Invia un link

Da oggi puoi commentare! Leggi qui l'annuncio, e inizia a commentare i post del blog.

Le dieci regole di Alan Rusbridger

Alan Rusbridger è il direttore del Guardian, che nel weekend ha aperto la redazione per accogliere i lettori. Il Guardian è uno dei giornali più letti al mondo, sul web, mentre su carta perde ogni anno il 12% delle copie. Queste sono alcune delle 10 regole che sono emerse nel corso di un dibattito:

5. It’s open to the web. It links to, and collaborates with, other material (including services) on the web

6. It aggregates and/or curates the work of others

10. It is transparent and open to challenge – including correction, clarification and addition

Usate il cinese, per twitter (o l’urdu)

La brevità riesce più facilmente in certe lingue che in altre. Scrive l’Economist che un tweet in italiano viene quasi del 30% più lungo rispetto ad uno in inglese.

Visualizza sorgente su iPad

Un bookmarklet sviluppato da Ole Michelsen permette di visualizzare la sorgente della pagina, il codice, su iPhone ed iPad.

(via Shawn Blanc)

L’effetto dell’iPhone 3GS sulle vendite di Android

I dati recentemente pubblicati da Nielsen rivelano che:

  • Il 48% degli smartphone sono Android, il 32% iPhone
  • Se guardiamo solo gli ultimi tre mesi: Android resta al 48%, Apple sale al 43%

Le persone scelgono Android perché ha un’ampia gamma di dispositivi e fra questi ve ne sono diversi offerti ad un costo inferiore; da quando esiste l’iPhone 4S tuttavia anche Apple ha ampliato il proprio mercato mantenendo l’iPhone 3GS in vendita — ad un costo inferiore, soprattutto negli USA dove viene offerto gratuitamente con abbonamento.

Questa situazione, come diversi analisti hanno osservato, ha avuto delle conseguenze per Android.

Le idee iniziano su Paper

FiftyThree, azienda composta da cinque persone, fra cui alcune provenienti dall’ex-team di Courier, ha creato Paper, applicazione per disegnare con l’iPad — o prendere appunti, a mano libera. Il Courier, per chi se lo fosse dimenticato, è stato un progetto interno a Microsoft per lo sviluppo di un tablet pensato soprattutto per la creazione di contenuti — dunque per designer e creativi. Questa è la differenza principale con l’iPad che, al contrario, ne facilita più che altro il consumo.

Le cose stanno a dire il vero iniziando a cambiare e Paper è un esempio di questo, lento, mutamento. Ancora non ho avuto modo di provarlo1 ma sta riscuotendo numerosi consensi e complimenti. Scrive The Verge:

The iPad is already a blank slate, a canvas for making art, playing games, checking email, and surfing the web. While digital newspapers made their way to iPad years ago, plain old pen and paper have been a bit slower to adapt. There are plenty of apps like Penultimate, UPAD, and NotesPlus that let you draw, make annotations, insert text, and import pictures, but there aren’t many apps that strive to give you the same experience as staring at a blank page with nothing but a pencil or pen in hand. And that’s where Paper excels. Petschnigg explains, “Paper is the place to spend time with your ideas,” a clutter-free environment that pretends it’s a simple pad of paper. The app doesn’t include many features, but the ones it does include are fine tuned to the nth degree.

Se non avete una stylus: nel video ne utilizzano una della Wacom (Bamboo Stylus), in vendita su Amazon per 21 euro. In alternativa un’altra molto apprezzata è la Cosmonaut.

  1. UPDATE: L’ho provato, ho perso una marea di tempo a fare futili schizzi. Tenete presente che io non so disegnare. Per niente.

Cosa c’è da sapere sul 4G

Walt Mossberg ha risposto sul Wall Street Journal ad alcune delle domande più comuni:

Le performance dipendono dal tipo di device, dal luogo e dall’ora. Nei miei test gli smartphone, tablet e modem 4G hanno dimostrato da 3 a 20 volte una velocità di download superiore del 3G.

