La fotocamera dell’iPhone 6 in Islanda

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La fotocamera dell’iPhone 6 in Islanda

Austin Mann (di The Verge) è andato in Islanda con il nuovo iPhone 6. La sua recensione fotografica dedicata alla fotocamera del dispositivo è imperdibile. L’iPhone 6 scatta foto meravigliose, in condizioni (di luce) in cui persino una DSLR faticherebbe.

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Un video in slow motion girato con l’iPhone 5S

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Un video in slow motion girato con l’iPhone 5S

Abbastanza impressionante, direi.

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Gli errori in iOS 7

Sloppy UI è un tumblr che raccoglie ed elenca tutte le situazioni in cui la UI di iOS 7 si comporta in modo bizzarro. Molti degli errori sono tipografici.

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Prima e dopo iOS 7

Una raccolta di screenshot prima e dopo iOS 7, che rivela come cambiano le applicazioni con l’arrivo del nuovo OS. Generalmente, sono meno brutte ma anche più simili fra loro.

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La tecnologia è nulla senza usabilità

Prendendo l’NFC come esempio, Max Uggeri difende l’iPhone 5S e le scelte di Apple basate sull’idea che “la tecnologia sia nulla senza usabilità”. C’è differenza fra il progettare un telefono pensando a come questo verrà utilizzato — e selezionare tecnologia e funzioni di conseguenza — e il riempirlo di feature che magari si rivelano scomode da usare, poco usabili e piuttosto inutili, ma fanno sembrare il produttore un gran figo:

L’NFC in sostanza – sottostando al limite tecnologico della prossimità – ha come vantaggio il fatto che invece di tirar fuori il portafoglio, tiro fuori il telefono. Non male, vero? E per rendere possibile questa meraviglia devo necessariamente ricordarmi un PIN, una password, procurarmi un telefono NFC ready, devo avere fatto un accordo con un operatore telefonico che mi fornisce una SIM abilitata e sperare che abbia un’accordo con la mia banca, altrimenti o cambio operatore o cambio banca. Sfatiamo poi la bufala che puoi girare senza portafoglio perché – come con le carte di credito – i documenti te li chiedono uguale, e i conti sono presto fatti.

Qualcosa stride, un po’ come il frigorifero intelligente che ti dice quando ti scade la roba e ti manda i messaggi, che è fighissimo ma non ci pensano che quando arrivi a casa con 6 borse della spesa (che si stanno pure per rompere perché fatte di quel maledetto di materiale tanto puzzolente quanto ecologico) l’ultima cosa che ti passa per la testa è di far leggere i codici a barre del latte al frigorifero. Insomma, stiamo parlando di concept inutili, direi quasi raffazzonati, che servono solo a far vedere quanto è bello il produttore di telefoni, l’operatore e la banca di turno che fanno “innovazione” mettendo insieme male cose trite e ritrite.

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Il vantaggio della fotocamera

Ho da sempre l’impressione che la qualità delle fotografie scattate con l’iPhone sia superiore a quella di qualsiasi altro smartphone, nonostante le lenti Zeiss di Nokia e i megapixel di Samsung. È un’impressione che mi si conferma di volta in volta quando prendo in mano il Lumia (di mia sorella) o guardo gli scatti degli amici (che hanno Android). È un vantaggio grosso che Apple ha sulla concorrenza, che tuttavia — come Justin Williams — non riesco bene a spiegarmi:

As I’ve been using an Android more as my primary handset, I’ve come to realize just how far ahead Apple is of the competition in the mobile photography space. […] I don’t know what to attribute Apple’s camera magic to. Whether it’s hardware, software, or just that they care more than any other manufacturer I’m not sure. All I know is that for everything that Android and Google are getting right these days, they still haven’t gotten close to touching Apple in the area that is of utmost importance to me: photo quality.

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La novità più interessante dell’iPhone 5S

L’iPhone 5C non è un iPhone economico, che di fatto non esiste: è piuttosto (essendo internamente identico al 5) un modo per vendere l’iPhone dello scorso anno senza che appaia dello scorso anno, dandogli un aspetto plasticoso e colorato (che personalmente preferisco al 5S attuale). L’iPhone dorato invece esiste, ma facciamo finta di no. Assieme a quello, è bene dimenticarsi delle alquanto oscene custodie bucherellate per iPhone 5C.

Invece, per uno che parla spesso del Jawbone UP e device simili, la cosa più interessante del nuovo iPhone 5S è il “motion co-processor”, un processore staccato dal principale A7 che si occupa di raccogliere i dati dall’accelerometro, giroscopio, compasso senza consumare eccessivamente la batteria. Significa, come spiegano loro sul sito, che l’iPhone può automaticamente capire quando camminiamo e quando guidiamo (e fornirci indicazioni stradali adatte al caso), o ridurre i consumi di rete quando è statico da un po’.

