Apple porta iWork sull’iPhone

Apple ha appena rilasciato Pages, Keynote e Numbers per iPhone. Update gratuito, se già li avete acquistati per iPad.

“Now you can use Keynote, Pages and Numbers on iPhone and iPod touch to create amazing presentations, documents and spreadsheets right in the palm of your hand,” said Philip Schiller, Apple’s senior vice president of Worldwide Product Marketing. “The incredible Retina display, revolutionary Multi-Touch interface and our powerful software make it easy to create, edit, organize and share all of your documents from iPhone 4 or iPod touch.”

 

PERMALINK COMMENTA TWEET

Writer per Mac

Vi ricordate Writer? E’ un’applicazione per iPad che fa questo: vi lascia scrivere senza tentare di distrarvi con inutili funzioni. Troppo poco? Dovreste provarlo, e se vi piace scrivere senza dubbio lo apprezzerete. E’ un editor di testi, molto semplice, minimalista all’estremo, quasi senza opzioni, che però raggiunge perfettamente il suo scopo: offrire all’utente un ottimo strumento di scrittura.

Era solo per iPad, fino a ieri, ma i suoi creatori – quelli di Information Architects – l’hanno portato anche su Mac. Costa 17 dollari e lo si compra dal Mac App Store. E’ un’alternativa più costosa a Byword, software con una filosofia molto simile.

Ne vale la pena? Sinceramente non so ancora dirvelo con certezza, per due ragioni. Una prima è che anche Byword – che fino ad oggi ho utilizzato – è piuttosto valido. Una seconda è che 17 dollari rispetto agli 0,99 della corrispettiva versione per iPad sono un gap di costo consistente.

Che Writer superi Byword nella qualità non ho dubbi a crederlo: vari accorgimenti e una cura nei dettagli esasperante gli permetteranno di raggiungere questo traguardo. Che gli utenti siano disposti a spendere 17 dollari per un editor di testi un po’ sì: non è che ritenga che il software non valga 17 dollari, quanto piuttosto credo che le alternative al software non siano abbastanza inferiori dal punto di vista qualitativo da spingere un utente a spendere una cifra maggiore per Writer.

Magari sbaglio.

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

Qualcosa si muove

Il problema di Microsoft è manageriale: sta diventando un mantra. E’, nello specifico, Steve Ballmer, il cui operato non è da troppo tempo messo in discussione. E’ arrivato il momento che se ne vada, scrivevo una decina di giorni fa.

E forse l’era post-Ballmer non è poi così lontana. Ieri il Financial Times raccontava che il presidente di Greenlight Capital, un fondo del valore di cinque miliardi di dollari, ha chiesto a Microsoft di licenziare Steve Ballmer.

“La sua continua presenza è la più grande minaccia per le azioni Microsoft”, ha detto ad una conferenza tenutasi Mercoledì scorso a New York.

Microsoft si è rifiutata di commentare.

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Semplicemente perfetto

Michael Scott, il primo CEO di Apple, in una recente intervista rilasciata a Business Insider ha raccontato quanto sia radicata nella cultura e nel modo di operare di Apple la volontà di fare le cose non solo bene, ma perfettamente. C’è infatti un’abissale differenza, fra creare qualcosa che semplicemente funzioni e il riuscire a realizzare qualcosa che sia perfetto.

“Vuoi fare le cose bene, non sufficientemente bene. L’alternativa è un business basato sul modello di Microsoft, nel quale qualcosa “è buono abbastanza” per poterlo vendere, ma non si ricerca la perfezione. E’ sempre stato l’obiettivo di Apple quello di vendere qualcosa di cui fossimo orgogliosi e che le persone si sentissero orgogliose di possedere, e io credo che questo continui ad essere vero a distanza di 30 anni.”

