Come si progetta la biblioteca del futuro?

Un articolo della Oxford University, su Medium, motiva le decisioni prese nel corso della ristrutturazione della Weston Library, andando a cercare il ruolo delle biblioteche (accademiche) — nonostante Internet:

The Library of Celsus was built in 135AD in honour of a Roman senator. It stored 12,000 scrolls and those who wished to read them would travel long distances to visit. They would stay until their work was complete, sometimes for weeks at a time, and were given a place to eat, sleep and do some sort of athletic activity. Now that so many students use the library as a place to do their own work, libraries are thinking more about how to accommodate the varying needs of their users. (…)

‘For the last 150 years academic libraries have seen themselves as information-centred storehouses of books and I think that was a mistake. We need to return to the original purpose of the library, which is to support all the various needs of the scholar and provide him or her with a place to come up with ideas and make breakthroughs that would not otherwise have happened.’

(Relativo: Come il Regno Unito immagina le biblioteche del futuro)

Il pezzo contiene anche un video interessante sulla preservazione, e sul processo di digitalizzazione, dei manoscritti conservati nella Bodleian Library:

In aggiunta, giusto perché collegata al video sopra: la foto che ho fatto due settimane fa alla sede dell’Internet Archive alla Wellcome Library, di Londra:

Per gli interessati, Vice ha un bel racconto fotografico del posto.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Notizie da altri luoghi, e segnalazioni rapide.

+ Visita l'archivio, con descrizione dei link. Oppure, ricevi i link ogni settimana abbonandoti alla newsletter.

thisismarkdown.com

Fantastica introduzione a markdown, la più chiara su cui sia mai inciampato in rete. Inviatela a chiunque ne abbia bisogno, a tutti quelli che vi inviano .doc e prendono appunti su Microsoft Word. Aiutateli.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Il bottone fisico per l’acquisto istantaneo su Amazon

Amazon ha introdotto, in America, e per gli abbonati a Prime, Dash: un bottone fisico, reale, e persino adesivo, per acquistare un oggetto istantaneamente su Amazon. C’è per il detersivo (da incollare sulla lavatrice, come suggeriscono loro), per l’acqua, il dentifricio, le cialde del caffè e cose simili — che spesso uno si dimentica di comprare.

(Un bottone simile, ma configurabile per qualsiasi compito: Flic)

PERMALINK COMMENTA TWEET

Blogging effimero

Thomas Brand ha aggiornato il suo Egg Freckles, facendo in modo che i linked-post spariscano dal sito passato un certo periodo. In altre parole, ha costruito un blog effimero, senza archivi, i cui post (quelli che rimandano ad articoli esterni, come questo) hanno una data di scadenza:

For the last five months I have been practicing a new way of blogging. Articles of reference receive a permalink with a link on my homepage and a link in my RSS feed. Quotations and comments are displayed in full on the homepage and in the RSS feed, but do not receive a permalink of their own. As I write, older quotations and comments are pushed down the homepage and lost from the site forever.

Perché? Per preoccuparsi di meno della scrittura, e scrivere con più leggerezza. Non è un esperimento che metterei io stesso in atto, ma è senz’altro interessante da osservare (e da considerare, come opzione).

PERMALINK COMMENTA TWEET

Iscriviti alla newsletter settimanale

Le notizie della settimana + link inediti + altre varie cose inutili

+ Maggiori informazioni +

Prodotti editoriali

CIT.

