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Nexus 7

Un valido concorrente del Kindle Fire (categoria di device che, però, non sta affatto vendendo bene). Il prezzo è lo stesso, l’hardware praticamente identico, lo scopo simile: due tablet per il consumo di contenuti multimediali. Mentre Apple vende l’iPad come sostituto del PC, Amazon e Google presentano i loro tablet come strumenti con cui consumare musica, film, libri e media.

L’unica mia perplessità riguarda il costo, abbassato al punto da lasciare un margine di guadagno pari a zero per Google. Conveniente per l’utente, pessimo per un’azienda.

Siri e l’assistente vocale di Samsung

VIDEO: Siri e l’assistente vocale di Samsung

The Verge li ha messi a confronto. C’è S-Voice, quello di Samsung, che si inventa le richieste da una parte, dall’altra c’è Siri, che ha assurdi limiti quali l’impossibilità di visualizzare le indicazione stradali al di fuori degli USA.

Diciamo che per ora fate prima a muovere i polpastrelli, che abbiate il primo o il secondo.

(via melamorsicata)

3.997 modelli

Una delle principali gioie dell’essere uno sviluppatore Android è che non avrai idea di chi finirà con l’usare la tua applicazione.

La conclusione di una ricerca condotta da OpenSignalMaps su 681,900 telefoni Android (3.997 distinti) che in comune hanno solamente un nome. Samsung da sola — e questo secondo me è il dato più allarmante, come una singola azienda possa generare tanta confusione — ne produce 270,144.

(‘Le tante e diverse manifestazioni di Android‘)

Le tante e diverse manifestazioni di Android

La foto autoesplicativa di un ufficio di Animoca, sviluppatore di applicazioni per Android — applicazioni che dice di dover testare su circa 400 dispositivi, per assicurarsi che funzionino.

(via The Loop)

Inviata dal mio iPhone® 4S, uno smartphone 3G di TIM

La firma delle mail, di default, preimpostata, molto elegante e dignitosa, di un Galaxy S II Skyrocket1. Tanto valeva metterci un banner a ‘sto punto, no? (*)

  1. Anche il nome stesso, devo dire, proprio bello

Come installare Instagr.am su Android in 23 semplici passi

Buona fortuna.

L’effetto dell’iPhone 3GS sulle vendite di Android

I dati recentemente pubblicati da Nielsen rivelano che:

  • Il 48% degli smartphone sono Android, il 32% iPhone
  • Se guardiamo solo gli ultimi tre mesi: Android resta al 48%, Apple sale al 43%

Le persone scelgono Android perché ha un’ampia gamma di dispositivi e fra questi ve ne sono diversi offerti ad un costo inferiore; da quando esiste l’iPhone 4S tuttavia anche Apple ha ampliato il proprio mercato mantenendo l’iPhone 3GS in vendita — ad un costo inferiore, soprattutto negli USA dove viene offerto gratuitamente con abbonamento.

Questa situazione, come diversi analisti hanno osservato, ha avuto delle conseguenze per Android.

L’utente Android alle prese con il proprio smartphone

GUARDA L'IMMAGINE

Dicono che il Galaxy Note vada usato così. L’illustrazione è di Leslie Wood. Per rimanere sull’argomento: John Herrman attraverso un calcolo ha scoperto che il 12 Ottobre 2012 sarà il giorno in cui gli smartphone smetteranno di aumentare di dimensione.

Di cosa parliamo quando parliamo della frammentazione di Android

iOS 5 ha catturato all’incirca il 75% degli iPhone ed iPad nello stesso tempo in cui Gingerbread è riuscito a guadagnarsi il 4% degli utenti Android. Ancora più significativo è che 15 settimane dopo il lancio iOS 4 era al 70% e iOS 5 al 60% mentre Ice Cream Sandwich ha ottenuto solo l’1% dei dispositivi, nello stesso periodo.

I dati vengono da due analisi di PXLDOT, blog di Chris Sauve: una relativa ad iOS e l’altra al panorama frammentato di Android. L’immagine a inizio post mostra le diverse versioni di Android che convivono fra loro. La vedete la minuscola linea nera, in alto? No? Neppure io, comunque quello è ICS.

C’è un mercato, di nicchia, almeno credo…

Nei due articoli in cui si è parlato del Galaxy Note, gli unici che si sono gettati nella disperata impresa di difenderlo hanno avanzato l’ipotesi che non io non debba criticare un cellulare solo perché non soddisfa le mie esigenze: probabilmente mira ad un altro mercato, ad un altro tipo d’utente. (io questo tipo d’utente, che vuole un dispositivo che funzioni male sia come telefono che come tablet, devo ancora incontrarlo — e non vale indicarmi il CEO di Samsung).

