Smartphone frammentati

Motorola realizzerà il concept di Phonebloks, quel video che tutti i vostri amici di Facebook hanno condiviso con entusiasmo un mese fa. Google, dopo aver frammentato il software, vuole che anche l’hardware su cui Android gira sia quanto più diversificato e incasinato possibile.

Ovviamente, il post con cui Motorola ne dà annuncio è pieno di parolone sull’apertura del progetto:

  • Open fuels innovation.
  • Project Ara is developing a free, open hardware platform.
  • Open relationship between user

PERMALINK COMMENTA TWEET

Cosa resta di aperto in Android

Google sta cercando di riprendersi il controllo di Android, rendendo aspetti sempre più importanti del sistema operativo proprietari: non è più così vantaggioso, né semplice, creare fork personalizzate.

Sei anni fa, Google annunciò l’Android Open Source Project. In sei anni un OS che aveva lo 0% del mercato è arrivato ad averne quasi l’80%: nato inizialmente per proteggere i servizi di Google (da una possibile egemonia di Apple che avrebbe potuto escluderli a suo piacimento) è diventato importante di per sé. Forse un po’ per questo, la natura open source del sistema è cambiata. È facile e conveniente dare via tutto quando hai lo 0% del mercato, lo è di meno quando inizi ad avere un’ampia fetta e temere di perderne il controllo. Per quanto una parte di Android resti open source, nel corso degli anni parti sempre più ampie dell’OS sono state portate sotto l’ombrello di Google e rese, come conseguenza, proprietarie.

In un recente articolo Ars Technica ha riassunto la strategia di Google per mantenere il controllo su Android e rendere sempre più difficile, a chi lo volesse, di sviluppare una versione alternativa dell’OS (una fork) partendo dalla parte open dello stesso. La cosa ha funzionato così: le stock app inizialmente open source sono state rimpiazzate (e abbandonate) a favore di applicazioni brandizzate Google. La migrazione è iniziata con Search, rimpiazzata da Google Search nel 2010: la prima era un box di ricerca, la seconda permette ad oggi la ricerca via voce, abilita Google Now e, di fatto, ha stabilito anche la fine dello sviluppo della versione open source a favore di un sostituto chiuso. A tutte le stock app è toccata nel tempo la stessa sorte: l’applicazione per l’ascolto di musica? Rimpiazzata da Google Play Music. Il calendario? Ecco Google Calendar. L’applicazione per i messaggi? Abbandonata a favore di Google Hangout. Pure la tastiera e la fotocamera sono state sostituite, la prima da Google Keyboard, la seconda da Google Camera che offre in più le foto panoramiche e, guarda caso, non è open source.

Le stock app open source sono state tutte abbandonate in favore di alternative chiuse. Di un Android aperto restano solo delle (fragili) fondamenta. Chi decide di utilizzarle — si pensi a Amazon — per costruirci una versione personalizzata dell’OS va incontro a una serie di problemi come l’impossibilità di avere accesso a tutte le (nuove) applicazioni chiuse di Google — e ai suoi servizi — e la necessità di dovere sviluppare in casa dei sostituti. Si legge, dal blog ufficiale di Android:

While Android remains free for anyone to use as they would like, only Android compatible devices benefit from the full Android ecosystem.

Non solo: di recente Google ha cominciato a chiudere anche le API. Significa che se sviluppate un’applicazione per Android questa, molto probabilmente, non funzionerà sui device non approvati (come il Kinde Fire). Ecco perché Amazon ha una pagina in cui spiega agli sviluppatori come supportare le mappe di Nokia (perché quelle di Google cessano di funzionare, sul Kindle) o ha dovuto creare l’Amazon Device Messaging per offrire un’alternativa alle notifiche push (che Google ha sviluppato, ma non offre a chi decide di creare una fork di Android). Giunti a questo punto, abbandonare Android per sviluppare una versione personalizzata dello stesso — come da tempo si vocifera sia nei piani di Samsung — comincia ad essere nient’altro che un sogno. Se persino le applicazioni di terze parte smettono di funzionare sui device non approvati da Google (essendo queste legate alle API proprietarie offerte da Google) se ne va uno dei vantaggi principali: quello di offrire all’utente, costruendo il proprio OS partendo da Android, l’accesso a un app store ben fornito. Il piano, spiegato con le parole di Ars Technica:

Fare proprio l’app store di Google sembra facile: costruisci un tuo app store e convinci gli sviluppatori a caricare le loro applicazioni su questo. Ma le Google API che vengono fornite con i Google Play Services servono proprio a convincere gli sviluppatori a lasciare che le loro applicazioni dipendano da Google. La strategia di Google con i Play Services è trasformare l’ecosistema di Android in un “Google Play Ecosystem“, rendendo la vita agli sviluppatori il più possibile facile sui device approvati da Google — e quanto più difficile sui restanti.

Parti fondamentali dell’OS che si è sempre definito “aperto” sono diventate proprietarie. Lo scorso Giugno, alla conferenza I/O, Google ha annunciato di avere riscritto le location API. In breve si tratta dei servizi di localizzazione, una parte fondamentale di un sistema operativo mobile che è stata resa più efficiente e aggiornata con nuove funzioni. Ovviamente, ora viene offerta come parte dei Google Play Services. Il che comporta questo: un altro pezzo di Android che diventa proprietario.

PERMALINK COMMENTA TWEET

La frammentazione di Android, visualizzata

GUARDA L'IMMAGINE

Sotto quel punto di vista le cose, dicono, vanno sempre peggio. Open Signal ha creato dei grafici interattivi che mettono la situazione in chiaro. Qua sopra: a sinistra le differenti dimensioni dello schermo di tutti i device che usano Android, a destra la stessa cosa ma per quanto riguarda iOS.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Android: l’OS preferito dagli operatori

Android è aperto anche nel senso che permette a operatori e produttori di modificarlo a piacimento, inserendo software aggiuntivo inutile (con scopo perlopiù pubblicitario) e modificando aspetti e funzioni dell’OS, per personalizzarlo. Android di per sé non è terribile, peccato che la maggior parte dei suoi utenti non avranno mai a che fare con Android come l’ha pensato Google, ma con Android come l’ha cambiato Samsung e, successivamente, l’operatore presso cui hanno sottoscritto il contratto. Ne ha scritto Farhad Manjoo su Slate:

This is one of the most important advantages Apple has over Android devices. When you buy an iPhone, it works exactly as Apple intended; it’s never adulterated by “features” that the company didn’t approve. But when you buy an Android phone, even a really great one, you’re not getting the device that Google’s designers had in mind when they created the OS. You’re not even getting the device that the phone manufacturer—Samsung and HTC, in this case—had in mind. Instead you’re getting a bastardized version, a phone replete with software that has been altered by many players along the way, usually in a clumsy, money-grubbing fashion.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Il fallimento dell’apertura di Android

“Open always wins”, eppure non succede mai. Un editoriale di Apple Insider spiega perché l’apertura di Android non torna a vantaggio dello stesso ed è diventata più che altro un’etichetta pubblicitaria. Le aziende hanno successo non essendo sempre e comunque aperte, ma mischiando modelli e tecnologie open assieme a altri proprietari.

Si pensi a Samsung, l’azienda che ha avuto più successo adottando Android: ha modificato Android con funzioni e design proprietari; sponsorizzando i suoi smartphone in maniera identica a Apple.

Some significant portion of Apple’s success with MacBooks over the past decade was certainly due to OS X’s ability to serve as an excellent version of Unix, a feature that attracted many open source enthusiasts and developers who wanted the familiarity of an open Unix system with the slick integration of a well designed, proprietary product.

So rather than “open” being a binary condition that makes companies who claim adherence to it successful at the expense of those who are “closed” and proprietary, the reality is that successful companies can adopt open software in areas that make sense, but they will derive most of their profits from proprietary activity.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Una scomoda apertura

Horace Dediu:

Facebook Home può funzionare su Android solo perché Google è stata così stupida dal permetterlo.

Come da punto tre di questa mia lista. Vedremo cosa succederà, adesso che un’azienda in diretta competizione con Google — come ha sottolineato Matt Drance, si rubano gli stessi clienti: gli inserzionisti — è riuscita a sostituire i suoi servizi con quelli di Google. L’apertura di Android per la prima volta viene sfruttata appieno: si rivela piuttosto scomoda.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Cinque frammenti su Facebook Home

Cinque cose.