Voglio capire come il giornalismo si inserisca nel panorama informativo odierno. Prima di tutto, denoto uno spostamento da contenuto a prodotto. Una fonte d’informazione è molto più delle storie che produce; è anche il sistema con cui decide quali notizie coprire, o come consegnare al lettore l’informazione. In secondo luogo, dobbiamo includere gli algoritmi. Tutte le volte che un programmatore scrive un codice che si dovrà occupare di informazione sta facendo una scelta editoriale. Sotto quest’ottica, il giornalismo è parte di un ecosistema informativo che include tutto, da Wikipedia a motori di ricerca. Tutti questi prodotti coprono un bisogno di informazione, e tutti usano una combinazione di professionisti, partecipanti e algoritmi che la producono e consegnano agli utenti. — Jonathan Stray, The Editorial Product

PERMALINK COMMENTA TWEET

Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

ifo Apple Store chiude

ifo Apple Store (dove ifo sta per in front of) chiude dopo 14 anni di attività. Gary Allen lo aprì nel 2003, quando gli Apple Store erano ancora una novità, e quando fare la notte per l’inaugurazione di un nuovo store era una cosa nuova:

After following Apple retail for 14 years, I’ve reached a happy ending, and am gracefully backing away from the crazy world of following the company and its stores. No more stories or analysis, or flying out to far-flung locations to join overnight crowds,waiting for the excitement of new store opening (NSO). I began this Web site as simply a way of celebrating the fun of grand openings and the close friendship of the people I met when I arrived in a new country or city. My first overnight camp-out was with my son Devin on the sidewalk in front of the epic Palo Alto store in October 2001, I continued to other store openings with him in China, Australia, UK and other countries. I’ve visited over 140 stores around the world. I even drove cross-country back in 2011 to celebrate the chain’s first store. Along the way, I have enjoyed every experience and personal encounter. I’ve met and corresponded with people from every continent who share my enthusiasm for Apple, its employees and products. Back in 2001, It seemed like I was the only person studying the stores. In fact, most onlookers were skeptical of the stores’ future success.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Anteprima di Citymapper per Apple Watch

Okay, sono un po’ noioso e (eccessivamente?) entusiasta di Citymapper (il link porta a una mia “lode”), ma è davvero un’applicazione fantastica, che dovreste già avere su iPhone. La versione per Apple Watch — di cui sono stati pubblicati degli screenshot su Medium, e della quale già parlammo — promette altrettanto bene.

Citymapper per Apple Watch non sembra rimandare di continuo alla controparte su iPhone (una sensazione che ho spesso, su Pebble), al contrario è un esempio di applicazione che risulta quasi più naturale su smartwatch che smartphone:

We’ve learned on mobile that users turn the app on and off multiple times during use.

This is the nature of transit information when you move across the city. You need snippets of information. Different things at different times, depending on where you are along the way.

A wearable is perfect for the step-by-step nature of transit info.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Il mio anno a derubare il web assieme al Daily Mail

James King è stato un giornalista del Daily Mail per circa un anno, prima di abbandonarlo esasperato dalle pratiche giornalistiche (scorrette) del quotidiano che ha raccontato nel dettaglio su Gawker, in un pezzo intitolato “Il mio anno a derubare il web assieme al Daily Mail”.

Una tipica giornata lavorativa, per James, funzionava così:

Quando sei libero di scrivere una storia, semplicemente gridi “sono libero” e l’editore ti assegna un link da un’articolo in lista. In molti casi, il link è accompagnato da un titolo ad effetto che il giornalista deve adottare — e che può o non può essere accurato.

Durante un turno di 10 ore lavorative in media mi venivano assegnati quattro o sette articoli di questo tipo. Al contrario delle altre testate per cui ho lavorato, ai giornalisti non veniva richiesto di sviluppare narrative proprie, né di citare le fonti. Ci venivano assegnate storie scritte da altre testate e essenzialmente ci veniva richiesto di riscriverle.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Come il New York Times evita di mostrare pubblicità negli articoli relativi a tragedie

Interessante, con un solo tag meta:

<meta property="ad_sensitivity" content="noads" />

PERMALINK COMMENTA TWEET

Siamo pronti per aerei che si guidano da soli?