Nella sua ultima vignetta Dilbert ha risposto a queste persone.

LCD, Plasma o Galaxy Note?

GUARDA L'IMMAGINE

Forse la fretta e l’entusiasmo (non negatelo) ci hanno indotti in errore nel dare come collocazione del Galaxy Note il palmo dell’utente: il salotto di casa sembra più adatto.

The Techblock è la mente dietro a questa scoperta — e tante altre: potete usare il Galaxy Note come lampada, tabellone dei punti di una partita di basket o anche mensola. Non è un tablet, non è un telefono: è tutto. Il suo prossimo compito? Fare da tavola da surf.

Non posso dirvi quante volte ho guardato al mio gracile iPhone 4 con disgusto, sperando tutte le notti che fosse più grande. È troppo portatile e troppo piccolo, qualità che non trovano posto in una società che dà valore ai SUV e ad un pasto di 2.000 calorie rispetto ad una berlina e a porzioni ragionevoli.

Sono stanco di un device raffinato che è stato progettato per la mano media, sono stanco di avere uno smartphone che non è interessato ad essere nient’altro! (*)

Il Samsung Galaxy Note è una presa in giro

Boy Genius Report in “Il Samsung Galaxy Note è il telefono più inutile che abbia mai usato“:

Samsung e AT&T si stanno preparando a lanciare un nuovo smartphone, tablet o phablet o comunque vogliate chiamarlo; ne ho preso uno ieri. Questo è un telefono che, dopo due ore di utilizzo, sembra troppo grande per essere preso sul serio. E questo è tutto. [...]

Il telefono è troppo grande. Sembrerai uno stupido a parlarci, le persone rideranno di te, e sarai una persona infelice se lo comprerai. Non riesco davvero ad andare al di là delle dimensioni, perché Samsung si è spinta troppo oltre i limiti questa volta.

Quanti sono disposti a capire come funziona?

Molti mi segnalano l’intervista al Daily Beast di Wozniak, in cui il cofondatore di Apple dichiara di apprezzare il suo iPhone ma di sperare anche, spesso, che faccia tutte le cose che fa Android. Nonostante l’iPhone continui ad essere il suo telefono primario, ammira molto le opzioni e la libertà che l’alternativa di Google offre, al punto da dichiarare:

Se sei disposto ad impegnarti e capire come funziona, beh, odio dirlo, ma è più valido in certe cose.

Essenzialmente, Wozniak, in quell’intervista non dice nulla che anche io ed altri non abbiamo mai affermato: l’iPhone è meno libero di Android, Android è più malleabile ed adattabile, personalizzabile e modificabile in ogni singola sua funzione e aspetto, in ogni suo comportamento. Tuttavia, questa libertà va a discapito della semplicità.

La complessità è il costo da pagare per tutta la libertà che Android offre, e la complessità può venire, forse, apprezzata da utenti esperti ma non da normali acquirenti. Come lo stesso Wozniak sottolinea in quell’intervista:

Le persone a cui raccomando l’acquisto di un iPhone 4S sono quelle che sono già nel mondo Mac, perché è così ben integrato, o le persone che sono semplicemente spaventate dai computer e non vogliono usarli. L’iPhone è lo smartphone meno spaventoso. Per quel tipo di persona che è spaventata dalla complessità, beh, ecco un telefono che è facile da usare e fa quello che deve.

Quindi, sintetizziamo. Se avete una passione per queste cose, se siete disposti a capire come funziona Android, se vi impegnate leggermente fino ad arrivare a comprenderne tutte le possibilità e opzioni che offre, potete modificarlo a vostro piacimento, adattandolo a determinate esigenze e compiti in maniera decisamente più flessibile di quanto l’iPhone non vi consenta.

Il punto è questo: e se uno non volesse, mettere le mani dentro il suo smartphone? Cosa si fa, se non si rientra in questa categoria di persone? E se uno vuole semplicemente usarlo, il telefono?

Gina Trapani in un elenco di cose che Google dovrebbe fare nel 2012 ha scritto “smetterla di progettare i loro prodotti per i nerd, e partire dagli utenti”. Credo sia davvero importante che lo capiscano.

Woz è una minoranza, gli utenti dell’iPhone la maggioranza. Devono pensare prima a loro, agli utenti che sbadigliano a sentire questi discorsi,  e solo alla fine ai nerd — e pazienza, se bisogna prendere delle scelte per questi ultimi impopolari, che li faranno restare male.

