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Apple presenterà un orologio a Ottobre

Lo scrive John Paczkowski, una persona che solitamente ci azzecca. Si parla di un dispositivo indossabile che sfrutterà il nuovo HealthKit:

That’s the tentative launch date Apple has set for its first, long-in-the-offing foray into wearable devices. People familiar with Apple’s plans tell Code/red the company hopes to schedule a special event that month to show off the device, which is designed to make good use of the HealthKit health and fitness information-gathering app it recently showed off at WWDC.

Cosa c’è di innovativo in FireChat

FireChat è una nuova applicazione per iPhone, a primo impatto non particolarmente interessante: serve a scambiare messaggi con le persone attorno a noi, indipendentemente dalla presenza o meno di una connessione alla rete. Lo scambio avviene via bluetooth, Wi-Fi o quello che viene definito “Wi-Fi peer-to-peer”.

L’applicazione sfrutta l’API “Multipeer Connectivity“, una tecnologia che Apple ha inserito in iOS 7 e che permette agli iPhone di collegarsi l’uno all’altro sfruttando il bluetooth o il Wi-Fi come alternativa a Internet. Lo scambio dei messaggi, nel caso di FireChat, avviene senza l’uso di alcuna connessione. Gli iPhone sono connessi direttamente fra loro, e sfruttando questa tecnologia sono in grado di creare una rete alternativa a quella centralizzata, non controllata da alcun operatore1:

L’applicazione verrà migliorata in modo che i dati possano raggiungere gli iPhone non direttamente connessi fra loro, attraverso degli iPhone intermedi a cui invece sono connessi. Questo approccio, conosciuto come mesh networking, sta alla base di diversi progetti che vogliono creare una rete a prova di disastro, o un sistema di comunicazione controllato dalla comunità.

I vantaggi di potersi connettere agli altri senza essere tecnicamente connessi alla rete? Wired ha ipotizzato degli scenari: siete in montagna e non avete alcun segnale: potreste sperare che l’iPhone di un passante con FireChat installato riceva il messaggio e lo ridistribuisca. O di nuovo, in quelle situazioni come festival, conferenze o disastri in cui le linee degli operatori sono normalmente intasate: sarebbe comunque possibile scambiarsi messaggi, foto, notizie creando una rete alternativa.

Gli stessi sviluppatori di FireChat lavorano anche su un altro progetto, Open Garden. È un’applicazione che sfrutta questa tecnologia per condividere la propria connessione alla rete. Mettiamo che vi trovate in un edificio privo Wi-Fi, all’interno del quale il vostro operatore non prende: l’iPhone sarebbe in grado di collegarsi a quello di una persona a voi vicina, che a sua volta si collega a un iPhone nelle vicinanze, e così via formando una catena di connessioni fino a quando non si allacciano a un iPhone dotato di Internet. Grazie a Open Garden, anche gli altri dispositivi che fanno parte di questa catena ora hanno accesso alla rete.

  1. I dati scambiati non potrebbero essere raccolti da alcun governo, non passando da uno snodo centrale

Contro le cose lunghe

James Bennet:

When you don’t have to print words on pages and then bundle the pages together and stick postage stamps on the result, you slip some of the constraints that have enforced excellence (and provided polite excuses for editors to trim fat) since Johannes Gutenberg began printing books. You no longer have to make that agonizing choice of the best example from among three or four—you can freely use them all. More adjectives? Why not?

Più che contro il “longform journalism“, quello di James Bennet è un articolo contro il termine longform: perché pone l’enfasi sulla lunghezza del pezzo, invece che sulla profondità dello stesso. Conta quello, non il numero di parole1. Articoli chilometrici pieni di ridondanze, esempi e dettagli futili non appartengono al longform journalism, nonostante adottare tale terminologia possa far credere che sia così.

