Timebar

Ho aggiunto Timebar all’elenco di applicazioni/utility che risiedono nella mia menu bar. Permette di impostare un timer visualizzando in maniera molto intelligente il tempo rimanente nella barra dei menu stessa. Andre Torrez — grazie al quale l’ho scoperta — dice che torna molto bene utilizzata con la tecnica pomodoro.

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Scritti un anno fa: Wow? + Quanti morti ci sono su Facebook? +

DragonDrop — un drag & drop migliore

DragonDrop è, nella sua semplicità, una delle utility più valide che abbia di recente installato sul mio Mac. Migliora il drag & drop, creando una sorta di ponte in cui depositare il file selezionato fra il punto di partenza e quello di destinazione. Il supporto si estende a tutto quello che può essere “trascinato”, quindi non solo file, di ogni tipo, ma anche parti di testo, indirizzi web, cartelle o mail. Il funzionamento è semplice tanto quanto l’idea dietro: scuotendo il mouse viene attivata una finestra – che come stile ricorda Quick Look — in cui depositare momentaneamente il file nell’attesa di trovargli una collocazione più adatta.

Il drag & drop ne ha guadagnato a tal punto, dopo la sua installazione, che sono convinto dovrebbe essere una feature di base dell’OS. Si compra, oggi, scontata a 1,59 € dal Mac App Store (di solito ne costa 4).

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Clear — fare le cose, smettere di organizzarle

Nel corso della notte è arrivata nell’App Store Clear, attesa applicazione per iPhone per gestire e creare to-do list, a cui dedicai un breve articolo alcune settimane fa. Clear è stata sviluppata dalla Realmac Software e costa solo 0.79 centesimi, in occasione del lancio. Vediamo perché dovreste assolutamente prenderla.


Come il nome stesso suggerisce, uno dei punti di forza dell’applicazione è la chiarezza, che si traduce non solo in semplicità ma anche in rapidità. La UI la rende speciale e unica — non assomiglia a nessuna applicazione che abbia in precedenza provato.

La chiarezza di Clear si rivela nel fatto che non esistono bottoni e non c’è nessun menù: la UI è la lista delle nostre cose da fare, fine. L’applicazione si utilizza interamente attraverso le gesture multi touch: uno swipe a destra per completare una task, uno verso sinistra per cancellarla, uno verso l’alto per aggiungerne una nuova, un “tap” sopra una esistente per modificarla o spostarla.

Le task sono ordinate in base ad una gradazione di colori, ricordando in qualche modo una Heat Map. Quelle posizionate più in alto sono di un colore scuro — a sottolineare la loro importanza — quelle in basso di uno chiaro. Questo permette che si possa dedurre la priorità di ciascuna di esse senza dover inserire una data o informazioni aggiuntive di qualsiasi genere che, del resto, non vengono contemplate dall’applicazione: non esistono note, scadenze, tag o luoghi.

Non esistono opzioni: esistono solo le task.

Ma non sarà troppo semplice?

Suppongo che molti si staranno già domandando quale sia il punto di forza di questo software quando le alternative si configurano in svariati modi, dando all’utente una moltitudine di opzioni per ciascuna task. Partiamo dallo slogan di Clear, per spiegarlo:

“Clear ti lascia concentrare sul fare le cose che importano — e nulla più”

I suoi limiti non danno fastidio, la rendono al contrario rapida da usare. Una volta aperta non vi ritrovate davanti ad un menù, ma ad una lista. La vostra to-do list, fine. L’uso è immediato, nulla si frappone fra voi e le cose che dovete fare — non vi fa perdere tempo nella categorizzazione, organizzazione e gestione delle attività, ve le fa svolgere.

Per descriverne la potenza, prendiamo Omnifocus. Omnifocus è l’applicazione GTD meno affine a Clear in circolazione. È ricca di funzioni, ma questa ricchezza la rende complessa e va a discapito dell’immediatezza.

Non sono un grande fan di Omnifocus, come forse avrete avuto modo di notare non ne ho mai parlato su questo blog — né positivamente né negativamente. Non credo sia utile alla maggioranza delle persone, ritengo che le centomila opzioni di configurazione che offre la rendano estremamente flessibile ma anche estremamente complicata. In sintesi: secondo me con Omnifocus si rischia di perdere troppo tempo ad organizzare le proprie task in una maniacale attività fine a se stessa. Quando, invece, l’importante è “concentrarsi sul fare le cose”, non concentrarsi nell’organizzarle.

