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La lattuga del futuro

Panasonic si è messa a produrre spinaci: se la notizia vi perplime, forse questo articolo di GE può aiutarvi a comprenderne meglio il senso e i vantaggi, che inizialmente pure a me sfuggivano.

Pare che una lattuga tecnologica — cresciuta in ambiente ipercontrollato — richieda l’1% dell’acqua normalmente richiesta da un campo tradizionale, e gli scarti possano venire ridotti al 10% della produzione:

Shimamura says that the systems allows him to grow lettuce full of vitamins and minerals two-and-a-half times faster than an outdoor farm. He is also able to cut discarded produce from 50 percent to just 10 percent of the harvest, compared to a conventional farm. As a result, the farms productivity per square foot is up 100-fold, he says.

By controlling temperature, humidity and irrigation, the farm can also cut its water usage to just 1 percent of the amount needed by outdoor fields.

Che fine avete fatto?

Gianluca Diegoli, che cura un blog da dieci anni:

Ora, scrivere e leggere non e’ piu’ il mezzo di espressione dominante, da quanto l’online e’ stato colonizzato dalla gente normale, da quando il mio vicino di casa ha Facebook e vive di Youtube. La gente guarda le figure, fisse o in movimento, su questo non ho dubbi (e pure io, sia chiaro). E ne sono pure contento, di questa de-elite-izzazione della rete, anche se ha eliminato la mia indifendibile e wishful-thinking speranza che l’online avrebbe reso anche la gente un po’ piu’ intelligente, in media. Ma vabbe’, non era davvero possibile. [...]

Dopo dieci anni, mi ritrovo a essere sopravvissuto: dove cazzo siete finiti tutti, verrebbe da dire: qualcuno ha fatto dell’online talmente una professione da non avere piu’ nessuna voglia di scrivere in prima persona, come un pasticcere che odia i dolci, qualcuno ha visto i suoi lettori meno assidui e si e’ scoraggiato o scocciato di scrivere per quattro gatti (oh, non che questo blog superi i 20.000 unici mensili), qualcuno e’ diventato famoso e deve sottrarsi alla celebrita’ il piu’ possibile.

Sempre nostalgico, sullo stesso argomento (che probabilmente interessa solamente solo a quelli che quella fase l’hanno vissuta): “Te la ricordi la blogosfera?“.

(Via | Mantellini)

L’internet delle cose ti rovinerà il compleanno

Un divertente racconto di Joanne McNeil, su Medium:

You wake up to a jazzy MIDI version of the “Happy Birthday” song. Your smart thermostat and smoke detector are singing in harmony because today is your day. Your fitness tracker is vibrating in an unfamiliar Morse Code. Searching the internet, you come across a question in the support forums about it, explaining it is the preprogrammed birthday greeting silent alarm that you can disable after pairing the device again and updating your settings. Your bathroom scale, toilet, and garage door also welcome you with birthday wishes. Open up the refrigerator to another friendly jingle. Tropicana, Fage, and Sabra Hummus all wish you happy birthday. Now there’s an incoming message. It is the “birthday selfie” it snapped when you reached for the orange juice.

Potato Salad

Video: Potato Salad

Zack Danger Brown ha iniziato una campagna su Kickstarter per raccogliere $10 e prepararsi un’insalata di patate. Ad oggi ne ha raccolti $52.000, e mancano ancora quattro giorni alla fine.

La Terza Età della Macchina

CIT.

When people confidently announce that once robots come for our jobs, we’ll find something else to do like we always did, they are drawing from a very short history. The truth is, there’s only been one-and-a-three-quarters of a machine age—we are close to concluding the second one—we are moving into the third one. And there is probably no fourth one.

Humans have only so many “irreplaceable” skills, and the idea that we’ll just keep outrunning the machines, skill-wise, is a folly. Zeynep Tufekci 

Sensori, non notifiche

Il Pebble pone l’enfasi sulle notifiche, mentre come Justin Williams credo che il vero vantaggio di uno smartwatch risieda nei sensori che questo può offrire1, per raccogliere in background dati su di noi, più facilmente che con uno smartphone:

To do pretty much all of the things I actually want to do with this thing on my wrist, I don’t need a big honking screen. I just need a lot of sensors. The same sensors that are in your phone, just crammed into a tiny bracelet. [...] If they want me to get truly excited about the future of wearables, lose the screen. Give me the sensors.