  1. Lo stesso si potrebbe dire dei podcast

Una cosa un po’ deludente sul nuovo iPad Mini con Retina Display

Una cosa che non mi aspettavo, ma che dopo un mese d’uso continua a darmi (sempre più) fastidio. Sono rimasto davvero stupito quando ho notato che le tab di Safari non restano in memoria. È un problema che avevo avuto con l’iPad 1, ma che si manifestò un anno o più dopo l’acquisto — ovvero quando installai il nuovo iOS, che appunto lo rallentò leggermente. Non credevo Apple potesse tollerare che ciò succedesse con un modello nuovo. Invece gli va bene, e i nuovi iPad hanno un solo GB di RAM.

Come risultato, la navigazione su Internet ne risente e spesso è frustrante. Tornare alla prima tab dopo averne visitata un’altra significa di frequente aspettare che questa si ricarichi; averne aperte tante comporta che Safari si chiuda inaspettatamente. A volte, addirittura, — ma se non altro questo raramente — l’iPad si riavvia. Su iPad 1 succedeva in continuazione che io dovessi aspettare che le tab si ricaricassero, ed è ciò che più mi ha spinto un anno fa a smettere di utilizzarlo. Sui nuovi iPad succede di meno ma troppo spesso, di sicuro troppo spesso per essere dei nuovi modelli.

Ma soprattutto, se fa così adesso cosa succederà fra un anno?

‘Metti via l’iPhone’

Robert McGinley, a commento della nuova pubblicità di Apple, “Misunderstood“:

Nella prima metà dello spot, un ragazzo è dipinto come asociale, assorbito in se stesso, persino maleducato per l’attenzione che dà al suo iPhone. Ma perché? Lo avremmo visto in una luce altrettanto negativa se l’avessimo colto a leggere una copia de “Il giovane Holden“, a scrivere nel suo diario, a disegnare o a suonare la chitarra? La cosa rivoluzionaria e magica dell’iPhone è che può diventare un libro, un diario, uno strumento musicale o una videocamera.

Alt + Click

Dalla barra del menù di Mac OS, un alt + click sull’icona del WiFi rivela informazioni dettagliate sulla rete a cui si è connessi, un alt + click sull’icona del centro notifiche permette di disabilitare rapidamente la ricezione di notifiche, mentre un alt + click sull’icona del volume di selezionare i dispositivi di uscita e di ingresso. Ce ne sono molte altre di funzioni poco conosciute che il tasto alt permette di attivare, questo articolo di Lifehacker raccoglie le principali.

L’iPad come unico device: perché anche no

L’esperimento è in voga da quando esiste l’iPad: costringersi, in modo piuttosto masochista, a rimpiazzare il computer con un iPad tentando di fare tutto con quest’ultimo. Non c’è uno scopo ben preciso dietro, è un esercizio fine a se stesso, dato che differenti device svolgono differenti compiti in modo ottimale. Un iPad può rimpiazzare l’80% delle cose che fa un computer, ma il restante 20% risulterà o impossibile o molto faticoso. Il che porta alle degenerazione che vediamo di questi tempi: workflow diabolici composti da decine di applicazioni concatenate fra loro per fare un mero copia e incolla, o dispositivi — i phablet — che non sono né smartphone né tablet ma una via di mezzo.

Matt Gemmel lo spiega meglio:

Usare un solo device non è liberatorio: è l’esatto opposto. Significa andare senza alcuna necessità contro a disagi e frizione, nonostante un’opzione migliore sia disponibile. L’unica misura valida per valutare il valore di una tecnologia è capire quale soluzione funziona meglio in un contesto. E la risposta varia da situazione a situazione.

Fra il computer e l’iPod

J.K. Appleseed è tornato su McSweeneys con una raccolta di episodi assurdi avvenuti dentro un Apple Store. Appleseed è ovviamente un nome inventato, che un Genius si è scelto per potere raccontare in modo anonimo sulla rivista cosa significa lavorare dentro un Apple Store. Appleseed ha spiegato in un precedente articolo come spesso le richieste siano, diciamo, stravaganti, essendo Apple un’azienda che vende prodotti soprattutto alla massa, non solo a geek ed esperti:

Un cliente viene da me e appoggia il MacBook, un iPod e un cavo USB sul tavolo.

