone asked why we were doing this, the answer was, ‘Because Jeff wants it.’ No one thought the feature justified the cost to the project. No one. Absolutely no one.”

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Newsletter settimanale

Domenica arriva una nuova newsletter settimanale, che unifica e raccoglie il contenuto della precedente newsletter settimanale (quella con il riassunto dei post pubblicati sul blog) e newsletter giornaliera (con link a materiale inedito). Entrambe non esistono più, e sono sostituite da quella nuova, che quindi:

  • Riassume le notizie della settimana su Bicycle Mind
  • Include link a materiale esterno (il linklog, con una breve riga di commento inclusa)
  • Include qualsiasi aggiunta voglia e mi venga in mente

Siccome poi si basa su Tinyletter dovrebbe (finalmente) risultare leggibile anche da iPhone. Se volete iscrivervi in tempo per il primo numero, lo fate qua.

(Se eravate iscritti alle vecchie newsletter vi ho già migrato sulla nuova lista — controllate nello spam questa Domenica perché essendo basata su un nuovo sistema potrebbe finire lì)

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Il New York Times e BuzzFeed non sono così diversi

Mathew Ingram sostiene che, in fin dei conti, il New York Times e BuzzFeed non siano così diversi negli intenti e nei mezzi. C’è tanta pomposità nel mondo di presentarsi nel primo, e tanti gattini nel secondo, ma in realtà BuzzFeed produce pezzi di qualità a sua volta, reportage e tanto materiale inedito — ha uno staff di 1000 persone sparse per il globo che se ne occupano.

Here’s the thing, though: If you look at the most-read items the New York Timespublished last year, do you see any investigative journalism or long features about important issues? No. You see a photo essay, a couple of quizzes and a travel guide. That sounds a lot more like BuzzFeed than many on staff might like to admit. If the paper’s online audience is indeed continuing to grow by 20 percent — as a recent memo from executive editor Dean Baquet says it is — then those kinds of items are partly to thank.

But the New York Times is much more than just photo essays and quizzes, you will protest. That’s true — and so is BuzzFeed. Judging BuzzFeed based on a listicle or a photo gallery is a little like judging the New York Times because it has a fashion section, or a comics section, or classifieds. Or because some of its columnists are irritating and frequently wrong. Or because it does trend stories about things that aren’t trends.

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Il prossimo MacBook Air sarà ‘mobile first’

Mark Gurman ha riportato su 9to5mac alcuni rumors sul nuovo MacBook Air, che dovrebbe avere un design radicalmente differente dal modello corrente. Innanzitutto dovrebbe avere una sola porta: quella USB — servirà a tutto, anche a ricaricarlo.

Questo, per rimandare all’analisi di Ben Thompson: il prossimo MacBook Air sarà il primo personal computer Apple ad essere “mobile first”, ovvero si partirà dall’iPhone per arrivare al Mac, non viceversa. Non è più il Mac l’hub di controllo e principale, né iTunes: è iPhone, e iCloud.

And so, the story of the (rumored) MacBook Air starts not with the Mac, but rather with the iPhone. By virtue of its omnipresence it is the most important device in most consumers’ lives. It is the first choice for getting information, for communicating, for taking pictures. It is a device that a huge majority of people could live on exclusively, and it very much stands alone: all of its essential functions have cloud counterparts, but none assume a PC.

True, it would be nice to have a keyboard to type longer emails, reports or papers, or a larger screen to watch movies, but those capabilities – again, for most people, not all – are nice to have, not essential. Moreover, all of those capabilities depend on the same cloud services as the phone: email, social networking, photos, all of it comes over the (wireless) network, not a cable.

In this world, a Mobile First world, what exactly is the point of a port?

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La proposta di David Cameron

BBC:

If he wins the election, Mr Cameron said he would increase the authorities’ power to access both the details of communications and their content. […]

There should be no “means of communication” which “we cannot read”, he said.

Cory Doctorow spiega in un articolo le conseguenze che l’approvazione di una simile legge avrebbe. Se costruisci una backdoor, questa sarà accessibile a tutti — buoni e cattivi. Scriveva Scheiner a Ottobre, quando Apple decise di criptare i dati degli iPhone, rendendoli inaccessibili a essa stessa:

Ah, but that’s the thing: You can’t build a backdoor that only the good guys can walk through. Encryption protects against cybercriminals, industrial competitors, the Chinese secret police and the FBI. You’re either vulnerable to eavesdropping by any of them, or you’re secure from eavesdropping from all of them.

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Sei ancora entusiasta di iOS e OS X?

Torniamo alla qualità (peggiorata) del software Apple. La forza di Apple è anche nel proselitismo spontaneo di certi utenti, che ne promuovono i prodotti ai loro amici e conoscenti. Scrive Dr. Drang:

I’ll bet you know several people who bought a Mac, an iPad, or an iPhone because they saw you using one and noticed how easily you did things that were difficult for them. They may have asked for a demonstration of Fantastical; they may have asked whether they could still do X, Y, or Z on a Mac; they may have asked for a recommendation on which iPad to buy; but however it happened, you were largely responsible for Apple sales beyond your own collection of devices. That’s leverage.

