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Perché Amazon Dovrebbe Fare Un Tablet

Amazon, fra tutte le aziende che ci stanno provando, è ritenuta essere quella che più facilmente potrebbe tener testa a Apple nel mercato dei tablet. Questo principalmente per tre ragioni:

  • Sembra essere l’unica azienda in grado di fornire e ricreare un ecosistema – parte fondamentale del successo dell’iPad/iPhone – simile a quello di Apple: già vende libri, musica e film; di recente ha poi iniziato anche a vendere applicazioni Android creando un proprio app store.
  • Ha dimostrato, col Kindle, di essere molto valida anche nell’hardware. Valida e competitiva nel prezzo.
  • Con Cloud Drive o, come suggerisce Forkbombr, l’integrazione con Amazon S3 – che consentirebbe di sincronizzare in una nuvola online i propri dati – offrirebbe qualcosa in più, un servizio interessante, una feature su cui puntare, di cui l’iPad non potrebbe vantare.

Andy Ihnatko ha provato il nuovo Cloud Drive – presentato ieri – per alcune ore. Gli è piaciuto tantissimo al punto che ora afferma che da solo è stato in grado di rendere il suo telefono Android migliore. Amazon, dice, “era quello che stavo aspettando: un’azienda in grado di competere con Apple.”

This is what I’ve been hoping for: a company with the skill, vision, clarity, and competence to truly compete with Apple. It wasn’t going to be Google. It was never going to be Google. I’m grinning at the thought of how high these two companies can push each other. What a great time to be a geek and to be alive.

Niente iPhone 5: Don’t Panic

Vedo sempre più spesso persone fare il ragionamento “non prendo l’iPhone 4 perché tanto il 5 è imminente”, ragionamento fallace perché nessuno garantisce che Apple presenti un iPhone 5 a breve seguendo la programmazione degli anni passati. A ricordarcelo per fortuna c’è Jim Dalrymple - le cui fonti d’informazione interne all’azienda sono ritenute molto affidabili -  i rumors odierni e, come se non bastasse, l’annuncio del WWDC interamente dedicato, contrariamente alle edizioni scorse, al software: niente hardware, di alcun tipo. Come ricorda Michael Gartenberg a Loop Insight:

“You get caught up in patterns, and it holds true, until it doesn’t. There is no reason for Apple to follow a predictable yearly pattern, and it keeps their competition off guard a little bit.

E dunque, se il nuovo iPhone 5 slittasse mesi avanti, magari persino all’inizio del 2012, sarebbe il caso di disperarsi? Ma anche no: il modello attuale funziona benissimo e se volete un iPhone prendete quello, subito. Non ha senso aspettare, un ragionamento simile in un campo come questo è sbagliato e vi porta ad attendere in eterno per qualcosa di migliore, di più potente, di più veloce.

Autocitarsi non è bello, ma lasciatemelo fare per una volta. Riporto quindi di seguito un paragrafo di un mio vecchio articolo, “Un iPhone all’anno è più che sufficiente“.

Credo che un iPhone nuovo all’anno non solo sia più che sufficiente, ma che anzi sia forse troppo. Di una cosa infatti sono sicuro: a rendere obsoleto il mio vecchio iPhone 3GS non è stata la tecnologia sviluppata da Samsung, non è stato il Nexus S o l’ultimo LG, non è stata nessuna miglioria significativa avvenuta negli smartphone Android o nei Blackberry: a rendere obsoleto il mio iPhone 3GS è stata Apple stessa. Se non esistesse un iPhone 4 l’oramai definito vecchio 3GS vi sembrerebbe tale? Lo considerereste realmente datato rispetto agli altri modelli in circolazione? Non credo.

L’iPad, un po’ diverso dal solito

VIDEO: L’iPad, un po’ diverso dal solito

Meraviglioso video, per non pensare all’immenso lavoro che ci deve esser stato dietro per riuscirlo a realizzare. (*)

La cosa della coda per l’iPad

La coda è la ragione per cui si fa la coda: chiaro. E in effetti io all’inaugurazione degli Apple Store la coda me la faccio – me la sono fatta solo una volta a onor del vero – per la maglietta in primo luogo ma non solo: anche per l’evento. E aggiungo che fare la coda ha relativamente senso in occasione del lancio di un nuovo prodotto o all’apertura di un nuovo negozio, anche se comunque si passa per dementi anche in questi due casi (pazienza, dirò io), meno invece ne ha in occasione dell’update di un prodotto già esistente: dal mio punto di vista così diventa un po’ troppo (da altri punti di vista, esterni, già lo è nei primi due casi).