“Ho bisogno del tuo aiuto,” dice.

“Certo,” rispondo. “Come posso aiutarti?”

“Stavo copiando una canzone dal mio computer al mio iPod,” mi dice.

“Okay.”

“Ma non è mai arrivata a destinazione.”

“Vuoi che proviamo di nuovo?”

“Non possiamo, perché la canzone non è più sul computer.”

“Oh.”

“Ma non è neppure nel mio iPod.”

Mi porge il cavo USB e mi dice, “Deve essersi incastrata qui. Puoi tirarla fuori per me?”

La grafica rinnovata di Bicycle Mind

Era da più di un anno che non mettevo mano al template del blog. Nell’ultimo mese, nei momenti liberi, ho modificato alcune cose. Il risultato è quello che vedete ora. Riassumendo:

  • Tipografia migliorata, o almeno spero.
  • Più leggero.
  • Header migliorato, con logo rubato senza permesso da una vecchia pubblicità di Apple.
  • Nuove icone, di Silvia Gatta.
  • La parte responsiva va di gran lunga perfezionata, ma se siete abituati a leggermi da uno schermo di 30” ora dovreste avere meno problemi.
  • Pubblicità!

L’ultimo punto probabilmente non sarà fonte di giubilio, ma penso che la soluzione adottata non sia troppo invasiva. Va ancora sviluppata, nel senso che al momento ci sono solo link sponsorizzati verso Amazon (o a ciò che decido io), ma in futuro quello spazio si potrebbe riservare per una forma di sponsorship (che molti blog americani hanno). La membership continua ad esistere (le due cose non sono in conflitto), e anzi continuo a ripetervi e a sostenere che se volete sentirvi in pace col mondo abbonarsi è la soluzione più breve per risolvere ogni vostro problema.

Se notate degli errori per favore scrivetemi (anche via twitter).

Le applicazioni per iOS 7 sono migliori delle precedenti?

Una buona domanda posta da Ellis Hamburger su The Verge. Come poi spiega più avanti nell’articolo la risposta è sì: il passaggio da iOS 6 ad iOS 7 non dovrebbe consistere solamente nello spennellare l’applicazione di bianco, cambiargli il font e nell’eliminare texture e riflessi, ma nello sfruttare appieno le animazioni offerte dall’OS — l’effetto parallasse — che permettono di dare all’applicazione una profondità:

It all starts with creating the illusion of direct manipulation,” says Jeremy Olson. “It’s the idea of performing functions in real time by directly manipulating objects on the screen, rather than tapping a button in one place and seeing the result in another,” he says. Swiping to scroll, pinching to zoom, and dragging and dropping objects are all examples of this. Apple has always focused on responsive interactions within iOS, but has given the philosophy an even greater role in iOS 7, where apps spring forth from inside their icons and pages within apps can be swept aside when you want to go back.

Nick Heer, nella sua lunga e accurata descrizione di iOS 7:

With the removal of most shadows and hints of lighting, Apple turned to two methods to show depth: translucent planes, and parallax animation. These are both important to each other; neither one alone would create a convincing illusion of depth. [...] iOS 7 simply isn’t tailored to a static experience; it only feels complete when it’s given a sprinkling of motion.

Recensione dello scanner per smartphone di pellicole da 35mm prodotto da Lomography

Mi riferisco a questo affare qua venduto da Lomography la cui realizzazione venne finanziata grazie a Kickstarter e dovrebbe permettervi di portare in digitale, partendo dai negativi, pellicole di 35mm utilizzando lo smartphone per la scannerizzazione.

Bello è bello. Affascinante, aspetto retrò, e pure comodo se funzionasse. E funziona? No.

Dicono la qualità — che uno si aspetta comunque non essere eccelsa, essendo un prodotto da 50 euro — dipenda dalla qualità della fotocamera dello smartphone posseduto, essendo questo nel mio caso un iPhone 5 decreto con estrema certezza, dopo numerosi e del tutto infruttuosi tentativi che: a.) la qualità è inaccettabile, b.) l’applicazione per iOS fa un pessimo lavoro di inversione/aggiustamento dei colori1 c.) le foto scannerizzate avranno una vaga somiglianza con gli originali.

