‘Ho comprato una nuova televisione, e ne sono terrorizzato’

Michael Price ha paura ad accenderla, da quando leggendo il manuale ha scoperto il numero di informazioni che questa trasmette per abilitare le funzionalità smart:

The amount of data this thing collects is staggering. It logs where, when, how, and for how long you use the TV. It sets tracking cookies and beacons designed to detect “when you have viewed particular content or a particular email message.” It records “the apps you use, the websites you visit, and how you interact with content.” It ignores “do-not-track” requests as a considered matter of policy. [...]

More troubling is the microphone. The TV boasts a “voice recognition” feature that allows viewers to control the screen with voice commands. But the service comes with a rather ominous warning: “Please be aware that if your spoken words include personal or other sensitive information, that information will be among the data captured and transmitted to a third party.” Got that? Don’t say personal or sensitive stuff in front of the TV.

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Scritti un anno fa: Wow? + Quanti morti ci sono su Facebook? +

Dimensione dello schermo non equivale a dimensione del dispositivo

Gizmodo nota come diversi smartphone abbiano uno schermo pari a quello dell’iPhone ma riescano al contempo ad essere più piccoli — di conseguenza, più comodi da tenere in mano — avendo lasciato meno spazio sopra e sotto il dispositivo.

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Il coming out di Tim Cook

Tim Cook, su Business Week:

If hearing that the CEO of Apple is gay can help someone struggling to come to terms with who he or she is, or bring comfort to anyone who feels alone, or inspire people to insist on their equality, then it’s worth the trade-off with my own privacy. [...] . Part of social progress is understanding that a person is not defined only by one’s sexuality, race, or gender. I’m an engineer, an uncle, a nature lover, a fitness nut, a son of the South, a sports fanatic, and many other things. I hope that people will respect my desire to focus on the things I’m best suited for and the work that brings me joy.

Andate a leggere la lettera per intero.

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‘Mobile is Eating the World’

Assolutamente da guardare: le slide di Benedict Evans, su come la tecnologia si stia diffondendo in ogni settore e di conseguenza diventi superflua la distinzione fra azienda tecnologica e non. Come giustamente riporta la slide numero 41, “When tech is fully adopted, it disappears“.

È corretto considerare Amazon come un’azienda tecnologica, o andrebbe ritenuta un’azienda che piuttosto sfrutta la tecnologia? (nello stesso modo in cui McDonald’s si basa su camion, congelatori e spostamento rapido di merci).

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Quanto durerà Google Fonts?

Jeremiah Shoaf di Typewolf si pone una domanda interessante: e se Google chiudesse Google Fonts? Non ci sono ragioni solide (Jeremiah ne esplora alcune, nel suo articolo) per cui il servizio debba esistere, e Google è la stessa azienda che non si è fatta problemi a chiudere Google Reader, seppur utilizzato costantemente da una nicchia affezionata di utenti.

But all of this begs the question: why is Google in the fonts game? What do they have to gain by hosting fonts for millions of websites for free? It can’t be cheap to serve fonts on this kind of scale. To date there have been over 2.6 trillion pageviews using Google Fonts. Sure, the fonts are oftentimes cached in the user’s browser but that is still a lot of requests and a lot of data being transferred. A trillion is a big number, even for a company like Google.

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Key-to-go: la tastiera portatile per iPad di Logitech

È impermeabile e colorata, la nuova tastiera di Logitech per iPad (71 euro). È stata studiata per essere perfetta in movimento, piccola quanto basta per essere trasportata senza fastidio e resistente ai pericoli a cui potrebbe andare incontro. È davvero bella.

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Il monopolio del porno

Probabile non abbiate mai sentito parlare di MindGeek, strano perché ha più di 100 milioni di visitatori al giorno ed è fra i siti che consumano più banda al mondo. Si posiziona nei primi dieci posti, assieme a Netflix — e ne consuma più di Twitter o Facebook. Il loro sito non aiuta a capire di cosa si occupino, accogliendo invece il visitatore con una tagline molto vaga e pomposa, “pioneering the future of online traffic“.