(Da vedere: il video dell’annuncio in cinque minuti, grazie a The Verge)


La prima, non è un telefono Facebook, idea che non avrebbe avuto senso ma che da un anno rimbalzava sulla stampa. Come ha ben spiegato Zuckerberg a WIRED:

If we did build a phone, we’d only reach 1 or 2 percent of our users. That doesn’t do anything awesome for us. We wanted to turn as many phones as possible into “Facebook phones.” That’s what Facebook Home is.

La due, il problema del mettere gli amici al centro dell’OS è che può venire fuori che i suddetti amici non sono poi così interessanti. Twitter questo problema non ce l’ha perché è stato creato per seguire gli interessi, non per seguire gli amici. Mentre Facebook gli amici li sopravvaluta e, soprattutto, li accumula: mischia quelli che abbiamo adesso a quelli di dieci anni fa. Di quest’ultimi può essere carino sapere cosa fanno e come stanno nel momento in cui gli si chiede l’amicizia, ma non vuoi ritrovarti i loro update all’accensione del telefono, tutti i giorni, ad ogni ora. Shawn Blanc su Twitter:

All my Facebook Home Cover Feed shows is blurry pictures of hamburgers and closeups of babies I don’t know.

La tre, non è una buona notizia per Google. Android si rivela utile a tutti meno che a lei. Se poi adesso Facebook riesce a infilarsi nel suo OS sostituendo le funzioni sociali di Google con le proprie, finisce che non gli torna neppure più utile come ponte verso i suoi servizi.

La quattro, è la solita quando si parla di Facebook: privacy. Ne ha scritto Om Malik su GigaOM:

The phone’s GPS can send constant information back to the Facebook servers, telling it your whereabouts at any time. So if your phone doesn’t move from a single location between the hours of 10 p.m. and 6 a.m. for say a week or so, Facebook can quickly deduce the location of your home.

La cinque, per animazioni/grafica è forse la cosa migliore vista su Android ad oggi. Sfruttando appieno l’apertura di Android (una cosa così, su iOS, è impossibile).

PERMALINK COMMENTA TWEET

La fine di Android

Se va avanti così, Android potrebbe rivelarsi utile a tutti meno che a Google. Lo spiega bene Dan Frommer sul suo blog:

Much of the conversation is about how little power Google really has over Android. [...] Amazon has basically taken all of Google’s hard work and run away with it. [...] Android has done little to make Google more profitable. If anything, it’s made a huge crater in the balance sheet with the Motorola acquisition.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Gli smartphone sono diventati noiosi

Samsung si trova in questi giorni, come conseguenza del lancio del nuovo Galaxy S4, nella stessa situazione e con gli stessi problemi con cui si era ritrovata Apple alla presentazione dell’iPhone 5. “È noioso” è il commento più diffuso, che ci può anche stare: una volta raggiunta una certa maturità e stabilità ogni tecnologia migliora per piccoli e progressivi aggiornamenti, non con rivoluzioni continue, a cadenza annuale. È un processo iterativo. Come scrive Matt Buchanan sul New Yorker:

Consumer technology does move fast but only so fast. It is largely an iterative process, every pixel added and millimetre shaved through the force of will of gargantuan corporations, driven by many thousands of employees. This is why the iPhone 5 so closely resembles the iPhone 4S that came before it, whose external design was a carbon copy of the iPhone 4—a design that Apple developed in 2006. The iPhone 5 is a product of Apple’s continuing refinement.