In conclusione, il verdetto: non compratelo. L’ho rispedito indietro due giorni dopo.

  1. E il risultato con qualsiasi altra applicazione, sia per Mac che per iPhone, rimane insoddisfacente

Un video in slow motion girato con l’iPhone 5S

Video: Un video in slow motion girato con l’iPhone 5S

Abbastanza impressionante, direi.

Gli errori in iOS 7

Sloppy UI è un tumblr che raccoglie ed elenca tutte le situazioni in cui la UI di iOS 7 si comporta in modo bizzarro. Molti degli errori sono tipografici.

Prima e dopo iOS 7

Una raccolta di screenshot prima e dopo iOS 7, che rivela come cambiano le applicazioni con l’arrivo del nuovo OS. Generalmente, sono meno brutte ma anche più simili fra loro.

La tecnologia è nulla senza usabilità

Prendendo l’NFC come esempio, Max Uggeri difende l’iPhone 5S e le scelte di Apple basate sull’idea che “la tecnologia sia nulla senza usabilità”. C’è differenza fra il progettare un telefono pensando a come questo verrà utilizzato — e selezionare tecnologia e funzioni di conseguenza — e il riempirlo di feature che magari si rivelano scomode da usare, poco usabili e piuttosto inutili, ma fanno sembrare il produttore un gran figo:

L’NFC in sostanza – sottostando al limite tecnologico della prossimità – ha come vantaggio il fatto che invece di tirar fuori il portafoglio, tiro fuori il telefono. Non male, vero? E per rendere possibile questa meraviglia devo necessariamente ricordarmi un PIN, una password, procurarmi un telefono NFC ready, devo avere fatto un accordo con un operatore telefonico che mi fornisce una SIM abilitata e sperare che abbia un’accordo con la mia banca, altrimenti o cambio operatore o cambio banca. Sfatiamo poi la bufala che puoi girare senza portafoglio perché – come con le carte di credito – i documenti te li chiedono uguale, e i conti sono presto fatti.

Qualcosa stride, un po’ come il frigorifero intelligente che ti dice quando ti scade la roba e ti manda i messaggi, che è fighissimo ma non ci pensano che quando arrivi a casa con 6 borse della spesa (che si stanno pure per rompere perché fatte di quel maledetto di materiale tanto puzzolente quanto ecologico) l’ultima cosa che ti passa per la testa è di far leggere i codici a barre del latte al frigorifero. Insomma, stiamo parlando di concept inutili, direi quasi raffazzonati, che servono solo a far vedere quanto è bello il produttore di telefoni, l’operatore e la banca di turno che fanno “innovazione” mettendo insieme male cose trite e ritrite.

Il vantaggio della fotocamera

Ho da sempre l’impressione che la qualità delle fotografie scattate con l’iPhone sia superiore a quella di qualsiasi altro smartphone, nonostante le lenti Zeiss di Nokia e i megapixel di Samsung. È un’impressione che mi si conferma di volta in volta quando prendo in mano il Lumia (di mia sorella) o guardo gli scatti degli amici (che hanno Android). È un vantaggio grosso che Apple ha sulla concorrenza, che tuttavia — come Justin Williams — non riesco bene a spiegarmi:

As I’ve been using an Android more as my primary handset, I’ve come to realize just how far ahead Apple is of the competition in the mobile photography space. [...] I don’t know what to attribute Apple’s camera magic to. Whether it’s hardware, software, or just that they care more than any other manufacturer I’m not sure. All I know is that for everything that Android and Google are getting right these days, they still haven’t gotten close to touching Apple in the area that is of utmost importance to me: photo quality.