  1. Dalle comuni funzionalità di un FitBit, a un sensore GPS

iTunes non migliora

Leggeri ritocchi in OS X Yosemite per un’applicazione che avrebbe avuto bisogno di essere ripensata da capo. O potrebbe essere che Apple non la migliori perché, semplicemente, va abbandonata: al giorno d’oggi, iTunes, non ha più molto senso:

Thanks to the cloud, the need to have a dedicated PC app like iTunes have become increasingly fringe for the majority of users. Fewer people are syncing their devices with iTunes now that the majority of iPhone and iPad management and maintainance can be handled on the phone itself. Digital music sales are in decline. Thanks to Beats, Apple even owns a subscription music service now. iTunes now exists in a world that has outgrown much of what it offers.

La fine dei PSD nel web design

Spesso ai web designer viene richiesto di realizzare il prototipo di un sito con Photoshop, per avere un’idea generale di come sarà il layout finale. Secondo Brad Frost i PSD in questo ambito non dovrebbero essere più utilizzati, sia perché non riescono a rappresentare la fluidità di un sito (che può variare molto a seconda delle dimensioni del dispositivo), sia perché richiedono semplicemente troppo tempo per quel che danno in cambio:

Throughout my career, I’ve watched immensely talented designers waste a shitload of time creating fully fleshed-out comps of what a website could look like. Pixels get pushed, details are sweated, pages are printed out, hung on walls, and presented to clients. Clients squawk their feedback, then designers act on it. They repeat this dance until everyone is content (or until nobody gives a shit anymore, which happens more often than you’d think). Only thendo those pristine comps get handed (more like shoved) over to developers to build.

imoji: adesivi personalizzati per iMessage

App: imoji: adesivi personalizzati per iMessage

Ricordate Ultratext? L’applicazione per creare velocemente .gif da scambiarsi tramite iMessage, perfettamente adattate ad iMessage. Imoji è simile, solo che invece di gif permette di creare adesivi: simili a quelli che Facebook ha inserito nella sua chat, ma con il vostro volto (o quello di amici).

È divertente, e ovviamente un altro modo per inviare cose inutili a tutti i contatti in rubrica.

(Serve un esempio?)

Javascript & jQuery: un manuale di programmazione ricco di infografiche

È finalmente in vendita Javascript & jQuery, di Jon Duckett. È un manuale tecnico per imparare Javascript e jQuery diverso da tutti i restanti in circolazione, principalmente perché l’ultima cosa a cui somiglia è un libro di programmazione: il libro è graficamente meraviglioso, curato, e in esso l’autore fa un grande uso di infografiche, immagini e elementi visuali per rendere quanto più semplici i concetti presentati al lettore.

Jon Duckett è anche autore di HTML & CSS, un manuale impostato sullo stesso stile. Il mio consiglio è: se volete imparare un po’ di programmazione per web compratelo. E compratelo comunque anche se siete già sviluppatori web: perché è bellissimo.

Per intenderci: un for loop è rappresentato in questa maniera.

Il nuovo “Snow Fall” del Guardian

Il Guardian ha pubblicato un pezzo di interactive storytelling sulla prima guerra mondiale. Il “documentario” è stato tradotto in sei lingue, e rappresenta un buon esempio di quello che può essere e diventare il giornalismo in rete — sfruttando gli strumenti offerti dalla rete per narrare una storia.

Francesca Panetta, responsabile del progetto:

I often get asked where all this will go and my answer is always the same: technology is at the steering wheel, but there is always going to be a demand for great content. If we can be creative and fleet of foot enough to stay ahead of the game, then as an organisation we will develop and thrive. This is what the Guardian has always done – been brave – and innovations in digital storytelling is part of that strategy.

I Bitcoin come mezzo di trasporto del denaro su Internet

Stripe — quel bellissimo servizio per accettare carte di credito dall’iPhone — ha pubblicato sul suo blog una prospettiva sui bitcoin. Ovvero, dove sta il loro principale valore e potenziale? “I Bitcoin hanno un ottimo potenziale come mezzo di trasporto. È incredibilmente difficile trasportare soldi oggi, e i sistemi di pagamento online sono una delle poche parti di internet che non si sono evolute negli ultimi vent’anni.”

Stripe consiglia di considerare i bitcoin come un gateway: nel momento in cui viene effettuato un pagamento questo trasforma la cifra dovuta in bitcoin, che può viaggiare per natura più facilmente, e la invia al gateway del ricevente, che la ritrasforma nella valuta a lui più adatta. Così facendo sarebbe possibile una connettività fra i sistemi monetari del mondo, senza dover rimpiazzare o modificare l’infrastruttura corrente:

In this way, Bitcoin would start to become the IP layer of payments. Just as users are used to human-readable hostnames (such as stripe.com) which resolve down to an IP address, this system would result in human-readable names (alice@cad-gateway.com) being what people know and remember. Behind the scenes, systems would still use Bitcoin addresses to speak to one another.