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

Ricevi le notizie del giorno nella tua inbox

Ogni mattina: 5 link selezionati con cura + le notizie del giorno

One More Thing: DON’T PANIC

Il mio Steve Jobs ha detto che quest’anno voleva proprio partecipare, al Towel Day. Salutatelo.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Il “nuovo” computer Dell

Dell XPS 15z: un nome molto attraente, oltre che facilmente memorizzabile, per un computer che a voler esser maligni vi si potrebbe far notare quanto vagamente somigli al MacBook Pro. Ma noi siamo siamo buoni: non lo facciamo (ops…).

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Non una riproduzione ma un’evoluzione

Considers whether Jobs “stole” the personal computer from Xerox, or whether it is more accurate to say that he and Apple adapted some of Xerox PARC’s ideas for a different audience.

Il numero del New Yorker del 16 Maggio contiene un articolo piuttosto interessante per noi Mac Geek, “Creation Myth“, in cui viene narrata la visita di Steve Jobs allo Xerox PARC e la successiva creazione del mouse. Nel corso dell’articolo si prova a spiegare che, al contrario di come vuole il “mito”, Jobs non rubò l’idea del mouse alla Xerox: la storia è un po’ più complessa di come la si racconta.

E’ vero che il desiderio di creare un mouse nacque in Jobs solo a seguito di quella visita ma una delle direttive che Jobs diede all’uomo a cui affidò l’incarico di progettare il mouse era che non somigliasse troppo a quello della Xerox. Doveva avere un solo bottone e non costare 300 dollari. Quello della Xerox, aveva tre bottoni e costava tantissimo.

Quindi cosa prese Jobs dalla Xerox, l’idea del mouse? Non è molto accurato dire questo, visto che la Xerox non ha mai posseduto l’idea del mouse. I ricercatori del PARC la presero dall’informatico Douglas Engelbart. Engelbart sognava già nella metà degli anni ’60 di poter muovere con un oggetto separato dal resto un cursore su di uno schermo. Se prendessimo il mouse di Engelbart, quello della Xerox e quello della Apple e li mettessimo uno di fianco all’altro non vedremmo una riproduzione di un oggetto ma una evoluzione.

E lo stesso vale per la GUI: quella della Xerox aveva sì le icone ma selezionandole veniva mostrato all’utente un pop-up con un elenco delle “scelte” da compiere. Jobs volle portare l’interfaccia grafica un passo oltre ed eliminare questo ostacolo fra “ciò che desiderava fare l’utente” e il computer: se si voleva ingrandire una finestra doveva essere possibile farlo direttamente, prendendone un lato. Gli ingegneri di Apple inventarono poi la menù bar, il menù a tendina e il cestino, tutte funzioni che finirono col semplificare la vita all’utente.

Ovvero quello che Apple fece, in entrambi i casi, fu migliorare l’idea, non rubarla, e adattarla ad un pubblico diverso:

La differenza fra una manipolazione diretta e indiretta, fra tre bottoni e un bottone, fra trecento dollari e quindici, non è banale. E’ la differenza fra qualcosa pensato per gli esperti, che la Xerox aveva in mente, e qualcosa di appropriato per la massa, che Apple aveva in mente. Apple voleva costruire un computer popolare.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Notificant

E’ un’applicazione per iPhone che sto utilizzando da oramai due settimane, con soddisfazione. Notificant non fa niente di complesso, ma come in molti altri casi è proprio il riuscire a far molto bene una sola semplice cosa, la caratteristica vincente.

L’applicazione – che ha seguito quella per Mac uscita in passato – permette di ricevere delle notifiche personalizzate sul proprio iPhone, selezionando un orario per ciascuna di esse. Funziona bene, l’utilizzo è rapido e piacevole, il suono delle notifiche non è fastidioso, l’interfaccia grafica è minimale e adeguata alla scopo.

Io l’ho affiancata a Things e la trovo estremamente utile.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Android, cosa sarebbe?

L’Atlantic si è chiesto come i possessori di un iPad sfruttino l’oggetto, interrogando circa 850 persone che sembra lo utilizzino dalle due alle cinque ore al giorno. I dati sono stati poi aggregati per venire rappresentati in più grafici che l’Atlantic rende disponibili sul suo sito.