Dalla parte degli operatori

MG Siegler prova in “Why I Hate Android” a dare una giustificazione del sentimento che prova verso l’OS di un’azienda che è stata disposta ad opporsi alla neutralità della rete, che inizialmente difendeva1, pur di vendere più dispositivi e tenersi stretta la partnership con Verizon.

Apple, per tutte le critiche che riceve per sembrare “chiusa” e “diabolica”, ha attualmente fatto molto di più per lottare contro il controllo assoluto degli operatori telefonici e rimetterlo nelle mani degli utenti. Google ha iniziato con lo stesso obiettivo, poi ci ha pugnalato alle spalle ed è andata completamente nella direzione opposta, dalla parte degli operatori. E solamente perché hanno sorriso per tutto il tempo mentre facevano questa cosa e ci nutrivano con questa stronzata dell’apertura, li ringraziamo persino.

Ne ho citato un breve estratto, ma la lettura completa del pezzo - ben più lungo – è consigliata.

Nonostante la chiusura che tutti incolpano a Apple di perpetrare, l’azienda ha mostrato ripetutamente di avere in mente, come prima cosa, i suoi utenti. A me non interessa sinceramente se Google degli utenti se ne frega2, interessa però che la gente non venga a dirmi che Apple è il male e Google il bene, interessa che la smettano di dire Don’t be evil a vanvera.

È inutile continuare a ripetere come un mantra questo motto. È inutile citare l’apertura di un OS come buona di per sé, se poi tutto si esaurisce lì. Oppure, già che ci siamo, ripetiamo assieme anche la guerra è pacela libertà è schiavitù l’ignoranza è forza.

  1. Why Google Became a Carrier-Humping, Net Neutrality Surrender Monkey“, WIRED, Agosto 2010
  2. Attualmente dei suoi veri utenti, che sarebbero quelli che su Google ci fanno pubblicità, non se ne frega affatto

Roboto è solo una copia di Helvetica?

La teoria più diffusa è che Roboto, il font made in Google che nell’ultima versione di Android ha sostituito Droid Sans, sia un rip-off di svariati font più celebri e classici, il che gli ha permesso di guadagnare indiscutibilmente il titolo di frankenfont. È stato definito come un mostro a quattro teste, nato dall’incrocio fra font come Helvetica e Myriad incompatibili fra loro.1

In sua difesa è intervenuto Glenn Fleishman, su Boing Boing. Brevemente: Glenn sostiene che Roboto, grazie alle caratteristiche che prende in prestito e miscela da diversi font completamente diversi fra loro, sia perfettamente adattabile a tutte le situazioni ed gli usi che una UI richiede. Inoltre, la somiglianza con Helvetica tornerebbe completamente a suo vantaggio:

Roboto all’inizio gioca con il senso di familiarità ma poi, come una persona che si scorge in mezzo alla folla che si crede di conoscere, realizzando in seguito che è invece una sconosciuta, il font stabilisce una propria identità. Duarte2 descrive la sensazione di prendere in mano un telefono con Android 4.0 e vedere Roboto: “Eccolo qua, quel vecchio amico – quel nuovo amico, in realtà – senza avere un carattere troppo forte da ostacolare la sua capacità di comunicare”. È un equilibrio difficile da raggiungere.

È un bel modo di porla, e ammetto che potrebbe anche avere ragione. Roboto mi piace, ma del resto come potrebbe non piacermi apprezzando io Helvetica? In fin dei conti, il font ci somiglia davvero troppo.

È indiscutibile che la familiarità abbia giocato un ruolo importante, e che sia importante per la leggibilità del font. A tal proposito, tornando sulla scelta di Apple di adottare Helvetica Neue come font per iOS (di certo non adatto ad una UI), Glenn Fleishman sostiene sia stata tenuta in considerazione anche in questo caso, soprattutto, la familiarità:

Questa è la ragione per cui Apple ha scelto Helvetica, e più tardi Helvetica Neue, particolarmente strano per iOS: è uno dei font più conosciuti nel mondo, e produce un riconoscimento implicito che non ha nulla a che vedere con Apple o il device.

  1. Il primo è Grotesk, il secondo appartiene alla famiglia Humanist Sans
  2. Uno dei creatori del font

Non esiste nessun problema degli aggiornamenti su Android

Solo lo 0.6% delle persone che hanno uno smartphone Android utilizza Ice Cream Sandwich. Ma Ice Cream Sandwich è disponibile solo da fine Ottobre: sicuramente Gingerbread (risalente a Dicembre 2010) avrà una diffusione migliore, no? No, invece: lo utilizza il 55% dell’utenza.