Calendar 5

App: Calendar 5

Da Readdle, una nuova applicazione universale per rimpiazzare il calendario di iOS. La chiarezza con cui vengono presentati all’utente gli eventi batte qualsiasi altra applicazione che abbia provato: sia la vista settimanale che la timeline riassumono gli appuntamenti in maniera davvero efficace. La grafica è perfetta su iOS 7, e le animazioni ne rendono l’uso davvero piacevole. €4,49, ben spesi.

La novità più interessante dell’iPhone 5S

L’iPhone 5C non è un iPhone economico, che di fatto non esiste: è piuttosto (essendo internamente identico al 5) un modo per vendere l’iPhone dello scorso anno senza che appaia dello scorso anno, dandogli un aspetto plasticoso e colorato (che personalmente preferisco al 5S attuale). L’iPhone dorato invece esiste, ma facciamo finta di no. Assieme a quello, è bene dimenticarsi delle alquanto oscene custodie bucherellate per iPhone 5C.

Invece, per uno che parla spesso del Jawbone UP e device simili, la cosa più interessante del nuovo iPhone 5S è il “motion co-processor”, un processore staccato dal principale A7 che si occupa di raccogliere i dati dall’accelerometro, giroscopio, compasso senza consumare eccessivamente la batteria. Significa, come spiegano loro sul sito, che l’iPhone può automaticamente capire quando camminiamo e quando guidiamo (e fornirci indicazioni stradali adatte al caso), o ridurre i consumi di rete quando è statico da un po’.

Ma, soprattutto, significa che l’iPhone può di fatto essere un FitBit: applicazioni come Moves potranno essere utilizzate senza ritrovarsi a metà giornata con uno smartphone scarico. E siccome il problema di questi device per il quantified self è sempre stato — e tanto me ne sono lamentato — il software, ci si può aspettare che sull’App Store appiano applicazioni che non si limiteranno a raccogliere i dati, ma ad analizzarli e utilizzarli in maniera innovativa e interessante. Più concorrenza e offerta, essendo da adesso una questione solo di software. Il terreno di gioco non è più l’hardware, ma quanto bene il software sfrutterà i dati.

Il vantaggio non è tanto l’avere un pezzo di hardware in meno da portare con sé; affidare quei dati all’iPhone comporta anche una maggiore libertà su che uso farne (a chi affidarli), la possibilità di utilizzarli contemporaneamente con più servizi e integrarli con le altre fonti d’informazione a cui l’iPhone può attingere (GPS, ad esempio).

Sui peggiori blog di domani

Da quando Steve, il caro estinto, non c’è più la mela ha perso la capacità di stupire e innovare. Senza il suo guru e mentore non sa cosa fare e in che direzione andare. Continuiamo a guardare i keynote nella speranza sempre più remota di una scintilla, ogni volta disattesa: sono piatti, noiosi e ci parlano di un’azienda che non ha idea su quale sia il futuro. I tempi d’oro sono finiti.

Che fine ha fatto l’orologino che tutti ci aspettavamo? Gli analisti dell’assenza ancora non se ne capacitano. Samsung, la vera innovatrice, è già entrata nel mercato con il suo Galaxy Gear. Apple, come al solito, siede sugli allori.

Il keynote si è basato sulla solita formula assodata e stancante. È iniziato snocciolando numeri alla folla, numeri che non sono più quelli di una volta e che mostrano segni di un iniziale cedimento. La messa è proseguita con prodotti tutt’altro che innovativi: i rumors ancora una volta erano tutti esatti; nessuna one more thing è arrivata a stupire i presenti.

(SAMSUNG FOREVAH!!!!)

I vari sostituiti di Jobs si dilungano in demo superflue, Cook è totalmente incapace di attirare interesse mentre ad Ive, come al solito, viene affidato il compito di mistificare quanto (non) è stato fatto con chiacchere. Il tutto serve solamente a venderci dei prodotti che senza le parole e il teatrino del marketing non starebbero in piedi: un lavaggio delle menti per i soliti pecoroni che scelgono Apple.