Il Mac App Store deve introdurre gli aggiornamenti a pagamento

Lo sviluppatore di Delicious Monster ha scritto nel suo blog della necessità che Apple introduca la possibilità di offrire aggiornamenti a pagamento per le applicazioni già acquistate:

Al momento gli sviluppatori che vendono tramite il Mac App Store devono affrontare una scelta: o offrire gratuitamente agli attuali clienti tutti gli aggiornamenti maggiori (perdendo così un quarto dei loro guadagni) o creare un nuovo prodotto per ogni nuova versione principale (creando confusione ai consumatori) e far pagare ai clienti esistenti il prezzo intero (creando rabbia).

L’impossibilità di offrire aggiornamenti a pagamento (sia chiaro: quelli corposi e relativi ad un cambio di versione, non aggiornamenti minori o bug fix) disincentiva lo sviluppatore a migliorare e lavorare sul suo prodotto.

Io aggiungo, oltre a questa mancanza, anche l’inesistenza di una versione trial: poter provare le applicazioni prima dell’acquisto.

Amazon mette in vendita il Kindle Touch anche in Italia

Il 27 Aprile il Kindle Touch arriverà in Italia, lo si può già preordinare da ora: costerà 129 euro senza 3G, 189 con abbonamento 3G ovunque e per sempre. Del Kindle Touch non si era parlato molto bene all’uscita — chi l’aveva provato diceva che era poco responsivo — ma pare anche che un successivo software update abbia risolto i principali difetti.

(“Chi dice che il Kindle è morto è una persona che non legge“)

I Kindle sono dispostivi che durano: io ne ho uno di seconda generazione (questo bianco, per capirci) che non ha nulla in meno dell’ultimo arrivato1. Se ancora non ne possedete uno sappiate che la versione touch costa solo 30 euro in più rispetto al modello base.

  1. Tradizionale, non touch, ovviamente

L’essenza dell’iPad

The Next Web ha colto la natura profonda dell’iPad, recensendolo:

L’iPad è sempre stato progettato per sparire, per farti dimenticare che lo stai usando.

Come più volte è stato detto e ripetuto: non tanto l’hardware, non tanto le specifiche tecniche, quanto il software: è questa la cosa importante dell’iPad, che si trasforma, sparisce e si assoggetta all’utilizzo che se ne fa.

Scriveva Thomas Baekdal che “Apple non ha mai disegnato l’iPad“, ha invece realizzato la forma più semplice e possibile di un tablet. In altre parole: l’iPad è l’essenza di quello che un tablet può essere.

‘Google ha dimenticato perché l’amavamo’

Dopo l’articolo di James Whittaker, anche Gizmodo torna sulla “questione Don’t Be Evil” chiedendosi se la ragione della crisi di popolarità di Google non sia dovuta soprattutto alla morte della ricerca (a mio dire un po’ enfatizzata) sostituita dai social network e dalle domande specifiche, dirette e personali.

Non lo condivido appieno, ma sicuramente l’articolo ha degli spunti interessanti come questo:

Google non è più principalmente un motore di ricerca. Certamente, la ricerca è un prodotto centrale, ma non è più il prodotto centrale. Il prodotto centrale è semplicemente Google. [...] Google ha dimenticato perché l’amavamo. Ha degradato il suo prodotto di punta in un servizio per la promozione degli altri.

Sull’argomento un’interpretazione diversa la offre Farhad Manjoo che ritiene Google non sia più diabolica di Apple, Amazon o altri avversari, quanto piuttosto si sia attirata contro l’attenzione ostentando di continuo la sua pretesa bontà. Pratiche anche fastidiose che tutte le aziende normalmente mettono in atto — si pensi al 30% tenuto da Apple su ogni rivista venduta tramite iOS — a Google sarebbero precluse. Il loro motto, insomma, gli si è ritorto contro.

Una cosa simile, si potrebbe dire, in realtà è successa ad Apple con “Think Different”, di frequente rinfacciato.

Gli insegnamenti di Steve Jobs

Sette pagine di Walter Isaacson sull’Harvard Business Review, spiegano i principali insegnamenti lasciati da Steve Jobs:

“Da ragazzo ho sempre pensato a me come un umanista, ma a cui piaceva l’elettronica”, mi ha detto Jobs il giorno in cui ha deciso di collaborare sulla biografia. “Poi ho letto qualcosa su uno dei miei eroi, Edwin Land di Polaroid, che parlava dell’importanza delle persone che sanno stare all’intersezione fra discipline umanistiche e scienza, e ho deciso che quello era ciò che volevo fare”. Era come se stesse descrivendo il tema della sua vita, e più lo approfondivo più mi rendevo conto che era, infatti, l’essenza del suo racconto.