Ciò che non ci può stare è la conclusione a cui molti erano staltati con il lancio dell’iPhone 5: siccome è solo più lungo, e i miglioramenti marginali, allora significa che Apple non è più in grado di innovare. Quello che significa, semmai, è che l’hardware è oramai maturo a sufficienza da richiedere soprattutto lievi aggiustamenti che ovviamente non sono in grado di stupirci. Probabilmente le cose più interessanti le vedremo da qui in poi — se non altro nel breve termine — a livello software, piuttosto che hardware. Non immagino un iPhone 6 che sia radicalmente differente dal 5, ma riesco a immaginare ampi margini di miglioramento e cambiamento per un iOS 7.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Lo spot di Samsung al Super Bowl

Video: Lo spot di Samsung al Super Bowl

La pubblicità di Samsung andata in onda al Super Bowl è, tocca ammetterlo, ben riuscita: si prende gioco, con un’ironia sottile, delle cause legali con Apple. Più seriamente, dice anche qualcosa su come Samsung Galaxy stia diventando un brand più potente di Android.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Confessione di un utente iPhone: sono passato al Nexus 4

Ralf Rottman usava e apprezzava l’iPhone, ma per più volte ha provato a sostituirlo con uno smartphone Android, senza che però i vari modelli testati (spesso di Samsung) finissero col convincerlo. L’ultimo suo tentativo l’ha fatto con il Nexus 4, quello di Google, e purtroppo per Apple questa volta l’esito è stato positivo. Il suo racconto, del perché sia rimasto al Nexus 4 e non sia tornato indietro all’iPhone 5, rivela alcuni vantaggi della piattaforma Android su iOS, alcune limitazioni che alla prima non mancano e che la seconda ha imposto per semplificare l’esperienza d’uso — ma che oggi, a distanza di sette anni dalla sua nascita, finiscono col complicarla.

Putting it into a single line: The latest version of Android outshines the latest version of iOS in almost every single aspect.I find it to be better in terms of the performance, smoothness of the rendering engine, cross-app and OS level integration, innovation across the board, look & feel customizability and variety of the available apps.

Sperando che la stagnazione raggiunta da iOS con iOS 6 — che sostanzialmente ha aggiunto poco alla sua iterazione precedente, ma soprattutto ha deluso diverse aspettative e ignorato problemi ai quali bisogna trovare una soluzione — non prosegua con iOS 7.

(Dovessi migrare da una piattaforma all’altra probabilmente le applicazioni di terze parti, la cura nei dettagli che gli sviluppatori di iOS ripongono nello svilupparle, rappresenterebbero la cosa che più mi mancherebbe di iOS.)

PERMALINK COMMENTA TWEET

BlueStacks permette di usare le applicazioni Android su Mac

BlueStacks, software che permette di far girare su computer applicazioni pensate per Android, è arrivato su Mac. Fantastico! Purtroppo uno però, nell’usufruire delle 750.000 meraviglie disponibili per quell’OS, deve mettere in conto dei problemi. Non tanto per l’uso del mouse invece del multi touch, ma ben sapendo che i laptop, e desktop, Apple hanno uno schermo più piccolo dello smartphone medio Android.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Perché interrompiamo le pubblicazioni su Android

TWB interrompe le pubblicazioni del suo magazine mensile su Android, non tanto perché svilupparlo si è rivelato complesso (vedi il caso della BBC) quanto perché la fatica impiegata non viene ripagata in termini di popolarità:

Sfortunatamente abbiamo scoperto che gli utenti Android non sono molto attivi nello scaricare e leggere riviste su tablet. O magari semplicemente non apprezzano la nostra rivista. Ma per dare delle statistiche: per ogni utente Android che ha scaricato un numero abbiamo 80 download su iOS.

PERMALINK COMMENTA TWEET

I problemi della BBC con Android

La BBC spiega perché iPlayer, la sua applicazione per dispositivi mobili, è arrivata prima su iOS che su Android – e su quest’ultimo offre meno feature. Daniel Danker (il responsabile di iPlayer) elenca tutte le difficoltà che hanno incontrato nello sviluppare per Android: dal problema dei dispositivi vecchi (che non vengono aggiornati e continuano ad essere i più diffusi) a quello della frammentazione:

If you look at the amount of energy we spend on Apple, it pales in comparison to what we spend on Android [...]  Believe it or not, we started work on the iPlayer radio app for Android on the same day as the one for the iPhone, but we’re still resolving a number of issues.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Samsung, il parassita

Samsung è passata in meno di due anni dal rappresentare un 3% nel mercato degli smartphone a venderne 50 milioni di unità per trimestre, il 54% del mercato. I profitti, il 40% dell’industria, sono superiori a quelli di Google a cui però deve tutto il successo: l’ascesa di Samsung coincide con il momento in cui l’azienda ha deciso di adottare Android.