Il più interessante è quello relativo alla domanda “Hai preso in considerazione un tablet Android prima di acquistare l’iPad?” a cui l’87% ha risposto no. Non contenti, quelli della rivista hanno anche domandato per quale fra i tablet Android avrebbero optato: “Nessuno, volevamo un iPad” è la risposta che ha dato più del 79% delle persone interrogate.

Poi quelli dell’Atlantic proseguono, evidentemente testardi, ma almeno abbandonano la “causa Android” e passano agli altri concorrenti. Chiedono: “Avresti considerato di comprare un HP TouchPad o un Blackberry PlayBook piuttosto che un iPad?”. La risposta, per quasi il 90%, è nuovamente no. E così finisce tutto, e si arrendono: è una causa persa, volevano un iPad. Nient’altro.

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

La misteriosa inviolabilità del lavoro di Steve Ballmer

Microsoft dovrebbe cambiare il proprio CEO, e dovrebbe farlo ora. Ci sono diversi fattori, tutti validi, per cui Ballmer dovrebbe smettere di occupare la posizione che troppo a lungo, e senza una evidente ragione visti i pessimi risultati, ha occupato.

Ballmer non è stato in grado di prendere decisioni valide, lo dimostra la recente acquisizione di Skype, tecnologia che Microsoft avrebbe potuto sviluppare in casa e che anzi, aveva già sviluppato in casa sotto diverse forme e nomi.

Ha una totale incapacità di capire quale sarà il futuro dei computer, lo dimostrano le numerose uscite riguardo all’iPhone, all’iPad e all’iPod:

There’s no chance that the iPhone is going to get any significant market share. No chance,” said Ballmer. “It’s a $500 subsidized item. They may make a lot of money. But if you actually take a look at the 1.3 billion phones that get sold, I’d prefer to have our software in 60% or 70% or 80% of them, than I would to have 2% or 3%, which is what Apple might get.” (*)

Per concludere, sembra anche c’entrare poco con la tecnologia: Microsoft ha bisogno di qualcuno che somigli di più a Steve Jobs, si focalizzi sull’innovazione e non sull’osservare le mosse delle altre aziende per copiarle (in ogni campo, anche retail) e soprattutto abbia una vera passione per quello che fa. Qualità che a Ballmer mancano, tutte quante.

Lo avevamo detto un mese fa: il problema di Microsoft è manageriale. Ripetiamolo e speriamo che lo capiscano, prima che sia troppo tardi.

PERMALINK 3 COMMENTI TWEET

Se non hai un iPhone, lascia che ti chieda cosa ci sia di sbagliato in te

Video

Se non hai un iPhone, lascia che ti chieda cosa ci sia di sbagliato in te

Una parodia della nuova serie di spot Apple nati per pubblicizzare l’iPhone. Anzi, due: me ne segnalano un’altra, realizzata dalla medesima persona, bella altrettanto.

Read more »

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

Perché Apple batte Google

Luca De Biase in un bellissimo articolo pubblicato sul Sole 24Ore spiega cosa abbia permesso ad Apple di superare Google nella classifica stilata dalla MillwardBrown e diventare così il marchio con maggiore valore del mondo:

Ha cambiato la vita la vita quotidiana di milioni di persone, reso ricchi i suoi investitori, ma ha soprattutto scritto una parte importante della prospettiva di sviluppo nel settore più dinamico del pianeta. Il sistema iPod-iTunes ha ridefinito il settore della musica registrata. L’iPhone ha costretto tutte le telecomunicazioni a un profondo ripensamento. L’iPad ha aperto scenari nuovi per l’editoria e la mobilità del web. Se le persone che guidano un’azienda appaiono in grado di comprendere le conseguenze dell’innovazione, hanno una visione e una capacità di realizzazione dimostrata, il marchio assume una funzione di guida nell’immaginario del suo mercato e a quel punto acquista la funzione di catalizzatore delle energie innovative di tutto il settore. I consumatori si fidano, i risparmiatori ci credono, i fornitori investono per stare al passo. Soprattutto, la leadership culturale, in un settore tanto complesso, diventa un punto di forza decisivo perché costringe i competitori a rincorrere. E, sebbene Google abbia dimostrato abbondantemente di saper innovare a sua volta, ha dato l’impressione, specie nel settore mobile, di essere all’inseguimento della Apple.