Ma, soprattutto, significa che l’iPhone può di fatto essere un FitBit: applicazioni come Moves potranno essere utilizzate senza ritrovarsi a metà giornata con uno smartphone scarico. E siccome il problema di questi device per il quantified self è sempre stato — e tanto me ne sono lamentato — il software, ci si può aspettare che sull’App Store appiano applicazioni che non si limiteranno a raccogliere i dati, ma ad analizzarli e utilizzarli in maniera innovativa e interessante. Più concorrenza e offerta, essendo da adesso una questione solo di software. Il terreno di gioco non è più l’hardware, ma quanto bene il software sfrutterà i dati.

Il vantaggio non è tanto l’avere un pezzo di hardware in meno da portare con sé; affidare quei dati all’iPhone comporta anche una maggiore libertà su che uso farne (a chi affidarli), la possibilità di utilizzarli contemporaneamente con più servizi e integrarli con le altre fonti d’informazione a cui l’iPhone può attingere (GPS, ad esempio).

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Invecchiare alla perfezione

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Invecchiare alla perfezione

Quello della foto è il primo iPhone, dopo tre anni di vita in un taschino dei jeans condiviso assieme a un mazzo di chiavi. È pieno di graffi, ma stanno bene: gli danno un’aria vissuta e unica. Quanto rappresentato nello scatto sopra dovrebbe essere uno degli obiettivi da raggiungere nel disegnare un qualsiasi oggetto: che deve essere bello non solo a un secondo dall’acquisto ma nel tempo, con l’usura.

Quando uscì l’iPhone 5 lamentai l’assenza di questo effetto, che nella lingua giapponese è ben descritto dalla parola wabi-sabi. Lo racconta l’autore dello scatto, Remy Labesque:

The truth is that consumer products are ‘new’ for a very brief moment when they are first removed from the packaging, but spend the great majority of their useful lives as ‘used’ products in the process of decay. Many welcome the breaking-in of products like a leather wallet or a pair of jeans as this wear can be aesthetically-pleasing. The Japanese have a term for this, “Wabi-sabi”. Wabi-sabi can be used to describe the aesthetically pleasing wear of an object as it decays over time. It’s a notion that embraces the transience of objects and celebrates the purity of the imperfect. Aging with dignity is a criteria designers should recognize in their efforts.  I’m thinking of a future when products are designed not for the brief moment when they are new, but for when they have been aged to perfection.

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Impronte digitali

Craig Hockenberry illustra alcuni scenari e possibili conseguenze della ipotetica presenza di uno scanner biometrico nel bottone home del prossimo iPhone. Se il suo potenziale venisse sfruttato pienamente da Apple permetterebbe non solo di accedere all’iPhone senza bisogno dell’immissione manuale di password, ma anche — e questo è solo uno degli esempi di Craig — di bloccare l’accesso a certe applicazioni quando il device viene prestato a un amico:

Imagine if opening your favorite Twitter app only required a fingerprint scan before proceeding. Everyone’s favorite Twitter prank would thankfully die. And more importantly, we’d all feel a lot better about using things like online banking apps.

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La gestione delle foto su iPhone va migliorata

Apple ha ancora molto lavoro da fare per rendere la gestione delle foto su iOS perfetta (imparino da Everpix). Fra i problemi più evidenti, oltre all’organizzazione e alla ridondanza (foto che compaiono duplicate un po’ ovunque, prima nel rullino poi nello streaming foto), c’è quello del backup: lo streaming foto automatico non lo risolve, offrendo Apple solo 5GB di spazio gratuito in iCloud: quando il limite viene raggiunto, le foto più datate vengono rimosse dalla cloud per fare spazio a nuove.

Bradley Chambers suggerisce che Apple dia uno spazio proporzionale a quello del device acquistato: se spendo soldi per un iPad di 32GB, è giusto che ne abbia altrettanti su iCloud:

Make iCloud free for the total size of all the active devices backing up to that account. If I have a 16GB iPhone and a 32GB iPad, I should have 48GB available on iCloud for backups. If a device doesn’t “check in” every 90 days, then that amount is removed from your quota. This would also be another reason to buy higher storage devices.

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Lo stato delle applicazioni sviluppate da Apple

Apple ha molte applicazioni nell’App Store, eppure poche sono eccellenti e soddisfano gli utenti (come le loro recensioni dimostrano). Devir Kahan si domanda se, a distribuirle separatamente, toccherebbe la stessa sorte per quelle incluse di default nell’iPhone:

Most all of Apple’s apps that are available as additional downloads from the App Store have really, really bad reviews. Almost all of them are either at, or fall below, the 3-star mark. Translation: People don’t seem to really like Apple’s apps. There is, of course, no official way to tell, but I would be curious how Apple’s apps that come pre-loaded on iOS would fair in “App Store review land”. Would they be rated just as mediocrely?

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iOS 7 presterà più importanza alla tipografia

La preponderante presenza in iOS 7 di Helvetica Neue potrà essere criticata e rivelarsi poco appropriata, ma lasciando quello da parte Jürgen Siebert ha spiegato su Typographica.org perché iOS 7 sarà per il resto un OS più attento alla tipografia, per via degli strumenti che Apple ha deciso di offrire agli sviluppatori:

When iOS is ready to be released in a few months, the operating system itself may not offer the best typography (using Neue Helvetica). But the OS’s underlying text layout and rendering technologies offer Apple and developers everything they need to conjure up dynamic and readable text on the Retina Display in ways they’ve never been able to before.