Non è che siamo pronti: più o meno ce li abbiamo di già. Gli aerei su cui viaggiamo oggi sono perlopiù automatizzati; uno studio (segnalato da Vice) riporta che in media un pilota spende 7 minuti del volo a “pilotare” l’aereo. Non è neppure che la scelta sia o completa automatizzazione o nulla: l’idea è che vi sia un pilota in cabina (se non altro sugli aerei di linea) e un co-pilota — un robot (o un gruppo di piloti) — a terra.

Scrive Vice:

It doesn’t have to be an either/or proposition. A purely auto piloted plane would probably crash from time to time, but leaving complete control of the plane to those on board, 100 percent of the time, hasn’t worked either.

So Cummings and others have looked into a system in which one pilot is in the cockpit, and the other is a robot—or at the very least, a group of humans—on the ground. For one, it would eventually save a massive amount of money for airlines in terms of pilots’ salaries, which is why it’s attractive to airlines (whether we want to automate pilots out of existence is another question). But, secondly, it could prevent disasters like this week from occurring.

Come rivelano alcuni brevetti, Boeing sta lavorando a un sistema che permetterebbe di comandare l’aereo da terra — e in caso di problemi, di assumerne il controllo.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Text-Shots con Instapaper

Con l’ultimo aggiornamento dell’app per iOS Instapaper ha introdotto i text-shots, aka screenshot del testo. Io, che già utilizzavo Instapaper per fabbricarli in maniera rudimentale, sono felicissimo.

(Mentre la cosa dello speed-reading continuo a non capirla)

PERMALINK COMMENTA TWEET

16 smartphone che avrebbero dovuto uccidere l’iPhone

Divertentissima galleria. Il Palm Pre! Chi si ricordava che fosse mai esistito? (titolo alternativo: 16 smartphone di cui a malapena ricordo il nome).

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Sul display OLED dell’Apple Watch

Il display dell’Apple Watch sarà OLED, contrariamente a tutti i display Retina prodotti da Apple fino ad oggi, basati su tecnologia LCD. OLED, spiegato da Wikipedia:

Tecnologia che permette di realizzare display a colori con la capacità di emettere luce propria: a differenza dei display a cristalli liquidi, i display OLED non richiedono componenti aggiuntivi per essere illuminati (i display a cristalli liquidi vengono illuminati da una fonte di luce esterna), ma producono luce propria; questo permette di realizzare display molto più sottili e addirittura pieghevoli e arrotolabili, e che richiedono minori quantità di energia per funzionare

Un display OLED non è retroilluminato, ma ha uno strato di materiale organico che emette luce quando viene sottoposto a corrente elettrica. Questo fa sì che un display OLED sia più sottile rispetto a un display LCD (che richiede retroilluminazione). Di negativo, c’è che il materiale organico si consuma, limitando la vita di un display OLED.

Ma soprattutto — per Apple, e per noi — un display OLED risparmia batteria: non richiedendo retroilluminazione, solo i pixel necessari si illuminano e emettono luce. È insomma possibile accendere parti dello schermo, e lasciarne altre spente. Per questa ragione, il nero su OLED è a consumo zero — oltre a essere più fedele.

È un caso, dunque, che il nero sia prevalente nella UI delll’Apple Watch? No, secondo Craig Hockenberry:

One of my first impressions of the Apple Watch user interface was that it used a lot of black. This makes the face of the device feel more expansive because you can’t see the edges. But more importantly, those black pixels are saving power and extending the life of the display. It’s rare that engineering and design goals can align so perfectly.

And from what we’ve seen so far of the watch, that black is really really black. We’ve become accustomed to blacks on LCD displays that aren’t really dark: that’s because the crystals that are blocking light let a small amount pass through. Total darkness lets the edgeless illusion work.