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

Prendetevi cura degli utenti, rilasciate aggiornamenti ed altre cose

L’impressione generale che più o meno tutti abbiamo avuto, guardando lo Xoom, il PlayBook o altri tablet che dovrebbero fare da concorrenti all’iPad, è che siano un primo tentativo delle aziende che li producono di realizzare un tablet ma che a questi manchino molte funzioni e che molte di quelle presenti non vadano poi tanto bene. Ciò probabilmente è dovuto alla fretta di rilasciare sul mercato un’alternativa all’iPad, ed infatti le medesime aziende hanno più volte ricordato che miglioreranno i propri tablet col passare del tempo attraverso updates che correggeranno eventuali errori e abiliteranno cose nuove.

La scorsa settimana Apple ha rilasciato un aggiornamento di iOS, aggiornamento che ha risolto e chiuso definitivamente il Location Gate correggendo il bug che aveva sollevato tanto clamore presso la stampa. Apple, come si può notare, è stata molto efficiente: gli ci sono volute solo due settimane per correggere il bug e rilasciare un aggiornamento che fosse usufruibile da tutti gli utenti dei suoi dispositivi. Il sistema si è dimostrato efficiente soprattutto perché è centralizzato: Apple sa di quali device deve prendersi cura e rilascia degli update mirati a migliorarli. L’utente, inoltre, sa che collegando il proprio iPhone al computer potrà gestire ogni aspetto del device, ed eventualmente aggiornarlo.

If you’re serious about software, you should make your own hardware. (Steve Jobs)

Google, al contrario, non è riuscita a fare altrettanto: è probabile che passeranno dei mesi prima che un aggiornamento per Android veda la luce ed è ancor più probabile che quando questo verrà rilasciato gli utenti non avranno un modo standardizzato e chiaro per accorgersene. Il problema può essere sia di Google che non è stata in grado di fornire un “centro” da cui gestire il proprio telefono ma è anche congeniale ad Android stesso, che frammentandosi su più dispositivi ne rende molto difficile la realizzazione.

Ma tornando ai tablet, Jonas Wisser scriveva l’altro giorno, riguardo ad Android che “non c’è coerenza nell’esperienza e non c’è nemmeno coerenza nel ciclo degli aggiornamenti.” Se questo può in parte venire tollerato nel mercato degli smartphone – perché prima del lancio dell’iPhone nessuno era abituato a ricevere aggiornamenti al proprio telefono – lo è di meno in quello dei tablet, dove la gente se li aspetta. Justin Williams, un programmatore di iOS, ha un suggerimento per le aziende che vogliono sconfiggere l’iPad:

Per riuscire a scalfire la posizione dominante di Apple Google, Microsoft, Blackberry e HP devono concentrarsi meno sulle specifiche tecniche o sull’apertura della loro piattaforma e di più sul riuscire a fornire ai propri utenti degli update regolari dell’OS che stanno utilizzano. Le specifiche tecniche sono come il porno per i blog tecnici, ma il software e una grande disponibilità di applicazioni è ciò che fa vendere i tablet.

I punti chiave, in quest’ottica, secondo me sono tre.

Il primo è quello della centralizzazione, del riuscire a realizzare un centro di controllo dal quale gestire ed organizzare l’OS, e tutto questo discorso può essere riassunto e riportato al solito discorso, che oramai vi sarà venuto a noia, ovvero alla costruzione di un ecosistema che ruoti attorno al prodotto.