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Un iOS ultraleggero

Di discussioni in merito a quanto e se fosse stata corretta la scelta di Apple di utilizzare Helvetica Neue come font principale in iOS, ce ne sono state diverse in passato. Khoi Vinh torna sull’argomento, adesso che con iOS 7 Apple ha deciso di farne un uso ancora più preponderante:

But in the case of both Apple and Google, their uses of Helvetica Neue are so prominent that they’re almost indiscriminate, and as a result both of these efforts skirt that thin line between aspiration and desperation. Where many graphic designers would mix in additional typefaces or even just different weights of Helvetica Neue to achieve an optimal reading experience and a balanced aesthetic, both Apple and Google seem overeager to use the thin and ultra light weights wherever they can.

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Un’applicazione di $5 non è costosa

È capitato che un conoscente prendesse in mano il mio iPhone e, fissando Tweetbot con sguardo inorridito, mi chiedesse perché avessi pagato per una cosa che potevo avere gratuitamente (Twitter.app). È capitato in varie variazioni, con altre applicazioni e persone. C’è gente che, come scrive Lex Friedman su Macworld, preferisce essere inondata di pop-up pubblicitari piuttosto che pagare i miseri due dollari che un’applicazione non gratuita solitamente richiede:

So yes, there are free RSS readers, free writing apps, and free games, and some of them are gems. But odds are that the paid apps are better, because free apps aren’t sustainable. […] You don’t buy a Kindle just to enjoy the dictionary and manual that come pre-installed on the device. You shouldn’t buy an iPhone to enjoy only free apps, either. You’re cheating yourself, all because we’ve become conditioned to feeling that $5 is a lot to spend on an app.

Questione affrontata già più volte, con un contributo recente di Dave Addey che aveva cercato di capire perché le applicazioni su iOS costino così poco (è un problema dovuto anche a come l’App Store è strutturato).

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Mutator: zittire l’iPhone, senza temere squilli improvvisi

Lo switch per disattivare il volume dell’iPhone ha creato grande panico in passato, dato il suo comportamento ambiguo, a volte imprevedibile — molti suoni vengono riprodotti, anche quando è su “muto”.

Per avete totale pace dell’animo, in quei momenti in cui proprio non si vuole che l’iPhone squilli spegnerlo è la soluzione migliore. Un progetto su Kickstarter (Mutator) ne propone un’altra: un piccolo affare da inserire nel jack delle cuffie, che garantirebbe che l’iPhone non emetta alcun suono.

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Quasi piatto

Partendo dall’osservazione della UI delle applicazioni più popolari su iOS, Tim Green delinea su Medium come potrebbe cambiare la grafica di iOS nel breve tempo; ottenendo un risultato più convincente (e meno straniante) di certi concept.

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Le applicazioni per iOS costano troppo poco

Una delle ragioni, dice Dave Addey, è l’assenza di un sistema che permetta di provarle prima dell’acquisto: c’è una sorta di scommessa al momento del download che funziona soprattutto con cifre basse, e la conseguente tentazione a farsi andare bene anche un’applicazione mediocre, dato che oramai la si è pagata. L’altra (principale) ragione è che a Apple torna comodo che le cose siano così:

Is in Apple’s interest for the hardware to be as expensive as possible, and for the apps to be as cheap as possible. Apple doesn’t make much of its revenue from app sales; it makes the vast amount of its money from the device. An expensive device is much more valuable to customers if they can fill it with great apps for as little as possible – and the less they need to spend on apps, the more willing they are to spend their money on the device.

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Come impedire di disabilitare Find My iPhone

The Next Web illustra un metodo efficace per impedire a un ladro di disabilitare Find My iPhone. Non è nulla di stravagante o complesso, anzi: consiste solamente nell’andare in Impostazioni > Generali > Restrizioni e bloccare la modifica dei servizi di localizzazione e degli account.

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La nuova pubblicità dell’iPhone, “Photos Every Day”

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La nuova pubblicità dell’iPhone, “Photos Every Day”

Fra gli ultimi spot girati da Apple, questo è quello che gli è riuscito meglio in tanto tempo. Davvero bello.

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È arrivato il momento di un iPhone a basso costo

Benedict Evans ritiene che i risultati del trimestre fiscale — uniti alla situazione e ai dati del mercato degli smartphone — di Apple dicano una cosa: che sia arrivato il momento di tirare fuori un iPhone a basso costo, ma che sia a basso costo per davvero. Non il modello dello scorso anno scontato, per intenderci. La fascia alta del mercato è oramai quasi satura:

The top two thirds of the potential market for smartphones is now buying one, and the remaining growth in volume will almost all be at the low end. This means that the first phase of the smartphone industry is close to ending: the greater proportion of featurephone buyers have been converted to smartphones. This has happened so fast that perhaps 90% of current Android owners are still on their first one, and 70% of iPhone owners.

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