Insomma, il display OLED contribuisce sia a eliminare i confini dello schermo (con un nero che è più nero), e a risparmiare batteria. Probabilmente arriverà anche su iPhone: nell’intervista uscita sul New Yorker un mese fa, Jonathan Ive sottolineava quanto trovasse strano che lo schermo dell’iPhone debba accendersi per intero, anche quando non necessario:

He picked up his iPhone 6 and pressed the home button. “The whole of the display comes on,” he said. “That, to me, feels very, very old.” (The iPhone 6 reached stores two weeks later.) He went on to explain that an Apple Watch uses a new display technology whose blacks are blacker than those in an iPhone’s L.E.D. display. This makes it easier to mask the point where, beneath a glass surface, a display ends and its frame begins. An Apple Watch jellyfish swims in deep space, and becomes, Ive said, as much an attribute of the watch as an image. On a current iPhone screen, a jellyfish would be pinned against dark gray, and framed in black, and, Ive said, have “much less magic.”

PERMALINK 3 COMMENTI TWEET

Facebook inizierà a ospitare sulle sue pagine i contenuti di alcune testate

Fra alcuni mesi Facebook avvierà un esperimento (a cui hanno già aderito il The New York Times, BuzzFeed e il National Geographic) per ospitare i pezzi di alcune testate direttamente nelle sue pagine:

Facebook has said publicly that it wants to make the experience of consuming content online more seamless. News articles on Facebook are currently linked to the publisher’s own website, and open in a web browser, typically taking about eight seconds to load. Facebook thinks that this is too much time, especially on a mobile device, and that when it comes to catching the roving eyeballs of readers, milliseconds matter.

Che meraviglia, eh? Purtroppo è più o meno la situazione di cui parlava Matt Buchanan in Content Distributed — che ricorda molto i canali televisivi, e (molto) poco internet:

When all content lives wholly and completely on Facebook (or Yo or Tumblr or Push for Pizza) who cares where it comes from? […]

What we’ll have, at best maybe, are channels in a single viewfinder, probably one owned by Facebook, sort of like the screen on the back of an airplane seat: Maybe you’ll watch the BuzzFeed comedy channel, then be shown the New Yorker reporting channel when an algorithm detects you’re feeling Ambitious or Smart, until it sees that you’re not all that engaged with the Dexter Filkins’ account of the latest skirmish in Iraq (you didn’t even look at the share buttons), so then maybe you’d like to peek the NBC Universal reality channel (you did Like Top Chef the other day) or the Vice Noisey channel for some music to perk you up since you were listening to some weird dance stuff through Spotify the other day. The future may be unevenly distributed, particularly for producers, but not for their content: it will be smoothly, cleanly, perfectly so.

PERMALINK COMMENTA TWEET

Everyday — come si evolve il tuo volto

Applicazione

Everyday — come si evolve il tuo volto

Hanno aggiornato Everyday (gratuita, per iPhone), applicazione per scattarsi una foto al giorno per così ricavarci (dopo mesi, o anni) un time-lapse di sé stessi (esempio).

Everyday esiste dal 2011 (con vari buchi — anche ampi — la uso da allora), più o meno sotto lo stesso aspetto e forma. Improvvisamente oggi l’hanno aggiornata: non è cambiata molto, a parte UI più bellina, e se non per la possibilità di gestire più timeline. Quest’ultima è forse l’aggiunta più rilevante, che si attiva con acquisto in-app a €1,99 — una volta attiva, Everyday potrà gestire gallerie fotografiche multiple, e creare per ciascuna un time-lapse.

PERMALINK COMMENTA TWEET

⌘ + ⇧ + 4: una guida agli screenshot su Mac

cmd (⌘) + shift (⇧) + 4 equivale a uno screenshot, su Mac. Quello che non sapevo (e che ho scoperto grazie a un ottimo post di Useful Mac) è che il Mac offre ulteriori opzioni per controllare la dimensione e posizione della sezione da fotografare. Tutto quello che bisogna fare è, dopo la sequenza per scattare uno screenshot (⌘ + ⇧ + 4, appunto), premere un altro fra i seguenti tasti:

Read more »

PERMALINK COMMENTA TWEET

Cosa resta di Kodak

Video

Cosa resta di Kodak

Video (più articolo) del New York Times sullo stato di Kodak, piuttosto triste seppur in cantiere (dicono) abbiano idee e progetti che potrebbero risollevarla — come un nuovo tipo di schermo, flessibile.