MindGeek è un provider del porno, ed è l’azienda dietro ai siti più conosciuti e popolari (PornHub e YouPorn, per dirne due) ed è un caso di cosa può succedere se il produttore di contenuti ne diventa anche il principale distributore. MindGeek possiede canali che dipendono da contenuti pirata, ma è al contempo in una posizione dominante e di forza rispetto ai produttori di contenuti.

Ne scrive David Auerbach su Slate:

As content-provider companies like Netflix and Amazon move into the content-production business, MindGeek provides a glimpse of how the alignment of incentives can change. The distributor doesn’t necessarily need to make content that generates adequate money for the content producers, as long as it generates money somehow. None of these other companies will shift to the free ad-based model that MindGeek’s tube sites use, but a company like Netflix may end up in a position of far greater strength if it comes to control a primary means of distribution—especially if it’s one cheaper than cable—and movie studios and networks may end up having to cut deals with Netflix rather than the other way around.

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15 passi per risultare intelligenti nelle email

Se vi trovate sopraffatti dalle email, Sarah Cooper vi suggerisce 15 trucchi per apparire intelligenti e, soprattutto, tenere la vostra casella di posta sotto controllo. Per prima cosa, rispondete sempre:

Feature launched? Respond: W00t way to go! Baby on the way? Respond: Mazel tov! Peanut brittle on Brian’s desk? Respond: This is delicious! Whenever something good happens, always be the first to respond and always reply all. This will make you seem like a highly engaged team player.

In addition, when you constantly point out how awesome everyone’s doing, you leave them feeling great and ignoring the fact that you haven’t done any real work in over a year.

(Via | The Backseat Companion)

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Com’è essere uno sviluppatore web in Cina

Su Tuts+, Kendra Schaefer racconta i problemi a noi sconosciuti che qualsiasi sviluppatore web incontra in Cina. Qualsiasi API di Google non funziona, obbligando lo sviluppatore ad utilizzare soluzioni alternative (non sempre altrettanto valide, o a volte senza API pubbliche) come Open Street Maps al posto di Google Maps. Il “Great Firewall of China” rompe persino i webfont ospitati su Google Fonts e tutti i video di YouTube o Vimeo inseriti in un sito.

Chinese language webfonts can be embedded with @font-face, just like any other font. The problem is that because the language is so huge and contains so many characters, the font file sizes are enormous—think 3–7Mb per font weight. Forcing a full download of the font file on load is impractical at best

(“Perché i siti giapponesi sono un disastro“)

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Il font della Svezia

La Svezia ha un font ufficialeSweden Sans:

Sans is meant to encapsulate fuzzy Scandinavian concepts — progressivism, authenticity, lagom (Swedish for “just the right amount”). So how does it do it? “It’s a pretty open typeface. They’re simple shapes,” Hattenbach says over the phone. “We’ve worked on the spaces between the letters to try to keep it light and airy.” Wide holes inside of an enclosed “p” or “o” might have the same effect. To a type nerd, things get technical, and fast.

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Quelli che di lavoro devono guardare il porno

Facebook (e tutti i social network principali di cui facciamo uso) hanno una schiera di moderatori che si preoccupano di tenere l’ambiente pulito per noi. Non se ne parla molto, perché ci piace pensare che il processo sia automatico, ma è un numero impressionante di persone che di lavoro passano la giornata a guardare immagini porno, video di decapitazioni e tutti quei contenuti che noi preferiremmo evitare (e che di fatto, grazie a loro, raramente dobbiamo subire).

Adrian Chen narra, su Wired, la storia di queste persone:

So companies like Facebook and Twitter rely on an army of workers employed to soak up the worst of humanity in order to protect the rest of us. And there are legions of them—a vast, invisible pool of human labor. Hemanshu Nigam, the former chief security officer of MySpace who now runs online safety consultancy SSP Blue, estimates that the number of content moderators scrubbing the world’s social media sites, mobile apps, and cloud storage services runs to “well over 100,000”—that is, about twice the total head count of Google and nearly 14 times that of Facebook.