Ovvio che penso che sono dei poveretti quelli che si mettono in coda per essere i primi ad avere l’iPad, ma lasciando perdere questo dettaglio, io credo che il meccanismo che porti la gente a mettersi in coda per decine di ore per acquistare una cosa che potrebbero acquistare comunque il giorno dopo senza fare coda, non sia tanto la voglia di avere l’oggetto in sé per primi, quanto il fatto stesso di creare una coda per quell’oggetto. Per capirci, secondo me la coda si autoalimenta, non è l’oggetto che alimenta la coda, per dire. Sembra banale, ma se non ci fosse la coda non si formerebbe la coda. Non so se sono stato chiaro, voglio dire che chi si mette in coda si mette in coda proprio per stare in coda per alimentarla, allungarla, per renderla epica e lunga e noiosa, per dare con la coda importanza alla coda stessa che poi indirettamente conferisce pregio all’oggetto per cui si è in coda. In poche parole, come dicevo, se non ci fosse la coda non ci sarebbe la coda.

Poca gente

La coda che c’era ieri fuori dall’Apple Store di Londra, quello di Regent Street, per il lancio dell’iPad 2.

Vista visto da Bertrand Serlet

VIDEO: Vista visto da Bertrand Serlet

Bertrand Serlet, in Apple dal 1997 e con un ruolo di rilievo, quello di vicepresidente, nello sviluppo di Mac OS X, ha lasciato l’azienda: anche io, come Daring Fireball, ricordo divertito la breve presentazione che nel 2006 fece di Windows Vista.

Dal comunicato stampa ufficiale:

“I’ve worked with Steve for 22 years and have had an incredible time developing products at both NeXT and Apple, but at this point, I want to focus less on products and more on science.” [...] Serlet joined Apple in 1997, and has been involved in the definition, development and creation of Mac OS X, the world’s most advanced operating system. Before joining Apple, Serlet spent four years at Xerox PARC, then joined NeXT in 1989. Serlet holds a doctorate in Computer Science from the University of Orsay, France

L’iPad: il microonde dell’informatica

Techinch spiega perché l’iPad può essere paragonato in qualche modo al microonde: in sintesi, non faceva nulla che non si potesse già fare con il forno e per questa ragione gli americani si domandavo se fosse il caso di acquistarlo o non si trattasse di un di più.

In 1967, American consumers were introduced to the new, must have item for their kitchens: the microwave oven. This device, manufactured mainly by defense contractors such as Raytheon due to their expertise with magnetron, the device that generates microwaves in a radar system or microwave oven, was now supposed to be a fixture in every home, restaurant, and more. It could heat food faster, use less energy, and be less likely to burn your house down than a traditional oven. And it cost just under $500. What more could you ask?
Actually, there was a lot customers could ask. First, why in the world do you need yet another way to heat food? Kitchens already have an oven and range, plus perhaps a toaster, waffle iron, or a grill on the back porch. And the coffee pot can keep coffee hot anyhow. Do you really need another oven? Plus, surely it won’t work quite like an oven, or quite like a stove. It’s like something in the middle. How could we need that? [...] But, wonder of all wonders, people started buying microwaves and using them regularly. In the store, a microwave didn’t seem like a must-have item to many, but once you incorporated it into your daily life, it was irreplaceable.

L’iPad mi complica la vita

Una recensione dell’iPad 2 che mette in luce il problema del multitasking – di recente esposto fra queste pagine – ed altri minori che, almeno in parte, mi sento di condividere. Intendiamoci: l’iPad è un oggetto fantastico che utilizzo giornalmente per svariati compiti, tutti però in qualche modo legati ad un consumo passivo, dal leggere delle riviste al navigare in rete, mentre quando si tratta di creare qualcosa, dallo scrivere un articolo al modificare un sito web, quando si tratta di fare qualcosa di serio, mi ritrovo, come del resto sottolinea anche Forkbobr,  a passare al Mac.

I do most of my work on a desktop (these days a laptop pretending to be a desktop). When I travel I need a notebook of some sort. I’ve got a MacBook Air that I carry with me if I just need something lightweight to do work, and a MacBook Pro if I need to do a lot of work on the road. While you can technically write articles, prepare HTML, edit images and post all of it via the iPad, it’s still no where near as quick to do so as it is on a notebook for me. As revolutionary as touch is as an input form, the mouse is a very tough act to follow. Then there’s the issue of multitasking and the fact that switching between apps is still far too much of a pain compared to a desktop. Data sharing between apps is much better on a desktop/notebook.