Vero. E vero, come sottolinea Dr. Drang, che almeno nel mio caso il sentimento si è affievolito: non cerco più poi così tanto di convincere tutti a passare a iOS da Android, perché iOS ha bug e malfunzionamenti per i quali i nuovi acquirenti mi maledirebbero:

Are you as enthusiastic about demonstrating recent versions of OS X as you were about Leopard? Have you avoided family members who keep asking you why their iPhones don’t have enough free space to install iOS 8? Do you think it might be better if your friends stick with Android because then you won’t feel responsible if some of their data doesn’t sync?

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Uber sfrutta la tecnologia — ma opera in un altro settore

Charlie Warzel:

Il problema: “Move fast and break things” funziona solo quando le “cose” sono pezzi di software. Funziona un po meno — e pone dei rischi — quando le “cose” sono persone.

Uber, come Airbnb, TaskRabbit, Instacart, e altre applicazioni della “sharing economy” sono parte di quello che Jan Dawson ha definito “digital layer”: servizi che funzionano e sono resi possibili dalla tecnologia, ma esistono principalmente nel mondo reale. Confezionata sotto forma di applicazione, la tecnologia di Uber si è rivelata disruptiva. Ma definire Uber come una semplice applicazione non farebbe un buon servizio. […]

Il mondo fisico opera in tempi differenti (leggi: molto più lenti) rispetto al mondo della tecnologia e delle startup. Il mondo fisico è pieno di logistica, regole, battaglie regolatori e, più importante, persone. Chiedete direttamente a Uber: rivoluzionare un settore che opera principalmente fuori dal web è terribilmente costoso, e un’impresa che richiede molto tempo. Questa è la ragione per cui Uber è diventata esperta nelle regolamentazioni di circa 50 città.

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Il nuovo Cluetrain Manifesto

Dopo 16 anni, Doc Searls e David Weinberger hanno scritto un nuovo manifesto. Una serie di “clues” sulla rete. Si legge su Medium e su quest’altra pagina di Dave Winer.

9. The Internet is no-thing at all. At its base the Internet is a set of agreements, which the geeky among us (long may their names be hallowed) call “protocols,” but which we might, in the temper of the day, call “commandments.”

10. The first among these is: Thy network shall move all packets closer to their destinations without favor or delay based on origin, source, content, or intent.

11. Thus does this First Commandment lay open the Internet to every idea, application, business, quest, vice, and whatever.

12. There has not been a tool with such a general purpose since language.

13. This means the Internet is not for anything special or in particular. Not for social networking, not for documents, not for advertising, not for business, not for education, not for porn, not for anything. It is specifically designed for everything.

14. Optimizing the Internet for one purpose de-optimizes it for all others.

15. The Internet like gravity is indiscriminate in its attraction. It pulls us all together, the virtuous and the wicked alike.

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Non funziona più

È meglio un aggiornamento all’anno ad iOS e Mac OS, oppure una deadline meno stretta che ci garantisca un software più decente, più stabile, meno ricco di problemi? — quello che fino a poco tempo fa contraddistingueva Apple. A me sembra che la qualità dovrebbe stare di fronte a ogni altro obiettivo, eppure come scrive Marco Arment non trovo altra ragione del recente declino della qualità del software Apple se non il volere mettere marketing — l’annuncio annuale di un nuovo aggiornamento e prodotto — di fronte a qualità:

I suspect the rapid decline of Apple’s software is a sign that marketing is too high a priority at Apple today: having major new releases every year is clearly impossible for the engineering teams to keep up with while maintaining quality. Maybe it’s an engineering problem, but I suspect not — I doubt that any cohesive engineering team could keep up with these demands and maintain significantly higher quality.

The problem seems to be quite simple: they’re doing too much, with unrealistic deadlines.

A questo punto, il famoso “it just work” è una sonora balla. iOS è pieno di minuscoli problemi che confondono e frustrano un utente non esperto, iCloud è tuttora lontano dalla perfezione, e Yosemite aveva la stabilità di una versione beta al lancio.

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La foto della ragazza

Quando muore qualcuno, si verifica un attentato o una tragedia, i giornali (soprattutto italiani) si sentono autorizzati ad attingere da Facebook, a scaricare le foto delle vittime e pubblicarle (magari ignorando anche i vari filtri per la privacy di Facebook). Senza chiedere, senza permesso; in maniera molto prepotente. Ecco qua la ragazza mentre sorrideva spensierata, e in quest’altra in una posa divertente.