È un processo meno automatico di quello che potremmo pensare, che richiede in certe situazioni una buona conoscenza della cultura del Paese di riferimento, e di cosa possa risultare offensivo o meno.

(Internet è di tutti?)

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Di nuovo su quell’iPhone da 16GB

Più volte ho scritto di quanto sia abbastanza deludente che Apple abbia lasciato l’iPhone da 16GB. Avrebbero dovuto aumentare il modello base a 32GB, eliminando il taglio da 16. Come strategia per vendere il taglio da 64GB ha funzionato: è la prima volta che questo si rivela essere il modello più difficile da reperire, negli Apple Store, e con l’attesa più lunga, online. Per molti, $100 per quattro volte lo storage (del modello inferiore) sono accettabili.

Il problema è che questa scelta va contro la relazione di fiducia che da anni Apple ha costruito con i consumatori, ovvero di offrire sempre e comunque un prodotto ottimo. L’iPhone da 16GB non è ottimo — è accettabile, se proprio devi comprarlo. Non lo raccomanderesti. Come scrive Gruber:

I also understand the product marketing angle. That there are a lot of people who will look at the 16 GB models, see that they can get four times the storage for just $100 more, and buy the 64 GB model instead — when they would’ve bought the base model if it were 32 GB. I get it. There’s no doubt in my mind it’s good short-term business sense to go with a 16/64/128 lineup instead of 32/64/128. But Apple is not a short-term business. They’re a long-term business, built on a relationship of trust with repeat customers. 16 GB iPads work against the foundation of Apple’s brand, which is that they only make good products.

Apple has long used three-tier pricing structures within individual product categories. They often used to label them “Good”, “Better”, and “Best”. Now, with these 16 GB entry-level devices, it’s more like “Are you sure?”, “Better”, and “Best”. Fine, keep the 16 GB models around for expert business and education buyers who know that they really don’t need more storage space. But don’t put devices on the tables in Apple retail stores that you wouldn’t recommend as a good product and good value to typical customers.

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Citymapper è arrivato a Milano

Se vivete a Milano praticamente potete cancellare Google Maps dall’iPhone: Citymapper è l’unica applicazione di cui avrete bisogno, che vi dà informazioni utili su come spostarvi in città.

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I pericoli del WiFi pubblico

Una storia di Matter ci ricorda quanto siano insicure le reti WiFi pubbliche:

We can now see some of the actual internet traffic of those around us. We see that someone with a MacBook is browsing the site Nu.nl. We can see that many devices are sending documents using WeTransfer, some are connecting to Dropbox, and some show activity on Tumblr. We see that someone has just logged on to FourSquare. The name of this person is also shown, and, after googling his name, we recognize him as the person sitting just a few feet away from us.

Information comes flooding in, even from visitors who are not actively working or surfing. Many email programs and apps constantly make contact with their servers—a necessary step for a device to retrieve new emails. For some devices and programs, we are able to see what information is being sent, and to which server.

L’hacker nella storia in realtà — come spesso in questi casi, seppur definito tale — non è un “hacker”: non ha fatto altro che creare una rete WiFi dal nome plausibile (lo stesso, ad esempio, del locale in cui si trova) e osservare il traffico dati delle persone che si sono connesse ad essa, tramite un software facilmente reperibile in rete che chiunque sarebbe in grado di utilizzare.

Da un po’ io — quando fuori casa, o connesso a reti dalla provenienza dubbia — uso Cloak, un’applicazione che crea una VPN che garantisce che i vostri dati restino al sicuro, e non risultino intercettabili. Funziona sia su iPhone che su Mac, in entrambi i casi egregiamente. Cloak può costare $2,99 (per 5GB di dati) al mese o $9,99 (per traffico illimitato) al mese; entrambi i piani includono Cloak Transporter, un servizio che vi permette di figurare come in un altro Paese, e quindi superare i limiti regionali imposti sui contenuti da certi provider — pensate a Netflix (quest’ultima funzionalità è simile a Unlocator, segnalato mesi fa).