Come cambi di giorno in giorno

Everyday è una nuova applicazione per iPhone che ti ricorda giornalmente di scattare al tuo volto una fotografia: raggiunto un numero sufficiente verrà creato un video/time-lapse del viso. Ispirata al progetto Everyday di Noah K, sicuramente non è utile ma divertente sì: costa 1,59 ed è veramente ben fatta. (*)

Dieci anni di iPod

Il Guardian ha pubblicato un articolo in cui descrive la nascita, la vita e la probabile futura, non troppo remota, morte dell’iPod. Pensare che sono passati dieci anni, così tanti, da quando fu introdotto un po’ stupisce. Pensare che un gadget che ancora oggi sembra così nuovo appartenga oramai al passato, un po’ stupisce. Ma già adesso, negli Apple Store, lo spazio dedicato all’iPod è quello che riceve meno attenzioni dai visitatori, quello attorno al quale si radunano meno persone:

Across the cavernous chambers of the Grade II-listed building similar human-technology interactions are taking place. At other tables, as in any of Apple’s 300-plus stores worldwide, tourists check their emails and update their Facebook pages. Like everything else Apple does, its store layouts are ruthlessly designed. Pricey laptops and desktops by the door to lure you in, then iPads, then iPhones, then iPod Touches. The only table not occupied by a small cluster of people prodding, touching and fondling the technology is right at the back, in the store’s depths. It’s the table with the iPods on it.

Ma l’iPod è stato importantissimo: ha cambiato il modo in cui pensiamo alla tecnologia, il modo in cui consumiamo i media digitali, ha fatto sì che l’informatica entrasse nelle nostre vite e ha aperto la strada ad altri prodotti, come iPad e iPhone.

“It was the first cultural icon of the 21st century,” says Dr Michael Bull, a lecturer in media and film at the University Of Sussex, where his studies on the sociology around the MP3 player have earned him the sobriquet “Professor iPod”. “It was the first MP3 player that really worked. With the earlier ones you had to get down on your knees and pray to get a bit of music out of them. And it became symbolic of the way people like to move around in cities. It fitted the desire for a technological freedom, whereby you moved to your own soundscape. Roland Barthes argued that, in medieval society, cathedrals were the iconic form. Then by the 1950s it had become the car – the Citroën DS. I argue that 50 years later it was the iPod, this technology that let you fit your whole world in your pocket. It was representative of a key moment in the social world of the 21st century.”

Un articolo da leggere. E se poi continuate ad essere interessati, e la storia raccontata la volete conoscere più nei dettagli e con più aneddoti, Il culto dell’iPoddi Leander Kaheney è un bel libro con cui approfondire.

Aggiornato WordPress per iPad

WordPress annuncia di aver aggiornato la sua applicazione per iOS: dovrebbe aver smesso di incastrarsi – cosa che prima faceva ogni secondo – e funzionare generalmente un po’ meglio. La strada per giungere a qualcosa di veramente apprezzabile è ancora lunga: nello stato attuale l’unica via per inserire link, evidenziare parole o creare elenchi è ancora affidarsi al codice HTML, il che rende tutto più macchinoso e lungo soprattutto a causa dei limiti imposti dalla tastiera virtuale. Però almeno ora si riesce ad usarla: prima nemmeno quello.

After three months of development, WordPress for iOS 2.7 is now available in the App Store. This version fixes over 100 bugs, which means better performance and fewer crashes.

Il ruolo dell’Apple Store di Tokyo durante il terremoto

Venerdì Apple ha tenuto aperto più del dovuto il proprio negozio di Tokyo per consentire ai giapponesi di navigare in rete, offrendo un luogo in cui informarsi – attraverso i giornali online e la TV via internet – e poter comunicare con i propri parenti e amici. In altre parole l’Apple Store è diventato un gigantesco internet point gratuito rendendosi utilissimo alla popolazione di Tokyo: Apple l’ha dotato di ulteriori cavi per consentire agli avventori di caricare i propri iPhone e iPad e ha fornito allo staff e ai relativi famigliari bevande e cibarie, oltre che un posto in cui dormire. Come racconta un impiegato stesso dello store, attraverso una mail pubblicata da Kevin Rose sul proprio blog, “With theater rooms and breakrooms designed for 150+ people, the Apple stores were the most comfortable places to be and to sleep. Much more comfortable than sleeping on the street on a cold March night.”

Certe volte ci si accorge di come lo slogan “Think Different” non fosse, appunto, solo uno slogan ma un vero e proprio modo di pensare. Questa è una di quelle volte.