Bisogna sottolineare che anche se le foto sono su internet non significa che siano di pubblico dominio, pronte per i giornalisti a farne qualsiasi cosa vogliano o serva i loro interessi. Scrive Mantellini:

Ora la ragazza è morta e i giornali, quasi tutti, hanno usato le sue foto, prese dal suo profilo Facebook per corredare i servizi di cronaca nera che parlano di lei. Hanno chiesto il permesso a qualcuno? Non ce n’è stato bisogno. Erano lì, su Internet, è bastato un colpo di mouse per impadronirsene. Un altro per pubblicarle.

Le nostre foto sono nostre ed i giornali fanno finta di non saperlo. Pubblicare una propria immagine su Internet, anche su una bacheca pubblica, non significa dichiarare che quella foto sia di tutti, che possa essere utilizzate liberamente. Le fotografie sono come le parole, raccontano mondi, quasi sempre privati e insondabili, aprono il fianco a interpretazioni ed equivoci: nessuno dovrebbe avere il diritto di toccarle senza il nostro permesso. O senza il permesso di qualcuno che ci conosce e ci ama nel giorno in cui noi non potessimo più decidere da soli.

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Apple introduce la possibilità di riconsegnare le applicazioni entro 14 giorni

Da un certo punto di vista sono contento — è giusto poter riconsegnare un’applicazione quando questa si rivela sotto le aspettative: fino ad ora si era costretti a tenersela — da un altro potrebbe verificarsi un abuso: il noleggio di applicazioni monouso (quelle che ci servono una volta, e mai più: come una guida turistica) gratuito, sfavorendo gli sviluppatori.

Un trial nell’App Store — cosa che questa nuova policy abilita — è necessario. Magari non di 14 giorni: in 14 giorni uno può finire un gioco, restituirlo, e riavere indietro i soldi senza fornire alcuna motivazione.

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Se c’è una forma di intelligenza nello spazio, è probabilmente artificiale

Motherboard ripropone l’idea che se un giorno ci scontreremo con degli alieni, questi potrebbero essere basati su silicio più che carbonio. Se c’è una forma di vita qua fuori — scrive Vice — probabilmente è artificiale. In primo luogo per quella che Schneider (professore di filosofia all’università del Connecticut) definisce short window observation:

The reason for all this has to do, primarily, with timescales. For starters, when it comes to alien intelligence, there’s what Schneider calls the “short window observation”—the notion that, by the time any society learns to transmit radio signals, they’re probably a hop-skip away from upgrading their own biology. […]

“As soon as a civilization invents radio, they’re within fifty years of computers, then, probably, only another fifty to a hundred years from inventing AI,” Shostak said. “At that point, soft, squishy brains become an outdated model.” […]

Most of the radio-hot civilizations out there are probably thousands to millions of years older than us. […] “The way you reach this conclusion is very straightforward,” said Shostak. “Consider the fact that any signal we pick up has to come from a civilization at least as advanced as we are. Now, let’s say, conservatively, the average civilization will use radio for 10,000 years. From a purely probabilistic point of view, the chance of encountering a society far older than ourselves is quite high.”

Perché non ci siamo scontrati con nessuna forma di intelligenza fino ad ora — e perché questa, se più evoluta di noi, ci ignora? Shostak (direttore alla NASA di SETI, acronimo per Search for Extraterrestrial Intelligence) dice che siamo interessanti tanto quanto un pesciolino rosso: irrilevanti. Non vuoi del male al tuo pesciolino rosso, e nemmeno vuoi leggerci dei libri assieme.

“I’d have to agree with Susan on them not being interested in us at all,” Shostak said. We’re just too simplistic, too irrelevant. “You don’t spend a whole lot of time hanging out reading books with your goldfish. On the other hand, you don’t really want to kill the goldfish, either.”

(Via Hypertext)

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Sei impressioni sulla macchina che si guida da sola di Google

Matthew Inman (aka The Oatmeal) ha avuto l’opportunità di provare la macchina che si guida da sola di Google in anteprima. La ha trovata molto timida e prudente. Ha raccolte le sue impressioni, divise in sei punti, sul suo blog. Questo è l’ultimo:

The unfortunate part of something this transformative is the inevitable, ardent stupidity which is going to erupt from the general public. Even if in a few years self-driving cars are proven to be ten times safer than human-operated cars, all it’s going to take is one tragic accident and the public is going to lose their minds. There will be outrage. There will be politicizing. There will be hashtags.
It’s going to suck.

But I say to hell with the public. Let them spend their waking lives putt-putting around on a crowded interstate with all the other half-lucid orangutans on their cell phones.

I say look at the bigger picture. All the self-driving cars currently on the road learn from one another, and each car now collectively possesses 40 years of driving experience. And this technology is still in its infancy.

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Quali notizie vengono bloccate in Cina

Pro Publica sta tracciando quando le homepage di alcune delle principali fonti di informazione (BBC, New York Times, WSJ, etc.) vengono bloccate in Cina. Il grafico a questa pagina mostra quando queste risultavano inaccessibili, e quali notizie erano presenti in prima pagina in quel momento.

(La censura online, in Cina, potrebbe essere più selettiva di quanto ipotizzato)

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