Per contestualizzare: iOS 5, a due settimane dal lancio, era già stato adottato dal 37% degli iPhone.

Ma non esiste alcun problema degli aggiornamenti su Android, giusto? Distribuzioni non ufficiali risolvono l’inadempienza di Samsung, HTC, Motorola, etc. – è un OS aperto, mica chiuso come iOS. La comunità dietro risolve tutto. E i dati sopra riportati lo dimostrano.

(Perché è così difficile tenere aggiornato Android)

Perché è così difficile tenere aggiornato Android

Motorola in un lungo articolo prova a spiegare perché tenere aggiornati i propri telefoni all’ultima versione di Android è un’operazione lunga e costosa. In sintesi il codice rilasciato da Google deve venire adattato ad ogni modello, configurato in base all’hardware su cui andrà installato e incontrare i requisiti che le compagnie telefoniche che distribuiscono quello smartphone hanno imposto. Il codice deve poi venire inviato alla suddetta compagnia telefonica che ci aggiungerà il proprio software proprietario, testerà il funzionamento dell’intero OS e solo allora, se approvato, potrà venire distribuito.

Ne facessero di meno, sarebbe tutto più semplice. Così invece l’intero processo, come si può immaginare, richiede mesi. I costi, per questa ragione, sono alti e il produttore dello smartphone – assieme alla compagnia telefonica – potrebbe decidere di non addossarseli (ed infatti, di frequente, lo fa). Lo stesso problema l’aveva Microsoft, prima di decidere di rivedere l’intero business model e abbandonarlo con Windows Phone 7 – da allora riesce a distribuire update agilmente, come Apple con l’iPhone.

Costringere gli utenti a comprare nuovi telefoni per poter usufruire dell’ultimo OS potrebbe essere vantaggioso per il produttore, ma di sicuro non lo è per la compagnia telefonica – a cui il produttore è costretto ad appoggiarsi per la distribuzione del proprio telefono. Per lei è solo una spesa aggiuntiva: è perfettamente felice se l’utente mantiene il vecchio smartphone rinnovando il precedente contratto. Come si può notare le variabili che questo modello di business comporta sono molte, e quelle da me riportate solo alcune delle tante elencate da Ed Bott su ZDNet.

Sempre su ZDNet, James Kendrick ha suggerito una possibile soluzione al problema: far pagare agli utenti gli aggiornamenti. Per farlo Google dovrebbe però riuscire a bloccare tutte le versioni gratuite alternative (sarebbe semplice, essendo necessario un Google ID per attivare l’OS).

Aggiornare un device e supportare quella nuova versione dell’OS nel futuro costa un sacco di soldi per gli OEM. Quindi facciamoci carico di quel costo sin dall’inizio e facciamo pagare i possessori di device Android per gli update ‘principali’.

Paghereste 15 dollari per Ice Cream Sandwich?

Una volta l’anno

Una delle cose che più mi piacciono dell’iPhone è che ne esce uno nuovo all’anno. Non uno ogni sei mesi, non tre modelli contemporaneamente: uno solo, ogni anno. La cosa rappresenta per Apple un grande vantaggio (secondo me è anche il giusto modo di operare), ma molti non sono d’accordo.

Conosco possessori dell’iPhone che credono che due cicli all’anno sarebbero migliori di uno, perché permetterebbero ad Apple di restare maggiormente al passo con le ultime innovazioni del settore. Ricordiamo tutti, inoltre, le critiche che il nuovo iPhone 4S ricevette subito dopo il lancio, perché non era sufficientemente nuovo e “ci era voluto ben un anno per farlo”. A queste critiche cercai a suo tempo di rispondere; sintetizzando un mio vecchio post: (a) Apple cambia raramente radicalmente il proprio design, (b) Apple non è interessata alle ultime innovazioni del settore, al processore interno e a quanta RAM è possibile aggiungere a un prodotto; preferisce che il prodotto funzioni.

