A cosa serve Snapchat

Bloomberg, in un articolo titolato “Come Snapchat ha costruito un business confondendo gli adulti“:

The company says users watch roughly 8 billion videos on its platform each day, about the same number as Facebook, which has 10 times as many users as Snapchat. On a given day, according to Nielsen, 41 percent of adults in the U.S. under 35 spend time on Snapchat.

“Everybody from 14 to 24 in America, it’s either the No. 1 or No. 2 app in their lives,” after Instagram, says Gary Vaynerchuk, an angel investor and entrepreneur. Actually, it’s not just an American phenomenon: Snapchat is a top 10 most-downloaded app in about 100 countries, according to market researcher App Annie. Vaynerchuk, who has investments in Snapchat, Twitter, and Facebook, likens the excitement to that of television in the early 1960s. “The vast majority of people reading this article will have a Snapchat account within 36 months,” he says. “Even if, as they’re reading this, they don’t believe me.”

Snapchat confonde, sia perché ha un UI ridicola — gialla, con icone scelte quasi a caso, con gestures e feature semi-nascoste — sia perché ha la nomea di essere un’applicazione per scambiarsi contenuti imbarazzanti.

A confondere è soprattutto questa feature — la durata effimera degli snaps. Questa serve però più a liberarsi dal peso che tutto ciò che postiamo in rete acquista — perché “eternamente” conservato o recuperabile da chiunque — piuttosto che a scambiarsi foto di nudi. La vita effimera che accomuna tutto ciò che su Snapchat esiste — assieme al fatto che nulla è frutto di lunghe premeditazioni: non è possibile scegliere materiale dal rullino fotografico, ma tutto deve essere catturato al momento — aiuta più che altro a creare uno stream onesto di quello che ci sta succedendo. Mentre Instagr.am serve a raccontare la nostra vita attraverso filtri, editandola come più ci piace, Snapchat sembra, appare, più naturale. E se qualcosa è imbarazzante o poco interessante pazienza: già domani sarà sparito per sempre. Snapchat è Facebook senza memoria.

In realtà Snapchat non è tanto una chat — almeno io trovo che intrattenere una conservazione su lì sia quasi impossibile — quanto piuttosto un modo per raccontare la propria giornata e una finestra sulla vita altrui. La feature principale dell’app, oltre all’invio di foto o immagini a un particolare contatto, è My Story: una collezione di snap pubblici. Ciascun utente può raccontare la propria giornata postando foto o video nella propria Story. Questi snap rimarranno visibili — dai propri followers — per 24 ore.

L’UI, per quanto orripilante, asseconda lo scopo: non ci sono link esterni, contenuti da leggere, ma solo cose da guardare — i video e le immagini dei nostri amici occupano, senza interruzioni, senza fronzoli, senza possibilità di particolari interazioni, tutto lo schermo. Su Snapchat si guarda o si filma quello che si sta facendo — ma non si edita o discute troppo. Si risponde per immagini e video, in maniera quasi instantanea.

Snapchat è snobbato dagli adulti, ma solo per un fraintendimento. Quello che Snapchat sicuramente non è è un’app per inviarsi cose di cui ci vergogniamo. Lo considererei, quasi, una specie di FaceTime asincrono, o Periscope per stream senza un particolare intento. È Instagr.am e Facebook ma senza la dimensione pubblica (persino le celebrità sono difficili da trovare) e editoriale.

Una replica a “A cosa serve Snapchat”

  1. Alessandro ha detto:

    Grazie, finalmente ho capito meglio che cosa è: un programma che non mi serve.

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