7 hours and 118 aftershocks later, the store was still open. Why? Because with the phone and train lines down, taxis stopped, and millions of people stuck in the Tokyo shopping district scared, with no access to television, hundreds of people were swarming into Apple stores to watch the news on USTREAM and contact their families via Twitter, Facebook, and email. The young did it on their mobile devices, while the old clustered around the macs. There were even some Android users there. (There are almost no free wifi spots in Japan besides Apple stores, so even Android users often come to the stores.)

Un unboxing differente

VIDEO: Un unboxing differente

Sembra, almeno nella prima parte, quasi una pubblicità Apple.

Cosa pensa Walt Mossberg del nuovo iPad

E’ un evoluzione e non una rivoluzione, ragione per cui non consiglia ai possessori dell’originale iPad di correre ad effettuare l’upgrade. Lo raccomanda a tutti i comuni mortali, ovvero ai non geek, sia per il prezzo che per la facilità d’uso. Non è molto soddisfatto delle due videocamere: per un’azienda rinomata per l’alta qualità dei suoi prodotti la qualità di queste è piuttosto scadente. Ma soprattutto scrive, ad un certo punto:

It never crashed in my tests, unlike every Android tablet I’ve tested.

Cosa farne delle notifiche

Nelle ultime settimane i blog come questo si sono cimentati in lunghi dibattiti su come le notifiche andrebbero gestite su iOS, sul perché il sistema attuale necessiti di essere modificato a favore di uno più funzionale che sia in grado di fornire un archivio delle notifiche ricevute visto che, ora come ora, è possibile visualizzarne solo una, l’ultima: nel caso in cui se ne riceva una nuova quella ad essa precedente viene coperta e di conseguenza perduta e dimenticata.

Dato che prima di un eventuale miglioramento del sistema passerà del tempo una momentanea ma efficace soluzione al problema è molto semplice e la fornisce The Brooks Review: alcuni la riterranno stupida, altri no. Comunque, è questa: disattivatele. Davvero, non sto scherzando. Io le ho mantenute solo per le applicazioni principali: SMS, telefonate e Twitter. Tutte le altre non vi servono: non serve ricevere notifiche dai giochini, non serve ricevere notifiche da duecento applicazioni diverse, non serve perché facendo ciò mischiate alle notifiche che vi interessano, alle notifiche importanti, altre inutili e superflue, di cui potreste fare anche a meno.

Stop the notifications. The simple problem is that most people are getting too many notifications about things that just don’t matter. Or, as Art Webb said, “If you make everything bold, nothing is bold.”

Sul limite del non poter vedere più di una applicazione alla volta

“The fact that the iPad only lets me see one app at a time often does not help me focus. Instead, it forces me to switch between apps constantly, thus preventing me from focusing on my task. Every time I have to deal with the iPad’s task switching, I’m interrupted” – Lukas Mathis

Sull’iPad, così come sull’iPhone, si può tenere aperta una sola applicazione alla volta: anche se il multitasking esiste non è contemplata la possibilità che due app occupino contemporaneamente parte dello schermo. In alcuni casi questo è vantaggioso, perché ci permette di concentrarci su quello che stiamo facendo. Nella scrittura, per esempio, è molto utile. O nell’uso di applicazioni quali GarageBang e iMovie. Tuttavia non lo è altrettanto nel blogging, in cui occorre controllare molto spesso diverse pagine web, per le fonti, cercare immagini in rete, linkare altri siti.

Poter usufruire di una sola applicazione alla volta ha dunque i suoi aspetti positivi, come l’impossibilità di venire distratti, l’obbligo a essere focalizzati su un unico compito. Tuttavia molto spesso mi ritrovo a schiacciare il pulsante Home diverse volte in un lasso di tempo molto ristretto per passare da una finestra all’altra, per fare cose che sarebbero molto più semplici, per non dire veloci, se avessi la possibilità di averle sotto controllo, davanti ai miei occhi, contemporaneamente. Lukas Mathis ha scritto Venerdì scorso un articolo in questa direzione, nel quale ha spiegato:

For some tasks, letting applications take up the whole screen is useful. Applications like Garage Band or Writer make good use of the screen. But a lot of the time, allowing more than one app to occupy the screen can actually help people focus, because human tasks are often not as simple as computer tasks, and may require people to be able to see more than just a single application.