Il secondo è relativo alla cultura delle aziende che si sono immesse nel mercato, è relativo a Microsoft, BlackBerry e HP e al modo in cui fino a ieri hanno operato. Queste pare che abbiano a cuore solamente i “possibili acquirenti” dei loro prodotti: una volta che i prodotti li hanno venduti abbandonano quelli che sono così diventati “i loro utenti” a se stessi, fornendogli un’assistenza scarsa e pochissimi servizi. Apple al contrario continua a fornire costanti update e a investire sui suoi utenti. Queste aziende, dunque, devono imparare a “viziare” i loro utenti, a fornirgli assistenza e dei servizi validi anche se i soldi li hanno già presi.

Il terzo riguarda gli “evangelist” di Android, che sembrano non aver capito come funzionano i nuovi device, sia l’iPhone che l’iPad. Non hanno ancora capito che alla gente, quella comune, quella che alla fine le cose le compra e spende i soldi, non gliene frega nulla della (supposta) apertura del loro OS. Quel che gli interessa è che l’OS funzioni, e bene. Che poi questo abbia un’entrata USB o altri gingilli tecnici, che abbia tutte quelle cose che tanto li fanno eccitare o che sia aperto beh, che si rassegnino: sono cose che non interessano e che sicuramente non guidano le vendite.

PERMALINK 5 COMMENTI TWEET

Turpiloquio

Nell’ultimo numero di Fortune – purtroppo accessibile solo tramite l’acquisto della “copia” dall’apposita applicazione per iPad – un pezzo su Steve Jobs raccoglie degli aneddoti e delle frasi che il CEO avrebbe pronunciato in determinate occasioni.

Fra tutte la più quotata, perché ci mostra Jobs in forma splendente, è la reazione che egli ebbe al lancio di MobileMe (che per le prime settimane funzionò molto male):

Can anyone tell me what MobileMe is supposed to do?” Having received a satisfactory answer, he continues, “So why the f*** doesn’t it do that?

PERMALINK COMMENTA TWEET

Prezzi che diventano giusti

Condé Nast si è (finalmente) accorta che i prezzi delle singole copie delle sue riviste su iPad sono troppo alti, quindi annuncia che ne abbasserà il costo. Comincerà dal New Yorker, che verrà venduto a partire dalla fine di Maggio per:

  • Due dollari invece che cinque a copia
  • Un abbonamento annuale a soli 20 dollari

A seguire anche altre sette riviste del gruppo – Vanity Fair, GQ, Glamour, Allure, Self, Golf Digest e Wired – adotteranno questi prezzi.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Le (scarse) vendite del Mac App Store

Quanto si guadagna ad avere, per una giornata intera, la propria applicazione al sesto posto sul Mac App Store? Lo racconta uno sviluppatore sul proprio blog, rivelando dati molto miseri: solo 11 download, per un guadagno totale di 15 dollari.

Da quello che so, Apple non ha ancora rilasciato alcuna statistica relativa al Mac App Store, da quando fu lanciato. Magari perché non sta andando poi così bene. Come utente, amo la convenienza dello store, ho comprato un nuovo Mac di recente ed ho potuto grazie a questo sistema installare subito tutte le applicazioni che già possedevo. Detto ciò, se questo è il futuro del software per Mac, basandomi sulla mia esperienza c’è ancora molta strada da fare.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Toglila, quella custodia

Una delle ragioni per cui lo scorso gennaio avevo accolto molto favorevolmente la Smart Cover era l’esser riusciti a realizzare una custodia che proteggesse il dispositivo lasciandone contemporaneamente visibile il design. Ci sono aziende, ed Apple è una di queste, che lavorano intensamente sul design: coprirlo sotto centimetri di plastica scadente non dovrebbe essere un’opzione.

Devir Kahan ha un suggerimento per tutti quelli che hanno interrato l’iPhone o l’iPad in un involucro :

Se hai un iPhone e usi un case, toglilo per un secondo. Tienilo in mano “nudo” per un secondo, e ricordati finalmente di come sia realmente.

È proprio così: il mio iPad – contrariamente all’iPhone – è custodito dentro la cover nera realizzata da Apple stessa. In quelle rare occasioni in cui mi capita di liberarlo non posso fare a meno di notare, ogni singola volta, quanto sia bello il design. Non solo esteticamente, ma anche al tatto.

