Perché è così difficile tenere aggiornato Android

Motorola in un lungo articolo prova a spiegare perché tenere aggiornati i propri telefoni all’ultima versione di Android è un’operazione lunga e costosa. In sintesi il codice rilasciato da Google deve venire adattato ad ogni modello, configurato in base all’hardware su cui andrà installato e incontrare i requisiti che le compagnie telefoniche che distribuiscono quello smartphone hanno imposto. Il codice deve poi venire inviato alla suddetta compagnia telefonica che ci aggiungerà il proprio software proprietario, testerà il funzionamento dell’intero OS e solo allora, se approvato, potrà venire distribuito.

Ne facessero di meno, sarebbe tutto più semplice. Così invece l’intero processo, come si può immaginare, richiede mesi. I costi, per questa ragione, sono alti e il produttore dello smartphone – assieme alla compagnia telefonica – potrebbe decidere di non addossarseli (ed infatti, di frequente, lo fa). Lo stesso problema l’aveva Microsoft, prima di decidere di rivedere l’intero business model e abbandonarlo con Windows Phone 7 – da allora riesce a distribuire update agilmente, come Apple con l’iPhone.

Costringere gli utenti a comprare nuovi telefoni per poter usufruire dell’ultimo OS potrebbe essere vantaggioso per il produttore, ma di sicuro non lo è per la compagnia telefonica – a cui il produttore è costretto ad appoggiarsi per la distribuzione del proprio telefono. Per lei è solo una spesa aggiuntiva: è perfettamente felice se l’utente mantiene il vecchio smartphone rinnovando il precedente contratto. Come si può notare le variabili che questo modello di business comporta sono molte, e quelle da me riportate solo alcune delle tante elencate da Ed Bott su ZDNet.

Sempre su ZDNet, James Kendrick ha suggerito una possibile soluzione al problema: far pagare agli utenti gli aggiornamenti. Per farlo Google dovrebbe però riuscire a bloccare tutte le versioni gratuite alternative (sarebbe semplice, essendo necessario un Google ID per attivare l’OS).

Aggiornare un device e supportare quella nuova versione dell’OS nel futuro costa un sacco di soldi per gli OEM. Quindi facciamoci carico di quel costo sin dall’inizio e facciamo pagare i possessori di device Android per gli update ‘principali’.

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