Se da un lato, come esposto sopra, mi trovo a condividere questo problema tuttavia sono anche d’accordo con Federico di Macstories quando spiega che trovare una soluzione non è così semplice come si potrebbe ad un primo approccio pensare. Se sperate che Apple inserirà in un futuro, credo non così prossimo, qualcosa di simile al “multitasking” a cui siamo stati abituati sui PC sbagliate, perché sarebbe molto scomodo: sarà invece qualcosa di diverso, qualcosa che sfrutterà meglio lo schermo, qualcosa che terrà conto del limitato spazio, qualcosa che funzionerà bene anche per iOS e che comunque non cancellerà del tutto questa situazione, che è sia un difetto che un pregio del sistema.

Com’è il mondo Post-PC di Apple

Engadget scrive un articolo in cui essenzialmente spiega quello che due giorni fa qua è stato detto in A chi importa dell’A5?: la lotta fra i tablet è tutta giocata non sulle specifiche tecniche ma sulla user experience che, alla fine, è quello che all’utente comune interessa. Le aziende che stanno pubblicizzando i loro tablet facendo vanto delle caratteristiche tecniche di questi, delle componenti internet, facendo leva sulla RAM o sul processore, hanno totalmente perso il nocciolo della questione.

It won’t be a debate about displays, memory, wireless options — it will be a debate about the quality of the experience. Apple is not just eschewing the spec conversation in favor of a different conversation — it’s rendering those former conversations useless. It would be like trying to compare a race car to a deeply satisfying book. In a post-PC world, the experience of the product is central and significant above all else. It’s not the RAM or CPU speed, screen resolution or number of ports which dictate whether a product is valuable; it becomes purely about the experience of using the device.

iPad, un anno dopo: cosa è cambiato

VIDEO: iPad, un anno dopo: cosa è cambiato

Questo video, mandato in onda al Keynote, non è solo fatto benissimo: commuove.

There’s never been anything like iPad. It changes the way students learn and teachers teach. It transforms how businesses do business. It helps doctors take better care of patients. And it’s a whole new way to see the world.

A chi importa dell’A5?

“It’s in Apple’s DNA that technology alone is not enough. That it’s technology married with liberal arts, married with the humanities, that yields us the result that makes our hearts sing.

A lot of folks in tablet market are looking at this as the next PC, hardware and software done by different companies, and their talking about speeds and feeds, just as they did with PCs. Apple’s experience says that that’s not the right approach; these are post-PC devices that need to more intuitive. Software, hardware, apps need to intertwine in a more seamless way than they do on a PC. “We think we’re on the right track with this.”

L’ha detto ieri Steve Jobs prima di concludere l’evento. Ha detto una cosa giusta, che condivido: dell’iPad 2 si parlerà molto ma non si parlerà molto delle sue componenti tecniche: poco importa agli utenti quanta RAM abbia il dispositivo o se utilizza un chip A5. Questi dati non dicono niente alle persone comuni, ai non geek, per cui è pensato l’iPad. Dice qualcosa, invece, sapere che è il doppio più veloce rispetto al modello precedente. Dice qualcosa vederlo che funziona, bene, senza problemi.

Quando RIM, Samsung e le altre aziende capiranno questo allora forse riusciranno a fare qualcosa che avrà un forte impatto sul pubblico. Ma fino a quando si ostineranno a pubblicizzare i loro tablet facendo vanto delle specifiche tecniche – specifiche tecniche che non interessano a nessuno se non ai giornalisti, che altrimenti non sanno come riempire i loro articoli – allora avranno fallito.

Due cose sull’iPad 2: una bella e una no

Dell’iPad nuovo una cosa veramente bella è la Smart Cover, la cover finalmente fatta in maniera corretta direi io, con un giusto equilibrio fra protezione e design. Della precedente non ero tanto entusiasta, non era brutta ma nascondeva eccessivamente e interamente il design di Apple, il design dell’iPad, design che invece non si dovrebbe occultare altrimenti tanto vale farlo così bello se poi lo si copre col risultato di non poterlo apprezzare mai. Invece la Smart Cover protegge quanto basta l’unica parte che necessità di essere protetta, lo schermo, lasciando visibile il resto.

Dell’iPad nuovo una cosa che si potevano anche risparmiare è la fotocamera posteriore di cui, sarò ostinato io, ma proprio non né vedo né sento l’esigenza. Ma dell’iPad nuovo la vera calamità sarà l’averci messo Photo Booth, l’applicazione più stupida di tutto Mac OS che da ora viene anche a infettare iOS. Perché Photo Booth non è solo inutile ma porta con sé una valanga di sterili e brutte fotografie che come una pandemia si diffondo rapidamente e capillarmente sui vari Social Network. Fossero belle, ma non lo sono. Simpatiche? Hanno smesso da molto tempo. Senza parlare degli adolescenti/utenti che dovremo sopportare all’Apple Store.

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