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LocalJob

Un grazie a LocalJob per avere sponsorizzato Bicycle Mind questa settimana. LocalJob è un’applicazione gratuita per iPhone (e Android) pensata per risolvere le piccole necessità e urgenze quotidiane, che ti permette di trovare rapidamente un professionista nelle vicinanze:

Non hai ancora un elettricista, un traslocatore, un baby-sitter di fiducia? Trovalo con noi: il più vicino, il più rapido, il più economico.

Con LocalJob.it puoi trovare un professionista nel momento in cui più ne hai bisogno. Il nostro obiettivo è  di renderti la vita più semplice. Se hai un problema, non devi fare altro che descriverlo e rilassarti: i professionisti della tua zona riceveranno la tua notifica e ti risponderanno con un preventivo e una stima di orario di arrivo. Non dovrai fare altro che scegliere l’offerta che più si addice alle tue necessità.

Sei un professionista? Utilizza per te e per i tuoi colleghi il codice sconto BICYCLEMIND6M per avere 6 mesi di abbonamento premium gratuito!

Link al sito: https://localjob.it

Link allo store: https://itunes.apple.com/us/app/localjob/id881886308

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Come cambiano gli SMS, dal primo incontro al matrimonio

Alice Zaho ha analizzato i messaggi che ha scambiato con suo marito dal 2008, quando l’ha conosciuto, al 2014, quando si sono sposati:

Overall, our text messages started out very flirty and personal. Since we were new in our relationship, we made sure the things we said were interesting and thoughtful. As our relationship progressed, we spent more time together and got more comfortable with each other. Our text messages became more predictable, but only because all of the unpredictable things were said in person. We no longer have to text “I love you” from a distance in the middle of the night. I can now roll over, snuggle with my husband and whisper it into his ear.

Esiste un servizio, del quale parlai, che permette di analizzare il proprio archivio di SMS — e ottenere un risultato simile a quello di Alice Zaho (es. individuare le parole più ricorrenti che inseriamo nei messaggi).

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Siri, la mia BFF

Sul New York Times, Judith Newman racconta di come suo figlio, autistico, abbia trovato in Siri un’amica pronto ad ascoltarlo e a conversare con lui.

È un racconto bellissimo:

It’s not that Gus doesn’t understand Siri’s not human. He does — intellectually. But like many autistic people I know, Gus feels that inanimate objects, while maybe not possessing souls, are worthy of our consideration. I realized this when he was 8, and I got him an iPod for his birthday. He listened to it only at home, with one exception. It always came with us on our visits to the Apple Store. Finally, I asked why. “So it can visit its friends,” he said.

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La prima bozza

First Draft of History è un blog che contiene la prima bozza di alcuni articoli di Wikipedia. Per esempio: la pagina relativa all’iPhone è stata creata nel 2005, due anni prima che esistesse, e parla del Motorola Rokr, quel brutto telefono capace di sincronizzarsi con iTunes che nacque fra una partnership fra Apple e Motorola.

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Il nome dei font

Tobias Frere-Jones spiega in base a cosa si decide oggi — e come si decideva in passato — il nome di un font:

For centuries, punchcutters would develop their style within a narrow group of genres. There would be only one style of roman or italic, even if that style had been refined and focused over a span of years. The name only needed to pin down the remaining variable, the size. [...]

In Bodoni’s epic Manuale Tipografico of 1818, over one hundred romans and italics are shown with the name of a city as a kind of nickname, though the real name was still a size and a number. Trieste is really Ascendonica (22 point) No. 9, Palermo is Sopracanoncino (28 point) No. 3, and so on.

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La nuova grafica del News River

Il News River ha una nuova grafica, e dovrebbe funzionare meglio da mobile. Ricordo inoltre che il News River può essere utilizzato via web o sotto forma di newsletter (ci si iscrive da qua). A quest’ultima si è abbonato un numero consistente di persone, che tutti i giorni — mi hanno detto, una per una — la aspettano trepidanti seduti davanti al computer.

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