Ad esser sinceri, il mio strumento GTD preferito era (è) una lavagna — o un foglio di carta, in alternativa. Una lista di parole su cui traccio sopra una linea, una volta che ho completato le azioni a loro associate. Troppo semplice? È il sistema più efficace che ho trovato, sicuramente molto più di Omnifocus.

La realtà è che i tag, le scadenze, le categorie non servono a nulla. L’orario di svolgimento associato ad una task è un di più e, io credo, l’ordinamento per importanza adottato da Clear attraverso la differente gradazione funzioni molto meglio. Diciamoci la verità, quante volte abbiamo pianificato nel dettaglio la giornata, associando a ciascuna cosa da fare un orario per poi non rispettarlo a causa degli imprevisti, delle dilatazioni e, più semplicemente, di un errata “progettazione”? Questo sistema non tiene conto del mondo reale 1.

Ve lo dice uno che queste funzioni le ha usate a lungo, una persona che ha passato diverso tempo ad inserire nel suo elenco di “cose da fare” progetti e attività gestendoli e curandoli nei dettagli, con scadenze e informazioni aggiuntive — solo perché così facendo c’era l’illusione di aver fatto quelle cose, o se non altro di avere in mente di farle; di averle in programma. Un po’ come l’iscriversi in palestra: ci sentiamo già tutti un po’ meglio, anche se magari non ci siamo ancora andati né ci andremo.

L’organizzazione nei minimi dettagli delle attività a cui software come Omnifocus invita porta a quello che sull’Harvard Business Review è stato definito da Daniel Markovitz in “To-Do List Don’t Work” come il “paradosso della scelta”. Ovvero l’avere pianificato nella propria To-Do List 30 o più task con il risultato che:

  • Le evitiamo, finendo col fare qualcos’altro.
  • Scegliamo le più semplici (e veloci) posticipando le più complesse (e impegnative).

Alla fine Clear è, in qualche modo, è simile alla mia lavagna. Una lista di parole, limitata nello spazio, e nulla più. Non serve a pianificare un progetto ma a segnarsi quello che si vuole fare, nell’immediato futuro.

Alla fine, questo è quello che vi serve.

  1. Senza dimenticare che molto spesso si fa confusione fra gli elementi che dovrebbero entrare nella to-do list (“comprare il latte”) e quelli che al contrario farebbero parte del Calendario (“Registrare il podcast, alle 16 di domani”)

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Tweetbot per iPad

Tweetbot, il miglior client di Twitter su iPhone, da oggi è disponibile anche per iPad. L’applicazione non è universal, significa che anche se già possedete la versione per iPhone dovete pagare circa tre euro per averlo su iPad. Ne vale la pena? Certo, a questo ridicolo prezzo.

Chi si lamenta, fa questa figura:

Tweetbot per iPad non è universal. Devo pagare DUE VOLTE e sono FURENTE. Inoltre, sono inspiegabilmente povero nonostante possegga sia un iPad e un iPhone. (via Matt Gemmel)

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Day One — come tenere un diario, con l’iPhone

Questo è un Membership Giveaway: regaliamo cinque copie di Day One — ne parliamo qua sotto, spiegando cos’è — agli iscritti alla Membership. Se sei già iscritto alla Membership, bene. Se invece ancora non lo sei (ma come?!) iscriviti entro Giovedì (incluso) e potrai avere l’occasione di vincerne una copia di Day One, fantastica applicazione per iPad ed iPhone.

(Cos’è la Membership)

(Il sito di Day One)


Con il 2012 ho deciso di impormi l’utilizzo, se non quotidiano comunque frequente, di Day One. Day One è un’applicazione per iPad ed iPhone che permette di curare un proprio diario personale. Io il diario personale non l’ho mai tenuto. Ci ho provato, svariate volte. Ho provato acquistando prima la moleskine, poi altre agende con una grafica fantastica e per finire quaderni eleganti e meravigliosi. Sono rimasti sempre vuoti.