Un sistema per raccogliere dati sugli utenti che è impossibile da bloccare

AddThis — un tool che si trova sul 5% dei 100,000 siti più visitati — recentemente ha implementato un nuovo metodo per tracciare gli utenti — e raccogliere i loro dati — che continua a funzionare anche quando AdBlock e altri sistemi di protezione della privacy sono attivi.

Informazioni sulle visite, preferenze, pagine vengono legate a un canvas fingerprint, che è un device fingerprint evoluto.

Ogni computer contiene differenti font, software, impostazioni: il device fingerprint è la somma di tutte queste caratteristiche di sistema che lo rendono quasi univoco. Per ottenere un canvas fingerprint il browser associa a tutte queste informazioni già raccolte anche un’immagine bianca, univoca, da esso generata:

In May 2012, researchers at the University of California, San Diego, noticed that a Web programming feature called “canvas” could allow for a new type of fingerprint — by pulling in different attributes than a typical device fingerprint.

In June, the Tor Project added a feature to its privacy-protecting Web browser to notify users when a website attempts to use the canvas feature and sends a blank canvas image. But other Web browsers did not add notifications for canvas fingerprinting.

Tips: la nuova applicazione di Apple

Dopo una pubblicità che avrebbe fatto alzare gli occhi al cielo a Steve Jobs (rovinare il Mac con adesivi? Inconcepibile.), nell’ultima beta di iOS 8 Apple ha inserito un’applicazione che lo avrebbe indisposto ancora di più: Tips è una sorta di manuale/guida su come utilizzare il proprio nuovo device.

Ricordo che Apple non inerisce da anni manuali o guide nei propri prodotti, perché ritiene questi debbano essere semplici al punto da non richiedere alcun supporto.

Focus

Un’applicazione per Mac che blocca un elenco di siti (selezionati dall’utente), considerati pericolosi per la produttività. Ce ne sono già diverse di applicazioni di questo genere, ma Focus ha una piccola, simpatica, feature: visitando i siti bloccati, al loro posto viene mostrata una citazione a caso che dovrebbe spronare a tornare sul proprio lavoro.

O, se bella, ad aggiornare la pagina per scoprire la successiva.

I siti delle università

Al Nielsen Norman Group hanno analizzato il sito della Bucknell University, che si contraddistingue dalle altre per aver realizzato un sito innovativo, molto diverso da come sono normalmente organizzati i siti delle università — con sezioni e gerarchie ricorrenti, e pratiche consolidatesi negli anni.

Il risultato? Un sito bello ma poco usabile. Non che in generale i siti delle università eccellano per facilità di navigazione:

48% of visitors on university websites did not realize that their program of choice was offered at that university. Every student who leaves your site mistakenly thinking that you don’t have a program for her is a missed opportunity— one with an enormous financial impact.

Ti sfido a guardare questo video per intero

Video: Ti sfido a guardare questo video per intero

Tre minuti di video, lunghissimi.

Da dove vengono i problemi di Nintendo

Costanzo Colombo Reiser ha provato a spiegare le ragioni della crisi che negli ultimi anni ha interessato Nintendo. Su l’Ultimo Uomo, narra una storia iniziata 125 anni fa, quando Nintendo venne fondata come produttrice di carte da gioco:

La Nintendo nasce nel 1889 come produttrice di carte da gioco Hanafuda, da poco legalizzate dall’imperatore Meiji. Fusajiro Yamauchi, il fondatore, ne ha intuito il potenziale e, serializzandone la produzione, a partire dagli anni ’30, sotto la guida del figlio adottivo Sekiryo, diventa il maggior produttore di carte del Paese.

Il mio iPhone si sta ricaricando molto lentamente

Capita a volte di avere la sensazione che l’iPhone stia impiegando ere a ricaricarsi. La motivazione potrebbe essere legata alla presa USB — quella dei tablet a 2-amp, quella degli smartphone a 1-amp — al cavo USB, che seppur dall’aspetto identico possono supportare più o meno amperaggio, e dall’entrata USB (USB 2.0 supporta massimo 1-amp, contro i 5-amp di USB 3.0):

Don’t worry about any problems using a 2-amp charger with a device designed to be used with a 1-amp charger. In some cases, it may speed up charging of the smaller device. In other cases, the smaller device will limit its power-sipping to 1 amp.

(A riguardo, Juicies ha messo in vendita il cavo USB che Apple avrebbe dovuto fare. Più resistente, più potente, più lungo. Risolve tutti i problemi legati all’originale — e probabilmente non inizia a rompersi dopo un anno)

Emoji fra di noi: il documentario

Video: Emoji fra di noi: il documentario

Imitando lo stile di David Attenborough (un divulgatore scientifico della BBC), e sotto forma di documentario, in questo video vengono presentate e studiate le emoji, oramai parte fondamentale del nostro mondo.

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