(Io del resto, che ho un iPhone ma ne ho orrore, la prossima volta prenderò un Lumia)

I due nuovi iPhone non cambiano molto da quello che li ha preceduti: sono la reiterazione così come l’avevamo immaginata di un prodotto che inizia a sentire i suoi anni e che oramai mostra mancanze imperdonabili: dallo schermo minuscolo all’assenza di NFC. Con Android da una parte, Samsung che sempre stupisce e il colosso Microsoft + Nokia dall’altra, Apple dovrebbe impegnarsi a fare di più. Eppure l’iPhone economico, che Apple si è sentita in dovere di lanciare vista l’agguerrita concorrenza di Android, è una delusione atroce: venduto a un prezzo così alto che a nulla servirà all’azienda di Cupertino a guadagnare fette del mercato low-cost.

(W SAMSUNG, la sorgente pura da cui sgorga il progresso)

Il resto, già si sapeva: iOS 7 era argomento del keynote scorso, eppure ha rubato un’ampia fetta di quello corrente. Mentre tutti sbadigliavamo, loro ci parlavano di quello che già sapevamo. Non che ci sia poi molto da dire a riguardo: dai colori sgargianti, icone spaventose e feature scopiazzate da Android, con esso Apple perderà anche l’unico vantaggio che gli rimaneva sulla concorrenza: la superiorità nel design (del resto i nuovi iPhone colorati fanno venire la pelle d’oca). Apple è assediata e non sa che pesci pigliare. Le azioni Apple sono giù.

Addirittura alcune settimane fa si parlava di un’iPhone oro, simbolo di quello che Apple è diventata: un’azienda senza una guida, che fa prodotti per gente ricca, avara che ha in odio il bene del mondo a.k.a l’open source! (fate un inchino)

(Dei Mac, non c’ho voglia di parlare. Li hanno lievemente aggiornati, ma sono sempre i soliti computer dal prezzo esorbitante e ingiustificabile, ovviamente.)

Vi scrivo queste mie riflessioni fra un KitKat e l’altro; lasciate che vi riveli la verità: da tempo la mela è ferma, in una lunga fase di stallo. Non innova più, non che lo abbia mai fatto. Solo che ora non riesce nemmeno più a copiare da Android e Samsung, che ogni giorno disrupta un nuovo mercato. Non solo presenta da due anni il solito iPhone con lievi modifiche, nessuna di queste significativa, ma si permette anche di dimenticarsi dei suoi stessi prodotti. L’iPad è stato a malapena nominato: eppure tutti — anche il mio barista sotto casa — si aspettavano che venisse totalmente rinnovato (dov’è lo schermo retina sul mini?). Non c’è da stupirsi che il trimestre scorso sia stato fra i peggiori della storia di Apple.

Invecchiare alla perfezione

GUARDA L'IMMAGINE

Quello della foto è il primo iPhone, dopo tre anni di vita in un taschino dei jeans condiviso assieme a un mazzo di chiavi. È pieno di graffi, ma stanno bene: gli danno un’aria vissuta e unica. Quanto rappresentato nello scatto sopra dovrebbe essere uno degli obiettivi da raggiungere nel disegnare un qualsiasi oggetto: che deve essere bello non solo a un secondo dall’acquisto ma nel tempo, con l’usura.

Quando uscì l’iPhone 5 lamentai l’assenza di questo effetto, che nella lingua giapponese è ben descritto dalla parola wabi-sabi. Lo racconta l’autore dello scatto, Remy Labesque:

The truth is that consumer products are ‘new’ for a very brief moment when they are first removed from the packaging, but spend the great majority of their useful lives as ‘used’ products in the process of decay. Many welcome the breaking-in of products like a leather wallet or a pair of jeans as this wear can be aesthetically-pleasing. The Japanese have a term for this, “Wabi-sabi”. Wabi-sabi can be used to describe the aesthetically pleasing wear of an object as it decays over time. It’s a notion that embraces the transience of objects and celebrates the purity of the imperfect. Aging with dignity is a criteria designers should recognize in their efforts.  I’m thinking of a future when products are designed not for the brief moment when they are new, but for when they have been aged to perfection.

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