Compravo tutto il necessario per iniziarlo, poi non lo iniziavo. La ragione per cui ho sempre fallito nell’intento non mi è ben chiara. Scrivere non mi dispiace, eppure in questa cosa non sono mai riuscito. In parte, il fallimento, dev’essere stato dovuto alla grafia. Uno compra tutto il materiale curando l’aspetto estetico fin nei minimi dettagli e, alla prima riga, si rende conto (non che già non lo sapesse) di avere la grafia più orrenda della storia.

Insomma, io volevo un diario. Ma il contenuto non era tutto: la forma, anche quella era importante. Uno inciampa nei lavori eleganti come i diari di viaggio di questo uomo e, incantato, decide di fare la stessa cosa. Poi si accorge che non gli verrà mai qualcosa di simile: non solo non sa disegnare, persino la grafia lascia alquanto a desiderare.

Ma non era solo questo, ovviamente. C’era anche il fatto che la maggior parte delle volte non sapevo che scriverci sul diario o ne ero inibito, dal mezzo. Se avessi voluto scriverci qualcosa di davvero personale, quel genere di pensieri stolti e mal congegnati, banali e derisi, che finiscono col costituire il 50% del contenuto di un diario beh, avrei preferito essere certo che nessuno li avrebbe mai potuti leggere.

Quindi, io il diario non l’ho mai tenuto. Perché se siete bravi, può nascere qualcosa di davvero bello. Altrimenti, se siete come me, vi ritrovate con una pila di moleskine intonse. Di recente, però, ho iniziato ad usare Day One.

Day One è un’applicazione Universal, va sia su iPhone che su iPad. Volendo, c’è anche la versione per Mac. Tutte e tre si sincronizzano con Dropbox o iCloud, come si preferisce. Day One è fatta veramente bene, è essenziale al punto giusto e offre quelle funzioni che tutti ci aspetteremmo di trovare su un’applicazione di questo genere — sincronizzazione, backup automatico e protezione dei dati.

La cosa più bella, comunque, è che agevola la scrittura. Day One non vuole che scriviate pagine e pagine di roba, preferisce che raccontiate rapidamente i vostri pensieri, quel che vi è successo. È studiata per consentirvi di appuntare rapidamente e facilmente quel che vi passa per la mente, pensieri in forma rapida e fugace. Del resto, è nata come applicazione per iPhone: non funzionerebbe, se vi obbligasse ad una scrittura prolissa e continua.

Ogni “entry” assomiglia piuttosto ad un tweet, seppur non limitata ai 140 caratteri. E ogni entry (potete inserirne quante volete, in un giorno) vi consente di appuntare un evento, un pensiero, una riflessione o un’idea. Niente immagini, in Day One: solo testo, se volete scritto in markdown.

Dopo più di un mese1, continuo ad usarla. Non la uso tutti i giorni, ma comunque frequentemente. Mi piace credere che fra un anno — o anche più — potrò tornare indietro e scoprire cosa meditavo e facevo in quel determinato giorno. Ma più di questo a volte è utile scrivere quel che ci è successo, perché scrivere e parlare delle cose, che pensiamo o che facciamo, di fatto ci costringe ad analizzarle e, attraverso l’analisi, ad acquisirne una maggiore consapevolezza.

Insomma, Day One. È elegante, funzionale e disponibile su più device. Non avrà l’aspetto vintage e affascinante dei diari analogici, ma fra quelli digitali è il migliore che conosca. La versione per iPhone ed iPad costa 1,50 euro, quella per Mac 7,90. Sommati assieme, i due prezzi non raggiungono quello di una moleskine.

  1. Ho iniziato a Dicembre

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Shows

Eccoci qua, questo è un altro Membership Giveaway: regaliamo sei copie di Shows, una bella applicazione per iPhone di cui adesso parliamo, e le regaliamo agli iscritti alla Membership di Mac Blog. C’è tempo fino a Domenica mattina: iscrivetevi oggi, iscrivetevi domani, insomma, iscrivetevi entro Domenica ed avrete modo di vincerne una copia – se siete fortunati ma nemmeno troppo: siamo un numero sufficientemente esiguo da dare abbastanza chance di vincere a tutti (per altri dettagli: leggi qua).

***

Quante volte vi è capitato di venire a conoscenza di un concerto troppo tardi? A me succede di continuo. O meglio, succedeva di continuo: da quando ho Shows, applicazione per iPhone venduta a 2,39 euro, non mi capita più. Shows analizza la vostra libreria musicale e crea un elenco dei concerti imminenti degli artisti al suo interno, elenco che si limita – volendo, a seconda di come l’avete impostata, a seconda di quanti km siete disposti a farvi – ai concerti vicini al luogo in cui vi trovate.