La scelta opposta, di rilasciare tanti modelli all’anno, cosa comporta? Lo spiega The Verge:

  • Ti inimichi i tuoi stessi clienti, che in breve tempo si ritrovano dal possedere il modello top del mercato a quello vecchio ed obsoleto
  • Confondi le persone, che non capiscono più quale fra i 50 modelli coesistenti debbano acquistare
  • Ti privi dell’hype che Apple è in grado di generare con l’iPhone
  • Ti rendi praticamente impossibile supportare i vecchi modelli a lungo, perché ne hai prodotti troppi

La biodiversità che accomuna tutti i produttori di telefoni Android è svantaggiosa e, soprattutto, non fa gli interessi dell’utente finale. A  causa di questa diversità i produttori di telefoni Android non sono in grado di supportare i modelli a lungo termine: i costi sarebbero infatti eccessivi. Non sarebbe allora meglio fare un solo modello e tenerlo in vita, aggiornato e funzionante, il maggior tempo possibile?

Invece ne fanno troppi e l’utente confuso non capisce più nulla. Qualcuno saprebbe spiegarmi le caratteristiche del Galaxy S II Epic 4G Touch? E il Galaxy R, una variante del Galaxy S II, lo conoscete? No, appunto. Perché sono device praticamente identici ma con nomi diversi (e improbabili), usciti a pochi mesi di distanza.

La soluzione? E’ semplice:

Fai un dispositivo di fascia alta, un dispositivo di minor valore e uno con tastiera QWERTY. Questo è tutto. Aggiornali una volta l’anno, tieni lo stesso nome. (*)

Sarà più semplice per te e per il tuo utente; riuscirai ad offrirgli un servizio migliore e gli eviterai il mal di testa che ora immancabilmente gli viene quando cerca di districarsi fra le opzioni e alternative della tua offerta, senza capire quale sia lo smartphone consigliato.

Qualcuno è sorpreso?

Il Galaxy S, smartphone lanciato nel Giugno del 2010 di cui Samsung ha venduto dieci milioni di unità lo scorso anno, non verrà aggiornato ad Android 4.0, meglio conosciuto con il risibile nome “Ice Cream Sandwich”. La stessa sorte toccherà al tablet lanciato nel Settembre dello stesso anno, il Galaxy Tab.

Il Galaxy S ha un anno e sei mesi circa, è chiaramente troppo vecchio:

Il produttore di telefoni si occupa solo dell’hardware e, una volta venduto l’hardware, tutto il guadagno per lui possibile è stato raggiungo. Non farà altri soldi aggiornando l’OS, dunque non ha il minimo interesse a mantenere aggiornati i telefoni già venduti. (*)

Nulla di sorprendente, tutto normale.

Perché gli utenti Android non capiscono iOS

La recensione di MG Siegler del nuovo Galaxy Nexus è molto interessante, soprattutto perché Google ha deciso di dare in mano il telefono ad una persona che è dichiaratamente, e lo si riscontra in ogni articolo che ha scritto in passato, critica nei confronti di Android. È un po’ come se lo dessero in mano a me: Siegler, da sempre utente iPhone affezionato, si è ritrovato con questo Galaxy Nexus, scettico ma aperto. Provandolo ha rilevato che il telefono è valido, ha riscontrato numerosi difetti ma anche apprezzabili passi in avanti e una qualità notevole.

Non gli è, in altre parole, dispiaciuto: arriva addirittura ad affermare “che è il miglior smartphone che abbia provato che non sia un iPhone”. A questo punto, si chiederanno in molti, cosa rende questo smartphone inferiore – o comunque non valido tanto quanto l’iPhone? Siegler ha provato a spiegarlo, molto chiaramente:

Sfortunatamente, al sistema mancano ancora la maggior parte delle rifiniture di cui gli utenti di iOS godono. La maggior parte degli utenti Android penserà che questa critica sia probabilmente una stronzata, ma è sempre stato così. Immagino che sia probabilmente difficile per un possessore di una Mercedes spiegare ad un guidatore di un Honda perché l’attenzione ai dettagli renda la propria esperienza di guida migliore, quando entrambe le macchine ti portano dal punto A al punto B. Come proprietario di un Honda io stesso, non sono sicuro che comprerei una Mercedes – dovrei provarla per capirla, per immaginarla. E la maggior parte degli amanti di Android non spenderà abbastanza tempo con iOS per apprezzare a pieno le differenze.

Ecco come mai gli utenti Android, nonostante gli sforzi di Siegler e gente come lui (non guardatemi così!), continuino a non capire cosa ci sia di meglio in iOS rispetto al sistema operativo da loro scelto. Più o meno, ero giunto ad una conclusione simile tempo fa: occorre usare iOS a lungo, approfonditamente, per notare le differenze non palesi con Android, per apprezzarne i dettagli – che sono quelli che, a mio parere, lo rendono superiore.

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