Ha collegato le scienze umanistiche alle scienze, la creatività alla tecnologia, le arti all’ingegneria. C’erano tecnologi migliori (Wozniak, Gates) e certamente migliori designer e artisti. Ma nessuno nella nostra epoca poteva collegare meglio fra loro poesia e processori in un modo che ha scosso l’innovazione. In quasi tutte le presentazioni di un prodotto dell’ultima decade, Jobs concludeva con una diapositiva che mostrava un cartello all’intersezione di “Arti liberali e Tecnologia”.

La creatività che può nascere quando esiste un interesse sia per le discipline umanistiche che per le scienze in una personalità forte è stato ciò che più mi aveva interessato nelle mie biografie di Franklin e Einstein, e sono convinto che sarà la chiave con cui costruire economie innovative nel 21esimo secolo.

Cosa significa amare qualcosa su Internet?

Maybe that’s a resonable definition of love on the internet or anywhere else: to love is to return.

Robin Sloan ha scritto un breve saggio pubblicato sotto forma di applicazione per iPhone. Si chiama “Fish: a tap essay“, ed è un manifesto che inizia con una domanda: “Cosa significa amare qualcosa su Internet?”.

L’idea principale dell’autore è che il flusso costante di materiale interessante, su internet, ci obbliga ad apporre il nostro “mi piace” a svariate cose sulle quali, tuttavia, non torneremo mai sopra. Ogni giorno siti come l’Atlantic ci offrono innumerevoli articoli che apprezziamo e diffondiamo a nostra volta, per poi dimenticarli. Per non vederli mai più. Il mi piace e tutte le sue varie declinazioni, dal +1 al tweet, è dunque svuotato di ogni significato e dice ben poco su quanto l’autore abbia amato un contenuto.

Amato, appunto. È capire la differenza fra amare e piacere la soluzione, per l’autore. Ovvero fare una differenza fra i contenuti che abbiamo apprezzato in quella particolare ora di quello specifico giorno da quelli sui quali siamo tornati sopra a distanza di mesi — per rileggerli, riguardarli, ricordarli a noi stessi.

Io l’ho trovata una lettura molto piacevole, non solo per il contenuto ma anche per come è stata sfruttata l’applicazione di iOS. Vi consiglio di scaricarlo: Fish: a tap essay.

Da dove proviene il cambiamento

Steve Jobs, nel 1996:

L’industria dei PC è morta. L’innovazione è praticamente cessata. Microsoft domina con pochissima innovazione. È finita. Apple ha perso. Il PC è entrato in un secolo buio e continuerà a trovarsi in un periodo buio per i prossimi dieci anni, o certamente per il resto di questa decade.

Se fossi al comando di Apple, estrarrei dal Macintosh tutto quello che c’è di valore — e poi mi terrei occupato sulla prossima grande cosa. Le guerre dei PC sono finite. Fatte. Microsoft ha vinto tanto tempo fa.

Come fa notare Coding Horror, concentrarsi sulla “next great thing” è proprio quello che ha fatto Apple non appena Steve Jobs è tornato: l’iPad e l’iPhone sono oggi le minacce principali ai computer, quelli basati su finestre, desktop e un file system visibile all’utente.

Sono questi due oggetti, lo smartphone e il tablet, la fonte principale dell’innovazione: ad avere un Retina Display non è stato un Mac, né un computer inteso nel senso tradizionale del termine. È stato un iPad.

‘A chi ha già un iPad, consiglio di dormire sereno’

Luca Sofri ha provato il nuovo iPad, ha scritto a riguardo sette impressioni sul Post:

È un oggetto fantastico, come tutti gli iPad, senza competizione da parte di nessuno al momento. Non avessi mai avuto un tablet, me lo comprerei stasera a mezzanotte e uno. A chi ha già un iPad, consiglio di dormire sereno.