È un complemento perfetto di iPod.app, un’applicazione che tutti gli amanti della musica dovrebbero aver installata nel loro iPhone. Il dabatase da cui i dati vengono ‘estratti’ è quello di Last.fm: non siate scettici, perché a me trova di tutto. Dagli artisti più famosi a quelli più conosciuti che io ed altri cinque ascoltiamo.

Funziona molto bene: vi invia notifiche quando un nuovo concerto viene pianificato, vi permette di salvare quelli a cui pensate di andare e di segnalare ad amici – con i soliti Twitter e facebook – quelli a cui siete interessati. Fra le altre funzioni: la ricerca, che vi permette di aggiungere al suo elenco anche gli artisti che sull’iPhone non avete.

È un’ottima applicazione. Se vi piace la musica, e se la musica dal vivo vi piace anche di più, dovreste davvero averla.

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Instapaper 4.0

Marco ha aggiornato Instapaper per iPad e iPhone. La nuova versione non è un piccolo update alla precedente: è un grosso miglioramento sia in termini di funzioni che di UI, totalmente rivista. Fra le novità dell’applicazione:

  • Friends, permette di vedere i link che i nostri amici hanno condiviso su FB e Twitter.
  • Editors, una selezione dei migliori articoli pubblicati in rete operata dai ragazzi di Give Me Something To Read.

Se non sapete cos’è Instapaper (ma dubito in giro ci sia ancora qualcuno che non lo conosce): è un sito che permette di mettere da parte gli articoli che trovate durante la navigazione per andare a consultarli più tardi, quando avrete più tempo (e voglia) di leggerli.

Instapaper è come la Reading List del nuovo Safari, solo che esiste da prima ed è anche molto più potente. Innanzitutto gli articoli vengono scaricati all’interno del device, in modo che possiate leggerli anche senza una connessione ad Internet. Poi offre altre piccole funzioni che rendono l’intera esperienza d’uso migliore e ne fanno uno strumento più professionale e complesso della Reading List integrata in Safari.

Instapaper 4.0, versione Universal compatibile sia con iPhone che con iPad, costa 3,99 euro. È una delle applicazioni più utili che possiate installare su iOS. È un must-have: se non l’avete già, prendetelo.

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Apple porta iWork sull’iPhone

Apple ha appena rilasciato Pages, Keynote e Numbers per iPhone. Update gratuito, se già li avete acquistati per iPad.

“Now you can use Keynote, Pages and Numbers on iPhone and iPod touch to create amazing presentations, documents and spreadsheets right in the palm of your hand,” said Philip Schiller, Apple’s senior vice president of Worldwide Product Marketing. “The incredible Retina display, revolutionary Multi-Touch interface and our powerful software make it easy to create, edit, organize and share all of your documents from iPhone 4 or iPod touch.”

 

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Writer per Mac

Vi ricordate Writer? E’ un’applicazione per iPad che fa questo: vi lascia scrivere senza tentare di distrarvi con inutili funzioni. Troppo poco? Dovreste provarlo, e se vi piace scrivere senza dubbio lo apprezzerete. E’ un editor di testi, molto semplice, minimalista all’estremo, quasi senza opzioni, che però raggiunge perfettamente il suo scopo: offrire all’utente un ottimo strumento di scrittura.

Era solo per iPad, fino a ieri, ma i suoi creatori – quelli di Information Architects – l’hanno portato anche su Mac. Costa 17 dollari e lo si compra dal Mac App Store. E’ un’alternativa più costosa a Byword, software con una filosofia molto simile.

Ne vale la pena? Sinceramente non so ancora dirvelo con certezza, per due ragioni. Una prima è che anche Byword – che fino ad oggi ho utilizzato – è piuttosto valido. Una seconda è che 17 dollari rispetto agli 0,99 della corrispettiva versione per iPad sono un gap di costo consistente.

Che Writer superi Byword nella qualità non ho dubbi a crederlo: vari accorgimenti e una cura nei dettagli esasperante gli permetteranno di raggiungere questo traguardo. Che gli utenti siano disposti a spendere 17 dollari per un editor di testi un po’ sì: non è che ritenga che il software non valga 17 dollari, quanto piuttosto credo che le alternative al software non siano abbastanza inferiori dal punto di vista qualitativo da spingere un utente a spendere una cifra maggiore per Writer.

