“We’re horrified”

This American Life è il programma radiofonico che per primo ha dato risalto a “The Agony and the Ecstasy of Steve Jobs”, lo spettacolo teatrale di Mike Daisey dedicato alle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi Foxxcon a cui Apple si affida per l’assemblaggio dei suoi prodotti. La popolarità dell’episodio ha fatto sì che la questione venisse in seguito approfondita dal New York Times in una serie di inchieste.

Oggi This American Life annuncia, dopo un accurato fact-checking, che svariate testimonianze e racconti di Daisey, fra cui l’alta incidenza del lavoro minorile, erano falsi:

We’re horrified to have let something like this onto public radio. Many dedicated reporters and editors – our friends and colleagues – have worked for years to build the reputation for accuracy and integrity that the journalism on public radio enjoys. It’s trusted by so many people for good reason. Our program adheres to the same journalistic standards as the other national shows, and in this case, we did not live up to those standards

Non solo i dettagli minori sono stati inventati (il numero effettivo di fabbriche visitato o di interviste tenute da Daisey con i dipendenti di Foxconn), ma anche le storie principali — l’episodio del gas esano, per esempio.

Tuttavia i problemi in Cina esistono sul serio, come hanno rivelato le inchieste serie  e basate su fatti del New York Times. Purtroppo, ricorda l’Atlantic, l’intero episodio e la disonestà di Daisey non faranno altro che screditare l’intera faccenda.

Una replica a ““We’re horrified””

  1. pepo154 scrive:

    Purtroppo per me si tratta semplicemente di “metodo giornalistico”.
    Con questo intendo che nella maggior parte delle inchieste giornalistiche si parte da una “verità” e da li si cercano tutte le possibili prove di quella tesi.
    Invece bisognerebbe partire da una domanda e cercare le risposte.
    Esempi del primo caso sono “i lavoratori alla Foxconn vengono sfruttati!” mentre nel secondo caso si parte da “i lavorati cinesi della Foxconn vengono sfruttati?”
    Non importa quale sia la conclusione (nel caso specifico probabilmente è la stessa) ma quello che fa la netta differenza è la metodologia e il percorso che l’inchiesta segue perché nel primo caso (purtroppo il più comune) si finisce quasi sempre a mettere sul piatto della bilancia tutte le cose a favore della tesi e a “ridicolizzare” quelle non a favore.

    Esempi che mi vengono in mente è l’inchiesta di Report sui cellulari.
    Aveva fatto molto scalpore ma alla fine ci si rese conto che erano un sacco di fatti messi per sostenere la tesi “i cellulari fanno male!”.
    Tutto quello che era contrario a quella tesi veniva ridicolizzato praticamente.

    Ammetto comunque di essermi ispirato a “il metodo report” (primo risultato su Google).