PERMALINK COMMENTA TWEET

If You Asked

Video

If You Asked

Simile a We Believe, la nuova pubblicità dell’iPad, “If You Asked“, è meravigliosa.

If you ask a parent, they might call it intuitive. If you ask a musician, they might call it inspiring. To a doctor, it’s groundbreaking. To a CEO, it’s powerful. To a teacher, it’s the future. If you ask a child, she might call it magic. And if you asked us, we’d say it’s just getting started.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Le cose in cui Apple sbaglia

Quali sono i campi in cui Apple fallisce? Quei settori in cui fino ad ora si è mostrata decisamente scarsa, lasciando ampio spazio ad un’eventuale azienda concorrente che volesse, puntando su di essi, provare a competere con essa. Secondo Jason Kottke – che ha recentemente discusso della questione in un post, “How to beat Apple” – sono tre.

I primi due riguardano il web, nello specifico i social network e i servizi web. Apple non è capace – o se non altro sino ad ora non ha dimostrato di essere in grado – di creare un social network che si possa definire tale: né Ping né Game Center – e credo possiamo tutti convenire su questa cosa – sono particolarmente riusciti. Sono troppo chiusi per essere considerati dei social network a tutti gli effetti e entrambi condividono il medesimo difetto: sono legati ad un software, non utilizzabili da un browser ma solo all’interno di una specifica applicazione. Tutte le caratteristiche che tanto piacciono dei social network, condivisione e amicizie facili, qui sono assenti. Manca l’apertura e un’interazione con il resto del web.

MobileMe – l’altro tentativo dell’azienda di fare qualcosa in rete – può essere considerato un fallimento su tutti i fronti. Lanciato da oramai dieci anni, quando il nome era iTools, non è mai riuscito a decollare tant’è che in un’intervista recente un impiegato di un Apple Store aveva dichiarato che “non si riesce a venderlo: è veramente difficile che qualcuno lo compri”. Eppure almeno concettualmente non era male: iDisk poteva essere un servizio di grande impatto, come dimostra il successo di Dropbox. Probabilmente il prezzo – decisamente troppo alto per quello che offre – è stato ciò che più ha contribuito ad eclissarlo.

Il terzo, ed ultimo, punto debole dell’azienda sarebbe iTunes. Che iTunes sia passato dall’essere uno dei software più apprezzati a uno di quelli con la peggior reputazione è un dato di fatto: Apple ha spinto troppo su iTunes col risultato di averlo incasinato. Gli ha chiesto di fare troppe cose, così che:

  • L’ha snaturato: doveva essere un player di musica e ora si ritrova a gestire non solo la nostra libreria multimediale ma anche gli ebooks, le applicazioni e tutto quanto ruota intorno agli iPhone e iPad.
  • L’ha appesantito: riprodurre una canzone su iTunes non è più un’azione piacevole da tempo.
  • L’ha complicato: i nuovi possessori di iPad e iPhone si sentono spiazzati di fronte alle tantissime e mal organizzate opzioni che il software presenta.

iTunes dovrebbe limitarsi a fare quello per cui è stato creato: gestire la nostra musica. Magari anche i nostri film, serie e programmi televisivi ma oltre a questo basta. Per la gestione degli iPhone – sincronizzazione, installazione applicazioni, aggiornamenti – dovrebbe esserci un software a parte.

Leggendo i tre “difetti” – e di ciascuno di essi avevamo discusso o se non altro accennato – ho notato che almeno per quanto concerne i primi due un’azienda come Amazon, ovvero quella che secondo noi dovrebbe fare un Tablet, sarebbe perfetta e potrebbe senza troppi intoppi, grazie a Cloud Drive e Amazon S3, puntare su di essi: la cloud – almeno per ora – sembra essere una cosa più alla portata di Amazon che di Apple.

PERMALINK 2 COMMENTI TWEET

Grazie ad Apple: il ruolo dell’iPhone 4 nella cattura di Osama

PERMALINK COMMENTA TWEET

Non ne hai avuto abbastanza?