Magari sbaglio.

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Notificant

E’ un’applicazione per iPhone che sto utilizzando da oramai due settimane, con soddisfazione. Notificant non fa niente di complesso, ma come in molti altri casi è proprio il riuscire a far molto bene una sola semplice cosa, la caratteristica vincente.

L’applicazione – che ha seguito quella per Mac uscita in passato – permette di ricevere delle notifiche personalizzate sul proprio iPhone, selezionando un orario per ciascuna di esse. Funziona bene, l’utilizzo è rapido e piacevole, il suono delle notifiche non è fastidioso, l’interfaccia grafica è minimale e adeguata alla scopo.

Io l’ho affiancata a Things e la trovo estremamente utile.

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Come cambi di giorno in giorno

Everyday è una nuova applicazione per iPhone che ti ricorda giornalmente di scattare al tuo volto una fotografia: raggiunto un numero sufficiente verrà creato un video/time-lapse del viso. Ispirata al progetto Everyday di Noah K, sicuramente non è utile ma divertente sì: costa 1,59 ed è veramente ben fatta. (*)

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Scrivere sull’iPad: con Writer cambia tutto

The key to good writing is not that magical glass of Bordeaux, the right kind of tobacco or that groovy background music. The key is focus. What you need to write well is a spartan setting that allows you to fully concentrate on your text and nothing but your text. Many professional writers use SimpleText or Textedit because these are the only writing programs that are totally distraction free. But text editors are not perfect. That’s why we made Writer.

Scrivere sull’iPad: è una cosa che vi sarà capitata di dover fare, se curate un blog. È anche una cosa che a me non è risultata tanto semplice. Un problema di software o di hardware? Ero convinto di hardware, ma ho scoperto che anche il software giocava il suo (importante) ruolo.

Fino a ieri utilizzavo Pages, di Apple, per scrivere i miei testi. Poi ho scoperto un’applicazione semplicemente perfetta per la scrittura, un’applicazione chiara, ridotta all’osso, appena nata, che promette di diventare l’editor di testi vincente e definitivo. È stata creata con un obiettivo, tenendo sempre presente che “quello che serve a una persona, per scrivere bene, è la concentrazione”. E per questa ragione nella realizzazione di questo software i suoi creatori hanno tentato di eliminare tutto ciò che risultava superfluo. Il software si chiama Writer, è stato pubblicato ieri, l’hanno creato quelli di Information Architects, costa circa 4 dollari e dovreste proprio scaricarlo. Vediamo perché.

L’interfaccia

E’ minimale, tutto quanto non è strettamente indispensabile per la scrittura è stato eliminato. Del resto io voglio scrivere e per farlo non mi servono tutte le opzioni di Pages, e nemmeno mi servono tutti gli strumenti che offre. Quel che mi serve è un programma che mi faccia scrivere, punto e basta. E Writer fa proprio questo: vi permette di scrivere, come non ci siete prima riusciti con nessun altra applicazione. Vi permette di focalizzarvi sul testo, senza lasciare che vi distraiate con funzioni superflue. Vi permette di stendere il vostro testo nel miglior modo possibile, fornendovi:

  • Un font chiaro e leggibile, il migliore per l’iPad, perfetto non solo per la scrittura ma anche per la lettura.
  • Una tastiera “estesa”, dotata ovvero di alcuni pulsanti normalmente assenti che velocizzeranno il processo di scrittura, rendendolo più fluido.

Le funzioni

Sincronizzazione con Dropbox, con salvataggio automatico e interno al software dei documenti. Un “Focus Mode” nel quale, se attivato, l’interfaccia diviene ancora più chiara. Un “Tempo di lettura” che vi dice quanto tempo, più o meno, vi dovrebbe occorrere per leggere ciò che avete scritto.

E poi?

Poi basta, non c’è altro. C’è solo questo: una buona interfaccia minimalista in cui stendere i vostri testi. Del resto, io ve l’avevo detto all’inizio: Writer vi permette di scrivere, e basta. Se ci avessero messo altre funzioni, il suo scopo non sarebbe stato raggiunto.

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