I dati vengono da Asymco, che li integra anche con diversi grafici.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Un trattato di pace fra fanboy Apple (Fanb0yz) e fanboy Android (Apple H4terz)

CNN si è inventata un (improbabile) trattato di pace fra la fazione Android e quella Apple, a sottolineare che c’è chi si è stancato di tutti noi:

ARTICOLO 2

I fanboy Apple non elencheranno quante applicazioni sono disponibili per iOS (più di 700,000) su ogni forum mentre i fanboy Samsung limiteranno le discussioni sulle schede SD, sulla possibilità di sostituire la batteria, sulle dimensioni dello schermo, sulla tecnologica NFC o su quanto le notifiche su Android siano migliori di quelle di Apple, anche dopo che il Notificiation Center è arrivato su iOS e OS X.

ARTICOLO 3

Entrambe le parti arrivano a riconoscere che i Widget, spesso reclamizzati dai fanboy Samsung, sono effettivamente piuttosto stupidi, ma allo stesso modo lo è Podcast.app, che è assolutamente il peggio. I fanboy Apple riconoscono che i Wallpaper animati sarebbero una feature carina da avere mentre i fanboy Samsung ammettono che a notte fonda a volte si sono svegliati all’improvviso, urlando, per l’incubo della frammentazione e degli aggiornamenti software sulla piattaforma Android.

Il trattato si conclude con la proposta di unire le forze e dedicare le derisioni a chi più le merita: RIM. Io comunque mica lo firmo.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Né potente come un iPad né portatile come un iPhone

La recensione di Fraser Speirs del Nexus 7 è ottima. Si pone le giuste domande (a cosa serve un oggetto da 7 pollici?) e prova a darsi delle risposte (per leggere — ma nel caso del Nexus 7 lo schermo non è granché e la lettura ne resta molto compromessa).

Nei sette giorni d’utilizzo rileva la mancanza di applicazioni studiate appositamente per questo tipo di schermo: sembrano tutte applicazioni per iPhone (non iPad!), ingrandite. La tastiera è pessima e l’oggetto è difficile da utilizzare per altro se non per il consumo. Il punto di forza del Nexus 7 non risiede tanto nelle sue dimensioni — dice Fraiser — quanto nel prezzo: rinunci a funzioni degli smartphone (camera, rete cellulare) e allo schermo dei tablet (dimensioni dello schermo, capienza) per abbassare il costo a 200 dollari.

In generale l’esperienza d’uso gli sembra molto più simile a quella di un iPhone che di un iPad:

Ho trovato il Nexus 7 uno strano mix. Un device orientato alla portabilità che non ha una connessione alla rete cellulare. Un device che funziona bene per guardare video ma ha una memoria interna ridotta. Un device che sembra buono per leggere, ma non fa un buon rendering del testo. Non è portatile come uno smartphone e neppure lontanamente potente come un iPad.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Eppure sembrava un iPad

Samsung è stata costretta a rilasciare un insieme di documenti che mostrano la somiglianza fra i suoi prodotti e quelli di Apple. Gli esempi contenuti nei documenti includono commenti di dipendenti Samsung che discutono sulle analogie con i prodotti Apple e un rapporto che Samsung ricevette da Best Buy, sul fatto che i tablet Samsung stessero venendo portati indietro dai clienti perché originalmente credevano di stare acquistando un iPad.

Una cosa che, siccome sono una persona orribile e frivola, segnalo solo per il nostro divertimento. In aggiunta, Google avvertì Samsung dicendole che il suo Galaxy Tab somigliava troppo all’iPad.

(stiamo parlando di questo tablet)

PERMALINK COMMENTA TWEET

La recensione del Nexus 7

La videorecensione di The Verge, la più approfondita che ho avuto modo di vedere.

Google’s Nexus 7 isn’t just an excellent tablet for $200. It’s an excellent tablet, period.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Disegnato e costruito in California

Il Nexus Q è costruito completamente negli USA.

PERMALINK COMMENTA TWEET