Al momento, però, sopravvivono grazie ai brevetti (solo nel 2013 ne hanno venduti 1.100 a 12 aziende, fra cui Apple, per $527 milioni) e dei 200 edifici di una volta 80 sono stati demoliti, mentre 59 sono subaffittati ad aziende esterne — in uno ci producono (e confezionano) passata di pomodoro, come si vede nel video.

PERMALINK COMMENTA TWEET

FeedPress

È da più di un anno che gestisco il feed rss di questo blog con FeedPress e non potrei che esserne più soddisfatto. FeedPress offre ottime statistiche (che senza farmene nulla — come sempre con questi dati — mi diverto a guardare) sul numero di abbonati al feed, sui feed reader utilizzati dai lettori e sulla lettura e apertura di ogni singolo articolo. L’interfaccia per la gestione è piacevole e facile da navigare, sicuramente superiore a quella del morente Feedburner (dal quale si possono importare i feed).

Non è gratuito, ma è anche l’unica alternativa valida a Feedburner.

PERMALINK 1 COMMENTO TWEET

Pulizie

Ho sistemato il tema, almeno suppongo.

È più grigio.

Ho cambiato lo stile dei commenti — più leggibili.

Il rimando a post precedente e successivo alla fine di ogni articolo è meno enorme, perché mi aveva stufato.

Il linklog in homepage si vede meglio da mobile.

Il font dei titoli è museo sans, in ogni situazione. Prima no, e faceva casino.

C’erano degli errori, non ci sono più.

La membership include l’accesso a un linklog “extra”: i link sono corredati di commento (lo stesso che poi va a finire nella newsletter, ma in anteprima).

Ho dato più visibilità ai tag a fine di ogni articolo (ho anche iniziato a inserirli meticolosamente in ogni articolo nuovo).

(Effetto collaterale: a volte un tag porta a un articolo di cinque o più anni fa che leggerlo è una pena. Prima era più difficile trovarli. Non andate a trovarli.)

Ho tolto l’header con la scritta grande dall’homepage perché era troppo grande. Però così è sparito anche il menù con categorie — che in qualche modo e in qualche forma dovrà tornare.

(Tutti questi cambiamenti comunque sono online da un paio di settimane.)

PERMALINK 3 COMMENTI TWEET

La traduzione italiana di ‘Becoming Steve Jobs’ uscirà il 7 Aprile

La traduzione in italiano di Becoming Steve Jobs si intitolerà Steve Jobs Confidencial, uscirà il 7 Aprile ed è già preordinabile su Amazon. Becoming Steve Jobs è una nuova biografia su Steve Jobs che sembra promettere bene e che, forse, potrebbe riuscire a risollevarci dalla delusione di quella originale.

FastCompany ne ha pubblicati diversi estratti, durante la settimana. Ne segnalo due: quello in cui si parla di uno Steve Jobs più empatico (rispetto a quanto la narrazione comune racconti), e “The Evolution of Steve Jobs“:

Steve was always changing. Thinking of him this way casts him in a very different light from the more common view of him as a stubborn force of nature. It reframes what those of us fascinated by and engaged in business can draw from his example. If you search for “Steve Jobs” books on Amazon, you’ll find that most carry such titles as Steve Jobs: Ten Lessons in Leadership or The 66 Secrets of Steve Jobs: The Most Complete Step-by-Step Guide Ever Written on Becoming the Next Steve Jobs. Book publishers clearly believe that readers are dying to mimic a magical “Steve Jobs Recipe for Success.” (One possible exception: Steve Jobs Returns With His Secrets, which is, according to its jacket copy, a “spiritual interview with Steve Jobs, conducted just three months after his death.”)

PERMALINK COMMENTA TWEET

Non ne hai avuto abbastanza?

Leggi altri post