Dall’iPad a Windows 8

Microsoft ha pubblicato una “Style Guide” per consigliare come realizzare applicazioni per Windows 8 che siano conformi allo stile e alla filosofia di Metro. Per farlo ha deciso di utilizzare un’applicazione di iOS e mostrare, passo per passo, come adattarla correttamente alla sua UI.

Due fra i consigli contenuti: focus sul contenuto e uso dei menù consistenti, in comune ad ogni applicazione e non propri della stessa. La guida è una buona dimostrazione delle differenze fra i due OS.

Il modo in cui leggiamo oggi

Dwight Garner prende in analisi, sulle pagine del New York Times, i diversi dispositivi che abbiamo a disposizione per leggere al giorno d’oggi:

Lo smartphone è stato chiaramente il più grande dono tecnologico recente all’alfabetizzazione. Averne uno con sé cancella la paura più grande: di essere intrappolati da qualche parte — in un treno, in un bagno — con nulla da leggere. Molto di ciò che divoro sul mio smartphone è giornalismo: giornali e link racimolati su twitter e facebook. Ben Franklin avrebbe apprezzato questo medium dalla dimensione di un palmo. Lui è il padre fondatore che disse, “Leggi tanto, ma non troppi libri”.

(Il piacere di leggere in un’epoca di distrazioni)

Avere sempre qualcosa da leggere, con sé, in ogni situazione, è davvero un sollievo.

Se aveste comprato azioni Apple invece che iPod

Nel 2001 Apple mise in vendita il primo iPod, costava 399 dollari. Se invece di acquistarlo avessi speso l’equivalente denaro in azioni Apple, quanto avresti oggi?

Ha risposto alla domanda, con un grafico, il Financial Times: 26 mila dollari. Per quelli che in questo momento hanno il dollaro al posto delle pupille: sappiate che cresceranno ancora.

Cresciuti con la rete

We, the Web Kids“, di Piotr Czerski; pubblicato dall’Atlantic e tradotto in italiano da Internazionale:

Abbiamo imparato ad accettare che troveremo molte risposte anziché una sola, e da queste possiamo dedurre la versione più probabile scartando quelle che ci sembrano meno credibili. Selezioniamo, filtriamo, ricordiamo e siamo disposti ad abbandonare le informazioni che abbiamo in favore di altre aggiornate e migliori, se ne troviamo.

Per noi il web è una sorta di memoria esterna condivisa. Non dobbiamo ricordare dettagli superflui: date, calcoli, formule, nomi di strade, definizioni particolareggiate. Ci basta avere un riassunto, l’essenziale per elaborare le informazioni e riferirle ad altri. Se ci servono i dettagli, possiamo recuperarli nel giro di pochi secondi

C’è qualcosa di molto vero, in queste parole. Ma soprattutto c’è l’importanza, oggi quanto mai tale, di essere in grado di filtrare l’informazione e distinguere quella rilevante, e veritiera, da quella che non vale nulla. Su Internet si trovano articoli e saggi per avvallare qualsiasi ipotesi e, con un click in più, per smontarla. Sta alla persona, e alla sua bravura nel filtrare e orientarsi in questo “nuovo mondo”, capire e scegliere correttamente a cosa prestare la sua attenzione.

Il browser che era un piacere odiare

Video: Il browser che era un piacere odiare

Quante volte avete consigliato ad amici, conoscenti e parenti di disinstallare Internet Explorer? E quante volte siete inorriditi, nel vederlo usare?

Pare che l’ultima versione sia migliore, non semplicemente decente ma all’altezza delle alternative: sicuro, veloce e con certe funzioni (pin) che a Chrome o Firefox mancano.

Un buon browser, insomma. Solo che forse non siamo ancora pronti per ammetterlo a noi stessi.

Il primo numero della newsletter

Questa mattina è stato inviato il primo numero della newsletter di Mac Blog, il primo numero che come avevo comunicato nel “messaggio a tutti gli indecisi” sarebbe stato pubblico e non, come avverrà d’ora in poi, riservato ai soli iscritti alla membership.

Chi nei giorni scorsi mi aveva fornito la sua email dovrebbe averlo ricevuto. Gli altri — quelli che magari si erano persi l’articolo — possono sempre trovarlo online.

Segnalazioni: contribuisci

Invia il link di una storia, applicazione o notizia





👍

Grazie, il tuo link è stato ricevuto.